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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Un corpo e un'anima
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La coppia cammina sul marciapiede, quando si ferma davanti a una piazza. - Cosa c'è? – chiede la donna, cinquantenne. - Nulla; perché? – risponde l'uomo, qualche anno in più. - Ogni volta che passiamo da qui ... volgi lo sguardo alla piazza e rimani sovrappensiero. – - Questo posto mi fa venire in mente vecchi ricordi. – - Vecchi quanto? Scusami se te lo chiedo, non sono affari miei. È come se non volessi aprirti con me, parli poco del tuo passato; mi sento come un'estranea. – - Sono io a dovermi scusare, è che ... per me non è facile. – - Avrai i tuoi motivi. – - Sì. – - Va bene, se non ti va non sei costretto a farlo. – - Qui ... portavo spesso i miei figli. A loro piaceva parecchio, amavano divertirsi. Tutto è rimasto come allora, l'altalena, lo scivolo ... - dice l'uomo indirizzando lo sguardo verso il piccolo parco giochi. – Provo la sensazione come se fossero lì. – - Capisco. E questo ti mette tristezza? – - Non lo so. – - Sei molto legato a loro. – - Sì. – - In questi cinque anni che stiamo insieme ho conosciuto tuo figlio ma non tua figlia, se non casualmente di vista. – - Lei ha un carattere particolare ... è un po' difficile. – - Anche con te? – - Con tutti. – - Vive con la tua ex moglie, giusto? – - Sì. – - Vi parlate? – - Con mia figlia? – - Sì. – - Non molto. – - Lo sospettavo. Questo ti fa stare male. – - Già. – - Spero che tutto questo si sistemi; non vorrei che fossi io la causa. – - No, ti ho detto che lei è così. – - Ha un carattere difficile. – - Esatto! – - Sistemerai tutto, ne sono convinta. – - È quello che desidero. – - Anche tu hai un bel carattere, riesci sempre a raggiungere i tuoi obiettivi; me ne hai dato una prova. – - Ti riferisci a te? – - Sì. – - Non avrei mollato per nessun motivo al mondo. – - Lo stesso farai con tua figlia. – - È un caso complicato, ma ce la metterò tutta. –
Il turno di lavoro per alcuni operai è finito, e i dipendenti escono dall'azienda per far ritorno a casa. - Quello, non so come riesca a stare in piedi - dice un uomo, quarantacinquenne. - Ti riferisci a Giulio? – chiede Roberto, osservando un collega più giovane che si appresta a salire sulla sua macchina. - Sì, proprio lui. È uno che fa uso di droghe, e non mi riferisco alla semplice erba. - Può darsi che gli piaccia bere. – - Anche, ma non solo, ci scommetterei sulla paga di un anno. Qui si parla di droghe pesanti. So che è sposato, e ha pure un figlio. Cristo! È come vendere l'anima al diavolo. – - Può darsi che ti sbagli. – - No, conosco bene quest'ambiente. – - Non mi dirai ... - - Che abbia fatto uso di droghe? Sì, lo ammetto, tanti anni fa, e fortunatamente me ne sono uscito ... con l'aiuto di Dio. – - Non è facile. – - No. E ogni volta che ti risollevi, c'è il rischio che ci ricadi di nuovo. – - Ti è andata bene. – - Sì, lo posso dire a voce alta. Spero che Dio lo assista. - - Non è stato Dio ad aiutarti a uscirne, ma la tua determinazione. Sì, bisogna armarsi di buona volontà. -
L'uomo sale in macchina quando suono il telefonino. Guarda sul display prima di rispondere. - Ciao Marta. – - Ciao Roberto. Disturbo? – - No, sono appena uscito dal lavoro. Mi trovo in macchina. – - Allora è meglio che ci sentiamo dopo. – - No, sono fermo, puoi parlare. – - Ti chiamo per dirti sempre le stesse cose. – - Ti riferisci a Marisa? – - Sì. – - È anche mia figlia, è giusto che ne parli con me. Cosa è successo? - - La stiamo perdendo, farà una brutta fine se non si tirerà fuori dal quell'inferno. Non è più la stessa. – - Lo so. – - Non vuole farsi aiutare, e le persone che frequenta mi mettono paura, a iniziare dal suo fidanzato. Io ... vorrei rivolgermi alla polizia. – - L'hai fatto in passato, cosa è cambiato? No, dobbiamo pensarci noi, costi quel che costi. – - E in che modo? Più quel che abbiamo fatto, cosa dovremmo fare? – - Il punto è questo, bisogna studiare un piano appropriato. – - E cosa? – - Ci penserò su, molto presto. – - Stai attento. – - Perché? – - Non mi piace quell'ambiente, è gente pericolosa. – - Stanno portando alla rovina nostra figlia, e mi chiedi di stare attento? Farò quello che è necessario. – - Cos'hai in mente? – - Ancora nulla; non me ne starò con le mani in mano, l'ho fatto per molto tempo, ora basta! È arrivato il momento di agire con determinazione. – - Qualsiasi cosa tu abbia in mente, desidero essere informata. – - Certo! – - Sicuro? – - Sì, è interesse comune risolvere il problema. – - Ok. Come sta la tua compagna? – - Irene sta bene, grazie. – - Sono contenta per voi. Io desidero solo un po' di serenità. – - L'avrai, te lo prometto. – - Sì, è quello che mi ripeto continuamente. – - Bisogna essere ottimisti. – - Sì. Be', ora ti lascio. Ci sentiamo. - - Sì, a presto. – Roberto chiude la conversazione mentre nella sua mente affiorano scene del passato: - Papà, spingimi forte – dice la bimba sopra l'altalena. - Certo, piccola, ti farò volare. Ma tieniti forte, mi raccomando. – - Che si sbrighi, vorrei salirci anch'io – interviene il fratello della bambina, di qualche anno più grande. - Le donne hanno la priorità, non dimenticarlo – gli rammenta il papà.
