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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Evanescente depressione
Genere Narrativa Contemporanea
Lettori 107
Evanescente depressione

Nello schiudere gli occhi Fabrizio, quasi a non crederci, prova un senso di serenità interiore, di rilassatezza; merito, prima di ogni cosa, del fatto di aver dormito ininterrottamente per ben sette ore. E, considerando che ciò non gli capitava da un bel po' di tempo, non può che essere soddisfatto. Certo questo non significa che ha finalmente voltato pagina, che ha risolto i suoi problemi, ma è pur sempre una bella sensazione che va gustata pienamente senza farsi troppe domande, perché potrebbe ritrovarsi da un momento all'altro nel baratro. Quindi, la cosa migliore è far finta che tutto sia normale, anche se in effetti non è così. L'uomo si stiracchia e rimane nel letto stringendosi forte al morbido cuscino, pensando di non dover andare lavorare perché è domenica.
- Già! Quasi me ne dimenticavo - dice tra sé e sé con un'espressione compiaciuta, Fabrizio. - Antonella. Che donna stupenda! -

***

Antonella è una bella e simpatica ragazza con la quale la sera precedente Fabrizio aveva trascorso insieme delle ore indimenticabili. L'aveva conosciuta un mese prima, in un modo davvero casuale. Il gattino di lei era sfuggito andandosene a nascondere dietro la ruota della sua macchina. Lui era riuscito a tirarlo fuori facendo felice la ragazza.
- ... grazie! -
- Ha un bel musetto. Come si chiama? -
- Bimbo. -
- Un nome davvero appropriato. -
- Già, fin quando sarà piccolo va bene, ma dopo credo che non andrà più bene. Comunque mi piace. -
- Immagino che anche noi abbiamo un nome. -
- Credo proprio di sì - replica con un'aria sorridente la donna. - Io sono Antonella. -
- Fabrizio. Abiti da queste parti? -
- Sì, abito lì - risponde Antonella, facendo cenno alla palazzina di tre piani dietro alle loro spalle. - Tu sei di qui? -
- No. -
- Infatti è la prima volta che ti vedo. -
- Sono stato in un negozio qui vicino ... un negozio di giocattoli. -
- Sì, lo conosco. -
- Dovrei comprare un regalo per un bambino, il figlio di un amico, che compie gli anni. -
- Capisco. Com'è andata? -
- Troppa roba; mi sono confuso. -
- Capita anche a me quando devo fare un regalo. Ti auguro al più presto di farcela, così da far felice il bambino. -
- Sì, lo spero anch'io. -
- È stato un piacere conoscerti. -
- A chi lo dici. -
- Magari ci rivedremo. -
- Il mondo è piccolo. -
- Sai dove abito ... scusami, volevo dire, volendo non è così difficile rincontrarsi. -
- Non mi capita spesso di avere di queste opportunità, potrei decidere di accettare l'invito -
- Nessuno te lo vieta. Viviamo in un mondo libero, o sbaglio? -
- No, non ti sbagli. -
- Spero di non averti messo in difficoltà. -
- Ti prometto che sopravviverò. -
- Ok. Mi sento sollevata. Riporto Bimbo a casa. -
- Stai attenta che non ci riprovi di nuovo. -
- Stai tranquillo - risponde col sorriso fra le labbra la donna.
- Ciao. -
- ... a presto. -

***

È una ragazza interessante, pensa Fabrizio, alla guida della sua autovettura; e anche lui ha fatto la sua bella figura, di questo ne è certo, riuscendo a camuffare per bene i suoi problemi. E come se non bastasse, per un attimo prende in seria considerazione le parole di Antonella, e cioè, l'idea di potersi rincontrare. È solo un'ipotesi che l'uomo tende a tenere lontano dalla sua mente, perché pensa che alla fine si rivelerebbe una perdita di tempo e nulla più. E su questo Fabrizio è convinto di avere le idee chiare. È questione di ore, forse di giorni, e poi tutto finirà; e spera nel modo migliore, senza grossi traumi o sofferenze. Perché è questo che fino ad ora gli ha impedito di portare a termine il suo progetto. L'ultima volta che ci ha tentato è stato tre giorni fa, ma anche allora non è stato, come ama definire lo stesso Fabrizio, fortunato. C'è sempre un qualcosa che si frappone nel momento cruciale. Ma è solo questione di tempo. E non sarà certo la bella Antonella a ostacolare l'inevitabile, a suo avviso, conclusione. Sì, perché in verità ce l'ha messa tutta, sperando che nella sua testa le cose cambiassero. Ma nulla da fare. Persino Dablo, il piccolo cane meticcio gli è stato in qualche modo d'aiuto; sì, sicuramente in termine di piacevole compagnia, ma non al tal punto di allontanare i suoi propositi. Al suo rientro a casa, il suo amico a quattro zampe gli fa sempre una festa.
- Ehi, sono qua! Pensavi che non rientrassi più? Hai ragione, non posso lasciarti così. Devo trovare una soluzione ... prima che vada via. Mi dispiace, ma è la verità; non rimarrò ancora a lungo. Già, tu l'hai capito perfettamente, e per questo hai paura di non rivedermi più. Ti capisco. -
L'uomo si accomoda sulla poltrona nel soggiorno, mentre Dablo gli salta addosso, accucciandosi sulle sue gambe.
- Devo trovare qualcuno che si prenda cura di te ... -inevitabilmente il pensiero va ad Antonella. - Poco fa ho conosciuto una giovane donna e il suo simpatico gattino. È una donna interessante ... forse avrei dovuto conoscerla prima ... -

