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Autore: T. M. Frazier
Titolo: King. Segreto inconfessabile
Genere Erotico
Lettori 105
King. Segreto inconfessabile

Avevo insistito dopo un'ora ma il telefono suonava senza alcuna risposta.
La cosa mi aveva preso, avevo il timore che la mistress avesse già trovato quanto voleva, e continuai a riprovare fino a che finalmente una voce con un'inflessione leggermente teutonica mi aveva risposto.
- Vedo che non hai desistito e questo gioca già a tuo favore; non rispondo mai alle prime chiamate, voglio che il pretendente sia determinato e brami di conoscermi. -
- Hai letto il mio annuncio e desideri incontrarmi, bene, sappi che ho sessantanni e sono ben in carne quindi se desideri ancora diventare mio schiavo ti darò l'indirizzo dove dovrai venire -
Risposi immediatamente - Si, mia Signora, vorrei potermi prostrare ai tuoi piedi il prima possibile. -
Mi diede l'indirizzo e l'orario al quale avrei dovuto presentarmi.
Arrivato all'indirizzo mi trovai di fronte a una villetta a due piani nella prima periferia di M.
Suonato al campanello sentii lo scatto del cancelletto ed entrai, fatto il piccolo tratto di giardinetto mi trovai davanti ad una porta socchiusa.
Entrai chiedendo permesso e una voce proveniente dalla stanza vicina di disse: - Entra -
Mi apparve sulla porta una signora vestita con un corpetto di pelle, calze a rete e alti tacchi.
Un viso da settantenne ben curata, capelli corvini lunghi fino alle spalle, occhi molto truccati in neo e labbra rosse fuoco. Un seno abbondante che faceva fatica a rimanere all'interno del corpetto, una pancia prominente e due gambe ben tornite inguainate in calze nere a rete sorrette da un reggicalze di pizzo. Mi attizzò immediatamente.
- Ora che mi hai vista decidi se rimanere o andartene, se decidi di rimanere devi essere ben consapevole che sarai in mio pieno potere e obbedirai senza esitazioni ad ogni mio ordine -
- Avevo il cazzo già duro e non esitai un attimo a risponderle - Non desidero altro che diventare Suo umile schiavo -
- Ben ora spogliati e mettiti a quattro zampe - venne verso di me e solo allora mi accorsi che aveva un guinzaglio in mano.
Nudo mi misi a quattro zampe e lei tirandomi per i capelli mi alzo il viso e prese a mettermi il guinzaglio alla gola.
Potei vedere il suo viso da vicino: era bellissima, certo le rughe intorno agli occhi e agli angoli delle labbra erano evidenti, ma era quello che avevo sempre desiderato conoscere.
- Ora vienimi dietro e bacia dove poggiano i miei piedi - e mi diede una strattonata al collare.
La segui baciando ogni punto dove poggiavano le sue scarpe. Mi condusse in una camera da letto dove ai piedi del letto era presente una panca imbottita.
Si sedette su questa e mi ordinò di pulirle le suole delle scarpe con la lingua. Erano scarpe nuove, non ancora usate, segno che voleva umiliarmi ma farmi crescere nella sua adorazione.
- Toglimi le scarpe e inizia a leccarmi i piedi - Presi la sua scarpa destra i gliela sfilai, comincia a leccarle i piedi; le sue calze a rete mi grattavano la lingua ma continuavo a leccarle il piede e ad infilarmelo completamente in bocca.
- Bravo, mi piace come ti comporti, adesso passa all'altro piede - Non appena presi in mano il tallone dell'altra scarpa
Un sonoro schiaffo mi colpì in pieno viso; la guancia mi bruciava - Rispondi sempre – Certo Signora ad ogni mio ordine -
Mi concentrai sull'altro piede nello stesso modo, avvertivo che la signora era soddisfatta del lavoro che stavo facendo. - Toglimi le calze e occupati dei miei piedi ora - fu il nuovo ordine che mi fu impartito e al quale prontamente risposi - Certo Signora, è un onore per me potermi occupare dei suoi meravigliosi piedi - Cominciai a leccare la parte superiore dalle unghie perfette laccate di rosso vivo al collo girandoci intorno fino ai malleoli.
Il piede della mia signora era un po' tozzo ma perfettamente curato nella pelle e nelle unghie.
Dopo un estenuante lavoro a quei piedi la Signora mi ordino di salire lungo le cosce e lentamente raggiungere la sua figa.
Il mio cazzo era di marmo e ne uscivano piccole gocce di pre-sperma.
La Signora se ne accorse e raccolto quell'umore con un dito me lo ficco in bocca ordinandomi di succhiarlo. Quelle lunghe unghie laccate di rosso mi grattarono la lingua facendomi eccitare ulteriormente.
Leccavo l'interno di quelle cosce con un po' di cellulite con dedizione sforzandomi di non precipitarmi su quella figa che agognavo. Una figa con grosse labbra gonfie ricoperta di una rada peluria nerastra che certamente era stata tinta vista l'età della mia Signora.
Alla fine la mia lingua si concentro su quella figa girandovi dapprima all'intorno e poi forzandone il solco.
Sentivo il respiro della mia Signora farsi più pesante e fu lei stessa che con le dita me la offri aperta.
Mi concentrai sul grilletto che ora era gonfio e arrossato, i lamenti della Signora mi fecero percepire che era prossima ad un orgasmo ed anche gli umori che ne uscivano me lo confermavano. Ero concentrato a non perdere una sola goccia di quei liquidi leggermente salini quando lei ormai senza controllo mi imprigiono la testa fra le cosce schiacciandomi il viso sulla sua figa.

