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Autore: Ferraro - Di Bartolomei - Campanile
Titolo: Agente Tango
Genere Spy story
Lettori 111
Agente Tango

Anno Zero

Quell'inizio di settembre era particolarmente afoso a Roma e Tomaso ormai da giorni, doveva lavorare senza sosta. Il mese di agosto trascorso in Sicilia gli aveva fatto accumulare un mare di cose da fare, sia per l'ufficio dei servizi di intelligen- ce che dirigeva, sia per la parte giornalistica che gli serviva da copertura. Per quest'ultima un giorno sì e uno no, stava viaggiando per piccole località del centro-sud Italia parlando di arte, storia e cucina. Mentre in ufficio monitorava le strut- ture che aveva tirato su con Baudasso (in particolare la sta- zione libica), dove tuttavia Angola si era ben calato nel ruolo di referente principale e responsabile delle azioni sul posto. Era stato a pranzo con l'amico Vittorio e si era trattenu- to lungamente a parlare di tutto. C'era da riorganizzare la stazione in Somalia, ma non era facile data la situazione di quel paese, dove comunque continuavano ad operare perso- ne di loro piena fiducia. E c'era da rafforzare i contatti in Centro - America terribilmente importanti per i traffici di stupefacenti. Vittorio era molto nervoso quella mattina per altre questioni. Ad un certo punto disse a Tomaso che stava indagando su una faccenda molto delicata all'interno di una divisione specifica, senza menzionarla, e che quello che ave- va scoperto fino a quel momento non gli piaceva neanche un po'. Tuttavia lo avrebbe informato nei tempi previsti, quan- do naturalmente sarebbe stato lui a doverlo aiutare per an- dare avanti. Quando Alfa era criptico Tango si preoccupava, quasi sempre c'era qualcosa di molto rischioso che poteva succedere da un momento all'altro, prima di tutto per il ge- nerale. Quella sera però Tomaso sarebbe andato con serenità ad una mostra di pittura dell'amica Pietra Barrasso, conosciuta anni prima attraverso un suo collega. Un classicista come Vitellaro innamorato del barocco aveva poco a che spartire con la pittura astratta moderna; ma quell'artista lo aveva sempre impressionato per l'uso che faceva dei colo- ri. Si mise elegante e a cavallo della sua Moto Guzzi partì per la serata. Dopo aver salutato con un bacio affettuoso l'artista e sorseggiato un prosecco offerto dalla galleria dove esponeva la Barrasso, iniziò a guardare i quadri. Fu colpito quasi da subito da un'immagine che nella sua astrattezza, sembrava in un mare di colori richiamare le forme di una bel- la donna, mentre osservava l'opera non si accorse di esse- re guardato da una figura femminile alta quasi quanto lui, con dei lunghi capelli lisci e biondi, due occhi di un azzurro molto intenso e un fisico decisamente slanciato e tonico. Il periodo d'altronde era di quelli pesanti e il colonnello a Ro- ma non poteva più contare neanche sulla presenza di Katia, partita da pochi giorni per un corso di perfezionamento a Londra. Ad un certo punto la donna che gli era vicino mali- ziosamente gli disse: <>
<>, rispose Vitellaro, proseguendo: <>
la donna controbatté: <Tomaso rimase interdetto: Finalmente trovava qualcuno che la pensava come lui su quel dettaglio e gli si presentava sotto i tratti di una moderna Gloria Guida (musa ispiratrice dell'adolescenza di Tomaso). <<È il motivo per cui vengo alle sue mostre,>> mi piace la luce che emanano i suoi quadri, di- chiarò lui. La conversazione proseguì per tutta la serata sor- seggiando prosecco e ammirando i capolavori dell'artista, cercando nel frattempo di ampliare la conoscenza a trecen- tosessanta gradi della donna. Sofia Greco, la ragazza in questione, è una rampante consulente di design di 29 anni, salita nella capitale da Porto Ionico vicino a Catanzaro percepita la provenienza, era stata inevitabile la domanda di Tomaso etnologo per l'occasione, circa le origini del suo aspetto de- cisamente nordico. Venne fuori che il padre Carlo Greco, che l'aveva lasciata da poco, era stato un agente di polizia, per molti anni in servizio in Friuli (mentre lei raccontava, Vitel- laro rifletteva sul come la sua esistenza fosse un concentrato di sbirri e femmine mediterranee), dove aveva conosciuto la madre che era di Sequals in provincia