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Autore: Antonella Sacco
Titolo: La scommessa
Genere Romanzo Rosa
Lettori 172
La scommessa

Uno (Prologo)

Asia spalancò la porta e irruppe nell'ufficio del fratello, esclamando: - Dobbiamo trovare una soluzione. -
Sedette davanti alla scrivania, dall'altro lato della quale stava Adriano. I due erano gemelli ma, pur avendo gli stessi occhi verdi e i capelli castani, non si somigliavano e solo lo sguardo attento di una persona sensibile avrebbe potuto cogliere qualche tratto o espressione comune a entrambi.
- Ci stiamo provando. -
- Non abbastanza. Sono stanca di vedere che qualcuno ruba le mie idee e le vende alla Riv Solution. Il progetto a cui sto lavorando è troppo importante per rischiare che faccia la fine degli ultimi due. Se non corriamo ai ripari interromperò lo sviluppo. -
- Stiamo indagando e abbiamo preso tutte le misure necessarie in termini di sicurezza e protezione dei nostri dati. -
- Temo che non siano sufficienti. La Riv Solution ci sta soffiando anche i clienti e non possiamo permetterci di continuare a perderne. Dobbiamo risolvere questo problema. Subito. -
Adriano allargò le braccia: - Dammi un'idea, allora. -
- Un'idea? Semplice - rispose Asia. - Mi farò assumere dalla Riv Solution e verificherò una volta per tutte se i nostri sospetti sono fondati. Poi, dato che lo saranno di certo, cercherò di scoprire chi ruba le informazioni dalla Puccini System e a chi le passa. L'investigatore non è venuto a capo di nulla quindi mi sembra che non abbiamo altra scelta. -
- Spero di aver capito male. Cosa vorresti fare? - chiese Adriano incredulo e un po' allarmato.
Asia l'ignorò e proseguì: - Cambio nome, naturalmente. Ovvero solo il cognome. Nessuno alla Riv Solution mi conosce, non ci siamo mai incontrati. Lavorando per loro mi sarà facile trovare le prove dei furti dei miei progetti. -
- È un'assurdità - ribadì lui.
- Non sopporto più di vedermi rubare le idee e i clienti. -
- Non può funzionare. -
- Certo che funzionerà. Scommettiamo che riesco prima di te e del tuo investigatore? -
La domanda sorprese Adriano, ma non più di tanto. Fino da quando erano bambini avevano sempre avuto l'abitudine di sfidarsi per qualunque cosa, scommettendo l'una contro l'altro. Era un modo per concludere discussioni e litigi, una scommessa risolveva tutto. Chi perdeva pagava il pegno e non portava rancore. Chi vinceva incassava e non si vantava.
Asia ripeté: - Scommettiamo? - Poi aggiunse, sorniona e ironica: - Hai paura di perdere, vero? -
- Figurati. Ho paura per te, non vorrei che ti trovassi nei guai. Cosa succederebbe se ti scoprissero? Assumere una falsa identità è un reato. E poi come faremmo in azienda? Chi porterebbe avanti il tuo lavoro? -
- Tutte scuse. Se anche alla Riv Solution venissero a sapere il mio vero nome sarebbero i primi a non gradire un intervento della polizia, per ovvi motivi. Quindi non corro rischi di sicuro. Per il resto i miei collaboratori sono in grado di proseguire da soli, almeno per un po'. E, comunque, come ti ho detto, voglio rallentare lo sviluppo del mio progetto fino a che non avremo messo fine ai furti. -
- La fai troppo facile. Ci devo pensare - sospirò Adriano.
- Non c'è tempo. Dobbiamo sistemare la questione prima possibile. -
- Cosa intendi giocarti? - capitolò lui. Quando Asia era così decisa non poteva fare altro che arrendersi, altrimenti lei avrebbe agito comunque, ma senza coinvolgerlo.