***

- Cosa? Stai cercando di liberartene? -
- Da come lo dici sembrerebbe che io lo odi. -
- Be', allora? -
- Potrei andarmene per un po' di tempo fuori, e in questo caso sarei costretto a lasciarlo da qualche parte. -
- Dove pensi di andare? -
- Non lo so ... vorrei prendermi una bella vacanza. -
- Così, all'improvviso? -
- In verità ci penso da un po' di tempo. -
- Ok. Ma non credo che potrò tenermelo. Gli animali mi piacciono, e poi il tuo Dablo è particolarmente simpatico, ma non mi ci vedo a prendermi loro cura. Mi dispiace. -
- Fa nulla. Ci prediamo un caffè? -
- Va bene. -

***

Fabrizio e il suo amico Biagio entrano in un bar e si siedono ad un tavolo.
- Come va? È da parecchio che non ci vediamo - dice Biagio.
- Sì, hai ragione, è passato più di un mese dall'ultima volta che ci siamo visti. Sono stato un po' incasinato, ma piano piano mi sto riprendendo. -
- Ecco il motivo della vacanza. Servirà ad allentare la morsa asfissiante della vita di tutti i giorni - osserva Biagio.
- Esatto! -
- La scomparsa dei tuoi genitori è stato un duro colpo. -
- Già. Anche se non è il solo motivo. -
- C'è dell'altro? -
- Mi sento un strana stanchezza addosso e al tempo stesso un senso di vuoto ... -
- Spero che non sia nulla di serio. Distrarti ti farà bene. -
- Certo. Ultimamente ho un po' trascurato la vita sociale ... -
- Chiuderti in te stesso è quanto di peggio potresti fare. -
- Sì, lo so. -
- Il lavoro? - chiede Biagio.
- Ci sono alti e bassi, come sempre. Non è il lavoro il vero problema. -
- Senti, anche se ho moglie e pargolo al seguito, potremmo vederci più spesso, cosa ne dici? -
Perché no, mi farà piacere. -
- Vuoi che sia io a chiamarti? -
- Lo farò io. -
- Sicuro? -
- Sì, stai tranquillo. -
- Da quel che ho capito, in questo momento non c'è nessuna donna nella tua vita; è così? -
- Già. Lo sai, sono un po' difficile in materia. -
- Purtroppo devo ammetterlo. -
- Ieri ho conosciuto una donna ... -
- Ti è subito piaciuta, immagino. -
- Sì, è abbastanza carina. -
- Be', allora cosa aspetti che siano gli altri a fare quello che dovresti fare tu? Sono convinto che potrebbe rivelarsi l'antidoto al tuo malessere. Vuoi un consiglio? Non perderci tempo! -
- Ok. Ci proverò. -
- Parlo sul serio. -
- E va bene. Se ci saranno degli sviluppi ti terrò informato, ok? -
- Lo spero per te. -

***

Un senso di vuoto, di profonda solitudine e tristezza. Ecco cosa prova. La morte dei suoi genitori, prima della madre e poi del padre, hanno sì influito negativamente sul suo umore, ma non si può dire che ciò sia la causa principale del suo disagio esistenziale. Desidera la morte da qualche tempo. Come se questo mal di vivere lo perseguitasse da sempre. Una cosa innata, si potrebbe quasi dire. Ma è veramente così, o più semplicemente esiste un motivo che lo stesso Fabrizio non riesce, o non vuole, focalizzare? L'ultima volta ci aveva tentato una decina di giorni fa, impiccandosi. Tutto era stato preparato a puntino: una robusta corda col cappio e un albero secolare scelto in aperta campagna. Non doveva fare altro che legare la corda all'albero, salire su una base qualsiasi, infilare la testa nel cappio e lasciarsi penzolare all'ingiù. Tutto era andato perfettamente, fino all'atto finale. Lì qualcosa l'aveva bloccato e, nel momento in cui doveva chiudere gli occhi e lasciarsi andare, non ce l'ha fatta. Un ennesimo fallimento, è il parere dell'uomo, dopo una serie di tentativi andati a vuoto, iniziati sopra un promontorio col desiderio di buttarsi in mare lasciandosi annegare. Un ulteriore frustrazione, a suo modo di pensare, che non fa altro che aumentare il suo senso di impotenza. Da questo sembrerebbe che Fabrizio non abbia fatto nulla per tirarsi fuori dall'incredibile situazione; e invece non è così. Ci ha tentato con tutte le sue forze, o quanto meno, non ha lasciato nulla di intentato, cercando di trovare un qualsiasi spiraglio di luce. Compresa qualche esperienza amorosa, non andata poi a buon fine. Da qualche anno frequenta una donna, vedova senza figli, Bruna, insegnante di lettere, di una decina di anni più grande di lui. Non è certo la donna dei suoi sogni, e non si può nemmeno definire la sua compagna ma ogni volta che è insieme a lei riesce a distrarsi, ad allontanare per un po' il funesto pensiero dalla sua mente. E poi fa sesso; un piacere che è ancora vivo, al quale non si nega affatto. Con Bruna c'è anche una buona intesa culturale, basata sulla lettura e il teatro.
- ... di chi è quel libro? - dice Fabrizio, riferendosi al libro appoggiato sul comodino.
- Non è di un autore famoso; è il primo romanzo scritto da una mia amica - risponde Bruna, distesa sul letto assieme all'amico. - Mi ha chiesto di leggerlo e darle il mio giudizio. -
- Hai già un'idea di quello che le dirai? -
- Sì. L'ho letto e mi è piaciuto. L'ho trovato interessante, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto psicologico dei personaggi. -
- La tua amica ne sarà felice, considerando che sei molto attendibile, vista la tua professione. -
- Rimarrà pur sempre un singolo giudizio; riceverà anche delle stroncature, com'è naturale. Dovrà abituarsi. -
- Certo. -
- Puoi prendertelo se vuoi; sono curiosa di conoscere il tuo parere. -
- Gli ultimi tre libri che mi hai prestato non li ho nemmeno sfogliati. -
- L'avevo capito; di solito, dopo aver letto un libro, confrontavamo i nostri giudizi. Da un po' di tempo questa piacevole ed interessante conversazione non succede più. -
- ... mi dispiace ... -
- Cosa c'è? -
- Probabilmente è un periodo di stress; passerà. -
- Sai, non sono mai riuscita a capirti fino in fondo; è come se mi sfuggisse qualcosa ... di importante. Esiste in te un lato buio, impenetrabile. -
- Non dirai sul serio? - replica Fabrizio, abbracciandosi alla donna. - Allora, sono un caso clinico? -
- Un intendevo dire questo ... -
- E anche se fosse, non c'è nulla di male. Può anche darsi che tu abbia ragione. -
- Già. Ognuno di noi ha un lato buio. Ce l'avrò anch'io senza che me ne accorga; o forse mi conviene andare avanti così. Chi lo sa? -

