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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Lo strano viaggio di Tomas e Dylan
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1946, Irlanda del Nord.
L'inverno era arrivato con una ferocia che nessuno ricordava negli ultimi vent'anni. Le montagne erano avvolte da un manto di neve abbagliante, mentre i robusti pini si piegavano appena sotto il peso del gelo. Nel cuore di quel paesaggio innevato, sorgeva un piccolo villaggio composto da venti case di legno. I tetti alti e appuntiti erano progettati per impedire che la neve vi si accumulasse, mentre all'interno grandi camini di pietra riscaldavano le famiglie e servivano persino per lavorare il latte di capra. In una di queste abitazioni, avvolta nel freddo tagliente dell'inverno, viveva la famiglia Wild. Seduto accanto al camino, su una poltrona di legno con cuscini rossi sbiaditi, c'era John, il patriarca della famiglia. Con il coltello in mano, intagliava il legno con movimenti precisi e calmi. I suoi capelli bianchi incorniciavano un volto segnato dal tempo, e dietro gli occhiali dalla montatura dorata brillavano occhi verdi pieni di storie non raccontate. Il naso arrossato dal freddo gli conferiva un'aria burbera, ma il bastone di quercia nodoso che teneva sempre con sé lo faceva sembrare più vulnerabile di quanto non fosse. Con lui viveva sua figlia Brigitte, una donna di trentacinque anni dai capelli ramati e gli occhi verdi, che la guerra aveva reso vedova troppo presto. Per amore dei suoi figli, Tomas e Dylan, si era trasferita nella casa del padre. Tomas, dieci anni, era una piccola peste con un sorriso furbo e un'abbondanza di lentiggini sul naso. Suo fratello Dylan, di otto anni, era altrettanto vivace, ma con un'aria più riflessiva che spesso tradiva la sua giovane età. I due ragazzi riempivano la casa di risate e marachelle, portando un po' di luce in un inverno così rigido. Ma come accade spesso, le cose belle sono destinate a cambiare. Una sera, durante una furiosa tormenta di neve, un uomo fece la sua comparsa nel villaggio. Terence, un inglese di trentasette anni, alto e imponente, aveva occhi neri che sembravano scrutare fin dentro l'anima. Una cicatrice sulla guancia destra raccontava di battaglie passate, e il suo abbigliamento – stivali di cuoio e bretelle rosse – trasmetteva un fascino ruvido e inquietante. Avanzando sotto la neve, bussò invano a diverse porte in cerca di ospitalità. Gli abitanti del villaggio, diffidenti, lo rifiutarono uno dopo l'altro. Non si arrese, e quando arrivò davanti alla casa dei Wild, bussò ancora una volta. All'interno, John alzò lo sguardo infastidito dal rumore. «Chi sarà mai a quest'ora?» brontolò, faticando ad alzarsi dalla sedia. «Tomas, vai a vedere!» ordinò Brigitte, intenta a mescolare la zuppa fumante che borbottava nel pentolone sul fuoco. Tomas lasciò i giocattoli intagliati dal nonno e corse ad aprire la porta. Appena vide Terence, il bambino si bloccò, intimorito. «E tu chi sei?» domandò con voce esitante. «Mi chiamo Terence...» iniziò l'uomo, ma prima che potesse proseguire, John lo interruppe, avvicinandosi con passo lento e lo sguardo severo. «Cosa vuole da noi?» chiese bruscamente, mettendo una mano sulla spalla del nipote per allontanarlo dalla porta. «Cerco ospitalità per la notte.» La voce dell'uomo era ferma, ma non ostile. «Vada altrove. Qui non c'è spazio!» replicò John senza esitazione. Brigitte, che aveva sentito tutto, si avvicinò contrariata. «Papà, ma cosa dici? Non vedi che fuori c'è una tormenta?» «E