Writer Officina Magazine
Home
Magazine
Writer Officina
Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Athena il sistema
Genere Giallo Fantapolitico
Lettori 105
Athena il sistema

Splende un meraviglioso sole che avvolge con il suo calore il piccolo paese, incastrato come un gioiello tra le sinuose colline. Un bene tanto prezioso che per qualcuno, alla lunga, potrebbe diventare un legame insopportabile.
- Mi chiedo cosa facciamo in questo posto - dice Francesca, una bella venticinquenne, a passeggio nelle deserte stradine.
- Sei un'eterna insoddisfatta - replica l'amica coetanea, Laura.
- Secondo te dovremmo essere felici? Sembriamo segregate in questo angolo sperduto di mondo. -
- Io ci sto bene. Amo vivere in questo angolo sperduto di mondo - afferma Laura.
- Lo vedo - risponde l'amica. - Beata te, invidio la tua serenità. Io penso che non resisterò ancora a lungo. -
- Ti frena la tua famiglia. -
- Già. Mia madre ha bisogno di essere continuamente seguita, mio padre è anziano e non può certo sobbarcarsi tutto il lavoro che c'è da fare a casa. Se non fosse per lei ... -
- Ci avresti lasciati. -
- Sicuro. Mi dispiace per le persone a cui sono molto legata, a te, che sei la mia migliore amica, ma questo posto non mi garantisce nessun futuro. -
- Ti senti come un uccello con le ali tarpate. -
- Sì, è così. Il paese si è svuotato, diventando sempre più vecchio; non c'è un ricambio generazionale, l'ultimo bambino che è nato risale a due anni fa, e quei pochi giovani che c'erano se ne sono andati quasi tutti. -
- Ne hai dipinto un quadro desolante - osserva Laura.
- È la semplice, cruda realtà - risponde Francesca.
- Eppure c'è un'eccezione ... - dice l'amica.
- Scommetto che ti riferisci al nuovo residente. -
- Sì. È un caso raro e alquanto strano, ma è successo. -
- Hai ragione, è un caso alquanto strano. Non si sa nulla di lui, a parte che è un uomo, giusto? -
- Sì, così dicono. È qui da più di tre mesi e non è mai uscito di casa. In pratica nessuno l'ha visto, se si esclude Carlo, il figlio del salumiere, che gli porta la spesa. -
- Chi sa, magari avrà problemi mentali. D'altronde, una persona sana di mente non sarebbe venuta ad abitare qui - dice Francesca. - Credo che dobbiamo davvero preoccuparci. -
- Sì, sarà un pazzo criminale - replica col sorriso sulle labbra, Laura. - O forse un povero cristo in cerca di pace. -
- E qui ne troverà tanta. Ognuno è libero di farsi del male. -
- Andiamo a fare la sua conoscenza? - le chiede Laura.
- Stai scherzando?! - risponde Francesca. - Perché dovremmo farlo? -
- Per socializzare; viviamo in una piccola comunità, mi sembra giusto. -
- Uno che non esce nemmeno di casa non credo che abbia tanta voglia di socializzare. -
- Potrebbe non essere così. -
- Se proprio ci tieni, va a scoprirlo, io me ne starò alla larga. Hai dimenticato cosa abbiamo detto all'inizio? -
- No, potrebbe essere un pazzo criminale. -
- Esatto! Non ci tengo a morire in questo paese, tanto meno in modo cruento. –




