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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Francesca Sgrò
Titolo: Briciole Di Sangue
Genere Thriller Narrativa
Lettori 583 3 4
Briciole Di Sangue
~Occhi Vitrei~

- Brrrr che freddo - disse Leighton Mirrow.
- Fortunatamente, BloodMind possiede quest ottimo bar, dove fanno degli squisiti cappuccini che riscalderebbero anche degli orsi polari - disse il suo collega Derek Snow, sorseggiando il suo cappuccino.
Fuori non smetteva di nevicare dal giorno prima. Una coltre bianca di neve copriva ogni cosa.
All'improvviso, una telefonata alla ricetrasmittente di Snow, richiamò l'attenzione di Mirrow, che nel frattempo, si era addentrata nella valle dei suoi ricordi infantili, legati alla neve.
- Avanti cadetta. È un omicidio e noi siamo i più vicini al luogo del delitto - le comunicò Snow, pagando i due cappuccini.
"Cadetta". Era così che tutti al distretto la chiamavano, anche se era ormai una detective a tutti gli effetti da due anni. In fondo, lei era la più piccola di tutto il distretto.
Leighton Mirrow aveva 26 anni ed era figlia di uno psicologo forense, morto a causa di un cancro, quando lei era poco più di una bambina. Aveva capelli castani di lunghezza media e grandi occhi marroni, molto espressivi.
Ogni volta che vedeva la neve, i ricordi di lei e del padre, mentre ideavano un pupazzo di neve nel loro giardino, le affioravano nella mente, lasciando una grande impronta, come se fosse stata realizzata da un inchiostro indelebile.
Era la prima volta che Mirrow si occupava di un omicidio.
Mentre Snow guidava verso il luogo del delitto, lei cominciò a chiedersi cosa si sarebbe potuta trovare davanti. Un corpo di un uomo? Un corpo di una donna? Un animale morto?
La sua immaginazione non andava ben oltre a quelle conclusioni, ma quando arrivò sul luogo dell'omicidio, dovette ricredersi.
Il manto bianco della neve era sporco di sangue vivido. Sulla neve vi era adagiato il corpo di un piccolo bambino con ancora la paura impressa nei suoi occhi vitrei.
Mentre Mirrow tratteneva i conati di vomito, Snow era rimasto come paralizzato davanti a quella scena sanguinolenta.
Per la prima volta, la detective Leighton vide nel volto di Snow, un'espressione di paura. In fondo, lui aveva due bambini, presumibilmente della stessa età della vittima.
Derek Snow aveva 46 anni, ma ne dimostrava di meno. Era un uomo dalla folta barba nera che creava contrasto con i suoi occhi azzurri.
Aveva due figli gemelli di 11 anni che cresceva da solo, con l'aiuto di sua madre. La moglie era stata uccisa da un rapinatore, mentre lui si trovava in servizio.
Quando il detective Snow vide quel bambino, iniziò ad immedesimarsi nei genitori del piccolo. Sapeva come ci si sentiva a perdere qualcuno che amava. Era come se in quegli occhi vitrei, rivolti verso il cielo plumbeo, vedesse quelli dei suoi figli.
Mirrow gli si mise davanti, ma lui non riusciva ad accorgersi della sua presenza, così lei lo prese dalle spalle e cominciò a scrollarlo.
Lui alzò subito quegli occhi dello stesso colore del ghiaccio su di lei e la ringraziò con un lieve sorriso.
Il piccolo bambino aveva gli occhi aperti che guardavano il cielo, come se al suo interno avesse potuto trovare tutte le risposte ad un sacco di domande che affliggono la mente umana.
Il piccolo collo era stato spezzato. Sulla sua testa vi erano delle ferite evidenti, probabilmente causate da un oggetto contundente.
I suoi vestiti erano pregni di sangue ed era ben coperto, quindi i due detective dedussero che non si trattava di un omicidio a sfondo sessuale. Accanto al corpo del bambino vi era un pupazzo deteriorato che aveva visto anni migliori.
- Secondo te apparteneva al bambino? - chiese Mirrow al detective Snow - Non lo so, ma sarà meglio farlo imbustare per farlo analizzare - le rispose, con un tono al quanto triste.
- So che a causa della neve è difficile trovare delle tracce, ma setacciate lo stesso l'intera zona. Ogni cosa che potreste trovare, ci può portare direttamente da chi ha ucciso questo povero bambino -
ordinò Snow, ai componenti della squadra della scientifica e loro si misero subito a lavoro.