***

Fabrizio non ha mai parlato con nessuno del suo mal di vivere, e non sa nemmeno se qualcuno se ne sia accorto, anche se lui fa di tutto per mostrarsi una persona normale, senza quel peso che da anni gli corrode l'anima. Così come non ha mai pensato di parlarne ad un dottore, uno specialista in materia. Può sembrare un controsenso, ma a lui non interessa venirne fuori. Vuole andarsene, e basta! Dopo aver lasciato Bruna, rientra a casa sua. Oggi non è andato a lavorare; la sua attività di rappresentante per conto proprio di articoli per la casa, gli permette di non essere vincolato agli orari, ma da qualche mese sente un certo distacco, come se non gli interessasse più. Un tassello in aggiunta a quelle estreme condizioni che dovrebbero permettergli di compiere l'atto finale. A casa detiene legalmente una pistola, che di tanto in tanto tira fuori dal cassetto, cercando di capire se possa essere lei a chiudere definitivamente il cerchio. Non c'è mai riuscito. Se ne sta seduto sul divano, nel soggiorno, con l'arma fra le mani che timidamente avvicina alla tempia. Dablo, accucciato sul tappeto, l'osserva con un'espressione triste. L'uomo non ce la fa proprio a premere il grilletto; e non è dovuto solo al suo amico a quattro zampe. Ha paura che possa andare male, cioè, che non muoia, e che invece lasci in lui una menomazione mentale, perenne. Sarebbe assurdo se finisse così. Tutto questo tira e molla è un continuo tormento. Niente da fare; Fabrizio ripone la pistola nel cassetto, va in cucina ed inizia a prepararsi una frugale cena, non prima di aver messo i croccantini nella ciotola di Dablo.
- Perdonami se ti lascio assistere a queste agghiaccianti scene ... non sai quanto questo mi faccia stare male - dice Fabrizio all'animale. - Devo trovarti una sistemazione migliore ... -

***

Nelle parole, - devo trovarti un sistemazione migliore - , Fabrizio stava pensando ad una precisa persona: Antonella. La giovane donna che aveva conosciuto casualmente qualche giorno prima, la quale aveva suscitato in lui un'ottima impressione. Doveva rivederla e dirle se si sentiva di tenere Dablo. Dopo aver suonato il campanello del citofono e presentatosi, la donna esce dallo stabile.
- Ciao! -
- Ciao. Ti ho disturbata? -
- No, figurati! Anzi, mi fa molto piacere che sei venuto a trovarmi. -
- C'è in verità un motivo ... -
- Ne sono convinta. Provo ad indovinare: hai trovato nuovamente difficoltà per il regalo da fare al figlio del tuo amico, così vorresti un aiuto. -
- Ci sarebbe un ulteriore aiuto. -
- Ce n'è un altro? -
- Già. -
- Bene, di cosa si tratta? - dice Antonella, con l'aria ben disposta a concedere qualsiasi tipo di aiuto.
- Ho un cane, si chiama Dablo ... -
- Stupendo! Non me ne avevi parlato. -
- Be', abbiamo parlato così poco ... -
- Già, hai ragione. -
- Ecco ... purtroppo devo darlo via. -
- Davvero? -
- Sì. Lo sto trascurano ... da un po' di tempo non esce più nemmeno per la consueta passeggiata giornaliera ... mi sento in colpa, non ha senso farlo stare male. -
- Può darsi che si tratti di un periodo negativo e che presto tutto ritornerà come prima. -
- Non credo ... -
- Mi dispiace che tu debba privarti di un bene così prezioso. -
- La cosa mi addolora, ma non ho alternative. -
- Potresti in futuro pentirtene. -
- Spero di no - replica con un flebile sorriso, Fabrizio.
- Hai pensato di darlo a me? -
- Sì; non conosco nessun altro che possa prendersi cura di lui. -
- Ho già un gatto ... -
- Sì, lo so; Bimbo. Beh, se non è possibile, non fa nulla. Ti capisco. -
- Mi piacciono un mondo gli animali e non sopporto l'idea che debbano soffrire. Di che razza è? -
- È un piccolo meticcio. È molto buono e si affeziona in una maniera sbalorditiva. -
- Ok. Mi hai convinto. -
- Ti ringrazio. -
- Lo spazio a casa mia c'è ... farà compagnia a Bimbo. Quando pensi ... -
- Di portartelo? Al più presto. -
- Fai con comodo. Magari ci ripenserai. -
- Sarà difficile. Dovrò partire. -
- Ah, ecco spiegato il motivo. In questo caso non posso darti torto. Quando partirai? -
- Non lo so di preciso ... -
- Dovrai prima comprare il regalo di compleanno per il bambino. -
- Ci terrei tantissimo. -
- Perché non ora! Andiamo? -
- Ok. -

