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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Notti insonni
Genere Narrativa Contemporanea
Lettori 100
Notti insonni

Il cameriere poggia le due portate di pesce sul tavolo e, augurando buona cena ai clienti, si allontana. Paolo versa del vino bianco nei calici.
- È buono! – dice Carla, una bella trentenne dai capelli lunghi color corvino, sorseggiando la bevanda.
- Sì, niente male – replica con il sorriso sulle labbra Paolo, trentacinquenne, fisico asciutto, capelli ricci tagliati a spazzola. – Conviene andarci piano o finiremo ... -
- Per prenderci una bella sbornia com'è successo meno di un mese fa. –
- Già! Sembra leggero, un bicchiere tira l'altro, ma alla fine si fa sentire. –
- Potrebbe essere una bella scusa ... -
- Per dormire a casa tua? –
- Sì, può darsi. –
- Cos'è un invito? – dice sornione Paolo, avvicinando alle labbra un pezzetto di salmone grigliato.
- A bere? – replica Carla.
- Sì. –
- Pensi che io usi queste strategie per convincerti a rimanere da me? –
- No, hai ragione. –
- Sempre che tu riesca a dormire – dice la donna.
Paolo la guarda negli occhi.
- Ho potuto constatare tutte le volte che sei stato da me che il mio letto non ti aiuti a conciliare il sonno. –
- Mi capita spesso con un letto estraneo – ammette Paolo.
- Lo consideri ancora estraneo? – Ci avrai dormito, beh, fatto l'amore, decine di volte. –
- Non so cosa dire ... -
- Sei sicuro? –
- Di cosa? –
- Di conoscere la causa? –
- Sì, certo. -
- La cosa strana è che ... succede anche a casa tua, nel tuo letto. Non sarà per caso la mia presenza a turbarti? – chiede sorridente la donna.
- Non credo proprio – risponde sulla stessa falsariga Paolo. – È una cosa passeggera. –
- Ok. Lo spero bene. –


***

Hanno cercato di porre un limite al vino, così, usciti dal ristorante, organizzano la serata senza essere in balia dei fiumi dell'alcol. Paolo accosta la macchina.
- Sei lucido e questo mi rende tranquilla – dice Carla seduta sul sedile a fianco.
- Se ti fa piacere, potrei rimanere ugualmente – replica Paolo.
- Tu cosa ne pensi? –

***

Come c'era da aspettarsi, Paolo si ferma a casa di Carla. È tardi, la coppia va letto, fanno l'amore e, mentre la donna si addormenta, il compagno socchiude gli occhi sperando che il sonno l'abbia vinta. Si appisola e dopo qualche istante sprofonda nei suoi incubi.

- Vieni qui – dice l'uomo seduto sul divano. Il bambino, sette anni, gli si avvicina; i due si abbracciano calorosamente.
- È vero che andrai via? – chiede il bambino.
- Chi te l'ha detto? – risponde l'uomo.
- La mamma. –
- Non è vero. Non dipende da me ... -
- Cosa vuoi dire? –
- Tutte le coppie attraversano dei momenti di crisi e noi, purtroppo, non siamo un'eccezione; questo non significa che dobbiamo arrenderci, giusto? –
- Non voglio che tu vada via. –
- Non ti lascerò, stai tranquillo, non potrei mai farlo – l'uomo lo stringe forte a sé, sotto lo sguardo della madre, appena entrata in casa. -

***

Disteso di fianco sul letto, ad un tratto Paolo spalanca gli occhi, incrociando lo sguardo di Carla.
- ... sei sveglia? –
- Sì. –
- Che ore sono? –
- Le quattro. –
- Pensavo che fossi io a non dormire, ed invece ... -
- Ti ho sentito agitare e parlare nel sonno. –
- Andiamo di male in peggio – osserva con sarcasmo Paolo.
- Hai fatto un brutto sogno? – gli chiede Carla.
- Qualcosa di confusionario – risponde l'uomo, non scendendo nello specifico. – Mi dispiace averti disturbato. –
- Non pensarci. –
- Proviamo a riprendere il sonno interrotto. –
- Che fretta c'è?! –
- Hai ragione – dice Paolo stringendosi a lei.


***

- Fino a quando questa commedia deve andare avanti? – dice l'uomo, disteso supino sul letto. La moglie a fianco gira il capo guardandolo.
- Hai una bella faccia tosta a chiedermelo – risponde lei. – non sono certo io a voler lasciare la famiglia. –
- Di quale famiglia parli? Tu non stai bene e lo sai benissimo, devi deciderti ad affidarti ad uno specialista se non vuoi che la baracca crolli. –
- Non sono malata, o quantomeno, non lo ero, è colpa tua, delle tue storie con altre donne se sono caduta in depressione. –
- Se è quello che pensi, perché non la chiudiamo una volta per sempre? –
- Non ti darò questa soddisfazione – afferma la donna.
- Soddisfazione? –
- Sì, di rifarti una nuova vita, dopo che hai rovinato la nostra; te lo puoi scordare! –
- Sì, hai ragione, mi sono stancato a sentire i tuoi deliri, nei prossimi giorni andrò via. –
- Sì, bravo, fuggi dalle tue responsabilità. –
- Paolo verrà con me. –
- Questo è tutto da vedere, non credi? –
La conversazione potrebbe durare all'infinito, creando un clima di forte tensione; l'uomo è consapevole di ciò, e allora preferisce darci un taglio, voltando le spalle alla moglie la quale, dal canto, suo non è che abbia tanta voglia di replicare. Si evitano reciprocamente, sapendo che la soluzione avverrà solo per vie legali.


