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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Silvia Devitofrancesco
Titolo: La dama del Natale
Genere Romanzo Rosa
Lettori 21
La dama del Natale
2015.

Indossando la corona d'alloro e la toga varco la soglia del Christmas hotel di proprietà della mia famiglia accolta dagli applausi e dai sorrisi dei membri del personale, molti dei quali mi hanno vista crescere.
Da poche ore sono stata proclamata dottoressa in Economia e management con il massimo dei voti, per la gioia dei miei genitori che emanano soddisfazione da ogni poro.
«Christmas land ha una nuova dottoressa», esordisce mio padre con tono solenne. «La nostra cara Sandy ha terminato gli studi con successo e adesso è pronta per prendere tra le mani le redini dell'albergo», continua mentre il sorriso sul volto si allarga sempre più. «Figlia mia, prima di dedicarti ai doveri, godiamoci la festa!»
A un suo cenno alcuni camerieri, con indosso abiti da elfi, si prodigano a servire cibi e bevande tra gli applausi in mio onore che sembrano essere infiniti. Capisco che siate orgogliosi di me, però, vi prego, smettetela, non sono un fenomeno da barraccone! E poi ci sarebbe un'altra questione da affrontare...
«Un applauso per la nostra dottoressa Sandy!» urla mia madre.
Dannazione, si erano acquietati giusto un secondo fa! Ringrazio con piccoli sorrisi e cenni del capo e mi concentro sul contenuto del bicchiere che stringo tra le mani. Devo trovare il coraggio per dirglielo. Rimandare peggiorerà solo le cose.
Dopo aver ingoiato l'ultimo pezzo di torta, mio padre torna nuovamente all'attacco. «Carissima Sandy, figlia mia, il momento tanto atteso è finalmente giunto. Aspettavo questo giorno sin da quando eri piccola, sin da quando eri ancora nella culla o forse da ancora prima! Non lo so, non importa, quello che conta è che il mio desiderio si sia realizzato.»
Con aria solenne mi prende la mano e mi esorta a camminare in direzione di una porta sulla quale, accanto a una grande ghirlanda, spicca la targhetta metallica su cui è scritto “DIREZIONE”. Delicatamente l'uomo mi esorta a varcarne la soglia.
Un senso di oppressione mi invade, tutto l'entusiasmo provato per il traguardo raggiunto sembra essere volato via. Perché proprio oggi? Non potremmo discuterne domani?
«Figlia mia», riprende lui intrecciando le dita delle mani tra loro. Al suo fianco, mia madre rivolge occhiate colme di orgoglio e felicità alternativamente a me e al consorte.
Non vacillare, Sandy. È della tua vita che stiamo parlando. Loro capiranno, vedrai. Magari non subito, ma capiranno.
«È con grande gioia ed entusiasmo che ti cedo le redini di questo posto. È giusto che da oggi sia tu a ricoprire il ruolo di direttrice del Christmas hotel.» Mentre pronuncia queste parole mi guarda con gli occhi lucidi dall'emozione.
E adesso come faccio? Io questo passaggio di consegne non lo voglio!
Mia madre mi porge una scatola.
«Che cos'è?» domando senza riuscire a nascondere una nota di sconcerto.
«Aprilo», mi esorta lei senza smettere di sorridere.
Quando il mio sguardo si posa sul contenuto di quella che sembrava un'innocua confezione regalo, un capogiro mi fa perdere la stabilità. Tra le mani sto stringendo una targhetta in ottone che riporta il mio nome seguito da quella che, da questo momento in poi (secondo loro decisione), sarà la mia qualifica professionale: DIRETTRICE.
«Cosa c'è, tesoro? Qualcosa non va?» è mia madre a interrompere il silenzio. «Hai una faccia!»
Prendo un attimo di respiro. «È che...»
«Non se lo aspettava! È stata una bella sorpresa, dico bene, figlia mia?» si intromette il marito.
Rivolgo ancora un'occhiata alla fascia metallica che sembra essere diventata incredibilmente pesante. «S-sì, u-una s-sorpresa», balbetto come in trance.
«Domani aggiorneremo anche il sito», continua mia madre.
«Domani», ripeto meccanicamente.
«Tesoro, cosa c'è che non va? Non ti senti bene? Chiamiamo un medico?» incalza mio padre in preda all'ansia.
«Possiamo sederci un attimo? Vi devo parlare.» Poso la targhetta sul tavolino e chiudo la porta per avere un po' di privacy.
«Ebbene?» esclama lui dopo essersi accomodato.
«Tesoro, cosa ti turba?» gli fa eco mia madre.
