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Autore: Antonella Sacco
Titolo: Chiedi scusa
Genere Letteratura per Ragazzi
Lettori 168
Chiedi scusa

La Libroteca.

La libreria di Olga non era molto grande, ma era in grado di soddisfare ogni tipo di esigenza. Olga aveva acquistato la licenza dal precedente proprietario da una decina di anni e aveva trasformato completamente il locale. Per prima cosa aveva cambiato l'insegna in LIBROTECA; poi aveva acquistato da un rigattiere alcune vecchie librerie, le aveva restaurate e le aveva disposte nella stanza più interna (la Seconda Stanza), che aveva assunto così l'aspetto di un'antica biblioteca.
Olga aveva disposto in un angolo della stanza anche quattro poltroncine imbottite, recuperate da un robivecchi e rimesse a nuovo; su di esse i clienti potevano sedere e dare con calma e comodità un'occhiata ai libri. O perfino leggere.
Gli scaffali della Seconda Stanza ospitavano i classici e i libri da ragazzi; i ragazzi apprezzavano moltissimo l'arredamento suggestivo che li induceva ad abbandonarsi alla fantasia.
La Prima Stanza era dedicata solo ai libri da adulti: romanzi, saggi, guide, sistemati per genere e per autore; al piano inferiore c'era una specie di magazzino (la Stanza Di Sotto), dove trovavano posto gli scatoloni con i nuovi arrivi che aspettavano di essere messi in mostra.
Da qualche anno, inoltre, Olga aveva destinato un lungo ripiano a una mini biblioteca circolante e aveva aggiunto anche un servizio di scambio e compravendita di libri usati.
Insomma, nella Libroteca si poteva fare quasi qualunque cosa con i libri, purché non si mancasse loro di rispetto, e c'era un posto per tutto e per tutti. Le diverse - zone - erano indicate da appositi cartelli, in modo che chiunque potesse trovare facilmente quello di cui aveva bisogno: L'Angolo Della Lettura o Lo Scaffale Del Prestito, piuttosto che Lo Scaffale Dello Scambio o L'Angolo Dell'Usato.
In Libroteca lavorava anche Isabella, una morbida signora sui quaranta, che Olga aveva assunto fino da quando aveva rilevato la libreria.
Alice aveva conosciuto Olga quando frequentava la prima elementare ed era andata, insieme alla mamma, a cercare un libro da regalare all'amica Eleonora per il compleanno. Olga era stata molto gentile con loro, accompagnandole nella Seconda Stanza (il cui aspetto aveva strappato ad Alice un oh di meraviglia e apprezzamento), mostrando tanti volumi e fornendo informazioni; ad Alice era sembrato che conoscesse tutto sui libri e perciò dentro di sé l'aveva definita La Signora dei Libri. Da allora ogni occasione era stata buona per farsi accompagnare in Libroteca, fino a quando, divenuta più grande, aveva iniziato ad andarci da sola. A volte, quando, nell'Angolo Della Lettura sedeva sulla sua poltroncina preferita, quella rivestita di stoffa blu dai disegni dorati, immaginava di trovarsi in una libreria incantata: allora le era possibile entrare nelle storie che leggeva e partecipare alle avventure del protagonista o veder uscire da quel mondo di carta, per sedere accanto a lei, gli eroi dei romanzi e i grandi uomini del passato.
Quando, qualche mese prima, si era decisa a rivelare a Olga il titolo che le aveva assegnato, lei aveva detto ridendo che le sarebbe piaciuto molto essere davvero La Signora dei Libri, ma che era solo una libraia.
Ad Alice piaceva moltissimo anche fare l'aiuto commessa, ricordava quanto Olga e Isabella dove erano collocati tutti i libri. Leggere era la sua grande passione e perciò stare in libreria, per lei, era una specie di vacanza: ogni scaffale un tipo di viaggio, ogni volume una meta affascinante. A volte, quando Isabella era assente, Alice si rendeva utile in più modi: indicava gli scaffali in cui i clienti potevano trovare l'argomento o lo scrittore che li interessava, dava la sua opinione se richiesta e, soprattutto, preparava i pacchetti, cosa che trovava divertente e per cui pareva avere una predisposizione innata. Le sue mani si muovevano veloci nel piegare la carta con le stelle dorate e nell'arricciare i nastri. Libriccini, volumi importanti con illustrazioni raffinate, tascabili, romanzi, saggi, dalla copertina in brossura o cartonata: un carosello di figure, foto, disegni, parole, colori che uscivano dalle mani di Alice vestiti tutti nello stesso modo, elegantemente adornati di fiocchi e riccioli oro e verdi.
- Sei una libraia perfetta. - Le diceva spesso Olga.
- Anch'io da grande avrò una libreria come questa. - Rispondeva lei, anche se il suo sogno andava un poco più in là, ma non se la sentiva di confidarlo neppure ad Olga, come se rivelandolo avrebbe perso ogni possibilità di realizzarlo.