***




Francesca non ha mai nascosto il desiderio di lasciare il paese, nemmeno ai suoi genitori, i quali, nonostante le cattive condizioni di salute della madre, hanno cercato in tutti i modi di non rappresentare un ostacolo e di conseguenza di non condizionare il futuro della figlia.
La giovane, una volta entrata a casa raggiunge il soggiorno.
- Mamma, come ti senti? - dice Francesca, dopo aver dato un bacio sulla guancia alla madre, seduta su una carrozzella.
- Bene, non posso lamentarmi - risponde lei.
- Sono contenta. -
- Tu come stai? -
- Bene, sto bene. -
- Come sempre, non è così? -
- Già. -
- Sì, stai bene fisicamente, ma dentro sei un'anima in pena. -
- Ma cosa dici?! Lo sai che non è vero. -
- Invece so perfettamente quello che dico. Ciò che desideriamo traspare in ognuno di noi in maniera inequivocabile, ed è inutile cercare di nasconderlo. E poi, sono tua madre, vorresti nasconderlo a me? -
- Mamma ... -
- Devi pensare a te, farti una vita tua; sei giovane e lo meriti. -
- Mamma, io so perfettamente cosa voglio e sono felice così. -
- Devo ammettere che sei brava a mentire. -
- Di cosa state parlando? - interviene il padre di Francesca, un arzillo settantacinquenne.
- Nulla di che, i soliti discorsi - risponde la moglie.
- Già, discorsi da donne. -
- Già. Mi domando cosa ci stanno a fare gli uomini in questo mondo. -
- Acuta osservazione. Il pranzo è pronto? -
- Certo madame. –

***

- Papà, cosa sai di quell'uomo che è venuto ad abitare ... -
- In questo angolo sperduto di mondo - aggiunge la madre.
- Sì. -
- Non si sa molto, o meglio, quasi nulla - risponde l'uomo, seduto a tavola con la famiglia. - Sembra che non esca mai di casa; praticamente nessuno del paese conosce il suo viso. -
- A parte Carlo, il figlio del salumiere - dice Francesca.
- Sì, a parte lui. Perché me l'hai chiesto? -
- Così. È una persona molto misteriosa, e la cosa suona un po' strana, non vi sembra? -
- Cosa vuoi che ce ne importi, non dà fastidio a nessuno. -
- Questo non è un buon motivo per starsene tranquilli - osserva Francesca.
- Hai paura? - le chiede il padre.
- Non lo so ... -
- Francesca ha ragione - interviene la madre della giovane.
- Cosa vuoi dire? - le chiede il marito.
- Le persone troppo misteriose hanno sempre qualcosa da nascondere - risponde la donna.
- E voi siete troppo sospettose. Magari quel pover'uomo avrà i suoi problemi, non vi pare? -
- Sì, probabilmente sto esagerando ... - ammette Francesca.
- Brava. Vedrai che prima o poi si concilierà col mondo - replica il padre.
- Che Dio ce la mandi buona - osserva tra il serio e il faceto, la moglie.
- Ehi, finiamola con quest'aria di pessimismo, nemmeno avessimo a che fare con un pazzo criminale - dice l'uomo, attirando su di sé gli sguardi perplessi delle due donne.