Due (Asia)

Mentre sto per proporgli una cosa che non saprà rifiutare, spio l'espressione sul viso di mio fratello. Ho riflettuto bene prima di presentargli questa scommessa: quella che metteremo in palio sarà la posta più alta che ci siamo mai giocati. Voglio costringerlo a fare a modo mio per smascherare chi ci inganna.
Mi guarda, un po' curioso e un po' scettico, ma so che accetterà, nessuno di noi due ha mai resistito alla provocazione rappresentata da una scommessa con l'altro.
- Un punto. Un piccolo grande punto - dico.
Per un istante sembra perplesso, poi comprende.
- Vuoi che ci giochiamo la maggioranza? -
Annuisco.
- Chi di noi vincerà sarà quello che ha capito meglio come difendere la nostra azienda. Quindi è giusto che possa disporre del 51%, no? -
Sulle sue labbra appare un sorriso tra il furbo e il riflessivo.
- È una posta allettante - ammette.
Sapevo che lo avrebbe attirato.
- Se però hai paura di perdere... - lo stuzzico.
- Non ho mai paura, lo sai. -
- Bene. Allora siamo d'accordo? - Allungo la mano per suggellare il nostro patto con una stretta, anche se lui non ha ancora accettato esplicitamente: il mio gesto lo spronerà a farlo. Infatti sospira di nuovo, in modo un po' teatrale, prima di imitarmi. Le nostre mani si intrecciano: ho vinto la prima battaglia.
Non scriviamo niente, non lo abbiamo mai fatto, fra noi non serve. Il nostro codice d'onore è una garanzia sufficiente.
- Hai bisogno di qualcosa? - domanda Adriano.
- No, almeno per ora. Devo definire ancora i particolari, ti saprò dire. -
- Come pensi di muoverti? -
- Conto di presentare la mia domanda di assunzione nei prossimi giorni; intanto lascerò consegne e disposizioni ai miei collaboratori in modo che il nostro lavoro possa proseguire. -
Adriano annuisce. Capisco che è di nuovo preoccupato. Forse vorrebbe non aver acconsentito, ma non può più tornare indietro. Se rinunciasse alla scommessa la perderebbe automaticamente e io disporrei della maggioranza, così potrei decidere lo stesso di fare quello che intendo fare. Si è accorto troppo tardi che l'ho incastrato...
- Tranquillo, andrà tutto bene e risolveremo il nostro problema. Cosa vuoi che succeda? Si tratta solo di lavorare per la Riv Solution per un po' di tempo. Non vado mica in guerra. -
- Hai ragione. Il massimo che potranno fare sarà licenziarti o farti chiudere in galera. Quasi quasi li invidio. -
Scherza. Bene. Il momento critico è passato.

Tre (Adriano)

La stronza di mia sorella mi ha fregato: non posso che aderire a quel suo piano un po' folle. Mi resta la remota speranza che l'investigatore sia in grado di trovare le prove che dimostrino la presenza fra i miei impiegati di una talpa prima che lei inizi a lavorare per la Riv Solution, ma, ormai, dubito che possa riuscirci.
Del resto mi aspettavo che Asia sarebbe voluta intervenire, la conosco troppo bene, ha pazientato abbastanza. Solo, non credevo che partorisse un'idea così fantasiosa e che volesse occuparsene in prima persona. In questo somiglia a nostro padre, anche lui evitava di demandare ad altri le attività che considerava più importanti. E non si può negare che smascherare la spia sia di cruciale importanza.
Tento un'ultima mossa per dissuaderla: - Potremmo fare in modo che la Riv Solution assuma qualcuno di nostra fiducia. -
Scuote il capo: - Abbiamo già deciso. E poi sono in grado di riconoscere meglio di chiunque i miei progetti. -
- C'è qualcosa che non mi hai detto... - la stuzzico. Perché so che è così.
Sulle sue labbra la smorfia che significa - mi hai scoperta - . Sbuffa ma risponde: non sfuggiamo mai alle domande che l'altro ci pone.
- È una sfida con me stessa. Gestire l'impresa di famiglia mi piace e mi dà soddisfazione ma non mi consente di sapere fino in fondo quanto valgo. -
Tipico di mia sorella: fin da quando era bambina ha questa mania di sottoporsi a prove di coraggio o di abilità, spinta da una sorta di ansia di dimostrare sempre qualcosa. Come quando giocava nei tornei di tennis: per lei ogni partita era una prova che doveva assolutamente superare. E ci riusciva quasi sempre.
- Dubiti di quello che vali? Non ha senso. Nessuno ha dato alla Puccini System il contributo che hai dato tu. -
- Se non fossi stata tua sorella, erede di metà dell'azienda, secondo te adesso sarei a capo della sezione sviluppo e ricerca? A ventisette anni? -
- Forse. O forse no. Ma tu meriti davvero la posizione che ricopri. -
Asia alza la mano. - A maggior ragione intendo difenderla. - Si alza. - Vado a lavorare. -
Quando è sulla soglia si volta e mi manda un bacio, al quale rispondo nello stesso modo. Penso che fra pochi giorni non si affaccerà più, almeno per un po', e la prospettiva mi rattrista. Mi mancheranno le nostre discussioni quasi quotidiane, il suono delle sue risate. Spero che raggiunga in fretta il suo obiettivo o che lo faccia l'investigatore. Perché lei non mollerà fino a che la talpa non verrà smascherata.


