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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Scene da un probabile inferno
Genere Thriller
Lettori 102
Scene da un probabile inferno

La donna, aperto l'uscio, appare sconvolta.
- È andato via... -
- Cosa? -
- È andato via, tre giorni fa. -
- Mi dispiace; sono imperdonabile! -
- Lei non ha colpa. -
- Se avessi rispettato in tempo utile la sua richiesta d'aiuto, forse... -
- Non si rammarichi - dice la signora Nichols, sforzandosi con un delicato e confortante sorriso, di sdrammatizzare. - A cosa serve? Entri pure! -

- Avete avuto modo di conoscervi non molto tempo addietro. -
- Già! E devo dire che è stato un approccio per nulla complicato - ammette Ted. - Mi era sembrato deciso ad allontanarsi dalla pericolosa combriccola. -
- Io non ci ho creduto. -
- Non me ne ha parlato. -
- Forse perché ci speravo; non sono mai stata una donna particolarmente fortunata. - Le porto qualcosa da bere? Un aperitivo, un caffè...? -
- Va bene un caffè, grazie! -

- Negli ultimi tempi lo vedevo frastornato come non mai - dice la signora Nichols, poggiando il vassoio sul tavolino del salotto posto nell'ampio e luminoso soggiorno. - E questo, naturalmente, mi dava preoccupazione. È stato il motivo che mi ha spinto a chiamarla... Non sapevo proprio cosa fare. -
- Ha fatto bene. Sono stato impegnato in questi giorni con un rognoso caso che non mi ha permesso di distrarmi nemmeno un attimo... -
- La capisco... -
- Be', mi sento ugualmente in torto. -
- Non vorrà tormentarsi per colpe non sue! Non ci pensi. È sposato, ha dei figli? -
- No, nessuna delle due cose - risponde Ted, mentre sorseggia il suo caffè accomodato sulla poltrona.
- Non vorrei scoraggiarla a metter su famiglia; ma non me lo sarei mai immaginato di passare dei momenti tanto difficili - afferma la donna seduta sul divano.
- È la vita! -
- Già... -
- A dire il vero, non sono nemmeno fidanzato - dice Ted, con un'espressione di autocommiserazione.
- Arriverà il momento... -
- È quello che continuamente mi ripeto - aggiunge l'uomo, riferendosi alla bevanda scura. - Buono! Sono diventato un intenditore, per merito della mia collega Jennie, che di certo non si risparmia nel prepararcene diversi litri al giorno. -
- Di sicuro una gran brava donna. -
- Senza discussione alcuna - Ted poggia la tazza sul tavolino. - Se non ricordo male, altre volte suo figlio si è allontanato da casa per alcuni giorni. -
- Sì, è vero; però mi chiamava spesso al telefono, e la cosa mi tranquillizzava un po'... -
- Questa volta non è successo. -
- No, nemmeno uno squillo! -
- Ha provato a chiamarlo? -
- Sì; ma il suo cellulare risulta spento. -
- E naturalmente esclude che possa essersi preso un periodo di riflessione, come si suol dire, per riflettere un po' -
- Proprio così! Per me si è aggregato definitivamente a quei fanatici di quel mostro! -
- Ah! Quella specie di santone! -
- Il diavolo in persona! -
- Non intendo contraddirla. Ha esposto denuncia? -
No ... ho paura che questo possa far sorgere dei problemi. -
- Di che genere? -
- Non lo so; mio figlio potrebbe irritarsi... -
- Non gli si chiede di fare salti di gioia. -
- Crede che dovrei farlo? -
- Di solito è la prassi; ma visto la fiducia che pone in noi, ce la metteremo tutta perché l'armonia familiare ritorni al più presto. Non sarà facile. -
La donna ha un cedimento d'umore.
- Su col morale; nessuno in questo mondo può garantirle che la cosa vada a buon fine, tranne noi! - afferma con un simpatico sorriso Ted.
- In effetti, so che siete in gamba. -
- Avrà chiesto informazioni a qualche parente o amico - dice l'uomo con ironia, bene accettata dalla signora Nichols.
- No, non credo che fosse un vostro parente o amico. -
- Siamo un'ottima squadra; lo confesso! -
- Dell'altro caffè? - gli chiede la donna, con un'aria sollevata.
- Perché no! -

