Writer Officina Magazine
Home
Magazine
Writer Officina
Autore: Elisabetta Matttioli
Titolo: L'isola di Ortigia
Genere Erotico
Lettori 147
L'isola di Ortigia

New York City

Irene si svegliò verso le 06:00 del mattino, non era riuscita a riposare nemmeno poche ore; il tempo trascorso assieme a Michelle non l'aveva rilassata, pur essendo stato abbastanza piacevole. Il pensiero martellante la conduceva verso Claudio. Si chiedeva dove fosse andato a finire, cosa stesse facendo in quel momento, se stava rischiando la pelle a causa dell'incarico ricevuto... oppure (sarebbe stato peggio), se si trovava tra le braccia di qualche signorina formosa, bionda oppure dagli occhi a mandorla. La mente era torturata da tutti quei pensieri, e iniziò a dispiacersi per non essere riuscita nemmeno a salutarlo come si conveniva. Inoltre, pensò la capricciosa donna, se per caso l'avesse rivisto, confessando anche il più piccolo tradimento, non avrebbe potuto assolutamente perdonarlo! Si vantava di essere una anticonformista quindi, memore di tale pseudo affermazione, le corna non riusciva a concepirle! Di solito gli uomini difficilmente resistono alle grazie femminili, ma lui, per il fatto di essere “diverso” rispetto agli altri (come cantava Mia Martini in una famosa canzone), era costretto a tenere il “regale augello” dentro ai pantaloni! Invece lei, da perfetta anticonformista, aveva l'autorizzazione di fare quello che le pareva, senza pensare al suo giudizio. Perché i tempi erano cambiati, il periodo medievale aveva finito di esistere da un pezzo. E anche se gli avesse confessato le ore di sesso con Michelle, e magari pure con altri, lui avrebbe dovuto tacere! E non azzardarsi a esporre la minima lamentela, in caso contrario sarebbero stati “cavoli amari” per lui... e il suo splendido corpo di donna, l'avrebbe rivisto solo in fotografia!
In verità, Irene non sapeva bene cosa pensare, così rimuginava su delle idee senza senso.
Erano quasi le 06:00 del mattino. In quel momento si trovava nuda e coperta dalle lenzuola di seta nera, che scacciò lontano da sé, gettandole quasi per terra. Dopo... quasi senza rendersene completamente conto, iniziò ad accarezzarsi i capezzoli, prima in maniera frettolosa, poi cambiò subito il movimento, che si fece più incisivo; quando provò del piacere, decise di renderli più turgidi. Scese momentaneamente dal letto, prese dal frigo bar un pezzetto di ghiaccio, facendolo scivolare sulla pelle... Il seno si irrigidì all'istante, provò una piacevole sensazione, e quando tornò sopra al materasso continuò il gratificante gioco. Con la mano destra si toccava il seno, mentre con le dita della sinistra entrava lentamente nella sua stessa intimità. Dopo pochi minuti raggiunse il punto estremo del suo corpo, stuzzicandolo veemente, e alla fine provò un forte piacere... talmente intenso da costringerla a gemere. Non si fermò... procedette ancora, fino a quando sentii veramente il godimento. Fu allora che piano, piano... smise, perché cominciava a essere tardi, doveva andare al lavoro. In caso contrario sarebbe rimasta immersa nel suo stato di estasi privata, ancora per parecchio tempo. Ma l'attendeva l'intervista al famoso gioielliere, non poteva esimersi, oppure lo stesso James l'avrebbe data in pasto agli articoli di gossip (che odiava).
Irene si alzò finalmente dal letto, e iniziò la fase preparatoria per il giornale.
L'appartamento fu invaso dai primi raggi solari, l'alba stava quasi per giungere, ed era ora di destarsi nel vero senso della parola. Entrò dentro l'enorme stanza armadio, fissò ogni singolo capo d'abbigliamento, e infine scelse la mise adatta per l'occasione. L'attenzione cadde su un tailleur nero, composto da giacca e gonna, lunga appena sopra al ginocchio. Ci abbinò una camicia di seta blu, impreziosita da un ricamo floreale in pizzo, posto sul lato sinistro, che lasciava intravedere la pelle del rispettivo fianco. Calzò un paio di décolleté nere con il tacco a spillo e indossò le calze scure autoreggenti, molto velate. Si truccò poco, tanto per non sembrare un cadavere (come ripeteva lei), apprezzò la sua immagine allo specchio e, dopo avere mangiato il solito yogurt alla frutta e bevuto il centrifugato di arance/carote, uscì per andare al lavoro.
Quando uscì da casa, il cuore sobbalzò. Sul momento fu invasa dall'inquietudine, ma l'istante successivo quella strana sensazione scomparve di colpo.
