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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Nelle mani di nessuno
Genere Narrativa Contemporanea
Lettori 93
Nelle mani di nessuno

Luglio mantiene sempre le promesse, è il mese tradizionalmente più caldo di tutta la stagione estiva. In Sicilia, a Catania, l'estate è ancora lunga. Fabio lo sa benissimo e spera in cuor suo che possa riprendersi al più presto dalle amarezze che la vita gli ha riservato negli ultimi due anni, godendosi così la seconda parte della bella stagione. Fabio non ha mollato. Per natura non è il tipo di persona che confida i propri stati d'animo a coloro che gli stanno accanto, nemmeno agli amici più stretti, o addirittura familiari. Questo suo lato caratteriale non gli è di grande aiuto e, nonostante ne sia consapevole, non riesce a cambiarlo. A dirla tutta, la vita non è mai stata generosa nei suoi confronti, anche se finora è riuscito a barcamenarsi in maniera egregia, permettendosi dei piccoli piaceri, quali la macchina nuova, il cinema, il teatro, andare qualche sera in un locale a mangiare una pizza, o a trascorrere dei fine settimana fuori città, soprattutto d'estate. A ciò si aggiunge un paio di storie sentimentali, l'ultima delle quali iniziata poco più di un anno fa e giunta quasi al capolinea, causa anche i suoi problemi economici. Sì, perché la precaria stabilità economica influisce e non poco sul rapporto di coppia, a meno che non si tratti di un grande amore.

***

Quel periodo, tutto sommato positivo, sembra ormai un lontano ricordo. Ora i piccoli, rari piaceri che gli si presentano, prova a gustarseli a pieno, tra questi le uscite con le sue due figlie. L'appuntamento quotidiano con una delle due, Maria, ventitreenne, e con il suo fidanzato Roberto, di tre anni più grande, avviene in una delle piazze centrali di Catania.
- Ciao! Come va? - dice Maria.
- Ciao! Bene. -
- Buongiorno - saluta Roberto.
- Ciao. Come state voi? -
- Bene - risponde Maria. - Te ne sei innamorato - dice, puntando lo sguardo sullo zainetto a tracollo del padre.
- Già! È comodo. Una volta lo portavo spesso, poi l'ho messo da parte, ed ora siamo di nuovo insieme - risponde Fabio, incamminandosi con la giovane coppia. - Cosa si fa? -
- Abbiamo pensato di andare a prenderci una birra - risponde Roberto.
- Come sempre. -
- Lei ha qualcosa migliore da proporci? - dice Roberto.
- No. La birra mi sta bene. -

Comprate tre lattine di birra da mezzo litro ciascuna, vanno a sedersi sugli scalini di un antico palazzo in disuso in centro.
- Mi dispiace per l'altra sera - tiene a precisare Fabio.
- Riguardo la cena a casa tua? - domanda Maria.
- Sì; purtroppo non sto attraversando un bel periodo - ammette l'uomo.
- Cosa significa? -
- Problemi economici. -
- Il lavoro non ti sta andando bene? -
- È da circa un anno e mezzo che non lavoro più da quelle due famiglie a cui prestavo servizio come tuttofare. -
- Come mai? -
- In una sono i morti entrambi i coniugi, a distanza di due mesi l'uno dall'altra; nell'altra è morto il marito, così la figlia ha deciso di ospitare la madre a casa sua. -
- Davvero una brutta cosa! -
- Prima o poi c'era d'aspettarselo; ci ho lavorato per quasi vent'anni. -
- Erano molto avanti negli anni. -
- Già! -
- Immagino che hai provato a colmare il vuoto lavorativo. -
- Proprio così. Ma non è facile; anch'io ho la mia età, e le famiglie cercano persone più giovani, come se fossi un rudere da buttare via. -
- Hai solo ... -
- Cinquantanove anni, e ti assicuro che non sono pochi, anche se ne dimostro meno. -
- Non si preoccupi, ce la farà! - interviene Roberto, porgendogli la lattina di birra.
- Sì, è così; e noi ti saremo accanto - dice Maria.
- Vi ringrazio. Volevo precisare che non vi ho potuto ospitare perché il frigorifero e la dispensa sono vuoti. -
- Non pensarci, verranno tempi migliori. -
- Me lo auguro - replica Fabio, sorseggiando, per poi poggiare la lattina sullo scalino, ed aprire lo zainetto. - Ecco, questa è la mia cena. - Fabio tira fuori dallo zainetto un contenitore con dentro della pasta al sugo e un panino con del formaggio fuso, che odia tantissimo, un frutto e una merendina. Dono della Caritas. - Sono quasi finiti tutti i soldi, e quindi non sono in grado di sostenermi da solo. - afferma Fabio.
- Mi dispiace! Da quanto dura questa situazione? - replica Maria.
- Da tre mesi circa mi affido alla Caritas, ma, come ho detto, i problemi sono iniziati più di un anno fa. -
- Vorrei tanto poterti aiutare, ma anch'io sono in cerca di lavoro; Laura è nelle mie stesse condizioni, e la mamma ha iniziato solo da poco a lavorare come aiutante cuoca. Perché non le racconti la tua situazione? Non credo ti negherà il suo aiuto. -
- Con tua madre non ci scambiamo una sola parola da vent'anni. Non se ne parla nemmeno. -
- Ok. Ma non devi mollare. -
- Certo! - risponde Fabio, cercando di allontanare i cattivi pensieri e bevendo la fresca bevanda.