***

Come un rito che si rispetti, la bevanda scura è di casa nella rinomata agenzia investigativa, Parker accoglie il magico momento con un'espressione compiaciuta.
- Lo senti questo delizioso odorino? - dice il detective mentre, seduto dietro la sua scrivania, osserva il monitor del computer.
- Già! - risponde Ted, accomodato dinanzi.
L'aroma si fa più intenso man mano che si avvicina Jennie con l'immancabile vassoio che poggia sulla scrivania. La donna porge le tazze con la bevanda scura al detective e a Ted, per poi sedersi.
- La dispensa e il frigorifero cominciano a perdere la loro vera identità; dovremmo trovare il tempo per fare delle provviste. -
- Ci penso io, scrivimi una lista di quello che manca - si propone Parker.
- Un po' di tutto: caffè, birra, e generi alimentari d'emergenza, nel caso uno di noi decidesse di rimanere a dormire qui - inequivocabilmente lo sguardo della donna si posa su Parker.
- Sei dolcissima! -
- Qualcuno deve pur pensarci. -
La simpatica bionda rimane attonita dinanzi all'indifferenza di Ted nei confronti della tazza di caffè che ha in mano. - Cosa c'è, non ti va? -
- Ne sono pieno; la signora Nichols è stata così cortese da offrirmene una gran quantità. -
- Che significa una gran quantità? -
- Due tazze traboccanti. -
- Se non riesci a mandarlo giù, cosa aspetti a posarla? -
- Forse è meglio; mi dispiace... -
- Il suo era più buono? - gli chiede Jennie.
No, figurati! Sei insuperabile! -
- Non ti credo. -
- Perché non dovrei dire la verità? -
- Per paura di ricevere nei giorni a venire delle brutte sorprese. -
- Di che tipo? - domanda Ted, camuffandosi dietro con un artificioso sorriso.
- Non so; magari, il gusto del mio caffè comincerà a deluderti un po'... -
- Stai scherzando? - replica preoccupato l'amico.
- Può darsi. -
- Siete davvero carini! - osserva Parker. L'uomo sorseggia la bevanda. - Complimenti! Davvero niente male. -
Ted decide di porre fine all'imbarazzante argomento. - Bisogna che uno di noi due ritorni dalla signora Nichols. -
- Sarai tu ad occupartene - replica Parker.
- Ok. -
- La donna sarà disperata e inevitabilmente sfiduciata; cerca, per quanto ti sarà possibile, di tirarle su il morale. -
- Ci proverò. -
- In fondo il figlio è un bravo ragazzo, non la deluderà di certo - osserva Parker.
- Sapere che è andato a rifugiarsi in quella banda di matti deve essere stato per quella povera donna, traumatico - dice Ted.
- È naturale. Comunque, dalla conversazione avuta, il ragazzo mi ha fatto una buona impressione, soprattutto disponibile, pronto a ravvedersi. -
- Una sculacciata! Ricordi? - interviene Jennie. - Era la tua personalissima idea su come mettere la testa a posto a quel ragazzo. -
- Lo meriterebbe per il dispiacere che ha causato alla sua mamma, ma a tutto c'è un rimedio; finirò per perdonarlo. -
- Lo penso anch'io - replica Ted.
- Bene; non ci rimane che metterci in azione - dice Parker.
- Ehi, ragazzi, andateci cauti, non pensate che si tratti di una passeggiata - consiglia la donna.
- È tutto organizzato alla perfezione come non succedeva da un po' di tempo - fa sapere Ted, volgendo lo sguardo sornione all'amico.
- Non mi starai accusando di essere troppo individualista? - dice il detective.
- Stai scherzando? - commenta, con tono ironico, Ted. Siamo un'ottima squadra! -
- Siete davvero commoventi! - si lascia andare divertita la bionda segretaria.
- Be', cosa c'è di complicato? È sufficiente andare in quel covo di matti e mettere le cose a posto; con le buone o con le cattive -
- Geniale! - esclama Jennie.
- Vuoi che ci vada io dalla signora Nichols? - chiede Parker.
- No, so cavarmela da solo; lo sai, quando mi ci metto... - risponde l'amico.
- Già. -
- Allora, cosa si fa? - dice Ted.
- Io devo andare dall'altra parte, nel mio angolino, a sbrigare il solito oscuro lavoro - risponde Jennie, mentre prende il vassoio con le tazze e si allontana.
- Mi sono ricordato di avere un appuntamento importante - dice Parker alzandosi dalla sedia. - Se ti serve una mano d'aiuto, mi raccomando, fammelo sapere! -
- Certo. Grazie del pensiero... -
- Ah, dimenticavo; un caro saluto dal vecchio Eddie. -
- A proposito come sta? - gli chiede Ted.
- Recupera bene; è coccolato come un bambino, non ha tutta questa necessità di rimettersi presto in piedi. -
- Sono contento per lui, lo merita. -
- Lo puoi ben dire - commenta il detective uscendo dalla stanza.

***

Ted, non è certo il tipo di scoraggiarsi facilmente, così prende in mano la situazione e la prima cosa che decide di fare, è andare a vedere di persona l'impero o il tempio del santone, situato diverse miglia fuori città. La villa situata in una radura, i cui confini sono delimitati da un muro alto due metri, circondata da una rigogliosa vegetazione, appare all'uomo come un posto fuori dal mondo. In fondo, nulla da meravigliarsi, pensa Ted, il quale, prima che la sua mente metta in moto una qualsiasi iniziativa, alza lo sguardo sopra il cancello d'ingresso dove è collocata una video camera che scruta in silenzio ogni suo respiro. - Non credo di essere fotogenico, ma se proprio ci tenete... ritornerò di certo a farvi visita. - pensa ad alta voce l'uomo, incamminandosi sulla strada del ritorno.

***

- Signor Barnes, la ringrazio per aver accettato di incontrarci. -
- Si figuri. -
- Mi è sembrata la persona giusta per chiedere informazioni riguardo la setta... -
- A loro non piace che si usi questa definizione, preferiscono che venga chiamata con il suo nome di battesimo. -
- - Movimento per la salvezza. - -
- Esatto. -
- Non potevano sceglierne uno migliore, naturalmente - osserva Ted.
- Naturalmente! - replica l'uomo, a passeggio con l'investigatore nel viale del parco.
- Il suo caso è stato riportato su parecchi giornali. -
- Hanno fatto il loro lavoro; qualsiasi notizia va bene purché susciti un minimo di interesse. Per alcuni giorni ho avuto la mia massima notorietà - afferma con mezzo sorriso l'uomo. - Ne è passato di tempo. Cosa le interessa sapere di questa storia? -
- Sono un investigatore privato; l'agenzia dove lavoro è stata contattata da una madre in pena; noi speriamo di restituirle il sorriso. -
- Il figlio ha preso una brutta strada? -
- Sì, che porta diritto al tempio della - Salvezza. - -
- Un viaggio senza ritorno. -
- Lei c'è l'ha fatta. -
- Immagino che sarà a conoscenza dell'intera vicenda. -
- Certo; per questo motivo ho voluto incontrarla. -
- Le va di sederci? -
- È una buona idea. -
I due uomini si accomodano su una panchina.
- Crede che possa esserle d'aiuto? -
- Lo spero – risponde Ted. - Anzi, ce l'auguriamo... -

***

Il Barman prepara il cocktail che, una volta pronto, poggia sul bancone accanto alla giovane dai capelli ondulati color rosso fuoco.
- Ha deciso? - chiede a Parker.
- Sì; mi prepari la stessa cosa che ha dato alla signorina; vorrei scoprire che gusto ha. -
- Ottima scelta. -
- Come fa a esserne così sicuro? -
- Perché nessuno si è mai lamentato. -
- C'è sempre una prima volta, non lo dimentichi mai. -
- Sì, certo. -
- Vorrei parlare col titolare. -
Il barman rimane in silenzio mentre prepara la bevanda.
- Mi ha sentito? -
- Certo, mica sono sordo! -
- Bè, con questa musica così assordante potrei anche capirlo. -
- Non mi dà nessun problema, ci sono abituato - dice l'uomo, poggiando il cocktail sul bancone.
- Già, non ho dubbi; allora, cosa fa, lo chiama, o devo andare a cercarmelo da solo? -
- Non so nemmeno se è qui. -
- Provi a vedere. -
Senza portare troppo la questione alle lunghe, il barman si attacca al telefono con linea interna.
- Sta arrivando. -
- Bene - risponde Parker, sorseggiando la bevanda. Non male. -
- Si accomodi nella sala, se lo desidera. -
- Qui sto bene; grazie! -

