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Autore: Franco Mimmi
Titolo: Un cielo così sporco
Genere Narrativa - Thriller politico
Lettori 98
Un cielo così sporco

Una misteriosa agenzia - Oracoli & Miracoli - si incarica di trovare scappatoie per i politici, gli industriali, i giornalisti, e insomma tutti quanti siano rimasti presi nella rete dei giudici. Sullo sfondo di Tangentopoli, di Mani pulite e della fine della Prima Repubblica, i tre componenti dell'agenzia (il grasso Senatore, il Giovane rampante, e il brasiliano Oscarzinho) si impegnano a fondo e a caro prezzo perché, come al solito, tutto cambi senza che cambi nulla e la Seconda Repubblica non sia che una ripetizione della prima. Il romanzo degli scandali e della crisi morale italiana.

Nel suo primo giorno di lavoro (quasi un anno prima), la festosa irruzione e il grido di guerra del Senatore in portineria furono per il giovanotto uno spettacolo sconcertante, come lo era stato vederlo passare la mattina in poltrona con un grande vaso di maionese in grembo.
A intervalli brevi e regolari l'uomo grasso intingeva l'indice destro e poi se lo ficcava in bocca sporgendo e chiudendo le labbra attorno al dito, come un culo di gallina: un po' della pasta giallastra restava agli angoli della bocca e magari un grumo sul mento, lasciando il muso unto. Più tardi invece, nel bar, sotto un'espressione estatica, la lingua inseguiva una citazione sull'avvenire della storia mentre cancellava a piccoli tratti la riga marrone del cacao attorno alle labbra.
Il giovanotto distolse gli occhi ma incontrò quelli di Oscarzinho, azzurri e illeggibili nella maschera di pelle bruna e crespi capelli bianchi. Riportò in fretta lo sguardo sulla faccia lucida del Senatore e cercò di pensare a cose innocue.
- Perché in francese? - domandò.
- Siano Chiesa o Televisione, - rispose enigmaticamente il Senatore, - all'originale non c'è alternativa. -
Il giovane (la memoria allenata nel master del Massachusetts Institute of Technology) prese mentalmente nota di tutto: écrasez la storia e l'irreparabile. Solo doveva decidere a chi chiedere, nella città da poco ritrovata dopo gli studi all'estero, e pensò al suo professore di filosofia del liceo perché erano rimasti legati da un'antica diffidenza.
Di ritorno in ufficio (Oracoli & Miracoli: - Agenzia di consulenze il cui nome, - gli aveva spiegato il Senatore, - invita inutilmente a non prendersi sul serio e viene bene nelle lingue straniere se si decide per una multinazionale: Oracles and Miracles, Oracles et Miracles, meno bene Oraculos y Milagros e è un peccato, per via del rampante mondo iberico - ), accantonò il pensiero: il Senatore riceveva un cliente e lo voleva accanto a sé, il suo lavoro incominciava.
Il cliente era vestito di grigio con camicia a righe e cravatta a staffine (Elegante, pensò il giovane sfiorando con le dita la propria cravatta a elefantini), e aspettando le risposte inclinava leggermente il capo. Il Senatore gli fece cenno che poteva fidarsi, presentò il giovane e il nome finì di convincere il cliente, che però restò incognito e espose brevemente lo stato delle cose. Di tanto in tanto interrompeva il racconto per cercare conforto e il Senatore glielo offriva. - È ovvio, - diceva, oppure: - Non poteva fare altrimenti, - o anche: - Non le lasciavano alternativa. -
Quando poi l'altro ebbe finito, e con il capo leggermente reclinato aspettava l'oracolo, il Senatore si rivolse al giovane e disse: - Che ne pensa? -
- Se va bene è la bancarotta, - disse il giovanotto sollevando gli occhi dal blocco degli appunti.
Il Senatore e l'interessato annuirono, tutti rimasero in silenzio per alcuni istanti e poi il Senatore disse: - Sarebbe dovuto venire prima, la fase degli oracoli è sempre più facile di quella dei miracoli. Mi lasci pensare. Ci lasci pensare. Torni tra due giorni e parli con il mio assistente. -
- Lei non ci sarà? - chiese l'uomo, contrariato.
- Il mio consiglio è di parlare con il mio assistente, - disse il Senatore.
- Un uomo elegante, - disse il giovanotto.
Il Senatore stava lottando per svitare il coperchio del vasetto. - Free-shop, - disse.
Un po' a disagio, il giovane si coprì la cravatta con un gesto noncurante della mano, come dovesse spazzare via delle briciole. - Perché non vuole vederlo? - chiese.
- Me lo dica lei, - rispose il Senatore guardando fisso nel vaso di maionese.
L'altro ci pensò un momento e scartò le ipotesi complicate. - È bruciato, - disse.
Il Senatore annuì: - Lo hanno gonfiato, poi lo hanno succhiato e lo hanno prosciugato come tanti altri prima di lui. Ora deve decidere se la posizione gli interessa tanto da rischiare un caffè troppo amaro, o se si accontenta del denaro e in questo caso gli basterà un po' di tempo. Ma la vera ragione non è questa. -
Il giovane si era perduto. - Di che cosa? - chiese.
- Per non volerlo vedere, - disse il Senatore. Immerse il dito nella maionese e poi lo succhiò a lungo, a occhi chiusi.