***

Entrati nel negozio della zona, Antonella dà il suo contributo a livello di scelta per l'acquisto del giocattolo.
- Credo che non ce l'avrei mai fatta senza il tuo aiuto - ammette l'uomo, all'uscita dal negozio.
- Mi è sempre piaciuto scegliere i regali e, quasi sempre, mi è andata bene. Spero anche questa volta di aver azzeccato quello giusto - replica Antonella.
- Ti farò sapere. Vivi da sola? -
- No. Dividiamo la casa io e Bimbo - risponde col sorriso fra le labbra la donna. - Sì, nessun marito o compagno; i miei genitori vivono in città per conto loro. Vado spesso a trovarli, diciamo, almeno un paio di volte la settimana. Sono figlia unica. E tu? -
- Divido la casa con Dablo. Nessuna moglie o compagna. I miei genitori sono entrambi morti. Ho un fratello che vive con la sua famiglia in Inghilterra. In media ci vediamo una volta all'anno. -
- Mi dispiace per i tuoi genitori; non oso pensarci che un giorno i miei andranno via. È molto triste. -
- Già. -
- Vuoi salire? Ti offro qualcosa da bere - dice Antonella, dinanzi la palazzina dove abita.
- Non vorrei disturbare ... -
- Te lo posso assicurare; farà piacere a me ed anche a Bimbo. -
- Va bene. -

***

L'invito di Antonella è stato ben accettato da Fabrizio che non sa come esternare il suo compiacimento.
- ... sei stata molto gentile. -
- Non ho fatto nulla di eccezionale. Accomodati mentre preparo un caffè? -
- Ok - risponde Fabrizio, sedendosi sulla poltrona del salotto.
Dopo pochi minuti giunge Antonella col vassoio in mano con sopra le tazze con il caffè, un piattino con dei biscotti e la zuccheriera; poggia sul tavolinetto il tutto.
- Sono al miele, spero che ti piacciono. -
- Buoni - risponde Fabrizio, gustando un biscotto. Nel frattempo si fa vedere Bimbo che si avvicina alla donna, seduta sul divano, strofinandosi sulle sue gambe.
- Eccolo! Mi chiedevo dove si era cacciato. Sono curiosa di vedere la sua faccia quando si troverà davanti Dablo. -
- Diventeranno ottimi amici. -
- Potrai venire a trovarlo tutte le volte che vuoi. -
Improvvisamente l'uomo viene sopraffatto dai suoi pensieri e mostra un'espressione velata di tristezza.
- Cosa c'è? - domanda Antonella.
- ... nulla. -
- Sicuro? -
- Sì, stavo solo pensando ... buono anche il caffè. -
- Sì, è di ottima qualità. Durante il giorno ne bevo una quantità esagerata; dovrò controllarmi, se desidero continuare a berlo. Partirai per lavoro? -
- Non proprio. Come si suol dire, ho bisogno di cambiare aria. -
- Come voler staccare la spina. -
- In un certo senso è così. -
- È una cosa che prima o poi tocca a tutti. -
Fabrizio accenna ad un sorriso amaro.
- Spero che ritornerai presto - dice la donna. - Perdonami, sono un po' egoista, lo so. -
- Potrei non ritornare più. -
- Parli sul serio? -
- Sì, c'è questa possibilità. -
- Beh, egoisticamente ritorno a dire che mi dispiace. -
- Fin quando rimarrò qui possiamo continuare a vederci - dice Fabrizio, mettendoci un po' di coraggio.
- Certo! -
- Nel frattempo, se non hai nulla in contrario, porterò Dablo, così inizierà ad abituarsi alla sua nuova casa. -
- Va bene. -
- Facciamo domani? -
- Vai di gran fretta - osserva con tono ironico, Antonella.
- Non so quello che da un momento all'altro può succedere. -
- Ehi, mi metti paura! -
- Scherzavo! -
- Meno male. Al giorno d'oggi non si capisce più nulla, succedono le cose più strane di questo mondo; non sarà il tuo caso, ma meglio andarci cauti - dice sulla stessa falsariga la donna.
Prima che si lasci andare in qualche frase o atteggiamento inopportuno, Fabrizio toglie il disturbo.
- Ora è meglio che vada ... -
- Ok. Ci vediamo domani. Con Dablo. -
- Sì, a domani. -

***

È stato senza dubbio un momento di piacevole compagnia, di quelli che aiutano a risollevare il morale. Certo per Fabrizio si tratta di uno zuccherino in un mare in tempesta; ma meglio di niente. O forse sarebbe stato meglio niente. È il pensiero dell'uomo che, evidentemente, non accetta che qualcosa, o qualcuno, scombussoli i suoi piani; nemmeno che si tratti di una bella e simpatica donna come Antonella. La nota lieta è di aver trovato chi si occuperà in futuro di Dablo; sarà sicuramente in buone mani. Dopodiché l'uomo passerà all'atto finale. Sempre che non avvenga prima; è ciò che si augura. Tanto il suo amico a quattro zampe finirà a casa di Antonella.
- ... ma in che modo? - si chiede Fabrizio, seduto sul divano del soggiorno, osservando negli occhi Dablo, disteso sul tappeto. - Il tempo che impiegheranno a scoprire il mio cadavere, lui rimarrà chiuso in questo appartamento chissà per quanti giorni. No, non va bene. Tranne che avvisi qualcuno della mia imminente morte ... ma chi? No, non avviserò nessuno, è inutile stare a pensarci. L'ho detto un mare di volte e non l'ho mai fatto. Se è per questo, non sono mai riuscito a farla finita. Aspetterò di sistemarti, poi non avrò altre scuse; non dovrò più fallire. Non ha senso andare avanti così. -