***

Francesca, a parte accudire la madre e sbrigare alcune faccende domestiche, non ha nessun impegno o percorso su cui poter costruire il suo futuro. Avrebbe voluto laurearsi in lettere e filosofia, mancavano solo poche materie, ma l'aggravarsi delle condizioni di salute della madre l'hanno distolta dal raggiungere tale obiettivo. In verità, non cerca scuse, perché con maggiore determinazione ce l'avrebbe fatta, e di questo ne è pienamente convinta. Ma è come se le condizioni generali la bloccassero, relegandola in uno stato di apatia. La routine quotidiana, monotona, la avvilisce, giorno dopo giorno, sottraendole energia vitale. Sa perfettamente che ci vorrebbe uno scossone, qualcosa che la svegliasse dal suo torpore. Strano a dirsi, ma quel "pazzo criminale", usando il termine usato da Laura e dal padre, che è venuto ad abitare nel paese, ha acceso in lei un barlume di speranza, che intende a tutti i costi ravvivare.
- Aspetta, fammi capire, vorresti conoscerlo? - dice perplessa Laura, interrompendo la passeggiata.
- Sì - risponde Francesca.
- Non posso crederci, ieri avevo riscontrato in te un pensiero totalmente opposto; cos'è che ti ha fatto cambiare idea? -
- Curiosità; semplice curiosità. Nulla di più. -
- Non ci hai dormito la notte, scommetto. -
- Beh, ora non esagerare. -
- Ok. Intendi farlo da sola? Sì, voglio dire, desideri andarci da sola o vuoi che venga anch'io? -
- Che domande mi fai?! Certo che voglio la tua compagnia. -
- Già, hai paura che ti possa succedere qualcosa di brutto - dice Laura, scherzandoci sopra.
- Può darsi, altrimenti a cosa servono le amiche - risponde sulla stessa falsariga, Francesca.
Le due donne dopo aver camminato un po' raggiungono la zona esterna del paese.
- Siamo arrivati. È lì che abita - dice Laura, facendo cenno col capo in direzione di una casa piano terra, situata distante dalle altre abitazioni. - Con tante case vuote che ci sono in centro, ha scelto proprio questa - osserva la giovane.
- Secondo me questa la dice tutta sulla persona che andiamo a conoscere - replica Francesca.
- Siamo ancora in tempo a ritornare indietro - commenta Laura.
- No, non stiamo mica andando ad incontrare il diavolo - risponde l'amica.
- E chi lo sa ... -
- Quella che se la sta facendo addosso dalla paura, sei tu. Comunque, non è detto che accetti la nostra amicizia. -
- Hai detto, amicizia? -
- Sì, perché, cosa c'è di strano? -
- Mi sembra un termine fin troppo impegnativo. -
- Ma cosa ti prende? Ieri hai usato belle parole, tipo, "socializzazione", e ora ti tiri indietro - dice Francesca. - Non mi sei affatto d'aiuto. -
- Scusami. Ecco ... non so se stiamo facendo la cosa giusta - replica l'amica.
- Ok. Ci andrò da sola. -
- Se dovesse succedere qualcosa non voglio averti sulla coscienza. E va bene, vengo anch'io. -
- Grazie. -
- Molto meglio che morire di noia. -
- Giusto! –

***

Le due amiche si avvicinano alla casa. Uno sguardo d'intesa, prima che Francesca pigia il dito sul campanello. Non si sente nessun suono.
- Non mi sorprenderei se non avesse l'energia elettrica - dice a bassa voce, Laura.
Francesca prova a bussare. Niente, silenzio assoluto. Ritenta una seconda volta. Qualcuno dall'interno apre la porta, lasciandola socchiusa. Le due donne si guardano in faccia, sempre più attonite. Francesca spinge lentamente l'uscio ed entra nell'appartamento, seguita da Laura. La stanza è sufficientemente illuminata dalla luce del giorno che entra dalla finestra, al centro della quale c'è un uomo, trasandato, barba lunga, seduto su una sedia davanti ad un tavolo su cui sono dei piatti con degli avanzi di cibo.
- Salve - dice Francesca.
- ... buongiorno - risponde l'uomo.
- Ci dispiace averla disturbata; passavamo di qui ... e abbiamo deciso di conoscerla. Sa, non capita spesso che qualcuno venga ad abitare in questo piccolo paese. -
- Passavate da qui? Mi sembra un po' fuori mano - risponde l'uomo.
- Sì, è vero, facevamo due passi e senza accorgercene siamo arrivati fin qui. Se vuole possiamo togliere subito il disturbo ... -
- Non vorrei sembrare inospitale. Mi dispiace per il disordine ... da un po' di tempo ho trascurato le faccende domestiche. -
Le due amiche si guardano intorno constatando il disordine e la sporcizia che regna ovunque nella stanza.
- ... se avessi saputo della vostra visita avrei cercato di dare una sistemata ... o forse no. Sì, credo che non avrei fatto un bel niente. -
- Non fa nulla, non si preoccupi - dice Laura.
- Meglio così - replica l'uomo. - Accomodatevi, lì c'è un divano. È impolverato, fate un po' voi. -
In effetti la polvere è ovunque, ma per non essere scortesi, Francesca e Laura si siedono sul divano.
- A parte un bicchiere d'acqua non ho nient'altro da potervi offrire - dice l'uomo.
- No, grazie, va bene così - risponde Francesca. - Stiamo ancora qualche minuto e poi ce ne andiamo. -
- Immagino cosa stiate pensando, che sono una persona malata, e non avreste torto. -
- No, si figuri ... -
- Quindi, vi sembro una persona normale? -
- ... sì. -
- Siete davvero simpatiche. -
- Ognuno è libero di vivere come meglio desidera - dice Francesca.
- Sì, questa mi piace - replica l'uomo.
- Non ci siamo nemmeno presentati; io sono Francesca, lei è Laura. -
- Piacere. Io sono Francesco. -
- Davvero?! -
- Sì. Alcuni mi chiamano Franco ed altri Francesco, io preferisco il secondo. Mi sembra che suoni meglio. -
- Sì. Che coincidenza. -
- Già. -
- Ecco, siamo una piccola comunità, ci conosciamo tutti, volevamo dirle che qualsiasi cosa abbia bisogno, non ha che da chiedere. Saremmo ben felici di esserle d'aiuto. -
- Grazie. Lo terrò presente. -
- Per noi sarà un piacere - tiene a ribadire, Laura.
L'uomo accenna un tiepido sorriso.
- Bene, noi andiamo - dice Francesca, alzandosi dal divano. - È stato un piacere conoscerla. -
- Anche per me - risponde l'uomo.
- Allora, a presto. -
Francesco la guarda rimanendo in silenzio.
- Stia bene - dice Laura, avviandosi con l'amica verso l'uscita.

