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Autore: Nunzia Alemanno
Titolo: Il Mistero del Manoscritto
Genere Fantasy, Low fantasy
Lettori 182
Il Mistero del Manoscritto

Il Dominio dei Mondi - Volume III

Come ogni mattina, il cellulare di Xusar intonò la dolce melodia, vibrando nella sua tasca mentre era impegnato a trafficare con i suoi attrezzi sul reticolato d'acciaio. Si salutarono come al solito con un affettuoso buongiorno, nonostante il fuso orario, e puntualmente, Xusar, chiese notizie di Karl.
- Come sta andando con il suo nuovo lavoro? -
- La prima settimana è andata alla grande, almeno così afferma. Dice di avere concrete possibilità di realizzare il ponte entro la fine del mese prossimo e dar luogo già ai primi esperimenti. In questa settimana ha avuto accesso a tutti gli archivi segreti della società, ha potuto esaminare le navette e ha detto che sarà lui a riprogrammarle. È... è felice. Quando torna a casa, è un raggio luminoso e non vede l'ora di raccontarmi tutto. -
- Ponte? Navette? Ma che razza di lavoro si è messo a fare? -
- Sì è vero, non te ne avevo ancora parlato... -
- Ah... lascia stare, non m'interessa. Se sta bene a voi sta bene anche a me. Piuttosto, cos'hai scoperto sulla società? -
- È stata fondata da Marcuf Ramirez circa quarant'anni fa. Inizialmente erano impegnati nella ricerca sulla fisica molecolare, poi hanno cominciato a operare nell'ambito della tecnologia nucleare. Marcuf Ramirez è morto circa due anni fa e il figlio, Joshua, gli è succeduto al comando. Ora è lui che dirige tutto. Sembra che, prima il padre, poi il figlio, si siano dedicati anima e corpo a questo progetto e sono più che sicura che Karl lo porterà a termine. -
- Cosa ne pensi? -
- Sembrano puliti e con buone intenzioni. Non ci fanno pagare neanche l'affitto. -
- Nikael... quello è l'ultimo dei problemi. -
- Dai! Scherzavo. -
- C'è Karen vicino. Mi fa cenno di salutarti. -
- Dalle un bacio da parte mia, sempre che Johan te lo permetta. -
- Piccola, scusami, - le disse, notando Karen piuttosto agitata che additava Giantoliv - ti devo salutare, ho una cosa urgente da fare. Ci risentiamo domani, va bene? -
- Va bene, corri al tuo da fare. A domani. -
Quella minuscola figura che si dirigeva verso il grande olivo, sconvolse anche lui.
- Corri Xusar, maledizione! - grido Karen. - Mandalo via di lì. -
Jeff, con indosso una tracolla e uno zaino dietro le spalle, si dirigeva con passo sicuro verso l'imponente impalcatura. Anche se di Patrick non si erano avute più notizie, aveva deciso comunque di riprendere il lavoro interrotto sull'osservazione di Giantoliv. Era a circa una cinquantina di metri dalle mastodontiche radici che affioravano contorte dal terreno. Sarebbero bastati pochi passi ancora per mettere in allarme i Guardiani, ma la sua andatura andò rallentando gradualmente finché alla fine non si bloccò. La sua attenzione fu rivolta altrove, verso ciò che lo circondava. Niente di più affascinante si era mai rivelato ai suoi occhi. Il paesaggio era cambiato radicalmente, specie sconosciute di piante e fiori lo animavano come in una sorta di magia surreale. Lo stesso Giantoliv si era adornato di una peluria verdeggiante che lo rivestiva lungo tutto il tronco, i rami e le radici. L'erba era cresciuta oltremodo e copriva completamente i polpacci di Jeff. In alcuni tratti dove era più rada, alcune varietà di piante misteriose avevano attirato il suo interesse. Le forme e i colori entusiasmavano il suo animo tanto da fargli sembrare di essere in un paradiso artificiale. Lasciò cadere lo zaino, s'inginocchiò tra l'erba e iniziò a frugare tra le sue cose finché non estrasse la fotocamera digitale. Iniziò, con una serie di scatti eseguiti da ogni angolazione, a riprendere un curioso vegetale purpureo dalla forma cubica di circa venti centimetri per lato. Pareva un chewingum gigante e l'odore ricordava quello classico dei dolciumi alla fragola. Dopo gli scatti ebbe l'idea di prelevarne un campione da analizzare nel piccolo laboratorio sull'albero e tra i tanti oggetti che erano nello zaino, estrasse il taglierino.