***

In effetti, da come ha pianificato il tutto, non dovrebbe più fallire. Certo non si può definire una vittoria, ma la realizzazione di un desiderio, per quanto funesto possa essere, questo sì. L'indomani, come previsto, Fabrizio e Antonella si rivedono in casa della donna, insieme a Dablo.
- È un amore! - Esclama Antonella, prendendo in braccio il piccolo meticcio.
- Te l'avevo detto. Appena ti ha visto ha fatto una gran festa. Gli sei simpatica; è un buon inizio. -
- Già. Ecco, questo è il momento più critico ... - dice la donna, appena vede sopraggiungere Bimbo.
- Non avrai paura? -
- Hai ragione, perché mai dovrei avere paura. Tanto non posso tenermelo in braccio sempre - Antonella mette giù per terra Dablo e osserva la reazione dei due animali. Dopo un inizio di titubanza da parte di Bimbo e di diffidenza del meticcio, i due cominciano a prendersi in seria considerazione, annusandosi. Sembrano accettarsi l'un con l'atro.
- Fra loro nascerà una forte amicizia - dice Fabrizio.
- Sì - annuisce Antonella, volgendo lo sguardo carico di simpatia all'uomo. - Visto la velocità del trasloco di residenza di Dablo, deduco che ti appresti a partire. -
- È il mio pensiero, salvo imprevisti. -
- Da te mal graditi, da quello che ho capito. -
- È ciò che traspare? -
- È ciò che vedo io; può darsi che mi sbagli. -
- Io dico che non ti sfugge nulla. -
- Lo ammetto, è una mia peculiarità - replica sorniona la donna.
- Si tratta di un progetto che rinvio da parecchio tempo. -
- Deve trattarsi di un progetto ambizioso. -
- Dipende dai punti vista; per me è irrinunciabile. -
- Capisco. -
- Ne sono molto geloso. -
- Non ti chiederò nulla. -
Bimbo invita Dablo a seguirlo per fargli conoscere la sua nuova casa.
- Credo che qui si troverà bene; sono contento. -
- Anche se non ci vediamo, possiamo sentirci telefonicamente, così ti terrò informato di come sta il tuo amico. -
- ... va bene. -
- Sempre se tu lo vorrai. -
- Certo. - Fabrizio sa di esserle simpatico e lo stesso sentimento prova lui nei confronti della donna. L'uomo, nonostante sembra che non abbia più nulla da chiedere alla vita, decide di rompere il ghiaccio. - Ti va di uscire stasera? -
- Perché no! -
- Potremmo andare al cinema, o cenare fuori ... -
- Per me va bene qualsiasi cosa. -
- Ok allora. A stasera. -
- A stasera. -




***


In fondo non c'è nulla di male. Non è una semplice uscita, seppur con una bella donna, che può mandare in tilt i suoi piani. Fabrizio ama ripeterselo sempre che non esiste nulla che possa annientare il suo unico e principale desiderio: chiudere con la vita. I motivi vanno ricercati nel suo profondo disagio esistenziale. Una depressione, un malessere interiore si è fatto lentamente strada fino a prendere il totale dominio. La sua casa, così come la sua vita, gli sembra ancora più vuota senza Dablo, ma deve farsene una ragione. Avergli trovato una buona sistemazione è quanto di meglio desiderava per quel povero animale. Ormai è giunto il momento; è questione di giorni, forse di ore. Non lascerà nessuna lettera di scuse o perdono. Andrà via in silenzio così come ha vissuto. Nell'attesa dell'appuntamento Fabrizio trascorre la giornata a casa in uno stato di totale apatia. Le ore scorrono lentamente fino ad arrivare a sera, in cui si vede con Antonella.
- Vuoi salire? - chiede Antonella
- ... va bene. -
Fabrizio sale in casa della donna.
- Ti ho fatto salire perché pensavo che ti facesse piacere rivedere Dablo. Vieni. -
Non appena entra in casa, Fabrizio è accolto calorosamente dal suo amico a quattro zampe, che gli va incontro scodinzolando.
- Ehi, simpaticone, come va? - L'uomo si abbassa ed abbraccia l'animale.
- È un piacere vedervi insieme - osserva Antonella.
- Sono contento che si trovi bene; non avevo dubbi che andasse in questo modo. -
- Sa perfettamente che non ti ha perso; qui si trova in vacanza e tu verrai a trovarlo spesso ... -
- Non voglio dargli false speranze ... so cosa significa, gli farebbe ulteriormente male. -
- Non capisco questo tuo estremismo; sembra che tu stia andando in guerra. Non vorrei intrufolarmi nella tua vita privata, ma i cambiamenti non debbano portare ad una chiusura drastica con gli affetti a noi più cari; a meno che ... -
Fabrizio la guarda negli occhi.
- ... sì, a meno che non si ami la vita. Non credo sia il tuo caso. Almeno lo spero. -
È un argomento scottante che Fabrizio non intende approfondire. Nel frattempo sopraggiunge Bimbo ad attirare l'attenzione di Dablo. I due animali si allontanano, rincorrendosi.
- Scusami, non volevo essere dura ... - dice la donna.
- Per cosa? -
- Per aver messo in discussione la tua voglia di vivere - risponde con un sorriso Antonella.
- Avrai avuto i tuoi buoni motivi - replica con altrettanta leggerezza Fabrizio.
- Forse hai ragione. -
- E non intendi dirmelo. -
- Ecco, non so spiegartelo nemmeno io, a volte mi dai l'impressione ... -
- Sì? -
- Come se mi nascondessi qualcosa. -
- Ci conosciamo da poco. -
- Sì, lo so, ed è proprio questa la cosa strana; come ho detto, non so spiegarti esattamente cosa provo, ma una cosa è certa: mi dispiace che tu parta. -
- Non vado mica in guerra. -
- Già. Bene, allora, cosa facciamo? -
- Direi di uscire. -
- Ottima idea! -