allora?» «E allora non possiamo lasciarlo al gelo!» ribatté la donna, colpita dall'aspetto fiero ma provato di quell'uomo. «Non voglio un estraneo in casa mia!» Terence, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, fece un passo indietro. «Capisco... non voglio disturbare.» Ma prima che potesse andarsene, Brigitte lo afferrò per un braccio. «Aspetti! Per questa notte resterà qui.» «Ne è sicura?» domandò lui, sorpreso. «Sì, avanti, entri.» Lo condusse verso il tavolo, ignorando lo sguardo scuro del padre. Terence si sedette, ringraziandola con un sorriso appena accennato. «Domattina ripartirò all'alba. Non voglio creare problemi.» John, però, non mollava. Si sistemò di fronte a lui, stringendo il bastone con forza. «Se proprio deve restare, voglio sapere chi è e cosa fa.» Brigitte sospirò, esasperata. «Papà, smettila con questo interrogatorio!» «No, lo lasci fare,» intervenne Terence con voce pacata. «Capisco la sua diffidenza.» Quella risposta spiazzò John, che alla fine tese una mano. «Mi chiamo John. Quella è mia figlia Brigitte, e quei due monelli sono Tomas e Dylan.» Terence sorrise ai bambini e poi si rivolse a Brigitte, prendendole la mano con galanteria. «Un piacere conoscerla, signora. Brigitte è un nome splendido. È sposata?» Il rossore che le salì alle guance non sfuggì a John, che strinse il bastone con più forza. Qualcosa in quell'uomo non gli piaceva, ma per quella notte sarebbe rimasto. E forse, pensò con un brivido, avrebbe tenuto gli occhi ben aperti. In quell'istante, il sorriso di Brigitte si spense. I suoi occhi si velarono di lacrime e, abbassando il capo, mormorò con voce rotta: «Purtroppo, non più.» Terence percepì immediatamente la gaffe. Sentì che quell'errore avrebbe potuto compromettere i suoi piani. Cercò di rimediare: «Mi scusi, non volevo...», ma prima che potesse terminare, Brigitte gli pose delicatamente una mano sulla bocca per zittirlo. Una lacrima le scese lungo la guancia mentre sussurrava: «Non si deve scusare. Non poteva saperlo.» L'uomo esitò, ma la tentazione di scavare nei sentimenti della donna fu troppo forte. «Mi scusi se insisto, ma... com'è successo?» azzardò, intuendo che quel momento di vulnerabilità poteva aprirgli una porta verso il cuore di Brigitte. Lei si asciugò le lacrime con la mano, cercando di ritrovare la compostezza. Con uno sguardo severo si voltò verso i figli: «Ragazzi, andate a letto.» «Ma, mamma, è presto... e non abbiamo ancora cenato!» protestò Tomas. «Ho detto di andare a letto! Vi chiamerò io quando sarà pronto.» Il tono era fermo, quasi rabbioso. Tomas abbassò la testa, trascinando per un braccio il fratellino riluttante. «Va bene, mamma.» I due si allontanarono, lasciando il salotto in un silenzio teso. Quando furono soli, Brigitte si lasciò andare. Si passò una mano sulla fronte, quasi a scacciare i pensieri, e con voce incerta disse: «Dov'eravamo rimasti?» «Le ho chiesto di suo marito... ma solo se per lei non è un problema parlarne,» rispose Terence, modulando la voce in un'apparente compassione. «No, va bene.» Brigitte annuì, anche se la sua voce tremava. Afferrò un panno e si asciugò il viso, tentando invano di nascondere il suo dolore. Il vecchio John, seduto accanto al camino, non poté trattenersi: «Credi davvero sia il caso di raccontare tutto a uno sconosciuto?» Terence colse al volo l'opportunità. «Forse suo padre ha ragione,» disse, tentando di conquistare anche la fiducia del vecchio. Brigitte scosse la testa. «No, voglio rispondere alla sua domanda.» Fece un profondo respiro e iniziò: «Mio marito