«Devo parlarvi. Speravo di farlo in un altro momento, non avevo alcuna intenzione di rovinare la festa che avete organizzato per la mia laurea.»
«Non sarai mica malata?» sbotta mio padre con pochissimo tatto.
«O incinta?» aggiunge la consorte.
«No, certo che no. State tranquilli.»
I miei tirano all'unisono un sospiro di sollievo.
«Allora qual è il problema?» domanda mia madre accarezzandomi teneramente il braccio.
«Desideravo comunicarvi che ho fatto una scelta lavorativa.»
«Cosa intendi?» chiede mio padre fingendo di essere calmo.
«Intendo che io un lavoro ce l'ho già. Ho superato una selezione e inizierò tra una settimana.»
Leggo sui loro volti delusione, rammarico e tristezza.
«Capisco che questa notizia vi abbia destabilizzati», riprendo con tono calmo.
«Per quale motivo non ci hai detto nulla riguardo questa selezione alla quale hai partecipato?» vuole sapere mia madre.
La celebre frase che si userebbe in questi casi sarebbe “per scaramanzia”, ma mi rendo conto che non sarebbe appropriata in questo contesto. «Non vi ho detto nulla perché ero certa che non avreste approvato», spiego.
«E infatti è così», tuona mio padre.
«Di cosa dovresti occuparti?» prova a domandare mia madre cercando di non perdere la calma.
«Lavorerò presso un'agenzia immobiliare. Certo, dovrò trasferirmi, ma è un'occasione importante per me. E poi la vita di città è così stimolante. Io...»
Mio padre mi interrompe con un cenno della mano. «Tu vorresti lasciare Christmas land? Mi stai dicendo che emigrerai?»
«L'agenzia ha sede in città, come ho già detto. E, no, non è previsto lo smart working», concludo anticipando la risposta a una domanda che sicuramente mi sarebbe stata posta. «Non preoccupatevi, ho già trovato una sistemazione. Ho pensato a tutto», aggiungo.
«Tu non puoi lasciare Christmas land», sentenzia mio padre.
«Per quale motivo? Non mi risulta sia vietato dalla legge», replico in tono sprezzante.
«Christmas land fa parte della nostra identità, il senso della comunità ci accompagna per tutta la vita», prova a chiarire mia madre.
«E con questo? Mi stai forse dicendo che dovrei comportarmi esattamente come voi che non avete mai messo piede al di fuori dei confini dell'isola?» urlo incurante della presenza, al di là della porta, del personale dell'hotel.
«Non abbiamo bisogno di spostarci. Qui abbiamo tutto ciò di cui necessitiamo. Noi i turisti li accogliamo, non potremmo mai essere turisti in un altro luogo», continua lei.
«Men che meno potremmo mai trasferirci altrove», aggiunge il suo fedele consorte.
«Be', quindi io sarò l'eccezione!» sbotto.
«Noi non te lo permetteremo», esclamano all'unisono.
«Non ho bisogno del vostro permesso, non rinuncerò al lavoro.»
«Anche qui hai un lavoro.»
«Papà, ti ringrazio, ma non è quello che voglio. Ho bisogno di stimoli, di crescere professionalmente, di fare esperienze e, con tutto il rispetto, qui non sarei soddisfatta», parlo con calma concludendo la frase con un sorriso rassicurante.
«Sono solo scuse!» urla lui battendo un pugno sulla scrivania.
Perdo totalmente la pazienza. «Sono stanca di questo posto. Ne ho abbastanza di incontrare sempre la stessa gente per strada, sono stufa del clima delle festività trecentosessantacinque giorni l'anno e le canzoncine natalizie che si odono continuamente in qualsiasi luogo pubblico mi fanno venire il mal di testa.»
«Come osi rinnegare le tue origini e il luogo in cui sei cresciuta?» anche mia madre ha perso le staffe. Già, non avevo considerato quanto l'attacco alla loro isola felice li avesse feriti nell'orgoglio. Gli abitanti di Christmas land sono estremamente patriottici.
«Andare a scoprire il mondo è importante per ogni individuo», provo a usare la spiegazione psico-pedagogica.
«Non mi sembra che la gente qui cresca male.» Mio padre ha sempre una replica per ogni affermazione.
«Va bene, avete ragione voi.» Per un attimo colgo un barlume di speranza nei loro sguardi. «Sono pronta a essere diseredata. Non m'importa, io devo percorrere la mia strada, quindi la prossima settimana lascerò l'isola. Che vi piaccia o no.»

Silvia Devitofrancesco
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