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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Athena - La vendetta
Genere Giallo Fantapolitico
Lettori 78
Athena - La vendetta

Il meraviglioso paese, incastrato come un gioiello tra le sinuose colline, si sveglia da un incubo. Per i suoi abitanti è stata una notte terribile, rintanati in casa, come se fuori ci fosse il coprifuoco. Quando, timidamente, alle prime luci dell'alba decidono di uscire per capire cose avesse disturbato la loro quieta, rimangono esterrefatti.
- ... no, non è possibile! – esclama una donna. – È tutto tranquillo, come se non fosse successo nulla; eppure, abbiamo sentito tutti gli spari, l'esplosione, gli elicotteri sorvolare la zona ... -
- Già! – replica un uomo. – È davvero molto strano. –
- Non è possibile che siamo andati tutti fuori di testa – interviene un altro abitante del paese. – Non ce lo siamo sognato, questo è poco ma sicuro. –
- Mia figlia non è rientrata a casa ... - dice una donna. – Sì, non ho notizie di Laura da ieri sera, prima che succedessero i fatti. Mi aveva chiamato dicendomi che lei e la sua amica Francesca stavano allontanandosi per una breve vacanza e che sarebbero ritornate presto. Mi ha detto che dovevamo stare tranquilli, ma dopo quello che ho sentito stanotte, non lo siamo affatto. Non vorrei che le fosse successo qualcosa ... -
- Io, non ho notizie di mia figlia – dice un uomo anziano, appena sopraggiunto. – Francesca non si sarebbe mai comportata così; le è successo sicuramente qualcosa, ne sono più che convinto. –
- Quindi, sappiamo che entrambe le due amiche si sono allontanate poco prima che si scatenasse l'inferno ... inferno di cui non è rimasta nessuna traccia – commenta un giovane uomo.
- So che la mia ragazza aveva deciso di aiutare quell'uomo ... mi riferisco allo straniero. - dice il papà di Francesca. – Sì, come collaboratrice domestica. Solo il tempo di mettere un po' d'ordine in quella casa, è quello che mi aveva assicurato. –
- Laura era andata a darle una mano – replica la mamma di Laura.
- Be', allora cosa aspettiamo?! Andiamo in quella benedetta casa – dice l'uomo.

***

Un nutrito gruppo di persone raggiungono a piedi l'abitazione dello straniero, Francesco per le due amiche, situata appena fuori dal paese. L'uscio è socchiuso; bussano, ma non risponde nessuno. Sei di loro entrano nell'appartamento, tra questi, i genitori delle due giovani donne scomparse. Tutto sembra in ordine, grazie anche al lavoro delle due collaboratrici domestiche. Dopo aver perlustrato la casa, l'attenzione viene rivolta su un borsone aperto appoggiato sul tavolo del soggiorno. Un uomo gli si avvicina con un certo timore, come se al suo interno ci fosse una bomba pronta ad esplodere da un momento all'altro. Presosi di coraggio, va a sbirciare dentro, constatando, con un sospiro di sollievo, che è vuota.
- ... qui non c'è nessuno – dice uno del gruppo.
- È scomparso anche lui – replica un uomo. – E non c'è nessuna traccia delle due ragazze. Che si siano allontanati insieme ... -
- Lo escludo – risponde il papà di Francesca. – Me ne avrebbe parlato; e poi, per lei era un perfetto sconosciuto. Mia figlia non era il tipo di avventurarsi in simili situazioni. –
- Sarà pure così, fatto sta che sono scomparsi tutti e tre; non possiamo definirla una pura coincidenza. –
- Sì, sono d'accordo – interviene un altro del gruppo. – Penso anche che abbiano a che fare col casino di stanotte. –
- Cosa vuoi dire?! – risponde con tono duro il papà di Francesca.
- Che nulla succede per caso. Il casino di stanotte, l'allontanamento simultaneo, aggiungerei forzato, delle due ragazze e dell'uomo. Il quadro è fin troppo chiaro; qui c'è sotto qualcosa ... di estremamente pericoloso. Mi dispiace ... -
- Ho paura per mia figlia – dice con aria affranta la mamma di Laura.
- Cosa dobbiamo fare? – chiede un uomo.
- Intanto, denunciare la loro scomparsa, mi sembra la cosa più ovvia, e sperare che alle due ragazze non sia successo nulla di brutto. –
- Io pregherei anche per l'uomo. –
- Ognuno è libero di fare quello che vuole; per me è lui la causa di tutto, e ha coinvolto, seppur involontariamente, anche le due ragazze. Ecco, perché se ne stava da solo, senza dare confidenza a nessuno. Uno che si comporta così ci sarà pure un motivo. –
- Ok. In questi casi il tempo è prezioso, perciò sbrighiamoci ad informare gli organi competenti. –
- Che Dio li aiuti – commenta una donna del gruppo.

