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Autore: Dario Mingarelli
Titolo: Giorni quasi dimenticati
Genere Fiction Giallo
Lettori 132
Giorni quasi dimenticati

- Evvai! Questa la metto anche su Facebook! -
Mauno Nistil, Mano per tutti, ventitre anni, finlandese, ricercatore universitario in prossimità del dottorato, era alla prima estate presso la stazione antartica estiva di Aboa. Prima e unica, sperava. Tra i compiti aveva anche quello routinario di trascrivere nei registri le rilevazioni sulle temperature, a cadenza oraria. Lui aveva il turno dalle dieci alle quattordici.
Da qualche giorno le temperature erano decisamente elevate, le più alte mai registrate dalla stazione. Ciò aveva inquietato non poco la già perennemente ansiosa Christiana Amoles, vetusta direttrice. La quale non per caso era nello stesso hangar laboratorio di Mano. Gli era accanto. Per capire di quanto di più, ancora, doveva preoccuparsi.
- Maledizione Mano, guarda che roba... Tu sei anche contento? -
- Non vedevo l'ora Christiana. E smetti di angosciarti. Tra dieci anni sarai qui a tormentarne un altro perché sarà troppo freddo. Sono cicli, boss, nient'altro che cicli. -
- Non va bene. Non va bene proprio per niente. Non va bene, Mano. Dai retta a me. È tutta energia che si accumula. Non chiamarmi boss. -
- Mi hai insegnato tu che questo posto è una specie di batteria, no? Si accumula tutto il calore. E poi piano piano, quando serve, l'energia viene rilasciata. -
- Le batterie hanno limiti ben precisi in cui possono operare. Qui stiamo superando tutte le soglie, stramaledizione. -
- Ma no, capo. Stiamo solo riscrivendo il limite superiore. Forza Chrissy, un po' di ottimismo. Andiamo a farci una foto fuori senza maglietta? Dopo la mettiamo su Instagram. -
- No, registra la temperatura e sparisci dalla mia vista. Non sono il tuo capo. -
- Subito prof. Ecco che scrivo un bel 10.1 gradi celsius. Due decimi più di ieri. E per la prima volta nella storia: la doppia cifra! Doppia cifra, chi se lo aspettava. E c'è il mio nome sotto. Mauno Nistil! L'uomo della doppia cifra. -
- Finiscila. Non va bene. Non va bene. Oggi vi voglio tutti alle 17 in sala Marylin. Tu ora chiama Lobe e gentilmente fate il test approfondito sulla sonda. Magari è rotta. Non sono neanche la tua professoressa, io insegno altro. -
- L'abbiamo testata tre settimane fa, capo. Quel gioiellino è preciso come un orologio svizzero. -
- Fallo e basta, non possiamo permetterci nessun errore. Avremo gli occhi addosso dei media. E prima dei risultati non diffondere nulla. Neanche sui tuoi social. -
- Sì, buana. I media hai detto? Mi devo far bello... -
- Smettila. -
- Comunque, dopo il controllo, metto tutto su Facebook. Su questo non ci piove. -
- Fai come ti pare. Non sono il tuo responsabile. Sono solo la direttrice di questa baracca. Il tuo capo è il tuo direttore di dipartimento. -
- Sei tu il mio unico e vero dio, Chris. E oggi abbiamo battuto un bel record! -
- Non sai quello che dici. La cosa è seria. Chiama Lobe e fate quello che vi ho detto! Io vado nel mio ufficio. -
Mano, per un attimo, prese il telefono in mano. Poi decise, invece, di usare il microfono esterno. Un po' di allegria faceva bene a tutti, anche alla direttrice, pensò.
Gli altoparlanti emisero un lieve dlin dlon, poi si diffuse la voce allegra di Mano: - A tutte le auto, a tutte le auto. Emergenza tra la terza e la quarta. Si richiede un tecnico bravo e un dottore. Il tecnico bravo deve venirmi a prendere immediatamente e andare presso la sonda Temp b7676 per test approfondito. Ho detto bravo, Lobe, tu non c'entri. Il dottore, possibilmente giovane e superdotato, è richiesto nell'alloggio della principale. -
Poi si tolse la maglia, prese il telefono e corse fuori a farsi un selfie a torso nudo in mezzo ai ghiacci. Non vedeva l'ora di spedirlo su Facebook. O forse una storia su Instagram. Mano entra in doppia cifra! avrebbe scritto.