***

La prima tappa la fanno al cinema, andando a vedere una commedia divertente. All'uscita dalla sala è visibile sui loro volti le quasi due ore trascorse fra continue risate.
- Davvero divertente! - esclama Antonella.
- Mi ha sorpreso, non pensavo che fosse così esilarante - commenta Fabrizio.
- All'inizio non sembrava così piacevole. -
- Complimenti per averlo scelto - dice l'uomo.
- Mi è stato consigliato da un'amica. Ho pensato che fosse l'ideale per la nostra prima serata insieme; sono contenta che ti è piaciuto. -
- Be', la tua scelta ha toccato le corde giuste; grazie! -
- Non starai pensando che la serata finisca qui? -
- Lungi da me dal pensarlo! -
- Allora, cosa aspetti a fare la tua mossa? -
- È ora di sedersi attorno ad un tavolo, se non hai nulla in contrario. -
- Una mossa vincente! -

***

La tappa al ristorante si rivela piacevole. Nessuno dei due ha qualcosa da lamentarsi sul menu, completo di contorno, primi e secondi piatti a base di pesce e abbondante insalata. Il solito dolce ed il caffè finiscono la cena.
- Si sta bene fuori - dice Antonella, a passeggio con il suo nuovo amico per le vie buie e deserte della città.
- Già! Si respira un'aria pulita e non c'è il caos che siamo costretti a subire durante il giorno; in questi momenti si ama la vita - afferma l'uomo, accennando ad un sorriso.
- Solo in questi momenti? Mi sembra poco; a questo punto conviene allora proseguire la serata fin quando non crolliamo dalla stanchezza. -
- Domani dobbiamo alzarci presto ... -
- Capisco, devi andare a lavorare. -
- Tu no? -
- Potrei starmene a letto tutta la giornata - risponde Antonella.
- Niente male. -
- Sono una rappresentante farmaceutica e domani non ho nessun appuntamento importante; praticamente potrei prendermela di risposo. Immagino che per te non sarà così. -
- Anch'io posso prendermela di riposo. -
- Davvero? Che lavoro fai? -
- Rappresentante. -
- Ma no! Siamo colleghi. -
- C'è una sostanziale differenza; sono rappresentante di articoli per la casa, piccoli arredamenti, oggettistica ... -
- Cambia il prodotto, ma non vedo una sostanziale differenza. Beh, possiamo andare a letto ... non per dormire. Non devi fraintendermi; finora non mi era mai capitato ... sì, insomma, di essere così diretta. -
- Non ci trovo nulla di male; e poi, mi piace il tuo modo di approcciarti alle persone, lo reputo onesto. -
- Be', non so nemmeno cosa volevo dire; forse il vino che ho bevuto al ristorante mi ha dato alla testa, o forse la stanchezza si fa veramente sentire. -
- Ti accompagno a casa. -
- Ok. -
La Macchina di Fabrizio si ferma sotto casa di Antonella.
- È stata una gran bella serata - dice la donna.
- Anche per me. -
- Bene; ci vediamo. -
- Certo. -
Antonella prende un piccolo foglio di carta e una penna dallo zainetto e vi scrive sopra. - Questo è il mio numero telefonico, nel caso volessi chiamarmi. -
- Lo farò. -
- Buonanotte. -

***

È notte inoltrata quando Fabrizio fa rientro a casa. Impiega poco tempo a svestirsi e a buttarsi a letto, ma fa una maledetta fatica ad addormentarsi. Nella sua mente si agitano una miriade di pensieri, molti dei quali in conflitto fra loro. Inutile negarlo, la sua nuova amica, Antonella gli ha creato un certo subbuglio.
- ... è troppo tardi - dice tra sé e sé Fabrizio, disteso supino sul letto. - Non riesco a godere appieno delle opportunità che la vita mi offre. Ho sempre saputo che sarebbe finita così e nemmeno un miracolo potrà tirarmi fuori da questa situazione. Sono io che non lo voglio ... sono una persona logorata, malata, che attende solo di andarsene. Vorrei addormentarmi e non svegliarmi più ... -

***

Il suo desiderio non viene realizzato; l'indomani mattina si sveglia. Anche se ancora intontito, riesce benissimo a capire di trovarsi nel mondo dei vivi; non è un bel risveglio. Iniziano così le mattine, con un senso di amarezza. La buona abitudine la mattina di farsi la doccia è un vago ricordo; era diventata una seccatura, come tante altre cose. È sufficiente lavarsi quando se ne ha bisogno. Prende una drastica decisione: non andrà più a lavorare. - In settimana toglierò il disturbo - . Vuole andarsene senza soffrire, senza accorgersene, è questo il vero problema. Ecco perché ha sempre desiderato che accadesse di notte, durante il sonno, tramite un infarto fulminante, o qualcosa di simile. Si ricomincia daccapo; la solita routine. Il solito calvario. Quando sente alla televisione di casi di suicidio, Fabrizio, prova quasi una sorta di ammirazione per queste persone, per il loro coraggio. Perché lui non ci riesce? Forse non è pronto? Cosa lo trattiene? Poco importa, ormai è lì vicino, è sufficiente chiudere gli occhi e lasciarsi andare. È quello che farà da lì a poco; questione di ore, o al massimo di qualche giorno. Questa volta è sicuro; lo sente. Nell'attesa del momento fatidico, l'uomo rimane in casa, quando squilla il cellulare; è Biagio che gli chiede se può fargli un favore: accompagnarlo in ospedale per ritirare delle analisi. Fabrizio non può esimersi nel dare il suo aiuto all'amico, così va a prenderlo a casa con la macchina, ed entrambi si avviano a raggiungere la struttura sanitaria.
- Mi dispiace averti disturbato ... ho cercato di avviare il motore della macchina, ma niente, sembra in uno stato comatoso. -
- Ma cosa dici! Non mi hai disturbato affatto; me ne stavo ad oziare. -
- Non sei andato a lavorare? -
- No; non ne ho voglia. -
- A chi lo dici! Io non ne posso più; vorrei liberarmi, ma ho paura di non potermelo permettere. Attendo che la dea bendata mi aiuti, magari attraverso un importante vincita. -
- Mai perdere la speranza - replica Fabrizio, lui che l'ha persa da molto tempo. - Cosa devi fare in ospedale?
- Devo ritirare delle analisi. -
- Di cosa si tratta? -
- Da un po' di tempo mi sento strano, così mi sono rivolto al medico che mi ha consigliato di fare degli accertamenti. Non si sa mai. -
- Certo. Che cosa accusi esattamente? -
- Stanchezza, perdita dell'appetito ... negli ultimi giorni ho avuto anche un po' di febbre. -
- Hai fatto bene a rivolgerti al medico. -

