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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Promozione Letteraria. Il termine angloamericano "slogan" deriva dall'antica voce gaelica "sluagh-ghairm", che aveva la funzione primaria di reclutare i combattenti alle armi. Nei tempi moderni, questo termine è legato a una più banale propaganda commerciale e inglobato nel Marketing per definire una frase facilmente memorizzabile. Ma come possiamo creare una promozione letteraria per far meglio conoscere i nostri libri?
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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Athena - La vendetta
Genere Giallo Fantapolitico
Lettori 399 1
Athena - La vendetta
Il meraviglioso paese, incastrato come un gioiello tra le sinuose colline, si sveglia da un incubo. Per i suoi abitanti è stata una notte terribile, rintanati in casa, come se fuori ci fosse il coprifuoco. Quando, timidamente, alle prime luci dell'alba decidono di uscire per capire cose avesse disturbato la loro quiete, rimangono esterrefatti.
- ... no, non è possibile! – esclama una donna. – È tutto tranquillo, come se non fosse successo nulla; eppure, abbiamo sentito tutti gli spari, l'esplosione, gli elicotteri sorvolare la zona ... -
- Già! – replica un uomo. – È davvero molto strano. –
- Non è possibile che siamo andati tutti fuori di testa – interviene un altro abitante del paese. – Non ce lo siamo sognato, questo è poco ma sicuro. –
- Mia figlia non è rientrata a casa ... - dice una donna. – Sì, non ho notizie di Laura da ieri sera, prima che succedessero i fatti. Mi aveva chiamato dicendomi che lei e la sua amica Francesca stavano allontanandosi per una breve vacanza e che sarebbero ritornate presto. Mi ha detto che dovevamo stare tranquilli, ma dopo quello che ho sentito stanotte, non lo siamo affatto. Non vorrei che le fosse successo qualcosa ... -
- Io, non ho notizie di mia figlia – dice un uomo anziano, appena sopraggiunto. – Francesca non si sarebbe mai comportata così; le è successo sicuramente qualcosa, ne sono più che convinto. –
- Quindi, sappiamo che entrambe le due amiche si sono allontanate poco prima che si scatenasse l'inferno ... inferno di cui non è rimasta nessuna traccia – commenta un giovane uomo.
- So che la mia ragazza aveva deciso di aiutare quell'uomo ... mi riferisco allo straniero. - dice il papà di Francesca. – Sì, come collaboratrice domestica. Solo il tempo di mettere un po' d'ordine in quella casa, è quello che mi aveva assicurato. –
- Laura era andata a darle una mano – replica la mamma di Laura.
- Be', allora cosa aspettiamo?! Andiamo in quella benedetta casa – dice l'uomo.

***

Un nutrito gruppo di persone raggiungono a piedi l'abitazione dello straniero, Francesco per le due amiche, situata appena fuori dal paese. L'uscio è socchiuso; bussano, ma non risponde nessuno. Sei di loro entrano nell'appartamento, tra questi, i genitori delle due giovani donne scomparse. Tutto sembra in ordine, grazie anche al lavoro delle due collaboratrici domestiche. Dopo aver perlustrato la casa, l'attenzione viene rivolta su un borsone aperto appoggiato sul tavolo del soggiorno. Un uomo gli si avvicina con un certo timore, come se al suo interno ci fosse una bomba pronta ad esplodere da un momento all'altro. Presosi di coraggio, va a sbirciare dentro, constatando, con un sospiro di sollievo, che è vuota.
- ... qui non c'è nessuno – dice uno del gruppo.
- È scomparso anche lui – replica un uomo. – E non c'è nessuna traccia delle due ragazze. Che si siano allontanati insieme ... -
- Lo escludo – risponde il papà di Francesca. – Me ne avrebbe parlato; e poi, per lei era un perfetto sconosciuto. Mia figlia non era il tipo di avventurarsi in simili situazioni. –
- Sarà pure così, fatto sta che sono scomparsi tutti e tre; non possiamo definirla una pura coincidenza. –
- Sì, sono d'accordo – interviene un altro del gruppo. – Penso anche che abbiano a che fare col casino di stanotte. –
- Cosa vuoi dire?! – risponde con tono duro il papà di Francesca.
- Che nulla succede per caso. Il casino di stanotte, l'allontanamento simultaneo, aggiungerei forzato, delle due ragazze e dell'uomo. Il quadro è fin troppo chiaro; qui c'è sotto qualcosa ... di estremamente pericoloso. Mi dispiace ... -
- Ho paura per mia figlia – dice con aria affranta la mamma di Laura.
- Cosa dobbiamo fare? – chiede un uomo.
- Intanto, denunciare la loro scomparsa, mi sembra la cosa più ovvia, e sperare che alle due ragazze non sia successo nulla di brutto. –
- Io pregherei anche per l'uomo. –
- Ognuno è libero di fare quello che vuole; per me è lui la causa di tutto, e ha coinvolto, seppur involontariamente, anche le due ragazze. Ecco, perché se ne stava da solo, senza dare confidenza a nessuno. Uno che si comporta così ci sarà pure un motivo. –
- Ok. In questi casi il tempo è prezioso, perciò sbrighiamoci ad informare gli organi competenti. –
- Che Dio li aiuti – commenta una donna del gruppo.

