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Autore: Silvana Amadeo
Titolo: Mi racconto dall'aldilà
Genere Esoterico
Lettori 113
Mi racconto dall'aldilà

...Come quando qualcuno agogna un premio o una meta e si libera di un peso, finalmente ce l'avevo fatta a uscire dalla vita. Il piano era stato perfetto e seguito nei minimi particolari con calcolo, freddezza, senza esitazioni. Già, perché sono le esitazioni che ti fregano.
E con un guizzo velocissimo, con un dolore fisico di quelli che ti annientano tanto sono potenti, mi liberai del mio corpo che mi pesava addosso come una coltre.
Non ero al mio primo tentativo, ci avevo già provato inghiottendo barbiturici a volontà, ma era capitata la solita amica che viene a trovarti nel momento sbagliato, che ti soccorre convinta di aiutarti, mentre coccola il suo ego da crocerossina, e invece ti condanna al fallimento. Stavolta però ero più determinata, ero piena di quella carica energetica che spinge come con una turboelica dritta all'obiettivo, nel mio caso un tuffo sotto la metropolitana milanese. Uno schianto micidiale quasi istantaneo.
L'avevo temuto e immaginato, visto e prefigurato quello sfracello: i brandelli di carne che schizzavano, l'arrivo della polizia per gli accertamenti e il traffico paralizzato con la gente che ti stramalediceva: - se devi suicidarti, fallo a casa tua, senza disturbare! - Io, invece, volevo coinvolgere gli altri come in uno spettacolo, dare uno schiaffo a tutti quelli che non mi avevano considerata, alla fretta assurda della vita quotidiana in rincorsa verso il dovere di produrre e consumare. E poi come tocca a tutti, sarei finita imputridita e ancora polvere nella polvere. Qualche moralista mi avrebbe giudicata indegna di una normale sepoltura o di un rituale ordinario. Non importava, me ne sarei andata via senza una benedizione.
Mi ritrovai nell'altra dimensione senza la minima cognizione dello spazio-tempo né sensibilità al dolore, laddove non esiste il tempo lineare, ovvero la sequenza di momenti così come d'abitudine li concepiamo; c'è una sorta di scorrimento e immobilizzazione, è tutto fluire e presenza; non esiste la percezione del malessere fisico e psichico. La mente grossolana si stava dissolvendo lasciando spazio all'elemento aria e a energie più sottili. Dunque galleggiavo non so dove, insensibile a ogni tormento.
Una parte di me aveva deciso che il tempo sulla terra era finito e sentivo pian piano il disgregarsi degli elementi più grossolani, mi sentivo distante da quel che era stato il mio corpo, eppure riuscivo ancora a percepirlo e a capire che in qualche modo mi era appartenuto. Poi diventava sempre più lontano da questo nuovo essere che stavo diventando, come un suono che sfuma, fino a perdere la connessione. Un senso di caduta verso sensazioni sconosciute e instabilità crescente via via che il mio modo di percepire, di sentire e di vedere non era più sostenuto dai sensi fisici. Cominciai a trovarmi in un regno di nebbie fino a un totale svenimento che mi aprì ufficialmente l'ingresso nell'aldilà. Senza boati né fuochi.

Atterrai nell'aldilà senza ali né fuochi. Solo ampi spazi e un grande senso di smarrimento, come quando nel nostro mondo un aereo ci catapulta in una terra sconosciuta e il gioco delle ore ci confonde, così come la lingua, la fisionomia della gente e l'aspetto delle città. La differenza è che sulla Terra, in qualunque posto si vada, il corpo è presente con tutti i suoi cinque sensi, mentre nell'aldilà si è una sorta di plasma che fluttua fino a diventare, pian piano, sempre più immateriale.
- Mi sento sola. Possibile che nessuno venga a trovarmi in questo dannato posto? E poi, che posto è? Non ci sono montagne né fiori! - esclamai spaventata. Varcavo una serie di porte danzando tra banchi di nebbia e spazi semi-luminosi, come in attesa di qualcosa, quando intravidi un portone: pesante, metallico, scuro. L'unica visione rincuorante era il dipinto di un mandala. - Là deve esserci l'archivio dei segreti, è tempo di scoprirli - .
Aprii di soppiatto ed entrai in un luogo immenso che sembrava non avere né inizio né fine, avanzai in quell'atmosfera grigia come una giornata d'autunno pensando fra me e me: ‘Nessuno mi sorprenderà: non si vede anima né viva né morta'.
C'era però un'insegna: Annali Akashici e come in ogni archivio che si rispetti anche un custode. L'uomo, con la faccia immobile e lo sguardo vitreo, non aprì bocca, restò fermo e dritto come un soldato, ma nonostante la lunga lancia di cui era armato, non pareva affatto pronto a colpire. Ero quindi libera di curiosare e di scoprire se negli annali c'era qualcosa che mi appartenesse. Il tempo di una occhiata veloce ed ecco un'enciclopedia con il mio nome, su cui mi buttai a capofitto, curiosa di vedere che ritratto avessero fatto di me e della mia vita interrotta.
D'un tratto mi accorsi di quanto mi fosse facile comprendere grazie alla mia nuova forma mentale rapida e sottile ,prima ancora che leggessi, con una sorta di comprensione intuitiva, ciò che riguardava le vite che avrei potuto avere. Immagazzinavo ogni immagine molto rapidamente. Inoltre notai che la loro selezione non era determinata dalla mia scelta, era come se fossero loro a scegliere me.
......