Il luogo del delitto era un semplice parco, frequentato da bambini, due dei quali avevano trovato appunto il corpo.
Qualche ora dopo il ritrovamento del bambino, il medico legale Hugo Blesser fece l'autopsia su quel corpicino, scoprendo che prima di morire, il piccolo bambino era stato torturato. Sul suo addome vennero riscontrate ferite non profonde da arma da taglio. Le ferite sulla testa erano state causate sicuramente, da un'arma contundente, forse un fermacarte o un trofeo. La causa della morte non erano state per niente quelle torture. La causa della morte era stata proprio il collo spezzato da una forza bruta. Inoltre, nella tasca dei pantaloni, il bambino aveva un bigliettino, segno che chi l'aveva ucciso, gliel'aveva lasciato per qualche strano motivo.

Era passato già un giorno dal ritrovamento del corpo di Michael e il medico legale Blesser inviò alla detective Mirrow il fascicolo dell'autopsia.
- Pare sia stato ucciso tra le 22:00 e le 23:00 della sera prima del suo ritrovamento, avvenuto il giorno dopo alle 10:00 da parte di due bambini - riferì Leighton, leggendo il referto dell'autopsia, mentre quella mattina, stavano andando alla scientifica, poiché avevano appena finito di fare tutti gli esami attinenti.
- Sappiamo qualcosa sul bambino e vi sono delle impronte sul pupazzo, trovato accanto al lui? - chiese Snow a Sam Deverau, il ragazzo della scientifica dagli occhi di colore diverso, uno blu e uno verde e dai capelli biondo cenere.
- Il bambino si chiamava Michael Chain. Aveva circa 9 anni e se ne occupavano di lui i vicini, in quanto la madre è rinchiusa in un ospedale di igiene mentale ed il padre lavora fuori città. Per quanto riguarda il pupazzo, non vi è nessuna impronta - rispose Sam Deverau, dando il referto del DNA al detective Snow.
- I due bambini hanno detto che non sono stati loro a lasciare quel pupazzo, quindi forse lo ha lasciato l'omicida, ma perché lo ha fatto? - domandò a sé stesso, il detective Snow, prendendo quel fascicolo.
- Non lo so. Invece, sul bigliettino trovato nella tasca del piccolo Michael, vi sono delle impronte? - chiese Mirrow, prendendo in mano la bustina, contenete quel biglietto.
- No, purtroppo non ve ne sono. È un semplice bigliettino, scritto al computer. Non abbiamo nulla. Gli altri ragazzi della scientifica non hanno trovato niente al parco. Nessuna impronta di scarpe, nessuna traccia di pneumatici, nessun mozzicone di sigaretta... Sappiamo solo che Michael è stato ucciso proprio in quel parco, ma non sappiamo chi sia il colpevole. Non vi sono nemmeno testimoni che hanno assistito al delitto. Non abbiamo niente, a parte un pupazzo e un bigliettino, dove vi sono scritte alcune righe in italiano - riferì loro, Deverau.
- Il biglietto é stato scritto in italiano? - chiese sorpresa, Leighton Mirrow, la quale non l'aveva ancora letto, poiché era intenta ad ascoltare le prove riguardanti il caso.
La ragazza pose i suoi occhi su quel bigliettino, scoprendo che c'erano scritte testuali parole: "Ha il cilindro per cappello due diamanti per gemelli,
un bastone di cristallo, la gardenia nell'occhiello e sul candido gilet, un papillon, un papillon di seta blu. S'avvicina lentamente con incedere elegante, ha l'aspetto trasognato, malinconico ed assente. Non si sa da dove vien nè dove va. Chi mai sarà quell'uomo in frack"
- Ma è una strofa della canzone "Il vecchio frack" di Domenico Modugno. Mia madre, la quale è italiana, me la cantava spesso quando ero piccola, per farmi addormentare - dichiarò la detective Mirrow, abbastanza stupita. - Ma quali significati si celano dietro a questo biglietto? - il detective Snow fece quella domanda, guardandola. - Forse, potrebbe significare che uccide solo di notte, quando non vi sono occhi discreti che lo scrutano e non vuole far sapere a nessuno chi è. Il vecchio frack della canzone, si aggira di notte. La canzone come il pupazzo, sono legati alla sua infanzia, forse un'infanzia brusca - rispose all'improvviso, lo psicologico Ryan Mitchell.
Francesca Sgrò
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