Christiana era a metà strada. Lo vide correre, e sorrise. Le era simpatico, in fondo. Un buon ragazzo. Capra. Ma un buon ragazzo. Poi incrociò Lobe, che la salutò cordialmente: - Salve capo. Non lo punisca, eh! È matto come un cavallo, ma almeno mette allegria a tutti. -
- Non chiamarmi capo, Lobe. -
Facebook: pagina personale di Mano. Didascalia dell'ultimo post: - Mano entra in doppia cifra: abbattuto il record di 10 gradi celsius. Al polo sud a torso nudo con l'infido Lobe che mi guarda assatanato. - Segue il selfie del giovane Mano e del meno giovane Lobe, entrambi a petto nudo nei ghiacci perenni antartici, più grigi che bianchi. E una foto della registrazione dei 10.1 gradi. 29 like dopo meno di 10 minuti. 134 like nella prima mezz'ora, con molte condivisioni. Diversi commenti allegri, tra cui quello sintetico di Anna, amica di Mano: - Vestiti, scemo. -
Nella foto, ancora ricercabile, si intravede parte dell'edificio principale della stazione antartica, un muro perimetrale. Tra il muro e il terreno ghiacciato spuntano alcune graminacee. Rare ma non così tanto nel continente antartico, soprattutto in presenza di rocce. La temperatura lì è sempre amplificata dal riflesso del muro di cemento armato.
Quella temperatura, in quell'angolo sperduto, inutile e dimenticabile del pianeta terra, non si è mai registrata così alta negli ultimi duecento mila anni.
Il DNA delle spore riproduttive di quel ciuffetto d'erba, proprio nel momento in cui veniva immortalato nel selfie di Mano, intraprese una modifica difensiva infinitesima. Modifica indotta da quel picco di caldo. Era un - settaggio - da sempre presente, ma mai azionatosi.
I moscerini sono un fastidio anche al polo sud. L'unico fastidio del genere. Soprattutto d'estate, ce ne sono tantissimi, non avendo, a quelle latitudini, molti nemici naturali quali uccellini, ragni, insetti più grandi. Tre di essi, posandosi nel ciuffo d'erba, catturarono quelle spore modificate e le portarono, nel giro di pochi secondi, in altri ciuffetti. E altri moscerini ne furono i nuovi portatori. Nel giro di una sola ora, grazie ai moscerini, la presenza di queste spore modificate era moltiplicata in tutta la regione costiera delle Montagne Kraul, dove si trovava la stazione antartica di Aboa.
I moscerini, oltre ad essere fastidiosi, sono instancabili.
Nell'ora successiva le spore, come zainetti sulle spalle di questi esserini, erano già in viaggio verso navi dirette in America Latina e Sud Africa.
I moscerini sono instancabili e sono l'unico essere vivente presente in tutte le latitudini. Non esiste metro naturale o artificiale in cui non sia possibile trovarne uno.
Nelle 10 ore successive le spore erano presenti in tutto il continente boreale.
I moscerini sono anche molto socievoli, e interagiscono l'uno con l'altro costantemente.
Nelle 15 successive le spore erano presenti in tutto il globo terrestre.
I moscerini così socievoli, traportano spore, e molte se le perdono in volo.
Si disseminarono in ogni dove. Le spore hanno un unico compito: svolazzare, incrociarsi tra loro, e far nascere nuove piante di cui portano il codice genetico.
Nel giro di 24 ore tutti i nuovi germoglietti di erba in ogni angolo della terra erano nati da spore che avevano un'infinitesima modifica del DNA. La metamorfosi era completata.
A conti fatti non sembrava cambiato nulla.

Primo sigillo.
E vidi, ed ecco, un cavallo bianco; e colui che vi sedeva sopra aveva un arco; e gli fu data una corona, ed egli uscì, vincendo e per completare la sua vittoria.