- Non toccarlo! - sentì urlare dietro di sé. Vide Xusar correre nella sua direzione facendogli gesti strani e urlando ancora di non toccare.
Xusar lo ammonì nuovamente. - Non lo toccare. -
- Cosa non devo toccare? -
- Quel fungo. -
- Non ha tanto l'aspetto di un fungo, mi pare. -
- È un fungo, fidati e non devi toccarlo. Ma che ci fai qui? -
- Come sarebbe a dire che ci faccio qui? Io ci lavoro qui. La Shywar Corporation si lamenta del fatto che non fornisco loro informazioni da almeno tre mesi. Stavo seguendo la crescita di un frutto tempo fa, di un'oliva, l'unico esemplare, e ora non ho idea di che fine abbia fatto. Sarà maturata, forse è anche caduta e se è così la devo trovare. Poi... devo capire da cosa è derivato tutto questo fenomeno. Non riesco a credere ai miei occhi, questo posto non si riconosce più. Devo scoprire che è successo. -
- Jeff, - gli consigliò Xusar - lascia perdere. -
- Cosa? Sta scherzando? Io ci vivo di questo e... questo è... è incredibile! Non ho mai assistito a niente del genere! -
- Rimetti a posto il taglierino, per favore. -
- No! Devo prelevare un campione di quel... fungo. -
- Ti ho detto di lasciar stare, maledizione! Non puoi farlo! -
- Vuole spiegarmene il motivo invece di darmi ordini? - urlò spazientito.
Karen li raggiunse in preda al fiatone. - Jeff, cosa ci fai qui? -
- Ho appena risposto a questa domanda. Karen, ho l'albero in esame, lo ha dimenticato? -
- No, non l'ho dimenticato. Non voglio che si metta più piede su quell'albero. Stiamo rinforzando le recinzioni perché ho paura che qualcuno si faccia male ed io ne pagherei le conseguenze poiché sono responsabile di questo posto. La stessa cosa vale anche per te, Jeff. Voglio che tutte le attività sull'albero siano sospese. -
- Oh no, Karen, non può farmi questo, non adesso. Io devo capire che succede, tutto questo non è normale... queste piante... tutto! -
Con un gesto fulmineo, ignorando le ammonizioni degli altri due, si ritrovò accanto al fungo bizzarro con l'intenzione di reciderne una porzione da infilare poi in una bustina asettica. Xusar, alla fine si lanciò verso di lui spingendolo con forza lontano dalla diabolica pianta.
- Ma cosa fa? La smetta! Mi lasci stare - gridò il giovane mentre tentava di divincolarsi dalla sua presa. Xusar continuava a trattenerlo in una morsa da cui difficilmente Jeff si sarebbe liberato finché, a un certo punto, il guerriero di Liahkalem, non gli afferrò il viso dirigendoglielo verso l'astrusa pianta. Incredulo, Jeff s'immobilizzò con gli occhi sbarrati, pietrificato da ciò che si stava verificando, tanto che afferrò il braccio di Xusar e si pose alle sue spalle come a volersi quasi riparare. La lama del taglierino, che nel corso del diverbio era rimasta incagliata sulla parte superiore del fungo, era divenuta rovente e dopo pochi secondi, prese fuoco.
- Mio Dio! Ma... cosa... -
- Jeff, non è sicuro qui - disse infine Xusar - dammi retta, torna a casa. -
- No, per la miseria! Non ho nessuna intenzione di farlo - replicò allontanandosi da loro. - Non lo farò finché non mi direte che succede. -
- Fermati Jeff! - gli ordinò Xusar. - Non fare un altro passo. -
- Perché? - urlò lui.
