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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Sara Marino
Titolo: L'oscurità della distruttrice
Genere Dark fantasy
Lettori 5
L'oscurità della distruttrice
I sentimenti sono come fiumi in piena: rompono gli argini in silenzio e ti travolgono con una violenza inaudita, senza che tu possa fare assolutamente nulla per fermarli. Ti illudi di poterli arginare, di poter razionalizzare la tempesta che ti porti dentro, ma è solo un'innocente bugia che racconti a te stessa. Loro non conoscono logica, non seguono alcuna regola. Per quanto tu possa implorare un momento di tregua, non ti daranno mai pace.
Quando il tuo cuore decide ostinatamente di battere per qualcuno, ogni resistenza diventa un atto d'inutile masochismo. È vano lottare, voltarsi dall'altra parte o tentare di annegare quel pensiero gettandosi tra le braccia di uno sconosciuto, sperando che un altro corpo basti a scacciare quel chiodo fisso dalla testa. È un'illusione tossica. Alla fine, il vuoto resta e l'unica scelta possibile è l'assoluta resa.
E io, dopo aver combattuto fino all'ultimo respiro, avevo ceduto.
Ma cedere ai sentimenti significa spalancare la porta alle relazioni. E le relazioni sono una matassa ingarbugliata, un territorio insidioso e tremendamente complicato. Incastrare due esistenze è sempre un'impresa d'equilibrio precario: si scontrano idee divergenti, atteggiamenti spigolosi, modi di vivere irrimediabilmente inconciliabili. Sono due anime distinte e frammentate che tentano, a costo di sanguinare, di fondersi per diventare una cosa sola. È un processo devastante e sublime insieme, capace di trascinarti dritto nelle fiamme dell'inferno o di spalancarti, per un attimo fugace, le porte del paradiso.
Lui mi amava. A modo suo — con quella ruvidezza contorta, quell'impeto brusco e spaventoso — mi amava con ogni fibra del suo essere. E io? Io avevo spinto la mia stessa vita sull'orlo dell'abisso per lui, affrontando il pericolo a testa alta; un gesto che da solo gridava tutto lo sviscerato sentimento che mi divorava il petto.
Eppure, proprio ora che avevamo sfiorato quella felicità tanto sofferta, un'ombra scura si stava allungando su di noi. Un'oscurità strisciante, affilata, pronta a sbranare ogni singolo pezzo della mia ritrovata serenità.
Saremmo stati davvero capaci di affrontarla e sconfiggerla? Il nostro legame — un miracolo nato sulle ceneri di un odio secolare, che aveva già distrutto le barriere tra le nostre razze e resistito al disprezzo e al terrore di chi ci circondava — avrebbe potuto reggere il peso di una nuova tempesta?
Avrebbe resistito al veleno del tradimento?
Ma soprattutto... avrebbe mai potuto perdonare il mio?

«Lasciami! Adesso lo faccio a pezzi. Lukas, lasciami! Lasciami!»
«Non ci penso proprio. Avanti, rientriamo dagli altri.»
Lukas mi aveva agguantata per la vita e non aveva alcuna intenzione di mollarmi.
«Lasciami andare! Voglio ridurlo in poltiglia!»
Cercai di divincolarmi, ma la sua presa si fece ancora più salda.
«Rebecca, maledizione, calmati! Il locale è pieno di gente: se qualcuno uscisse e ci vedesse sarebbe un disastro. Come glielo spiegheremmo?»
Mi fermai, sperando che vedendomi docile allentasse la presa, ma non si lasciò ingannare.
«Nessuno vedrà nulla, perché di lui resterà solo polvere!» urlai, furiosa.
A quel punto, l'essere immondo davanti a noi commise il suo ultimo, fatale errore. Il primo era stato aggredire una ragazza nel mio locale preferito mentre cercavo di godermi la serata con gli amici, il tutto vestito come un ridicolo clone di John Travolta ne La febbre del sabato sera.
«Avanti, fratello, lasciala» provò a sfidarmi il tipo. «Voglio proprio vedere cosa è capace di fare questa cagna rognosa. La stupida umana vorrebbe affrontarmi? Divertente.»
«Hai sentito, vero?» sibilai a Lukas.
«Ho sentito» rispose lui, guardando il vampiro e scuotendo la testa. «Io ci ho provato a evitarti una brutta fine, ma tu dovevi per forza offenderla. Adesso sei spacciato. E non chiamarmi fratello, imbecille.»