- È normale che la tua ex moglie sia preoccupata, visto che è sua figlia e vivono pure insieme – dice Irene, mentre riordina la cucina. - Sì – replica Roberto, anche lui intento a mettere in ordine. – Questa situazione non può più continuare. – - Già. Capisco il dolore che provi; vorrei tanto poter esservi d'aiuto. – - Ho deciso che prenderò alcuni giorni di ferie dal lavoro. – - Quando? – - Spero da domani; ho già fatto richiesta. – - Non me ne avevi parlato. – - Scusami, l'avrei fatto non appena me l'avessero accordate. – - A cosa ti servono? – - Be', non posso più attendere. – - Per tua figlia? – - Sì. – - E cosa pensi di fare? – - Qualsiasi cosa sia utile; è mia figlia, e poi glielo devo. – - Pensi che ti ascolterà? – - Non credo. – - E allora? – - Non lo so, ma voglio tentarci con tutte le mie forze. Io ... - - Di tutto questo ti senti responsabile. – - Sì. – - Non ne abbiamo mai parlato, ma l'ho capito dal tormento che ti rode l'anima. – - Sì. – - Io non posso fare nulla. – - No, nessuno può aiutarmi. – - Ok. Però promettimi una cosa, che non farai stronzate. – - Non so cosa farò, ma ti prometto che ogni decisione verrà presa con accurata ponderazione. – - Accurata ponderazione. – - Sì. – - Suona bene. – - Già. – - Cosa devo dire? Speriamo bene. – - Grazie. –
Le ferie, una settimana, vengono accordate. Non è molto, ma devono bastare a portare a termine il programma che Roberto si è prefissato: togliere la figlia dall'ambiente tossico in cui si è infilata e allo stesso tempo acquietare il suo tormento.
- Papà! – - Ciao Sergio. – - Hai voluto vedermi e mi ha fatto molto piacere, ma ti sei tenuto sulle tue su quello che hai da dirmi. – - Preferisco parlarne di persona e non al telefono. – - È qualcosa di grave? – - No, tranquillo. Andiamo a sederci in un bar? – - Sì. –
Padre e figlio entrano nel locale e siedono al tavolino. Ordinano due caffè che gli vengono portati di lì a poco. - Come stai? – chiede Roberto. - Bene – risponde Sergio. - Il tuo rapporto con Angela? – - Non potrebbe andare meglio. – - Sono contento. Hai sentito o visto Marisa? – - No, lo sai, non comunichiamo più. È come se avesse chiuso i ponti con tutto ciò che aveva di più caro. – - Già. – - L'abbiamo tentate tutte, ma niente, è come se ce l'avesse a morte con noi. – - È proprio così. – - Ma cosa le abbiamo fatto? – - Voi nulla. – - Cosa vuoi dire? – - No, niente, penso a tante cose. Mi sono preso alcuni giorni dal lavoro e voglio dedicarli a lei. – - Ci vuoi riprovare ancora? Pensi di convincerla? – - Non possiamo permetterci che faccia una brutta fine, perché è così che si chiuderà questa vicenda. – - Non vorrà ascoltarti. – - Questa volta lo deve, a costo di prenderla a schiaffi. – - E non pensi ... - - A quello che le sta attorno? Certo che ci penso, per questo ho voluto vederti. Tu quella gentaglia la conosci, giusto? –
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