***

- Quello per me è un caso clinico - afferma Laura, non appena fuori dalla casa.
- Sì, è messo male - replica Francesca.
- È messo male? Ripeto, quello per me non ci sta con la testa. Hai visto in che condizioni vive? A mio avviso dovrebbe farsi curare. -
- In un centro di salute mentale, immagino. -
- Certo! Perché, tu non ne sei convinta? - Le chiede Laura.
- Non lo so. Comunque, non credo che possa nuocere - risponde Francesca.
- E chi può dirlo. -
- Esatto. Non lo conosciamo a fondo. -
- È vero, e ti garantisco che non intendo colmare questa lacuna. -
- Quindi, quello che hai detto lì dentro non corrisponde a verità? - chiede Francesca.
- Su che cosa? - dice Laura.
- Sembravi compiaciuta di averlo conosciuto. -
- Cosa potevo dire? Avevamo appena violato la sua privacy e non sarebbe stato opportuno mostrarsi scortese nei suoi confronti. Vuoi conoscere la mia opinione? Anche volendo non potremmo fare nulla per aiutare quell'uomo; lui vive nel suo mondo, ed è già tanto che non ci ha buttato fuori a calci in culo. -
- Probabilmente hai ragione ... - osserva pensierosa, Francesca.
- Cosa c'è? - dice Laura.
- Quell'uomo è molto strano - risponde l'amica.
- Questo è poco ma sicuro - replica col sorriso sulle labbra, Laura.