***

Negli uffici della procura un uomo percorre il corridoio, per poi fermarsi davanti a una porta, sulla quale c'è una targhetta con su scritto: Procuratore capo.
- Sì? –
L'uomo, quarantenne, entra nella stanza.
- Posso? –
- Certo. Piero, accomodati – risponde il Procuratore capo, sulla sessantina d'anni, seduto dietro alla sua scrivania.
L'uomo si siede sulla poltrona.
- Hai chiesto di me? –
- C'è un nuovo caso e vorrei che fossi tu ad interessartene. –
- Va bene. Di cosa si tratta? –
- Di tre persone scomparse misteriosamente. –
- Ah, sì, mi è giunta notizia. –
- Ma immagino che non l'hai approfondita. –
- No, non ancora. –
- Già. Il luogo in cui sono scomparse è il tuo paese natio. –
- Davvero? –
- Già. – Da quello che hanno raccontato i residenti, sembrerebbe che durante la notte in quell'angolo sperduto di mondo sia scoppiato il finimondo, con sparatorie, esplosioni e perfino elicotteri che sorvolavano la zona a bassa quota. La cosa più strana e che l'indomani mattina nulla di tutto questo è apparso ai loro occhi. A parte la scomparsa delle tre persone, ovviamente. –
- Molto strano. –
- Proprio così. So che sei molto legato a quel paese. –
- Sì. Lì ci sono le mie radici; ci sono nato e cresciuto in quel buco di paese, e devo dire, anche se in tanti non so cosa darebbero per scaparsene via, io l'adoro. –
- A tal punto di viverci? –
- ... forse. Non escludo che un giorno possa succedere; e chissà, magari non troppo tardi. –
- Ehi, non starai pensando di andare prematuramente in pensione? – gli chiede il Procuratore capo.
- E chi lo sa – risponde con il sorriso sulle labbra, Piero.
- Intanto, hai l'opportunità di fare una rimpatriata con parenti e amici che vedi di rado, anche se non si può considerare una vacanza. -
- Be', questo è sicuro. Spero che non sia successo nulla di brutto, sarebbe ingiusto ... è un luogo così tranquillo. –

***

- Sa, una volta se ne incontravano di più autostoppisti, si vede che i tempi cambiano – afferma l'uomo seduto al voltante di un tir, sul rettilineo dell'autostrada. – Ancor meno donne ... -
- La giovane donna seduta sul sedile a fianco gli rivolge lo sguardo.
- È di questa zona? – le chiede l'uomo.
- ... diciamo di sì – risponde lei.
- Io sono Francesco. –
La giovane accenna un sorriso.
- Be', lo so, non è un gran nome. –
- No, non è questo, e che mi suona molto familiare. –
- Capisco. Il suo nome? –
La giovane ha un attimo di esitazione.
- Be', non è obbligata a dirmelo. –
- ... Athena. Il mio nome è Athena. –
- Bello! È la prima volta che lo sento nominare. Da dove proviene? –
- È una divinità greca. –
- Infatti, sa di mitologia. Cos'è, una guerriera? –
- Esatto! –
- Interessante. Intende fare la guerra? – dice con tono ironico l'uomo.
- Sì, è proprio quello che intendo fare – risponde sulla stessa falsariga, Athena.
- Non vorrà incominciare adesso? –
- No, sono in un momento di relax. –
- Be', la ringrazio. –




