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Autore: Daniele Possanzini
Titolo: Pervinca
Genere Thriller Psicologico
Lettori 800
Pervinca

Sono le undici del mattino e una folla sta assediando la Fortezza da Basso a Firenze. Sono visitatori arrivati da ogni parte del mondo e sono sicuri che tutto quello che vedranno oggi sarà straordinariamente vero. Purtroppo non immaginano che assisteranno anche a qualcosa di verosimile, non sanno che non se ne accorgeranno e che questo sarà un grosso problema.

Ieri hanno approfittato del tempo libero per visitare l'incredibile museo a cielo aperto, per gustare la bistecca e per mangiare la ribollita, zuppa di pane raffermo e verdure, così come la panzanella, piatto fatto con pane raffermo pomodori cetrioli cipolla rossa e basilico. Anche per la gioia dei vegani, sempre più numerosi.

Oggi si aspettano l'incredibile, ma vero.

Fiorenzo, che è partito stamattina presto da Pisa, ha già raggiunto addirittura la Sala Ottagonale, ormai affollatissima. È sollevato sulla punta dei piedi per vedere da più in alto cosa sta per accadere e tiene per mano Gino che allunga il collo anche lui per vedere la mamma, imitando suo padre. Ha lo sguardo fisso sul palco quando, all'improvviso ma non sorprendentemente, vede spuntare Pervinca che si muove sinuosamente sulla passerella. Si accorge che non indossa quel vestito grigio asfalto che aveva portato da Pisa apposta per questa occasione.

Anzi, nota che non indossa né quel vestito né un altro.
È sul palco senza vestito! Merda! Vede solo lo slip, il top e quegli occhiali da sole che riflettono le luci della fiera in modo accecante. Quel fascio di luce proveniente dal cristallo con cui sono state prodotte le lenti è davvero forte e non gli consente di guardarla in faccia.

È l'invenzione di Pervinca! Lo sa bene. È il cristallo che lei ha progettato e che ora sta diffondendo una luce più intensa di quella del sole.

Al contrario, vede chiaramente che indossa scarpe dai tacchi altissimi e, alzando lo sguardo, scorge l'incavo perfetto di quei seni sodi e tonici che mozzano il fiato a uomini e donne. Lo conosce bene, lui, quell'incavo. Poi riabbassa lo sguardo e osserva quelle sottili caviglie e quei polpacci affusolati da fare invidia a una modella ben allenata.

A casa ne avevano parlato tanto, di questa fiera. Ma ora non gli interessa più niente di niente! Quello che ha visto, e solo quello, è sufficiente a fugare il dubbio che ha sempre avuto sin da quando l'ha conosciuta. Ma che dubbio ha sempre avuto Fiorenzo?

È arrivato anche il servizio di sicurezza e da questo momento in poi i pannelli divisori impediranno al pubblico di osservare i preparativi che i tecnici della fiera stanno freneticamente ultimando. Si sbircia con difficoltà. È inutile accalcarsi. Bisogna aspettare. Si entrava solo per invito e chi lo ha ricevuto vedrà tutte le dimostrazioni seduto comodamente.

Oggi è l'ultimo giorno della fiera e alle ore quattordici ci sarà la presentazione finale dei nuovi materiali tecnologici speciali. Ormai ogni mese ne compaiono moltissimi su Internet e pochissimi nei negozi. Non stupiscono più. Ma quelli che vengono presentati qui oggi sembrano proprio qualcosa di speciale. Promesso! Ci saranno molte sorprese anche per i bambini.

Si potrà trovare, vedere e toccare di tutto. Dagli strumenti per la percezione della realtà aumentata ai vestiti da montagna e alla biancheria intima, dagli ombrelli alle scarpe e agli stivali, dai cappelli agli occhiali, agli orologi e ad altri giocattoli e strumenti della vita di tutti i giorni che sfruttano questi nuovi materiali, con prestazioni ed effetti impensabili fino a pochi mesi fa.

I telefoni cellulari non sono più sconvolgenti come in passato, tuttavia servono ancora perché consentono di entrare nel mondo virtuale che si vede e si sente ma che non si tocca. Il mondo virtuale non è ancora il mondo dei sogni e bisogna ancora aspettare per toccarlo. Meglio così. I sogni non si toccano.

È la trasformazione digitale di cui si è parlato tanto. Si osserva cosa consente la tecnologia e si organizzano la vita e il lavoro di conseguenza. Prima si cercava di capire di che cosa avesse bisogno l'uomo e la tecnologia lo avrebbe aiutato. Oggi la tecnologia è così fantasiosa che non si sa nemmeno a cosa possano servire tutte le invenzioni che si affollano su Internet, e non c'è nemmeno il tempo di utilizzarle. Però, chi lo fa si trasforma prima degli altri.
Ma cosa si deve diventare? Perché trasformarsi?

