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Autore: Mattia Campitiello
Titolo: La Forma Delle Nuvole
Genere Fantasy
Lettori 168
La Forma Delle Nuvole

Frank ciondolava al bancone del nostro solito pub, lo frequentavamo da quando avevamo quindici anni e, dopo tutto questo tempo, ancora non ci eravamo stancati dell'odore della birra bionda di dubbia qualità. Bevve un sorso dal boccale e poi lo sbattè forte sul tavolo, talmente forte che metà del locale si girò a guardarlo.
Si guardò attorno lanciando sguardi di sfida a tutti gli altri avventori, non era molto imponente, a differenza mia, ma i suoi occhi sembravano quelli di un pazzo con cui era meglio non avere nulla a che fare. Si ricompose velocemente, pulendosi la bocca sporca di birra con la manica della maglietta e poi si rivolse verso di me:
- Basta Matt, adesso basta! - disse stizzito.
- È il tuo compleanno, e di certo non puoi passarlo in questo stato - .
Lo stato a cui Frank si riferiva era uno stato pietoso, erano passati mesi dalla fine della mia relazione con Farah, la mia compagna. Eravamo stati insieme per molto tempo e la nostra storia era finita nel peggiore dei modi, non mi ero ancora ripreso, la ferita era troppo grande e troppo profonda, iniziavo a pensare che né il tempo né il silenzio avrebbero potuto guarirla fino in fondo.
- Festeggiamo! - esclamò all'improvviso.
- Che vuoi fare, Streep Club? Speed Date? Scarichiamo un app di incontri online? - . Era strano sentire parlare il mio miglior amico così, lui era sempre stato il "nerd" fissato con mondi fantasy irreali e storie di fantascienza, quelle cose non erano da lui. Capii che stava cercando di tirarmi su il morale e che avrebbe fatto qualsiasi cosa per vedermi star meglio.
Lo guardai sorridendo, apprezzavo sinceramente il suo sforzo, ma non avevo voglia di fare nulla, era il mio primo compleanno da solo e non ero abituato, di certo non volevo ricordarlo come l'anniversario della mia nascita più triste di sempre:
- Ti faccio una controproposta, che ne dici se usciamo di qui, prendiamo una boccata d'aria, ci facciamo una passeggiata e parliamo un po'? - .
Nel sentire queste parole Frank tirò un sospiro di sollievo, sorrise e mi fece cenno di alzarmi con un gesto repentino della mano. Era estate inoltrata, ma quella sera il caldo e il sole avevano lasciato spazio ad un forte vento ed a una leggera pioggia, forse per questo le strade del centro erano insolitamente vuote. Prendemmo il corso principale, la nostra città era stupenda al calare del sole, trasudava storia da ogni vicolo e, i monumenti, illuminati dal chiarore della luna, rispecchiavano la grandezza dei nostri antenati. Parlammo di tante cose, per lo più sciocchezze, fino a quando Frank non tirò fuori dal cilindro una delle sue strampalate teorie.
- Matt, hai mai letto la Bibbia? La genesi dell'umanità per essere precisi - .
- Letta mai, ma a grandi linee so di cosa parla, come tutti immagino - risposi ridacchiando.
- Allora ascolta la mia teoria, secondo me la vera vittima è Lucifero - .
- Aspetta, vorresti dirmi che in tutta la storia, il diavolo è la parte lesa? - .
- Immagina - disse alzando il braccio verso il cielo e facendo una pausa quasi teatrale:
- Lucifero è l'angelo più bello, il più forte, il più devoto, un giorno suo padre arriva dicendo di aver creato l'uomo, una sorta di goffa scimmia impacciata e cattiva, e che tutti gli angeli la devono adorare come se fosse lui. Lucifero non è d'accordo, sbraita, si arrabbia, ha tutti contro, suo padre e i suoi fratelli. Viene esiliato e cacciato, rilegato nel posto più oscuro mai creato, è normale che sia incazzato, tutti lo sarebbero - .
- Mettendo per assurdo che tu abbia ragione, direi che la sua reazione verso i suoi simili e gli umani non è proprio la più consona, per usare un eufemismo - .
- E' qui chi ti sbagli, Lucifero è vendicativo, avido, manipolatore, esattamente come gli esseri umani è per questo che ci odia tanto, perché è come noi e suo padre non si è accorto che aveva già creato un essere pieno di sentimenti e diverso da tutti gli altri angeli - . Per quanto potesse suonare assurdo quello che diceva, non solo per l'argomento ma anche per il ragionamento che ne seguiva, Frank aveva la capacità non solo di convincere tutti delle proprie idee, ma anche di farti parlare seriamente e con convinzione di discorsi completamente fuori dal mondo.
Lo guardai, perché sapevo che c'era un punto dove voleva arrivare perciò gli misi pressione, altrimenti avremmo camminato fino alle cinque del mattino, continuando a parlare del nulla.
- E quindi dove vuoi arrivare? - chiesi.