Facebook di Luca Colombo. 32 anni. Laurea in farmacia, dipendente presso una filiale veneta di una delle prime quindici multinazionali del mercato farmaceutico. Addetto al Controllo Qualità.
- Stasera alle 21 Big Pharma mi rilascia dopo 6 giorni di prigionia. Riscatto pagato con gli interessi. La cella sarà doverosamente smantellata. I carcerieri saranno puniti! -
4 likes.
Facebook di Sonia Valenti. 29 anni. Chimica. Dipendente presso la stessa filiale. Responsabile del Controllo Qualità prototipi. Un like e un commento al post di Luca Colombo. - Rilasciato Luca, senza riscatto. I rapitori anzi preferiscono pagare pur di toglierselo di torno. Ma prima sarà torturato -
37 likes.
Commento di risposta di Luca Colombo. - Pronto alla tortura, e a contaminare tutto il laboratorio. -
Commento di Sonia. - Contaminazione ammessa solo se la tortura sarà adeguatamente duratura e completa!! -
12 likes e faccine che ridono su questo commento.
Mogliano Veneto. Laboratori Vpharm, affiliata della statunitense Amgen, settore biomolecole a scopo farmaceutico. Ultimo giorno di sperimentazione in condizioni asettiche di una nuova combinazione chimica. Parte di un promettente piano per il contrasto tumorale. Quello di Mogliano era l'unico laboratorio europeo che garantiva condizioni completamente sterili per periodi superiori al singolo giorno, e in presenza di personale. Uno dei pochissimi al mondo. Il laboratorio era chiamato a garantire condizioni di studio e deperimento alla molecola pari a quelle del confezionamento del prodotto finito. Il personale assicurava tutti i controlli definiti dal protocollo di sperimentazione. Il tempo minimo per considerare superata la sperimentazione era di novantasei ore. In quel particolare caso dovevano anche determinare il tempo massimo ammissibile. Serviva a stabilire la data di scadenza. Quindi la durata dell'esperimento era indeterminata.
Per i ventuno dipendenti Vpharm era normale routine predisporre la camera e gli strumenti secondo il protocollo di sperimentazione stabilito dai ricercatori della casa madre e, infine, selezionare gli addetti alla - reclusione - . I tre laboratori erano identici e potevano lavorare in parallelo. Trentacinque metri quadri. Minimo due addetti a sperimentazione, massimo quattro. Spesso ne bastava uno solo, ma era applicato il meccanismo della ridondanza per garantire sicurezza. Erano previsti turni tra i dipendenti. Ma per lo più si accordavano sempre. Non era il lavoro più bello del mondo stare giorno e notte reclusi in poco spazio a fare esperimenti. La parte più brutta riguardava l'uso dei servizi igienici e l'obbligo, connesso, di doccia di vapore nell'anticamera, anche solo dopo una veloce pipì. Quasi altrettanto brutto era mangiare solo ed esclusivamente barrette. Ma molti comfort erano disponibili, tra cui tv satellitare, video games, ebook, internet e smartphone. Anche lavorare sugli strumenti, in fondo, era una sorta di distrazione.
Inoltre, Sonia e Luca stavano insieme, si amavano. Il tempo della ‘reclusione', per loro, era solo poco diverso, e altrettanto piacevole, rispetto a quello passato nello stare a casa. Spesso si proponevano loro per i turni da due, specie se con durata non definita. Stava bene a loro e stava bene agli altri. Tutti, infatti, nei casi di sperimentazioni lunghe, preferivano essere almeno in tre, numero che, per diretta esperienza, consentiva loro un passare del tempo molto più iterativo e dinamico.
