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Autore: Beppe Amico
Titolo: Il mio nome è Luna
Genere Storia per adulti e bambini
Lettori 655 10 6
Il mio nome è Luna
Storia vera di una gatta persiana.

Prima di iniziare a raccontarvi la mia storia, un sacco di avventure incredibili che potrebbero sembrare quasi una favola tanto sono belle (e invece sono tutte vere), vorrei subito dirvi che quando ero sulla Terra, quella dove abitate anche voi umani, mi sono divertita una cifra.
Che spasso stare con quei miei due padroni, erano delle vere macchiette. Credo di averli amati subito, appena li ho visti. Certo, anche noi animali siamo capaci di amare. Cosa credevate, di avere l'esclusiva? Eh, eh, eh.
Forse noi animali non ci complichiamo la vita come voi altri. I nostri padroni possono essere buoni, cattivi, magri, grassi, alti, bassi, poveri o ricchissimi. A noi vanno sempre bene. Perché non guardiamo alle apparenze ma alla sostanza.
In fin dei conti tutto quello che ci interessa è solo essere amati e coccolati. Quello che per noi conta di più, pensate, non è cosa mangeremo e se mangeremo la pappa, ma se saremo amati dai nostri padroni.
Non so se sia così solo per noi felini o anche per le altre specie animali, ma ora che ricordo mi pare di aver sentito dire da un mio vecchio spasimante (eh, eh, eh, ne ho avuti anch'io qualcuno e più avanti vi racconterò anche come è andata con loro), un certo Micio miao arruffato color perla di nome Silver, che lo stesso tipo di sentimenti di amore esistono anche per i cani, gli uccelli di varie specie e forse anche per i pesci.
Di una cosa comunque sono certa, perché lo continuo a sentire ogni giorno qui nel Paradiso dei gatti. Tutti gli animali domestici, intendo quelli che vivono in casa con i loro padroni e condividono praticamente tutta la loro vita con loro, sono capaci di amare senza riserve.
A noi non importa dove viviamo, ci va bene anche un sottoscala umido o una cartone bagnato sistemato sotto a un albero. Ciò che chiediamo è solo amore, amore, amore e ancora amore.
Direte voi, ma che - pizza - questa - micia miao - .
Parla sempre delle stesse cose!
Va bene adesso vado avanti con il racconto della mia vita... un po' di pazienza, se non faccio le debite premesse non capirete un'acca di quello che dirò dopo.
Allora, fatemi raccapezzare...mhmm, dove ero rimasta?
Ah, sì, a come tutto ebbe inizio.