Il vampiro ci osservò disorientato, convinto che, una volta libera, sarei stata una preda facile da eliminare in tre secondi. Lukas mi lasciò e, a braccia conserte, si appoggiò al muro in fondo al vicolo, pronto a godersi lo spettacolo.
«Adesso morirai» dissi con voce gelida, fissandolo dritto negli occhi.
«Certo, come no, dolcezza. E chi ti credi di essere?»
«Solamente il Cacciatore della Confraternita. Ma se ti fa sentire meglio nei tuoi ultimi istanti di vita, puoi chiamarmi Distruttrice.»
Dire che sbiancò sarebbe un eufemismo. Si girò di scatto per correre verso l'uscita del vicolo, ma andò a sbattere contro Lukas. Io, che gli ero già addosso, lo ridussi in cenere proprio mentre stavamo cadendo tutti e tre a terra. Il risultato? Finii dritta tra le braccia di Lukas.
Fu esattamente in quel momento che Alice ci trovò.

Non riuscivo ancora a credere a quello che stavo facendo: andare in un pub — un pub di umani — per trascorrere la serata con Lukas, Julia e gli amici di Rebecca. Io, il vampiro solitario che usciva nell'oscurità solo per cacciare e saziare la propria sete di sangue, ora me ne andavo a socializzare con quelle che un tempo erano le mie prede. Forse stavo impazzendo.
Negli ultimi tre mesi ero stato al cinema, in pizzeria e avevo passato svariate serate con tutti loro. Accidenti, avevo persino partecipato a un barbecue! Credo di aver toccato il fondo nell'esatto momento in cui mi sono ritrovato a cuocere la carne sulla brace.
Eppure, mentre ci ripensavo, non potevo fare a meno di sorridere. Per quanto mi costasse ammetterlo, mi ero divertito. Ero stato così occupato a barricarmi in cima alla torre della mia rabbia da dimenticare cosa significasse vivere. Inoltre, Rebecca sembrava stare bene in mia compagnia, e questo bastava a darmi pace. Forse il fatto che da qualche tempo non incontrasse più quel becchino in doppiopetto né gli altri membri della Confraternita aveva aiutato il suo animo inquieto a placarsi.
Entrai nel pub insieme a Julia, che era passata a prendermi. Inizialmente non vidi nessuno, ma la loro presenza era inconfondibile.
Dopo qualche istante, Julia esclamò: «Li ho trovati! Vieni, Markkos.»
Mi afferrò per un braccio e mi trascinò verso il fondo del locale, elargendo sorrisi e saluti alle persone sedute ai tavoli. Julia era cambiata moltissimo da quando aveva conosciuto Rebecca: non sembrava più terrorizzata all'idea che gli umani scoprissero la sua vera natura, né temeva più che il suo grande amore, l'umano Renzo, potesse lasciarla scoprendo il demone sotto il suo aspetto affascinante. Da quando Rebecca era entrata nelle nostre vite, la speranza era rinata in tutti noi.
Irene e Stefano ci salutarono non appena ci avvicinammo, ma di Rebecca e Lukas non c'era alcuna traccia. Ci sedemmo.
«Ragazzi» esordì Julia a raffica, palesemente agitata. «Spero non vi dispiaccia, ma ho invitato anche Renzo. Dovrebbe arrivare a momenti. Era da tantissimo che volevo presentarvelo, ma è sempre così occupato che stasera ho dovuto minacciarlo di morte per farlo venire!»
«Certo, non vediamo l'ora di conoscerlo! Però vorrei capire dove sono finiti quei due» rispose Irene.
«Di chi parli?» chiesi.
«Di Lukas e Rebecca. Lei si è alzata all'improvviso ed è andata verso la porta sul retro, e Lukas l'ha seguita. Sono spariti da più di mezz'ora. Alice è appena andata a cercarli.»
La cosa mi insospettì subito. Che strano...

«Rebecca, cosa diavolo sta succedendo?»
Schizzai subito in piedi.
«Non è come pensi. Assolutamente» dissi, travolta dall'imbarazzo.
«Beh... Siete spariti da mezz'ora e vi ritrovo qui, distesi uno sull'altro...» osservò Alice con un'aria maliziosa.
«Non eravamo distesi, siamo caduti!» protestai.