Sonia era il capo di Luca, si erano conosciuti proprio lì poco più di un anno addietro. Era stata lei a sceglierlo, dopo l'ultimo colloquio dei tre previsti per i candidati più idonei. Le era piaciuto il modo in cui lui aveva risposto tranquillo e preciso a tutte le domande, sia tecniche sia generali. Senza mostrare né troppa professionalità (che diventava, poi, quasi sempre rottura di scatole una volta assunti), né superficialità. E senza mai togliere gli occhi dalla sua scollatura. Peraltro, neanche troppo ostentata, quella volta. Oltre ad assumere un buon collaboratore, Sonia sentiva di essersi invaghita fin dal primo momento. Lui poi, da assunto, non le aveva più mostrato nessun interesse particolare. Era allegro e dedito al lavoro, nulla di più. Ma lei era troppo donna per non aver capito tutto. Era una storia già scritta. In poche settimana, Sonia pose fine a tutte le storie e storielle che aveva in corso.
E al primo esperimento a due fu semplice organizzare che fosse Luca il suo compagno. La zona notte non separava per genere. Dato che si indossavano sempre abiti lunghi, cuffia e mascherina sarebbe stato un investimento inutile costruire due stanze. E anacronistico. La prima notte, dopo le ordinarie chiacchiere di lavoro, ognuno steso nella propria branda, lei fu piuttosto diretta.
- Mi hai guardata le tette tutto il tempo del colloquio... Questo lo sai vero? -
- Ah... Ops. Non pensavo te ne fossi accorta. -
- Eh già. Non è che ci voglia tanto. Gli occhi sono trenta centimetri più su, circa. -
- Mi spiace Soni. Ma ti seguivo eh. Solo che stavo cercando di capire una cosa. -
- Cosa? Se erano tre? -
- Ma no, dai. Se c'erano o no. -
- Ah... Rimarrà un mistero allora. -
- Eh see... -
- See cosa? -
- Cosa credi che non l'abbia capito? Non è che ti vesti da suora quando sei fuori dal gabbio... -
- E cosa avresti capito? -
- Qualcosa c'è. Non è tutto push up. -
- Non è niente push up, caro. -
- Ma io sono esigente. Cara. Sono abituato bene. -
- Ok Luca, allora mettiamola così. Le tue buone abitudini le stai frequentando? -
- No... Le ho lasciate ad Alessandria. -
- E le cattive abitudini di una notte sola? -
- Beh... quelle dipende. -
- Infatti. Bravo. Dipende tutto da quello. Io posso e voglio farti capire cosa vuole dire veramente essere abituati bene. Ma tu metti tutto il passato nel cassetto dei ricordi. Ok? -
- Ok Sonia. Allora va bene. Vorrei solo aggiungere un dettaglio. -
- Avanti. -
- Io sono innamorato di te. Dal primo giorno. -
- E cosa aspettavi a farti avanti? -
- Non ero sicuro delle tue tette. -
- Invornito, ora dormi. E non giocare sotto le coperte con quel rigonfiamento che si vede da qui. Contamini tutto e mandi a monte l'esperimento. -
- Quando finisce? -
- Vedremo... Ora dormi. E ti amo anch'io. Sappilo. -

Due anime gemelle si erano trovate.

L'esperimento era terminato. Ventisette ore oltre il minimo.
- Chi c'è fuori, Luca? -
- Uhm... mi pare nessuno, sono le 7,05. -
- Hai chiuso la posizione? -
- Sì, dobbiamo solo sistemare e andare a fare una bella doccia a casa. -
- Contaminami. -
- Sempre romantica, eh? -
- Qui, sulla scrivania. Per bene. -
- Guarda che entro un quarto d'ora arriva Bellucci, lo sai che è mattiniero. -
- Allora sbrigati. -
- Sarai un bravo padre? - gli chiese, mentre si rivestivano alla meglio.
- Ecco il Bellucci che arriva. Un minuto prima e avrebbe chiamato la sicurezza per farmi arrestare. -
- Ho urlato molto? -
- Fa te! A un certo punto pensavo stessi male... -
- Allora sarà un bambino forte! -
- Vorrei entrare nella tua testa quando fai questi ragionamenti. -
- Perché? Guarda che è semplice. I risultati migliori arrivano solo se si fanno bene le cose. Vale sempre, secondo me. -
- Si, vabbè, mi hai convinto. -
- E comunque devi ancora rispondere alla domanda. Sarai un bravo padre? -
- Solo se sei capace di fare un maschietto. -
- Io vorrei una femmina. -
- Cosa me ne faccio di una femmina? Mi serve un maschietto. Lo devo portare a calcio. Poi deve vedere la partita con me sprofondato nel divano. Bevendo una birra. -
- Ma se neanche tu la bevi? -
Luca si distrasse. La testa leggermente piegata. Negli occhi vedeva scene.