***

- Non capisco in che modo possa essere d'aiuto. -
- Parlandomi del santone; raccontando di quello che succede in quella villa, delle regole che vengono imposte agli adepti e, se possibile, darci dei consigli su come tirare fuori un bravo ragazzo, ancora troppo acerbo, per capire del male che lo circonda. -
- Non creda che sia così facile - dice Barnes. - Non la metterei sul pessimismo più totale, e poi, bisogna avere fiducia in Dio. -
- Certo, Dio non le ha fatto mancare la sua presenza, ma io non metterei in secondo piano il costante impegno della sua famiglia a volerlo strappare dalle grinfie di quei fanatici. -
- Lo ammetto, devo a loro se in questo momento mi trovo qui a parlare con lei. -
- Si consideri fortunato - replica Ted. Non posso dire la stessa cosa per il ragazzo; non ha un padre e quella povera donna di sua madre è troppo stanca e logorata per pensare di affrontare il problema da sola. -
- Mi dispiace, non credo possa raccontare più di quanto lei sappia. -
- Può darsi, ma vorrei che lo facessi ugualmente; gliene sarei grato. Quali sono i loro obiettivi? A cosa mirano? -
- A una vita migliore; è questo il loro scopo. -
- Un nobile scopo - osserva con un sorrisetto Ted. - Detto così, verrebbe voglia di abbracciarli tutti, uno per uno. E in che modo pensano di raggiungerlo? -
- Senta, perché non prova a chiedere loro di avere indietro il ragazzo? -
- Niente male come proposta - dice con tono ironico l'investigatore.
- Ci sarebbe la polizia... -
- Naturale; quelli non vedono l'ora di far scomparire quella macchia nera sulla faccia della terra, ma, nel frattempo che questo succede, si rischia di perdere tanti innocenti vite. Non è d'accordo? -
- Quello che avevo da dire in proposito è stato riportato su tutti i giornali... - afferma Barnes, volendosi mostrare tutt'altro che disposto a rinverdire il suo passato.
- Già! È stato un caso nazionale; l'idea della sua famiglia, dei suoi amici e di alcuni sostenitori di accamparsi dinanzi alla villa, è stata semplicemente geniale. Non ricordo il numero, in quanti erano? -
- Una quarantina, all'incirca. -
- Un piccolo esercito pronto a scardinare le difese nemiche. -
- Si è trattato solo di un'azione dimostrativa, nessuna cattiveria o violenza. -
- Un meraviglioso campeggio in mezzo alla natura, con tanto di tende e barbecue, per un periodo... quanto, venti giorni? -
- Ventidue. -
- Straordinario! Non si era mai visto nulla di simile; cosa provava lei dall'altra parte della barricata? -
- Imbarazzo. -
- Nulla più? -
- In che senso? -
- Be', mi sembra troppo poco dinanzi a una manifestazione d'affetto del genere. -
- Credevo che fosse plateale, ingiustificata... -
- Ne è convinto? La libertà non ha prezzo, e lei, aggregandosi a quella tribù di matti, vi aveva rinunciato. -
- La verità è che non vorrei più parlarne... -
- È comprensibile. -
- Rimango del parere che la nostra conversazione è del tutto inutile. -
- Non le piace la mia compagnia? - replica con ironia, Ted.

***

Nessuna fretta lo assilla; se ne sta tranquillo seduto sull'alto sgabello osservando gli astanti nella sala mentre sorseggia il gradevole cocktail. Potrebbe rimanere lì fino all'indomani mattina, non ci sono problemi, pensa Parker, quando vede sopraggiungere il titolare del locale con due guardaspalle ai fianchi simili ad armadi.
- Desiderava vedermi? -
- Mi dispiace se l'ho distolta dai suoi impegni - dice il detective.
- Lasci perdere, ormai l'ha fatto. -
- Già! Con questa musica dovrò alzare il tono della voce per farmi ascoltare. -
- Non lo faccia per me, riesco a sentire il ronzio di una mosca a distanza di metri. -
- Meglio così, avrei rischiato di apparire alterato. -
- La prego, venga al punto, gli impegni mi aspettano. -
- Capisco. Beh un'amica mi ha pregato di venire da lei a ritirare un assegno. -
- Mi sa che è uno scherzo di cattivo gusto. -
- Mi dispiace contraddirla - risponde serafico Parker, dopo aver bevuto un sorso della bevanda. - Non mi permetterei mai con persone che non conosco. -
- Continui; o è tutto qui? -
- Si trova in grosse difficoltà economiche, parlo della mia amica, e così ha pensato a lei, considerando i vostri vecchi rapporti. A me è sembrato giusto. -
Non c'è da meravigliarsi se il suo interlocutore condivide la notizia con i suoi guardaspalle attraverso uno scambio di sorrisi dal sapore beffardo.
- Fortuna che non tutte le mie conoscenti hanno di questo tipo di problemi, perché sennò finirei sul lastrico. -
- Non con tutte ha avuto una storia di sesso, almeno credo, sfociata in una gravidanza della sua partner, da lei non gradita, da quello che mi raccontato, e per questo costretta a un aborto rivelatosi alquanto complicato. Immagino che ha già focalizzato di chi sto parlando. -
L'apparente serenità dell'uomo comincia a cedere il passo a una più marcata forma di irritazione.
- Chi è? -
- Io? Un amico. -
- Un amico? -
- Un benefattore e il suo angelo custode. -
L'uomo ha un repentino cambiamento d'umore, aggrappandosi forzatamente a un'espressione di ilarità.
- Forse un suo corteggiatore a lungo respinto, trovatosi dinanzi, alla presunta richiesta di aiuto della donna, una chance da prendere al volo. -
- Teoria apprezzabile, ma non fa al caso mio; gliel'ho detto, sono un benefattore, ho il cuore sensibile e mi capita spesso di dover aiutare la povera gente bistrattata senza dover ricevere nulla in cambio. Le confesso, se riesco a restituire loro il sorriso, beh, provo un piacere indescrivibile. -
- Un angelo dal cuore d'oro. -
- Mettiamola così! -
- Cosa d'altri tempi. -
- Se è un complimento, lo accetto! -
- Certo che lo è! - replica l'uomo, nella cui mente affiora l'idea che non gli sarà facile liberarsi da quel seccatore.
La sfacciata determinazione del detective toglie ogni probabile dubbio, mettendo la questione su un unico binario.
- Sappi che non andrò via senza aver ricevuto delle risposte confortanti su quanto le ho chiesto. -
I guardaspalle non aspettano altro che un cenno per buttare fuori a calci quella specie di gradasso. Il loro capo prende tempo prima di giungere a estremi rimedi.
- La invito ad accomodarsi nel mio ufficio... questa musica comincia a darmi sui nervi. -
- Non le ruberò il suo tempo prezioso. -
- Questo è sicuro! -