***

Qualcosa è cambiato. In quel piccolo, monotono e triste paese, qualcosa è cambiato. Se non altro per Francesca. Si respira un'aria nuova, e non importa se a offrirle questa opportunità sia un perfetto sconosciuto.
- Siete state a casa sua? - dice la donna distesa sul letto.
- Sì, ero curiosa di conoscerlo - risponde Francesca, mentre aiuta la madre a vestirsi.
- Non riuscivi più a resistere, è stato più forte di te, non è vero? -
- Già. -
- Che tipo è? -
- È un po' strano. -
- Beh, su questo penso che nessuno del paese avesse dei dubbi. Strano in che senso? -
- Vive nel suo mondo, o forse è meglio dire, vive fuori dal mondo. Avresti dovuto vederlo, lui, la sua casa, da rimanere attoniti. -
- Cosa vuoi dire? -
- Vive in condizioni pietose; fisicamente, i suoi vestiti, e la casa ridotta a un tugurio. Ecco, dà l'impressione di uno che ... -
- Di uno che non ci sta con la testa. -
- Sì, è così. -
- A questo punto ti direi di non andarci più, non puoi sapere cosa gli passi per la mente, potrebbe improvvisamente avere delle reazioni violente. Nemmeno in compagnia di Laura. -
- Non credo che lei vorrà ritornarci - dice Francesca, aiutando la madre a sedersi sulla carrozzella.
- La tua amica è molto giudiziosa. Mi prometti che non ci andrai più? -
- Mamma, non credo che quell'uomo possa fare del male, se non a sé stesso. -
- Ne sei proprio sicura? Potremmo parlarne all'infinito ma so perfettamente che non mi ascolterai e farai di testa tua. In fondo è giusto così. -
- Grazie, mamma. -
- Sei un amore di figlia. -
- Mamma, ti voglio bene. -
- Anch'io. Tantissimo. –

***

- Vorresti pulirgli la casa? - dice Laura.
- Sì, cosa c'è di male? - risponde Francesca, a passeggio con l'amica.
- Non lo so ... così, di punto in bianco. -
- Beh, mica questi lavori possono attendere ancora - replica Francesca.
- E chi lo dice che lo desideri veramente; se avesse voluto avrebbe già provveduto, non credi? -
- Magari sarà una persona pigra, distratta ... -
- O malata. -
- Sì, può darsi; e allora, perché non dargli una mano? Sarebbe un bel gesto, ed aiutare il prossimo ci gratifica. -
- E vorresti coinvolgermi in questa cosa? -
- In due si lavora meglio e si fa prima. -
- Non c'è modo di toglierti questo pensiero. -
- No. -
- Sentiamo, quale sarebbe il tuo piano? -
- Andare da lui e proporglielo. -
- E se dovesse dire di no? -
- Non si farà nulla. -
- Solo all'idea di ritornarci mi fa stare male, e ancor di più pensare di dover pulire quella casa. Mi vengono i brividi. -
- La verità è che non ami lavorare. -
- Non è vero, e lo sai bene. E che questa storia non mi convince - dice Laura. - Quell'uomo non mi convince ... -
- È solo un povero cristo che ha bisogno d'aiuto - replica Francesca.
- Non ti basta tua madre? Scusami, non volevo ... -
- No, non fa niente. In fondo hai ragione, vuol dire che è nel mio destino pensare agli altri piuttosto che a me. –