- Buonasera. - Disse entrando Alice a Isabella. - Non c'è Olga? -
- È nella Stanza Di Sotto a mettere un po' di ordine. -
Alice scese di corsa le scale e trovò l'amica con in mano uno strofinaccio per la polvere, circondata da libri di argomento scientifico.
- Ciao - le gridò appena la vide.
- Ciao Alice, che fretta. E che faccia. -
Alice pensò che non riusciva a nasconderle nulla, forse era proprio per quello che erano così amiche, nonostante la differenza di età (Olga aveva quasi cinquant'anni, era più vecchia della mamma).
- No, non è successo niente. Niente di nuovo, almeno. Ruggero ha fatto cadere Lapo e poi l'ha preso in giro. Come sempre. E come sempre è una cosa che non sopporto. -
- Non c'era la maestra? -
- Era rimasta indietro e non se n'è accorta. Ruggero è furbo, aspetta sempre il momento in cui gli adulti non possono vederlo. Lapo non si lamenta mai e non vuole che qualcun altro lo dica ai maestri. Così Ruggero la passa sempre liscia. -
- Hai ragione ad essere indignata. Bisognerebbe che tutta la classe prendesse le distanze da Ruggero quando si comporta così. In questo modo si sentirebbe solo e smetterebbe di fare il prepotente - commentò Olga.
- Magari. Invece almeno metà di quelli che lo criticano si divertono ai suoi scherzi, anche se sono cattivi, purché non li faccia a loro. E poi ci sono quei due, Enrico e Lorenzo, che lo spalleggiano e lo seguono sempre. -
In quel momento Isabella si affacciò dalle scale:
- È meglio se Sali - disse a Olga. - Ci sono diversi clienti. -
Anche Alice tornò di sopra e si mise a cercare un libro su Leonardo; scelse il volume più grande e, seduta sulla sua poltroncina, lo sfogliò per trovare l'indice. Le sue mani si muovevano delicate, sapeva leggere e consultare i libri lasciandoli come nuovi.
Scorse i titoli dei capitoli due volte, non riusciva a fermare l'attenzione su di essi. Ce l'aveva con Ruggero, era stufa di vederlo fare dei dispetti a Lapo, che non rompeva mai le scatole a nessuno, ma, anzi, era sensibile, gentile e sempre pronto ad aiutare chi glielo chiedeva. Se almeno gli altri avessero ignorato le bravate di Ruggero. Probabilmente alcuni avevano paura di essere presi di mira se invece di ridere lo avessero criticato. E, purtroppo, a quanto pareva, anche il nuovo aveva trovato Ruggero simpatico. Alice si accorse che non aveva raccontato a Olga dell'arrivo di Emilio, ma, quando ebbe finito di leggere le pagine su Leonardo da Vinci, la libraia era impegnata con un cliente e si limitò a salutarla. Ci sarebbe stato tempo per aggiornarla sulla novità.
Uscendo notò che il negozio di abbigliamento, accanto alla libreria, era chiuso, e ricordò di averlo visto così già da qualche giorno. La vetrina era vuota e si vedevano scatoloni un po' dappertutto, Olga le aveva accennato che i proprietari avevano deciso di abbandonare l'attività. Lei non aveva mai messo piede lì dentro, vendevano solo roba da adulti che le sembrava fosse andata di moda agli inizi del secolo, ventesimo naturalmente. Chissà che tipo di negozio lo avrebbe sostituito.
- Abbiamo un nuovo compagno - disse più tardi alla mamma
- Come si chiama? -
- Emilio. Viene da Venezia. -
Tralasciò di aggiungere che, per il momento, Emilio non le piaceva molto, le era sembrato troppo pieno di sé. E poi il fatto che avesse trascorso quasi tutto il tempo con Ruggero non era un buon segno. Forse però si sentiva solo e quella sua aria sostenuta nascondeva timidezza, magari era a disagio, perché non conosceva nessuno, mentre loro erano insieme da quattro anni, e non voleva darlo a vedere.

