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Autore: Giovanni Fenu
Titolo: Zibaldone del cinema italiano
Genere Saggio Storico
Lettori 83
Zibaldone del cinema italiano

Recensione del film - Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue - (1969)

Il Dottor Guido Tersilli fa carriera

Il film qui trattato è del 1969 ed è stato diretto da Luciano Salce; ha per protagonista Alberto Sordi che insieme a Sergio Amidei ne ha curato anche il soggetto e la sceneggiatura; si tratta in pratica del seguito de Il medico della mutua (1968) e vede, di fatto, il dottor. Guido Tersilli fare - carriera - divenendo il primario di - Villa Celeste - . Guido Tersilli (Alberto Sordi) è il primario di una prestigiosa clinica, - Villa Celeste - , che dirige col massimo scrupolo, tenendo in particolare considerazione spese, bilanci e convenzioni col risultato che le cure migliori sono riservate per chi ha i soldi e può pagare, a discapito di chi invece ha soltanto la convenzione mutualistica. Un'avidità, quella del primario, sostenuta anche dalla madre Celeste (Nanda Primavera) e che nulla riesce a scalfire, nemmeno le proteste dei medici che lavorano per lui, i quali – tra una lamentela e l'altra – cercano di fare quel che possono fino a quando arrivano al - punto di rottura - e decidono di andarsene in massa dalla clinica. Rimasto solo, il professor Tersilli decide di abbandonare l'avventura a - Villa Celeste - e tornare al suo originario impiego di medico di famiglia, sennonché il ritorno della madre da un intervento di chirurgia estetica in una clinica svizzera, suggerisce al dottore una nuova idea. Spronato anche dalla madre – - Tu hai perso tanti anni a curare i malati, ma sono i sani che devi curare - – Tersilli decide di fare suo, adeguandolo al proprio caso, il motto del chirurgo estetico Stroganoff - La vecchiaia e la bruttezza sono delle malattie che le mutue non vogliono riconoscere. Eppure giovinezza e bellezza sono un diritto di tutti - . Ecco quindi che - Villa Celeste - viene trasformata in un lussuoso ed attrezzato centro estetico per curare il benessere psicofisico, un nuovo tipo di clinica che, questa volta, non è convenzionata con le mutue.
- Inevitabile - , visto il grande successo di pubblico ottenuto l'anno prima, seguito de Il medico della mutua con un Sordi/Tersilli che qui fa carriera, consolidando quel cinismo e quella volontà di arrivare che erano già emersi nella pellicola del 1968. Tuttavia l'evidente incapacità del dottore, non abituato a un ruolo tanto impegnativo – sia dal punto di vista medico che economico – fa sì che ben presto l'esperienza di - Villa Celeste - si riveli a dir poco fallimentare. Se da un lato Salce – e con lui Sordi e Amidei – mettono ancora una volta in evidenza le - magagne - del sistema sanitario italiano dell'epoca, in particolare del sistema delle mutue, ben rappresentato dalla - tirchieria - col quale Tersilli gestisce le spese, prediligendo chi può pagare, dall'altra vi è, nel finale, la definitiva presa d'atto da parte di Tersilli che il vero business, paradossalmente, non è nel curare i malati, ma nel curare i sani.

- Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue - (1969)
cast (attori principali):

Alberto Sordi
Ida Galli
Claudio Gora
Pupella Maggio
Giovanni Nuvoletti
Alessandro Cutolo
Nanda Primavera
Gino Lavagetto


Recensione del film - La classe operaia va in paradiso - (1971)