***

Non poteva durare a lungo questo silenzio, nascondere la verità alla figlia; a quale scopo? Per non darle un dispiacere? La situazione è seria, critica. Prima o poi la verità sarebbe inevitabilmente saltata fuori, quando magari sarebbe stato troppo tardi. Senza contare che non le ha confidato il rischio concreto di perdere l'appartamento. Il padrone di casa, uno pseudo intellettuale, ex correttore di bozze al corriere della sera, andato in pensione anticipatamente per motivi di salute, fratello del marito dell'amata sorella, scomparsa due anni fa per un male incurabile, sinora si era mostrato indulgente, consapevole delle enormi difficoltà che stava attraversando Fabio. Motivo di questa indulgenza l'amicizia e la stima che l'uomo nutriva nei confronti della defunta sorella. Fabio è preoccupato, teme di perdere la casa, tuttavia non crede che possa essere sbattuto fuori da lì a breve, anche se moroso di diverse mensilità. Lui spera che da un momento all'altro possa rimettersi in carreggiata, così da poter saldare lentamente i suoi debiti. Ma non aveva fatto i conti col quel - diavolo - del padrone di casa, il quale, in un giorno di apparente quiete, mentre discute con lui amichevolmente in una assolata piazza, dopo aver gustato assieme una granita ai gelsi, si dimostra non più indulgente, una sorta di dr. Jekyll e mister Hyde.
- Senti, Fabio, entro una settimana devi lasciare la casa! - dice in modo sintetico e con una cattiveria da mettere i brividi.
Fabio rimane senza parole. La giornata di quiete si intristisce. La cosa si ripete con la stessa tonalità e cattiveria per altri due giorni di seguito.
Fabio sprofonda in un clima di grande paura. Non vede appigli ai quali aggrapparsi. È notte fonda.

***

Rimane poco tempo per organizzarsi e lasciare la casa; cosa fare? Dove andare? Un vero problema. Per natura non vuole essere d'impaccio a nessuno; difficilmente si rivolgerà a parenti, che vede di rado, o ai pochi amici. E tutta la roba che tiene in casa? Mobilia e abbigliamento, dove metterli? Gli viene incontro il padrone di casa.
- Mi devi dare parecchie mensilità; i mobili, se non ti dispiace, li tengo io. -
Sì, che gli dispiace; ma cosa può fare?

***

Arriva il fatidico giorno in cui deve lasciare casa. Ha trascorso notti insonni. Spera provvisoriamente di dormire in macchina. Inizia a mettere dentro sacchetti di plastica, tutte le cose necessarie da portare via. Lavoro che aveva iniziato a fare da qualche giorno. Ha l'ADSL pagata per un altro mese e non ha intenzione di lasciargliela utilizzare al padrone di casa; così staccherà il computer togliendo anche il router, che porterà con sé. Una magra consolazione. Le ore trascorrono velocemente, ha riempito decine di buste, che non sa nemmeno se entreranno tutte in macchina. Per l'occasione non si è preparato un pranzo eccezionale, del resto i fondi a disposizione non glielo avrebbero permesso, ma la solita pasta con i ceci. Dopo aver pranzato inizia a mettere tutte le buste nel cofano della macchina, riempiendolo completamente. Poi l'attesa vana, sdraiato sul divano, del padrone di casa che stranamente non si fa vedere; decide quindi di lasciare le chiavi dell'immobile al cognato.

***

- Io, purtroppo, non posso fare molto ... - afferma rammaricato il cognato, al quale consegna le chiavi di casa.
- Tranquillo! Ti capisco - risponde Fabio.
- Preparo un caffè - dice l'uomo.
- Va bene. I ragazzi come stanno? -
- Stanno bene. Dovrebbero essere entrambi nel soggiorno; li hai visti? -
- Sì; ci siamo salutati. -
- A te come sono sembrati? -
- Sereni. Crescono. -
- Eh, sì! - replica il cognato, mettendo la caffettiera sul fuoco. - Ieri li ho portati al cimitero; anzi, me l'hanno chiesto loro di andarci. Credo che sentono troppo la scomparsa della madre. -
- Davvero? -
- Sì. -
- Beh, è naturale. -
- Tua sorella ci manca ... -
- Manca a tutti noi. Ma è giusto che tu pensi al tuo futuro, a quello dei tuoi figli. -
- Ti riferisci a Paola? -
- Sì; come va? -
- Al momento ci stiamo solo frequentando; si vedrà più in là se maturerà qualcosa di importante. -
- Mi sembra una brava donna. -
- Sì. Ma per me non sarà più lo stesso; la mia vita l'ho vissuta con Marina. Non cerco altro. -
Fabio annuisce, con un gesto consolatorio.
- Vuoi cenare qui stasera? - gli chiede il cognato.

- No, grazie; devo organizzarmi per la notte ... e per quelle che verranno - risponde Fabio.
- Potresti rimanere a dormire qui; non ci sono problemi, dormiresti nel letto matrimoniale insieme a me. -
- Ti ringrazio, ma preferisco cavarmela da solo. -
- Dove andrai a dormire? -
- Probabilmente in macchina. -
- Non mi sembra una buona soluzione. -
- Lo so; è un'esperienza che non ho mai fatto, magari alla fine non si rivelerà così disastrosa - replica con un tiepido sorriso Fabio.
- Se dovessi decidere di dormire qui ... -
- Ok. Te lo farò sapere. -
Il cognato versa il caffè in due tazzine.
- Il tuo caffè amaro, giusto? -
- No. Questa volta zuccherato; la vita è di per sé amara, preferisco addolcirla un po' ... - risponde con immancabile sarcasmo Fabio.
- Giusto! - replica il cognato.

***

Ha inizio la triste avventura, non conosce né le proporzioni, né la durata. È una sera di luna piena; il livello di umidità alto. L'idea di dover dormire in macchina con i finestrini aperti non più di cinque centimetri, per evitare brutte sorprese, non fa che aumentare il suo profondo malessere. È ancora presto per andare a dormire. È sabato sera e la città pullula di persone; sarebbe un peccato non godersi una serata del genere. Parcheggiata la macchina sul lungomare, Fabio fa una rilassante passeggiata, fino ad arrivare nella meravigliosa spiaggia di S. Giovanni Li Cuti. È davvero un luogo incantevole, frequentatissimo da Fabio negli anni precedenti. Si siede su una panchina davanti il suggestivo panorama. Tira fuori dallo zaino un panino preso alla Caritas, con dentro delle sottilette. - Sempre formaggio fuso - pensa l'uomo. Solo dieci giorni prima aveva denunciato alla Caritas tramite Facebook la pericolosità di distribuire continuamente formaggio fuso ai cardiopatici, soggetti che nel mondo dei clochard non mancano di sicuro.
L'uomo è ancora sereno, non sa cosa l'attende nei giorni e nei mesi a venire. D'altronde, sarà la cruda realtà a - svegliarlo - bruscamente.
È quasi mezzanotte. Per molti la serata è appena iniziata, ma non per Fabio. Lui farebbe volentieri le ore piccole, ma il pensiero di non avere una casa, con le sue comodità, di dover dormire in macchina, non è il massimo dei suoi desideri.