***

Negli uffici della procura un uomo percorre il corridoio, per poi fermarsi davanti a una porta, sulla quale c'è una targhetta con su scritto: Procuratore capo.
- Sì? –
L'uomo, quarantenne, entra nella stanza.
- Posso? –
- Certo. Piero, accomodati – risponde il Procuratore capo, sulla sessantina d'anni, seduto dietro la sua scrivania.
L'uomo si siede sulla poltrona.
- Hai chiesto di me? –
- C'è un nuovo caso e vorrei che fossi tu ad interessartene. –
- Va bene. Di cosa si tratta? –
- Di tre persone scomparse misteriosamente. –
- Ah, sì, mi è giunta notizia. –
- Ma immagino che non l'hai approfondita. –
- No, non ancora. –
- Già. Il luogo in cui sono scomparse è il tuo paese natio. –
- Davvero? –
- Già. – Da quello che hanno raccontato i residenti, sembrerebbe che durante la notte in quell'angolo sperduto di mondo sia scoppiato il finimondo, con sparatorie, esplosioni e persino elicotteri che sorvolavano la zona a bassa quota. La cosa più strana e che l'indomani mattina nulla di tutto questo è apparso ai loro occhi. A parte la scomparsa delle tre persone, ovviamente. –
- Molto strano. –
- Proprio così. So che sei molto legato a quel paese. –
- Sì. Lì ci sono le mie radici; ci sono nato e cresciuto in quel buco di paese, e devo dire, anche se in tanti non so cosa darebbero per scaparsene via, io l'adoro. –
- A tal punto di viverci? –
- ... forse. Non escludo che un giorno possa succedere; e chissà, magari non troppo tardi. –
- Ehi, non starai pensando di andare prematuramente in pensione? – gli chiede il Procuratore capo.
- E chi lo sa – risponde con il sorriso sulle labbra, Piero.
- Intanto, hai l'opportunità di fare una rimpatriata con parenti e amici che vedi di rado, anche se non si può considerare una vacanza. -ù
- Be', questo è sicuro. Spero che non sia successo nulla di brutto, sarebbe ingiusto ... è un luogo così tranquillo. –

***

- Sa, una volta se ne incontravano di più autostoppisti, si vede che i tempi cambiano – afferma l'uomo seduto al voltante di un tir, sul rettilineo dell'autostrada. – Ancor meno donne ... -
- La giovane donna seduta sul sedile a fianco gli rivolge lo sguardo.
- È di questa zona? – le chiede l'uomo.
- ... diciamo di sì – risponde lei.
- Io sono Francesco. –
La giovane accenna un sorriso.
- Be', lo so, non è un gran nome. –
- No, non è questo, e che mi suona molto familiare. –
- Capisco. Il suo nome? –
La giovane ha un attimo di esitazione.
- Be', non è obbligata a dirmelo. –
- ... Athena. Il mio nome è Athena. –
- Bello! È la prima volta che lo sento nominare. Da dove proviene? –
- È una divinità greca. –
- Infatti, sa di mitologia. Cos'è, una guerriera? –
- Esatto! –
- Interessante. Intende fare la guerra? – dice con tono ironico l'uomo.
- Sì, è proprio quello che intendo fare – risponde sulla stessa falsariga, Athena.
- Non vorrà incominciare adesso? –
- No, sono in un momento di relax. –
- Be', la ringrazio. –

