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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Nicole Bonato
Titolo: Chi sei tu
Genere Romanzo Formazione
Lettori 21 2 3
Chi sei tu
Un'amicizia che va oltre le parole.

Chi meglio di Leo poteva comprendere a fondo tutto questo?
Chi meglio di un ragazzo malato come lui poteva capire davvero quanto
fossero inutili gli oggetti? Non riusciva a parlare, eppure ci sentiva benissimo. E sapeva ascoltare. Coglieva i discorsi quando usciva, quando andava al centro commerciale, e più la gente parlava più la sua mente si
rifiutava di prestare attenzione.
Gli adulti discutevano solo di lavoro e di soldi, come se fossero il
motore del mondo. Gli adolescenti starnazzavano tra un negozio e l'altro in cerca di capi firmati per essere alla moda; i bambini urlavano e correvano mentre i genitori restavano concentrati sui loro smartphone, immersi
in realtà parallele dove un like a un post valeva più dei rapporti umani.
Ultimamente Leo si era soffermato ad analizzare quei lati dell'animo che per anni erano rimasti in ombra, come stanze chiuse a chiave che non aveva avuto il coraggio di aprire.
Nonostante la tremenda malattia si riteneva un ragazzo fortunato, circondato dall'amore della famiglia e degli amici. Eppure... qualcosa dentro di lui lo feriva, come una crepa sottile che si allarga, piano, senza fare rumore. Forse era la paura di perdere Amy o il peggiorare della sua salute a renderlo inquieto; o forse non era
nemmeno quello, ma semplicemente la consapevolezza di non poter mai
essere un uomo per una donna, di restare per sempre soltanto un ragazzo malato, un amico da proteggere e sostenere.
Stava crescendo, era in piena adolescenza e cominciava a capire
come funzionava il mondo. Amy gli aveva illustrato ogni tipo di rapporto umano: l'amicizia che perdura e consola, l'amore che brucia come un fuoco, l'odio che divide e corrode l'anima, la malinconia che offusca le
giornate, il rispetto e il disprezzo che allontana.
Lui aveva imparato a
riconoscere le varie emozioni e ad abbinarle alle situazioni. Gli aveva spiegato che, giunti all'adolescenza, i giovani provano il desiderio di esplorare
territori sconosciuti, di uscire dai confini protetti, e sentono il bisogno di essere amati, di essere scelti. Gli aveva detto che era normale e che non
c'era niente di sbagliato nel provare attrazione per qualcuno. A lei era successo con Francesco, a Sharon con Matteo.
Lui e Amy per anni avevano vissuto in sintonia, condividendo
qualsiasi cosa, persino il letto su cui dormire e l'aria da respirare. Leo si rese conto che tutto ciò che sapeva del mondo glielo aveva insegnato lei.
Si era seduta accanto a lui, quel giorno lontano, e gli aveva mostrato cosa fossero i disegni. Per un po' li avevano fatti insieme. Leo ricordava quegli attimi con immensa gioia: adorava il calore della mano di Amy sulla sua
quando lo guidava con la matita per comporre una figura. Lo aveva aiutato anche a colorare. E quando col pennarello uscivano dai bordi, ridevano e si prendevano in giro.
Crescendo avevano abbandonato i disegni per dedicarsi ad altro,
come la lettura. Gli aveva letto ad alta voce tantissimi libri di ogni genere, gli spiegava i passaggi fondamentali e commentava con ironia ciò che non condivideva, riferendogli i propri pensieri, perché le sue idee erano indispensabili. Poi erano passati al cinema. Trascorrevano ore davanti ai film, mentre lei sgranocchiava qualcosa. Ogni tanto gli lanciava uno sguardo complice.
«Hai visto?» gli chiedeva.
Tutte quelle storie gli avevano permesso di aprire la mente, di
conoscere altre realtà. Aveva amato, sofferto, viaggiato, vissuto centinaia di vite che il suo corpo non poteva concedergli. E per questo era immensamente grato ad Amy. Quanto gli mancava tutto ciò, o meglio, gli mancava la costanza con cui quei momenti si ripetevano. Nell'ultimo
periodo Amy trascorreva meno tempo con lui, e ne sentiva enormemente la lontananza.