***

Percorre in auto qualche centinaio di metri più avanti e la parcheggia dietro un albero, spera di non essere visto da coloro che transitano sul marciapiede, abbassa lo schienale del sedile e si distende. La stanchezza è tanta, questo dovrebbe favorire il sonno; ma non è così. È tardi e non passano più pedoni; di tanto in tanto transita qualche vettura. Fa un caldo pazzesco; sembra di stare all'interno di una sauna. I piedi, non riesce a distenderli del tutto; non è una posizione comoda. Si gira e rigira come un forsennato, bagnato di sudore. Passano i minuti, le ore, senza riuscire a prendere sonno; verso le cinque di mattina si appisola per una mezz'oretta. Il risveglio è traumatico, con la testa pronta a scoppiare da un momento all'altro.

***

La sua vita, le sue abitudini sono cambiate radicalmente. In una vita normale la prima cosa che si fa alzandosi dal letto, soprattutto in piena estate, è fare una doccia; ma qui non può, potrebbe farla dal cognato, ma al momento preferisce non disturbare. Il problema doccia potrebbe essere risolto alla Caritas, se non fosse che lì da mesi non sono funzionanti a causa di lavori interminabili. Hanno dovuto chiudere anche la mensa nella quale si mangiava comodamente seduti ai tavoli, la cena ora viene distribuita dentro sacchetti di plastica consegnati ai bisognosi sul ciglio della porta data l'inagibilità della struttura.

***

Il periodo di - disgrazia - ha coinciso con il caldo africano che ha provocato un innalzamento della temperatura, insieme ad un tasso di umidità insopportabile. Fabio è convinto di trovare refrigerio in una granita; la compra in un chiosco vicino alla stazione, al prezzo di appena cinquanta centesimi.

***

Fabio non può girovagare tutto il giorno né, tanto meno, farsi vedere in queste condizioni da amici e parenti, quindi decide di trovare un posto tranquillo, nascosto, dove potersi rilassare. La villa Bellini con il suo vialetto dei personaggi illustri, rappresentati in sculture in marmo situati ai lati del passaggio pedonale è il luogo ideale, sceglie così lì una panchina e si siede, all'ombra di un grande albero.
Emana uno sgradevole odore di sudore, avvertito anche dalle persone che gli sono vicine. Gli manca la sua piccola e dolce casa. Erano anni che non veniva a fare una passeggiata alla villa, e ora rischia di soggiornarvi per parecchio tempo. La stanchezza della notte insonne si fa sentire. Socchiude gli occhi, provando a riposarsi un po'. È sicuro che, volendo potrebbe lasciarsi prendere dal sonno, così come si trova, lì seduto sulla panchina. Ma non lo fa, non riesce. Rimane lì seduto fino alle diciannove e trenta, osservato dallo sguardo pensieroso del naturalista Carlo Gemellaro, immortalato in un busto marmoreo posto dinanzi a sé, poi si alza ed esce dalla villa. Prende l'autobus che lo condurrà alla stazione, nei pressi della quale è situata la sede della Caritas. È ancora chiusa, ci sono già una cinquantina di persone ad attendere ansiosi dietro il portone di ferro.
Le persone aumentano ogni giorno vertiginosamente di numero; ci sono molti stranieri, fra cui molti di colore, fuggiti via dal loro paese d'origine per povertà, o guerre civili, e approdati sulle coste siciliane su gommoni d'emergenza.
- Cosa aspettano ad aprire? - dice uno di loro.
- Se lo possono permettere, sanno che non abbiamo nulla da fare - commenta un cinquantenne, con il chiaro accento palermitano.
- Questo è sicuro! - replica Fabio. - Lo sanno bene che non abbiamo nulla da fare. -
- È fiato sprecato. -
- Se non sbaglio, oggi danno la pasta al sugo con le melanzane, un panino e la caponata - dice Fabio.
- Sì; non hanno cambiato menù, è sempre lo stesso -
- Non è male - tiene a precisare Fabio.
- Mah, per me i menù sono tutti uguali - replica il cinquantenne.
Finalmente, alle ore diciannove il cancello di ferro della Caritas si apre. Si crea una bolgia umana dinanzi all'ingresso, il flusso è regolato da due transenne. Un tentativo mal riuscito. Fabio è tra i più fortunati a riuscire in pochi minuti ad avere il sacchetto con la cena.
I due uomini si allontanano insieme come fossero vecchi amici.
- Fa caldo, lo farà ancora per molto tempo - sono le previsioni del cinquantenne.
- Non c'è da essere ottimisti. Dove si può fare una doccia? - chiede Fabio.
- Ai Cavalieri della Mercede. -
- Dove si trova? -
- Non lontano da qui; bisogna andarci tutte le mattine, tranne la domenica, dalle nove e trenta a mezzogiorno e trenta. -
- Domani è domenica; comincio nel peggior dei modi questa avventura. -
- Se non fosse che sono in fase di ristrutturazione, la Caritas offre anche questo servizio. -
- Servizio completo. -
- Lo puoi dire forte; per i più fortunati che non hanno grosse pretese, è possibile anche il posto letto. -
- Tu sei fra questi? - chiede Fabio.
- Sono stato ospite per circa due mesi in un dormitorio gestito da una cooperativa convenzionata con il comune di Catania, denominata - Il Faro - - risponde il cinquantenne.
- Cos'è successo, non hai più pagato l'affitto? - dice con tono ironico Fabio.
- No; l'ho semplicemente lasciato. Mi si era presentato un lavoro come parcheggiatore abusivo, così, visto le rigide regole degli orari di rientro, ho deciso di recidere il contratto, provando a cavarmela da solo. -
- Dormendo fuori? -
- Sì; lì per lì non ne ho fatto un dramma. A un certo punto o si ci stanca di queste benedette regole, o ci si abitua. -
- Ti sei stancato, immagino. -
- Sembrerebbe di sì. -