***

Sono situazioni non piacevoli, e non sarà certo uno studio legale a restituire loro la dovuta serenità. L'avvocato, una vecchia conoscenza, seduto dietro la sua scrivania cerca di essere il più chiaro possibile.
- Intanto bisogna verificare se sussiste in lei una condizione di instabilità psichica tale da compromettere la sua tutela nei confronti del minore e, da quello che mi hai raccontato, non sembra esserci dubbi, ma è importante andarci con molta cautela. –
- La cosa non mi fa piacere, ma ti dico che è malata mentalmente, nel tempo sono affiorati in modo evidente certi disturbi, che reputo preoccupanti per lei e per il bambino – replica l'uomo seduto dinanzi all'avvocato.
- Possiamo chiedere che venga sottoposta a visita psichiatrica, lei inevitabilmente si opporrà con tutte le sue forze, voglio dire, sarà una bella lotta. Il bambino come sta? – chiede l'avvocato.
- Non vive in un clima di serenità, questo è sicuro; ha capito tutto, come il fatto che quanto prima lascerò la casa. Ha paura che io l'abbandoni – risponde l'uomo.
- Alla sua età è comprensibile. –
- Io cerco per quanto mi è possibile di mantenere una condotta di normalità, basti pensare che io e lei continuiamo a condividere lo stesso letto, ignorandoci a vicenda, se non per accusarci del fallimento del nostro matrimonio. Ormai sono al limite della sopportabilità; troverò una sistemazione, anche se provvisoria. Mi dispiace per il piccolo, ma non ho alternative, siamo giunti al capolinea. Mi prenderò alcuni giorni per preparare il mio allontanamento, farò capire a Paolo che non scomparirò, perché lui è mio figlio, che amo tanto, che continueremo a vederci spesso e lo porterò sempre nel mio cuore e che nessuno al mondo potrà dividerci. –
- Ottima cosa! – osserva l'avvocato. – Certo, in queste condizioni dormire nello stesso letto è davvero problematico ... te lo dico da amico. –
- Finora l'ho fatto per Paolo, sperando che la situazione potesse migliorare – afferma l'uomo.
- Cosa non si fa per i figli – replica l'avvocato. -

***

Apre timidamente gli occhi e vede dinanzi a sé una sagoma umana sfocata, quanto basta a creargli un sussulto al cardiopalma. Il volto sorridente di Carla chinato su di lui lo tranquillizza.
- Un altro brutto sogno? – gli chiede la donna distesa sul letto.
- ... no – risponde Paolo, disteso supino a fianco a lei.
- Allora ti ho messo paura – dice Carla con il sorriso sulle labbra.
- Mi hai colto di sorpresa. –
- Sicuro? –
- Sicuro. Mi controlli? –
- Sì, voglio essere sicura che la mia presenza non ti crei problemi. –
- Pensi che potrebbe? – chiede l'uomo in un clima di ilarità.
- Non lo so, tu cosa dici? – risponde la donna.
Paolo la bacia sulle labbra.
- Ok! Mi hai convinta! –
- Su che cosa? –
- Vivere insieme. –
L'uomo rimane senza parole.
- Cosa c'è, ti sei già pentito? –
- È meraviglioso! –
- Naturalmente, non voglio costringerti ... -
- Dico semplicemente che è meraviglioso! –

***

Il grande passo è stato fatto. Ne parlavano da tempo, ora finalmente l'idea di andare a vivere insieme è qualcosa di reale, concreto. È una coppia affiatata e il raggiungimento di tale meta è il naturale epilogo. Paolo si trasferisce a casa di Carla. Il trasloco delle proprie cose personali avviene poco alla volta.
- Credo di non aver dimenticato nulla – afferma Paolo con in mano due scatoloni che poggia sul pavimento.
- Se si esclude una parte della mobilia – dice Carla.
- Già, ma non saprei dove metterli. –
- Hai ragione, qui non ci entra nemmeno uno spillo. –
- Beh, li donerò al nuovo inquilino; spero che vengano apprezzati. –
- Che cuore d'oro! – osserva sorridente la donna. – Dovremmo festeggiare. –
Paolo tira fuori da un sacchetto di carta una bottiglia di spumante.
- Non potevo non pensarci. –
La coppia va in cucina; l'uomo stappa la bottiglia e versa due dita di spumante in due bicchieri per brindare al coronamento di un sogno.
- A noi – dice Paolo.
- Sì, a noi – replica Carla.