Un tonfo improvviso e pesante alle sue spalle fece vibrare il terreno sollevando polvere e minuscoli frammenti d'erba. L'espressione allibita di Xusar e quella terrorizzata di Karen, gli fecero supporre che qualcosa di spaventoso fosse alle sue spalle e lentamente, con molta cautela, si voltò. Man mano che sollevava lo sguardo, si ergeva dinanzi ai suoi occhi la figura di un'immagine mostruosa. La creatura, prima ancora che Jeff si lasciasse pervadere da qualsiasi pensiero, gli si scagliò contro, imprigionandolo nella sua potente stretta, poi spiegò le ali e con la sua preda, volò verso le intricate ramificazioni di Giantoliv, la sua dimora.
- Jeff, Jeff... no! - urlava Karen, mentre Xusar la tratteneva.
- Fermati Karen! Non puoi raggiungerlo. -
- Lasciami andare! Lo ucciderà, lasciami! -
- Ferma! - le disse costringendola ad ascoltarlo. - Se deciderà di ucciderlo, non potrai salvarlo ed io non potrò fare nulla per te. Lascia che ci pensi io, devo solo raggiungere il mio furgone. Promettimi... giurami che non ti muoverai da qui. Non riusciresti a percorrere metà della strada, questa terra t'inghiottirà molto prima. -
- È come un figlio per me... ti prego! - lo supplicava in preda alla disperazione.
- Devo prendere il furgone... -
Vide Xusar correre come il vento verso il fuoristrada. Dopo alcuni minuti, che a lei parvero ore, avvistò il mezzo sfrecciare come un bolide sul terreno dissestato e diretto verso Giantoliv. Come aveva promesso, non si mosse. Si accovacciò tra l'erba in preda alla disperazione e seguì con lo sguardo il furgone nel difficoltoso tragitto finché non lo vide inchiodarsi in un punto da cui non aveva più la possibilità di procedere.
Xusar scese dal furgone, sollevò la parte superiore del sedile e da una cavità al suo interno tirò fuori quello che un tempo era il suo inseparabile arco. Lo dispose, insieme alla faretra, dietro le spalle. Tirò fuori l'ascia e la sua spada, fedele compagna di tutte le sue battaglie. Man mano che si approssimava a Giantoliv, tutto ciò che lo circondava, pareva aver preso vita. Dava l'idea di un luogo infernale che cercava in ogni modo di impedire all'intruso di proseguire. Le mastodontiche radici si animarono formando una barriera a bloccare la sua corsa, ma lui era il guerriero di Liahkalem e non c'era ostacolo che lo fermasse. Con audace abilità si liberava di tutto ciò che tentava di rapirlo, filamenti spinosi che si aggrovigliavano alle gambe, voragini che si aprivano sotto i suoi piedi e creature feline, agili e astute, che lo assalivano da ogni parte. Tra un colpo d'ascia e uno di spada, l'impavido guerriero giunse finalmente ai piedi dell'impalcatura. Con la rapidità di un fulmine percorse le scalette al suo interno e raggiunse in breve l'ultima rampa, circa tre metri al di sotto della ramificazione principale. Negli ultimi tempi l'albero era cresciuto oltremodo e la rampa di allungamento non era stata ancora installata. Xusar si lanciò in alto conficcando l'ascia nel tronco, avendo così la possibilità di arrampicarsi e raggiungerne la sommità. Una volta giunto, lo spettacolo che si presentò ai suoi occhi lo affascinò al punto tale da fermarsi alcuni attimi per contemplare quella meraviglia. Si accorse della piccola casetta alla sua sinistra, notava com'era curata nei minimi dettagli, ma proprio in quell'istante lo raggiunse un calcio sulla mascella, rapido come una saetta e potente come la palla di un cannone. Xusar volò all'indietro ritrovandosi in bilico sul lato esterno dell'impalcatura, perse la sua spada e guardando in alto si accorse di Radalgor, il Guardiano dello Spirito che, con espressione maligna, lo minacciava. La creatura gli voltò le spalle con la convinzione che il suo avversario non ci avrebbe pensato una seconda volta a contravvenire alle sue regole e, balzando tra i rami e dileguandosi tra il fogliame, volò verso la sua vittima.
