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Autore: Arianna Tomba
Titolo: Ho provato a non amarti
Genere Romance
Lettori 114
Ho provato a non amarti

9.854km. 12 ore di volo. Eccomi qui, di nuovo, in un aeroporto dai meandri ormai familiari. L'ansia e l'agitazione che scorrono nelle mie vene non hanno permesso ai miei occhi di godersi lo spettacolo delle nuvole che inghiottivano l'aereo e la distesa oceanica ai nostri piedi; men che meno sono riuscite le estremità delle mie palpebre a sfiorarsi e a restare abbracciate quel tanto che servisse per passare un tempo infinito.
Ho provato a rilassarmi guardando un film: uno d'azione, di quelli carichi di adrenalina e colpi di scena che mi facessero dimenticare il motivo per il quale mi trovavo seduta lì, sospesa a migliaia di piedi da terra. Ma niente, non ho ottenuto l'effetto sperato. L'ultima spiaggia era chiedere alla hostess di portarmi una bottiglietta di whisky: giuro che l'ho valutata davvero come opzione, salvo poi recuperare un briciolo di razionalità e decidere di non farlo. L'ultima cosa che avrei voluto era giungere brilla ad un momento fondamentale della mia vita. Perché ora la stessa vita mi sta ponendo dinnanzi ad un bivio sul quale non ho alcun potere, la cui scelta è custodita nel cuore di un'altra persona.
Ritirato il bagaglio, mi dirigo verso il parcheggio dei taxi e ne trovo subito uno libero; è quasi notte fonda, ma non posso più aspettare. L'urgenza che provo in questo momento brucia nel petto come un'incessante fiamma, sempre viva, che consuma l'ossigeno intorno a me.
- 115 di Silver Street, per cortesia! - esclamo al tassista, cercando di darmi un contegno.
Annuendo solamente col capo, il mio autista ingrana la marcia e partiamo verso la meta specificata. A mano a mano che ci insinuiamo tra i palazzi e le vie della città, i ricordi tornano alla mente con la forza di un fiume in piena. E, insieme ad essi, vecchie ferite si riaprono. Riconosco che siamo quasi arrivati quando sfrecciamo davanti al Museo Egizio; l'agitazione si sta trasformando in vero e proprio panico e non posso non chiedermi se la mia decisione di tornare qui non sia solamente pura follia, una di quelle scelte prese in un momento di euforia, che alla fine si rivelano totali buchi nell'acqua.
Quando arriviamo a destinazione, estraggo una banconota da dieci dollari e la porgo al tassista.
- Tenga pure il resto, buona serata! - .
- Grazie signorina, buon proseguimento anche a lei! - , e se ne va svoltando al primo vicolo dall'altro lato della strada. Spero con tutto il cuore che le sue parole siano una sorta di portafortuna, che questa notte abbia davvero il finale che desidero.
Col battito del cuore sempre più veloce – mi sento come stordita, l'unico rumore che riesco a percepire intorno a me è il pulsare martellante del mio muscolo cardiaco nella cassa toracica – entro nell'edificio e, dopo aver chiesto al concierge se lui fosse in casa, mi infilo nell'ascensore, diretta fino all'ultimo piano. In pochi secondi, il trillo del campanello mi avvisa che il momento tanto atteso è arrivato, io sono arrivata.
A passo esitante e con la salivazione azzerata, mi dirigo verso l'appartamento in fondo al corridoio. È tutto esattamente come lo ricordavo: la moquette marrone morbida al contatto coi piedi e le lampade in bronzo appese ai muri, che emanano un fascio di luce calda a illuminare il percorso.
Ci siamo. Decido di contare fino a tre prima di bussare alla porta, cercando di riprendere fiato. I finali possibili che hanno preso forma nella mia mente sono due e l'esito di questo viaggio dipende da ciò che questa porta di mogano racchiude alle sue spalle; dipende da chi si trova dall'altra parte.
Sforzandomi di controllare il tremore alla mano, faccio un bel respiro e... uno, due, tre.