Perché non appena una nuova tecnologia diventa disponibile, essa rende tutta quella corrente relativamente inutile, costosa e inefficiente. Sì, relativamente. È questo il punto. Quindi si diventa obsoleti, scaduti o si va fuori moda, che è peggio. Se poi fortunatamente o disgraziatamente si riesce a capire il funzionamento di un nuovo strumento prima degli altri, allora c'è l'opportunità di utilizzarlo in modo da conquistare una posizione di mercato dominante o quantomeno vantaggiosa, o per essere alla moda e non essere esclusi dalla cerchia di amici che già lo usa. Si fa per essere inclusi ed essere adeguati al periodo, interessanti, dirompenti, stupefacenti, ipnotizzanti e per fare sognare.

Già, sognare. Non si può non sognare. Si deve immaginare il futuro. Altrimenti, quando il futuro arriva, non ci si accorge di lui. I sognatori, invece, sono eternamente nel futuro e non hanno bisogno di tecnologia. Non viaggiano nel tempo perché sono sempre a destinazione.

- Andiamo Gino. Non vedi che la mamma non è ancora arrivata? - dice Fiorenzo strattonando suo figlio ed evitando così che guardi verso il palco. Poi cerca di farlo allontanare, dicendogli: - Andiamo a vedere gli altri espositori. Ci sono le altre novità di questa tecnologia dei materiali. Forse la mamma è in giro per la fiera. Lo sai che lei è un'esperta, starà osservando la concorrenza. - Fiorenzo maschera la menzogna con l'espressione di chi si vuole convincere di quello che ha detto. Da quel momento guarda solo i passi che sta facendo, sempre più velocemente, ma senza più sapere dove sta andando.

- Scusa, non c'è la mamma sul palco con il suo capo? - chiede Gino, sgambettando sempre più speditamente per stare al passo del padre. Poi lo guarda stupito per questo improvviso cambio di programma.

Un australiano con il cappello di pelle di canguro passa vicino a Fiorenzo. Lo ferma afferrandogli il bicipite e gli chiede l'ora con le guance arrossate da un aperitivo a base di vino Vermentino.
- Mi dispiace, sto cercando Pervinca. - risponde Fiorenzo, senza fermarsi e in evidente stato confusionale. Vagabonda, osservandosi ormai solo le scarpe.

La risposta non arriva neanche per Gino, piccolino, che comincia anche lui a guardarsi i piedi e a seguire il padre correndo come se fosse un soldatino in ritirata. Vanno a prendere l'auto e in poco più di un'ora rientrano a Pisa.

Sono le due e mezzo del pomeriggio ma Fiorenzo, ancora molto pensoso da sembrare distratto, è sempre in tempo per preparare un piatto di spaghetti al pomodoro per sé e per Gino che, quando li vede mettere nel piatto e quindi senza bisogno nemmeno di assaggiarli, capisce che sono stati tenuti nell'acqua bollente a cuocere troppo. Hanno un colore trasparente. È segno che hanno assorbito troppa acqua per il troppo tempo rimasti a bollire. Gli spaghetti sono una cosa seria, in Italia. Ma appena il padre aggiunge il pomodorino rosso fresco fatto a pezzi, olio di oliva extravergine delle colline di Calci sul Monte Serra, e spolvera sopra del parmigiano reggiano colore paglierino intenso e stagionato per ventiquattro mesi, li mangia lo stesso perché ha una fame da lupo e perché sono comunque squisiti, anche se non a norma.

Più tardi, Fiorenzo rimette a posto la cucina e si siede alla scrivania per consultare Internet e cercare qualcosa sulla fiera di Firenze. Vuole rivedere il programma degli eventi. Gino gli sta seduto accanto per tutto il tempo guardando un po' lo schermo e un po' il suo naso, ma sempre tenendo il mento poggiato sulla scrivania.

- È quella la mamma? - chiede e, tutte le volte che una modella dell'evento di Firenze appare sullo schermo, riprova: - La mamma è bella come quella, vero? - Posa la guancia destra sulla scrivania fantasticando, guardando lo schermo e contorcendosi all'indietro per osservare il viso del padre. Si vuole assicurare che anche lui sia convinto che sua madre è proprio bella.

