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Autore: Sara Marino
Titolo: La freccia del diavolo
Genere Fantasy
Lettori 132
La freccia del diavolo

Io sono terrore, sono oscurità.
Io sono colui che affolla i vostri incubi.
Il mostro nascosto sotto il letto, pronto ad allungare una mano per catturarvi.
La creatura orribile accucciata dentro l'armadio, pronta, in attesa di balzarvi addosso e addentarvi alla giugulare.
Sono l'ombra oscura che vi rincorre di notte, terrorizzando le vostre menti.
Io sono un demone, un figlio della notte, un vampiro.
Lo sono stato per molti, molti anni e la cosa mi piaceva molto.
Il mio cuore si era spento molto prima che il mio maestro nell'arte della morte e del terrore mi trasformasse in ciò che sono, distrutto da una perdita che mi aveva già ucciso.
Da allora non ho mai rimpianto la mia vita umana, quegli stupidi sentimenti, i patemi d'animo, i turbamenti d'amore, le gioie, i dispiaceri che essa comporta.
Niente. Tutto cancellato, sotterrato la sera della mia trasformazione.
Provavo una gioia immensa nel provocare dolore e sofferenza agli altri. Come mi piaceva sentirli urlare, quando vedevano i miei denti splendere al riflesso della luna. Udirli implorare pietà quando ormai il terrore si era impadronito di loro e capivano la loro prossima fine.
Com'era sublime percepire il loro sangue, caldo e corposo, che si riversava nel mio corpo, donandomi una sferzata d'energia e potere.
Non fatevi idee strane, tutte queste cose le faccio ancora, ma un tarlo si è insinuato nella mia mente.
Un nuovo inaspettato battito ha scosso il mio cuore morto da secoli, ma la causa di questo imprevisto non poteva essere più sbagliata.
Perché lei è la nostra nemica. Se volesse, ci eliminerebbe in un attimo, con il solo gesto di una mano. Ci spazzerebbe via dal mondo, trasformandoci in polvere.
Lei invece ci ha difeso, aiutato, ha lottato al nostro fianco.
Mi ha salvato da morte certa anche se avevo cercato di ucciderla, annebbiato com'ero dalla stupida certezza di conoscerla solo perché lei era ciò che era, senza nemmeno
provare a conoscere la persona.
E poi... quando tutto è finito, quando i nemici sono stati sconfitti, lei ha dormito tra le mie braccia.
Quella notte, per la prima volta dopo molto tempo, ho rimpianto il mio passato da umano.
Sapevo, oh sì, lo sapevo che lei non avrebbe mai accettato uno come me al suo fianco.
Un demonio, lei che è simile a un angelo.
Ma io non cederò. È stato così dolce risentire il mio cuore, quel battito nuovo, dimenticato da così tanto tempo. È stato così sublime sentire lei tra le mie braccia, il suo profumo, i suoi capelli, la sua pelle morbida. Quel rumore, quel palpito da cui sono scappato per molti anni, in quel momento era un suono bellissimo, dolcissimo.
Il battito del suo cuore.
Io sono il grande Marcus, uno dei vampiri più forti e potenti della città. Al solo sentire il mio nome chiunque trema dalla paura, e se qualcosa mi interessa, io l'ottengo. A qualsiasi prezzo.
Non posso pensare di non rivedere più i suoi occhi verdi. I suoi bellissimi occhi verdi, che adesso mi guardano pieni di rabbia.