Toc toc toc

Circa quattro mesi prima

- È un'opportunità alla quale non posso rinunciare! Ma ci credi? Hanno scelto proprio me per entrare a far parte del progetto! - sto raccontando concitata alla mia migliore amica, Ella.
Come tutte le domeniche da quando qualche mese fa ha aperto qui a Chicago, ci troviamo in questa nuova sala da tè, raccontandoci come è andata la settimana tra un sorso di tè e un pasticcino. Anzi, più di un pasticcino.
- Eccome se ci credo! - mi risponde con un sorriso stampato sulla faccia - Ma io ho sempre saputo che ti avrebbero contattata Mia, nel settore sei la migliore che conosca! - .
- Tu sei sempre di parte... - mi tocca ricordarle. Eh già, la mia amica non perde mai occasione per diffondere il suo spropositato ottimismo nei confronti della vita, forse non è un caso che a distanza di anni dall'università io sia diventata archeologa e lei una scrittrice di romanzi rosa storici.
Io ed Ella ci siamo conosciute sui banchi universitari e, sebbene i nostri caratteri siano molto diversi, siamo da subito diventate inseparabili. Mentre lei tende a vedere il lato romantico delle cose, io sono molto più razionale e pragmatica, avversa, posso dire, a tutte quelle che ritengo ‘frivolezze da ragazzina'.
Su una cosa, però, non posso darle torto: forse è proprio per questo mio carattere pungente che all'età di trent'anni non ho ancora trovato il famoso principe azzurro, sempre che la mia amica abbia ragione ed esista veramente, sia chiaro.
- No, ti sbagli Mia, sei tu che hai troppa poca consapevolezza delle tue capacità - , replica sorseggiando il suo tè aromatizzato alla rosa, che davvero non capisco come faccia a trovare delizioso. Molto meglio il classico Earl Grey, ovviamente accompagnato da invitanti biscottini al burro - a noi non possono piacere le cose poco caloriche, sia mai! -.
C'è da dire che questo posto è perfetto per i nostri incontri: le lunghe tende rosse drappeggiate a copertura delle ampie vetrate che danno sulla strada e i luminosi lampadari a muro rappresentano molto bene l'idea di ambiente raffinato ed elegante che tanto piace ad Ella, mentre la disposizione ordinata dei tavoli e le linee pulite della sala rispecchiano decisamente di più la mia concezione di ambiente confortevole.
- No affatto, non mi sottovaluto. Semplicemente preferisco restare ben ancorata alla realtà e ammettere che ci sono molti professionisti brillanti che avrebbero potuto scegliere al mio posto - le faccio eco sperando di farle capire il mio punto di vista: quello di una persona sensata e ragionevole, per Dio!
- Sarà, ma se hai ricevuto la proposta non credo affatto sia perché nessuno prima di te abbia voluto accettare, soprattutto vista la sensazionalità che sostieni abbia la cosa - sentenzia.
È inutile, cercare di convincere la mia migliore amica ad essere giusto un po' più obiettiva riguardo le cose è più difficile che restaurare un reperto antico di migliaia di anni, e questo io lo so bene.
- Quindi, che farai? - mi chiede dopo aver ordinato un'altra tazza di tè, questa volta alla cannella. Certo che a gusti proprio non ci siamo.
- Ella! Mi sembra ovvia la risposta - rispondo un po' risentita dal fatto che non abbia colto subito le mie intenzioni. - Non posso non accettare! - .