- Grazie per il passaggio – dice Athena.
- Grazie a lei per la compagnia – risponde l'uomo. – Le auguro buona fortuna. Ci vada piano, mi raccomando ... -
- Sicuro. –

La giovane scende dal tir nella zona periferica della città. È stato sempre il suo sogno allontanarsi per un po' dal paese, staccare la spina, ma mai avrebbe pensato una simile avventura. Aver dovuto lasciare la sua famiglia in questo modo la fa stare male, ma non ha avuto altra scelta, l'avrebbero eliminata, come hanno fatto con Laura e Francesco. Sì, anche l'uomo, perché nonostante quando l'ha lasciato fosse ancora in vita, non crede che sia stato risparmiato. Da lui ha ricevuto un pesante fardello, simile a una bomba, che se dovesse esplodere porterebbe l'intera umanità alla perdita della propria identità, a non fidarsi l'uno dell'altro, sfociando in un clima di totale anarchia, le cui conseguenze condurrebbero all'inevitabile declino della razza umana.
- Perché proprio io? – dice tra sé e sé Athena, camminando verso l'ignoto. – Io non posso cambiare il mondo, è una responsabilità troppo grande per me ... non posso credere che sia stata scelta ... e da chi? Sono una donna fragile, non ho l'esperienza né la capacità ad affrontare un compito di questa portata ... questo non è uno dei miei sogni in cui mi divertivo da ragazzina, non è un sogno, non sto fantasticando. Non saprei nemmeno da dove iniziare ... -

***

La determinazione e lo spirito di sopravvivenza prevalgono, come è ovvio in questi casi. Francesca, alias Athena, non ha nessunissima intenzione di crollare ancor prima di iniziare la sua nuova avventura, che, seppur si prospetta assai ardua, va vissuta fino in fondo. Quanto meno per il bene dell'umanità, ama scherzarci sopra la giovane. La prima cosa da fare è organizzarsi, cominciando ad eliminare, o modificare i punti deboli, come la sua fisonomia; è arrivato il momento di cambiare look. Nuovo taglio di capelli, corti e tinti di un colore tra il castano chiaro e il biondo. Persino il colore delle sue pupille passa dal nocciola all'azzurro. Per completare l'opera, si fa tatuare un disegno sulla parte superiore del braccio destro, in prossimità della spalla; e cosa, se non l'immagine della sua eroina: Athena.
L'avventura ha inizio.

***

Per capire la natura della sua missione, la giovane si reca in un internet point. Possiede un'eccellente conoscenza su ciò che riguarda l'informatica, oltre alla lingua inglese, questo le permetterà di non lasciare traccia sul computer. Seduta nella sua postazione davanti al PC, ascolta con delle cuffie tutto il contenuto della pen drive. Sul suo volto traspare un mix di incredulità, delusione e angoscia. Certo, non si aspettava rose e fiori, ma quello che ha sentito supera di gran lunga la sua fervida immaginazione. A questo punto non rimane che una cosa da fare: annientare - il sistema - . Che ci si creda o no, le forze dell'universo hanno scelto lei, Francesca, per salvare la terra, e restituire all'uomo la propria libertà. La sua missione toccherà quattro tappe fondamentali: Milano – Londra – Pechino – Washington.