Jeff dischiuse gli occhi, lentamente. Con fatica cercava di mettere a fuoco la situazione, che si presentava preoccupante. Si rese conto di penzolare a testa in giù all'interno di un involucro gelatinoso e appiccicoso e che puzzava di marcio. Vedeva una strana ombra volare tra i rami del grande olivo balzando come una molla dall'uno all'altro, facendo strage di foglie al suo passaggio finché non si fermò dinanzi al suo volto terrorizzato. Radalgor non ebbe il tempo di realizzare ciò che Xusar aveva in mente che questi si era già lanciato alle sue spalle serrandogli la gola e, allo stesso tempo, staccando con un colpo d'ascia deciso lo strano involucro. Jeff precipitò su uno dei rami sottostanti sbattendo con forza la schiena. L'ammasso gelatinoso gli aveva reso il corpo scivoloso. Continuò a precipitare in preda a una straziante sofferenza cercando di aggrapparsi a qualsiasi cosa sfilasse tra le sue mani finché non si bloccò su un ramo dalla circonferenza maggiore.
- Jeff scappa! Raggiungi il furgone, corri! -
Jeff non se lo lasciò ripetere due volte e, tra uno scivolone e l'altro, aveva già raggiunto la base della chioma fiondandosi come un razzo sulla piattaforma metallica. Iniziò la lunga discesa tra le infinite scalette, così rapidamente che a volte ne saltava alcune. Sentiva spesso le urla di Xusar e questo non lo rassicurava. A circa metà del percorso s'imbatté nella perfida creatura che lo aveva raggiunto. Si era avvinghiata alla parte esterna dell'impalcatura e strideva in una maniera assordante, ma anche il suo rivale si era lanciato nel vuoto e, per la seconda volta, atterrò violentemente sulle sue spalle, tirandolo via dal ponteggio e precipitando con lui nel vuoto. Radalgor spiegò le ali e Xusar perse la presa ma, prima di cadere, riuscì in un fortuito tentativo a conficcargli l'ascia nella coscia. La creatura si dimenò furiosamente, più per la rabbia che per vera sofferenza. Tentava di liberarsi di lui, ma Xusar non aveva nessuna intenzione di abbandonare la sua arma.
Frattanto Jeff, sfinito, raggiunse finalmente il suolo. Calcolò che il furgone non era molto distante. Notò che la parte anteriore era contrastata da una delle radici, ma con una decisa accelerata in retromarcia, aveva buone speranze di venirne fuori. Il fiatone gli serrava la gola, il furgone era sempre più vicino e la visione di Karen, disperata, che gli faceva cenno di correre, gli trasmetteva la forza di non arrendersi. La sua corsa però s'interruppe. Xusar era precipitato al suolo da un'altezza non indifferente, giaceva immobile e non dava il minimo segno di vita. La creatura atterrò tra i due e guardava prima l'uno, poi l'altro, come se fosse indecisa da chi cominciare. Poi si accorse che Xusar aveva iniziato a muoversi. Adagio, il guerriero di Liahkalem, agguantava l'erba tra i pugni sforzandosi di levare lo sguardo. Spostava a stento le gambe nel tentativo di sollevarsi allorché, Radalgor, sfilò l'ascia dalla sua coscia e mosse verso di lui.
- No! Fermati fottuto essere infernale! - urlò Jeff a squarciagola. - Non osare toccarlo figlio di puttana! -
Jeff si muoveva verso di lui, zoppicando per una storta alla caviglia destra e gli sbraitava contro per attirare la sua attenzione, cosa che gli riuscì appieno.
- Volevi uccidermi? - continuava all'estremo della follia. - Sono qui bastardo, vieni a prendermi! -
Jeff era consapevole che contro la creatura avrebbe potuto ben poco e che Xusar, questa volta, non sarebbe stato in grado di salvarlo. Si rassegnò alla fine nel momento in cui Radalgor lo raggiunse. Egli innalzò l'ascia al cielo e avrebbe colpito senza pietà, ignorando le urla disperate di Karen e le lacrime arrese di Jeff.
Xusar si toccava ovunque alla ricerca di qualsiasi arma, ma aveva perso la spada, l'arco e le frecce durante la lotta e l'ascia non gli apparteneva più.