- Grazie per il passaggio – dice Athena.
- Grazie a lei per la compagnia – risponde l'uomo. – Le auguro buona fortuna. Ci vada piano, mi raccomando ... -
- Sicuro. –

La giovane scende dal tir nella zona periferica della città. È stato sempre il suo sogno allontanarsi per un po' dal paese, staccare la spina, ma mai avrebbe pensato una simile avventura. Aver dovuto lasciare la sua famiglia in questo modo la fa stare male, ma non ha avuto altra scelta, l'avrebbero eliminata, come hanno fatto con Laura e Francesco. Sì, anche l'uomo, perché nonostante quando l'ha lasciato fosse ancora in vita, non crede che sia stato risparmiato. Da lui ha ricevuto un pesante fardello, simile a una bomba, che se dovesse esplodere porterebbe l'intera umanità alla perdita della propria identità, a non fidarsi l'uno dell'altro, sfociando in un clima di totale anarchia, le cui conseguenze condurrebbero all'inevitabile declino della razza umana.
- Perché proprio io? – dice tra sé e sé Athena, camminando verso l'ignoto. – Io non posso cambiare il mondo, è una responsabilità troppo grande per me ... non posso credere che sia stata scelta ... e da chi? Sono una donna fragile, non ho l'esperienza né la capacità ad affrontare un compito di questa portata ... questo non è uno dei miei giochi in cui mi divertivo da ragazzina, non è nemmeno un sogno, non sto fantasticando. Non saprei nemmeno da dove iniziare ... -

***

La determinazione e lo spirito di sopravvivenza prevalgono, come è ovvio in questi casi. Francesca, alias Athena, non ha nessunissima intenzione di crollare ancor prima di iniziare la sua nuova avventura, che, seppur si prospetta assai ardua, va vissuta fino in fondo. Quanto meno per il bene dell'umanità, ama scherzarci sopra la giovane. La prima cosa da fare è organizzarsi, cominciando ad eliminare, o modificare i punti deboli, come la sua fisionomia; è arrivato il momento di cambiare look. Nuovo taglio di capelli, corti e tinti di un colore tra il castano chiaro e il biondo. Perfino il colore delle sue pupille passa dal nocciola all'azzurro. Per completare l'opera, si fa tatuare un disegno sulla parte superiore del braccio destro, in prossimità della spalla; e cosa, se non l'immagine della sua eroina: Athena.
L'avventura ha inizio.

***

Per capire la natura della sua missione, la giovane si reca in un internet point. Possiede un'eccellente conoscenza su ciò che riguarda l'informatica, oltre alla lingua inglese, questo le permetterà di non lasciare traccia sul computer. Seduta nella sua postazione davanti al PC, ascolta con delle cuffie tutto il contenuto della pen drive. Sul suo volto traspare un mix di incredulità, delusione e angoscia. Certo, non si aspettava rose e fiori, ma quello che ha sentito supera di gran lunga la sua fervida immaginazione. A questo punto non rimane che una cosa da fare: annientare “il sistema”. Che ci si creda o no, le forze dell'universo hanno scelto lei, Francesca, per salvare la terra, e restituire all'uomo la propria libertà. La sua missione toccherà quattro tappe fondamentali: Milano – Londra – Pechino – Washington.

