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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Adamo Vincenzo
Titolo: Cani, ragni, topi, serpenti
Genere Saggio Psicologia
Lettori 43 2 1
Cani, ragni, topi, serpenti
Comprendere e vincere le zoofobie.

Marco ha 30 anni e soffre di una fobia dei cani che lo accompagna fin dall'infanzia. Evita di avvicinarsi a questi animali, indipendentemente dalla loro taglia, e quando non può evitarli cerca la protezione di altre persone. Anche un incontro occasionale può provocargli un'intensa reazione d'ansia, accompagnata da tachicardia, sudorazione abbondante e difficoltà nel controllare i movimenti. In alcune occasioni ha sperimentato anche attacchi di panico.
Con il passare degli anni, la paura è diventata sempre più limitante, inducendolo a ridurre gli spostamenti a piedi e a evitare di uscire da solo. Marco ricorda che tutto ebbe inizio quando aveva otto anni. Un pomeriggio d'estate, mentre andava in bicicletta nel giardino di casa, perse l'equilibrio e cadde, urtando il bordo della ciotola del cane dello zio. Il rumore improvviso spaventò l'animale, che iniziò ad abbaiare e a ringhiare. Da quel momento Marco non riuscì più ad avvicinarsi al cane e manifestò intense crisi di pianto ogni volta che doveva uscire di casa e temeva di incontrarlo.
Negli anni successivi, la paura si è estesa a tutti i cani. Marco evita i luoghi in cui potrebbe incontrarli, come parchi e strade con abitazioni dotate di giardino, e limita persino le occasioni di frequentare amici o potenziali partner che possiedono un cane. Ha inoltre sviluppato una particolare attenzione agli indizi che potrebbero segnalare la presenza di un animale.
Anche Laura, 19 anni, soffre di una fobia specifica, in questo caso rivolta agli uccelli. Descrive la propria reazione come un misto di paura e disgusto. Secondo il racconto della madre, il problema ebbe origine quando Laura aveva cinque anni. Durante un pranzo in campagna, due piccioni entrarono dalla finestra aperta e iniziarono a volare nella stanza, passando sopra la tavola imbandita. Mentre i genitori cercavano di allontanarli, la bambina scoppiò a piangere, spaventata dalla presenza improvvisa degli animali.
La paura si è mantenuta nel tempo e si è progressivamente estesa a diversi tipi di uccelli, tra cui piccioni, galline, oche e anatre, soprattutto quando si avvicinano alle persone. La fobia interferisce gravemente con la sua vita quotidiana e sociale: Laura evita parchi, gite scolastiche e altre occasioni di svago, modifica i propri spostamenti per non incontrare i volatili e rinuncia talvolta ad attività che vorrebbe svolgere. Anche le uscite più semplici, come andare al supermercato, possono diventare difficili.
Quando si trova di fronte all'animale temuto, o anche soltanto ne anticipa la possibile presenza, Laura sperimenta sintomi fisici intensi, tra cui tachicardia, sudorazione, tremore, agitazione e difficoltà respiratorie. Per ridurre il disagio mette in atto comportamenti di evitamento e di fuga, che finiscono per limitare ulteriormente la sua autonomia.
Nonostante le differenze nelle loro esperienze, Marco e Laura condividono un aspetto fondamentale: entrambi riconoscono che la propria paura è sproporzionata e desiderano superarla. La progressiva riduzione della libertà personale ha infatti reso sempre più difficile condurre una vita quotidiana soddisfacente.
Le loro storie mostrano come una paura possa trasformarsi in una fobia e condizionare profondamente le scelte, le relazioni e le attività di una persona. Comprendere questo processo significa interrogarsi sul rapporto tra paura, ansia e apprendimento, ma anche sulle possibilità di cambiamento e sui percorsi terapeutici che possono aiutare a recuperare autonomia e benessere.
I disturbi d'ansia, considerati nel loro complesso, sono i più diffusi tra tutti i principali gruppi di disturbi psicologici e tra questi, le fobie, argomento centrale di questo saggio, sono di gran lunga i più comuni. Per chi ne soffre, curare le fobie vuol dire liberarsi da paure non realistiche, ma che determinano disagi molto reali.
All'ansia si associa la paura, definita come un'emozione, e rappresenta un'esperienza comune degli esseri viventi ma, oltre ad essere un'esperienza sgradevole in alcune circostanze raffigura la reazione appropriata di fronte ad un pericolo reale poiché permette di evitare la minaccia e/o il danno. Nelle sue espressioni estreme può paralizzare l'individuo impedendo ogni reazione adeguata ad affrontare il pericolo o evitarlo con la fuga.