Come la passeggera che scende dalla scaletta di un aereo e torna dopo un lungo viaggio, mi presentai alle mie guide con il mio bel bagaglio di impegni assolti. - Hai imparato diverse lezioni sull'amore, ora ti meriti un soggiorno nel pianeta blu cobalto - mi disse Angelika, mentre mi accerchiava insieme agli altri in un caldo abbraccio. Avrei preferito riposarmi nel giardino pensile cullata su un'amaca, ma l'invito sembra interessante. Andai quindi in avanscoperta e scoprii che quel pianeta era come una grande pietra preziosa, con la superficie striata di venature e ramificazioni color latteo.
- È finito per te il tempo dell'isolamento e delle prove, almeno per un po', qui troverai esseri più allineati al tuo nuovo livello di coscienza - mi informò Chris.
Proprio in quel momento mi vennero incontro planando, creature a forma di medusa, le quali mi trasportarono in un'onda cosmica che ricordava un flusso rigenerante dell'idromassaggio. Ero in perfetta armonia con loro e cominciai subito a familiarizzare con l'uno e con l'altro.
Dovevo riprendere in mano il filo dell'amorevolezza per riconnettermi con Nicola. Un giorno lo vidi che apparecchiava la tavola per la sua cenetta: riso e pollo al forno; non era mai stato un grande cuoco, poi lo vidi guardare pigramente disteso - Mangia prega ama - il film tratto dall'omonimo libro di Elisabeth Gilbert.
Non faceva molta vita mondana, al massimo usciva per una passeggiata o giocava a scacchi con un amico e fu proprio mentre era con lui che gli sentii dire: - Da quando lei se n'è andata, ho addosso una vena costante di tristezza. Già era stata dura superare la perdita della mia prima compagna, ora senza di lei, sembra che il mio cuore sia diventato del tutto vuoto e arido. Non sono solito vivere le storie importanti come un gioco - . Quelle parole mi commossero e mi convinsero ancora di più che riuscire a trovargli un nuovo amore sarebbe stato di vitale importanza.
Intanto però volevo essergli più vicina, così sapendo che a breve avrebbe organizzato delle sessioni di gruppo nel centro olistico che frequentava, decisi che avrei dovuto trovare il modo di essere presente. Ma non sapevo come, né le mie guide erano propense ad aiutarmi. Mi fu solo inviato questo messaggio di chiarimento.
- Non avere paura. Lo ritroverai in altre vite. Nicola è già stato con te e sai chi è stato? Proprio quel figlio che tu avevi perso quando eri madre; ti lasciò in una vita passata e ora si è invertito il ruolo, affinché entrambi conosceste lo stesso dolore. Non ci sono colpe e iniziative ma solo un accordo pre-nascita per vivere la stessa esperienza di allontanamento.
Non volevo separarmi da lui e facevo la parte della bambina capricciosa. Avrei voluto prendere parte alla sua conferenza come entità astrale, ma nell'altra dimensione capisci benissimo che devi prenderti la responsabilità delle tue scelte. Se avevo scelto di non essere nel mondo degli umani
dovevo pur farmene una ragione

Christiane cominciò a fare strada nei suoi pensieri fino a rimpiazzarmi del tutto, io ormai ero parte del passato. E non fu facile accettarlo, come non fu facile sopportare la vista del loro primo incontro di sesso.
Mentre lei in sottoveste nere di pizzo si metteva sopra di lui pronta per l'amore, io avrei voluto tapparmi gli occhi e le orecchie, rinchiudermi in un buco cosmico, ma non sarebbe servito.
Nell'aldilà, una volta stabilito il contatto, le percezioni si acuiscono, vedi e senti tutto anche se ci si defila dalle scene. Una sorta di baobab improvvisato mi offrì l'occasione per meditare, invocai le mie guide e tutte le incarnazioni e manifestazioni che conoscevo del Budda o di Cenresig per cercare di elevarmi sopra le emozioni.
Scoprii che se prima la libertà dal corpo mi aveva fatto sentire leggera e intimamente appagata, ora mi mancava l'amore carnale e le impagabili sensazioni che regala. Dovevo arrendermi all'idea che ormai non potevo più
assaporare la magia di emozioni, dovevo chiudere quella partita e fare pace con il mio cuore.

Silvana Amadeo
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