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Autore: Luciano Dal Pont
Titolo: Oltre la perdizione
Genere Erotico bdsm
Lettori 93
Oltre la perdizione

- Sììì! Sììì! Sììì! -
Silvia gridò, invece, oh sì, gridò tre volte a squarciagola tutta la sua gioia e il suo delirio mentre di colpo ritrovava il qui e l'adesso e il volto e le mani di Lui, ora ferme a mezz'aria, nel buio, come bloccate, inibite da quelle urla.
Tolse le proprie mani dalla figa e dal seno e le protese adagio, quasi con timore, verso di Lui.
E poi vide i Suoi occhi.
Si accendevano e si spegnevano seguendo il ritmo dei bagliori esterni, ma la luce di felicità che vi colse era continua, e pareva in grado di illuminare la notte.
- Silvia - sussurrò il Suo Signore, quasi con timidezza o forse timoroso d'avere frainteso, e poi, subito dopo, aggiunse: - bambina... -
- Sì Signore, sì, sì, è vero, ho capito, adesso ho capito, che stupida sono stata a non averlo compreso per così tanto tempo, eppure era facile, era tutto così chiaro, Signore, adesso io... -
- Aspetta - la interruppe Lui, ma già sembrava avere ritrovato il perduto tono autoritario mentre ora i Suoi occhi scintillavano di una nuova emozione, - ne sei sicura? Sei proprio sicura d'avere capito? -
- Oh sì, sì Signore, ne sono sicura, come sono sicura di quello che voglio fare, e del resto cos'altro potrebbe essere? E comunque è soltanto un dettaglio, in realtà era proprio questo che intendevo quando le giuravo che non avrei mai più pronunciato la safeword, era questo, dentro di me lo sapevo, solo che non riuscivo a esprimerlo nel modo giusto ma adesso lo so, l'ho capito e la mia risposta è sì, sì, mille volte sì, un milione, un miliardo di volte sì, sì Signore, sì, sì, senza condizioni, senza... oooh... -
Ondate di malsana lascivia percorsero come una dolorosa vibrazione il corpo e la mente di Silvia e la indussero a rimettersi una mano sulla figa. E mentre lo faceva abbassò lo sguardo sul ventre di Lui e vide di nuovo la Sua erezione, che adesso sembrava sul punto di lacerargli i pantaloni.
Poi, come in un sogno meraviglioso e tremendo al contempo, udì la Sua voce.
Urlante.
- Togli subito la mano da lì! Ti ho dato forse il permesso di toccarti? -
Uno schiaffo la colpì in viso e le squassò la testa.
- Aaah Signoreee - strillò Silvia, togliendo la mano da dov'era e accarezzandosi la guancia colpita, - mi scusi, Signore, io non... - e si fece piccola piccola e lo guardò per un istante con due occhioni adoranti e supplichevoli, poi chinò la testa e assunse un'aria contrita, quasi rattrappendosi sul sedile, tremante, singhiozzante di un pianto sommesso mentre ora si copriva il volto con entrambe le mani.
Lui la sovrastava come un demone in procinto di bruciarla, di divorarla, mentre percorreva con occhi traboccanti di lussuria il suo vestito sollevato e il suo corpo così esposto, le sue cosce, il suo ventre, la sua figa che pulsava e grondava in trasparenza sotto le mutandine.
- Vedo che hai perso l'abitudine al rispetto e all'obbedienza - la rimproverò con voce divenuta stentorea, o almeno così parve a lei, - sei stata troppo tempo senza essere punita ma adesso ci penso io a rieducarti. Togliti le mani dalla faccia e apri le gambe, forza, aprile bene, più che puoi. -
Le mani di Silvia scivolarono allora pian piano lungo il viso e poi giù fino al seno, i palmi bagnati di lacrime e sudore, mentre alzava timorosa la testa e tornava a guardare il suo Signore, cercando d'indovinarne le intenzioni.
Una felicità sovrumana le sconvolgeva il cuore e il cervello e si amalgamava al desiderio e al terrore.
Obbedì.
Adagio, allargò le gambe, le divaricò più che poté, come Lui le aveva ordinato, aprendosi tutta e donandosi così, sempre più lasciva, le braccia inerti, le mani adagiate ai bordi del sedile, il capo chino, gli occhi bassi, le guance brucianti d'un rossore che, lo sapeva, Lui poteva scorgere nonostante l'oscurità.