Questa volta credo di essermi lasciata un po' prendere dalla situazione, visto che gli sguardi dei presenti si sono voltati tutti nella nostra direzione.
- Finalmente - sorride la mia amica. - Era da tempo che non ti vedevo reagire d'istinto! -
- Perché ti ricordo che sono perfettamente in grado di gestire le emozioni e non rendermi ridicola, io - .
- A me pare il contrario - , continua a ridacchiare.
Giuro, quando fa così non so cosa mi trattenga dal non parlarle più, ma poi penso che lo fa per me, per cercare di aiutarmi a mettere in ordine la mia vita. Un ordine che non sia solo quello del mio piccolo e impeccabilmente arredato appartamento, ma anche quello della mia situazione sentimentale, al momento altamente bisognosa di un restyling.
Dopo esserci aggiornate per qualche ora (perché, sia chiaro, tra amiche non si sparla, ci si aggiorna!) ci salutiamo dandoci il classico appuntamento per la domenica successiva.
Mentre sono seduta alla fermata dell'autobus che mi riporterà a casa, penso che ancora non ho avvisato la mia famiglia dell'incredibile opportunità che mi si è presentata, così decido di chiamare al volo mia madre, da sempre mio punto di riferimento e confidente.
- Ciao tesoro! Va tutto bene? - sento la sua voce dolce dall'altra parte del telefono.
- Ciao mamma! Sì va tutto bene. Anzi, direi che va alla grande! -
- Come mai? C'è qualche importante novità che mi vuoi raccontare? -
- In effetti, sì, c'è qualcosa di molto importante che ti volevo dire. Ricordi quel progetto di cui ti ho parlato qualche settimana fa? Ebbene... hanno scelto me! - esterno quasi tutto d'un fiato, perché parlare di questo argomento restando calma è impossibile anche per me.
- Mia, sono così felice per te! Ovviamente hai già accettato, no? - mi chiede dopo una breve pausa.
- Ora che mi ci fai pensare no... Non ho ancora risposto al responsabile che mi ha contattata, appena rientro a casa sarà la prima cosa che farò! -
- Ottimo, tesoro, appena lo racconterò a tuo padre ti chiamerà sicuramente per complimentarsi con te. Ora ti devo salutare, ci sentiamo presto! Ti voglio bene - .
- Grazie mamma, anch'io te ne voglio, a presto! - .
Non sono una romantica, una sognatrice e non credo nemmeno nelle favole che tanto ci raccontano quando siamo bambini, ma quando mia madre mi ripete quanto mi voglia bene, be', in questo caso un po' si scioglie il cuore anche a me.
Arrivata a casa, un piccolo bilocale situato nei pressi del Millennium Park, una delle mete più visitate dai turisti qui a Chicago, appoggio la borsetta sul mobiletto di legno bianco vicino all'ingresso, mi cambio - sarà anche socialmente inaccettabile passare ore ed ore in pigiama quando non è ancora il momento di coricarsi a letto, ma vogliamo paragonarne la comodità con quella di qualsiasi altro outfit? - e finalmente mi siedo davanti al pc che lascio sempre aperto sulla scrivania. Adoro questa postazione: sebbene gli spazi a disposizione siano ristretti, sono riuscita a posizionarla in camera da letto, sotto la finestra che affaccia su uno dei parchi pubblici più grandi al mondo. Una vista unica da qui, che sa ogni volta mettermi di buon umore.