Era ancora assorto nei suoi pensieri quando Fiona entrò in camera e gli propose, complice il sole che splendeva alto in cielo, di fare
un giro fuori. Leo accolse l'idea con entusiasmo: almeno per un po' si
sarebbe distratto.
Fiona lo condusse con la carrozzina per le strade del paese, assaporando il profumo dell'aria che lentamente portava la primavera. Leo si sentiva in pace col mondo e lasciò che il debole venticello gli accarezzasse
il volto.
«Fiona.»
Una voce femminile salutò la donna con allegria. Leo non ci
badò, probabilmente era una delle tante amiche della madre.
«Amy!» esclamò Fiona.
Al nome dell'amica Leo alzò la testa e vide la ragazza avvicinarsi
mano nella mano con un ragazzo. Il suo ragazzo.
Francesco.
Appena i giovani li raggiunsero, Amy e Fiona si abbracciarono.
«È così bello vederti!» commentò Fiona.
«Anche per me» rispose Amy, poi si chinò su Leo e lo baciò sulla
guancia.
«Ciao amico mio» disse con affetto.
Leo sorrise.
«Fiona, ti presento Francesco, il mio ragazzo» disse Amy, sorridendo.
La donna gli strinse la mano.
«È un piacere conoscerti, finalmente.»
Lo squadrò dalla testa ai
piedi, fissandolo con tale intensità da sembrare intenzionata a leggergli nella mente.
Francesco non si scompose.
«Il piacere è tutto mio» rispose lui, educatamente.
«Leo, lui è Francesco» disse Amy, indicandogli il ragazzo. «Francesco, lui è Leo, il mio amico di cui ti ho tanto parlato.»
Uno sguardo gelido passò tra Francesco e Leo, uno sguardo che
lasciò Amy e Fiona senza parole.
Leo fissò quella specie di uomo come fosse un verme viscido,
senza nascondere l'ostilità che nutriva nei suoi confronti.
Non gli piaceva.
In quegli occhi scuri percepì sicurezza, eppure sotto la calma apparente vi lesse anche un'ombra di orgoglio, quasi di sfida, come se aver conquistato il cuore di Amy lo facesse sentire superiore. A pelle, il ragazzo gli sembrò un attore che recitava un copione, una maschera che nascondeva il suo vero volto, un disadattato, un inetto, un vizioso, un debole, ma al tempo
stesso anche un giovane forte e carismatico, padrone di sé e delle proprie azioni, che sapeva bene quello che faceva, un virtuoso, un abile calcolatore e un buon amante.
Quel tipo era entrambe le facce di una moneta: ma come stabilire con certezza quale fosse in un dato momento?
Di rimando, Francesco si stupì che la sua ragazza potesse essere
tanto amica di Leo, che potesse riservargli tanto affetto quando lui a malapena riusciva a muoversi, e dedicargli tutto quel tempo pur ricevendo in cambio solo silenzi e sguardi.
Eppure gli bastò osservare come si cercavano con complicità,
come Amy gli si avvicinasse con naturalezza sussurrandogli parole all'orecchio, per capire che quel legame non aveva bisogno di gesti plateali né d'altro. E seppe in quel momento, con delusione e amarezza, che Leo
sarebbe stato sempre sopra di lui, sempre al primo posto, perché non
solo possedeva il cuore di Amy, ma ne aveva conquistato anche la mente.
Incarnava i suoi ricordi, era il suo passato e il suo presente. Era una radice del suo essere. Comprese che quel vincolo era indissolubile e ne fu stupito, deluso e insieme felice. Era qualcosa che andava oltre ogni limite umano.
«Molto piacere, Leo» disse infine Francesco, sorridendo, e allungò la mano verso di lui.
Quel sorriso lo infastidì. Leo lo detestò ancora di più. E quello
era il ragazzo di cui Amy si era follemente innamorata fino a perdere la testa? Lei meritava di meglio, meritava al proprio fianco un principe azzurro, intelligente, simpatico, colto, maturo, che la facesse sentire una regina; meritava un uomo che, oltre a un fidanzato, fosse per lei un amico, un fratello, un padre e talvolta persino un nemico; meritava qualcuno che la ponesse al centro del mondo. Quel ragazzo, invece, pareva un inetto, stonava accanto a lei: erano diametralmente opposti.