Fuori, le quattro frecce continuavano a lampeggiare.
Lei tremava.
In lontananza, nel buio, cominciò a condensarsi una leggera nebbiolina.
Nessuna macchina passava, era come se l'autostrada solcasse un luogo deserto nel quale, dopo un terribile evento apocalittico che avesse conservate intatte le strade, le case, le fabbriche, i ponti e ogni cosa, non fosse però rimasta alcuna traccia di vita umana, a parte loro due.
Anche il volto di Lui era scarlatto, adesso, Silvia lo intravide appena con la coda dell'occhio, ondeggiante fra le lacrime, mentre si protendeva ancor più su di lei, sovrastandola, annichilendola.
Poi, con gesto timido e incerte movenze, senza sapere se fosse stata autorizzata a farlo, volse un poco la testa, solo un poco, per poterlo vedere meglio.
Lui non disse nulla.
Lo vide allentarsi il nodo della cravatta.
Sentì il suo respiro sul viso, sulla guancia, sul collo: era caldo, ansante.
Un fremito lungo, qualcosa che non aveva mai provato, le scese rapido lungo la spina dorsale e proseguì fino a sconvolgerla nell'intimità. Sentì pulsare il buco del culo, lo sentì stringersi e rilasciarsi più volte in modo convulso, osceno, schifoso quanto incontrollabile, trasmettendo quelle stesse pulsazioni alla figa.
Cos'era stato?
E poi ce ne fu un altro mentre ora le mani di Lui l'erano addosso, le sfioravano i capelli, la pelle delle cosce, la stoffa delle mutandine.
Il terzo fremito fu più violento e le allentò le viscere, e temette un'altra volta di perdere ogni controllo del proprio corpo.
E quando poi sentì una Sua mano abbrancarle i capelli e tirarle indietro con violenza la testa, ecco, allora percepì l'orgasmo avanzare.
Gemette languida, socchiudendo la bocca e leccandosi le labbra e dimenandosi appena sul sedile, le dita a stringerne i bordi.
- Non godere, bambina, non ancora - quella voce risuonò come una splendida eco infernale, - devo di nuovo insegnarti che sono io il padrone del tuo piacere e del tuo dolore? Non godere, non godere nel modo più assoluto! -
Silvia s'irrigidì e si contrasse e serrò le membra, la bocca, gli occhi, i pugni.
Si contenne all'ultimo istante ma soffrì per questo e pianse, pianse un pianto ancora più accorato, pianse lacrime di frustrazione, di voglia, di adorazione.
Aveva gli occhi chiusi e non poteva muovere la testa, così tirata all'indietro per i capelli dalla mano rabbiosa di Lui, nel momento in cui sentì le dita dell'altra Sua mano insinuarsi sotto le mutandine e afferrargliele con forza. Sentì le Sue nocche sfregare e premere sulle labbra della figa, così rigonfie, così calde e bagnate e pulsanti.
Un quarto fremito, più intenso e incontrollabile che mai, le squassò il corpo e il cervello quando Lui le strappò via le mutandine.
Un altro forte strattone ai capelli, questa volta di lato, verso di Lui, verso il Suo corpo, le indusse un urlo acuto mentre stava di nuovo per soccombere all'orgasmo.
Si ritrovò con il busto e la testa contro il Suo petto, fra le ali di stoffa della Sua giacca aperta mentre si chinava su di lei, ancora di più, ancora un po', e vide il Suo viso vicino e sentì la sua lingua lambirle le labbra dischiuse e sentì...
- Ooommmh... mmmh - gemette, soffiando il proprio alito caldo di lussuria dentro la bocca di Lui che la stava baciando mentre le infilava due dita nella figa.
Le ondate e le contrazioni dell'orgasmo furono così violente da farla sobbalzare più volte sul sedile.
- Oooh signoreee... oddio signoreee - urlò, lasciandosi andare all'estremo godimento senza più alcun ritegno mentre Lui la scopava con la mano e non smetteva, accompagnandola così fin oltre il delirio, fin oltre la ragione.
Fin oltre la perdizione.