Quattro (Asia)


E così sono a Milano, nel bilocale affittato da qualche settimana per la mia avventura di controspionaggio. Mi è spiaciuto lasciare il mio ufficio e il mio lavoro e, per di più, dicendo, ovviamente, una bugia: ai miei collaboratori e agli altri impiegati della Puccini System abbiamo dovuto raccontare che sarei andata in USA per approfondire certe tematiche sulle reti neurali artificiali. Solo Adri e Pamela sono al corrente della mia missione. In realtà il compito che mi sono assunta non è esattamente uno scherzo, è vero che assumere una falsa identità è un reato. Ma, come ho detto a mio fratello per tranquillizzarlo, a nessuno della Riv Solution converrebbe denunciarmi.
L'idea di dover vivere da sola in questa città mi attira molto meno di quanto ho dichiarato ad Adri e spero di non doverci trascorrere troppo tempo. In qualche momento provo il desiderio di tornare a casa e lasciar perdere tutto, assumere uno stuolo di investigatori per risolvere il problema e dedicarmi solo a quello che è la mia passione: studiare e progettare.
Però la rabbia torna subito prepotente appena penso a quanto stiamo perdendo e la mia determinazione di smascherare i colpevoli diventa di nuovo il mio obiettivo primario. Non avrò nessun ripensamento, questo è certo.
Ho raccolto tutte le informazioni possibili sulla Riv Solution, per presentarmi nella veste che può darmi le maggiori opportunità di essere assunta. È quasi una beffa che, proprio grazie alle notizie che passano dalla Puccini System alla Riv Solution, quest'ultima da qualche mese sia alla ricerca di nuovo personale e che perciò abbia preso in considerazione la mia candidatura.
Anche la Riv Solution è una piccola ditta a conduzione quasi familiare, come la nostra. Qui il capo è ancora il - vecchio - , l'unico figlio ha un ruolo di responsabilità intermedia solo da pochi anni, anche se ha superato i trenta. Ha preferito darsi alla bella vita, fino a che ha potuto. Non ha la fama di un gran lavoratore, al contrario del genitore, descritto come un industriale di vecchio stampo.
C'è voluto meno tempo del previsto per ottenere un colloquio con Olga Verri, la responsabile delle Risorse Umane della Riv Solution, per fortuna. Domani parlerò con lei. Devo convincerla che sono la persona adatta a loro, altrimenti il mio progetto investigativo andrà a quel paese prima di iniziare. Non voglio pensare a questa eventualità, bisogna essere positivi se si vuole riuscire.
Trascorro buona parte della giornata rileggendo il materiale che ho sulla Riv Solution ma, finita la cena, cerco di rilassarmi guardando uno dei miei film preferiti, - Blade Runner - .