Cosa ci aveva
trovato in un pupazzo col ciuffo? Non aveva nervo, era troppo composto,troppo silenzioso. Lei aveva bisogno di ridere, di divertirsi, di vita. Lui
somigliava a un'ombra ben pettinata. Eppure Amy lo guardava con ammirazione e, soprattutto, con immenso amore.
Leo si chiese se non fosse semplicemente la gelosia a deformare l'immagine di Francesco, l'invidia di non poter prendere il suo posto;
forse lo odiava perché rappresentava tutto ciò che lui non avrebbe mai potuto essere. Decise così che avrebbe fatto l'impossibile per farselo piacere, per il bene dell'amica.
Avrebbe cercato di comprenderlo e, forse, persino di volergli bene.
In fin dei conti, a lui importava solo che Amy fosse felice.
Leo alzò a fatica la mano per incontrare quella del ragazzo e i
due si sfiorarono appena, come se le loro mani fossero due fuochi che
ardevano senza sosta.

«Il tuo amico mi odia» sentenziò Francesco due ore dopo. Era
comodamente seduto sul bordo dell'enorme letto matrimoniale a fumare una sigaretta, mentre Amy se ne stava in piedi sul terrazzo della stanza, con gli occhi chiusi per assaporare quel momento di serenità.
«Ma no, Franci...» rispose Amy, a voce bassa. «Evidentemente
stava poco bene e hai frainteso.» Nemmeno lei credeva alla frase appena pronunciata per giustificare Leo. Sia lei sia Fiona si erano accorte dell'ostilità tra i due ragazzi, ma entrambe avevano cercato di non pensarci.
Eppure Amy non riusciva ad accettare che le due persone più importanti della sua vita potessero odiarsi al punto di non poter stare nella stessa stanza. Ciò significava soltanto una cosa: che non avrebbe mai potuto
vedere Francesco insieme a Leo, e viceversa. Una condizione che la faceva soffrire.
«Dai, amore, non ti preoccupare» disse lui.
Amy entrò e lo raggiunse sul letto.
«Stava andando tutto così bene, Franci. Tra noi due, tra me e
Leo, con la mia famiglia... Sarebbe stato perfetto. Davvero non capisco
cosa tu abbia contro di lui.»
«Non ho niente contro di lui, Amy» disse Francesco, irritato.
«Semplicemente non capisco come tu possa essergli tanto amica se lui
non ti potrà mai dare niente.»
«Ti sbagli» fece lei. «Mi ha dato molto più di quanto potessi immaginare. Mi ha insegnato a credere in me stessa, a non arrendermi mai;
mi ha regalato forza, coraggio, fiducia.»
«Sì, ma a sedici anni hai bisogno di altro. Sono princìpi troppo
maturi: non puoi caricarti di ideali se non hai l'esperienza per misurarti con essi.»
«E tu che cosa ne sai?» chiese Amy, allontanandosi.
Le parole di Francesco la ferirono.
«Probabilmente nulla» confermò lui. «Ma, da come me l'hai descritto, credevo che fosse diverso.»
Amy alzò la voce.
«Cosa non ti è chiaro della frase “sta in carrozzina”?» gridò.
Francesco s'incupì.
«Non ti sei sprecata in dettagli, Amy: non mi hai illustrato appie-
no la sua condizione.»
«Perché non fa alcuna differenza!» esclamò lei, incredula. Stava
urlando.
«La fa eccome, invece» sentenziò lui. «Amy, mi hai raccontato
delle vostre lunghe conversazioni. Ti rendi conto?»
«Beh, cosa c'è di sbagliato in questo?»
Francesco si passò una mano tra i capelli.
«Nulla, a parte che lui non parla, Amy. Non parla. Lo capisci?»
«Per comunicare non servono soltanto le parole.»
Francesco fece un sorriso ironico.
«Praticamente per anni hai fatto mille monologhi.»