Venne e venne ancora, Silvia, venne a più riprese smarrendo la nozione del tempo in un susseguirsi di orgasmi che sembravano destinati a non finire mai. E mentre continuava a venire, mentre impazziva e moriva così, contro il Suo corpo, fra le Sue mani, persa nel limbo e fra le onde di un piacere tanto intenso da divenire insostenibile, sentì, come fosse stata dentro un sogno, che Lui le lasciava i capelli e le cingeva le spalle e il collo con il braccio, attirandola ancor più a sé e baciandola con foga.
E con l'altra mano continuava a sconvolgerle la figa impazzita.
E continuò ancora e ancora, continuò rinnovandole sempre il desiderio e poi il piacere, senza mai lasciarla spegnere, continuò senza darle tregua, senza concederle respiro, continuò e continuò fino a quando, portandola al culmine dell'ennesimo orgasmo, la fece squirtare in un modo tanto violento e copioso che lei per un attimo temette, e forse desiderò, per il piacere di Lui, di avere urinato.
E neppure allora, no, neppure allora Lui si fermò, invece aumentò ancor più il ritmo e con le dita cercò le più inaccessibili profondità delle sue viscere sconvolte, avvolgendole le labbra della figa con il palmo della mano e stimolandole il clitoride col polpastrello del pollice.
E venne di nuovo, Silvia, venne e venne come una pazza posseduta da tutti i demoni dell'inferno, venne dimenandosi contro il corpo di Lui che continuava a stringerla a sé e a baciarla senza sosta, venne e venne ancora, soffiandogli in bocca le proprie urla di delirio e di follia.
Eppure, ancora non ne ebbe abbastanza.
Quando Lui, estraendole le dita dalla figa, la lasciò in sospeso tra un orgasmo e l'altro, provò un'angosciosa sensazione di abbandono, come un senso di vuoto, di oblio, e le parve di precipitare dentro un baratro pieno di niente dal quale rischiava di non poter più risalire se Lui non avesse ricominciato subito a darle piacere.
- Mmmh Signore... ancora... oooh la supplico Signore, ancora, ancora... -
Fuori, nel buio, ignara di tutto, la nebbiolina avanzava, avvolgendo pian piano l'auto e creandovi attorno un alone luminescente che lampeggiava all'unisono con l'intermittenza delle quattro frecce.
- Toccati - le ordinò Lui in tono perentorio, con una voce che a Silvia parve un'eco demoniaca, - adesso puoi farlo, devi farlo, sono io che te l'ordino. Toccati, bambina, toccati - e così insistendo, mentre lei già obbediva e si accarezzava fra le cosce spalancate, le infilò in bocca le due dita infradiciate e schiumose d'umori con le quali l'aveva appena torturata con il troppo piacere.
Silvia, ora penetrandosi con foga alla ricerca di un nuovo delirio, come se il venir meno dell'estasi continua le avesse potuto bloccare la circolazione del sangue, emise un gemito soffocato che andò tramutandosi in un grido gutturale.
Allora Lui, attirandola ancor più contro di sé, le spinse le dita fino in gola.
- Continua - la incitò, - così, ancora... -
Violenti conati le squassarono il petto mentre quella voce: - Non ti fermare, tesoro, continua a scoparti mentre vieni - accompagnava l'ennesimo orgasmo che già avanzava, facendola vibrare come se il suo corpo fosse stato percorso dalla corrente elettrica.
E non si fermò, Silvia, obbediente continuò a penetrarsi con le dita mentre quelle di Lui ora le solleticavano la lingua.
Fino a quando voleva farla godere così? Fino a che punto voleva portarla? Si può morire per il troppo piacere?
Pensieri fugaci come brezze di primavera che solcano la notte e poi se ne vanno senza lasciar traccia, o come raffiche di un torrido vento africano che brucia l'aria all'intorno al suo passaggio lasciando solo capelli scompigliati e bagnati di sudore, attraversarono la mente di Silvia al lento scemare di quelle contrazioni mentre continuava a scavarsi le viscere perché Lui non le aveva detto nulla e ancora se ne stava in silenzio, senza smettere un solo istante di fissarla con quel Suo sguardo maledetto, anche adesso che le stava togliendo le dita dalla bocca e ricominciava a baciarla.
Ma il Suo, di piacere?