Rabbia era dire poco. Ero incazzatissima, avrei voluto bruciarlo lì, nel mio soggiorno, anche se avrei rischiato di distruggermi la casa.
- Marcus, per la miseria, come ti è saltato in mente? -
Lui si sedette comodamente sul mio divano bianco, incrociò le gambe e mi fissò con i suoi grandi occhi azzurri come il più innocente dei bambini. - Non pensavo fosse così grave! -
- Ah, no! Non era grave? Sei entrato nella biblioteca della Confraternita. Per prendere cosa, poi? Dei libri. Dei libri su di me. Già qui ci sarebbe da discutere parecchio sul perché tu l'abbia fatto. Poi però, cosa hai combinato ancora? Ti hanno scoperto e hai avuto la brillante idea di attaccarli, mandandone due al Pronto soccorso. -
Lui rise, quella risata strafottente che detestavo, ma che era orribilmente sexy.
Quanto mi odiavo quando mi venivano in mente quelle cose, ma non ci potevo fare nulla, era più forte di me.
Quattro settimane prima avevo salvato i vampiri cosiddetti Infiltrati, cioè quelli che vivono in mezzo a noi nascondendo la loro natura, da quei pazzi dei Redentori, che li avrebbero voluti uccidere per distruggere qualsiasi progetto di integrazione tra la comunità umana e quella vampiresca, ma ero uscita sconvolta dalla battaglia. In quel frangente lui mi era stato vicino, e addormentarmi tra le sue braccia era stato così naturale, così bello, che adesso non sapevo che fare. Non riuscivo ad accettare che le parole di una vampira di seicento anni potessero essere vere. Che io provassi qualcosa per lui.
Accidenti! Accidenti! Accidenti!
- Marcus! Smettila subito di ridere altrimenti ti ardo vivo. Adesso! -
- Va bene, scusa. Non pensavo di provocare così tanti danni. E comunque, di cosa ti preoccupi? Sono stato così veloce nel colpire quei burocrati in giacca e cravatta che nessuno di loro può avermi visto in faccia. Non possono riconoscermi. -
- Questa per te è una cosa positiva, giusto? -
Lui annuì.
- C'è solo un piccolo, insignificante particolare. Stamani alle nove Coleman mi ha telefonato, urlando come un pazzo che un vampiro era entrato nella scuola e li aveva attaccati. Pregandomi di aiutarli a cercarlo ed eliminarlo. Secondo te, adesso cosa dovrei fare? Portargli il tuo scalpo? -
Marcus si alzò e mi si mise di fronte.
Il mio cuore iniziò a battere all'impazzata. Cercavo di obbligarlo a rallentare, ma lui aumentava sempre di più le pulsazioni, come se gli ordini provenienti dal cervello non contassero.
- Adesso capisco. Tu non sei arrabbiata con me perché sono andato lì, ma perché così facendo Coleman ha avuto l'opportunità di telefonarti. È così, vero? Da quanto non lo
sentivi? -
Lo guardai esasperata e me ne andai sul terrazzo. Quel dannato aveva centrato il problema.
Anche se era quasi la fine di luglio, sentivo freddo. Il mio era un freddo interno, era il mio sangue a essere ghiacciato. Tutto era diventato così complicato, così difficile da gestire, che non sapevo come risolvere la situazione, o anche solo migliorare un po' le cose.
Scoprire che ero una creatura, per così dire, particolare mi aveva sconvolto la vita, ma ero quasi riuscita ad accettarlo; anzi, in alcuni momenti avere dei superpoteri mi divertiva un sacco. Armi segrete che nessun altro possedeva e che mi rendevano estremamente forte. Inoltre, nei momenti di bisogno, mi spuntavano due bellissime e inquietanti ali.
Rendermi conto, però, che i vampiri esistevano realmente, questa era stata tutta un'altra storia. Sapere che accanto a me, per la precisione in quel momento proprio nel mio salotto, c'erano creature simili, ancora mi procurava incubi.
Creature immortali, con una vista sviluppata al punto da vedere nel buio come se fosse mezzogiorno, con un udito capace di sentire anche il più piccolo rumore e in grado di percepire l'odore del sangue umano e quello degli altri vampiri con una semplice annusata. Eppure così simili a noi che, guardandoli, si era certi di vedere dei normalissimi esseri umani, anche se in realtà si trattava di corpi morti. I loro organi, infatti, non vivono più, il loro cuore non batte.
Loro, che per secoli erano stati condannati a vivere nell'oscurità, per proteggersi dai raggi del sole che li uccideva in maniera atroce, grazie a un lento processo evolutivo possono ora camminare in pieno giorno. Perché bramano il nostro sangue, ma allo stesso tempo desiderano vivere come noi, per tornare a provare vecchie sensazioni, vecchie emozioni. Per risentire di nuovo, nei loro corpi freddi, il calore di un amore.
La loro forza mi sbalordiva, ma quello che mi colpiva di più era la loro bellezza. Anche il più infimo dei vampiri racchiude in sé un certo magnetismo. Qualcosa di indefinibile che affascina, che cattura, che fa sì che non ci si possa scordare di loro.
Incrociai le braccia e sospirai.seguito un estratto del tuo romanzo e non una semplice descrizione.

Sara Marino
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