***

Passano mesi di tranquilla e felice convivenza, in cui nulla fa presagire ad una crisi, seppur marginale, della coppia. Carla, invece, inaspettatamente mostra i primi segnali di immotivata gelosia, facendo scricchiolare le basi di un rapporto che fino a lì sembrava essere indistruttibile. Paolo non riesce a rimanere indifferente, memore anche situazioni familiari vissute in passato. Ogni presenza femminile che si aggiri attorno a Paolo è per Carla una potenziale minaccia.
- Si tratta di una cena di lavoro – dice Paolo, mentre nello studio sistema alcuni documenti all'interno della borsa a tracolla.
- Capita spesso – replica Carla.
- Beh, non mi sembra che le cose stiano veramente così; comunque, siamo tutti colleghi ... -
- Già. Immagino che ci sia anche lei. –
- Intendi Marzia? –
- Sì, l'affascinante collega. –
- Il termine affascinante mi sembra improprio, la definirei interessante; non sarai mica gelosa? –
- E se fosse? –
- Ne abbiamo già parlato. –
- Lo so. –
- Lei è solo una collega di lavoro, oltre questo non rappresenta nulla per me; ma quello che veramente conta è che amo solo te – afferma l'uomo guardando la compagna negli occhi.
- Potrei venire anch'io? In molti casi lo fanno. –
- Non da noi; nessuno può partecipare, né il compagno o compagna che sia, infrangerei le regole. -
- Non voglio certo metterti in cattiva luce; rischi di fare tardi, è meglio che tu vada. –
- A più tardi – dice Paolo, baciando la donna sulle labbra. – Stai tranquilla, ovunque mi trovi, sei sempre nei miei pensieri. –

***

Le rassicurazioni fatte da Paolo sull'amore e fedeltà non bastano ad allontanare il clima di tensione che cresce di giorno in giorno, destabilizzando l'unione della coppia. Le notti iniziano ad essere inquiete, appesantite dal passato che affiora impietosamente.

- L'uomo entra in cucina quando viene fulminato dallo sguardo truce della moglie, seduta al tavolo. Lui fa finta di non dare attenzione alla cosa, andandosi a preparare la colazione. Ma è altrettanto evidente che la mossa non può durare a lungo. La donna si alza dalla sedia, gli si avvicina mollandogli uno schiaffo
- Che ti prende? –
- Mi vuoi fare passare per pazza così ti verrà facile portare via il bambino – la donna gli molla un altro schiaffo. – Fai schifo! –
- Ora calmati! – reagisce l'uomo.
- Calmarmi un corno! Io non farò nessuna visita, ve lo potete togliere tutti dalla testa! –
- Va bene, fai quello che vuoi, ma ora calmati, Paolo è a letto e potrebbe sentirci, ed è una cosa che entrambi vogliamo evitare. Comunque, è bene preparare la cosa nel modo migliore possibile. –
- Di quale cosa parli? –
- La nostra separazione; a questo punto mi sembra inevitabile. Ti chiedo anche di non mettere Paolo contro di me, non è una buona causa, è sufficiente quello che vede. –
- Il tuo unico pensiero è andare via; nemmeno ci dormi la notte – commenta con un sorriso sardonico la donna.
- Sai che divertimento – replica il marito. -

***

Sembra un film già visto che avrebbe voluto evitare di rivedere, tanto meno di starci dentro da protagonista. I mali non vengono mai da soli; quella che in circostanze di normalità poteva, anzi, doveva essere una lieta notizia, si rivela un vero incubo
- Non pensavo che si rivelasse una brutta notizia – dice Carla seduta sul divano, dinanzi alla tv.
- Ma cosa dici? Certo che non lo è! – risponde Paolo seduto a fianco.
- Hai fatto una faccia ... -
- Beh, è stata una sorpresa .... –
- Spero lieta. –
- E me lo domandi? Sono felicissimo! – afferma Paolo, stringendole calorosamente la mano.
- Hai delle preferenze? Sì, riguardo il sesso – chiede Carla visibilmente compiaciuta.
- No – risponde l'uomo. – E tu? –
- Nemmeno. Forse le femmine, mi sono sempre piaciute. –
- Sì, anche a me. –
- Non ti ho chiesto com'è andata l'altro ieri sera la cena di lavoro? –
- Bene, come al solito. –
- Sei rientrato tardi, credo che fossero le due passate. –
- Mi hai sentito? –
- Ero sveglia e avevo gli occhi aperti. –
- Non me ne sono accorto ... -
- Ci credo, immagino che eri stanchissimo – osserva con velato sarcasmo Carla.
- Credevo che dormissi ... perdonami – dice Paolo.
- Fa niente; il lavoro è lavoro. E scommetto che è in crescita, come dimostra l'incremento delle vostre riunioni. Com'è stato il pranzo oggi? –
- Nulla di che, ho mangiato un panino in ufficio. È sorto un imprevisto all'ultimo momento e allora ... -
- Capisco – la donna accenna ad un sorrisetto di circostanza. – Eravate tutti, o solo voi due? –
Paolo l'osserva impassibile, preferendo di rimanere in silenzio, piuttosto che incanalarsi in un tunnel senza via d'uscita.