«Ma che importa a te come comunichiamo noi?» disse Amy.
«Il vostro è un legame a senso unico: il solo a trarne vantaggio è
lui.»
Amy gli tirò un ceffone in pieno viso. La mano si mosse d'istinto,
senza che riuscisse a controllarla. Non sopportava che qualcuno parlasse così del suo amico, e il fatto che ora fosse il suo ragazzo a rivolgerle quel discorso la feriva ancora più profondamente.
Francesco accettò lo schiaffo senza controbattere, ma la guardò
con stupore e astio.
«Non permetterti mai più di parlare così di Leo» disse Amy, fissandolo con ardore negli occhi. «Non mi importa cosa pensi di lui, ma
gli devi portare rispetto. Lui è al mio fianco da molto più tempo di te e lo sarà per sempre. Se vuoi stare con me, devi accettare anche lui; ma non costringermi a scegliere, perché tra voi due sceglierei sempre Leo.»
«Ne sei proprio sicura?» domandò lui, con stizza.
«Assolutamente» rispose.
«E cosa farai quando lui non ti basterà più? Cosa farai quando sarai adulta? Cosa farai ogni volta che ti verrà voglia di stare con un uomo, sapendo che lui non ti potrà soddisfare?» chiese Francesco.
«Allora troverò un uomo che mi capisca e accetti la nostra ami-
cizia.»
«E se non esistesse un uomo così?»
«Allora resterò sola. Non ho bisogno di un uomo al mio fianco,
posso benissimo cavarmela da sola» rispose lei, avviandosi in terrazzo. «E se, come dici tu, mi verrà voglia di giacere con un uomo, non credo che avrò problemi a trovare una compagnia occasionale.»
Pronunciò quelle parole con calma, in tono di sfida, per saggiarne la reazione. E si stupì nel vedere il volto di lui assumere un'espressione delusa e ferita.
«È davvero così importante per te?» domandò Francesco.
«Sì» rispose secca lei.
Si girò e si appoggiò al balcone, immobile a osservare il giardino
mentre la mente vagava. Era delusa da Francesco: lo credeva una persona diversa, capace di una comprensione più profonda. Forse la giovane età gli impediva di guardare oltre. Amy sapeva che poche persone avrebbero
davvero afferrato l'essenza del legame che la univa a Leo, e che si trattava quasi certamente di adulti. Un ragazzo di diciotto anni osservava ancora il mondo con gli occhi di un adolescente, affrontava la vita con leggerezza
e superficialità, schivava le situazioni scomode e cercava il divertimento e la spensieratezza. Ed era giusto così, lei lo capiva, come sapeva di esserne
l'eccezione. Ma ora che aveva vissuto un'amicizia tanto intensa con Leo, ora che avevano imparato a essere telepatici, ora che aveva raggiunto una sensibilità così elevata, era certa che non vi avrebbe mai rinunciato. Se era
davvero diversa, ne andava comunque fiera.
La rattristava che Francesco non comprendesse il suo punto di
vista, ma non poteva nemmeno fargliene una colpa. Desiderava soltanto che lui provasse ad andarle incontro, a capirla.
Dopo un silenzio lungo decine di minuti, durante il quale ciascuno rimase assorto nei propri pensieri, e dopo infinite riflessioni, il
ragazzo raggiunse Amy in terrazzo e delicatamente la abbracciò da dietro.
Un abbraccio che non voleva trattenerla, ma che le diceva quanto desiderasse restarle accanto.
«Va bene, ho capito» esordì lui, sbuffando, eppure la sua voce
era dolce, sincera.«So cosa vuoi dire. Se lo rivedrò, cercherò di farmelo piacere, te lo prometto. Ma anche lui dovrà fare altrettanto.»
Amy sorrise.
«Sono certa che lo avrà già deciso. Ti ringrazio.»
«Però non mettermi pressione» l'ammonì lui, poi si accese una
sigaretta. «Ho bisogno dei miei tempi.»
«Sarà fatto» rispose Amy, poi d'istinto gli sfilò la sigaretta di boc-
ca e se la portò alle labbra.
Nicole Bonato
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