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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Il dubbio e la verità
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Grecia, isola di Santorini
Sto guardando Gaia, appoggiata alla finestra che si affaccia sul mare. Si sporge in avanti verso l'esterno e allunga lo sguardo dove l'azzurro del cielo si fonde con le onde, sospira, volge lo sguardo verso di me e sorride. «È la casa dei nostri sogni!» leggo le parole stampate sulle sue labbra.
La nostra fortuna è stata quella di incontrare Nikos al bar del porto, un ragazzo di poco più di vent'anni, simpatico, atletico, disponibile ad aiutarci per trovare ciò che stiamo cercando da sempre. «Conosco diverse proprietà in locazione, libere per il prossimo anno, piccoli scrigni che si affacciano direttamente sul mare.» ci aveva spiegato «Fossi in voi cercherei qualcosa lontano dalla confusione, una piccola villa appartata, intima, dove trovare la quiete.» Gaia era affascinata dal suo modo di parlare, con garbo, competenza e quel tocco di magia con cui elencava i particolari di una delle case che proponeva di mostrarci. Proprio quella in cui ci troviamo adesso.
Gaia intanto non smette di affacciarsi a tutte le finestre come se volesse trovare quella con “la vista che ispira passione”, come è solita ripetere. Lo fa con frenesia, con entusiasmo, mentre io, con la solita calma mi attardo a verificare gli spazi e l'arredamento, seduto sul comodo divano di stoffa turchese. Siamo diversi, lei sognatrice e io pragmatico, lei avvocato di successo e io il classico architetto sempre in cerca di idee per meravigliare i clienti coi miei colori nuovi. Due mondi che si rincorrono e non si trovano mai, sempre impegnati in qualcosa di diverso e poco condivisibile. Eppure, dopo tanti anni di matrimonio siamo ancora insieme, a volte rasentando il limite di reciproca sopportazione e altre in una finta sintonia. Ciò che più ci rinfacciamo è la mancanza di intimità, non le serate davanti alla tv con coperta e popcorn, ma quella sorta di attrazione fatale che ci faceva sentire vivi fino a qualche anno fa. Ognuno di noi è convinto che la responsabilità sia dell'altro, io la imputo alla sua freddezza e lei alle noiose abitudini della mia età. Ci dividono quasi vent'anni e se proprio voglio essere cattivo nei suoi confronti le faccio notare che i suoi quarantacinque pesano molto più dei miei. Vengo interrotto dai miei pensieri dal suo passo svelto e dal suo sguardo preoccupato. Nikos compare alle sue spalle e si arresta sulla porta della stanza da cui provenivano entrambi. Di colpo la valutazione della casa sembra aver perso interesse e Gaia ha fretta di tornare. D'istinto non le chiedo niente, sono abituato ai suoi sbalzi di umore e d'altronde, di qualunque problema si tratti, non possiamo discuterne davanti al ragazzo. Quando finalmente restiamo da soli nel nostro resort la cerco ripetutamente con lo sguardo, senza parlare, senza pretendere che mi metta al corrente della sua preoccupazione. A volte si tratta di spiegazioni banali a cui devo fingere di essere interessato, in altre invece la colpa è mia per qualcosa di cui non mi sono nemmeno accorto. Ora però la faccenda sembra seria, perché si avvicina con passo nervoso alla finestra, si appoggia sul davanzale e mi chiede cosa vedo. «Vedo una bella donna vestita di bianco tra le imposte azzurre di una finestra.» sussurro. «Niente altro?» si sistema l'abito sui fianchi. «Se non temessi la tua reazione piccata avrei aggiunto anche un bel sedere.» sorrido. «Quindi si vede?» «Considerato che c'è, direi proprio di sì ed è anche una bella vista.» «Intendo dire se si vede in trasparenza.» «Si