- Voglio arrivare al punto che bene e male sono solo le due facce della stessa medaglia. Lucifero non è malvagio a prescindere, ma il suo comportamento deriva da qualcosa, da un dolore profondo, se ci rifletti alla fine il male per una persona può essere il bene per un'altra. Come te e Farah, siete stati insieme vi siete amati, odiati, insultati, avete riso e pianto e vi siete fatti del male, ma il male e il dolore che avete provato magari sono l'inizio di qualcosa di buono, a volte bisogna perdere qualcosa per ritrovare se stessi - . Il discorso non aveva senso e sinceramente non vedevo cosa potesse centrare Lucifero e la sua caduta con la mia relazione sentimentale, ma questo era il suo modo di aiutare, creare storie strampalate per arrivare ad una morale tutta sua, non so perché ma lo adoravo, l'avevo sempre adorato.
- Quindi fammi capire, hai usato questa teoria sul diavolo per fare una metafora sulla mia storia d'amore finita male? - . Stavolta annuì semplicemente.
- Diciamo che le due cose non sono proprio collegate e non hanno molto senso, ma tralasciando questo, non avresti potuto usare qualcosa di più semplice, che ne so Hitler piuttosto che il diavolo - .
- Si in effetti sarebbe stato tutto molto più semplice, ora che ci penso - disse portandosi una mano dietro alla nuca e grattandosi nervosamente la testa.
Il silenzio durò un istante e poi scoppiammo a ridere, forse quell'amico era un po' strampalato e fuori di testa ma era il migliore che avevo, teneva molto a me e al mio bene, e questa era l'unica cosa che contava. Camminammo ancora ripercorrendo il viale dei ricordi, da quando eravamo al liceo, i primi amori, l'esame per la patente, la gioia nel festeggiare la vittoria del mondiale di calcio e tanti piccoli ricordi che, per un attimo, mi fecero dimenticare i miei problemi. Ci salutammo a notte inoltrata, era talmente tardi che si iniziavano già ad intravedere le prime luci dell'alba.
Quando fummo davanti alla porta di casa mia, abbracciandomi Frank mi chiese:
- Come è andato questo compleanno? - .
- Non sarebbe potuto andare meglio, amico mio - risposi sorridendo.
Rientrai in casa, in quella che era stata casa nostra, da quando Farah se ne era andata era semplicemente vuota, di lei non era rimasto niente, i suoi quadri, le nostre foto erano state sostituite dalla mia collezione di spade. A lei non piacevano molto e per questo le avevo riposte in cantina, ma dopo il nostro addio le avevo rispolverate e appese, principalmente nella stanza da letto, rendendola quasi un' armeria. Avevo sempre avuto una grande passione per le armi medioevali, non tanto perché mi piacesse il combattimento, anzi, quello che mi attirava era la forgiatura e la perfezione di quegli oggetti. Con gli anni mi ero convinto che in una vita precedente ero sicuramente stato un fabbro al servizio di qualche regno lontano. Mi misi al letto cercando di addormentarmi, ma la notte ormai era diventata una vera e propria condanna, il sonno tardava sempre ad arrivare lasciandomi solo con tutti i miei pensieri.
In quel marasma di idee, di ricordi e di preoccupazioni pensai che sarebbe stato bello passare il mio unico giorno di ferie sulle rive del lago, l'indomani avrei preso un buon libro e passato la giornata all'ombra della grande quercia che dominava l'area circostante. Sul momento la trovai un' ottima idea, ma quello che successe dopo mi fece cambiare idea.
Il mattino successivo mi svegliai molto presto, le mie occhiaie non nascondevano le mie poche ore di sonno, forse quattro o qualcosa in meno, ero stanco ma ormai ero abituato a dormire poco. Mi preparai molto in fretta e mi diressi verso la stazione, non avevo voglia di chiudermi in macchina per un' ora perciò decisi di prendere il treno che mi avrebbe portato direttamente al lago, appena fuori città. Il sole era alto nel cielo e forse quella fu la giornata più calda dell'anno, in giro non c'era anima viva, la maggior parte delle persone erano in ferie, mentre i poveri sfortunati rimasti in città come me, di certo non avrebbero mai passato la giornata sotto il sole cocente. Il viaggio fu noioso e abbastanza scomodo, il treno tardò di quasi mezz'ora e non era proprio il vagone più pulito del mondo, ma anche grazie alle mie fidate cuffiette e alla mia musica non ci furono particolari intoppi. Arrivai sulle sponde del lago poco prima di mezzogiorno, mi aspettavo molta gente, nonostante la vicinanza alla città era una rinomatissima località di villeggiatura, invece era completamente deserta. L'enorme prato che si scontrava con lo specchio d'acqua era più verde e rigoglioso che mai, e lì sulla destra c'era lei, la grande quercia che dominava il paesaggio dall'alto come se fosse una torre di vedetta. Pensavo che nessun altro posto fosse così particolare, la quercia si trovava a ridosso dell'acqua e sembrava quasi che si nutrisse del lago per diventare ogni giorno sempre più forte e rigogliosa. Sulla sinistra invece c'erano le rovine di un'antica abitazione, nessuno aveva mai saputo con certezza a chi e a che epoca appartenesse, le uniche cose ritrovate all'interno erano delle lettere scritte da un uomo per quella che, secondi molti, era sua moglie, affogata tragicamente durante una giornata piovosa. Le lettere erano piene di riferimenti a esseri magici e a come la tragedia non fosse stata un caso ma qualcosa di voluto, alcuni pensavano fosse un assassinio ordito dall'amante di lui, alcuni, che una divinità gelosa del loro amore ne avesse posto fine prematuramente, erano davvero stupende e io come tanti ne conservavo delle copie. Ma alla fine gli abitanti del posto decisero di rinominare il lago, - Lago del Poeta - e intorno ad esso costruirono una leggenda che mia madre mi raccontava da piccolo e che ancora oggi viene tramandata.