***

Fa fatica persino a pensarci; è stata una grande recita, una falsità. Alla notizia della gravidanza di Carla si è sentito come una fitta al cuore, di quelle che fanno veramente male, che scombussolano la vita, tanto da desiderare l'estremo gesto così da impedirne la venuta alla luce del futuro nascituro. È un pensiero contorto, Paolo ne è pienamente consapevole, ma, visto la situazione al momento della coppia, lo prende come alibi; problematiche che andrebbero discusse, se non fosse che l'uomo non se la sente di affrontare un argomento così delicato con Carla, dopo averle mentito spudoratamente. Ma in qualche modo deve sfogarsi.
- Lo so che è terribile quello che ho detto ... - ammette Paolo, seduto ad un tavolino all'interno di un bar.
- Più che orribile lo definirei assurdo – replica la collega di lavoro seduta dinanzi. – Il problema non è tanto non desiderare il bambino, ma il fatto che non ne parli con lei; per me sta qui l'anomalia. –
- Se potessi lo farei. Ho sempre desiderato avere un bambino, ma ora ... -
- Cosa ti succede? –
- Ho sbagliato, ho creduto che la storia potesse andare ... -
- Ti riferisci alla tua compagna? –
- Non lo so ... -
- Che significa non lo so. –
- L'ho amata tanto ... -
- Ma ora non ne sei più sicuro. Può succedere, nulla di strano; ma il fatto che non ne parliate non fa altro che allontanarvi. Dovreste mettere da parte ogni astio e affrontare il problema prima che sia troppo tardi; sempre che non abbiate voglia di distruggere la vostra favola. –
- Pensa che abbia una storia con te. –
- Non mi dire? –
- Già. –
- E cosa le fa credere che io sia la tua amante? –
- Solo il fatto di lavorare insieme a stretto contatto e le relative cene che sono diventate la sua e la mia croce. –
- Non le si può negare di possedere una fervida fantasia. –
- Ha una gelosia ossessiva, patologica; ho paura che la cosa possa degenerare, potrei pensare che non stia bene .... –
- Lo dici per dare un alibi alle sue ossessioni? –
- Non lo so, ho la mente confusa ... -
- Certo, non ti trovi in una bella situazione e venirne a capo non è per nulla facile; se posso fare qualcosa per aiutarti ... intendo come amica – dice la donna, riuscendo a strappare un lieve sorriso a Paolo.

***

Forse non è il caso di esasperare la situazione, pensa Paolo, facendo rientro a casa, rispettando certe sane abitudini di vita familiare, anche se fino ad ora l'uomo reputa di aver seguito un comportamento più che esemplare, tutto casa e lavoro. È probabile che sia prevenuto, e sbaglia nel fare delle analogie col passato, difficile da dimenticare ma non per questo deve fungere da cordone ombelicale con cui trasmettere le tristi esperienze vissute. Al momento non deve pensare a nulla che sia deleterio, evitando così, come si suol dire, di bagnarsi prima di piovere. Carla lo accoglie con un contagioso sorriso.
- Siamo entrati quasi in contemporanea – dice la donna.
- Già, pensavo di averti anticipato – risponde Paolo. – Sei di buon'umore. –
- Sì, è così, il mio datore di lavoro mi ha regalato tre giorni di vacanza. –
- Immagino che tu li abbia meritati. –
- Beh, il merito non è solo mio ... -
Dopo un attimo di perplessità, l'uomo volge lo sguardo sulla pancia di Carla, trovando la risposta.
- Il bambino. –
- Già! – esclama Carla. – Ho detto loro che sono incinta e, avresti dovuto vedere le loro facce, mi hanno sommersa di abbracci. –
- Ci credo bene – commenta l'uomo.
- Sono felice! -
- Lo vedo. Anch'io! –
La coppia si abbraccia calorosamente.
- Perdonami – dice la donna.
- Per cosa? – chiede Paolo.
- Per le mie ossessioni di gelosia, non so nemmeno come è potuto succedere ... sono stata una stupida; ammetto di aver esagerato. –
- Nulla di grave, può capitare, anch'io ho fatto la mia parte. –
- No, sei stato bravo a sopportare i miei deliri, a lasciarmi sfogare, il che non è cosa da poco. Meriti un bacio – Carla unisce le sue labbra con quelle di Paolo in un tenero bacio.
- Non vorrei che il bambino si ingelosisca – dice l'uomo.
- Credo che dovrà farci l'abitudine – replica Carla.