di Pordenone, il paese specificò del grande campione di boxe Primo Carnera. Pote- va essere un campanilismo tipicamente italico, ma quell'an- notazione di costume fatta da una giovanissima -al cospetto del ricordo di un pugile degli anni trenta-, intrigò discreta- mente Tomaso che comunque di base aveva lo sguardo già molto impegnato in ogni rivolo del suo corpo. Quella sera lui comprò due quadri. Il primo lo regalò a Sofia (e dovette pe- nare non poco per convincerla ad accettarlo). Il secondo lo tenne per sé. Lo avrebbe messo nella casa di Roma, per ri- cordarsi di quella sinuosa bionda se la loro amicizia non fos- se andata oltre quell'incontro. Lo aveva colpito e lei lo sape- va. Il giorno dopo presero un aperitivo, poi si rincontrarono varie volte, e alla fine si amarono. Sofia era intelligente, in- tensa e discreta (più di Francesca). Il tipo era di quelli che piaceva a Tomaso, che istintivamente amava dirigere qual- siasi situazione o almeno illudersi di farlo, giacché ormai sa- peva da tempo che la gran parte delle donne ti illude di comandare, per poi portarti di base dove vuole lei. Anda- rono anche ad un'altra mostra artistica, dove Vitellaro sfog- giò delle conoscenze pittoriche che lei adorò. In quell'occasione la portò a cena in un locale argentino e pro- varono assieme qualche passo di tango; ma non la condusse mai all'enoteca ‘'Trinacria in continente''. L'ingresso nei suoi ambienti era calmierato a seconda delle opportunità, specie per chi aveva con lui una relazione interpersonale. Dopo un po', (ma neanche tanto) che questa storia andava avanti ini- ziarono a parlare delle loro vite. Stavolta Tomaso fu diretto, confessandogli che in Sicilia aveva una donna e che era una cosa seria (non specificò altro). Lei non fece molta questio- ne. Aveva terminato una storia andata avanti qualche anno da poco tempo e desiderava non legarsi. Tomaso pensò che la sfortuna di non riuscire a vivere completamente la rela- zione con la persona che amava per davvero era spesso miti- gata da queste situazioni occasionali e gratificanti, ma avrebbe volentieri barattato quest'avventura, per avere una storia più completa con Francesca. In quella donna però c'e- ra qualcosa di molto interessante e similare a lui, e presto lo avrebbe scoperto. Un giorno dopo aver fatto l'amore nel vil- lino di Tomaso al Quartiere Trieste a Roma, lei si mise una vestaglia attillata di colore nero (che aveva apposita- mente lasciato nella casa in precedenza per marcare il terri- torio, e che emanava un profumo conturbante), e con lui nel- la sua basica tenuta notturna si sedette sul divano e iniziò a conversare di argomenti delicati e profondi. L'indomani sa- rebbe partita per la Calabria, precisamente per Porto Ionico, sua città natale e di residenza, dove avrebbe aiutato la ma- dre, rimasta sola ad occuparsi della sorella Donata, che da tempo soffriva di depressione. Avrebbe passato una settima- na o forse più ad accompagnarla in varie strutture sanitarie e dallo psicologo, dove ultimamente si stava rifiutando di an- dare, con relativa preoccupazione della mamma, che aveva chiamato l'altra figlia non facendocela più a gestire in soli- tudine la situazione. Questo stato di malessere in Donata era nato da un dolore straziante che un anno prima la donna aveva provato: La perdita del figlio Angelo di appena sei anni per una neoplasia. Evento in forza del quale era terminato nei dissapori il suo matrimonio con Giuseppe Spadafora (ex cognato di Sofia) muratore precario, per una società edilizia che faceva occultamente riferimento (attraverso una catena di prestanome ben nota a tutto Porto Ionico) alla famiglia di n'dranghetisti dei Lucaviti. Ma quest'ultimo dettaglio Vitel- laro lo apprese successivamente. Mentre conversavano To- maso non riusciva a smettere di guardare le gambe di Sofia, accavallate sino alla cima del fianco dove la vestaglia nera di raso lucido risaltava di più il corpo e preludeva ad una scol- latura che ne mostrava abbondantemente il seno! Ma alzan- do lo sguardo più per tatto che per volontà, osservò il suo vi- so scosso da un disagio doloroso che stava sfogando con quella chiacchierata. A quel punto Tomaso che comunque era già stato colpito dalla vicenda triste della perdita del ni- pote, inevitabilmente sensibile a certi richiami non seppe re- sistere e gli chiese: <>
