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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Robbie
Titolo: Tang il Cat Idol del K-pop
Genere Humor animali K-Pop
Lettori 64
Tang il Cat Idol del K-pop
Il primo tentativo di registrazione avvenne alle quattro e mezza del mattino. Tang appoggiò con cautela una zampa anteriore sul tasto Do centrale, sperando di catturare una vibrazione acustica profonda e malinconica. Fu allora che una mano calda e sottile sollevò delicatamente il gatto dalla vita, spostandolo con infinita dolcezza.
«Piccolo monello» mormorò Do-jun nel dormiveglia, accarezzando la testa di Tang con tenerezza.
Tang attese che il respiro di Do-jun tornasse regolare. Alle cinque e un quarto, ritentò l'approccio, questa volta strisciando sotto la plancia dei cavi per emergere direttamente dietro i monitor di ascolto. Con la concentrazione di un cecchino, tese la zampa verso la rotella del pitch bend. Proprio nell'istante in cui i cuscinetti toccarono la plastica, Do-jun si voltò nel sonno, afferrò Tang per errore scambiandolo per un cuscino di peluche e lo strinse forte contro il petto in un abbraccio soffocante e protettivo.
«Lasciami, primate ignorante!» pensò Tang divincolandosi con stizza, mentre il suo umano continuava a borbottare complimenti affettuosi nel buio della stanza.
Il terzo tentativo, avvenuto alle sei in punto, fu interrotto da un'interferenza biologica: Do-jun, risvegliatosi improvvisamente con l'ispirazione per un ponte orchestrale, si mise a cantare a cappella con una voce così limpida e potente che Tang fu costretto a coprirsi le orecchie con le zampe per non perdere la concentrazione sul suo concept visivo.
Verso le sette e mezza, la situazione precipitò in una farsa. Do-jun si dovette allontanare per rispondere a una telefonata urgente dell'amministratore delegato della Haesix Ent. riguardo ai contratti per il tour mondiale. Lasciò la porta dello studio socchiusa e la sedia della regia vuota per esattamente quarantacinque secondi.
Per Tang fu l'attimo fuggente. Con un balzo degno di un felino molto meno rotondo, superò il perimetro di sicurezza, atterrò di schianto sulla sedia ergonomica e, sfruttando lo slancio, piombò a quattro zampe direttamente sopra l'estesa tastiera del computer principale e il mixer digitale aperto.
Il computer interpretò il peso di sette chili di puro orgoglio felino come un comando di sistema complesso. Una zampa schiacciò accidentalmente la barra spaziatrice avviando la registrazione globale, mentre l'altra pestò con forza inaudita la sequenza dei tasti funzione, unendo un campionamento di bassi distorti a ottava bassa, il suono di un sintetizzatore analogico impostato su un arpeggio vertiginoso e, per colossale errore di mira, il tasto di attivazione del microfono ambientale rimasto aperto sulla frequenza di un lungo, profondo, risentito e sonoro sbadiglio felino.
Il risultato fu un loop acustico di inaudita potenza: un tappeto di bassi cavernosi mescolati a un fischio elettronico acuto e a un mugolio basso che sfociava in un mordersi i baffi digitale.
In quel preciso istante, Do-jun rientrò nello studio con il telefono ancora all'orecchio, bloccandosi sulla soglia con gli occhi sbarrati. Guardò lo schermo, dove le onde sonore registrate tracciavano un disegno perfetto e assolutamente inedito, poi guardò Tang, che se ne stava seduto immobile al centro della tastiera, con le orecchie basse e un'espressione di totale e regale indifferenza, come a dire che tutto ciò fosse stato ampiamente calcolato.
Il silenzio nello studio fu tombale, interrotto solo dalla voce confusa del manager dall'altra parte della linea che chiedeva spiegazioni su quel misterioso beat uscito dagli altoparlanti. Tang sollevò il mento, abbassò le palpebre e fece finta di niente. La storia del K-pop aveva appena trovato il suo nuovo produttore esecutivo.
La traccia battezzata frettolosamente "Midnight Paws" dal software di montaggio non rimase confinata nel disco rigido del loft di Seongsu-dong per più di dodici secondi. A causa di una combinazione di tasti di sincronizzazione automatica rimasta attiva durante la telefonata con i vertici della Haesix Ent., il capolavoro acustico involontario di Tang, composto da un tappeto di bassi distorti, un fischio elettronico causato dalla zampa sinistra e il famigerato sbadiglio amplificato al massimo guadagno, era stato trasmesso in diretta streaming mondiale sul canale SoundExperience ufficiale di Honey, seguito da oltre quaranta milioni di utenti in fibrillazione permanente.
All'inizio ci fu un silenzio digitale lungo cinque secondi interi, un vuoto cosmico in cui l'intero fandom globale si chiese se il celebre produttore avesse perso il senno o stesse sperimentando una nuova e incomprensibile avanguardia minimalista post-industrial. Poi, la sezione commenti esplose con la violenza di un'eruzione vulcanica.
«È geniale!» scrisse un utente di Tokyo. «Quel respiro profondo all'inizio simboleggia l'ansia esistenziale della Generazione Z! E quel miagolio elettronico è un chiaro omaggio alla solitudine urbana!»
«Il drop a metà traccia mi ha fatto piangere!» aggiunse un altro da Los Angeles. «Honey è un visionario, ha campionato il rumore di un'anima che rinasce!»