era inglese. Quando scoppiò la guerra, fu chiamato al fronte. Per anni ci scrisse, mandava cartoline ogni tanto... Poi, all'improvviso, tutto s'interruppe. Non ricevevo più nulla. Temevo il peggio. Un giorno, arrivò una lettera dall'ufficio militare: mio marito era disperso.» La sua voce si spezzò, e Brigitte si lasciò cadere su una sedia, le mani a coprirle il volto. «Mi dispiace davvero,» disse Terence, abbassando lo sguardo in una finta contrizione. «Non è colpa sua,» rispose lei, singhiozzando. John si alzò, poggiandosi sul bastone, e le mise una mano sulla spalla. «Dopo quella notizia,» raccontò rivolgendosi a Terence, «mia figlia è tornata a vivere qui, con i bambini. Da allora ho giurato di proteggerli a ogni costo. Mi scuso se sono stato brusco con lei, ma...» «Non deve scusarsi,» lo interruppe Terence, con fare conciliante. «Avrei fatto lo stesso al suo posto.» John gli rivolse un lieve sorriso, ma Terence, cercando di rompere il clima cupo, mostrò una cicatrice sul braccio. «Anch'io sono stato al fronte. Questa me la sono fatta laggiù.» «Le sembra il caso di parlare di certe cose?» lo rimproverò il vecchio, con uno sguardo severo. Terence si affrettò ad abbassare la testa. «Ha ragione. Volevo solo sdrammatizzare, ma ho peggiorato le cose.» Brigitte si alzò e tornò ai fornelli. Poco dopo chiamò i ragazzi: «Venite a tavola!» I bambini lasciarono i loro giochi e corsero a sedersi. La cena si consumò in un clima più sereno, e dopo, mentre Brigitte lavava i piatti, Terence le fece compagnia con discorsi leggeri. John, intanto, portò i nipoti a letto, raccontando loro una delle sue storie. Quando la casa si fece silenziosa, Terence e Brigitte continuarono a chiacchierare. C'era un'intesa crescente tra i due, almeno apparente. All'alba, come promesso, Terence si preparò a partire. «Devo proseguire il mio viaggio,» annunciò, sistemando il cappello. «Deve proprio?» chiese Brigitte, con un filo di esitazione. «Purtroppo sì. Ma tornerò, glielo prometto.» Le sorrise, posandosi una mano sul cuore. «Lo dice davvero?» «Glielo giuro.» Fece un mezzo inchino, poi aprì la porta e si allontanò, lasciandola con una nuova speranza nel cuore. I mesi passarono, e come promesso, Terence tornò più volte a far visita a Brigitte. Col tempo, tra loro sbocciò qualcosa di speciale. Dopo sei mesi, decisero insieme che Terence si sarebbe trasferito nella casa. Sembrava l'inizio di un nuovo capitolo, ma non tutto era come appariva. Con Brigitte, Terence era premuroso e affettuoso, ma dentro di sé cresceva una gelosia possessiva che presto si riversò sui suoi comportamenti. Con i figli di Brigitte, il suo lato oscuro cominciò a emergere. Quando erano soli, mostrava un'indole crudele e punitiva: li rimproverava continuamente e, in assenza del nonno John, non si tratteneva dal rifilare loro schiaffi e infliggere punizioni severe. I ragazzi, spaventati ma decisi a non subire in silenzio, raccontarono tutto alla madre. Brigitte, però, accecata dall'amore per quell'uomo apparentemente perfetto, non riusciva a crederci. Pensava che i figli non volessero accettare Terence per via della memoria ancora viva del loro padre, il loro eroe. Disperato per la mancanza di ascolto, Tomas si rivolse al nonno John. L'uomo, quando seppe delle angherie, affrontò Terence. Lo interrogò con durezza, chiedendogli conto del suo comportamento, ma Terence negò tutto con astuzia, sapendo che i ragazzi non avevano prove concrete. John, pur diffidando delle sue parole, si vide costretto a ritirarsi, anche se già meditava un modo per smascherarlo. Le