Irene raggiunse il posto di lavoro in perfetto orario e, senza essere annunciata, entrò in ufficio da James per chiedere informazioni riguardo al famoso protagonista della sua intervista. Come volevasi dimostrare, fu lapidario, nel vero senso della parola.
“Ire, ti ho già detto che mi è antipatico, inoltre percepisco un'aurea negativa dalla sua essenza.”
“Ah perfetto... questa è la migliore notizia della mattina, volevo proprio sentirmelo dire da te.”
“Pensa positivo, presto sarà tutto finito e ti leverai il dente. L'articolo sarà favoloso, avremo un sacco di pubblicità positiva, e inoltre... il tuo petit cadeaux è fantastico, degno del mio eccellente gusto.” Modestamente.
“Ripensandoci bene, uno dei lati che apprezzo maggiormente di te è l'alto senso della modestia. Ogni volta che ti sento autoelogiarti, provo una profonda emozione e avverto una vibrazione lungo tutte le fibre del mio essere donna.”
“Lo so che mi ami alla follia... ma Cherie. Piuttosto, parlando di cose serie, scommetto che non hai avuto notizie da parte di Claudio, questa volta gli hanno affibbiato un incarico molto pericoloso, spero vada tutto bene.”
“Mi ha lasciato un laconico biglietto... parlandomi vagamente dell'incarico. Mi sento in parte presa in giro, però se stai ripetendo le stesse parole, vuole dire l'esatto contrario.”
“Claudio avrà i suoi difetti, ma sono certo che non ti sta prendendo in giro. Devi cercare di fidarti di me, e anche di lui.”
James guardò l'orologio, e si rese conto all'improvviso che era ormai giunto il momento della fantomatica intervista. Concordò assieme a Irene un piccolo “piano di combattimento”, per non essere impreparati di fronte all'intervistato. I minuti passarono velocemente, arrivarono presto le 10:19, quando la segretaria li informò dell'arrivo di: Mr. Damiano, della Giudecca. L'uomo entrò silenzioso nell'ufficio di James, ma quando Irene incrociò il suo volto... per poco non le venne un colpo. Il capo non se ne accorse, e sperò che lo stesso fosse pure per il gioielliere, poiché in verità...
Il famoso Damiano della Giudecca non era altro che Augusto Semprini... l'amante romano conosciuto poco prima del suo viaggio a New York City.
Irene riuscì a fingere, attese che James terminasse le formalità di rito, poi fu presentata in maniera ineccepibile dall'amico/capo. Quest'ultimo, come da programma e totalmente ignaro della doppia identità (o presunta tale) del gioielliere, lasciò la collega sola con il protagonista dell'intervista. Improvvisamente, l'aria fu invasa da una strana e inquietante atmosfera. Per un attimo, i due ex amanti restarono zitti, si guardarono solo negli occhi. Irene si sentì leggermente smarrita, sapeva del “potere” di Augusto sulle persone... Non voleva dargli ulteriori chance, così si armò di tutto il suo coraggio e parlò per prima.
“Augusto... Damiano? Vivi a Parigi... a Londra? Sei un gioielliere. Forse, il tuo lavoro è l'unica verità che mi hai raccontato!”
“Sapevo, quando ti ho conosciuta, che avresti fatto una grande carriera. Oltre a diventare una donna affascinante e non semplicemente bella.”
“Non cambiare discorso... A Roma, mi raccontasti un fracco di balle.”
“Non erano tutte balle. Sicuramente provammo entrambi delle intense emozioni, di certo fuori dall'ordinario, non puoi fare finta di nulla.”
“Sì, in verità... avevo preso una bella cotta per te. Dopo che te ne sei andato ho anche fantasticato molto, sperando per mesi di avere un futuro assieme a te. Credevo di vederti da qualche parte... A Time Square, in uno dei tanti grattacieli, oppure in qualche ristorante alla moda. Invece nulla. A un certo punto mi sono dimenticata di te, o meglio ho smesso di fantasticare, concentrandomi sul mio lavoro, riscoprendo in me una rinnovata sensualità. Per questo, devo ringraziarti. E ora, l'antipatico destino ti mette nuovamente sulla mia strada, ma durerà poco... una volta terminata l'intervista, ti dirò definitivamente Adieu mon amour.”
“Be', se la metti su questo piano, durerà poco anche perché fra pochissimi giorni me ne dovrò tornare a Parigi, dove vivo. Se dovessi rimettere piede a New York, non ti avvertirò. Stanne pur certa! Se hai tanta premura di iniziare il nostro ‘incontro verbale', ti consiglio caldamente di cominciare. Sai come si dice... Tolto il dente e tolto il dolore.”