intravede la forma ed è un bel vedere!» Sembra innervosirsi, ma non demorde con la sua inquisizione: «Si vede anche il tanga?» «Credo sia l'ultimo dettaglio per cui qualcuno si accorga della sua presenza, ma con molta attenzione lo si può notare.» Sto rischiando una querela, ma il gioco mi diverte. Gaia si inchina verso l'esterno e la visione diventa eccitante. «E adesso?» mi domanda con aria misteriosa. «In questo istante il tanga si nota, o meglio si intravede chiaramente la parte inferiore che spunta sotto l'incrocio dei glutei.» «Sii più preciso.» «Si nota quella parte del tanga sotto cui nascondi la parte più appetitosa del tuo corpo.» Sorrido. «Quindi l'ha vista anche Nikos?» «Considerato che ti sei sporta da tutte le finestre della casa, anche quelle in controluce, direi sicuramente di sì. È questo il problema?» Prima di rispondere si siede accanto a me. «Ritieni che questo mio atteggiamento possa essere sembrato in qualche modo provocatorio?» «Nei confronti di chi?» «Non fare lo scemo, c'era solo Nikos in quella stanza.» «Vabbè... avrà visto un bel culo e pensato a quanto sia fortunato tuo marito!» Provo a sdrammatizzare. «Il ragazzo non si è fermato alla visione.» Lo dice sottovoce. Conosco le sue esagerazioni e per adesso non prendo sul serio il problema: «Ti ha fatto un complimento?» «Si è avvicinato da dietro e, con la scusa di indicarmi una barca a vela, si è appoggiato alla mia schiena.» «Un contatto fortuito?» Continuo a minimizzare. «No... ho percepito chiaramente il suo sesso tra le mie natiche.» Adesso Gaia mi sta studiando e ogni mia smorfia, ogni mia reazione, sarà valutata come prova per una discussione infinita. Invece riesce a sorprendermi: «La prima volta ho pensato anch'io a un contatto fortuito e ho voltato il capo per guardarlo. Probabilmente ha inteso questo mio gesto come un cenno di assenso ed è tornato alla carica con più insistenza.» «Puoi spiegarmi realmente cosa è accaduto con parole semplici e senza eufemismi?» «Mi ha fatto sentire con decisione la sua erezione tra le natiche!» «Come hai reagito? Lo hai preso a schiaffi? Dall'altra stanza non ho sentito niente.» Gaia sembra reticente a raccontarmi la sua reazione e devo insistere per farla parlare. «Non ho fatto niente!» Bisbiglia, per poi alzare la voce in modo imperioso «Sono rimasta lì come una scema mentre lui me lo strusciava sotto il pube.» «Per riuscirci non ha dovuto alzarti la gonna?» «Probabilmente era già sollevata dal fatto che fossi piegata in avanti e lui si è insinuato sotto. Non ti so dire come sia potuto accadere.» «Quindi è per questo che sei corsa da me nell'altra stanza?» Il suo silenzio adesso mi preoccupa, ma non posso e non voglio aggredirla di domande. «Non subito.» Ammette. «Cosa significa?» «L'ho lasciato fare.» Bisbiglia. «Lo hai lasciato fare? Fino a che punto?» «Non ti so quantificare fino a quale punto. Va bene, mi assumo tutta la responsabilità. Quello che stava facendo mi faceva incazzare e allo stesso tempo mi piaceva, quindi l'ho lasciato fare e basta.» «Posso sapere fino a quando? Se non vuoi dirmelo adesso me lo dirai quando ne avrai voglia. Non c'è fretta.» Gaia prende più volte il respiro e infine mi svela il seguito: «Quando mi ha abbassato il tanga l'ho spinto via e sono venuta da te.» «Ti ha abbassato il tanga?» «Te l'ho appena detto.» «Niente altro?» Si prende una lunga pausa prima di aggiungere un ulteriore dettaglio: «Ha fatto in tempo a strusciarmelo sotto il pube.» «Com'è possibile?» provo a ribattere. «Ero piegata in avanti e...» «E cosa?» «Cosa vuoi che ti dica?» «Il resto della risposta!» «Tu non noti mai niente, non ti accorgi minimamente di ciò che accade attorno a