***

- Sa che io tifavo per tutti quei dimostranti accampati dinanzi alla villa, e le confesso che avrei voluto esserci anch'io. -
- Cosa gliel'ha impedito? - gli domanda Barnes.
- Probabilmente gli stressanti impegni di lavoro - risponde con un sorriso Ted.
- Solo questo? -
- Riconosco di essere una testa calda... inclinazione professionale; non me ne sarei rimasto immobile ad aspettare che maturassero gli eventi. -
- Un assalto alla fortezza. -
- Qualcosa di simile. -
- Sbaglio se le dico di essere convinto che si sarebbe schierato con i dimostranti, ma, può sembrare un'assurdità, contro di me? -
- E perché dovrei? Tutti nella vita passiamo dei momenti difficili, e lei né uscito fuori; è questo che conta! -
- Non penserà davvero che creda alle sue belle parole dal sapore ruffiano? -
- Do questa impressione? -
- Potrei sbagliarmi - ammette l'uomo.
- Non amo nascondermi dietro le parole, a costo di rendermi antipatico - replica Ted.
- Quindi, nessuna repulsione per la tribù di matti? - dice l'uomo, volendo riprendere con tono scherzoso le colorite osservazioni dell'investigatore.
- La mia era una battuta di spirito; poi è sempre meglio valutare ogni singolo caso se si vuole dare un giudizio più serio. -
- È quello che ha fatto sul ragazzo, immagino! -
- Non ho dubbi! Si è voluto prendere una vacanza fuori dall'ordinario, ma ora è arrivato il momento che ritorni a casa. -
- Con le buone o con le cattive maniere. -
- Una sculacciata sembrerebbe inevitabile, a sentire un mio caro amico; ed è quello che farò nel caso di un'ostinata resistenza. -
- Forse non sarà l'unica e nemmeno la più importante - tiene a precisare l'uomo, come se volesse metterlo in guardia da brutte sorprese.
- Grazie per la gentile raccomandazione; è un dettaglio che ho collocato con priorità assoluta nei miei pensieri nel momento in cui sono partite le indagini. -
- Già, dimenticavo, le precauzioni fanno parte del suo lavoro. -
- Se non fosse così, allora sarebbe meglio cambiare aria. -
- Signor Ted, lei non è abituato alle sconfitte, da quel che ho capito. -
- Perché, dovrei? -
- Mi perdoni, ha ragione! -