***

Dopo aver ritirato gli esami e parlato con uno dei medici del nosocomio, Biagio si avvicina a Fabrizio, seduto su una panca in sala d'attesa, con un'aria afflitta.
- Cosa c'è? - gli chiede l'amico.
- ... non ci sono buone notizie. -
- Cosa? -
- Sì, non ho ricevuto buone notizie - risponde Biagio, mentre con Fabrizio si avvia all'uscita del reparto ospedaliero.
- Allora, cosa ti hanno detto? -
- Ho un problema serio ... un tumore al fegato. -
- Cristo! È proprio sicuro? -
- Sì, sembra molto chiaro, anche se devo fare degli ulteriori accertamenti, se non altro per capire la reale entità del carcinoma. -
- Andiamo a prenderci un caffè? -
- Ne ho proprio bisogno. -
I due amici entrano in un bar e si siedono ad un tavolo.
- Può darsi che non sia nulla di male ... voglio dire, che si possa eliminarlo - dice Fabrizio.
- In effetti, sembra che sia di piccole dimensioni ... in questo sono stato fortunato; di solito, quando manifesta i primi segnali è già troppo tardi. -
- Andrà tutto bene, ne sono convinto. -
- Me l'aspettavo. Nella mia famiglia ci sono numerosi casi di decessi per tumore; l'ultimo in ordine di tempo è stato mio padre, morto per un cancro all'intestino. -
- Sì, ricordo. -
- Prima ancora era toccato ad una mia zia, morta anch'essa per un tumore. Quindi, uno deve aspettarselo prima o poi - dice Biagio, sorseggiando il suo caffè.
- Fortunatamente il tuo è stato preso in tempo. -
- Staremo a vedere. -
- Glielo dirai a tua madre? -
- Non posso nasconderglielo; sarà un duro colpo per lei. Per non parlare di mia moglie. -
- Sì, lo immagino. Devi farti forza ed affrontare il problema con determinazione; l'aspetto mentale è importante - gli consiglia Fabrizio, probabilmente il meno esperto in materia.
- Sì, lo so. Non intendo dargliela vinta, su questo ci puoi contare. -
- Bene. È quello che voglio sentirti dire. -

***

La notizia del tumore riscontato a Biagio non ha di sicuro migliorato l'umore di Fabrizio, anche se, in verità, dovrebbe farlo riflettere, di quanto la vita sia un bene prezioso.
- Tutto ciò può sembrare assurdo - dice tra sé e sé Fabrizio, seduto nella sua macchina, dopo aver lasciato l'amico a casa. - Biagio ora dovrà lottare con tutte le sue forze se non vuole che la vita lo abbandoni; e lo farà, ne sono certo. Io, invece, mi sforzo per raggiungere l'obiettivo opposto: la morte. È veramente folle! Lo so, ma non riesco a farci nulla. Dovrei prendermi a schiaffi e provare di svegliarmi. È inutile, ho un unico pensiero, ed è più forte di ogni altra cosa. Spero di finirla, una volta per tutte. Mi dispiace per te, Biagio, amico mio, auguro che tu possa farcela. -