Il Nuovo

In pochi giorni Emilio era diventato il più interessante della classe per la maggior parte delle femmine, che, prima fra tutte Giulia, ridacchiavano e bisbigliavano ogni volta che lui si rivolgeva loro o passava vicino. Anche Eleonora, Melania e Monica, le amiche di Alice, condividevano l'opinione comune e non capivano perché Alice non la pensasse come loro.
I maschi, dopo aver scoperto che Emilio era bravissimo a calcio, lo ammiravano incondizionatamente e volevano sempre giocare con lui. Ruggero, che vedeva la sua popolarità impallidire davanti al nuovo, proseguiva con la sua tattica di mostrarsi cordiale, ma, nello stesso tempo, cercava di capire quali fossero i suoi punti deboli.
Emilio, da parte sua, non cercava nessuno e accettava l'interesse degli altri con distacco che di solito passava inosservato e che Alice era l'unica a notare e scambiava per sufficienza.

All'una, mentre camminavano verso la mensa, Eleonora, guardando in direzione del nuovo compagno, che era pochi passi davanti a loro, disse sottovoce ad Alice:
- È proprio simpatico. Non puoi negare che è anche il più carino di tutti. -
- Quando non si dà troppe arie - ribatté Alice.
Eleonora continuò ad elencare i pregi di Emilio.
- È bravo in matematica e in scienze, superlativo in inglese e se la cava nelle altre materie. E poi gioca a calcio come un campione. -
- Vero: ma questo non gli dà il diritto di sentirsi superiore agli altri. -
Eleonora fece una risatina. - Non vorrai dire che fra lui e uno come Lapo non c'è differenza. -
- Certo che ce n'è: Lapo è molto più gentile. -
- D'accordo, è gentile e disponibile, ma è così imbranato. Per non parlare dei suoi chili... -
Alice la guardò male ma non poté ribattere a suo piacimento perché erano arrivate al tavolo e i loro bisbigli sarebbero stati ascoltati anche da orecchie indiscrete, tanto più che si trovò seduta proprio accanto a Emilio. Eleonora, dall'altro lato, la sfiorò con il gomito.
- Cambiamo posto? - le chiese allora Alice in un sussurro.
Eleonora chinò il capo senza parlare e iniziò a mangiare le sue penne al pomodoro.
Di fronte avevano Roberto, Melania e il maestro Guido.
- Allora, come ti trovi nella nostra città? - chiese il maestro a Emilio.
- Bene, grazie. -
- Per me sarebbe terribile cambiare scuola tutti gli anni! - esclamò Roberto.
- A me va bene - disse Emilio.
- Non ti dispiace lasciare gli amici e trovarti ogni volta con ragazzi che non conosci? - domandò Melania stupita.
Emilio esitò: non poteva certo dire che quel continuo cambiare lo aiutava a non correre il rischio di confidarsi con qualcuno... cercò in fretta una risposta convincente: - Ormai ci sono abituato. -
Solo Alice trovò un po' strana quell'affermazione, ma pensandoci bene si disse che si accordava alla perfezione con l'atteggiamento indifferente di Emilio.

Quel pomeriggio, cedendo alle insistenze di Beatrice, Lapo disegnò tanti animali, ognuno su un foglietto quadrato; quando glieli consegnò la sorellina li ammirò lanciando gridolini di gioia.
- Però li dipingi tu. -
Lei, con uno sguardo supplichevole, tentò di commuoverlo per farsi aiutare, ma Lapo fu irremovibile.
- Devo studiare. -
Aprì infatti il libro di matematica, il quaderno e prese una penna. Ma i suoi pensieri continuarono ad occuparsi di qualcosa che con la matematica non c'entrava nulla. I suoi pensieri andavano da Ruggero a Emilio. Rifuggiva e temeva il primo, mentre ammirava il secondo e avrebbe fatto qualsiasi cosa per diventare suo amico, ma Emilio lo ignorava. Anzi, un paio di volte si era unito a Ruggero nel prenderlo in giro e questo lo aveva fatto pericolosamente avvicinare alle lacrime: solo con sforzo era riuscito a evitare di rendersi ridicolo e dare ulteriore soddisfazione a Ruggero piangendo.
Sospirò. Gli sarebbe tanto piaciuto essere come Emilio. Perché era magro, perché piaceva alle bambine e soprattutto perché era davvero un mago del pallone. Un piccolo Pelè o Maradona o Platinì, insomma un piccolo grande campione.
La cosa incredibile era che non giocava né aveva mai giocato in nessuna squadra. Gli riusciva e basta, correre per il campo con la palla ai piedi gli veniva naturale come respirare. Mentre lui, Lapo, era una frana anche nel calcio, come in tutto. Solo quando disegnava o dipingeva si sentiva a suo agio. In quei momenti la sua mano si muoveva veloce e sicura, tracciava segni, sfumava colori... non esisteva nient'altro.

Antonella Sacco
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