- Patrick! - Pronunciò quel nome con tutte le sue forze come fosse l'ultima ancora cui aggrapparsi e si rivelò uno scudo insormontabile. L'ascia aveva appena sfiorato il collo di Jeff, ma non affondò. Alcune gocce di sangue rosso si fusero con il liquido arancio che aveva macchiato, in precedenza, l'arma e Radalgor si ritrovò ad affrontare una forza misteriosa che faceva fatica a contrastare. Xusar si muoveva a fatica verso di loro ripetendo più volte il nome di Patrick. La creatura si voltò di scatto verso di lui. - Taci guerriero di Liahkalem, il luogo che calpesti è sacro e tu eri stato avvertito. Conoscevi le regole e le conseguenze verso chi le avesse infrante. -
- Patrick... -
- Non pronunciare più quel nome! - gli ordinò.
- E invece lo farò, continuerò a farlo finché lui non ti fermerà. Patrick! -
- Smettila! Che tu sia maledetto! -
- Patrick, - continuava Xusar - lo so che puoi sentirmi. Lui possiede il tuo corpo, ma non la tua anima. Il cuore che batte è il tuo, non il suo... - continuava ancora, mentre Radalgor si dimenava in collera agitando l'ascia nel vuoto.
- Lui non può nulla, guerriero di Liahkalem, sono io che comando, non lui. Non può impormi nulla. Il tuo amico è perduto, credevo di avertelo già detto. -
- No, non è così Radalgor. Patrick è lì da qualche parte, ti ha già impedito di far del male a Jeff e te lo impedirà ancora. -
- Ti stai sbagliando. Non mi ha mai ostacolato nel fare ciò che devo. -
- E invece sì - insisteva Xusar. - Hai rapito Jeff, lo hai condotto sull'albero e lo hai imprigionato in un bozzolo. Che cosa ti ha impedito di ucciderlo all'istante? Cosa che invece avresti dovuto fare per tener fede alle tue leggi! -
- Basta! - La creatura si divincolava ancora, cercava di sfuggire in tutti i modi da quel conflitto interiore che Xusar aveva acceso. Urlava come a voler scacciare quell'intruso che prendeva le decisioni al posto suo. Non combatteva ora con il guerriero di Liahkalem, era in lotta con Patrick. Qualcosa di lui era sopravvissuto, la sua anima, come aveva asserito Xusar, e il suo cuore che galoppava come una mandria di stalloni infuriati.
- Andate via! - fu l'urlo disumano che esplose dalla creatura. - Non vi sarà concesso molto tempo. Cominciate a correre, vi conviene, perché non avrò pietà. -
- Jeff - gridò Xusar. - Corri! -
Jeff lo raggiunse zoppicando in maniera sempre più evidente. Anche Xusar non era al meglio e, aiutandosi a vicenda, si diressero verso il furgone, lottando contro le insidie della natura di Giantoliv.
Osservando la difficoltà con cui i due avanzavano, Karen non ci pensò due volte. Ignorando i pericoli cui andava incontro, raggiunse il furgone, sedette al posto di guida e inserì la retromarcia. Il motore ruggì furioso sotto il suo controllo. Con sagace maestria, disincagliò il mezzo dalla cavità in cui si era bloccato. Con poche manovre, sempre in retromarcia, sfilando tra le minacce della selva, andò incontro ai suoi amici che balzarono in fretta sul retro del veicolo, dopodiché, come una furia, li portò il più lontano possibile dal pericolo.
Radalgor, che per la prima volta vedeva le sue vittime scamparla, diede sfogo a tutta la sua ira. Una potente forza di energia distruttiva fu scagliata verso i fuggitivi. Intere zolle di terra si sollevarono dando vita a una folta nuvola di polvere, il furgone fu scaraventato in aria per qualche metro, poi atterrò pesantemente al suolo e non si ribaltò per un pelo. I due, sul retro, trascorsero dei brutti momenti rischiando di essere sbalzati fuori, ma Karen in qualche modo riuscì a non perdere il controllo e portarli via da quell'inferno. Quando furono abbastanza lontani, frenò bruscamente, tanto che le ruote sdrucciolarono a lungo sulla ghiaia del sentiero. Scese e con un balzo degno di una giovinetta si portò sul retro del furgone.
