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Autore: Daniel Monardo
Titolo: Morire in erezione
Genere Narrativa esistenzialista
Lettori 340
Morire in erezione

In attesa degli eventi, muovevo passi sconclusionati nella mia zona. Era un quartiere tranquillo, popoloso e popolare. Nell'ultimo lustro giusto una dozzina di furti in altrettanti appartamenti del mio stabile e qualche automobile che al mattino trovavi senza pneumatici, ma per il resto davvero tranquillo! La zona era abbastanza urbanizzata e, tra i vari esercizi commerciali, c'erano l'ormai immancabile cinese e la sala slot e scommesse. Molte persone anziane che portavano a spasso il cane, loro stesse o un altro anziano. Giovani o vecchi, io non frequentavo nessuno della zona, anzi, non frequentavo nessuno in generale.
Vedevo spesso le stesse facce che col passare degli anni modificavano i loro tratti senza perdere la loro riconoscibilità. Era gente che si accontentava di poco, si vedeva. Qualcuno sfogliava i volantini del supermercato, qualcun altro parlava della domenica calcistica trascorsa, le vecchiette prendevano il sole dalle panchine in pietra, posizionate in degli spiazzali trascurati, contornati di sporcizia ed erbacce, e i genitori accompagnavano i figli al parco della chiesa in un'uscita molto simile, per entrambi, all'ora d'aria.
Cercai invano un pacchetto di sigarette nel mio borsello e mi diressi verso il rivenditore di tabacchi, distante un centinaio di metri da me, per colmare quel vuoto. Lo spacciatore autorizzato era strabico e ubriaco. Non ero mai entrato prima in quel negozio, poiché ero solito acquistare le sigarette al centro commerciale.
- Prego! - disse a fatica guardando col capo inclinato un punto indefinito del suo negozio.
Dedussi che si stava rivolgendo a me poiché mi ero presentato un attimo prima davanti al suo bancone.
- Un pacchetto di... - .
Fui interrotto dal commesso:
- Ehi, venga qui! - .
Avevo dedotto male! I suoi occhi divergenti avevano messo a fuoco un tizio che era intenzionato a derubarlo di qualcosa. Corse per qualche secondo verso il ladro ma senza successo e non poté far altro che tornare a servirmi, in affanno. Tutto sommato era un quartiere tranquillo!
- Prego! - disse nuovamente scuotendo il capo.
Mi girai in cerca di potenziali delinquenti ma ero l'unico cliente presente e quindi con certezza mi rivolsi ancora a lui:
- Un pacchetto di Camel blu - .
Me le diede rosse: ubriaco, strabico e daltonico. Le presi lo stesso senza fargli notare l'errore, che comunque punii fottendomi un accendino di cui ero sprovvisto. Non se ne accorse e lo salutai con un arrivederci sperando però di non rivederlo.
Accesi una sigaretta mentre varcavo la soglia d'uscita. Mi accorsi che le Camel rosse mi erano inaspettatamente piaciute e decisi che da quel momento sarebbero diventate le mie sigarette. Avevo scoperto quel nuovo sapore grazie a quello squinternato ma soprattutto per il mio merito di non aver ostacolato gli eventi, assecondando il suo errore. Anche le piccole cose sembravano migliorare da sole senza che io mi adoperassi per farle andare meglio.
Lo avessi capito prima, pensavo con rammarico, avrei evitato tanta inutile fatica.
Mi feci coraggio con un tanto popolare quanto opportuno - meglio tardi che mai - conservando comunque in me un po' di rancore verso me stesso e coloro i quali avevano contribuito a disegnarmi un percorso diretto verso l'infelicità. Pensai al mio deragliare come alla mia salvezza. Pensai a chi non deraglia mai: Siamo treni e in quanto tali andiamo. Andiamo a velocità differenti e abbiamo stazze differenti. Portiamo con noi persone che prima o poi ci abbandoneranno. Siamo treni e a volte dobbiamo fermarci. Ostacoli sui binari, rotture o frenate d'emergenza: inevitabile arrestare la propria marcia. Andiamo! Andiamo su percorsi differenti che portano in posti differenti o inaspettatamente nello stesso posto e qui cominci a capire che in alcuni casi non puoi decidere nulla. Convinto sulle tue rotaie tenti di non sbagliare mai strada e non errando arriverai dove gli altri avranno voluto. Ostacoli sui binari, rotture o frenate d'emergenza: anch'essi scenari da altri disegnati per te. Siamo treni e non possiamo andare ovunque. Possiamo spingere più forte, far salire e scendere più o meno persone e provare a cambiare strada o fermarci. Siamo treni e non possiamo andare dove vogliamo se non deragliando. Ostacoli sui binari, rotture o frenate d'emergenza: ce ne saranno sempre ma oggi, io, deraglio verso la mia vita. Non ho aspettative e nemmeno pretese se non l'unica di essere me e di riuscire, un giorno e per sempre, a stare con me stesso ossia con la mia persona.