Dopo molto tempo il giovane sollevò un polsino della camicia a righe blu per guardare l'orologio, si alzò e uscì dallo studio, Oscarzinho lo aiutò a infilare il cappotto e gli rassettò il bavero con pochi gesti esperti. Scese e si fermò a parlare dell'assalto alla tv con il portiere, che annuì: accadeva spesso, quasi tutti i giorni. Il signor Senatore diceva di non essere contrario alla televisione ma che era una questione di principio, diceva il signor Senatore. Di più: una questione filosofica, diceva il signor Senatore.
Questo convinse il giovanotto, che chiamò il professore al quale era legato da un'antica diffidenza. Quella sera, però, non aveva tempo, aveva un appuntamento: ma quando era tornato, gli chiese, e che faceva con chi?
- Dice che siamo come Nero Wolfe e Archie Goodwyn, però cattivi, - spiegò il giovanotto nel telefono.
Ci fu un momento di silenzio e poi il professore gli disse un'ora, un indirizzo e il nome di una trattoria. Era alla buona: - Per curare i miei scrupoli, - disse il professore.
- Così sei tornato, - disse, - master e tutto. -
- E tutto, - disse il giovane. - Lei invece, ho saputo, è passato all'università. Complimenti. -
- Non mi sono mai fidato di te, - disse il professore, - sono sicuro che avrai successo. -
Il giovane annuì. Però, si scusò, aveva appena incominciato.
Gli disse il nome del Senatore e l'altro fece di sì, conosceva, ricordava: al governo per anni, sottosegretario in vari ministeri, ministro anche, e poi scomparso. Dopo una lunga malattia, si era detto, e molte altre cose. Tornato anche lui, dunque, ma dove era stato, tanto tempo?
- Dal Brasile, - spiegò il giovane, - molti anni in Brasile. Si è anche riportato un maggiordomo e factotum: Oscar Niemeyer detto Oscarzinho. -
- Nientemeno. Ma sempre in contatto con tuo nonno che sta, se ricordo bene, lassù in Canada, - disse il professore.
- Sempre, - annuì il giovane, e poi raccontò: - Si chiama Oracoli & Miracoli perché può venire bene in molte lingue, caso mai una multinazionale, un po' meno in spagnolo. È un'agenzia di consulenze, con regolari fatture. Ottimo stipendio, molto da imparare. Il nonno garantisce. -
- E se garantisce il nonno, - disse il professore facendo un gesto con la mano.
Del cliente il giovanotto disse: - Elegante, vestito grigio, camicia a righe, cravatta a staffine o forse nodi Savoia. -
- Free-shop, - disse il filosofo, e l'altro lo guardò con curiosità.
- Puoi parlarne? - chiese il filosofo.
Il giovanotto sorrise: - Con lei? Mi sento assolutamente sicuro. -
L'altro si strinse nelle spalle. - So che non è un complimento. Dimmi di Free-shop. -
- È una banca media, né grande né piccola. -
- Questo avresti dovuto dirlo prima, - disse il professore.
- Ma ho appena incominciato. -
- Quello del né grande né piccola: prima del media. Non ha senso dirlo dopo: hai già detto che è media, ossia né grande né piccola. Ma se fai al contrario allora va bene: fai la sintesi, tiri le somme. -
- Una banca media, - disse il giovanotto.
Una donna si sedette con loro. Il professore gli fece cenno che poteva fidarsi e li presentò. Quando era già accaduto tutto questo? si chiese il giovanotto. Strinse la mano, valutò dieci anni meno del professore e dieci più di lui. Le riassunsero brevemente.
- Come ci sei finito? - chiese la donna.
Lui fece un gesto evasivo con la mano: - È amico di mio nonno, - rispose.
- Quello che scappò in Canada? - chiese lei.
- Quello che vive in Canada, - disse lui.
Una banca media, dunque, ma appena tre anni prima una piccola banca. In tre anni due aumenti di capitale, triplicato il giro dei crediti, preferita da grandi aziende, alti gli utili, inarrestabile la quotazione in Borsa. E adesso, un'ispezione della Banca d'Italia e nessun coefficiente in regola: liquidità irrisoria, forte esposizione nell'interbancario e a tassi altissimi, grossi pacchetti di azioni proprie acquistati per sostenere la quotazione e parcheggiati in compagnie strumentali, percentuale di crediti morosi superiore al quindici per cento. Sapevano di economia? Seguivano? Poco ma seguiva, disse il professore.
Lei sapeva. E anche di filosofia, sapeva, a modo suo. Per inserire nel tutto nazionale ciò che era accaduto nell'atomo-banca spostò il bicchiere, disegnò uno stivale dentro il cerchio bagnato e toccò un punto all'interno del cerchio. - Noi siamo qui, - disse. Poi toccò tre punti sulla circonferenza e disse: - Leviatano o lo spirito della superbia, Mammone o lo spirito dell'avarizia, Asmodeo o lo spirito degli amori impuri. -
Quanto agli amori, il giovanotto non capiva.
- Verranno, - disse la donna, - non mancano mai. -
Il professore la guardò per un attimo e poi disse: - Lilith o la corruttrice degli adolescenti. - La donna rise.
- Che soluzione proporrai? - chiese il professore.
- Ancora non so, - rispose il giovane, - devo parlare con il Senatore. Pensavo a un altro aumento di capitale, il più grande possibile, diciamo mille miliardi di cui un terzo piazzato negli Stati Uniti, ma qualcuno deve convincere la Banca d'Italia a dare buone referenze. Questo qualcuno chiederà un prezzo tanto alto da rendere quasi inutile l'aumento di capitale, ma il nostro cliente guadagnerà almeno sei mesi, forse un anno. Questo, o un altro dei trucchi che hanno fatto fallire le casse di risparmio americane. -

Franco Mimmi
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