***

Le due amiche si avviano in direzione della casa del misterioso uomo.
- Vuoi scommettere? - dice Laura.
- Su che cosa? - risponde Francesca.
- Che ci dirà di no. -
- Va bene. cosa scommettiamo? -
- Una pizza. -
- Ci sto. -
Arrivati alla casa, Francesca sta per suonare il campanello ma poi si ricorda che è meglio bussare, e così fa. La porta si apre e, inaspettatamente, appare l'uomo. Le due amiche lo salutano.
- Salve. -
- Buongiorno. -
- Buongiorno - risponde lui, guardando con un'aria sospettosa sia a destra che a sinistra della strada. - Siete di passaggio? - chiede loro.
- No - risponde Francesca, accennando un sorriso - Ecco, vorremmo parlarle. -
- Deve essere qualcosa di importante, immagino. -
- Noi pensiamo di sì - dice la giovane, mentre Laura si lascia andare in un'espressione di disappunto.
- Di cosa si tratta? - chiede l'uomo.
- È possibile entrare? - risponde Francesca.
- ... certo. -
Le due amiche entrano nell'appartamento.
- Dall'ultima volta che siete venuti, come potete vedere, non è cambiato molto - dice l'uomo. - il divano è sempre impolverato, ma se volete potete accomodarvi. -
I due ospiti si accomodano sul divano, mentre il padrone di casa si siede sulla sedia.
- Non ho caffè, o altri tipi di bevande ... -
- Non fa niente, davvero - dice Francesca. - Siamo venute a farle una proposta. -
- Indecente? - risponde con tono ironico l'uomo. - scherzo, naturalmente. -
- Abbiamo pensato di darle una mano ...sì, a pulire la casa, mettere un po' di ordine. -
- Siete molto gentili, ma non dovete scomodarvi. -
- Lo faremmo con piacere. -
- Può sembrarvi strano, ma io non ho bisogno d'aiuto. -
- Certo. Noi non vogliamo rivoluzionare le sue abitudini. -
- Esatto. Vi ringrazio per l'interessamento, è un gesto nobile, ma io sto bene così e non intendo cambiare di una virgola la mia vita. -
- Abbiamo fallito. -
- Ci avete provato. -
- Già. Ci ho perso pure una pizza. -
- Cosa? -
- No, niente, avevo fatto una scommessa e ho perso. -
- Mi dispiace. Spero che non me ne voglia. -
- No, perché dovrei? Probabilmente ho sbagliato ... -
- Si è pentita di averlo fatto? -
- No. Assolutamente no. -
- Meglio così, in caso contrario mi sarei sentito in colpa. -
- Le promettiamo che non la disturberemo più - dice Francesca, alzandosi dal divano. - Le chiediamo umilmente scusa. -
- Mi ha fatto piacere conoscervi, se proprio ci tenete a saperlo. -
- Ma è bene che si abbia rispetto della riservatezza altrui; certo. Ok, noi andiamo. -
- Stiate bene. -
- Anche lei. –

***

Ok, ti devo una pizza - dice Francesca, all'uscita dalla casa.
- Non avevo dubbi su quello che avrebbe detto l'uomo - risponde Laura. - Non ho nulla da ridire sulla sua decisione. Però devo ammettere una cosa: quell'uomo non è pazzo. Avrà altri tipi di problemi, chissà quali, ma non è pazzo. -
- Concordo con te - replica l'amica. - È questo il punto. -
- Cosa vuoi dire? -
- Se non è pazzo, o quanto meno, non sembra avere problemi mentali di una certa rilevanza, perché scegliere di non vivere? Ed è ancora giovane ... -
- Te ne sei innamorata? - le chiede Laura.
- Ma cosa dici?! Spero che tu stia scherzando - risponde Francesca.
- No, cosa c'è di strano, è anche un bell'uomo. Forse ha perso un po' la bussola ed ha bisogno di una guida ... -
- E sarei io la sua guida, giusto? -
- Pensi che stia fantasticando? -
- Parecchio! Comunque, non vorrei deluderti, ma la storia è finita ancor prima di iniziare. -
- Mi dispiace. -
- Dai, finiscila! -
- Si ritorna alla solita routine - dice Laura.
- Ci puoi scommettere! - risponde Francesca.

