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Autore: Cristina Origone
Titolo: Tutto brucia tranne te
Genere Thriller
Lettori 139
Tutto brucia tranne te

La verità ha sempre due facce

Torino, 10 novembre 1993
Il giornalista osserva le persone evacuate dal palazzo in fiamme che sostano dall'altro lato della strada. Hanno formato dei piccoli gruppi fra le macchine parcheggiate, due donne piangono e si abbracciano.
Lo sguardo scivola su una bambina. Un uomo le tiene la mano destra e guarda verso l'alto. È il suo primo servizio: la confusione e il fischio assordante della sirena lo rendono nervoso e agitato.
— Siamo pronti? — chiede al cameraman mentre pensa a quanto sia stato fortunato a trovare quel lavoro. La televisione commerciale, in un Paese che ignora i deboli, è diventata un servizio pubblico che offre gratis emozioni, sorrisi e lacrime; se il collegamento andrà bene, qualcuno verserà qualche lacrima guardando il Tg. Questa è la regola.
Sorride cinicamente mentre sistema l'auricolare nell'orecchio.
Il tecnico gli risponde con il segno della mano che indica OK; la voce squillante della conduttrice gli arriva forte e chiara.
— Sì, i vigili del fuoco sono ancora sul luogo dell'incendio, ormai al lavoro dalle dieci. Una grande nuvola di fumo si è alzata da qualche ora su un caseggiato all'angolo fra corso Rosselli e via Cassini. Al momento si contano due vittime, la cui identità non è ancora stata resa nota. Tutta da verificare anche la natura dell'incendio: accidentale o doloso?
Parla con voce affranta, consapevole che domani nessuno si ricorderà più di tutto questo. Nemmeno lui, pensa guardando il segno delle due dita puntate verso l'alto del tecnico.
Vittoria.
 È andata bene.
Il collegamento si chiude.