«Ah, adesso si dice così?» Alice scoppiò a ridere. «Guarda, non voglio sapere altro su quello che stavate facendo. Qui fuori si gela, torniamo dentro.»
Lanciai un'occhiata furtiva alla ragazza per terra, fortunatamente nascosta alla vista di Alice: era ancora svenuta. Dovevamo rientrare per non destare sospetti, ma appena possibile io o Lukas avremmo dovuto occuparci di lei.
Ci scrollammo la polvere di dosso e seguimmo Alice all'interno del pub. Il fatto che la mia amica mi avesse quasi sorpresa in azione mi impensieriva, ma appena vidi chi ci stava aspettando la mia preoccupazione aumentò in modo esponenziale.
«Trovati!» esclamò Alice.
All'unisono, gli occupanti del tavolo alzarono la testa e ci fissarono.
«Erano nel vicolo, uno sopra l'altro!»
Un “Cosa?” collettivo si levò dal tavolo. Ci guardavano tutti con aria sorpresa; solo gli occhi azzurri di Markkos sembravano inchiodati esclusivamente su di me.
«Non è andata così. Siamo... caduti.»
Appena le ebbi pronunciate, quelle parole risultarono sciocche persino a me. Caduti? Cosa vuol dire "caduti", Rebecca? Maledizione!
«Non fate quelle facce, pervertiti! Avete delle menti contorte» esclamai, cercando di darmi un tono. «Vado a prendermi qualcosa al banco; quando torno non voglio più sentire una parola su questa storia. Chiaro?»
Aggirando il tavolo, passai vicinissima a Lukas. «Devi tornare nel vicolo» gli sussurrai. Lui annuì impercettibilmente e io proseguii.
Davanti al bancone si accalcavano una trentina di persone. «Un succo alla pesca, per favore!» gridai per farmi sentire dal barista.
Pochi secondi dopo, il ragazzo mi porse il bicchiere ghiacciato. Lo afferrai, mi girai per tornare al tavolo e andai a sbattere dritto contro Markkos.
«Ciao» esclamai con l'aria più innocente che riuscii a sfoggiare.
Lui continuò a fissarmi, estremamente serio. «C'è qualcosa che mi devi dire, Rebecca?»
Sorrisi e gli feci segno di chinarsi. Quando le mie labbra sfiorarono il suo orecchio gelido, mormorai: «Ho ucciso un vampiro.»
Markkos si rialzò di scatto. «Nel vicolo?» chiese preoccupato, e io annuii. «Ho capito. Ma perché eravate uno sopra l'altro?»
Sospirai. «Markkos, smettila di essere geloso di Lukas.»
«Io non sono geloso. Sono un vampiro, non posso essere geloso» affermò a denti stretti.
Gli diedi un'occhiataccia e lo superai. Tornata al tavolo, mi sedetti accanto a Lukas.
«Sta bene?» gli chiesi sottovoce.
«Sì, Rebecca, niente di grave» mi rassicurò. «Era così sconvolta che non ricordava nulla, quindi le ho fatto credere di averla trovata svenuta. Ha pensato fosse colpa dell'alcol ed è andata via non appena ha rintracciato la sua compagnia.»
Mentre Lukas parlava, ebbi la sgradevole sensazione di essere osservata. Alzai lo sguardo e vidi Alice che mi fissava con un sorrisetto insistente sulle labbra.
«Che c'è?» chiesi, esausta.
«Niente. Pensavo di doverti trovare un ragazzo, dato che sei sempre sola soletta, ma vedo che non ce n'è bisogno» rispose, indicando Lukas con un cenno del capo.
Ero davvero al limite. Sbattei il bicchiere sul tavolo. «Alice, te lo dico una volta per tutte: smettila di farmi da agenzia matrimoniale! Soprattutto perché l'ultima volta che l'hai fatto sono finita in un magazzino con un tipo alquanto strano.»
Alice ridacchiò, ricordando l'episodio di molti anni prima, poi mi afferrò una mano. «Prima o poi mi dirai come stanno davvero le cose, vero? Sono mesi che aspetto una spiegazione. Ogni volta che credo di aver capito qualcosa, ti comporti in un modo che mi confonde del tutto le idee.»
Cedetti e mi alzai. «Torniamo subito» esclamai verso gli altri, tirandomi dietro Alice fino a un angolo al riparo da orecchie indiscrete.