***

- Ciao, è un piacevole sorpresa; non ti aspettavo. -
- Ciao. Avevo voglia di vederti. -
- Grazie del pensiero; entra. -
Bruna fa accomodare nel suo appartamento Fabrizio.
- Sono entrata da poco; oggi a scuola ho avuto tre ore di lezione. I ragazzi mi hanno sfinito, non vedevo l'ora di uscire. Tu non sei andato a lavorare? -
- No. Lo sai, mi sto annoiando. -
- Perché non provi a fare qualcos'altro? -
- È questo il problema; non mi va di fare nulla. Sono in uno stato di toltale apatia. -
- Capisco - replica con il sorriso fra le labbra, Bruna. - Vuoi qualcosa da bere? -
- Solo un bicchiere d'acqua, grazie. -
Fabrizio segue l'amica fino in cucina.
- Ti vedo pensieroso; qualcosa che non va? - chiede Bruna, porgendogli il bicchiere con l'acqua.
- Poco fa ho dovuto accompagnare un mio amico in ospedale per ritirare delle analisi; ha ricevuto una brutta notizia: gli è stato riscontrato un tumore al fegato. -
- Oh mio Dio! È terribile! -
- È ancora in una fase iniziale; è questa l'unica buona notizia. -
- Speriamo che riesca a farcela. Ti ha turbato, comprendo benissimo - dice la donna, accarezzando dolcemente con la mano il viso di Fabrizio.
- Già, è così. Mi ha messo in difficoltà. -
- Devi farti forza anche tu e stargli vicino. Ha famiglia? -
- Sì, moglie e figlio di appena quattro anni, oltre la madre anziana. Qualche anno fa gli è morto il padre, a causa di un tumore. -
- Di solito queste tipo di malattie hanno un importante fattore ereditario, ne so qualcosa; nella famiglia di mia madre sono morte, fra coloro che conoscevo, ben quattro familiari. Ti fermi a pranzo? -
- ... va bene. Niente di impegnativo, però. -
- Tranquillo, farò alla sbrigativa. Voglio che ti riprendi, ti vedo un po' giù; lo sai quanto ci tengo a te; mi riferisco in modo particolare alla nostra amicizia. Il sesso è un piacere in più che ci godiamo insieme - afferma Bruna, riuscendo a strappare un sorriso a Fabrizio.
- Abbiamo trascorso dei meravigliosi momenti. -
- Me le ricordo bene. Spero che ce ne siano altri ancora. -
- Lo dici come se tutto dovesse finire da un momento all'altro. -
- Perché, forse non è così? Prima o poi ti innamorerai di una donna più bella e giovane di me; di questo ne sono convinta. Sono preparata. L'importante è che fra noi rimanga l'amicizia. -
- Hai visto tutto nella sfera magica? - replica con tono ironico Fabrizio.
- Può darsi. Inizio a preparare il pranzo; mi dai una mano? -
Dopo aver pranzato, Fabrizio si presta a sparecchiare la tavola e riordinare la cucina.
- Ho dato via Dablo. -
- Davvero? -
- Sì. A te non ho detto nulla perché so che non ti piace tenere animali in casa. -
- È così; li adoro ma ... non mi va di badarci. Come mai l'hai dato? -
- Lo stavo trascurando; usciva poco e non mi sembrava giusto che pagasse oltremisura la mia pigrizia. -
- Non eri pigro quando ti ho conosciuto. -
- Lo sono diventato. L'età avanza ... -
- Non dire sciocchezze, sei ancora giovane; allora io cosa dovrei dire? Che sono un matusalemme? -
- Hai lo spirito di una ventenne. -
- Lo dici per compiacermi. Chi è il nuovo padrone di Dablo? -
- Una donna; l'ho conosciuta casualmente qualche giorno fa. -
- Avete stretto amicizia, visto che sei riuscito a darle Dablo! -
- Be', è troppo presto per definirla un vera e propria amicizia. -
- Vedi che non mi riferivo ad una amicizia intima - replica con tono leggero ma al contempo pungente, Bruna.
- Non è come pensi tu. -
- Guarda che non penso nulla di quello che pensi tu - replica sorniona la donna.
- Già. Ma ti posso assicurare che fra me e lei non nascerà nessuna storia. -
- Come fai ad esserne così sicuro? -
- Perché sono padrone della mia vita, e ne farò quello che desidero. -
- Spero in bene. -
- Mi sa che non è così - dice l'uomo, avvicinandosi a Bruna. - Di solito prima di sederci a tavola, abbiamo la nostra sana abitudine di prendere l'aperitivo. -
- Di solito sei tu a proporlo ... -
- Da un po' di tempo sono distratto. -
- Me ne sono accorta; spero che non sia nulla di grave ... -
- Non preoccuparti ... sono ancora vivo ... - le due labbra si uniscono in un appassionato bacio; poi si lasciano andare, in piedi in cucina, in un intenso rapporto sessuale.
- ... è stato bello - osserva Bruna, con un'espressione di totale appagamento.
- Decisamente sì! - replica Fabrizio.
- Sei ancora vivo. -
- Già. -
- Dovremmo esserne fieri, la vita è meravigliosa. -
- Non per tutti. -
- Intendi riferirti a quelle persone sfortunate, che, per malattie o altro, sono costrette ad un'esistenza difficile? -
- Sì, a tutte quelle persone che hanno i loro buoni motivi per non amare la vita. -
- Non lo so; alla fine ci si aggrappa alla vita anche in condizioni pietose. La vita, credo, valga la pena di essere sempre vissuta. È un argomento delicato, dove ognuno esprime la propria personalissima opinione. Tu fai parte, da quello che ho capito, di tutti quelli che pensano che è meglio ad un certo punto, se iniziano a mancare le basi essenziali di vivibilità, di andarsene. Io sono d'accordo solo per casi disperati. -
- Ci sono vari tipi di sofferenza ... come il mal di vivere. -
- Certo. Ma credo che in quel caso si possa trovare aiuto -
- Anche in queste situazioni è molto difficile districarsi; basti pensare ai tanti suicidi che si verificano ogni giorno in tutto il mondo. -
- Forse si potrebbero salvare in molti, se le persone che hanno accanto possano capire il loro dramma. -
- Io penso che una buona percentuale di queste persone non vogliano assolutamente essere aiutati, perché credono che alla fine sia tutto inutile. -
- Può darsi. Come mai me ne hai parlato? -
- Volevo conoscere il tuo pensiero sull'argomento. -
- Un argomento che di solito non si tratta per caso. -
- Ultimamente mi è nata una forte curiosità, tutto qui. -
- Sulla morte? -
- Sì. Capisco che l'argomento non è per nulla allegro, ma è interessante discuterne ... -
- Tutto ok? -
- Certo! Perché me lo chiedi? -
- Ecco, mi sei sembrato, per un attimo, troppo preso dalla discussione. -
- E questo cosa centra? -
- Nulla ... -
- Non è vero, mi stai nascondendo qualcosa. -
- E tu? E va bene; ho temuto che l'argomento intrapreso potesse riguardarti. -
- In che modo? -
- Non lo so; magari stai attraversando un periodo negativo ... succede in questi casi. -
- Guardami bene; e ciò ti sembra possibile? - dice Fabrizio, regalandole un sorriso rassicurante.
- Ok. Mi sono sbagliata. -

***

Per quanti sforzi possa fare, è normale che in taluni momenti affiori dalla sua espressione, dagli atteggiamenti, un'aria strana, di disagio. E questo, alla fine, non può sfuggire all'infinito alle persone che lo frequentano, che gli stanno più accanto. Fabrizio lo sa benissimo, ma non può farci nulla. E probabilmente nemmeno gliene importa. Fra non molto questa messinscena finirà, e allora, Bruna, rifletterà a lungo su quel giorno, in cui aveva intuito la fragilità dell'amico. Non si perdonerà mai di non aver provato ad approfondire la sua sospettosa intuizione.

Salvatore Scalisi
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