Marta
Genova, 10 maggio 2011

Lui, presidente e relatore della tesi, mi proclama finalmente dottoressa con: — Un meritato 110. — Sono queste le parole che pronuncia stringendomi la mano. Contraccambio la stretta e abbasso lo sguardo. Mi trattiene la mano più del dovuto e, quando me la lascia, la stringo a tutti ed esco dall'aula.
Sono turbata. Ma non per la laurea.
Caterina mi abbraccia prima degli altri miei amici e mi sussurra all'orecchio: — Tutto bene?
Io scoppio a piangere.
Fiori, foto, applausi e abbracci. Sono nella confusione più totale e con lo sguardo cerco lui. Non è ancora uscito dall'aula. Alcuni miei amici mi chiedono una foglia di alloro della corona che Caterina mi ha preparato, sembra che porti fortuna a chi si deve ancora laureare. Mi distraggo per qualche minuto e, quando guardo in direzione delle scale, vedo che lui sta scendendo i gradini a passo veloce.
Caterina se ne accorge e mormora: — Finalmente se n'è andato e... — Sorride e conclude: — Non pensarci più, dottoressa.
Lei è la mia migliore amica. Mia madre avrebbe dovuto occuparsi di questa giornata, invece è Caterina che ha organizzato la festa dopo la laurea e mi ha regalato un weekend da trascorrere insieme in un centro benessere. L'unica cosa che ha fatto mia madre è stata telefonarmi stamattina per augurarmi un freddo - in bocca al lupo - .
Sono anni che sono nelle fauci del lupo, ma lei non lo sa. — Crepi — ho risposto con molto piacere e ho chiuso la conversazione.
Caterina ha occhi piccoli e neri, e un fisico sproporzionato: spalle strette e fianchi larghi. Ha una parlantina sciolta, porta i capelli corti e studia Giurisprudenza, ma è fuori corso da diversi anni. Ogni tanto scherza e dice che per errore ha camminato sul rombo bianco al centro del pavimento del chiostro in Università, e quindi per quel motivo non prenderà mai la laurea. Per gli studenti della facoltà di Legge di Genova quel rombo porta sfortuna, si può calpestare solo dopo essersi laureati.
In realtà non si impegna a sufficienza. Ha tantissimi hobby: segue corsi di recitazione, cucina e fotografia. Fa spinning tre volte la settimana, ma sono mesi che non la vedo studiare. Caterina è l'esatto contrario di me. Io sono molto pigra, esco raramente e, se ho un obiettivo da raggiungere, niente mi può distrarre. Non permetto a nessuno di distogliermi dalla mia meta.
Conosco Caterina da qualche anno, dividiamo un appartamentino nel centro storico.
Lei ha ragione, non dovrei più pensare a quello che è successo e non dovrei più pensare a lui. Mi asciugo le lacrime e le rispondo: — Non hai torto, Cate.
In quel momento si intromette Luca, il mio compagno di università: — Ma il prof. non viene con noi? Oh, mi vengono ancora in mente le sue parole il nostro primo giorno di lezione. Te le ricordi, chèrie? — chiede.
Sorrido imbarazzata, ma non perché mi chiama chèrie, lo fa sempre, e rispondo: — Come potrei dimenticarle?
Luca imita la sua voce mentre pronuncia: — Bene, voi siete quaranta. Mettetevi bene in testa che uno di voi troverà lavoro come guida, ricercatore o simili; altri due finiranno a fare i commessi in un museo; per tutti gli altri, invece, sarà come se aveste finito le superiori senza più continuare. Perciò, pensateci bene se volete proseguire e prendere una laurea in Storia.
Imita benissimo il professore e i miei amici ridono.
Caterina punzecchia Luca e aggiunge: — E lei, signor Bordonaro, perché ha scelto questa laurea? Non ha pensato agli sbocchi lavorativi?
Lui sorride e risponde esattamente come ha risposto quel giorno al professore: — Perché la laurea e il lavoro dovrebbero essere la concretizzazione dei propri interessi e delle proprie passioni. Compiere tale scelta, pensando esclusivamente al lavoro e ai soldi che ne conseguono, sarebbe stato sbagliato.
Scatta l'applauso. A lui piace essere al centro dell'attenzione. Luca ha uno strano accento francese, anche se è genovese, e la erre moscia lo fa sembrare un parigino. Pure il suo look si addice poco a una città come Genova, a prima vista grigia e severa: indossa una giacca a doppio petto corta e una camicia con una larga cravatta di seta. I pantaloni a due pinces arrivano sopra la caviglia e le scarpe di vernice sono stringate, con la suola di gomma. Sì, oggi ha esagerato, non oso pensare cosa indosserà alla sua laurea.
Continua imitando Carla Benassi, una mia compagna di corso, che non è presente. Ruba gli occhiali a un mio amico e, con una voce simile al personaggio di un cartone animato, puntualizza: — Lei ha ragione, professore, soprattutto il settore delle lauree umanistiche offre meno sbocchi lavorativi di quanti ne offrono le lauree scientifiche. Di tutti i laureati che conosco, nessuno svolge un lavoro corrispondente al titolo di studio.
 Si toglie gli occhiali e conclude con un'altra imitazione del prof: — Ecco, signorina Benassi, direi che lei ha colto l'essenza del mio discorso. Tutti ridono nuovamente. L'unica che non ride sono io.