Dott. Carter, ho ricevuto la Sua mail nella quale mi informa che sono stata scelta per la formazione del team che prenderà parte al progetto.

Inizio a digitare emozionata la famosa mail.

Ho il piacere di comunicarLe che accetto la Sua proposta.
Ringraziando, Le auguro buona giornata.
M.T.

Inviata. Bene, ora è ufficiale: tra due settimane partirò insieme al team di ricerca archeologica americano in direzione Egitto, per collaborare con altri gruppi a livello internazionale ai nuovi scavi che stanno portando alla luce preziose testimonianze dal passato.
Inutile nascondere quanto sia elettrizzata alla sola idea di essere stata selezionata tra centinaia di candidati, di far parte di una speciale squadra di esperti del settore e di poter prendere parte a scoperte che potrebbero scrivere un pezzo di storia.
Ok. Devo calmarmi, altrimenti Ella ha ragione, anch'io a volte eccedo di entusiasmo e mi lascio trasportare troppo dalle emozioni e questo, secondo il mio personalissimo codice di condotta, non va bene perché, un giorno o l'altro, potrebbe portarmi a vergognarmi di me stessa. Rabbrividisco alla sola idea.
- Pronto? Ah ciao Mia, sei tu! Dimmi tutto - .
Ho deciso di telefonare subito alla mia migliore amica per comunicarle gli sviluppi di ciò che le avevo raccontato in mattinata.
- Ho accettato Ella! Ora è ufficiale, tra due settimane a quest'ora sarò già atterrata in terra straniera - .
- È fantastico, davvero! Però ascolta Mia... - Oddio. Riconosco questo tono di voce. Ogni volta lo usa per farmi notare qualcosa che a suo avviso ‘proprio non va'.
- Resterai per un mese in Egitto, a scavare in mezzo alla sabbia, sotto il sole per un sacco di ore... -
- Alt - , la interrompo bruscamente. - Innanzitutto il mio lavoro non consiste nel semplice ‘scavare nella sabbia' e, secondo, siamo nel 2020 e svolgiamo le nostre ricerche sui reperti in laboratori tecnologicamente avanzati, sai? - le rispondo piccata. Proprio non tollero quando qualcuno sminuisce il mio lavoro.
- Ma sì tranquilla, so come funziona il settore. Quello che volevo farti notare è che è il tuo guardaroba ad essere totalmente inadatto! - mi risponde sogghignando. Questa proprio non me l'aspettavo.
- Ah sì? E cos'hanno che non vanno i miei vestiti? - , chiedo più per orgoglio personale che per effettivo bisogno di una risposta.
In effetti, pensando a come negli anni ho riempito il mio armadio Ella non ha tutti i torti: tralasciando un abito rosso da cocktail e uno lungo blu scuro da sera, dall'ampia scollatura sulla schiena, entrambi consigliati dalla mia amica in occasione di due appuntamenti - che, per inciso, alla fine si sono rivelati un buco nell'acqua -, è pieno di banali pantaloni di tuta, felpe rigorosamente sulle tonalità del grigio e marrone, maglioni senza forma che addosso, ahimè, non fanno che allargare la mia silhouette già morbida.
- Devo proprio dirtelo? - , risponde esasperata la mia amica; probabilmente non ha capito che la mia domanda era semi-ironica.
- No Ella, ho capito benissimo dove volevi arrivare: nel mio armadio non c'è quasi nulla che si adatti al tipo di clima che troverò - .
- E nemmeno a far colpo su qualcuno! - mi interrompe. Sempre la solita, per lei ogni nuova occasione diventa terreno fertile per provare a combinarmi con un uomo.
- Ella... - fingo di rimproverarla.
- Lo so, lo so Mia... Questa non sarà una vacanza, ma un progetto lavorativo e tu non sei in cerca di nessuno e bla bla bla - , ammette con voce sconsolata più per convincere se stessa che me.
- Esatto, quindi non farti strane idee, come sei solita - .
- Che vita triste ragazza mia - .
- Ti sbagli. A me la mia vita piace così com'è e non sarà di certo una presenza maschile a fare la differenza - .
- Se ne sei convinta, ma vedrai che un giorno mi darai ragione. E secondo me quel giorno non è nemmeno tanto lontano - . Ecco che ci risiamo con il suo instancabile ottimismo.
- Ora ti devo salutare che stasera ho un appuntamento con Hayden, ti ho parlato di lui qualche giorno fa, ti ricordi? Penso sarà una serata molto promettente! - , aggiunge quasi cinguettando. uQuando Ella incontra qualcuno a suo dire speciale non è proprio capace di mascherarlo. - Comunque, per risolvere il tuo ‘problema' andremo la prossima domenica a fare un po' di sano shopping insieme, così supervisionerò io i tuoi acquisti - aggiunge un secondo dopo.
- Ella, sai che non è proprio il mio passatempo preferito... - cerco di ribattere timidamente di fronte al suo tono perentorio. Che, ovviamente, non ammette - no - come risposta.
- Va bene - , mi arrendo all'idea. - Allora ci sentiamo presto così mi racconterai come sarà andata. Divertiti stasera, ciao! -
- Perfetto, vedrai che sarà uno spasso! - . Se è convinta lei...
- Ciao Mia! E mi raccomando, non smettere di credere nell'amore! - .
Ormai sono abituata a queste perle che mi regala a fine conversazione; il problema è quando crede di essere innamorata dello spasimante di turno, in queste occasioni le sue esternazioni raggiungono livelli che per una come me sono di un indicibile cattivo gusto.

Arianna Tomba
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