Capolavoro di Elio Petri con un grande Volonté

Uno fra i capolavori della cinematografia italiana, - La classe operaia va in paradiso - è un film del 1971 diretto da Elio Petri che lo ha anche scritto e sceneggiato in collaborazione con Ugo Pirro, pellicola vincitrice del primo premio al Festival di Cannes del 1972. Tema principale qui trattato è quello – come suggerisce il titolo – della classe operaia ed in particolare dell'alienazione dell'operaio, - stritolato - da un sistema produttivo portato sempre più agli estremi, tra ricorso al cottimo e all'ottimizzazione dei tempi di produzione, sino alle peggiori conseguenze. Protagonista del film è l'operaio Ludovico Massa – interpretato dall'ottimo Gian Maria Volonté – 31 anni e due famiglie da mantenere e già 15 anni di lavoro alle spalle presso la fabbrica B.A.N. - conditi - da due intossicazioni da vernice e un'ulcera. Stakanovista, strenuo sostenitore del cottimo, grazie al quale si può permettere beni di consumo come, ad esempio, l'automobile, - Lulù - – soprannome datogli dai colleghi – è, ovviamente, amato dai datori di lavoro che lo prendono a modello per stabilire i ritmi di lavoro, e odiato dai colleghi che scambiano la sua laboriosità per servilismo verso i padroni. Il duro lavoro di Lulù, lo porta a tornare a casa stremato e con appena la forza di mangiare, prima di crollare dalla stanchezza al punto che anche la sua relazione con la compagna Lidia (Mariangela Melato) ne risente. La vita di Massa continua quindi in una totale alienazione da tutto e tutti, al punto che l'operaio rimane sordo anche agli slogan di protesta urlati e scritti dagli studenti fuori dai cancelli della fabbrica. Una routine completamente assorbita dal lavoro che cambia all'improvviso, quando Lulù ha un incidente sul posto di lavoro che gli procura l'amputazione di un dito. L'incidente subito ha quasi un effetto - catartico - su Massa il quale inizia a prendere coscienza della sua alienazione e della misera vita che conduce, passando così dall'altra parte della barricata aderendo alle rivendicazioni più estreme di alcuni operai e degli studenti, al punto da porsi contro quello che adesso ritiene essere il ricatto del lavoro a cottimo. L'uomo si trova quindi ora immischiato nelle istanze di lotta del movimento studentesco e operaio fino a quando la situazione non precipita: a seguito di un violento sciopero generale, infatti, Lulù perde il posto di lavoro, venendo inoltre lasciato dalla compagna e abbandonato al proprio destino sia dagli studenti – i quali ritengono che il suo sia un caso individuale e non di - classe - – che dagli operai che almeno inizialmente non prendono iniziative nei confronti del loro collega. A questo punto Massa cerca inutilmente conforto andando a trovare l'anziano ex operaio Militina (Salvo Randone) da tempo finito in manicomio anche a causa dei frenetici ritmi di lavoro affrontati. Quando ormai tutto sembra perduto, i colleghi riescono, grazie all'intervento del sindacato, a far riassumere Lulù; il film si chiude con l'operaio in catena di montaggio che, a voce alta, racconta di un sogno che ha fatto, nel quale c'era Militina che a forza di testate riesce ad abbattere un muro al di là del quale, immersi nella nebbia, vi erano, oltre a lui, anche tutti gli altri operai.
Come detto, film capolavoro firmato da Elio Petri che affronta qui una tematica spesso dibattuta dalla cinematografia internazionale, quale l'alienazione dell'operaio, basti pensare, ad esempio, ad un film quale Tempi Moderni (1936) di Charlie Chaplin. Nella pellicola in esame, inoltre, abbiamo una duplice tematica che il regista porta sullo schermo: da un lato quella della già citata alienazione dell'operaio-macchina, dei suoi rapporti con i tempi di lavoro; quindi un film che entra nella fabbrica italiana degli anni Settanta del Novecento per raccontare tutto ciò. Dall'altro, abbiamo una narrazione che travalica i confini della fabbrica per accusare sia il movimento studentesco – troppo distante dai reali problemi degli operai – che i sindacati, ritenuti collusi con i padroni con cui concertano e decidono della vita degli operai stessi. Anche per ciò si spiega la fredda accoglienza che accolse l'uscita del film, in particolar modo dalla sinistra italiana, sia dalla classe dirigente che dalla critica cinematografica. Un'accoglienza che lo stesso Petri, non a caso commentò così: - Con il mio film sono stati polemici tutti, sindacalisti, studenti di sinistra, intellettuali, dirigenti comunisti, maoisti. Ciascuno avrebbe voluto un'opera che sostenesse le proprie ragioni: invece questo è un film sulla classe operaia - .

- La classe operaia va in paradiso - (1971) cast (attori principali):

Gian Maria Volonté
Mariangela Melato
Salvo Randone

Giovanni Fenu
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