***

Salgono a fila indiana la scala a chiocciola con Parker nel mezzo fra il titolare del locale e i due guardaspalle. Chiusa la porta, della musica roboante non si sente nemmeno una flebile nota; è come essersi allontanati da quell'atmosfera psichedelica diverse miglia. Miracolo della tecnologia.
- Si sieda. -
Il detective si accomoda davanti alla scrivania. - Un posticino tranquillo - osserva guardando ai suoi fianchi i due - armadi - rimasti in piedi.
- Potete uscire - il capo libera i suoi guardaspalle. - Si sente meglio? -
- Perché me lo chiede? -
- Le ho notato addosso una certa ansia... -
- Si riferisce... oh, no, solo che mi facevano un po' pena - risponde sornione Parker.
- Davvero? -
- Già! Così grandi e grossi ma, statici come manichini, sfido chiunque affermi che non si provi disagio. -
- È il loro lavoro - replica il titolare del locale.
- Lo so; rimane pur sempre una posizione scomoda. -
L'uomo osserva con un ghigno divertito il piccolo monitor posto sulla scrivania, il quale mostra le immagini dei due guardaspalle mentre consumano un drink seduti al bancone della sala.
- Qual è il suo lavoro, Signor... -
- Parker, John Parker. -
- Mi chiedevo quale fosse il suo lavoro... non vorrei sembrarle troppo indiscreto... -
- Sono un investigatore privato. -
Per un momento all'uomo manca il respiro. - Parla sul serio? -
- Sulla mia professione non mi piace scherzarci sopra. -
- Cosa c'entra la sua amica... -
- La nostra amica! - puntualizza il detective.
- Sì, voglio dire, cosa c'entra lei con tutto questo? -
- Col mio lavoro, assolutamente nulla! - risponde Parker. - È una gran brava cuoca! Oh, mi perdoni, non le ho nemmeno detto di chi sto parlando. -
- Il fatto che l'ho lasciata proseguire significherà qualcosa, non crede? -
- Già! -
- È l'unica delle donne che ho conosciuto che sapesse veramente cucinare - ammette l'uomo. - Mi sono fidato di lei per quanto riguarda la sua presunta gravidanza e, naturalmente, non potevo che consigliarle la soluzione migliore per entrambi... sarebbe stato un inutile peso che, per motivi opposti, non potevamo permetterci. -
- Per motivi opposti? Mi sa di enigmatico. -
- Non mi sta chiedendo di aprire un dibattito su questioni morali? -
- No. Stavo pensando quanto mi è difficile a volte afferrare le cose più banali - dice con velata ironia il detective.
- Non si mortifichi, non è il solo a trovarsi in situazioni simili - replica con il senso dell'umorismo, l'uomo. - Ha veramente abortito? Sa, dopo aver appreso la notizia, lei ha avuto la brillante idea di non farsi più vedere; come volatilizzata. -
- Mi sembra che la nostra cara amica non avesse alternative, sia per la gravidanza, in questo caso a malincuore, che per la sua presenza, ormai del tutto insignificante e, aggiungerei, deleteria! -
- Ci va duro! -
- Un uomo da qualche parte deve schierarsi, ed io di solito sto con i più deboli, quelli che vengono maltrattati, e nessuno, dico nessuno, osa prendersi cura dei loro reali bisogni. -
- Davvero commovente! Cosa c'è ora? - chiede il titolare del locale al detective vedendolo trasformato in volto, preso da un improvviso senso di fastidio.
- Ho visto volare qualcosa, un insetto, forse una mosca - dice Parker guardandosi intorno.
- Cosa? - replica attonito l'uomo.
- Non ci crederà, ma per me sono un incubo - afferma il detective, nel tentativo disperato di individuare la minacciosa presenza.
- Cosa? - ritorna a chiedere l'uomo.
- Le mosche! Sono un vero flagello di Dio! -
- È sicuro di stare bene? -
- Certo, è una cosa passeggera. -
- Mi fa piacere - commenta con un sorrisetto il suo interlocutore. - Le faccio portare qualcosa da bere, vedrà che ritroverà presto il buonumore. -
- La ringrazio, ma vorrei andare al nocciolo della questione. -
- Parla dell'assegno? -
- Sì. -
- Una cifra con tanti zeri, naturalmente! -
- Porre dei limiti alla provvidenza sarebbe un peccato. -
- Non crede che sarebbe dovuta venire lei di persona a pregarmi? -
- Mi ascolti! - lo interrompe bruscamente Parker. - Qui nessuno verrà mai a pregarla, tanto meno lei. Ma è un suo sacro diritto aiutare economicamente quella povera donna; non deve fare altro che intestarle l'assegno e l'assicuro che d'ora in poi verrà lasciato in pace. -
Un sorriso sardonico disegna il viso del titolare del locale. - Fatto questo dovrei sentirmi sollevato. -
- In un certo senso è così - gli risponde serafico il detective.
- Finora sono stato gentile nei suoi confronti. -
- È vero! -
- Bene, mi ascolti lei! Le consiglio di alzare le chiappe da quella sedia ed uscire da qui immediatamente! -
- Vedo che la musica è cambiata - osserva senza scomporsi Parker.
- Indovinato! -
- Mi tolga una curiosità, se fosse venuta lei, l'avrebbe aiutata? -
- Dipende da cosa avrei ricevuto in cambio. -
- È diventato cattivo. -
- Be', cosa si aspettava? Io non sono un benefattore e quando qualcuno cerca di estorcermi dei soldi, mi sale il sangue agli occhi. -
- È nulla in confronto a quanto le sta per succedere. -
Il clima ha un'impennata rovente che porta l'uomo ad avvicinare la mano al telefonino adagiato sulla scrivania; il detective lo blocca subito.
- Fare intervenire i suoi due angeli custodi è una malsana idea - la morsa si stringe al braccio inesorabilmente.
- Mi sta facendo male! -
Parker, come risposta, alza il braccio sinistro e si accinge a caricare un diretto al volto.
- Ok! Si calmi! -
- Per quale causa? -
- Va bene, firmerò quel benedetto assegno! -
- Saggia decisione! -
L'uomo fa per aprire il cassetto della scrivania, quando viene fermato dal richiamo di Parker.
- Attenzione ai gesti inconsulti, potrebbero farmi perdere la calma. -
- Non crederà che tiri fuori un'arma? -
- Il rischio è tutto suo. Scelga pure. -
- Di quanto lo facciamo? - dice accigliato il titolare del locale, col carnet d'assegni in mano.
- Pronunciarmi su qualcosa che non mi riguarda personalmente? Non ci penso nemmeno! Dimostri a Dio di essere magnanimo, non se ne pentirà. -
- Sicuro? -
- Sbirciare il futuro nella sfera magica, non mi interessa, so accontentarmi; il presente a volte ci ripaga delle durezze della vita... - afferma compiaciuto Parker, mentre osserva l'assegno appena ricevuto.
- Dica alla sua amica di dimenticarmi; lo stesso, faccia anche lei! -
- Per quel che mi riguarda, ci può contare! - replica il detective alzandosi dalla sedia, per poi rimanere in silenzio, immobile, concentrato nel catturare l'ostinata e indesiderata presenza. - Mi è passata vicino; una bella sfacciataggine! -
- Parla della mosca? -
- Già. Bisogna fare attenzione a non lasciarsi sopraffare perché, una volta intrufolatisi dentro, la nostra serenità andrà a farsi benedire. -
- Mi chiedo, se fa sul serio, o è una buffonata da circo che usa come espediente per raggiungere i suoi obiettivi. -
- Carina l'idea! - dice Parker, voltando le spalle per andarsene. - Se posso darle un consiglio: stia all'erta! -
- Non ho dubbi, è matto per davvero! - dice tra sé e sé l'uomo.