I due raggiungono piazza della Repubblica.
- Dove dormi di preciso? - domanda Fabio.
- Sotto il cielo stellato. Qui! -
- Qui dove? -
- Lì dentro - risponde l'uomo, facendo cenno col capo in direzione di un vasto terreno abbandonato, delimitato da un recinto di mattoni alto due metri, in più parti sfondato, da sempre occupato abusivamente da zingari e da senza fissa dimora.
- Provo quasi invidia - replica Fabio, accennando ad un sorriso.
- Stai scherzando? -
- Mica tanto. Ho trascorso la prima notte chiuso in macchina; lascio a te immaginare. -
- Hai dormito con i finestrini chiusi? -
- Cosa potevo fare? Li ho abbassati solo di qualche centimetro, giusto per respirare. -
- Io sono Fabio. -
- Piacere Maurizio. -
- Tu rimani qui? -
- Sì, inutile spostarmi; per fare cosa? -
- Ci vediamo. -
- Va bene. -
- Ciao. -
- Buona giornata. -

***

Se la prima notte aveva dormito solo mezz'oretta, nella seconda si sarà aggiunta un'altra mezz'ora, non di più; quindi, la mattina si sente nuovamente intontito, oltre che sporco. È domenica, un giorno di festa, ma c'è poco da festeggiare. Si ricorda di non essere andato in bagno da due giorni per problemi di stitichezza, decide di andare alla toilette della stazione, pagando cinquanta centesimi. Ne approfitta per farsi la barba. Beve un caffè al chiosco lì vicino, un piccolo piacere che va assaporato intensamente. La mattinata passa veloce, arriva l'ora di pranzo, Fabio e un bel numero di indigenti attende l'apertura del cancello della Caritas. L'uomo, se ne sta distante dal resto dal capannello che si è formato innanzi il portone, in disparte, quasi nascosto dal flusso delle macchine, per paura di essere visto da amici e parenti.

Come da prassi, una volta aperto il cancello si crea tra i presenti una certa agitazione, fatta di spintoni e da gesti di furbizia nel tentativo di scavalcare chi sta davanti per timore di non riuscire a prendere il pasto. Fabio scorge tra la folla Maurizio, i due si salutano con un cenno del capo. Ristabilita la calma, entrambi ritirato il pranzo si allontanano.
- Oggi è domenica, daranno qualcosa di speciale, spero - dice Fabio, scrutando dentro il sacchetto.
- Pasta al sugo, tanto per cambiare, e un panino con la frittata - replica Maurizio.
- C'è però anche il dolce. -
- Appunto, oggi è domenica. -

***

Fabio invita Maurizio nel - soggiorno - della villa per consumare il pasto domenicale.
- La pasta non è male - osserva Fabio. - Se avessero messo la ricotta salata, potevo dire di aver mangiato la pasta alla - Norma - . -
- Pure il panino con la frittata non è male, c'è di peggio; molto peggio! - dice Maurizio.
- Sì, me ne sono accorto, da quel poco che frequento la loro cucina. Da quanto tempo fai questa vita? -
- Quasi quindici mesi. -
- Parecchi! - osserva Fabio.
- Dipende da cosa intendi per parecchio; qui c'è gente che ci sta da una vita; e non in senso metaforico - risponde Maurizio.
- Non riesco a pensare come si possa resistere fino a tanto; io ci sto da due giorni e già mi sembra un'eternità. -
- E così per tutti; poi alla fine non stai più a guardare i giorni, i mesi e gli anni, speri solo di uscirtene. Sempre che prima non ti schizzi fuori il cervello. E se dovesse succedere, nemmeno te ne accorgerai. Sarà la fine dei tuoi sogni. -
- È un quadro idilliaco - commenta con sarcasmo Fabio. - A questo punto sarebbe meglio farla finita, non credi? -
- No! Non bisogna nemmeno pensarlo; è importante non mollare, cercare continuamente un qualsiasi lavoro. -
- Non è facile. -
- È vero, non è facile, ma nemmeno impossibile. -
- Mi piace il tuo ottimismo; terrò sempre presente le tue parole. Ho scelto questo posto perché è tranquillo, mi permette di rilassarmi. Hai famiglia? -
- No. Non mi sono mai sposato, non ho eredi e sono figlio unico. I miei genitori sono entrambi morti - risponde Maurizio. - Scommetto invece che tu hai famiglia. -
- Anche i miei genitori sono morti. La mia unica sorella è scomparsa prematuramente due anni fa per un male incurabile. Ho un matrimonio fallito alle spalle, e due splendide figlie che vivono con la mia ex - dice Fabio.
- Sono un bel motivo per non mollare - osserva Maurizio.
- Sì. -
- Bene; per riprenderti la vita hai una spinta non indifferente; sfruttala al massimo! -

***

Le domeniche, così come tutti i giorni festivi, sono difficili da mandare giù da coloro che vivono in strada, ci si augura che passino in fretta. Fabio ha la fortuna di incontrarsi in serata con le figlie Maria e Laura, e con Roberto, fidanzato di Maria, con i quali trascorre un paio d'ore insieme. Si cerca di tenere lontano i cattivi pensieri, toccando vari argomenti, non mancano le citazioni filosofiche, la politica, le notizie del giorno, che la coppia di fidanzati, grandi osservatori di ciò che succede nel mondo, ed amanti della letteratura in generale, dispensa con grande generosità. Dopo lo scambio culturale è inevitabile soffermarsi sulla cruda esperienza di Fabio.
- Potresti venire a fare la doccia da noi, quando la mamma non c'è - dice Maria.
- No, non mi piace fare queste cose di nascosto; domani proverò dove mi hanno indicato. Speriamo bene - risponde il padre.
- Stai mangiando? - chiede Laura.
- Sì; i centri di solidarietà ci ingozzano a meraviglia. La qualità è da verificare; non è questo il problema più importante, ma avere un letto, la possibilità di lavarsi e cambiarsi, la mancanza di libertà nel fare anche le cose più semplici, che in questo ambiente possono essere maledettamente complicate. -
- È stato uno stronzo il tuo padrone di casa! Che poi è anche il fratello di tuo cognato - dice Laura.
- Cura i suoi interessi, anche se devo ammettere che ha un pessimo carattere; una personalità ambigua. Non ho più intenzione di pensare a lui, anzi, devo cercare di dimenticarlo al più presto. L'odio, soprattutto in questo momento, non porta nulla di buono - afferma Fabio.
- Questo non significa che non sia uno stronzo! - si aggrega Maria.
- Merita una punizione! - dice Roberto.
- Ehi, calma! - esclama Fabio.
- Devi uscirtene al più presto da questa situazione - aggiunge con un velo di tristezza, Maria.
- Certo! Devo uscirmene al più presto - . Le parole di ottimismo di Fabio rincuorano gli animi di tutti, su cui volto traspare un impercettibile sorriso.