«Avanti, Rebecca, sputa il rospo.»
«Dai, Alice, tu mi conosci: l'hai già capito.»
Alice mi abbracciò d'impulso. «Sì, l'avevo capito. Ma sei sicura? Lui è un fico della madonna, su questo non ci piove, ma a volte è strano. Molto strano.»
Scoppiai a ridere. «Sì, sono sicura. Ma hai ragione: Markkos è proprio strano. D'altronde, io non sono da meno, ti pare?»
«Direi di no! Riflettendoci, siete una coppia perfetta. Una perfetta coppia di pazzi.»
Diedi un'occhiata in direzione del nostro tavolo. Markkos era intento a parlare con Lukas. Di sicuro gli stava chiedendo informazioni sul vampiro che avevo ucciso nel vicolo, ma con altrettanta certezza stava cercando di capire perché fossimo finiti uno sopra l'altro.
Coppia. Alice ci aveva definiti una "coppia". La cosa mi sembrava ancora così assurda. Io, il Cacciatore della Confraternita con il compito di sterminare i vampiri, e Markkos, uno dei vampiri più anziani e potenti in circolazione. Una coppia.
Tutto era iniziato poco più di sei mesi prima, quando Coleman, il capo della Confraternita, per ‘o di un antico rituale aveva risvegliato la creatura che dormiva dentro di me, scompigliando per sempre la mia vita.




Capitolo V



«Rebecca, ci sei?»
La voce di Alice mi riscosse dai miei pensieri.
«Sì, scusa. Torniamo dagli altri?»
Arrivate al tavolo, lei occupò l'ultima sedia libera e io rimasi in piedi. Mi guardai attorno alla ricerca di un posto, ma all'improvviso mi sentii afferrare per la vita e mi ritrovai seduta sulle ginocchia di Markkos. Mi girai di scatto e lo baciai sulla bocca. Lui rimase di sasso: non si aspettava certo un gesto simile da parte mia, tantomeno davanti a tutti.
Nei tre mesi precedenti eravamo usciti molte volte con i miei amici, ma avevamo sempre mantenuto un certo distacco in pubblico. Per quanto mi riguardava, si trattava di paura, e Markkos si era semplicemente adeguato ai miei tempi.
Tuttavia, parlando della nostra relazione con Alice, mi ero resa conto di quanto quel comportamento fosse stupido. Negare l'evidenza... per cosa, poi? Continuare a nascondermi sarebbe stato come considerare i miei sentimenti un errore o una vergogna, dando così ragione a chi mi disprezzava per essermi avvicinata ai vampiri.
Mi staccai da lui, che mi guardò del tutto allibito. Gli altri, invece, ridacchiavano con aria soddisfatta. A quanto pareva, avevo finalmente fatto ciò che si aspettavano da tempo.
Mezz'ora dopo vedemmo Renzo farsi largo tra la folla. Julia si alzò di scatto, gli corse incontro e lo baciò fino a togliergli il fiato, poi lo trascinò quasi di peso verso di noi per le presentazioni.
«Allora, Lukas, Markkos e Rebecca li conosci già» disse. Noi alzammo una mano in segno di saluto e lui ricambiò, mentre Julia proseguiva: «Loro invece sono Alice, Irene e Stefano.»
Dopo aver salutato tutti, Renzo si guardò attorno in cerca di una sedia. Sembrava rassegnato a rimanere in piedi, ma Julia fu di diverso avviso: lo fece sedere sulla propria sedia e poi, tutta felice, si sistemò sulle sue ginocchia, passando il resto della serata a coccolarlo come una tenera gattina.
Vampiri, mostri sanguinari... ma fammi il favore.
Ci salutammo che erano ormai le due di notte. Come d'accordo, accompagnai Alice a casa e poi me ne tornai nel mio appartamento.
Ero sfinita. In ufficio era stata una giornata devastante e, una volta uscita, avevo avuto giusto il tempo di cambiarmi prima di andare a prendere Alice per la serata al pub — poi complicata da quel ridicolo vampiro nel vicolo. Agognavo il letto più di ogni altra cosa.
Entrai in casa, mollai la borsa a terra e scalciai via le scarpe nel corridoio. Arrivata in camera, mi buttai sul letto ancora vestita e crollai in un sonno profondo.
Sara Marino
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