Nessuno, tranne forse il gatto stesso, aveva il benché minimo sospetto che l'anima che rinasceva appartenesse a un esemplare di gatto nero coreano affetto da una lieve forma di orgoglio smodato e pancetta cronica.
Negli uffici della Haesix, la reazione fu ben più tangibile. Il contatore delle riproduzioni girava con la stessa velocità delle pale di un elicottero in picchiata, superando i dieci milioni di ascolti in meno di due ore e scalando le classifiche coreane in tempo reale. Le emittenti televisive e i blog di settore avevano già iniziato a impazzire, attribuendo il misterioso brano a un "esperimento concettuale segreto" del geniale Moon Do-jun.
Finché non venne chiarito l'equivoco, era Tang l'artista misterioso!
E mentre Do-jun sedeva immobile davanti al monitor con l'espressione di chi non comprende se debba ritirarsi a vita privata o assumere un esorcista, il vero autore di quel successo planetario decise che era giunto il momento di raccogliere i primi frutti della gloria.
Nel tardo pomeriggio, approfittando di un momento di distrazione del suo umano impegnato a rispondere a ventitré telefonate di fuoco del proprio agente, Tang sgusciò fuori sul balcone del trentacinquesimo piano. Con passo misurato, si diresse verso il muretto di divisione che separava il loro terrazzo da quello dell'appartamento di fronte, il regno indiscusso e inavvicinabile di Mimi, la raffinata certosina di proprietà di un attore famosissimo.
Mimi era lì, sdraiata con estrema eleganza su un cuscino di lino bianco, intenta a osservare con noia regale il traffico sottostante di Seoul. Di solito, quando Tang si avventurava sul cornicione per tentare un approccio, Mimi lo ignorava bellamente o emetteva un soffio di disapprovazione degno di un'imperatrice romana. Ma quella volta fu diverso.
.....
Il successo planetario di "Midnight Paws" non si limitò a scuotere le fondamenta della Haesix Entertainment e a rivoluzionare la dieta di Tang con l'introduzione di croccantini a base di alghe e cellulosa. L'effetto domino fu devastante e immediato: nel giro di quarantotto ore, l'intera industria dell'intrattenimento asiatica era stata colpita da una febbre incontrollabile nota agli addetti ai lavori come la "Pet-Wave".
Gli uffici di casting di Seoul, Tokyo e Pechino erano stati invasi da orde di proprietari disperati, pronti a tutto pur di replicare il miracolo finanziario del gatto produttore. Cani di razza con aspirazioni da ballerini hip-hop, pappagalli logorroici specializzati in acuti degni di M. Carey e persino un criceto di nome Bobo, di proprietà di un produttore esecutivo di Singapore, avevano firmato contratti multimilionari per lanciare singoli di musica ambient-roditore. Il mercato discografico globale era diventato un vero e proprio zoo sovraffollato, e Tang, che aveva rivendicato l'invenzione del genere, guardava a quella bizzarra invasione con il distacco sdegnoso di un pioniere tradito dai copioni.
La tensione salì vertiginosamente un martedì mattina, quando i corridoi della Haesix vennero chiusi al traffico ordinario per accogliere la delegazione giapponese. La prestigiosa etichetta di Tokyo aveva deciso di inviare in Corea la sua nuova, scintillante punta di diamante per uno scambio culturale e musicale che prometteva scintille.
Il suo nome era Shun, ed era quanto di più lontano potesse esistere da Tang.
Shun era un gatto di razza Kuroneko giapponese dal pelo lucido come la seta nera bagnata, alto, slanciato, con zampe chilometriche che sembravano usurate da una passerella di haute couture anziché da una lettiera, e due enormi occhi di giada capaci di ipnotizzare chiunque a trecentosessanta gradi. Apparteneva a Kenji, una delle popstar più famose del Sol Levante, un ragazzo dai capelli argentati e i vestiti asimmetrici che firmava autografi con l'aria di chi possiede metà del PIL nipponico.
Quando la porta scorrevole della sala riunioni principale si aprì, Shun fece il suo ingresso con un'andatura fluida e felpata che faceva impallidire qualsiasi coreografo di Seoul. Il suo collare era una sottile fascia di platino con intarsi di zaffiri, e veniva trasportato all'interno di una gabbietta di design in alluminio spazzolato che sembrava uscita da un laboratorio aerospaziale.
Tang, che stava beatamente sonnecchiando sulla sua poltrona ergonomica in attesa della razione di brodo di pollo dietetico, aprì lentamente un solo occhio ambrato, esaminando da capo a piedi il nuovo arrivato con la stessa simpatia con cui un critico d'arte guarda un quadro dipinto da un bambino dell'asilo.
Shun si liberò con un balzo aggraziato dalla sua capsula spaziale, si stiracchiò allungando la schiena in un arco perfetto e fissò Tang.
«Quindi tu saresti il famoso Tang» miagolò Shun con una voce morbida, fluida e intrisa di un sarcasmo così sottile da tagliare il vetro. «Mi aspettavo una divinità felina capace di piegare i sintetizzatori con il pensiero. Invece vedo un barilotto di catrame e peluche che ha confuso la tastiera di un computer con una ciotola di ramen avanzato. Dicono che tu abbia inventato il genere lofi-animal, ma a giudicare dalla tua circonferenza direi che il tuo unico vero talento è la digestione lenta».



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