- E poi deve tornare a casa tutte le sere con almeno una sbucciatura, se no la giornata è stata inutile. Deve imparare a non piangere quando si fa male. O quando qualcosa va male. Deve avere amici di giochi. Deve avere il coraggio di battersi, e capire anche se vale la pena scappare e nascondersi. Deve trovare la ragione di farsi avanti per primo. Deve correre forte, deve desiderare una bicicletta più di ogni altra cosa. Deve leggere senza balbettare. Deve arrivare primo, secondo. Mai ultimo. Deve dispiacersi di nascosto per non avercela fatta. Deve fare lo sbruffone, e deve prenderle quando esagera. Deve provarci. E deve riprovarci. Deve cadere e rimbalzare. Deve disobbedirti, e disobbedirmi. Deve andare in punizione, e può anche odiarmi per qualche minuto. Deve parlarti e parlarmi, e dovrà ascoltarci. Deve avere dei segreti e distrarsi verso un sogno. Deve capire il mondo dentro i libri e imbambolarsi davanti ai cartoni. Deve rispettare la fila per l'altalena. Deve buttare quella palla dentro i pali. Possibilmente non troppo in alto, se no non vale. Deve urlare di felicità, come te quando fai l'amore con me. Non dovrebbe ballare, ma se ballerà a me va bene lo stesso. Deve fare i compiti in fretta e furia. Può anche non farli tutti, basta che non si faccia scoprire. Deve capire che qualcosa la può cambiare. E qualcosa no. Deve piangere per una brutta notizia che riguarda un amico. O una terribile notizia che riguarda sconosciuti. Deve dormire con te e me. Deve dormire da solo. Deve spingere una macchinina contro il muro. Forte. Possibilmente una Ferrari. E lasciare una macchiolina rossa nel muro e un'ammaccatura bianca nella macchinina, e nei suoi ricordi. Deve leggere le istruzioni dei lego. Poi deve buttarle. Deve infangarsi tutto, e può puzzare. Deve mangiare in fretta. Deve sbrigarsi. Deve imparare a stare solo. Ma poco. Deve ridere, con te e me. Come noi. Deve non dormire la notte prima di un viaggio. Gli deve battere il cuore. Deve aver coraggio di farlo. Non di dirlo, ma di farlo. Soprattutto questo deve avere, questo coraggio.
Sei in grado di farne uno così? -
- Sì, ma femmina. E sarà una ballerina. -
- Allora sì, se la fai così, sarò un bravo padre. -
Uscendo, Sonia andò alla sua scrivania a riporre i moduli firmati. Luca prese un caffè con Bellucci.
Dentro Sonia, una colonna di arcieri su cavalli bianchi si lanciavano a tutta velocità all'assalto del castello. Ci fu un solo vincitore.
Nel momento del concepimento, miliardi di sacche contenenti particelle di zinco vengono scagliate via ad ondate continue dalla superficie dell'ovocita. Si crea uno spettacolare alone. È come se fosse posata una corona sul vincitore.

- Ecco fatto, angelo. Sarà l'ultima. E la prima. L'omega. E l'alfa. -
- Femmina? -
- Sì. La volevano entrambi femmina. -
- Ottimo. Anche la scelta della zona. Indubbiamente la migliore al mondo. -
- Lo sai vero? Lo sai che cosa succederà... E pensare che hanno costruito la basilica di San Marco. -
- Ci sono opere mirabili in ogni conseguenza delle scelte originali. -
- Ma gli esseri umani sono speciali. -
- Lo potevano essere, non lo sono stati. -
- Lo potranno essere? -
- Lo chiedi a me? -
- Chiedo la tua opinione. Io lo so. -
- Credo di sì. Potranno creare anche senza il dolore. -
- Sono triste. -
- Vorrei poterlo capire. -
- È come... come essere soli. -

Dario Mingarelli
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