Irene finse una falsa tranquillità e diede voce alle parole, dando vita all'importante intervista.

Irene: Mr. Damiano, il popolo americano è molto curioso, ama in modo particolare chi considera un'icona di stile come lei, e adora i suoi magnifici gioielli, eleganti, ricercati ma allo stesso tempo lineari nella loro complessità! I lettori del giornale che rappresento vorrebbero sapere la sua data di nascita.
Damiano: Miss Irene, vivo a Parigi “dalla notte dei tempi”, sono nato in Italia, però ormai non rammento più la data esatta... Il popolo americano mi perdonerà, se non svelerò un giorno che nemmeno ricordo!

In quel momento Irene, gli avrebbe volentieri messo le mani al collo, ma preferì lasciare perdere.

Irene: Mr. Damiano, se non ricorda quando è nato, rammenterà almeno per quale motivo ha deciso di trasferirsi a Parigi?
Damiano: Miss Irene, non fui io a prendere tale decisione, al contrario i miei genitori abbandonarono l'Italia, assieme a me e mia sorella Berenice.
Irene: Ma questa è una vera notizia, nessuno dei suoi ammiratori/ammiratrici sapeva che lei aveva una sorella!
Damiano: Sì, Berenice era alta un metro e sessantanove, una lunga cascata di riccioli biondi le incorniciavano il viso, gli occhi azzurri ma screziati da alcune striature viola somigliavano al colore di Cala Mariolu, in Sardegna. Le gambe affusolate mi ricordavano le fattezze immortali di una Ninfa greca, e infine... le labbra rosse, potrei paragonarle al melograno più succoso, dal retrogusto leggermente acido. Aveva un'intelligenza vivace e una personalità seduttiva, ma incisa dall'insinuante ambivalenza di chi non ha una vera coscienza! Questa è la descrizione della mia Berenice...

Irene rimase di stucco di fronte a una simile descrizione; conosceva abbastanza bene Augusto, oppure Damiano, e sapeva quanto poteva essere ambiguo, però non avrebbe mai pensato a un simile “quadro” fisico/psicologico della sorella. Non seppe più andare avanti con le domande, perché l'uomo aveva gettato sopra all'intervista un'ombra di misteriosa e intrigante ambiguità. A un certo punto, pensò di fare finta di nulla, continuando come niente fosse accaduto.