settimane trascorsero, e le tensioni aumentarono. John decise infine di coglierlo sul fatto. Una mattina, mentre Brigitte era uscita a fare la spesa e i bambini giocavano nel cortile, il vecchio uscì di soppiatto e si nascose dietro un albero per osservare. Passò del tempo prima che accadesse ciò che temeva. Disturbato dalle risate e dal chiasso dei ragazzi, Terence uscì di casa furibondo. Si avvicinò a Tomas e, afferrandolo per il bavero della maglia, gli assestò uno schiaffo così violento che il ragazzo cadde a terra. A quel punto, John emerse dal suo nascondiglio, una furia. Mandò i nipoti in casa con un gesto deciso e si avvicinò a Terence, affrontandolo con veemenza. I due iniziarono una violenta discussione, ma il confronto ebbe un brusco epilogo: John si portò le mani al petto, sentendo una fitta. Barcollò, reggendosi a stento. Terence lo osservò per un istante, indeciso sul da farsi. Alla fine, tra sé e sé, mormorò: «Se muore qui, Brigitte mi riterrà colpevole.» Si avvicinò allora al vecchio, lo sorresse e lo caricò sulle spalle, sibilandogli all'orecchio: «Vecchiaccio maledetto. Tu e i tuoi nipoti non rovinerete i miei piani. Rimani in vita, se sai cosa è meglio per te.» Con quelle parole, lo portò all'ospedale più vicino. Quando Terence tornò a casa, trovò Brigitte in cucina. La donna, ignara di tutto, chiese preoccupata: «Dov'è mio padre?» «È all'ospedale,» rispose con noncuranza. «All'ospedale? Che cosa gli è successo?» «I tuoi figli gli hanno fatto uno scherzo, e lui si è sentito male.» Brigitte s'irrigidì. «E i bambini dove sono?» «Li ho mandati in camera loro.» Infuriata, la donna corse nella stanza dei figli. Spalancò la porta e, senza preavviso, urlò: «Che cosa avete combinato?!» Tomas cercò di difendersi: «Mamma, non siamo stati noi!» Ma Brigitte, cieca di rabbia, lo interruppe con uno schiaffo. «Silenzio! Andate a letto senza cena!» Ordinò, sbattendo la porta dietro di sé e chiudendola a chiave. Dall'altra parte, i ragazzi gridavano disperati: «Perché non vuoi crederci?! Non siamo stati noi!» Ma le loro voci si persero nel vuoto. Si fece sera. Rinchiusi nella loro stanza, Tomas e Dylan si avvicinarono alla finestra. La luce della luna illuminava i loro volti pieni di rabbia e dolore. «Tutta colpa di quel maledetto,» sibilò Tomas. «Che sia dannato!» aggiunse Dylan, stringendo i pugni. Alzarono gli occhi al cielo, e in quel momento videro una stella cadente solcare l'oscurità. Tomas, senza pensarci due volte, disse: «Esprimiamo un desiderio. Magari si avvererà.» «Dici davvero?» chiese Dylan, incredulo. «Sì. Dicono che i desideri espressi sotto una stella cadente si realizzano.» «E cosa dovremmo chiedere?» Tomas non esitò: «Di andarcene via da qui.» Dylan esitò un attimo. «E la mamma? E il nonno? Non li vedremo più?» «Potremo tornare a trovarli. Ma tanto... alla mamma non importa più di noi. Da quando c'è Terence, non ci vuole bene come prima.» Dylan abbassò lo sguardo, poi annuì. «Va bene, facciamolo.» I due fratelli si presero per mano. Chiusero gli occhi e, con un respiro profondo, dissero all'unisono: «Stella cadente, portaci via da qui.» Quando riaprirono gli occhi, tutto sembrava immutato. Delusi, chiusero la finestra e si sdraiarono nei loro letti, fissando il soffitto. «Perché non ha funzionato?» mormorò Dylan. «Non lo so,» rispose Tomas. «Ma forse domani...» Poco a poco, il sonno li avvolse. Anche se nulla era cambiato, in fondo al cuore nutrivano ancora la speranza che il loro desiderio potesse avverarsi. |
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