***

Fa piacere vederlo dormire così, con quell'aria serena e quell'impercettibile espressione sorridente tipica di chi è immerso in un bellissimo sogno. Tende la mano e prima che raggiunga il capo, Paolo spalanca gli occhi e la blocca afferrandogli il polso, stringendolo forte.
- Mi fai male! – urla Carla.
L'uomo, in uno stato d'angoscia, ritorna in sé lasciando la presa.
- ... perdonami. –
- Cosa ti prende? Credevo che stessi dormendo. –
- Ero in dormiveglia e ho intravisto qualcosa che si stava avvicinando sulla mia testa ... -
- Volevo accarezzarti, non certo strangolarti. –
- Non ero pienamente sveglio, lì per lì non l'ho capito. –
- Non capisco, sembravi immerso in un sonno profondo ... o facevi finta di dormire? – dice Carla.
- Perché dovrei fare finta di dormire? – risponde Paolo.
- Non lo so ... per paura che possa strangolarti. –
Paolo l'osserva come se in quelle parole ci fosse un senso di verità.
- Sto scherzando! – Carla si stringe al suo uomo. – Non penserai che dica sul serio? –
- E chi può dirlo, la cronaca è piena di strani omicidi ... soprattutto tra le mura domestiche – replica tra il serio e il faceto, Paolo.
- Devo ammettere che hai perfettamente ragione; meglio rimanere vigili. –

***

Il tono di ilarità non fa altro che camuffare una realtà di perenne angoscia, sempre in agguato, pronta a distruggere quanto di buono si tenta di costruire, vanificando ogni sforzo. Paolo ne è consapevole, ma si sente impotente, il passato è come una spada di Damocle che non dà tregua, costringendolo ad un conflitto interiore su cui non riesce, nemmeno nei momenti di apparente calma, a prendere una netta decisione. È pur sempre sua madre e non se la sente di abbandonarla definitivamente al suo triste destino. Ogni tanto va a trovarla nella clinica specializzata per persone con problemi psichici, nella quale è ricoverata da molti anni. Paolo, pensa che sia giunto il momento, dopo parecchio tempo di totale assenza, di andare a farle visita, senza parlarne con Carla. Converrebbe invece raccontarle la verità, perché si sa che prima o poi verrà a galla con gli inevitabili conseguenze.
L'uomo percorre il lungo corridoio in compagnia di un infermiere, che lo conduce nella stanza della madre, per poi allontanarsi.
- Ciao – Paolo saluta la madre, la quale, seduta su una poltrona, l'osserva impassibile. – Hai un buon colorito – continua l'uomo.
- ... mi hanno messo un po' di colore sul viso – dice la donna.
- Sì, ma a parte questo, ti vedo ugualmente bene. –
- Lo dici sempre quelle poche volte che vieni. –
- Gli impegni di lavoro mi assillano, ho così poco tempo a disposizione – afferma Paolo, sedendosi sulla sedia.
- Certo, anche questo non fai altro che ripeterlo ogni volta che vieni. Come sta tuo padre? –
- ... bene. –
- Perché non viene mai a trovarmi? –
- Beh, lo sai com'è ... -
- Ce l'ha ancora con me? –
- No, perché dovrebbe avercela con te. –
- Mi sono comportata male con lui, lo sai bene. –
- Ma no, sono litigi che si verificano in tutte le coppie. –
- Sta ancora con quella donna, o si è messo con un'altra. –
- Non seguo la sua vita privata, non mi interessa. –
- Forse perché sei come lui, non è così? –
- Anche tu non fai altro che ripetere le stesse cose ogni volta che vengo. –
- Vuoi dire che non hai nessuna donna? –
- Non sono uno che cambia donna con facilità, se intendi questo. –
- Non sarai bugiardo come tuo padre? –
- Non possiamo parlare d'altro? –
- E di cosa vorresti parlare? Vuoi che ti racconti le mie giornate? Se sto qui è per colpa di tuo padre, o l'hai dimenticato? –
- No, non è facile dimenticare. –
- Non incolpare me per tutto quello che è successo. –
- Non mi va di affrontare questo argomento – dice Paolo.
- Io lo so, ti sei sempre schierato con tuo padre – replica la madre.
- Mamma, ti prego! –
- Ti vedi con lui? –
- No! –
- Avrei dovuto lasciarlo sin dal primo giorno. –
- Questo è sicuro. –
- Vivi con lui? –
- No. –
- Però devo ammettere che ti ha tirato su bene; ti ha sempre voluto bene. Ma anch'io, lo sai vero? –
- Sì. –
- Credo che mi fidanzerò – dice la donna, accennando ad un sorriso.
- Davvero? –
- Sì. C'è un infermiere che mi fa la corte. –
- Non mi dire! –
- Dovresti vederlo come mi guarda; ha perso la testa per me. –
- È una bella cosa. –
- Non sono da buttare via. –
- Sei sempre una bella donna. –
- Se lo sa tuo padre ... glielo racconterai? –
- No, ti ho detto che non lo vedo. –
- Io, invece, voglio che lo sappia. Lo farai per me? –
- Ok. Ci proverò. –
- Vorrei vedere la sua faccia non appena lo saprà ... mi racconterai tutto, ok? –
- Va bene. –
- Sai, in fondo fai bene – dice la madre.
- Cosa? – risponde Paolo.
- A stare da solo; è la cosa migliore, te lo garantisco. –
- Grazie per il consiglio. –
- Sei un gran bravo figliolo. –
- Beh, ora vado. –
La donna annuisce.
- Potresti farmi un favore? –
- Certo! –
- Avrei bisogno degli abiti nuovi da mettere ... per l'infermiere. -
- Già, capisco. Vedrò cosa posso fare. –
- Grazie. Un'ultima cosa. –
- Sì? –
- Mi dispiace ... mi dispiace tanto. –
Paolo si alza e le accarezza il capo, baciandolo.
- Stammi bene. –