***

Riuscire ad addormentarsi è un'impresa ardua, non solo per la posizione scomoda, ma il caldo, il livello di umidità insopportabile. Un'altra notte in bianco. Si guarda nello specchietto retrovisore della macchina, e quello che riflette è un viso stanco, sciupato.
Inizia un nuovo giorno, una nuova settimana. Alle ore otto va a fare una capatina alla Caritas, i volontari distribuiscono la colazione fino alle nove e trenta, tutti i giorni, tranne la domenica. Fabio incontra Maurizio, dopo aver tastato un pezzo di tavola calda con prosciutto e formaggio e buttato via per il fetore che emanava; prova con una treccina al miele, questa almeno anche se non fresca, è mangiabile. Dopodiché prende un bicchiere di thè al limone fatto dai volontari; del thè non si sente nemmeno l'aroma. Peccato, sarebbe stato un aiutino per poter iniziare la giornata con più energia.
- Se avessi mangiato il pezzo di gastronomia sarei finito sicuramente in ospedale - dice Fabio. - Ma quando è stato preparato? -
- E chi lo sa? Forse ieri, o l'altro ieri. Il vero problema è il caldo. Se questi alimenti non vanno conservati bene in frigo, diventano veleno per la nostra salute; sto molto attento prima di mandarli giù - replica Maurizio.
- Ho visto che non hai preso nulla. -
- Non mi andava. -
- O forse hai capito che non era giornata. -
- Forse - risponde Maurizio. - Dalle nove e trenta in poi danno anche il vestiario, se ti può interessare. -
- La cosa che più mi preme ... -
- È una rinfrescante doccia. -
- Esatto! -

***

Arriva finalmente il momento della tanto attesa doccia. Il luogo è il centro d'accoglienza gestito da - I Cavalieri della Mercede - (Corpo delle Guardie Nobili ai Sacrari di Guerra). Arrivati sul posto lo trovano ancora chiuso; dovrebbero aprire alle nove e trenta, quindi, ci siamo quasi; ammesso che siano puntali. Ci sono una decina di persone che aspettano, fra questi anche rumeni, albanesi e qualche africano. Si cerca di rispettare l'ordine di arrivo, chiedendo chi è l'ultimo in fila. Ci siamo, si apre dall'interno la porta in ferro della struttura; si affacciano due donne, una delle quali, una giovane mulatta, con in mano un sacchetto grande pieno di rifiuti, che va a buttare nel cassonetto lì vicino. Dopodiché, augurando agli ospiti buona giornata, si allontana attraverso una porta in ferro, all'interno della struttura. La sala d'attesa, grande quanto una stanza da letto, ha due panchine in legno poste ai lati e un tavolo rettangolare al centro. Entra il primo che si deve fare la doccia chiudendosi alle spalle una porta di legno con un buco al centro ad altezza d'uomo, causato sicuramente da qualche ospite impaziente, in barba ad ogni forma di riservatezza.
- Quante docce ci sono lì dentro? - chiede Fabio.
- Una - risponde Maurizio.
- E come fa a soddisfare le esigenze di tanta gente? -
- Se lo chiedi a loro ti risponderanno che già hanno fatto abbastanza; insomma, e come se non si sentissero obbligati a fornirci i giusti servizi. -
- Allora perché lo fanno? -
- Bella domanda. Qui nessuno fa niente per niente, puoi starne certo. Questo vale per tutti, Caritas compresa. -
- Siamo proprio nelle mani di nessuno - osserva Fabio.
- Noi non siamo nessuno per loro, tocca a noi, esclusivamente a noi, uscire da questa situazione. Ricordati, nessuno di loro verrà mai a salvarci. Siamo loro più utili da moribondi che da vivi. -
- Non ci tengo ad essere la loro cavia. Ci scriverei volentieri su una storia ... -
- Sei uno scrittore? - chiede Maurizio.
- No - risponde Fabio. - Però mi piace scrivere; in passato mi sono cimentato con brevi racconti. Niente male, secondo il parere di qualche amico, forse troppo indulgente. -
- Mi viene in mente un romanzo che ho letto tempo fa: - L'uomo dei piccioni - . E' una storia interessante, ambientata proprio nel mondo dei senza fissa dimora. L'autore racconta l'esperienza vissuta in prima persona in questo ambiente. Spero soltanto, nel caso decidessi di scrivere, che il tuo finale sia diverso da quello de - L'uomo dei piccioni - -
- Perché? Cosa è successo? -
- Non te lo dirò mai; ti toglierei la sorpresa. -
- Ok. Proverò a mettere nero su bianco; ma senza nessun impegno. Ho ben altro a cui pensare, che a scrivere un romanzo. -
- Ti capisco. Anche l'autore de - L'uomo dei piccioni - era restio a scriverlo, ma alla fine ... -