Abbassai il volume dei miei pensieri concentrandomi sul percorso. Nella coerenza di quanto pensato abbandonai il pezzo di strada asfaltato a vantaggio di una traversa sterrata di cui ignoravo la fine. Il vento innalzava polvere rossa che sentivo negli occhi e che colorava le mie scarpe similpelle bianche, e un avvallamento consistente del terreno rischiò di farmi cadere ma nonostante le difficoltà, riuscii a superare indenne quell'ignoto segmento. Arrivai su una strada pedonale a me nota e continuai a percorrerla senza meta. Davanti a me non c'era nessuno. Dietro non ebbi premura di guardare.
Passato qualche minuto mi vidi superare da dei capelli mori, lunghi e lisci che diffusero il loro profumo su di me. Guardai il guardabile. Mi fissai per minuti sul suo culo, aumentando il passo per paura di perdere il contatto visivo. Era un culo perfetto intitolato: L'importanza di deragliare.
- Benedetto sterrato - sospirai in affanno.
Ancora senza conoscere la mia destinazione, decisi che sarebbe stata la stessa di quel fondoschiena che inequivocabilmente mi ordinava: Seguimi. La proprietaria di quelle natiche doveva essere una allenata. Era un passo troppo svelto per una persona normale oppure ero io più probabilmente a essere una mezzasega. Prossimo a rinunciare all'inseguimento, il culo arrestò la sua marcia in prossimità di una palestra nella quale vidi scomparire il mio nuovo amore. Il perché di quel passo svelto fu spiegato.
Odiavo le palestre, sin dalle prime sporadiche esperienze adolescenziali. Quel giorno però era diverso. Avevo smesso di fare valutazioni arzigogolate ed ero concentrato esclusivamente su quel didietro, così entrai. Il mio amore stava chiedendo informazioni per l'iscrizione. Venni intercettato da uno dello staff al quale non potei far altro che chiedere, disinteressato, le stesse info della mia amata. Non ascoltai nulla di quello che mi diceva quell'energumeno. Percepivo parole tipo basic, premium, plus, deluxe, all in ma ne ignoravo il significato. Nel frattempo ero concentrato su di lei, che mostrandomi ancora le sue terga, effettuava il pagamento del suo abbonamento.
- Okay dai, facciamo l'iscrizione - dissi di punto in bianco.
Interdetto dalla mia repentina decisione e con un incredulo sorriso, l'armadio mi rispose:
- Il pacchetto completo? - .
Risposi di sì senza chiedermi cosa volesse dire.
Avevo appena sottoscritto un abbonamento di quindici mesi dal costo di novecentonovantanove euro che mi dava diritto all'accesso illimitato alle sale e a una borraccia di colore verde utile per usufruire di qualsiasi bevanda energetica erogata dal distributore all'interno della palestra.
- Benvenuto - mi disse stringendomi la mano.
- Ancora non sono venuto - pensai guardando di nuovo quel magnifico culo, ma comunque ringraziai.
Fui felice di aver percorso lo sterrato e di averla seguita, fino a quando non si girò dirigendosi verso l'uscita. Fu solo in quel momento che m'accorsi che avevo seguito una cessa con un gran bel culo non sufficientemente bello da compensare il resto. Mi disamorai in un istante e uscii da quella palestra con la mia borraccia verde che avevo la sensazione mi fosse stata ficcata nell'ano. Solo allora compresi la vera essenza dello all in.
Fiducioso del mio nuovo modo di vivere, valutai che quel piccolo incidente di percorso sarebbe stato propedeutico ad altre mie fortune e così lasciai andare quella sensazione di pulsione rettale mentre accendevo una Camel rossa.
Tornando a casa vidi i soliti vecchi, cani, genitori e bambini condurre una vita come tante, all'insegna dell'onestà, del risparmio, della stabilità e della salute. Io invece rubavo accendini, camminavo su terreni sporchi e tortuosi, fumavo conscio di ammazzarmi e filosofeggiavo sull'apparente spreco del mio denaro. Ero diverso! Ero migliore!
Da casa di Eleonora continuava a fuoriuscire silenzio inodore. La mia abitazione, invece, sapeva ancora un po' di affumicato nonostante le finestre aperte che avevano lasciato spazio anche a un freddo importante. Chiusi le imposte, poi mangiai scatolame e bevvi alcolici illudendomi di potermici scaldare. L'immagine di quel culo eccitante era ancora viva in me e così presi il telefono di casa e digitai il numero di una hotline cercata pochi istanti prima su internet. Una voce erotica di stampo siculo si presentò a me come una ventisettenne, col nome di Giovanna. Io per lei fui Daniele. Dichiarata la mia età, poiché era un servizio per adulti, fui esplicito e le chiesi immediatamente una pecorina. La sua accondiscendenza, il suo modo di parlare, mi eccitarono in pochi attimi e la telefonata durò davvero poco tempo. Venni senza salutarla. Mi piacque molto, anche se era verosimile che mi fosse piaciuto parlare in realtà con una mostruosa ultracinquantenne di nome Rosalia che stava appena finendo di cagare. Fumai la mia ultima sigaretta di giornata prima di addormentarmi.

Daniel Monardo
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