te.» «Di cosa mi sarei dovuto accorgere?» «Del rigonfiamento dentro i suoi calzoni.» «Ti sembra che io vada in giro a guardare il pacco degli uomini? Va bene, tu che evidentemente lo hai notato nei minimi dettagli, dimmi cosa mi sono perso.» «Sembra decisamente molto dotato.» Adesso sono io a non trovare le parole e cerco di ricostruire a mente tutta la scena. «Fammi capire: eri china in avanti, ti sei fatta abbassare il tanga e ti sei accorta che il ragazzo ce l'aveva grosso e duro?» «Me n'ero accorta anche prima.» Sorride, forse perché si aspettava una mia reazione diversa e ora si sente rassicurata dal tono scherzoso. «Se ti può interessare non mi sono accorto di niente. Potevi anche tenermelo nascosto.» «No... volevo dirtelo, avevo bisogno di condividerlo con te.» «Per valutare la mia reazione?» «Ho pensato che fosse molto intrigante parlarne insieme.» «Solo intrigante?» «Anche eccitante.» sospira, sfilandosi il tanga. Si inginocchia tra le mie gambe, mi apre la patta dei calzoni e dopo tre secondi me lo succhia tra le labbra. Lo fa in modo diverso dal solito, sembra molto coinvolta, si tocca con l'altra mano e non si ritrae nemmeno quando il fiotto di sperma le riempie la bocca. Sembra una sorta di esame di riparazione, un modo per mitigare il senso di colpa e pormi nella condizione di chi gode nel conoscere il peccato. Ma non è finita qui. Gaia sembra un'altra donna, persino diversa dai tempi della nostra gioventù, quando il sesso era al primo posto prima di ogni cosa. Non ha alcuna intenzione di accontentarsi e nemmeno di attendere che il mio pene ormai flaccido riprenda vigore. Si accomoda sulla poltrona a gambe larghe e mi chiede esplicitamente di leccargliela. Non lo ha mai preteso in questo modo e io la accontento, percependo soltanto gli evidenti vantaggi della sua offerta. La situazione evolve rapidamente e la sento godere animatamente in un tempo troppo breve rispetto alle sue abitudini. E non si accontenta. Mi cerca, mi afferra per i fianchi e mi guida verso la penetrazione con foga. Il suo sesso è fradicio di miele, le grandi labbra divelte e il bianco dei suoi umori tracima fin sull'interno delle cosce. Basta questo a concedermi un'erezione decente e a placare la voglia che non riesce a nascondere. La nostra lotta, seppur impari, finisce sul pavimento. Non abbiamo mai scopato così negli ultimi dieci anni! Gaia mi abbraccia e si aggroviglia su di me, insinuandosi tra le mie gambe. «Sono venuta...» mi sussurra all'orecchio. «Lo so che sei venuta.» Sorrido «Credo che lo abbiano sentito anche i vicini.» «Non intendevo adesso.» Mi fulmina con tre parole. Devo riallineare i pensieri per comprendere a fondo la sua affermazione e, anche così facendo, sono confuso. Capisco il senso della frase e riesco persino a collocare l'azione in un luogo e in un tempo preciso, eppure è come se mi rifiutassi di memorizzare il dettaglio. Il seguito della spiegazione resta sospeso fin quando ci infiliamo entrambi sotto la doccia. «Ripeti quello che mi hai detto.» glielo domando mentre le insapono la schiena. «Sono venuta.» ripete, mentre sembra aver perso il coraggio iniziale. «Questo l'ho compreso e, nonostante il possibile fraintendimento, sono riuscito a localizzare il fatto nella villa che ci ha mostrato Nikos. Quindi, escludendo la possibilità di essere stato io la causa di tale godimento, devo ritenere che sia avvenuto con lui nell'altra stanza.» «Stai parlando come se cercassi di rimbambire una cliente coi tuoi discorsi articolati. Hai capito perfettamente a cosa mi riferisco.» |
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Izabel Nevsky e Argan Author
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