***

Dopo un'ora circa, decidono di alzarsi dalla panchina e, aiutati dalla splendida giornata, proseguono la chiacchierata passeggiando lungo il viale del parco. Nell'aiuola a fianco, un gatto nero se ne sta appostato in mezzo ai cespugli nell'attesa di poter fare uno spuntino. La pazienza ha un limite, così rinvia il pasto.
- Non capisco cosa facevate giorni interi chiusi in quella villa? - chiede Ted.
- Se pensa ai suoi ospiti come dei reclusi, è sulla pista sbagliata - replica Barnes. - Non vorrà paragonare quella magnifica struttura a una prigione? -
- In effetti, è quello che penso. -
- Mi dispiace contraddirla, ma la realtà è ben diversa. -
- L'accetto di buon grado la contraddizione; ma si spieghi... -
- Be', non possiamo nemmeno definirla un hotel, anche se ognuno di noi era libero di fare qualsiasi cosa desiderasse; insomma, volendo si poteva dormire lì, nei limiti possibili per numero dei presenti, naturalmente, oppure ritornare a casa, nella propria famiglia. Ho creduto che in quel momento fosse la cosa giusta rimanere. -
- Tagliare i ponti con le persone che ci sono più care? Mi perdoni, non riesco a mandarla giù. Perché continua a nascondere la verità? A cosa le serve? -
- Non c'è nessuna verità da scoprire. -
- Davvero? Il santone è stato diverse volte sotto il mirino della procura per una serie di motivi che vanno, dalla coercizione, sino alle dubbie attività che si svolgono all'interno del suo tempio. Non è chiaro se quella grande struttura funge come ritrovo per chi desidera redimersi, oppure è una casa di cura, una clinica per curare mali oscuri, o semplicemente un luogo di villeggiatura. C'è persino chi asserisce che al suo interno si pratichino riti di magia nera. Beh, a questa idiozia credo poco. -
- Lei che idea si è fatto? -
- Vuole sapere la mia opinione? Ebbene, ho la sensazione che dietro quella bella facciata si nascondi, in verità, la malvagità di un uomo. Chiunque cerchi di attaccarlo, dovrà vedersela col diavolo in persona... non sto parlando di quell'esilarante tipo con le corna e il forchettone. -
- È ovvio! - commenta Barnes e continua asserendo, - Mi sembra che la sua posizione vada al di là, di una semplice sensazione. -
- Gliel'ho detto, non amo celarmi dietro le parole - replica Ted. - Sarebbe uno spreco di tempo. -
- Che non può permettersi. -
- Non vorrà che faccia una brutta figura dinanzi al mio socio? -

***

Lasciata la stanza insonorizzata dell'ufficio, Parker, scende la scala a chiocciola scontrandosi con l'atmosfera adrenalinica del locale. I due guardaspalle del titolare, davanti al bancone, lo seguono con lo sguardo mentre attraversa la sala, per poi, fare un cenno d'intesa a un altro - armadio - , poco distante. Il detective, uscito fuori, raggiunge la sua berlina grigia parcheggiata nello spiazzo adiacente e una volta dentro pigia deciso il piede sull'acceleratore. La serata è stata propizia e non c'è modo migliore che festeggiarla in casa dei propri cari. Una serie di occhiate allo specchietto retrovisore sono sufficienti a incrinare la serenità di Parker.
- Cosa aspetti a passare? - dice riferendosi alla macchina scura che gli sta appiccicata dietro. Per meglio agevolare l'operazione, il detective si mette tutto sulla sua destra sperando che il segnale venga recepito; uno scossone è la risposta.
- Un bel modo di essere cortese! -
La berlina riceve un altro duro colpo.
- Cristo! Mi stai danneggiando la macchina! -
La dinamica si ripete facendo andare su tutte le furie Parker, costretto a far salire di giri il motore della sua auto. - Devo imparare ad essere più cauto su facili entusiasmi... davvero una bella serata... -
Il guastafeste non intende lasciarsi impietosire, mantenendo inalterata la sua tenacia da disturbatore. L'inseguimento, dai toni frenetici, prosegue su una strada scorrevole fuori dal centro abitato, schivando, come birilli, i veicoli che incontrano.
- A parte ogni imprevisto della vita, la cosa che detesto maggiormente, è darmi alla fuga! Non rientra nel mio DNA! Dannazione! Quanto meno, avrei il piacere di conoscere il motivo che mi fa correre come un matto - il detective guarda nello specchietto retrovisore. - L'unica soluzione sarebbe fermarmi e vedere la faccia di colui che ha voluto recitassi una parte che non mi appartiene. -
Visto come si è messa la situazione, sembra alquanto improbabile che l'azione dei due protagonisti possa capovolgersi. Ma per Parker, nulla è impossibile.
- Se devo viaggiare a lungo, tanto vale ascoltare un po' di musica - il detective accende l'autoradio, sintonizzandolo su una frequenza che trasmette un pezzo del duo Carlos Santana -Steven Tyler, dal titolo: Just feel better.
L'impressione è che si tratti di un gioco, forse un tantino pericoloso ma, divertente, la cui durata non è possibile prevedere. Improvvisamente, al detective viene in mente che quel lungo serpentone che percorre a forte velocità, inevitabilmente lo condurrà in capo al mondo, troppo distante da casa. Si ricorda, degli impegni di lavoro che lo attendono l'indomani mattina e, quindi, del fatto che deve svegliarsi presto e in ottima forma. Un rientro tardi, magari dopo aver speso parecchie energie, sarebbe sconsigliabile; per il bene suo e dei suoi collaboratori. La carreggiata a doppia corsia si rivela un'eccellente alternativa, anche considerando che è priva di spartitraffico, qualora Parker si stancasse di portare avanti la scena dell'inseguimento. Ed è quello che succede.
- Si cambia programma! -
La berlina grigia fa una repentina inversione di marcia, lasciando di stucco la vettura dietro che si arresta maldestramente facendo una giravolta su sé stessa, rischiando di essere travolta da un paio di veicoli in corsa, prima di assestarsi sul terreno e ripartire a tutto gas. L'uomo alla guida, il terzo - armadio - , amico dei due guardaspalle del titolare del locale visitato in serata da Parker, perde di vista il suo obiettivo, quando, passando a velocità, non vede ferma sulla corsia di emergenza la macchina di Parker. Troppo tardi. Il detective rientra in carreggiata, collocandosi alle sue spalle.
- Ora va meglio! - osserva compiaciuto Parker. - Tu come te la passi in prima fila? -
- Figlio di puttana! - è la risposta dell'uomo all'interno dell'auto scura. - Se credi di riuscire a cavartela, sei in errore! -
- Vuoi divertirti? Ci sto! - dice il detective, restituendo con una prima botta sull'auto davanti, i maltrattamenti ricevuti. - Avevi ragione, è uno spettacolo! -
L'attuale vittima predestinata passa alle maniere forti tirando fuori dal bauletto un revolver che poggia momentaneamente sul sedile a fianco, impegnato com'è, a tenersi distante dalle fauci della berlina grigia. Nemmeno il tempo di fiatare che un contraccolpo lo fa sobbalzare in aria. L'uomo, allora, impugna l'arma, si volta e spara un paio di colpi frantumando il lunotto, all'indirizzo di Parker, i cui proiettili staccano di netto lo specchietto laterale.
- Ehi, mi stai danneggiando la macchina! -
Un terzo proiettile sibila a pochi centimetri dalla faccia del detective.
- Pensavo si trattasse di un gioco infantile, invece, vedo che hai la passione per il tiro al bersaglio -
La berlina grigia si avvicina speditamente all'antagonista, si allarga sulla sua sinistra e le si accosta, quasi a sbeffeggiarla; l'uomo col revolver, prende la mira e sta per premere il grilletto quando, il detective, con una brusca sterzata lo investe violentemente facendogli perdere il controllo della vettura che finisce in un'area di sosta schiantandosi contro la parete rocciosa.