***

- Hai detto che sei stato da tua madre – dice Carla, in cucina intenta a preparare la cena.
- Sì – risponde Paolo, aiutandola ad apparecchiare la tavola.
- Potevi dirmelo, sarei potuta venire anch'io. –
- È stata una cosa nata all'improvviso, un fuori programma, ho avuto un paio d'ore libere, così ho deciso di andarci. –
- Vorrei conoscerla, sempre se per te va bene. –
- Certo! Verrà il momento che la conoscerai. –
- Ho paura che per un motivo o un altro questo momento non verrà mai. –
- Ma cosa dici! –
- Quello che ho detto; che poi, è la pura verità. Da quanto tempo stiamo insieme? –
- Beh, credo che siano ... -
- Ha poca importanza, lascia perdere, non è questo quello che conta; ho l'impressione che tu voglia tenermi lontano dalla tua famiglia. –
- Hai detto bene, è solo un'impressione. –
- Può darsi che sarà come dici tu. Come sta lei? –
- Bene. L'ho vista bene. –
- Di cosa soffre esattamente? – chiede la donna.
- Molti anni fa è caduta in una forte depressione di cui non è riuscita a venirne fuori e che l'ha resa praticamente non autosufficiente – risponde Paolo.
- È brutto. –
- Già. Non è in grado di badare a sé stessa, ha bisogno di assistenza continua. –
- Capisco; tuo padre è morto, giusto? –
- Sì; ero piccolo quando se n'è andato. –
- Cosa ha avuto? Perdonami se te lo chiedo ... -
- Un infarto ... sì, è stato colpito da un infarto fulminante. Mia madre è convinta che sia vivo, mi chiede sempre di lui. –
- Mi dispiace, immagino che per te non sia stato facile. –
- È tutto passato, o almeno in parte. –
- Sono stata cattiva a parlartene. –
- No, è inevitabile che ciò avvenga, soprattutto se continuo a tenermi tutto dentro. Si spera sempre che le cose migliorino. –

***

Ha avuto sempre paura di affrontare la convivenza proprio perché sa quanto sia difficile allontanare lo spettro dell'insonnia. Dormire con accanto una persona gli crea un senso di turbamento e di conseguenza non gli permette di rilassarsi quel tanto che basti per lasciarsi cadere tra le braccia di Morfeo. Una cosa non di poco conto, perché a lungo andare lo stress e la stanchezza si fanno sentire, dando luogo a situazioni di estremo imbarazzo.
- Ehi, sveglia! –
Paolo, appisolatosi seduto alla scrivania, apre gli occhi di soprassalto.
- Hai un'aria di chi non dorme da mesi – dice il collega, Gaetano, trovatosi a passare dalla sua postazione.
- ... si nota? – risponde Paolo.
- Ti sei guardato allo specchio? –
- ... cerco di evitarlo. –
- Problema di insonnia? –
- Qualcosa di simile. –
- Anch'io in passato ho avuto un periodo di insonnia e l'ho superato bevendo tisane a base di erbe specifiche. Puoi berne quanto ne vuoi e non fa male all'organismo; se sei interessato posso dirti quali sono, o altrimenti puoi andare tu stesso da un buon erborista. –
- Sì, ci andrò. Grazie. –
- Figurati. Ti consiglio di non trascurare il problema. –
- Ok. –

***

Non se l'è sentita di rispondergli che le ha provate tutte, o quasi, che conosce la natura della sua insonnia e saprebbe come eliminare il problema: dormire da solo. Ancora meglio se vivere da solo. Sì, perché non basta dormire in letti separati, l'unica soluzione è non condividere con nessuno lo stesso appartamento. Di questo Paolo è più che certo.
- Gaetano ha ragione, hai un'aria stanca, è da tempo che volevo dirtelo – afferma la collega a Paolo all'uscita dal lavoro. – Centra la tua compagna, la sua gravidanza? Forse sto esagerando ... -
- Probabilmente centra un po' tutto – risponde Paolo. – La cosa certa è che prima o poi crollerò. –
- Continuando così sei sulla buona strada. Devi voltare pagina – dice la donna, attirando su di sé lo sguardo perplesso di Paolo. – Nel senso che in qualche modo devi prendere delle decisioni, anche se possono apparire drastiche. –
- È un problema mio, lei non centra, quantomeno non per quanto riguarda l'insonnia – risponde Paolo. – Comunque, sono d'accordo sulle decisioni da prendere. –
- Non mi permetterei di dirtelo se non fossi un'amica. –
- Sì, lo so. –