Quando arriviamo al C Dream sono agitata. Stringo tra le mani la tesi e mentre entro nel locale mi guardo intorno. Spero che lui sia qui ad aspettarmi, invece mi accoglie con un abbraccio Edoardo, il padre di Caterina. È un uomo alto, con un fisico tozzo e la prima cosa che si nota di lui sono le mani: sono grandi, troppo rispetto al corpo. Lavora come dirigente di una Compagnia di crociere e Caterina mi ha organizzato un rinfresco in questo posto favoloso nel centro di Genova.
Il C Dream è un lounge-bar di proprietà della compagnia navale. L'atmosfera è da sogno, si ascoltano suoni e rumori del mare e si scoprono effetti speciali come la cascata di petali di rosa dal soffitto. La musica è so􏰀 e, mentre l'atmosfera cambia continuamente al mutare delle luci, facciamo il primo brindisi abbracciati da una luce rosa.
Ci sono tante persone, alcuni sono amici di Edoardo. I genitori di Caterina mi considerano parte della loro famiglia, a volte mi sento quasi adottata da loro. L'assenza di Carla, sua moglie, non era prevista, ma è dovuta andare a Catania per assistere una zia malata. Sono entrambi di origini siciliane.
Io non ho una famiglia. E, mentre ci penso, stringo forte la tesi.
— Marta e questa? — chiede Caterina, cercando di strapparmela.
— No, ferma! — Il modo rabbioso con cui mi rivolgo a lei stupisce anche me. Fisicamente sono molto minuta, ho capelli mossi, lunghi e chiari, e la pelle bianca. Sono sempre gentile con tutti e Luca dice che sembro uscita dal Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Dice che sono una creatura raffinata, sofisticata ed eterea.
Caterina, sorpresa, sbatte gli occhi. Io mi scuso e cerco di giustificarmi dando la colpa alla tensione della giornata. Lei mi ha già perdonato; le accarezzo una guancia e vedo lui mentre parla con Edoardo.
— Cate, guarda là.
Lei si volta.
— Sapevo che sarebbe venuto. — Sorrido soddisfatta.
— A volte mi spiazzi, Marta. Davvero. — Lo so, Cate, tu hai ragione. Dopo quello che è successo, dovrei stare alla larga da lui. Però...
— Non dirmi che ci speravi...
— Le mostro la tesi. — Gli ho scritto una dedica. Nonostante tutto è il mio relatore.
Lei si allontana contrariata. Il suo sguardo dice: — Non sono affari miei.
Io guardo il professore che si volta verso di me. La luce cambia e diventa azzurra. Azzurra e fredda come i suoi occhi.
Mi tremano le gambe mentre lui si avvicina.
Gli allungo la tesi. — Per lei. Grazie di tutto.
— Non volevo venire. E invece... — Ignora il libro e prende un bicchiere di spumante appoggiato sul bancone del bar. I divanetti rosa difronte a noi sono occupati. Con lo sguardo accarezza tutti i presenti. Poi alza il bicchiere e aggiunge: — Un po' di attenzione, per favore. — Prende la tesi. — Vorrei leggervi la dedica della mia allieva... — Mi guarda e sorride. — Preferita, ora posso dirlo... — I miei amici applaudono, alcuni ridono. — Ha gentilmente scritto sulla sua tesi. Vorrei leggervi solo le prime parole — dice appoggiando il bicchiere — il resto lo terrò per me.
Parla con lo stesso tono caldo e intenso che usa durante le lezioni. Non si sa che età abbia, ma il suo aspetto giovanile e stropicciato lo ha reso l'idolo di noi studenti.
Apre il libro e, prima di pronunciare qualsiasi altra parola, impallidisce. Prende il calice e beve lo spumante tutto di un fiato. Poi lo appoggia nuovamente e aggiunge: — È la mia allieva preferita, ma mi aspettavo qualcosa di più originale di un grazie, professore.
I presenti in sala rimangono stupiti, lui sorride in modo strano, poi chiude il libro e se ne va.
Ovviamente non è quella la mia dedica. Le guance si arrossano. Non mi aspettavo che volesse leggerla di fronte a tutti.
Dopo l'imbarazzo generale, prende la parola Luca e, imitando la voce del professore, dice: — Non è da lei signorina Bini, mi ha fortemente deluso. Meno male che mi sono opposto alla lode. — Tutti ridono e lo sguardo di Caterina sembra dire: — Dopo mi spieghi cosa sta succedendo.
Sento vibrare il cellulare nella tasca dei pantaloni. Guardo il display. Il messaggio mi colpisce come lo schiaffo che lui mi ha dato due giorni fa: Puttana.

Cristina Origone
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