***

Nell'attesa della doccia è possibile caricare il cellulare in una delle prese elettriche poste dentro la sala d'attesa. Finalmente arriva il suo turno. Entra dentro con lo zaino che poggia su una piccola sedia. Non ci sono appendiabiti. Qualcuno ha lasciato per terra degli indumenti sporchi, poteva avere l'accortezza almeno di buttarli nel sacchetto dei rifiuti, si sa l'igiene qui è un optional, meglio indossare un paio di pantofole per il bagno; un accorgimento che Fabio non trascura entrando sotto la doccia. La manovella è mezza rotta, e Fabio non riesce a miscelare bene l'acqua fredda con quella calda; esce solo la fredda. Per fortuna è piena estate e fa un caldo pazzesco, i problemi nasceranno più in là se non verrà riparata. Fabio starebbe ore ed ore sotto la doccia, ma non può intrattenersi più di tanto; solo dopo pochissimi minuti infatti sente bussare alla porta, è un uomo di colore che animosamente lo invita ad uscire. Va bene comunque, quello che voleva fare è stato fatto, si appresta ad uscire. Ha indossato gli abiti puliti, quelli che aveva nello zaino, la roba sporca è dentro un sacchetto di plastica, in attesa di decidere se lavarla o buttarla. Chiede a tal proposito consiglio a Maurizio.
- Dipende; se ne sei affezionato, potresti lavarla e stenderla qui. - dice l'amico.
- Finché posso vorrei tenermela; ho anche comprato il detersivo. -
- Allora, lavala! -
- Tu cosa fai? -
- A volte la lavo anch'io, ma spesso preferisco buttarla via; tanto in qualche modo si riesce ad avere il cambio. Può capitare anche che la biancheria intima che danno sia nuova. -
- Hai detto che è la Caritas a dare gli indumenti, giusto? -
- Sì; ma non solo. Ci sono anche diversi centri di volontariato che si prodigano a dare il cambio; praticamente, il problema vestiario non esiste - risponde Maurizio.
- È già qualcosa. Aspettiamo di caricare il cellulare e poi ce ne andiamo? -
- Sì; fra poco, alle undici e trenta, daranno anche la colazione. -
- Alle undici e trenta? Mai sentito dire la colazione a quest'ora. È una novità in assoluto! -
- Di novità in questo ambiente ne vedrai tante; tutte negative ovviamente. -
- Ci avrei giurato! In cosa consiste questa colazione? -
- Lo vedrai. -

Alle undici e trentacinque circa si apre una feritoia scavata dentro una finestra situata all'esterno della struttura, da essa si affaccia una donna, la stessa che aveva aperto la doccia, bassa di statura, ed inizia a distribuire dei numeri che servono a dare ordine a coloro che ricevono la colazione; questa consiste in un panino vuoto, una piccola confezione di marmellata e una brioche. Fabio indossa gli occhiali per leggere la data di scadenza sul retro della confezione.
- È scaduta da cinque mesi - dice con visibile disappunto.
- Lo so - risponde Maurizio.
- Come fanno a darla? -
- La danno e basta! Come tutti gli altri. -
- Grandioso! - esclama con sarcasmo Fabio. - E tu la mangi? -
- Certo! - risponde Maurizio, mentre apre la confezione di marmellata, gustandola, si fa per dire, assieme al panino. - Cosa dovrei fare? Finora non sono finito all' ospedale. -
- I problemi potrebbero arrivare in seguito. -
- Ora però non ci penso; vuoi la mia? -
- Sì. -
- La brioche al cioccolato non ha la data di scadenza. - dice Fabio
- Sarà di certo scaduta, puoi metterci la mano sul fuoco; ma è ancora mangiabile. Quanto meno dal gusto dico. -
Fabio la morde.
- Allora? - gli chiede Maurizio.
- Dal sapore sembrerebbe buona ... ma questo non significa che bisogna fidarsi ciecamente. -
- Non ho detto questo; speriamo bene. -
- Tutti i giorni è così? -
- Sì; non aspettarti nulla di diverso. Andiamo? -
- Sì. -

***

I due uomini raggiungono a piedi piazza della Repubblica.
- Cosa mangi a pranzo? - dice Fabio.
- Ho già mangiato - risponde Maurizio.
- La solita marmellata col panino? -
- E una brioche. Di solito mangio una sola volta al giorno, al momento penso è sufficiente; non è che sprechiamo tutte queste energie ... -
- Io forse mi comprerò un barattolo di legumi. Vuoi favorire? -
- No, grazie. -
- Ho interrotto da quando sono qui una sana abitudine - afferma Fabio.
- Sarebbe? -
- Fare colazione tutte le mattine con un filoncino integrale senza lievito; credo che andrò a comprarlo, almeno finché potrò! -
- Fai bene; le buone abitudini vanno comunque mantenute. -
- È l'unica cosa della vita precedente che potrò ancora per poco permettermi, insieme ai legumi. -
- L'avevo immaginato. Buon pranzo allora! -
- Grazie! - annuisce con un sorriso Fabio. - Ci vediamo. -
- Sì. Salvo imprevisti - risponde Maurizio.

***

Ormai è consuetudine rispettare le varie tappe, fra queste villa Bellini è quella che occupa il maggior spazio della giornata. Fabio ha con sé un barattolo di lenticchie per pranzo, finito il quale va a lavarsi i denti in una fontanella lì vicino, per poi sedersi nuovamente nella solita panchina. Avverte una forte sonnolenza; socchiude gli occhi, ma è ben attendo a non appisolarsi. Deve riuscire a dormire la notte. Una gran bella lotta di resistenza questa. Sta per cedere, quando apre bruscamente gli occhi; la prima immagine che vede innanzi è uno strano uomo, una specie di clochard, con una simpatica capigliatura ricciolina bionda, anche se visibilmente sporca, così come il pantalone di colore rosa abbinato ad una camicia a quadri. Chissà da quando non se li toglie di dosso, pensa Fabio. I due uomini si scambiano solo uno sguardo fugace, quindi il biondo si allontana con passo sicuro verso l'uscita nord della villa. Fabio è certo di rivederlo molto presto.

***

Continua la solita routine. I giorni passano senza che succede nulla di nuovo, di rilevante. Il caldo persevera impietosamente. Il beato dormire è solo un ricordo dei tempi migliori. Fabio nota di avere le caviglie sempre più gonfie, mentre in tutto il resto del corpo è dimagrito di molto; il viso è sempre più sciupato. Un brutto segnale. Inizia ad avere paura, quella stramaledetta paura di non uscirsene più. Vorrebbe gridarlo a tutti, ma sa che non lo farà, fa parte del suo carattere. Sa di essere chiuso, introverso. Questo lato del suo carattere potrebbe rivelarsi una zavorra, e n'è perfettamente consapevole. Lui spera ancora di farcela con le sue forze, ma la verità è che non ci sono appigli su cui aggrapparsi. La vita non può avergli riservato un destino così crudele; non può assolutamente crederci. Pensa che in un mese sia ancora presto perché la situazione possa cambiare radicalmente; il guaio è che all'orizzonte non si vedono barlumi di speranza. Comunque, Fabio cerca di non abbattersi, trovando nella scrittura un valido sostegno morale.