Il primo giorno in cui udii il miagolio di mamma gatta e sentii sul mio piccolo corpicino intorpidito la sua lingua rasposa, era un freddo mattino di dicembre del 1991.
Da quello che poi mi dissero, doveva essere sotto le feste di Natale.
Che baccano facevano i miei fratellini e le mie sorelline. Sembravano tutti impazziti. Strisciavano sulle zampe per raggiungere le mammelle di mamma gatta, urlavano come degli ossessi perché volevano aggiudicarsi ricche porzioni di latte.
Quando arrivai io, ed ero la settima ed ultima della cucciolata, pensate che sballo... eh, eh, eh, per trovarne una libera – eh, eh, eh - bisognava avere una raccomandazione.
Comunque non mi scoraggiai, pensavo tra me e me che avrei solo dovuto aspettare un po'. Avere un po' di pazienza; una volta che i miei fratellini e le mie sorelline avevano i pancini pieni di latte da farselo uscire anche dagli occhi, io ci avrei dato dentro ancora di più e... attenzione, attenzione, senza il fastidio di averli tutti addosso durante la poppata.
E così me ne stavo in disparte per un po' e quando tutti gli altri - mici miao - si erano addormentati, io mi sistemavo vicino alla mia mammina e poppavo, poppavo, poppavo avidamente. Ed è per questo che sono diventata così bella, - miao - .
Che delizia quel latte, così caldo, dolce, ricottoso. Se ci penso, mi viene l'acquolina in bocca.
In merito all'argomento latte ci ritornerò su, perché purtroppo nei miei 18 anni e dieci mesi di vita, ebbi occasione di berlo solo poche volte.
Ne riparleremo più avanti, ora voglio dirvi qualcosa della mia bella mamma e anche qualcosa di me.
In fin dei conti non ci siamo ancora presentati come si deve. Poi vi chiederò di farlo anche a voi.
Mamma gatta si chiamava Matisse, sì avete indovinato, proprio come uno dei gattini di quello splendido cartone animato di Walt Disney che i miei padroni mi hanno fatto vedere qualche volta. Mi sembra che si intitolasse - Gli Aristogatti - .
Mamma era una splendida gatta persiana, tutta bianca, senza nemmeno una macchia. Era morbidissima e spassosissima.
E la mia felicità più grande, quando me ne sono partita per il Paradiso dei gatti, è di averla di nuovo incontrata. Ora abitiamo insieme, con tutti gli altri miei fratellini e un sacco di altri - mici miao - e naturalmente c'è anche il mio babbo con noi, un meraviglioso gatto persiano color fulvo. Grande possente, un vero - macho miao - , l'invidia di tante gatte feline che si trovano qui.
Dal loro incontro, come vi ho detto, sono venuti alla luce, sette - gattini miao - persiani ma non purissimi. Se qualcuno di voi se ne intende, saprà benissimo che ci sono diverse varietà di gatti persiani.
Innanzitutto, si devono distinguere gli ipertipi dai normotipi. I primi sono quelli con il musetto molto schiacciato, i secondi, ai quali appartengo io e la mia famiglia, ce l'hanno un po' meno schiacciato.
Questo secondo me è però un vantaggio perché almeno non abbiamo troppi problemi di respirazione. Siamo bellissimi lo stesso, anzi forse anche più degli ipertipi e i nostri padroni ci trovano irresistibili.
Come vi dicevo, io ero la più isolata dal gruppo dei miei fratellini. Mi facevo i fatti miei. Gli altri scalpitavano e facevano a botte per conquistare la mammella di mamma ma a me non importava.
Una volta uno di loro mi disse: - morirai di inedia se non ti farai avanti - . A me non interessava affatto ciò che dicevano e comunque sapevo bene che se avessi atteso un po' di più, il mio pasto sarebbe stato più abbondante e consumato in tutta calma.
Mamma me lo faceva notare spesso: - sei proprio la più furbetta, non è vero? - . Io sorridevo e non dicevo nulla ma sapevo che lei mi guardava con occhio più benevolo rispetto ai miei fratelli, forse perché ero l'unica ad essere uscita così.
- Ma che cosa dici Luna? - – qualcuno dei miei piccoli lettori starà dicendo. - In che senso eri l'unica ad essere uscita così? - .
Eh, sì, miei cari bambini, ero unica ed esclusiva e ne andavo fiera, perché ero una persiana squama di tartaruga!
Dovete sapere che le gatte persiane tartarugate nascono solo femmine e se per un errore della natura dovessero nascere maschi, sarebbero impotenti.
Io ero proprio contenta di essere tutta squamata e penso che i miei padroni Jose32 e Sara22 mi avevano adottato proprio per questo motivo.
Ah, riguardo ai numeri che vedete dopo i loro nomi, vi spiegherò strada facendo di che cosa si tratta.
Adesso vi racconto come andarono le cose nel giorno in cui li conobbi.

Era una fredda serata di febbraio ed eravamo tutti intorno a mamma per l'ultima poppata quando sentii suonare il campanello della casa dove ero stata svezzata.
La padrona andò ad aprire e comparvero sull'uscio due bellissimi giovanotti. Io li notai subito e capii all'istante che erano venuti per adottare uno di noi.
I miei fratellini si erano intimiditi e si allontanavano cercando la protezione di mamma gatta, io, invece, mi avvicinai alla sportina che questi due baldi giovani avevano appoggiato a terra. Era aperta e siccome io sono una gran curiosona, dopo essere stata per un po' in disparte, entrai dentro per vedere come era fatta.
Jose32 e Sara22 stavano parlando con la padrona di casa per decidere quale dei gattini adottare.
Osservavano i cuccioli e i loro atteggiamenti. Mamma gatta era con noi e i suoi cuccioletti. Io, nel frattempo, mi guardavo intorno e cercavo di scrutare anche Jose32 e Sara22. I nostri occhi si incrociarono alcune volte. E bastò un'occhiata di più e un cordiale - miaooooo - per decidere. Il gioco era fatto, non ero nemmeno riuscita a uscire dalla sportina, che Sara22 disse: - ecco, è lei che adotteremo, mi sembra la più sveglia e la più vivace, mi piace il suo carattere - .
Nel giro di qualche minuto salutai mamma e i miei fratellini. Ero già in viaggio per la mia nuova residenza.
Quei due giovanotti erano svegli e facevano mille considerazioni sul mio conto. Uno di loro disse: - Che bello, una squama di tartaruga, un gatto molto raro, sono proprio contento, è bellissima - .
- Ma hai notato che è tutta bocca? - – aggiunse la sua compagna.
- In che senso? - – chiese Jose32.
- Quando miagola l'apertura della bocca è enorme, ma è carina da morire, anche a me piace - .
Cari amici è proprio per questo che mi sono convinta con l'andare del tempo di essere una gatta persiana come poche. Tutti mi dicevano che ero meravigliosa, sapete com'è, a forza di sentirselo dire, ti convinci anche tu di esserlo.
E così iniziai a vivere in una nuova casa con due nuovi adorabili padroni.
Beppe Amico
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