***

È da circa tre anni che non rimetteva piede nel suo paese natio, da quando gli è morto il padre. La mamma invece l'aveva persa alcuni anni prima. Niente fratelli o sorelle, ma solo uno sparuto numero di zii e cugini. Piero viene accolto con grande affetto e calore.
- Carissimo nipote, la tua visita ci riempie di gioia. Ci manchi da parecchio da parecchio tempo – dice una donna, seduta attorno al tavolo insieme ad altre persone.
- Zia, hai ragione, non so come farmi perdonare; il lavoro mi impegna così tanto ... sì, lo so, è la solita scusa. –
- Non fa nulla. Per questa volta ti perdoniamo. Sai cosa è successo? –
- Sì. In verità è ciò che mi ha spinto a venire. –
- Già, il tuo lavoro. –
- Sì. Spero di poter essere d'aiuto. –
- È una cosa orribile, che ha messo il nostro paese in un clima di grande paura, per non parlare della scomparsa di due nostre brave ragazze, di cui non sappiamo nulla. –
- È tutto molto strano. –
- Sì, è così, e c'è chi pensa che ci siamo inventati tutto e che le due ragazze siano scappate dalla solita routine, magari insieme a quell'uomo.
- Già; cosa sapete di lui? – chiede Piero.
- Assolutamente nulla – risponde un uomo. – Non usciva mai, se ne stava chiuso in casa e non dava confidenza a nessuno. Non capisco come le ragazze si siano uniti a lui. È vero, a volte i problemi ce li cerchiamo noi. –
- Comunque, non è detto che abbiano fatto una brutta fine. –
- Vorrei che fosse così, ma nessuno di noi ci crede. Il casino che è successo quella notte non ce lo siamo sognato; sembrava che fosse arrivata la fine del mondo. –
- Quei tre se l'è portati via il diavolo – interviene una donna, sull'ottantina d'anni.
- Ma che dici? – replica l'uomo. – Qui il diavolo non c'entra, il male è dentro di noi, questa è la verità. –
- Al momento non sappiamo nulla di concreto, bisogna attendere l'esito delle indagini. Io cercherò di dare il mio contributo – dice Piero.
- La casa dei tuoi la troverai in ordine, ogni tanto ci andiamo e apriamo le finestre per cambiare l'aria. –
- Grazie. –
- Le lenzuola sono pulite. –
- Sì, ho visto. –
- Ci sei già stato? –
- Sì. Ho posato la valigia. –
- Ci fa piacere vederti tra noi. Sei l'orgoglio della nostra famiglia, lo sai. –
- Grazie per le belle parole, ma non so se meritarmeli ... - dice con un lieve sorriso, Piero.
- Sei sempre stato molto modesto. Be' sarai stanco, credo che vorrai rientrare a casa e riposarti. Immagino che avrai tante cose da fare. –
- Già. –
- Per qualsiasi cosa, non hai che da chiedere. –
- Grazie. –

***

Milano

Athena, appena scesa dal treno si avvia all'uscita della stazione, circondata da un frenetico viavai di persone. Non è mai stata in una grande città come Milano, e la sensazione che prova è indubbiamente piacevole. Non ha particolare fretta, così si concede una pausa, seduta in un bar del centro. Dopo aver gustato il delizioso spuntino, un cornetto al cioccolato e un caffè, ci voleva proprio, il pensiero va alla sua missione, alle cose serie da fare. Spera che il suo soggiorno sia di breve durata; un lavoro veloce, che le permetterà di giocare d'anticipo sulle contromisure che probabilmente - il sistema - metterà in atto nei suoi confronti. E in quest'ottica non ci si può fidare di nessuno. Insomma, non ci si aspetterebbe che dietro la facciata di un rispettabilissimo amministratore delegato e direttore generale di importante istituto bancario si celerebbe un uomo di potere, un manipolatore dell'ingranaggio socio, politico ed economico mondiale. Francesca, non si pone nessun limite, se non di seguire il suo istinto, ed appagare la sua sete di vendetta. È sola, ma sente dentro di sé una forza e una carica assolutamente fuori dall'ordinario. Se è ancora viva, forse, lo deve alle forze celesti. Athena, è scesa dall'olimpo sulla terra, mostrandosi con le sembianze di una giovane, dolce donna, col nobile intento di spazzare via ogni forma di oppressione e ingiustizia.