- Ci sai fare con la lingua, bravo, mi piaci; adesso vediamo come ti comporti con il mio buco del culo - e detto ciò si girò offrendomi alla vista quel culo maestoso.
- Aprimi le chiappe e dedicati al mio buco, se ci saprai fare avrai una ricompensa - Prontamente risposi - Grazie Signora - ma sentii nella sua voce un tono canzonatorio che mi lasciò perplesso.
Con la lingua percorrevo l'intera fenditura concentrandomi sull'ano dapprima facendo roteare la lingua intorno a quelle grinze e poi cercando di forzarne l'apertura. Scendevo fino alla figa per raccoglierne gli umori e per trovare ristoro per la mia lingua che ormai era irritata da quel lungo lavorio.
La Signora raggiunse nuovamente l'orgasmo afferrandomi la testa a schiacciandomi il viso su quella fenditura.
Girandosi cadde sul letto, vedevo il suo seno con i capezzoli duri alzarsi e abbassarsi per l'orgasmo che aveva raggiunto.
Dopo qualche minuto si mise a sedere e con uno schiaffetto, stavolta affettuoso mi apostrofò - Proprio bravo, meriti una ricompensa - e si protese verso il cassetto del comodino estraendone un plug che terminava con la codina arricciata del maiale.
- Girati e appoggiati alla panca - Mi venne dietro e dopo avermi sputato in mezzo ali miei glutei mi introdusse quel plug nel culo.
- Adesso facciamo un bel giretto e riprendendo il guinzaglio mi condusse fino allo specchio su una parete della stanza.
- Guardati come sei carino con quel codino di maiale. - - Ora il tuo premio, seguimi - Sempre guidandomi con il collare mi portò in bagno.
- Adesso soddisferò la tua sete; hai sete vero? - Con un po' di esitazione che non le sfuggi risposi - Certo Signora - e fui colpito da un calcio nello stomaco che mi vece rivoltare a pancia all'aria.
- Bravo è proprio la posizione giusta; apri la bocca e non perdere una sola goccia del mio Champagne.
Si accuccio su di me con la sua figa giusto dritto sulla mia faccia. Un primo zampillo mi colpì in viso facendomi bruciare gli occhi ma poi lei trovò la posizione giusta perché la sua pioggia dorata finisse dritta nella mia gola. Ingoiavo quel liquido temendo una sua punizione.
Infine rialzandosi mi ordino di asciugarla dicendomi che dovevo essere fiero di essere la sua Toilet Paper.
Mi ingiunse di lavarmi e di vestirmi, mi disse che forse avrebbe avuto ancora bisogna dei miei servizi... mi avrebbe telefonato lei.
Poi in strada ripensai a questa esperienza vissuta e mi meravigliai di non aver nemmeno avuto la necessità di avere anche io un orgasmo.
Ero sicuro che rientrato a casa mi sarei masturbato ripercorrendo ogni istante di quell'esperienza.

T. M. Frazier
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