***

Si ferma a una fontanella per dissetarsi.
- Lei, non ha sete? -
- Ripensandoci, è bene fare una buona scorta d'acqua - risponde Ted, avvicinatosi allo zampillo.
- In previsione della nostra lunga chiacchierata - osserva Barnes.
- Già. Spero, comunque, che non debba protrarsi per molto, mi sentirei un ingrato nei suoi confronti... -
- Non si mortifichi, ho preso un giorno di riposo proprio perché pensavo che la nostra conversazione andasse per le lunghe. -
- È gentilissimo. -
- Rendersi utile è una sensazione che fa piacere a chiunque, non crede? -
- Sono d'accordo! -
- Il problema, casomai, è deludere le aspettative - afferma l'uomo, messosi in cammino con l'investigatore.
- Io per natura sono ottimista - replica Ted.
- Già! -

***

L'uomo, intontito, raccoglie il revolver cadutogli sul tappetino vicino ai piedi, apre lo sportello ed esce dalla macchina e, prima che possa mettere a fuoco la realtà circostante, gli arriva un diretto in pieno volto che lo stende per terra come un grosso salame.
- Chi diavolo sei? - dice Parker con tono irritato. - Sei sicuro di avere tutte le rotelle a posto? Non mi dire di sì, perché, quanto è vero Dio, ti riempirò talmente di pugni e calci che dovrai camminare per tutta la vita a quattro zampe. -
- Figlio di puttana, chi cazzo ti credi di essere! - tuona - L'armadio - , alzandosi, con l'intenzione di mettere a tacere quella specie di gradasso. L'uomo riceve sul viso un altro pugno che lo fa barcollare; ma, eroicamente, rimane in piedi quel tanto che basta per avventarsi sul detective, che lo anticipa con una ginocchiata ai testicoli e un'altra ancora che lo fa piegare. Un gancio sulla guancia e stramazza al suolo.
- In questo momento non mi sei per nulla utile - osserva Parker, riferendosi all'uomo disteso per terra privo di sensi. - Non mi ci vuole molto per capire da dove vieni e chi ti ha mandato; beh, ha avuto una pessima idea! -
Il malcapitato da segni di ripresa.
- Non mi servi, puoi startene tranquillo; anzi, ti consiglio di appisolarti almeno fino a quando non scomparirò dalla tua vista. -
All'uomo non rimane che obbedire.
- Dovrò chiedere un risarcimento danni - continua il detective avvicinatosi alla berlina grigia. - È la cosa che odio di più. -

***

- Come si chiama il ragazzo? -
- Daniel. -
- Cosa faceva prima che si aggregasse al - Movimento per la salvezza - - chiede Barnes.
- Nulla di particolare, che io sappia - risponde Ted.
- Niente scuola, sport, divertimenti, la fidanzatina? Voglio dire tutte quelle cose che di solito si fanno alla sua età. -
- Di quale età parla? -
Barnes ha un'espressione perplessa. - Di preciso non so risponderle, forse... -
- Quindici, sedici, diciassette anni. -
- Sì. -
- Sa benissimo che se fosse così giovane, probabilmente, la legge sarebbe potuta intervenire senza problemi. -
- È proprio quello che pensavo... -
L'investigatore si lascia andare ad un sorriso ironico. - Il ragazzo ha una laurea in medicina, è appassionato di baseball, il suo vero e unico divertimento; e da quello che so, è single da un paio di anni. -
- Un ragazzo un po' cresciuto - commenta Barnes. - È un uomo... -
- Per la sua mamma è pur sempre un ragazzo, e lo è anche per me, a vedere come si è lasciato abbindolare da quella strana gente. -
- È un collega ... -
- Al momento non può vantare la sua fama. -
- Non è escluso che possa farlo in futuro. -
- Se avesse un maestro del suo livello, ci conterei a occhi chiusi. -
- Grazie per gli elogi... il ragazzo saprà farsi strada. -
- Ammesso che riesca a uscire da lì. -
- Mi sorprende! Ha perso il suo ottimismo? -
- Stia tranquillo, la situazione è sotto controllo; fa parte della nostra filosofia non dare mai nulla per scontato. -
- Ci avrei scommesso! -

***

Quello che non ci si aspetta da Parker è, girando fra gli scaffali del supermercato, dare la priorità a prodotti tipo: latte, biscotti, barattoli di marmellata, fette di pane, carne, caffè, ecc. Insomma, quanto di utile per un normale consumo alimentare; fin qui nulla di strano, solo che il detective non è legato a queste abitudini, considerando che c'è già chi si prende cura di lui: la madre e la sempre attenta Jennie. Naturalmente, nel carrello vi trova posto l'immancabile confezione di birra.
- Grosse novità - osserva Elsa, l'amica cassiera, mentre passa i prodotti allo scanner.
- Immagino ti riferisci alla spesa. -
- Be', sì. È una novità, perlomeno riguardo tutte quelle volte che vieni qui a farmi visita. -
- Già - risponde il detective. - Tutta questa roba non è mia. -
- Questo l'ho capito. -
- A parte la birra. -
- Anche questo mi è chiaro. -
- Ho voluto fare un favore a una persona... -
- Il solito animo gentile. -
- Lo sai, sono fatto così. -
- Mi piaci... voglio dire, come sei fatto. -
- Davvero? -
- Certo! Esserti amico è un piacere per chiunque... per me, in modo particolare... -
- Hai detto bene, fra noi non c'è una semplice amicizia. -
- E cosa ci sarebbe? - chiede sorniona la donna.
- Simpatia! - risponde Parker, impegnato a mettere i prodotti acquistati dentro i sacchetti per la spesa. - Anzi, attrazione! Ne sono convinto! -
- È un'affermazione impegnativa. -
- Mi prendo la responsabilità, con tutte le sue conseguenze - replica con ironia l'uomo. - Sei libera una di queste sere? -
- Lo sono sempre, lo sai. -
- Su questa cosa non riesco a raccapezzarmi. -
- Perché? -
- Faccio fatica a pensare che una bella donna come te non abbia uno stuolo di ammiratori; la cosa mi fa impazzire. -
- Se è per questo c'è ne sono tanti, ho solo l'imbarazzo della scelta - risponde sorridendo Elsa.
- Già, non potrebbe essere altrimenti - commenta il detective. - Un impegno per nulla facile. -
- Vorresti darmi una mano? -
- Perché no! Ti andrebbe di andare al cinema? -
- Non sapevo che fossi un appassionato. -
- Lo sei tu; a me non dispiace. Naturalmente per il film mi affido alla tua competenza. -
- Ok. Ne ho in mente uno niente male, spero che piaccia anche a te. -
- Sicuro. -
- Non puoi esserne certo prima di vederlo. -
- Hai ragione; la stessa cosa vale anche per te, immagino. -
- Giusto. -
- Passerò qui a prenderti. -
- Quando? -
- Decidi tu. -
- Mi piacciono le sorprese. -
- Ok. Allora a presto! -