- Jeff... Jeff... - lo accarezzava. - Dimmi che stai bene, ti prego! Ti scongiuro, dì qualcosa! -
- Karen, lascialo stare - replicò Xusar allo stremo delle forze. - È sotto shock, portiamolo a casa. -
Lei lo guardò sconvolta, era così angosciata per Jeff che non si accorse in che stato versava Xusar. Sanguinava vistosamente dalla tempia, dallo zigomo, e quella brutta caduta gli aveva rotto un braccio e alcune costole. La vide piangere, lacrime sempre più copiose bagnavano il suo viso. Lui si sforzò di sedersi opponendosi alle fitte che avvertiva nel petto e le prese la mano, voleva incoraggiarla in qualche modo e lei, forse per scaricare tutta la tensione accumulata o per accettare quell'atto consolatorio, lo abbracciò. Continuava a singhiozzare con il mento posato sulla sua spalla forte, ma dolente.
- Karen... Karen... - la chiamava.
- Grazie - sussurrò lei poco dopo. - Lo hai salvato. - Con la manica del pullover gli ripuliva il viso e gli occhi dai rivoli di sangue che fluivano dalle ferite.
I loro occhi s'incontrarono di nuovo come la prima volta, ma lui non andò in profondità com'era avvenuto in passato, non voleva leggere nel suo animo e rinvenire ancora resa e sofferenza. Le sue lacrime erano sufficienti a dimostrare la sua apprensione e lui, con la sola mano che poteva utilizzare, gliele asciugava. O forse la accarezzava. Non comprendeva bene. Ma lei sì, se n'era accorta. Aveva captato il suo gesto profondo che non si era limitato solo ad asciugarle il viso, e tutto divenne certezza quando lui, sempre più vicino, per un breve attimo, la baciò. Lei abbassò lo sguardo, sconcertata. Con delicatezza allontanò la sua mano dal viso e la tenne tra le sue. Allora lui capì di essersi arreso a un sentimento cui non aveva diritto, che non gli apparteneva e con quella carezza fin troppo intensa e quel bacio proibito, lo aveva rivelato a lei.
- Perdonami - le sussurrò umilmente non trovando il coraggio di guardarla.
- Non ho nulla da perdonarti - rispose lei con un filo di voce e lo sguardo ancora basso.
- So quanto lo ami e quello che Johan farebbe per te ed io... non ho alcun diritto... d'intromettermi. - Poi intraprese un altro discorso che sperava lo facesse uscire da quella situazione per lui imbarazzante.
- Nessun altro deve varcare quella soglia. Dobbiamo intensificare il lavoro di recinzione... -
- Dobbiamo cosa? Tu non devi proprio niente, devo portarti in ospedale, sei ridotto a uno straccio... -
- Sto bene, mi serve solo qualche giorno per riprendermi... -
- Tu sei folle! So io quello che ti serve e non devi discutere. Sarai anche un guerriero di... -
- Vi prego... - , s'intromise Jeff sibilando appena, - vi prego... ditemi che succede. -
- Non adesso Jeff, non è il momento, dobbiamo prima... -
- Voglio sapere che succede! - gridò interrompendo Xusar. - Chi diavolo era quel... quella cosa? Perché voleva uccidermi e soprattutto perché lo chiamavi Patrick? -
- Ascolta... -
- Voglio saperlo, maledizione! Perché parlavi con quel mostro e sembrava che parlassi con Patrick? Perché... Patrick? - Jeff perse i sensi e quando si risvegliò sul divano di casa Kallen, si accorse che Karen gli stava ripulendo il viso dalla sostanza vischiosa.