***

La giovane non ha bisogno di entrare in banca per conoscere il suo obiettivo, ha avuto modo di vedere il suo volto su internet, quanto basta per renderlo vivo nella sua mente. Attende l'uomo all'uscita dagli uffici dell'istituto bancario e lo segue fino alla fermata dell'autobus. Nulla da ridire sul suo stile di vita: un cittadino modello. Salgono entrambi, insieme ad altri due passeggeri, sul mezzo di trasporto, rimanendo in piedi distanti l'uomo dall'altra, separati da una barriera umana. A un certo punto, l'uomo, un distinto sessantenne, prenota la fermata, si avvicina alla bussola centrale e scende, seguito da Athena. Dopo cinque minuti di passeggiata raggiunge un antico palazzo di tre piani, situato nei pressi del centro storico della città. Apre il portone e vi entra e, prima che si chiuda, sopraggiunge alle sue spalle la ragazza, apparsa come un fantasma, facendolo trasalire.
- Salve. –
- ... buongiorno – risponde lui, accendendo la luce della scala.
- Mi perdoni, forse le ho messo paura. –
- In effetti è così. Al giorno d'oggi capita. –
- Già. –
- Be', io salgo. –
- A piedi? –
- Sì, sono solo tre piani, seppur di un antico palazzo. Comunque, non può che far bene alla salute. –
- Sono d'accordo. Posso farle compagnia? –
- Se proprio lo desidera ...-
- Ha premura? Ha qualcuno che l'attende a casa? –
- Sì, mia moglie. Ma perché lo vuole sapere? Chi è lei? –
- Chi sono? Forse è meglio dire, chi ero? Una semplice, normalissima ragazza che pensava di far parte di una società che garantisse ad ogni singolo individuo la propria libertà. Ero sicura che io fossi padrona delle mie scelte, del mio futuro. –
- Ed è così – commenta l'uomo.
- Davvero? Non ne sono più convinta – replica Athena. – È come se mi fosse crollato il mondo addosso; non ho più fiducia in nessuno. –
- Forse sta attraversando un periodo particolare, ma vedrà che le passerà – dice l'uomo, mentre inizia a salire le scale.
- Quindi, devo starmene tranquilla. –
- Certo. –
- Ma come faccio ad essere sicura che io sia una persona veramente libera di pensare, agire, o invece non sia in qualche modo manipolata?
- Manipolata da chi, o da cosa? –
- Dal - sistema - . –
L'uomo si ferma.
- Dal - sistema - ? –
- Già. Sì, come vengono chiamati, burattinai. Insomma, quelli che tengono i fili del potere e manipolano a loro convenienza. –
- Questa è un'assurdità! – esclama l'uomo. – Tutto dipende da noi. –
- Già, nel bene o nel male. Dipende da noi se farci schiavizzare o soccombere, che poi sono due facce della stessa medaglia. –
- Cosa vuole da me? – Che risolvi i suoi problemi? – l'uomo riprende a salire le scale.
- Perché lo fa? –
- Fare cosa? Lei ora mi sta importunando. Se non va via chiamo la polizia. –
- Già, avrebbe vita facile; anche se ho le prove, farete di tutto per annientarmi, facendomi passare per una pazza criminale. Farei una brutta fine. Farò ugualmente una brutta fine. –
- Chi diavolo sei?! – le chiede con tono duro l'uomo, fermandosi nuovamente.
- Il mio nome è Athena, e tu sei un membro del - sistema - . –
- Ok. Ho capito – afferma con un sorrisetto l'uomo.
- Finalmente. –
- Sei la sopravvissuta. –
- Già. Come ti sembra il mio nuovo look? –
- Non male; fa colpo. –
- Perché lo fai? Voglio dire, non certo per i soldi. –
- Esatto. È una filosofia di pensiero, di vita. –
- Mi dispiace, ma non riesco a seguirti. –
- Il mondo, il nostro mondo, non può fare a meno delle classi sociali, ne va della sua stessa sopravvivenza. Noi, manteniamo questo equilibrio. Tutto qui. –