- No, non è quella, ma le assomiglia. - sbotta Fiorenzo con gli occhi lucidi e urla: - Ehi, Gino! Intendiamoci. La mamma non sfila sui palchi mostrando la biancheria intima. Chiaro? - Gino lo guarda per catturarne lo sguardo o magari un'altra spiegazione. - Cosa è la biancheria intima, babbo? - aspettando la risposta, senza ottenerla, continua a chiedere un po' preoccupato per il silenzio del babbo: - Insomma! Cosa ha combinato la mamma? Babbo! Allora? -

- Niente, niente. La mamma è rimasta impegnata tutto il giorno con i suoi clienti sul palco. - lo rassicura il padre e continua a guardare soltanto lo schermo del computer, evitando il suo sguardo. - Ma dai! Come facciamo a saperlo? Babbo! Siamo stati alla fiera solo mezz'ora, poi siamo entrati in auto per tornare a Pisa e poi siamo rimasti qui a casa. - dice Gino candidamente. Ha preso molto dalla madre, ha una logica ferrea, e ora colpisce nel segno.
Neanche qui arriva la risposta. Anzi, non c'è risposta.

Giunge la sera e cenano con due uova - occhio di bue - , preparate con olio e grani di sale grosso in un tegamino antiaderente, l'albume è cotto bene e il tuorlo è rimasto ben crudo. Inzuppano direttamente nel tegamino dei pezzi di pane toscano non salato cotto a legna. Dopo, inevitabilmente, arriva la notte.

- Ho sonno, babbo. La mamma non viene. - dice Gino con voce velata di malinconia poggiando la guancia sulla gamba di suo padre che ora sta guardando la televisione in poltrona. Poi si avvinghia con tutte le due braccia alla coscia come se fosse un cuscino. Si addormenta così e il padre lo porta a letto di peso, attaccato come un panda che riposa su di un ramo e non vuole scendere.
A Fiorenzo non resta che attendere Pervinca da solo, davanti alla televisione fino a tarda notte.
Se ne sta andando poi a letto anche lui quando sente un'auto che si ferma davanti al portone di casa con una rapida decelerazione e con un crescente crepitio di ghiaia sotto le gomme. Riconosce la voce di Pervinca che saluta le altre persone, sente ridere, sente chiudere lo sportello dell'auto, sente poi inserire la chiave nella toppa silenziosamente e avverte ancora lo stesso crepitio di ghiaia, che però si va affievolendo.

- Psst, ci siete? - sussurra Pervinca mentre entra in casa. Chiude la porta senza far sentire il rumore della serratura. Cerca di capire se gli abitanti siano ancora in piedi tentando di non svegliarli.
Nessuno risponde e Pervinca, dopo aver calciato in aria una per volta le scarpe décolleté, si ferma, guarda avanti restando un attimo sull'attenti come una sentinella di guardia, lascia cadere la borsa a terra e sgancia dietro la nuca l'unico bottone che ha. Il vestito scivola lungo il corpo che rimane completamente nudo e svela il fascino di Pervinca. Si raccoglie a terra intorno ai piedi disegnando una circonferenza molto sottile. Il vestito è l'unico a non fare rumore cadendo sul pavimento. Tira fuori il piede sinistro, che ha le unghie laccate di un raro celeste viola, dal cerchio disegnato dal vestito. Con un saltello tira fuori anche l'altro e continua a camminare verso il letto sulla punta dei piedi nudi, lasciando scarpe borsa e vestito sul pavimento di legno ruvido.

Una luce bianca è radente il pavimento. È intensa come solo i led possono dare e proviene dai fari dell'auto che si allontana girando per cambiare direzione. Si muove come le lancette dei secondi di un orologio che spazzola delicatamente la superficie rasposa ma piacevole del legno. Immediatamente è buio pesto.

Pervinca, esausta ma soddisfatta, si infila velocemente nel letto e si gira subito a pancia in giù con la testa sotto il cuscino a fianco di Fiorenzo che è rimasto per tutto il tempo voltato dall'altra parte.
E continua a sognare.
Fiorenzo, invece, per un po' cerca di capire se Pervinca abbia ancora gli stessi slip e reggiseno che ha visto sul palco, ma poi anche lui cade addormentato sotto l'antico orologio regalato dalla nonna Luisa per le nozze e ora appeso al muro della camera da letto.

Fiorenzo non lo ha mai capito, quell'orologio. Non lo ha mai visto camminare. È rimasto sempre fermo alle 12 e 29. La lancetta dei minuti è incastrata sul 29, mentre quella delle ore è ferma sul 12.
Non lo ha mai toccato per paura di romperlo. Saggia decisione.

Domani sarà il giorno dopo la fiera.

Daniele Possanzini
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