Dopo una breve indecisione su cosa indossare per l'incontro con la dottoressa Verri opto per un compromesso: qualcosa di carino ma comodo, perché devo sentirmi a mio agio negli abiti, e anche fresco, dato che a metà settembre fa ancora caldo. Jeans aderenti, camicia bianca e stivaletti in camoscio dal tacco basso. Del resto mi devono assumere per il mio cervello non per il mio corpo. Almeno si spera.
- Prego, signorina Rovani, si accomodi. -
Realizzo solo dopo un attimo che la signorina Rovani sono io. Devo ricordare che non porto il mio cognome... anche se il nome è sempre Asia, non l'ho cambiato, per non correre il pericolo di non rispondere nel sentirmi chiamare, come ho rischiato proprio adesso.
Seguo la segretaria di Olga Verri in una stanza grande, arredata in modo semplice e funzionale. La responsabile delle Risorse Umane è seduta dietro una grande scrivania su cui sono due video, un telefono con un gran numero di tasti e pochi altri oggetti indispensabili. Una donna ordinata. A differenza di me.
- La dottoressa Asia Rovani - mi introduce la segretaria.
- Grazie, Licia. -
Poi, rivolta a me: - Dottoressa Rovani, felice di conoscerla. Sono Olga Verri. -
- Piacere - rispondo, mentre la porta si chiude silenziosa alle mie spalle e noi ci diamo la mano.
Studio la donna che ho di fronte e lei studia me, entrambe fingiamo di non farlo. È di mezza età, di media altezza e media corporatura. Né bella né brutta. Nonostante ciò non è affatto insignificante. Anzi. Emana una forza di carattere non comune, non c'è da stupirsi che sia a capo di un settore tanto delicato e talvolta sgradevole. Non mi dispiacerebbe se lavorasse alla Puccini System ma subito scaccio via questo pensiero perché devo sembrare un'esperta in informatica che cerca un lavoro adatto alle sue competenze, non la proprietaria di un'azienda.
- Le sue referenze sono ottime. - Olga Verri rompe il silenzio. - Laurea sulle reti neurali artificiali seguita da un master negli Stati Uniti, poi un impiego da ricercatrice. Come mai ha lasciato l'ultimo lavoro? Motivi personali è un concetto molto vago, è possibile sapere qualcosa di più se non suona troppo indiscreto? - Nella sua voce non c'è traccia di sarcasmo ma è facile cogliervi un'attitudine a essere obbedita. Se quello che sto per dire non fosse un'invenzione, non le risponderei.
- Volevo, cioè voglio, cambiare città. Ho avuto una storia, a Roma, ma la storia è finita e per ricominciare ho sentito il bisogno di trasferirmi. -
- Sicura che sia finita? -
Esibisco un sorriso amaro.
- Sì, con un matrimonio. Ma non il mio. -
Termino la frase abbassando la voce, come se la commozione mi impedisse di continuare. Poi, però, mostro il mio lato combattivo e, in questo, non devo fingere altro che nelle parole: - Ma non sono una che si piange addosso, mi basta un nuovo orizzonte per ripartire. E il lavoro è sempre stato per me un'ottima medicina. -
Nel passato di Olga Verri, su cui mi sono accuratamente documentata, c'è stato un episodio simile a quello che le ho appena raccontato e punto su questo per ottenere la sua comprensione. Lei resta un poco in silenzio e l'ansia si affaccia per un attimo alla mia mente: forse non sono stata abbastanza convincente. O lo sono stata troppo e le ho dato l'idea di una persona depressa e quindi inaffidabile?
- Capisco - commenta infine. - Le darò una possibilità. Mi dimostri che faccio bene. -
Reprimo un sospiro di sollievo.
- La ringrazio - rispondo, e aggiungo: - Glielo dimostrerò. -
Quasi mi sento in colpa perché la sto ingannando. Mi ammonisco subito: mi sto difendendo da qualcuno della Riv Solution che sta danneggiando me.
- Prenderà servizio lunedì mattina. Licia le fornirà le informazioni necessarie. -

Antonella Sacco
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