- Appena starai meglio, andrai a fare una doccia così poi ti fascio la caviglia. Credo che tu abbia una brutta distorsione. Ci sono alcuni abiti in camera di Karl che puoi prendere. -
- Karen, voglio sapere. -
- È una storia lunga Jeff. -
- Ho tutto il giorno, anche quello dopo, ho tutto il tempo che vuoi. Andrò a togliermi questo schifo di dosso, poi parliamo e voglio sapere di Patrick. Non dirmi che era lui. -
- Perché tutta questa insistenza su Patrick, non fai che nominarlo, mi spieghi perché? -
- Chiedilo a Xusar. Tu eri distante e non lo hai sentito. Lui parlava con quel mostro e lo chiamava Patrick. -
- Patrick non è morto e non è scomparso. - Respirando a fatica, Xusar era comparso dalla stanza accanto. Karen aveva medicato le sue ferite facendo del suo meglio. Gli aveva immobilizzato il braccio che ora posava su una fascia appesa al collo, ma non aveva intenzione di arrendersi. Voleva convincerlo a farsi vedere da un medico. - Il suo corpo ha subito una metamorfosi e si è trasformato nella creatura che avete visto. Non solo. Lo Spirito che alberga in quel corpo si è impadronito di tutto ciò che era Patrick, ma a quanto pare non di tutto. Quel poco che è rimasto di lui è riuscito a contrastare la volontà di Radalgor e permetterci di fuggire. -
- Rad... chi diavolo è Radalgor? Non capisco di che parli - esclamò Jeff. - È una storia assurda. -
- Concordo. - convenne Karen. - Chi diavolo è Radalgor? -
- Hai detto bene. È il diavolo con cui abbiamo avuto a che fare oggi. -
- È... è... impossibile! - Jeff stava sprofondando sempre più nell'incredulità. - Ti rendi conto di quello che dici? È follia. Non è razionale. -
- C'è poco da stare dietro alla razionalità, lo hai visto con i tuoi occhi e lo hai vissuto sulla tua pelle. Voi di questo mondo non siete abituati a queste cose, c'è altro al di là di quella che voi chiamate razionalità. -
Jeff cominciava a guardarlo strano, ora. - Che cosa hai detto? Ma di che stai parlando? Noi di questo mondo? Perché tu non ne fai parte forse? -
- Jeff... calmati ti prego! -
- Karen, ma lo stai a sentire? -
- Sì, ho sentito quello che ha detto. -
- E? -
- E... dice la verità. -
- Okay... okay... forse sono io quello che ha qualcosa che non va, forse sto sognando questa conversazione o la sto solo immaginando, non m'importa. Voglio sapere perché quel coso voleva uccidermi. -
- Perché hai invaso un luogo sacro, un luogo che non va calpestato da essere alcuno, pena la morte. -
- E da quando i terreni della tenuta Kallen sono divenuti luoghi sacri? -
- Non tutti, solo l'area adiacente a Giantoliv. -
- Ma perché? -
- Patrick... o meglio Radalgor - , continuò Xusar, - è il capo dei Guardiani dello Spirito. Lo Spirito del Drago dimora all'interno di una pergamena che a quanto pare giace sepolta nelle profondità di Giantoliv. Eccoti svelato il mistero, Jeff. Tutte le tue ricerche, esami, osservazioni erano basate sul nulla, speravi di trovare una risposta scientifica al mistero di Giantoliv, ma non è successo e non ci saresti mai arrivato. È giunto il momento di mettere da parte la tua logica e cominciare a pensarla in una maniera un po'... diversa. Questo Spirito, ora, è minacciato da una forza molto potente che vuole assumerne il potere e questo è il motivo per cui i Guardiani sono apparsi soltanto adesso. Ogni essere nelle vicinanze sarà visto come un nemico. È la natura di Giantoliv, e non avrà pietà. -
- E immagino che chi sfugga alla natura di Giantoliv debba vedersela con il capo, giusto? Io non riesco a capacitarmene, mi sembra di vivere in un film di fantasia, gli stessi che Karl ed io andavamo a vedere al cinema... non riesco... -
- Mi dispiace Jeff. Questa è realtà adesso, e che ti piaccia o no, va affrontata. -
Si sentì la porta d'ingresso spalancarsi di colpo e dei passi veloci dirigersi in cucina. La prima figura che balzò agli occhi di Johan fu quella malconcia di Xusar, poi Jeff sul divano con la fanghiglia che lo ricopriva ovunque. In ultimo Karen e la sua espressione angustiata. Lei si lanciò tra le sue braccia e lui la tenne stretta a sé per un po'.
- Come sta? - chiese riferendosi a Jeff.
- È scosso. Vuole risposte. -
- E noi gliele forniremo. -
Jeff era dinanzi a lui e lo guardava allibito. - Johan... anche tu... sei dentro questa storia? -
- Andiamo Jeff, ti do una mano. Hai bisogno di una ripulita. -
Pur conscio del fatto che Karen fosse ormai allo stremo delle forze, Xusar non poté esimersi dal rivolgerle una domanda scomoda. Aveva intenzione di farlo quella stessa mattina, poi gli eventi...
- Hai letto il libro? -
- Sì - rispose lei affranta.

Nunzia Alemanno
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