- C'era una volta uno scrittore in crisi, voleva scrivere qualcosa di epico e leggendario, non solo una semplice storia, ma qualcosa che rimanesse nel tempo, ma non riusciva ad andare avanti, ogni volta che cercava di scrivere, le parole si bloccavano come se la sua penna fosse sprovvista d'inchiostro, e tutte le idee che gli venivano in mente sembravano banali e con poco senso. Perciò un giorno decise di spostarsi sulle rive del lago con la sua compagna di una vita, insieme costruirono una casa e rimasero lì per parecchio tempo. Nonostante il posto fosse stupendo e non avessero particolari problemi lei si annoiava molto. In una sera d'estate la donna decise di farsi un bagno nonostante le acque fossero molto agitate e il tempo non fosse dei migliori. Il poeta cercò di dissuaderla ma non ci fu verso, quando si metteva in testa qualcosa era impossibile convincerla a rinunciare, alla fine lei si tuffò nel lago. Passarono le ore ma non fece mai ritorno, lui disperato nuotò fino al centro ma di lei non c'era traccia. Se ne era semplicemente andata. Lo scrittore andò nel paese che si trovava sulla sponda opposta per chiedere se magari, con un po' di fortuna, fosse arrivata dall'altro lato del lago, ma anche quello fu un buco nell'acqua. Iniziarono le ricerche e tutto il paese aiutò, ma nessuno ebbe fortuna, neanche il suo corpo fu mai ritrovato. Il poeta decise di fare un ultimo tentativo, dettato più dalla disperazione che dal buon senso, salì sul promontorio ad est del lago per recarsi dalla strega che viveva nei boschi. Si addentrò in mezzo agli alberi e alla fine arrivò davanti ad una vecchia capanna. La strega, da quello che si diceva in paese era millenaria ma, nonostante la sua veneranda età, il suo aspetto era quello di una giovane quanto bellissima donna. Lui la guardò con gli occhi pieni di lacrime e disse:
- Oh strega, ti prego riporta da me la mia amata - .
La strega prese tempo e si avvicinò meglio per vedere i suoi occhi color nocciola, forse era in grado di vedere la sua anima e il suo dolore, poi sollevando la testa dello scrittore con una mano disse:
- La sua anima vive all'interno del lago, non posso riportarla da te - .
- Voglio solo rivederla per una volta, una sola, per dirle quanto la amo - . Vedendo tutta quella disperazione la strega provò un sentimento che ormai aveva dimenticato, la compassione.
- Sei uno scrittore giusto? Allora facciamo così, voglio che tu scriva qualcosa di bellissimo, qualcosa che riesca a toccare il mio cuore raggrinzito, se ci riuscirai potrai riabbracciarla per l'ultima volta, domani al calare del sole verrò al lago e mi consegnerai il tuo lavoro - .
Il poeta corse disperato verso casa, pronto a prendere in mano carta e calamaio e iniziò a scrivere, le parole uscirono da sole, scrisse del loro primo incontro, del loro primo bacio, che avvenne proprio lì sulle rive del lago al tramonto molto tempo prima, non gli venne in mente niente di più bello su cui concentrarsi. Il giorno successivo la strega si presentò da lui e iniziò a leggere, fu colpita da tutto quell'amore e per la prima volta in mille anni una lacrima scese dal suo viso.
- Faresti qualsiasi cosa per rivederla? - chiese con voce singhiozzante.
- Si, tutto - rispose lui senza esitare.
La strega lo prese per mano e lo portò davanti al lago, alzò le mani come a chiedere l'intervento di uno spirito divino e intrappolò la sua anima all'interno della grande quercia, si narra che ad ogni tramonto quando l'acqua del lago tocca le radici dell'albero, il poeta e la sua amata rivivano l'attimo del loro primo bacio, ogni giorno per l'eternità. La strega allontanandosi, stava per portare le lettere via con sé, ma alla fine decise di lasciarle all'interno della casa in modo che tutti potessero capire cosa significasse amare per davvero. -

Mattia Campitiello
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