- Tutto qui? Non so se mettermi a ridere o piangere. Quindi, secondo voi, i conflitti, le guerre, la povertà, le disuguaglianze, le carestie, le sofferenze di milioni di bambini, di donne e uomini, sono il prezzo da pagare per la sopravvivenza del nostro mondo? –
- Sì, hai detto bene. È tutto semplice. –
- Già, nulla di più semplice. Hai figli? –
- Sì, due. Si sono fatti la loro vita. –
- I tuoi figli, tua moglie, ne sono al corrente ... della tua filosofia di vita? –
- No, non è necessario. Fortunatamente hanno imboccato la strada giusta. –
- Certo, grazie a te. Diversamente cosa avresti fatto? Saresti stato disposto a sacrificarli? –
- Che domanda mi fai? Non so come sarebbero andate le cose. Posso solo dirti che tu puoi ancora salvarti. –
- Davvero? –
- Sì, se lo desideri. –
- Questo è il punto, non so più cosa desidero. –
Si spegne la luce delle scale.
- Venendo da me, cosa pensavi di ottenere? – dice l'uomo.
- Nulla. Volevo solo fare quattro chiacchiere. Non mi aspettavo proprio nulla. –
- Ti sei scomodata per così poco? –
- Avevo voglia di cambiare aria, di spostarmi, così ho voluto conoscerti. Ero curiosa di capire che razza di persona siete, cosa avrei provato trovandomi di fronte a te. Lo vuoi sapere cosa provo? Tanta rabbia. L'apparenza è ingannevole, sei perverso, malefico, pericoloso. –
- Hai subito un forte shock, non sei nelle condizioni di distinguere la realtà da ciò che è frutto della nostra immaginazione. Ti consiglio di dimenticare tutto, cercare di riprendere in mano la tua vita. –
- Me l'avete tolta la vita, non ho più nulla da perdere. –
Il buio e le parole di Athena creano nell'uomo una profonda angoscia, che lo spingono a salire di corsa le rampe di scale. Viene raggiunto energicamente per la giacca, trascinato a forza e scaraventato giù. Prova a rialzarsi, ma viene colpito con un calcio sulla mascella e un altro allo stomaco.
- ... tu non sai cosa stai facendo – dice l'uomo, contorcendosi dal dolore.
- Sì, invece, ti sto pestando – risponde Francesca.
- ... il tuo destino è segnato. –
- Può darsi. Potrei dire la stessa cosa su di te. Non te lo saresti mai aspettato un simile imprevisto, che ti condurrà dritto all'inferno. –
- ... tu sei pazza, non hai la più pallida idea a cosa andrai incontro. –
- Preferisco non pensarci. –
- ... se credi di cavartela, è pura follia ... non puoi metterti contro il - sistema - , è un suicidio. Pensa alla tua famiglia, anche loro potrebbero avere delle conseguenze ... io sono solo un granello nell'ingranaggio, non conto nulla. –
- Su questo sono d'accordo. Chi sono che tengono in piedi la baracca? –
- ... e chi lo sa. Non esiste un potere assoluto, ognuno fa la sua parte. –
- Per il bene dell'umanità. –
- ... già. –
L'uomo incassa un altro terribile calcio allo stomaco.
- Ne ho abbastanza della vostra immensa umanità, a forza di sentirvelo dire rischio di vomitare. –
- ... ammesso che tu riesca a sopravvivere, non ti basterà una vita intera per raggiungere ognuno di noi. –
- Non ho queste pretese, mi limiterò a pochi eletti. Tu sei stato fortunato. Certo, dipende dai punti di vista ... -
- ... perché hai scelto quel nome strano? –
- Cos'è, il tuo ultimo desiderio? Non l'ho scelto io, mi è stato donato da un amico ... e non potevo certo rifiutarlo. Addio – Athena si abbassa, mentre le sue braccia si stringono in una ferrea morsa al collo dell'uomo, fin quando non esala l'ultimo respiro.