***

È da circa tre anni che non rimetteva piede nel suo paese natio, da quando gli è morto il padre. La mamma invece l'aveva persa alcuni anni prima. Niente fratelli o sorelle, ma solo uno sparuto numero di zii e cugini. Piero, viene accolto con grande affetto e calore.
- Carissimo nipote, la tua visita ci riempie di gioia. Ci manchi da parecchio da parecchio tempo – dice una donna, seduta attorno al tavolo insieme ad altre persone.
- Zia, hai ragione, non so come farmi perdonare; il lavoro mi impegna così tanto ... sì, lo so, è la solita scusa. –
- Non fa nulla. Per questa volta ti perdoniamo. Sai cosa è successo? –
- Sì. In verità è ciò che mi ha spinto a venire. –
- Già, il tuo lavoro. –
- Sì. Spero di poter essere d'aiuto. –
- È una cosa orribile, che ha messo il nostro paese in un clima di grande paura, per non parlare della scomparsa di due nostre brave ragazze, di cui non sappiamo nulla. –
- È tutto molto strano. –
- Sì, è così, e c'è chi pensa che ci siamo inventati tutto e che le due ragazze siano scappate dalla solita routine, magari insieme a quell'uomo.
- Già; cosa sapete di lui? – chiede Piero.
- Assolutamente nulla – risponde un uomo. – Non usciva mai, se ne stava chiuso in casa e non dava confidenza a nessuno. Non capisco come le ragazze si siano uniti a lui. È vero, a volte i problemi ce li cerchiamo noi. –
- Comunque, non è detto che abbiano fatto una brutta fine. –
- Vorrei che fosse così, ma nessuno di noi ci crede. Il casino che è successo quella notte non ce lo siamo sognato; sembrava che fosse arrivata la fine del mondo. –
- Quei tre se l'è portati via il diavolo – interviene una donna, sull'ottantina d'anni.
- Ma che dici? – replica l'uomo. – Qui il diavolo non c'entra, il male è dentro di noi, questa è la verità. –
- Al momento non sappiamo nulla di concreto, bisogna attendere l'esito delle indagini. Io cercherò di dare il mio contributo – dice Piero.
- La casa dei tuoi la troverai in ordine, ogni tanto ci andiamo e apriamo le finestre per cambiare l'aria. –
- Grazie. –
- Le lenzuola sono pulite. –
- Sì, ho visto. –
- Ci sei già stato? –
- Sì. Ho posato la valigia. –
- Ci fa piacere vederti tra noi. Sei l'orgoglio della nostra famiglia, lo sai. –
- Grazie per le belle parole, ma non so se meritarmeli ... - dice con un lieve sorriso, Piero.
- Sei sempre stato molto modesto. Be', sarai stanco, credo che vorrai rientrare a casa e riposarti. Immagino che avrai tante cose da fare. –
- Già. –
- Per qualsiasi cosa, non hai che da chiedere. –
- Grazie. –

***

Milano

Athena, appena scesa dal treno si avvia all'uscita della stazione, circondata da un frenetico viavai di persone. Non è mai stata in una grande città come Milano, e la sensazione che prova è indubbiamente piacevole. Non ha particolare fretta, così si concede una pausa, seduta in un bar del centro. Dopo aver gustato il delizioso spuntino, un cornetto al cioccolato e un caffè, ci voleva proprio, il pensiero va alla sua missione, alle cose serie da fare. Spera che il suo soggiorno sia di breve durata; un lavoro veloce, che le permetterà di giocare d'anticipo sulle contromisure che probabilmente “il sistema” metterà in atto nei suoi confronti. È in quest'ottica non ci si può fidare di nessuno. Insomma, non ci si aspetterebbe che dietro la facciata di un rispettabilissimo amministratore delegato e direttore generale di un importante istituto bancario si celerebbe un uomo di potere, un manipolatore dell'ingranaggio socio-politico ed economico mondiale. Francesca, non si pone nessun limite, se non di seguire il suo istinto, ed appagare la sua sete di vendetta. È sola, ma sente dentro di sé una forza e una carica assolutamente fuori dall'ordinario. Se è ancora viva, forse, lo deve alle forze celesti. Athena, è scesa dall'olimpo sulla terra, mostrandosi con le sembianze di una giovane, dolce donna, col nobile intento di spazzare via ogni forma di oppressione e ingiustizia.
Salvatore Scalisi
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