***

Al diavolo la solita routine e le scommesse, sembra pensare Francesca, mentre a piedi si avvia verso casa. Nella sua espressione traspare una profonda amarezza, per non essere riuscita ad entrare, con un gesto di generosità, nel cuore di quell'uomo, la cui vita, per quanto ostenti serenità, non può considerarsi tale. C'è qualcosa che li accomuna, e non solo il nome. È come se avessero bisogno l'uno dell'altra, e viceversa. Il destino di Francesca sembra giungere ad una svolta.
- Io e tuo padre abbiamo parlato - dice la donna, seduta sulla carrozzella, davanti al tavolo della cucina.
- Di cosa avete parlato? - le chiede Francesca.
- Di te. -
- Ho fatto la monella e volete mettermi in castigo? - dice col sorriso sulle labbra la giovane.
- No, tutto il contrario. Vogliamo premiarti. -
- Davvero? E in che modo? -
- Lasciandoti libera. -
- Libera da cosa? -
- Di noi. -
- Che significa? -
- Abbiamo deciso che è arrivato il momento che tu inizi a vivere la tua vita. -
- Ma io vivo la mia vita. -
- No, non è così. Glielo vuoi dire tu? - la donna si rivolge al marito.
- Sì, tua madre ha ragione. Andrai via da qui, darai le ultime materie e ti laureerai, e dopo potrai cercarti un lavoro, qualsiasi cosa che ti piaccia - dice l'uomo.
-Volete sbarazzarvi di me? - replica Francesca.
- Sì, mettiamola così. Lo facciamo per il tuo bene, lo capisci? -
- E chi si occupa della mamma? -
- Io. Potremmo anche chiamare una persona che ci aiuti. -
- Qui non troverete nessuno che possa aiutarvi, e lo sapete benissimo. -
- Ce la caveremo. -
- Già. E se non volessi andarmene, cosa farete? Mi butterete fuori di casa? -
- Teniamo a te, vuoi capirlo?! -
- Va bene. Voglio darvi una notizia: ho trovato lavoro. -
- Dove? - le chiede il padre.
- Qui, nel nostro meraviglioso paese - risponde Francesca. - Sì, un lavoro come domestica. Lo farò ben volentieri, visto che in questa casa mi è vietato di farlo. -
- E dove andresti a fare la domestica? -
- Indovinate un po'. -
- Da quell'uomo? - dice la madre.
- Sì. ha bisogno d'aiuto - risponde Francesca.
- Sei andata di nuovo a trovarlo? -
-Sì. -
- Con Laura? -
- Sì. Ci ha chiesto se conoscevamo qualcuno che potesse aiutarlo a rimettere in sesto la casa; così mi sono proposta. -
- E la tua amica? -
- No, non se l'è sentita. Sì, lo so, lei è giudiziosa. -
- Esatto. Quell'uomo è molto strano, l'hai detto tu, ricordi? -
- Sì, è vero. Ma non c'è d'aver paura. È solo un tipo molto chiuso. -
- Comunque, non è questo il lavoro che pensavamo per te - dice la madre.
- È solo una cosa provvisoria, il tempo necessario per riordinare le idee - risponde la giovane. - Nel frattempo posso rimanere qui o devo darmi da fare a chiedere ospitalità? - chiede sorniona Francesca.
- Nessuno ti ha buttato fuori di casa - interviene il padre. - Vogliamo solo il tuo bene. -
- Sì, lo so. Darò gli ultimi esami e penserò alla mia vita, ve lo prometto. Chiedo solo un po' di tempo ... - dice Francesca, elargendo un dolce sorriso a suoi genitori, i quali ricambiano affettuosamente.

***

Nulla da ridire su quanto ha affermato Francesca, in fondo è la sua vita e non può certo scherzarci sopra. Ma ha detto una bugia, cosa alquanto strana perché non è nella sua natura mentire, ed ora si ritrova un bel grattacapo per le mani. A questo punto le rimangono due alternative: portare fino in fondo la sua bugia, o fare marcia indietro, confessando di essersi lasciata prendere dalle circostanze e di conseguenza accettare i consigli che le vengono dati dai suoi genitori. Senza riuscire a darsi una spiegazione, sceglie di andare avanti come un treno in corsa. Male che vada verrà messa in castigo come fosse una bambina indisciplinata. La giovane bussa alla porta. Dopo aver tentato una seconda volta, l'uscio si apre e si affaccia l'uomo.
- Salve. -
- Buongiorno. È di passaggio? -
- No. -
- Ci avrei scommesso. La sua amica? -
- Non è potuta venire, aveva degli impegni ... -
- Vuole entrare, immagino. -
- Sì. -
- Si accomodi. -
La giovane entra nell'appartamento, guardandosi intorno.
- Nulla è cambiato - dice l'uomo.
- Già - replica Francesca. - Posso? -
- Certo. -
Francesca si siede sul divano impolverato.
- Questa volta cosa è venuta a dirmi? - le chiede l'uomo.
- Sono venuta a lavorare - risponde serafica la giovane.
- Cosa? -
- Ho deciso. Lavorerò qui per un po' di tempo, quello necessario per restituire alla casa un aspetto decoroso. Certo, poi dipenderà da lei mantenere i risultati acquisiti. -
- Quindi, ha già deciso. -
- Esatto. -
- Credo che prima di prendere qualsiasi iniziativa sia opportuno conoscere il mio pensiero. -
- Conosco il suo pensiero, ne abbiamo già parlato, ma ... desidero fare di testa mia. Io direi di iniziare subito - Francesca si alza dal divano. - Dove trovo l'attrezzatura? Sì, scopa, paletta raccogli immondizia, il mocio, detersivi, ecc ... Già, ho capito. Non c'è nulla. Ok, vado a comprare tutto l'occorrente. Metterò tutto sul suo conto, naturalmente. A tra poco. –