Irene: Mr. Damiano, sicuramente sua sorella è una persona molto affascinante e particolare. È una fonte di ispirazione per la sua vena creativa? Oppure, si è avvicinata solo marginalmente all'arte orafa?
Damiano: Miss Irene, la mia adorata sorella si era avvicinata alla mia arte orafa in maniera appassionata, a un certo punto fu per me la musa ispiratrice per eccellenza. Fu così che creai un'intera linea dedicata a lei, intitolandola anche: L'Essence de Berenice. Era caratterizzata da pietre azzurre, in tutte le varietà possibili e immaginabili. L'oro che scelsi fu rigorosamente bianco e i modelli, come dice lei, Furono lineari nella loro complessità!
Irene: Deve essere una linea molto preziosa, alla quale lei è molto legato sentimentalmente.
Damiano: Sì, lo sono. Ne esistono pochi “esemplari” al mondo! A parte il valore volgarmente monetario del gioiello, per me è importantissimo l'aspetto intimistico che prevale su tutto il resto. I gioielli creati per la linea in onore di mia sorella non sono per ogni donna, ma solo per coloro che ne comprendano la reale... Essenza!
Irene: Sua sorella si sarà sentita onorata di avere una linea di gioielli dedicata solamente a lei!
Damiano: Sì, Berenice si sentì profondamente onorata. Come le avevo detto, si era appassionata totalmente al mio lavoro. E, sempre per elevare il suo nome fino al termine dei tempi, diedi vita a una statua d'oro e pietre preziose con le sue fattezze... che incastonai sulla lapide, all'interno della tomba di famiglia.

In quel momento, l'essenza stessa del gelo si impadronì della stanza. Irene non sapeva come proseguire con l'intervista. Quell'uomo era riuscito a spiazzarla per l'ennesima volta, confessandole in maniera disumana la morte di Berenice, mettendoci tutta la tranquillità di questo mondo, facendo trapelare “zero” emozioni. Lo guardò in viso, era rimasto impassibile, anzi... a lui sembrò strano dover attendere la domanda successiva. A un certo punto, Damiano chiese a Irene se si sentisse bene...
Irene: Sinceramente non sapevo della morte di sua sorella, anzi, negli USA non era giunta questa notizia.
Damiano: Credo che il popolo americano sia curioso solamente quando non riesce a carpire i segreti di chi apprezza. Al contrario, mostra un falso interesse nei confronti degli altri personaggi.
Irene: Chi sarebbero gli altri personaggi?
Damiano: Le persone che si mostrano semplicemente, senza nascondere nulla di sé. Personalmente le trovo di una noia mortale, non riescono mai a stupirmi. Quando mi trovo davanti al classico “libro aperto” e in breve tempo scopro ogni piccolo particolare, smetto di provare interesse e vado oltre. Mia sorella non cessava mai di stupire, era un vulcano di idee. Rimanere accanto a lei, significava cancellare la noia dalla propria vita, immergendosi dentro al mare delle sue stesse emozioni. “Necessitava” di un uomo alla sua altezza, ma purtroppo fu delusa da tutti, o quasi. Anche io... riuscii a deluderla.
Irene: Mr. Damiano, lei fece soffrire sua sorella?
Damiano: Miss. Irene, il termine “deludere” non è sinonimo di “soffrire”. La sofferenza è passeggera, mentre la delusione può anche essere una condizione infinita, dal sapore amaro, ma che si addolcisce con il trascorrere degli anni.

Irene non ci capiva più nulla, voleva solo porre fine a quell'intervista, che stava diventando troppo ambigua per i suoi gusti. Ma era costretta a continuare, altrimenti sarebbe stato un problema per la tanto decantata professionalità.