***

Le indagini non si presentano affatto facili. Piero, conosce bene il suo lavoro e sa perfettamente che esistono casi che non ti fanno chiudere occhio la notte, e questo è uno di quelli. Al momento sa ben poco dell'uomo scomparso, mentre riguardo alle due giovani donne, si può dire che le ha visti crescere e, con una in particolare, Francesca, ha sempre avuto una simpatia che va ben oltre la semplice amicizia. L'uomo si reca a far visita ai genitori di lei.
- La tua presenza ci conforta – dice la donna, nel soggiorno, seduta sulla carrozzina.
- Grazie. Sarei venuto in ogni caso – risponde Piero, accomodatosi sulla poltrona.
- Volevamo tanto che andasse via da qui, che pensasse per lei, facesse la sua vita, ma non in questo modo ...è terribile. Non mi rimane molto da vivere, e non voglio chiudere gli occhi se prima non rivedo la mia bambina – il marito, seduto accanto, la stringe a sé, unendosi al suo dolore.
- Francesca è una ragazza sveglia, sono sicuro che in qualsiasi situazione si trovi, saprà cavarsela – replica Piero.
- La conosci, non è il tipo di scomparire in questo modo, sapendo quanto ci avrebbe addolorato. Quell'uomo che è venuto ad abitare qui è la causa di tutto questo. –
- Sì, è così, inutile nasconderlo – interviene il marito della donna. – Quell'uomo nascondeva qualcosa, perché altrimenti, ammettiamo che non avesse problemi psichici, non si spiegherebbe il suo atteggiamento con il mondo esterno. È lui il problema, sono venuti a prenderlo con la forza, e ci sono andate di mezzo due innocenti - dice il papà di Francesca, con le lacrime agli occhi. – È su di lui che devi indirizzare le indagini. –
- Sì, certo, è quello che farò, ve lo prometto. –

***

Piero fa un sopralluogo nell'abitazione dell'uomo scomparso. Dall'arredamento scarno e poco curato si capisce che l'inquilino avesse ben altro a cui pensare, che non il piacere di una casa confortevole. A parte questo, nessun elemento che possa essere utile alle indagini. A questo punto, bisogna ritornare indietro, scandagliare il suo recente passato; conoscere la persona, il suo lavoro e i suoi legami. Perché è ovvio che, se è lui la causa di quello che è successo, ciò è riconducibile al periodo precedente alla sua nuova residenza.
Dalle informazioni ricevute, Piero viene a sapere che l'uomo lavorava in una società privata di intelligence.
- Sì, Francesco lavorava qui – dice un simpatico omaccione, sulla cinquantina d'anni, seduto dietro la sua scrivania.
- Lavorava? Nel senso che è stato licenziato, o se n'è andato lui? – gli chiede Piero, seduto davanti.
- Ci ha detto che voleva prendersi un periodo di riposo, così se n'è andato e non è più ritornato, né tanto meno abbiamo ricevuto sue notizie. –
- E non l'è sembrato strano? –
- Cosa vuole che le dica, probabilmente si sarà stancato di questo lavoro, può capitare. Negli ultimi giorni lo vedevo con la testa tra le nuvole, continuamente sovrappensiero. Non era da lui; evidentemente era arrivato il momento di staccare la spina. –
- Avete provato a contattare la sua famiglia? –
- Per cosa? Sono affari suoi, ognuno è libero di prendere le proprie decisioni, non le pare? –
- Di cosa vi occupate esattamente? –
- Lavoriamo per il governo, credo che già lo sappia. –
- Siete degli 007 informatici, giusto? –
- Esatto. Il termine è giusto. –
- Tutto quello che intercettate viene registrato? –
- Dipende dal valore di ciò che riusciamo ad intercettare. Insomma, sta a noi decidere cosa va salvato da quello che va eliminato. Una libertà di azione ponderata, mirata alla salvaguardia del nostro paese. Le garantisco che siamo persone preparate e, soprattutto, di alta moralità. –
- Sì, ci credo. È possibile avere le ultime intercettazioni del suo collega? –
- Tramite vostra precisa richiesta, certo, è possibile. Non gliel'ho ancora chiesto, ma cosa gli è successo? -
- È scomparso dalla località in cui risiedeva da poco tempo, insieme ad altre due persone del posto. –
- Davvero molto strano. Sì, ultimamente non era più la persona che conoscevo, ed ora ho avuto la triste conferma. Pensa che tutto questo possa avere a che fare con il suo lavoro? –
- Non lo so, è quello che desidero scoprire. Qualsiasi cosa le venga in mente, la prego di contattarmi. –
- Certo. Le farò avere quello che mi ha chiesto. –
- Grazie. –

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