***

Il ricciolino biondo è un frequentatore assiduo della villa. Ultimamente lui e Fabio si sono salutati con un cenno del capo. È davvero un bel personaggio; l'uomo è sfuggevole, apparentemente ancora più introverso di Fabio. Ma un bel giorno, mentre Fabio è seduto nella panchina, intento a scrivere le sue memorie, gli si avvicina il misterioso personaggio.
- Ciao. -
- ... ciao! - risponde con un'aria sorpresa Fabio.
- Ho visto che scrivi - dice, con un simpatico sorriso, il biondo.
- Sì. -
- Sei uno scrittore? -
- No! Sarebbe troppo bello se lo fossi realmente. È una passione. Dato che non ho molti impegni, mi sono detto: perché non raccontare attraverso la scrittura l'esperienza che sto vivendo? Detto fatto! -
Il biondo accentua il suo sorriso. Con quel tipo di capigliatura, il viso rotondo e gli occhi grandi, sembra un angioletto simile a quelle sculture ottocentesche che si possono ammirare in molte chiese.
- Sono un senza fissa dimora - gli confessa Fabio. Inutile nasconderlo, ammesso che non si fosse capito. Il biondo annuisce, come per dire: lo immaginavo già. - Ti vedo spesso qui ... -
- Sì, mi piace il posto; vado sempre da quella parte - afferma l'uomo, indicando con la mano la zona specifica della villa dove ci sono gli uffici della direzione.
- Scusa se te lo chiedo: dormi qua? -
- No. Ci vengo perché mi piace il posto. - risponde il biondo.
- Quindi hai una casa? - gli chiede Fabio per pura formalità, perché è ovvio che non ce l'ha.
- Attualmente no; dormo - al rotolo - , in una insenatura fra gli scogli - .
Il rotolo è una zona scogliera sul lungomare di Catania, molto conosciuta e frequentata.
- Dormi da solo? -
- Sì. -
- Non è male in questo periodo - osserva Fabio.
- Il panorama è splendido. In modo particolare l'aurora - ammette il biondo.
- Ti credo. Io non posso dire la stessa cosa, visto che dormo in macchina; comunque il mio nome è Fabio. -
- Antonio - replica il biondo.
- Cosa stai leggendo? - chiede Fabio, riferendosi ad un libro che il simpatico interlocutore tiene in mano.
- Psicologia. -
- Interessante! -
- Ci vediamo - dice Antonio, ostentando un largo sorriso.
- Va bene. -
È un personaggio tutto da scoprire, pensa Fabio, mentre segue con lo sguardo il biondo allontanarsi verso la sua postazione, vicino agli uffici della direzione.

***

Come ogni mattina alle otto e trenta la Caritas distribuisce la colazione. Fabio sta pensando seriamente di togliere questa inutile tappa, visto che non prende mai quasi nulla da mangiare; fin quando se lo potrà permettere comprerà il suo filoncino integrale. Il Thè è sempre più annacquato. Istintivamente, l'uomo pensa ad Antonio, al fatto di non averlo mai incontrato nei centri di solidarietà; probabilmente avrà altre risorse dove attingere. Gli si avvicina Maurizio, con in mano un pezzo di tavola calda; gli dà un morso.
- Ciao. È buono? - chiede Fabio.
- ... mah, è da buttare. -
- Tu comunque la stai mangiando lo stesso. -
- Hai ragione; è proprio da buttare! - replica Maurizio, cestinando il pezzo di tavola calda dentro il grande sacchetto nero dei rifiuti.
- Prendine un altro. -
- È il terzo che prendo. -
- Pensavo che fosse il primo; oggi non è giornata. -
- Sembrerebbe proprio di no. Tu non pendi il Thè? -
- No! Mi sono stancato di bere quell'acqua colorata che non sa di nulla; senza contare che ogni volta che la bevo, mi sento rivoltare lo stomaco sotto sopra. Sto pensando di non venire più qui la mattina, se non per prendere, in caso di bisogno, qualche indumento. -
- Saggia decisione! Io vengo più che altro per il cambio della biancheria e non di certo per le porcherie che ci danno da mangiare. E il tuo filoncino integrale? -
- L'ho già mangiato. -
Ottimo! È il tuo elisir di lunga vita. -
- Lo definirei piuttosto l'antidoto alle porcherie che ci danno da mangiare qui. Insieme ai stupendi legumi ovviamente. -
Maurizio sorride.

***

I due uomini attendono sino alle nove, momento in cui i volontari della Caritas distribuiscono il vestiario. Preso qualche capo di abbigliamento, utile soprattutto per Maurizio, e la biancheria intima, entrambi si dirigono ai Cavalieri della Mercede. Una routine fatta di lunghe attese che sfianca sotto tutti gli aspetti.
- Ho già spento da alcuni giorni la candelina del primo mese - afferma con un velo di tristezza Fabio.
- E non mi hai invitato? - replica con tono ironico Maurizio.
- In verità non ho festeggiato; non amo le ricorrenze - risponde Fabio.
- A chi lo dici. Quando ho compiuto un anno in questo mondo, mi sono sentito talmente male da rifiutare tutto quello che mi era stato offerto generosamente fino a quel momento: mense, docce, vestiario. Mi sono disteso su una panchina e sono rimasto lì l'intera giornata, alienato da tutto e da tutti. -
- Io non vorrei arrivarci ... -
- Non devi pensare al tempo che scorre, ma a come ad uscirne. Io ho impegnato questo tempo a cercare un lavoro, tutti i giorni, senza mollare un solo attimo, a parte quel triste giorno appena citato. È vero, ho ricevuto molte delusioni, ma non ho mai mollato e mai mollerò! -
- Non capisco come tu possa avere tutte queste difficoltà nel trovare un lavoro; sei una persona capace, un bravo professionista della manutenzione. È assurdo! -
- Le aziende, le piccole e medie imprese, preferiscono assumere personale non strettamente qualificato, riducendo così le spese, per poi magari ripensarci su una volta visto i scadenti risultati ottenuti. Attenderò che mi chiamino per riparare alle loro azioni insensate. Comunque, sono disposto a fare qualsiasi lavoro, purché mi restituisca un minimo di dignità, come il badante ad esempio, o il collaboratore domestico, oppure l'addetto alle pulizie, o anche l'autista privato, -
- Mansioni che cerco anch'io - dice Fabio.
- Leale concorrenza - ribatte Maurizio.
- Certo! Lo sai che alla fine ho iniziato a scrivere? -
- Pensavo lo facessi una volta fuori da questo mondo. -
- Mi impegna il tempo e mi fa sentire utile. -
- Sì, mi sembra un buon motivo. -