Era sconvolto, era turbato, lo sentiva, lo vedeva e lo vide ancor più quando Lui ritrasse la bocca e l'allontanò solo un poco: il Suo volto era tirato e paonazzo, le Sue labbra dischiuse e ghignanti come i Suoi occhi, e il rigonfiamento dei pantaloni era immane, adesso, e sembrava quasi pulsare. Come poteva trattenersi ancora? E perché, perché lo faceva?
In quell'istante Silvia ebbe la netta sensazione che Lui le avesse letto nel pensiero.
Lo vide prima togliersi la giacca e lanciarla sul sedile posteriore con quella frenesia un po' impacciata dovuta alla fretta e al poco spazio e poi allentarsi ancor più il nodo della cravatta, e poi il respiro le si bloccò e il suo cuore cedette per un attimo prima di riprendere a batterle con tanta frenesia da squassarle il petto. Non poté fare altro che star lì a fissarlo con occhi sgranati, la bocca aperta in un gemito sordo, mentre Lui si slacciava la cintura dei pantaloni.
- Scopriti il seno - le ordinò poi in tono perentorio, abbassandosi in fretta la lampo della patta e slacciandosi il bottone superiore.
Sconvolta da quell'ordine e sopraffatta dal desiderio, Silvia stette quasi per godere di nuovo, ora solo di testa.
Chiuse gli occhi, fece un profondo respiro, poi un altro.
Si contenne a malapena.
- Sì, Signore - sussurrò con un filo di voce, così languida e dolce, così adorante nella sua obbedienza.
E allora furono tanto sensuali le sue lente movenze, rese incerte da quel tremito di voluttà mentre, guardandolo con occhi traboccanti di passione, si abbassava le spalline del vestito e poi ne calava il bordo superiore lungo il corpo, liberando quel succinto reggiseno che lasciava in bella vista la parte superiore delle scure areole, coprendo a malapena i capezzoli rigonfi.
A forza di piccoli scatti si tirò giù il vestito fino alla vita mentre Lui liberava il cazzo dalla costrizione degli slip.
Era enorme, e svettava verso l'alto nel buio intermittente in tutta la sua turgida possanza.
Un rivolo di saliva colò da un angolo della bocca dischiusa di Silvia.
Fuori adesso la nebbia era fitta, complice e ruffiana, spudorata protettrice della loro intimità. Se nel frattempo qualche macchina era sfrecciata nella notte, nessuno dei due se n'era accorto.
Il mondo esterno non c'era più. C'erano soltanto loro due.
Silvano spense le quattro frecce e accese la luce interna, poi tirò il freno a mano, mise in moto e avviò il riscaldamento. Subito dopo la sua voce risuonò nella penombra con dominante intransigenza.
- Sai cosa devi fare, tesoro. -
Non era stata una domanda, era stato un ordine.
- Sì, Signore - accondiscese Silvia, ma ancor prima d'avere il tempo di muoversi, Lui l'abbrancò per i capelli e la costrinse a chinarsi sul proprio ventre e la mantenne così, forzandola ancor più, con quella protervia dettata solo dalla volontà di dominarla, di soggiogarla, di sottometterla al proprio volere anche senza che ve ne fosse bisogno, poiché lei fu ben felice di spalancare le labbra per accogliere il Suo cazzo, che la penetrò accarezzandole il palato e la lingua e poi riempiendole la bocca.
E succhiò, Silvia, così trattenuta per i capelli da quelle mani padrone, succhiò e leccò, spompinando e gustando quella carne possente che troppo a lungo l'era stata negata e che per questo adesso la sconvolgeva oltre ogni limite dell'umana ragione. Avrebbe voluto fermare il tempo su quegli istanti che tanto aveva sognato ma che tanto aveva disperato potessero tornare, avrebbe voluto continuare a farlo godere così in eterno, senza mai portarlo al culmine, fermandosi per dargli tregua e poi ricominciando, come Lui aveva fatto tante volte con lei torturandola con l'attesa, ma troppo a lungo era stato rimandato il piacere e ormai per lei era incontenibile la voglia di bere ancora l'essenza della Sua estasi. Fino a restarne soffocata.
Non si fermò, quando sentì che stava per venire.
Né, del resto, Lui glielo avrebbe concesso, lo sapeva, non poteva certo lasciare che fosse lei a condurre il gioco.
Silvia venne senza neanche toccarsi né essere toccata nel momento in cui Lui esplose nel profondo della sua gola.

Luciano Dal Pont
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