***

- Il bambino nonostante l'età capisce perfettamente che per quanto i suoi genitori si sforzino a tenere la barca a galla, prima o poi questa affonderà. E non è vero che si schieri con il padre, solo che con lui ha un dialogo più aperto, come se fossero due affiatati amici; eppure, in alcune situazioni ha la sensazione che non gli racconti tutta la verità.
- Sei contento che non è passato a prenderti il pulmino, o sbaglio? – dice l'uomo seduto alla guida dell'auto.
- Sì – risponde Paolo, seduto a fianco.
- Beh, anch'io sono contento. Come ti senti? –
- Bene. E tu? –
- Bene. Cos'è quella faccia, non mi credi? –
Il silenzio del bambino vale più di una risposta.
- Perché dovrei dirti una bugia? E poi, sai che a te non mentirei mai. –
- Non è vero. –
- Cosa significa non è vero? –
- Stai per andartene. –
- Non devi fissarti su questa cosa – dice il padre. Ma il bambino mica è stupido, pensa l'uomo, che ritorna sui suoi passi. – Te l'ho detto che devi stare tranquillo, perché non ti abbandonerò mai, ok? –
Paolo annuisce.
- Sì, è vero, ne abbiamo parlato, è una cosa che può succedere, ma ti giuro che non scomparirò, su questo puoi starne certo. Non ti libererai facilmente di me – afferma l'uomo, riuscendo a strappare un sorriso al bambino.
- Mi porterai con te? –
- Vorresti lasciare la tua mamma? –
- No. –
- Giusto. Sappi che saremo tutti e due presenti, te lo prometto. Ma anche tu devi promettermi una cosa – il bambino lo guarda in faccia. – Voglio che tu non ci pensi più; non hai motivo di preoccuparti, sono stato chiaro? –
- Sì. –

***

- Hai accompagnato Paolo a scuola? – dice la donna, distesa sul divano, sentendo la porta d'ingresso chiudersi.
- Sì – risponde l'uomo entrando nel soggiorno.
- Come mai sei ritornato? –
- Per sapere come stavi. –
- Mi sento strana, non mi va di fare nulla ... comunque, devo stare attenta a parlare con te perché immagino penserai che sono i sintomi della mia pazzia. –
- Non è vero; devi assolutamente riposarti, e perché no, se la cosa dovesse perdurare non c'è nulla di male consultare un medico, lo facciamo tutti. –
- Perché non dici la verità? –
- Sarebbe? –
- Che vuoi sbarazzarti di me ancor prima che tu vada via – dice la donna, in uno stato di apatia.
- Non ho mai augurato il male a nessuno, tanto meno a te, dovresti saperlo – risponde il marito.
- Non ti piaccio più. –
- Ma cosa dici ... -
- Da quanto tempo non facciamo sesso? – dice la donna.
- Che domanda è? – replica l'uomo.
- Te lo dico io, da parecchio tempo; penso che la lunga astinenza non faccia per te. –
- Non mi va di affrontare questo argomento, lo trovo fuori luogo. –
- Ti rammento che siamo sposati e dormiamo nello stesso letto, anche se sei in procinto di scappare via. –
- Non è colpa mia; voglio ricordarti che ci siamo allontanati reciprocamente, per motivi diversi, ma è così. –
- Quale sarebbe il tuo motivo? –
- Le tue condizioni di salute mi preoccupano, non tanto per me, ma per Paolo. –
- Dovresti prenderti cura delle persone che ami. –
- Mi impedisci di farlo. –
- E in che modo vorresti farlo, mandandomi da uno strizzacervelli? – dice la donna, guardando in malo modo il marito.
- Desideriamo che tu stia bene – replica l'uomo.
- Desideriamo ... parli anche a nome di Paolo? –
- Mi sembra ovvio. –
La donna alza il busto dal divano, rimanendovi seduta.
- Scommetto che in macchina avete parlato di me. –
- No. –
- Non ti credo; me lo stai mettendo contro, per i tuoi schifosi interessi! –
- Ora rilassati, hai bisogno di rimanere tranquilla. –
- Sei un bastardo! – la donna si alza di scatto dal divano e fa per avventarsi sul marito, il quale, l'afferra per i polsi, bloccandola.
- È proprio questo che non va – afferma l'uomo. – La tua reazione non è di una persona normale. –
- Perdonami ... - replica lei con gli occhi umidi di lacrime, tanto da impietosire l'uomo che l'abbraccia stringendola forte a sé.
- Mi fa stare male vederti in questo stato, capisci? Lo dico per il tuo bene e per il bene di tutti noi. –
- Perdonami ... -