***

Il clima di spensieratezza della bella famiglia a passeggio nel parco è improvvisamente minato quando, tre cani di strada, sporchi e malandati, così come il loro padrone, un vecchio clochard che li segue con passo pesante, li sorpassa. I due bambini, impauriti, si stringono ai loro genitori.
- Non abbiate paura - li rassicura papà.
- Questi cani lasciati liberi sono un pericolo pubblico - osserva irritata la moglie dell'uomo. - Dovrebbero rinchiuderli in un canile, prima che facciano danno. -
- Anche il loro padrone? - commenta con tono leggero il marito.
- Scherzaci pure! - esclama la donna.
- Cosa dovrei fare secondo te? Un reclamo alle autorità? Sperando, in futuro, di non fare più di questi brutti incontri? A me sembra ridicolo! Ci sono ben altre cose molto più importanti a cui pensare. Non credi? -
- Ok, lo ammetto, può darsi che abbia un po' esagerato; la verità è che ho avuto paura... -
- Sì, l'ho capito; è naturale che succeda. -
L'indesiderata comitiva prosegue il lento cammino, restituendo alla brava gente quella serenità inopportunamente messa a rischio.
- Su queste cose non si è mai d'accordo - è il parere di Barnes, dopo aver assistito a poca distanza alla scena del clochard e i cani da una parte, e la famiglia dall'altra. - Il mondo va così, non c'è nulla da fare. -
- Un punto di incontro bisognerebbe trovarlo, sennò, addio fratellanza - replica Ted.
- È una vacua speranza; le menti delle persone sono un labirinto invalicabile e, quando si tenta di entrarvi, ci si accorge dell'inaffidabilità dell'essere umano. -
- Lo dice per esperienza? -
- Mi sta chiedendo se l'ho acquisita durante il mio soggiorno nel gruppo - Movimento per la salvezza - ? -
- Il pensiero si è presentato in modo naturale. -
- Desidera che le confidi tutte le diavolerie che facevamo alle aspiranti giovani leve per convincerle ad abbandonare il vecchio e peccaminoso mondo per la rinascita al nuovo? - dice Barnes, accennando ad un sorriso. - E se non fosse così? Se il ragazzo avesse deciso di sua volontà, senza costrizioni, di unirsi al gruppo esclusivamente come esperienza di vita, per rendersi utile al prossimo, questo lo crede impossibile? -
- Utile al prossimo? - osserva attonito Ted. - Bisogna mi sia chiaro in che modo, perché continuo ad avere le idee confuse a riguardo; ho preferito parlare con lei prima di entrare in quella villa perché temo, una volta lì dentro, che possa perdere facilmente la pazienza. Il mio socio non me la perdonerebbe se lo escludessi dall'evento. -
- Allora, se dovesse entrarci, lo inviti - dice con velato umorismo Barnes.
- Ci sarebbe poco da scherzare se solo lo conoscesse, glielo assicuro. -
- Ok. Le prometto che mi terrò lontano dal fare certe battute. -
- Il mio non vuole essere un monito, ma informarla di un aspetto caratteriale che contraddistingue il mio socio. -
- Capisco. -
- Devo dirle che in alcuni momenti traspare dal suo viso un compiaciuto entusiasmo. -
- Per che cosa? -
- Per l'esperienza in quel gruppo. -
- Non ne conservo un brutto ricordo, se è questo che intende sapere; dimentica, che non è stato deciso dalla mia volontà ad abbandonarlo, anche se le confesso, è rimasto un buon rapporto. -
- Parla sul serio? - replica sbigottito, Ted.
- Cosa ci trova di strano? -
- Cristo! Tutto! -
- La prego, non sia così prevenuto; sarebbe come sminuire la sua intelligenza. -
- In questi casi ne faccio ben volentieri a meno; ho la sensazione che, più ci inoltriamo sull'argomento e più mi rendo inutile in questa vicenda. -
- Si tranquillizzi, sono qui per aiutarla. -
- Non ne sono più sicuro - osserva con ironia l'investigatore.
- Ha impegni per pranzo? -
- No. -
- Bene, credo che sia ora; è d'accordo? -
- Questo sì che mi sarà utile. -

***

Non ha senso perdersi a rimuginare, sembra pensare Parker, mentre apre lo sportello della berlina e si siede al volante. Avvia il motore del veicolo, quando vede - l'armadio - disteso per terra alzarsi. Poco prima gli aveva raccomandato di rimanerci in quella posizione, almeno fino a quando non fosse andato via. Quella testardaggine di seguire il proprio istinto invece di un ragionamento razionale, il detective non la manda giù, tanto che riscende dall'autovettura, va incontro all'imponente uomo e gli scaraventa un pugno in faccia simile a un tornado, rispedendolo orizzontalmente sul selciato, nel mondo dei sogni.
- Amico, sei grosso e con poco cervello; mi dispiace dirtelo ma, continuando così, la tua strada sarà pericolosamente in salita. -

Salvatore Scalisi
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