***

- Spero di non aver dimenticato nulla - dice Francesca, al rientro, con gli acquisti in mano. - Bene, ora mettiamoci al lavoro. -
- Posso farle una domanda? - le chiede l'uomo, visibilmente attonito.
- Certo - risponde lei.
- La mia presenza le dà fastidio? -
- No. Al momento no. Certo, prima o poi dovrà spostarsi. -
- Già. -
Francesca si mette di buona lena, iniziando a spolverare sotto lo sguardo impassibile del padrone di casa. Dopo qualche ora di lavoro si concede una pausa.
- Mi sono permessa di comprare una confezione di caffè; se lei non ha nulla in contrario, preparo la caffettiera - dice Francesca.
- Faccia come se fosse a casa. -
- Grazie. -
La giovane, dopo aver preparato il caffè in cucina, entra nel soggiorno con un vassoio con sopra due tazze che poggia sul tavolo.
- La casa si è impregnata di un bel odore ... - osserva l'uomo.
- Un odore che aveva quasi dimenticato - replica Francesca, sedendosi su una sedia. - Spero che il gusto sia altrettanto piacevole. -
- Sì, è buono - risponde l'uomo, sorseggiando il caffè.
- Sono contenta. Mi chiedo come fa a privarsi dei piccoli piaceri della vita. Ho dato una sbirciatina nella sua dispensa e ho notato che ci sono solo alimenti in scatola. Non si prepara mai un bel piatto gustoso? -
- No. -
- Di certo non fa per risparmiare il gas. -
- No. -
- E prima di venire ad abitare qui? Sì, insomma, era tutta un'altra musica? -
- Sì, era tutta un'altra musica. -
- Sono troppo invadente, non è vero? -
- Questo è poco ma sicuro. -
- Tranquillo, non ho intenzione di mettere radici qui. -
- Questa è una buona notizia. In fatti concreti, quando pensa di portare a termine la sua missione? - le chiede l'uomo.
- Non sono una missionaria, il mio è un lavoro. Comunque, penso che ci vorranno alcuni giorni - risponde Francesca.
- Sta scherzando?! Si dia una mossa e cerca di concludere entro oggi. Da domani in poi lei non metterà più piede in questa casa; sono stato chiaro? -
- Penso di non farcela. -
- Non mi interessa quello che pensa! Invece di parlare, alzi il culo dalla sedia e si dia da fare! -
- Ha un pessimo carattere; in fondo, rispecchia la sua vita - dice la giovane, alzandosi dalla sedia - questa è la sua gratitudine. Va a capire certa gente. -
- Chiuda la porta. -
- Cosa? Ma se la lascia sempre socchiusa. -
- Non discuta, chiuda la porta. Potrebbe venire qualche altra rompiscatole, come la sua amica. -
- Non verrà, glielo assicuro. -
- Non mi fido; chiuda la porta! -
- E va bene. Se questo lo fa stare tranquillo, sbarro la porta. –

Salvatore Scalisi
Biblioteca
Acquista
Contatto