***

È evidente che la situazione non piace a nessuno, come altrettanto è il fatto che la donna avrebbe bisogno di cure mirate che la tirano fuori da uno stato mentale alquanto instabile e deleterio per sé e per le persone che le stanno accanto. La sua resistenza nel rifiutare a farsi curare si scontra con la volontà del marito che, a prescindere di quelli che possono essere i loro futuri rapporti, desidera esclusivamente il suo bene. L'episodio dell'apparente disponibilità della donna è solo un fuoco di paglia, di questo ne sono entrambi consapevoli. L'uomo, disteso prono sul letto, schiude lentamente gli occhi il cui sguardo si posa sul volto della moglie, distesa supina, decisamente sveglia e chissà da quanto tempo.
- ... è risaputo che non dormire nuoce alla salute – dice l'uomo. – Da quanto tempo sei sveglia? –
La donna rimane in silenzio.
- ... esistono dei rimedi naturali ed efficaci che aiutano a conciliare il sonno – continua l'uomo. – Sì, lo so, dico sempre le stesse cose, ma perché vedo che non cambia nulla, sono parole buttate al vento. È ora di alzarmi – dice scendendo dal letto.
- Di cosa ti lamenti? Mi sembra che hai dormito – si decide a rispondere la donna.
- Sì, ma non mi fa piacere sapere che tu non riesca a riposare; come pensi che possa starmene tranquillo? –
- Ci riesci benissimo, dormivi come un ghiro. –
- Da come lo dici sembra che tu provi invidia. Forse sarà la mia presenza a crearti fastidio, prova ad appisolarti ora che mi sono alzato – dice l'uomo, mettendola sull'ironia, non gradita dalla compagna, la quale si limita a replicare con uno sguardo severo. -


***

Paolo ce la mette tutta per scongiurare una crisi di coppia, che è stata lì per lì più volte ad esplodere da un momento all'altro. La causa scatenante di ciò è quasi sempre stata la collega di lavoro dell'uomo che, nell'immaginario di Carla, rappresenta una vera minaccia. Per dimostrare che si sbaglia, Paolo fa in modo che essa sia presente in una delle tante cene organizzate dall'azienda con tanto amore per i suoi impiegati. La donna viene accolta con simpatia dagli otto colleghi di Paolo, sei uomini e due donne e tra queste la presunta usurpatrice di mariti che, nemmeno a farlo apposta, le siede accanto al tavolo del ristorante. Che possa trattarsi di lei, Carla non ha dubbi perché Paolo innocentemente in tempi non sospetti gliene ha parlato, descrivendola come un tipo dal temperamento forte, quasi mascolino, nella cui capigliatura corta ne trae forza. Una donna, se non affascinante sotto l'aspetto fisico, come forse immaginava Carla, lo è sicuramente per quanto riguarda la personalità, che mette subito in evidenza, rompendo il ghiaccio.
- È un piacere conoscerti; Paolo è molto riservato, ma in quelle poche volte che si è aperto un po' non mi è stato difficile capire quanto ti ami. –
- Davvero? – replica Carla, incrociando lo sguardo compiaciuto con Paolo, attento a carpire che aria tiri. – Beh, a dire il vero, non mi sorprende più di tanto. Devo confessarti che mi parla molto di voi, e di te in modo particolare. –
- Spero bene – risponde la donna.
Si crea subito una frattura fra i commensali; da una parte Carla e la collega del marito con i capelli corti, dall'altra parte il resto della comitiva, mentre Paolo cerca di dividersi per non scontentare nessuno, anche se, per ovvi motivi, predilige seguire la discussione delle due donne, che tra l'altro gli sono sedute accanto.
- Più che colleghi di lavoro, sembrate un bel gruppo di affiatati amici che si godono insieme una spensierata serata – osserva Carla.
- Pensavi che si parlasse di lavoro? – replica con un'espressione sorridente la donna con i capelli corti.
- Non totalmente, ma che quantomeno se ne respirasse l'aria. –
- Beh, per quanto possibile, in queste situazioni cerchiamo di tenere distante l'argomento lavoro, immagino capirai il motivo ... -
- Certo. –
- L'idea dell'azienda è che si crei tra di noi una bella amicizia anche al dì fuori del lavoro, insomma, che ci permette di conoscerci meglio; è un esperimento che sta dando i suoi frutti e nel tempo andrà sicuramente meglio. La tua presenza qui stasera ne è un segnale. –
- In effetti mi sento come un pesce fuor d'acqua – dice Carla.
- Ti capisco; ma il primo passo l'hai fatto, spero che continuerai a onorarci dalla tua presenza – replica la vicina di tavolo.
- Forse è meglio attendere che vengano normalizzate le nuove disposizioni dell'azienda, onde evitare di passare per opportunisti – dice Carla.
L'altra donna della comitiva, forse meno interessante ma senz'altro più appariscente e sensuale della collega con i capelli corti, trascura spesso il rimanente gruppo per lanciare continui sguardi a Paolo, cui vistosi osservato sente quasi il dovere di ricambiare. La cosa spiazza Carla che aveva puntato tutto sul fascino interiore e misterioso della donna seduta accanto, con la quale ha intrapreso un bel dialogo. È un bel rompicapo, pensa la compagna di Paolo, visibilmente confusa.
- Ti sto annoiando? – le chiede la sua interlocutrice.
- ... no, perdonami, ero sovrappensiero – risponde Carla, provando a mettere da parte ogni forma di tensione che possa guastare la bella serata.

Salvatore Scalisi
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