Lei rimase interdetta. Poi rifletté e rispose: <> <> rispose Tango, e proseguì precisando: <>
<> disse Sofia;
<> Chiuse Tango. A bordo della sua Alfa Romeo Giulietta, autovettura intestata alla ASD Giovanni Celeste, che utilizzava quando era pre- sente nella capitale, raggiunse casa di lei la mattina dopo alle 07:00, con poche ore di sonno sulle spalle ma con una voglia incredibile di vederla. Parcheggiò davanti al monoloca- le della Greco, che si trovava nei pressi di Viale delle Provin- cie a Roma in una piccola stradina interna, dietro a dove sorge uno degli ultimi cinema d'essai della città, collegato (come si usava una volta) alla parrocchia attinente. Partiro- no. Tomaso conosceva il tragitto e sapeva che sarebbe stata lunga. Lei come ogni donna che si rispetti scese ben trucca- ta, ma comunque sportiva data la lungaggine del viaggio e la canicola fuori stagione che continuava a persistere sull'Italia. Naturalmente portò con sé un mare di roba, ma Vitellaro (non era di certo la prima che accompagnava) lo aveva lar- gamente previsto e si presentò con l'autovettura già messa a due sedili per ampliare il bagagliaio e portando con sé solo un piccolo trolley, ben fornito comunque di vestiti e prodot- ti per l'igiene personale. Il viaggio proseguì tranquillo, un paio di soste e ogni tanto qualche rallentamento di Tomaso per lasciar scivolare le sue mani sulle gambe di lei. Quando furono sulla dorsale ionica, con un mare splendido davanti in una delle costiere più belle d'Italia, partì un altro flash- back di Tango. Quel giorno la quasi trentenne Sofia sembra- va ai suoi occhi la poco più che ragazza Gloria Guida, quan- do recitava in quelle commedie sexy di fine anni settanta, che da adolescente lui aveva visto in qualche tv locale sici- liana ad orario molto tardo, quasi di nascosto dal resto dei familiari. Qualcosa all'epoca di inconfessabile per lo scanda- lo che avrebbe destato nelle mentalità genitoriali di quei tempi e che oggi rimaneva inconfessabile, onde evitare di far sbellicare dalle risate a propri danni i nipoti, che attraverso l'accesso alla rete potevano vedere cose decisamente più spinte e meno salutari. Tuttavia volendo soddisfare il suo la- to vintage, che alla fine era il refugium peccatorum della sua esistenza, lungo il tragitto parcheggiò la macchina accanto ad un pezzo di macchia mediterranea, vicino al mare, assicu- randosi che lì attorno non ci fosse nessuno. Poi senza spiega- re molto alla già presupponente Sofia, la fece scendere dal mezzo la piegò gentilmente sul cofano, per altro già abba- stanza infuocato di suo, le abbassò da dietro le mutandine e l'amò, ripetendo esattamente la scena di un film che aveva visto molti anni prima della dea bionda o forse di qualche sua altra collega del periodo. La compiacente creatrice di ambienti, non poteva anagraficamente comprendere da dove avesse preso quell'attimo d'ispirazione, ma stretta al suo gioco non pose molte domande. Dopo, in breve tempo arrivarono a casa di lei. Ad accoglierli sulla porta c'era Elisabetta Metroz, madre di Sofia e Donata. L'arrivo di Vitellaro le era stato preannunciato dalla Greco e la donna (che non era a conoscenza della natura del rapporto libero della coppia), cullava già in cuor suo qualche modesta illusione di stabili- tà per la figlia più piccola, fresca di rottura con un partito che - per tutta la durata del rapporto precedente di Sofia - gli era sembrato abbastanza solido. La si poteva menare quanto si voleva, ma con quella situazione per casa, un uomo faceva comodo! I molti anni di Calabria comunque non ave- vano intaccato gli atteggiamenti settentrionalmente disini- biti e pratici della signora, che nonostante i patimenti, le perdite gravi - marito e nipote - e una figlia in difficoltà, con- servava intatto un fascino che ne faceva presupporre una passata bellezza non dissimile da quella di Sofia. Per l'occasione preparò una camera da letto per i due avventori e naturalmente il pranzo. Al momento del desinare scese Do- nata che salutò con educazione e distanza Tomaso, prima di baciare la sorella.

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