La paura implica, inoltre, la percezione di una minaccia concreta, una situazione o un evento percepito come pericoloso e/o non gestibile, che in qualche modo ne determina la reazione ed è riconosciuto come causa del timore. Quando la fonte non è riconosciuta, si genera uno stato psicofisico particolare, una sorta di tensione, un'apprensione molto simile alla paura, ma senza oggetto, uno stato interno facilmente percepibile ma non oggettivamente descrivibile se non per le sensazioni psico-fisiche provate: l'ansia.
In alcuni casi, l'ansia o le sensazioni psico-fisiche prodotte dalla paura aumentano la stessa sintomatologia, ad esempio: aumento del battito cardiaco, vertigini, sudorazione, sensazione di soffocamento, tensione muscolare, respiro affannoso, confusione, difficoltà di ragionamento, scarsa concentrazione, pensieri e immagini spaventose, agitazione, paura di morire o di perdere il controllo, ecc.
Vi sono casi in cui l'ansia e la paura anticipano la situazione temuta o giudicata minacciosa, portando il soggetto a evitare il traffico, a non prendere l'aereo o il treno se i rischi sembrano troppo elevati o se ritiene possa esservi un pericolo potenziale; mentre in altre circostanze lo stato di paura insorge a seguito di una situazione pericolosa, come un incidente, un terremoto, un'esplosione o una rapina.
La fobia esprime una paura irrazionale non controllata e sproporzionata rispetto al pericolo che induce l'evitamento della situazione temuta.
La paura è un'emozione di base presente in tutti i popoli, culture, età e specie; è un sistema di allarme psico-fisiologico utilizzato dall'organismo per rispondere alla minaccia; mentre l'ansia, seppure cognitivamente in rapporto con la paura è caratterizzata dalla sensazione di preoccupazione e attenzione rivolta alla minaccia o all'evento identificato come imprevedibile.
Di fronte a molte difficoltà della vita quotidiana, ciascuno di noi prova normalmente un certo sentimento di preoccupazione, una sorta di ansia che potremmo definire appropriata, perché ci permette di tenerci lontani dai pericoli e di renderci conto delle situazioni negative che possiamo cambiare e migliorare. Ma questa preoccupazione rischia spesso di tramutarsi in qualcosa di molto più nocivo che sfugge al nostro controllo e ci conduce al panico, all'apprensione ossessiva e a fobie che impediscono di vivere a pieno e con gioia la quotidianità e le relazioni. È possibile riprendere il controllo delle nostre reazioni e far fronte alle varie situazioni attraverso uno specifico trattamento che ha come scopo quello di ridurre la sensibilità emotiva allo stress, l'ansia anticipatoria e i comportamenti di evitamento relativi a stimoli specifici (es. un animale), mettendo in grado i soggetti di raggiungere gli obiettivi di vita che si prefiggono senza essere bloccati dalle paure irrazionali.
Un cristallo che cade a terra finisce sicuramente in pezzi, un fiore che ruzzola sul pavimento si maltratta, ma rimane integro. La differenza sostanziale tra il cristallo e il fiore è legata alla rigidità. Per quanto entrambi siano fragili, il primo è rigido, mentre il secondo è flessibile. Noi esseri umani possiamo essere dei cristalli, ma anche dei fiori, la differenza dipende da quanto siamo rigidi o flessibili. La rigidità è legata all'incapacità di accettare i cambiamenti e al non aprirsi all'esperienza, al concentrarsi sul rischio che stiamo per correre e sulla sconfitta che ci potrebbe essere inflitta. Quando siamo rigidi, non vogliamo rinunciare al controllo sull'evento che ci sta accadendo e ci opponiamo a esso con tutte le nostre forze. La flessibilità è l'esperienza della fiducia che non saremo sopraffatti. Rinunciando al controllo apriamo le porte al nuovo, migliorando così in modo considerevole la qualità della nostra vita.
Superare una fobia non significa eliminare ogni paura, ma imparare a riconoscerla e a gestirla senza permetterle di decidere al posto nostro. La flessibilità psicologica consiste proprio nella possibilità di accogliere le proprie emozioni, affrontare gradualmente ciò che spaventa e continuare a perseguire obiettivi importanti, anche quando il disagio non è ancora scomparso del tutto.

“Scappare da un'emozione è la via più sicura per portarla con te!
Adamo Vincenzo
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