***

Maurizio è una brava persona, veramente in gamba; non a caso Fabio l'ha scelto tra decine di senza fissa dimora, frequentandolo, entrambi hanno tutte le potenzialità per uscirne da questa triste situazione. Ma è anche vero tuttavia che lo stesso Maurizio, nonostante la buona volontà, si trova ancora a vivere per strada da più di un anno. Proprio questo elemento mette paura a Fabio. Forse i buoni propositi e la ferrea volontà non sono sufficienti.

***

La temperatura si mantiene alta, e fortunatamente il tasso di umidità è tutto sommato sopportabile, i panni stesi alla villa si sono asciugati in un paio d'ore; li raccoglie. E' diventato un perfetto e disciplinato senza fissa dimora e la cosa lo fa andare su tutte le furie.
- Dannazione! Quanto tempo sprecato! - impreca tra sé e sé, mentre attende a distanza l'apertura della Caritas. - Il tempo scorre inesorabilmente, preferisco morire, andarmene definitivamente, piuttosto che soffrire tutta la vita. Io ce la metterò tutta, cercherò di resistere sin quando mi sarà possibile ... ma se non arriveranno risposte positive, prima o poi credo crollerò ... -
Un'amara riflessione quella di Fabio.
- Devo farcela! Per me, i miei genitori, le mie figlie, per tutti coloro che mi pensano, mi vogliono bene. Devo farcela! -

***

Fabio si dirige verso piazza Stesicoro, dove ha il consueto appuntamento con Maria e Roberto, con loro va a bere una birra vicino l'ostello, qui si siedono nella scalinata di un antico palazzo; ad un certo punto l'uomo decide di uscire dallo zaino il sacchetto con la cena e mangiarla lì, per non bere la birra digiuno. - Pasta al sugo; e ti pareva! - esclama Fabio, sconfortato, mentre mette in bocca la prima forchettata di penne lisce.
- È così brutto? - dice Maria.
- Potrei dirti di assaggiarla, ma non lo faccio. -
- Addirittura! -
- Già! -
- Nel panino cosa c'è? -
- Una specie di frittata; ma non la mangerò, perché ultimamente mi è venuto mal di pancia, stessa reazione avuta con il sugo; non dovrei mangiare nemmeno questo, ma qualcosa devo pur mettere nello stomaco. - dice l'uomo.
- Ci abbiamo pensato noi - replica con un sorriso la giovane, uscendo dalla sua borsa un sacchetto, al cui interno c'è un contenitore per alimenti. - Ho preparato della pasta al tonno; spero ti piaccia. -
- Io le ho portato invece due panini con la cotoletta - interviene Roberto.
- Dovrei sculacciarvi per avermelo tenuto nascosto! - dice Fabio, mettendo da parte la cena della Caritas.
- Tutta un'altra cosa! - osserva l'uomo, gustando la pasta al tonno, che manda giù in un attimo. Beve un bicchiere di birra e passa ai panini. - Ottimo! Uno dividetevelo voi ragazzi. -
- Già fatto! Ho mangiato tre cotolette quando erano ancora calde - risponde Roberto.
- Sicuro? -
- Sì tranquillo. -
- La stessa cosa per me - dice Maria. - Ho mangiato la pasta rimasta nella pentola; praticamente il doppio di quella che ho portato a te -
- Conoscendoti ci credo. Ma potevamo mangiare tutti insieme. -
- Ci uniamo alla bevuta - risponde la figlia, sorseggiando la birra.
- Sono così magro? - domanda Fabio, masticando il panino con la cotoletta.
- No - risponde Maria, incrociando lo sguardo con Roberto, in un gesto d'intesa, come a non voler mortificare ancor di più l'uomo, già di per sé stressato dalle difficili condizioni di vita. - Il resto come va? -
- Va come ieri, l'altro ieri, la settimana scorsa e un mese fa! So già cosa mi aspetta domani, tra due, o tre giorni. Nulla più mi sorprende ... a parte voi - afferma Fabio, riferendosi alle sorprese culinarie dei due fidanzati.
- Noi ci stiamo dando da fare a cercarti un lavoro, ma sino ad ora non abbiamo avuto nessun contatto positivo; il paese vive un momento di crisi ... - dice Maria.
- Ci vorrebbe una rivoluzione. - dice Roberto.
- Una rivoluzione, o una guerra non modificherebbe più di tanto le inclinazioni distorte dell'uomo - replica Fabio. - Ci vorrebbe una fine, e successivamente una rinascita; sarebbe l'ideale. -
- Sì, ma chissà quando dovremmo aspettare perché si verifichi una cosa simile ... - esclama il giovane.
- Beh, è probabile che noi non ci saremo più - replica, accennando ad un sorriso, Fabio.
- Intanto, nell'attesa, potremmo iniziare una rivoluzione - continua imperterrito, spinto dalle gesta dell'amato e indimenticabile Che Guevara, Roberto.
- Se ci sarà da lottare, non mi tirerò indietro - risponde, sempre in un clima di leggerezza, Fabio.
La serata prosegue tra una birra e l'altra, in un clima di spensieratezza, mettendo così da parte per un attimo i problemi esistenziali.

Salvatore Scalisi
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