Irene: Mr. Damiano, fu così terribile il gesto che provocò la delusione in sua sorella?
Damiano: Miss Irene, sì, fu davvero terribile... La mia adorata Berenice si arrabbiò molto con me, perché non accettai la sua stessa morte, rifiutandomi di vederla esalare l'ultimo respiro. Per cercare di farmi perdonare, creai la statua d'oro bianco.
Irene: Mr. Damiano, Berenice si arrabbiò con lei?
Damiano: Miss Irene, non la vidi morire, però sapevo che si era arrabbiata con me.
Irene: Mr. Damiano, è inutile che le chieda di quale male è morta sua sorella?
Damiano: Miss Irene, lei si è appena fatta la domanda e contemporaneamente si è data anche la risposta. Non ricordo come siamo caduti dentro a tale discorso, ma cambiamo direzione.
Irene: Mr. Damiano, nel corso degli anni è cambiata la sua vena creativa? O meglio, sono cambiate le sue fonti d'ispirazione?
Damiano: Miss Irene, la creatività non si impara, lei regna dentro di noi fin dalla nascita, quando le viene voglia torna in superficie. A volte ci impiega anni, in altri casi un evento fortuito, oppure tragico, ci fa veramente ricordare della sua esistenza. Oppure, un amico ci sprona a metterci in gioco, tirando fuori dal cassetto dell'anima un dono che credevamo esaurito. Oppure, ci rendiamo conto di essere artisti da sempre, e inseguiamo la nostra aspirazione fin dalla più tenera età. In ogni modo la creatività non si impara, indipendentemente dal suo valore intrinseco, è incisa nei meandri vorticosi della pelle. Credo di essere stato chiaro, Miss Irene!
Irene: Mr. Damiano, dal suo bel discorso intuisco che non si ispira mai a niente? Oppure a nessuno?
Damiano: Miss Irene, non è esattamente vero. A volte basta poco per ispirarmi, per esempio i luoghi che amo, oppure i posti sconosciuti suoi quali fantastico, e ancora... le location che non ho mai osservato, quando mi capita di andarci, casualmente o per il mio stesso volere. E non posso dimenticarmi i volti della gente che frequento tutti i giorni, e ancora chi incontro e mi colpisce irrimediabilmente!
Irene: Mr. Damiano, ci sono persone per lei indimenticabili?
Damiano: Miss Irene, nella mia vita ci sono stati al massimo tre uomini incredibili e altrettante donne magnificamente tatuate nella mia pelle, in modo indissolubile.
Irene: Mr. Damiano, chi sono questi fortunati eletti?
Damiano: Miss. Irene, sono un uomo di altri tempi, non posso fare facilmente i nomi e i cognomi. Dico solamente che gli uomini sono ancora vivi, mentre delle tre donne ne è rimasta in vita solamente una.
Irene: Mr. Damiano, la sua vita è circondata da un'ardente atmosfera di sensualità e morte!
Damiano: Miss. Irene, la sua frase miscela perfettamente una domanda e al contempo la risposta! Comunque è vero, la mia vita è stata cucinata con entrambi gli ingredienti. Nessuno dei due potrebbe vivere senza l'altro.
Irene: Mr. Damiano, ne deduco che lei sia felice della sua vita.
Damiano: Miss. Irene, la felicità è semplicemente una forma mentis. È astratta, non si vede, non si tocca, non si bacia, non si mangia e nemmeno si beve. Se lo desideriamo, possiamo anche respirarla, in caso contrario viviamo solamente in superficie. E poi, se smettiamo di respirare, finiamo subito sottoterra. Perché dovremmo anticipare un evento poco gradito a tutti? Non è forse vero, Miss. Irene?
Irene: Mr. Damiano, lei risponde spesso alla mia domanda con una seconda domanda!
Damiano: Miss. Irene, nei giochi di squadra ci sono sempre una difesa e un attacco, cerco solo di usarli entrambi. Deve farmi altre domande? Non per essere scortese, ma è tardi e rischio di non essere puntuale a un appuntamento...
Irene: Mr. Damiano, non si preoccupi, ho quasi terminato di torturarla. Ho letto che lei vive a Parigi, però viaggia molto, non sarà facile riuscire a mantenere dei legami, “muovendosi” in continuazione.
Damiano: Miss Irene, nella vita ho imparato che le persone da noi amate, in grado di corrispondere questo sentimento, restano sempre accanto a noi, se lo vogliono! Non esiste una vera e propria distanza. Inoltre, come le ho detto prima, pochi riescono davvero a stupirmi. Non soffro per chi ho perso, se è accaduto non erano importanti, ed è assurdo piangere nei confronti dell'inutilità.

Irene rimase nuovamente di stucco, decise veramente di scrivere la parola “fine” a quell'intervista.

Irene: Mr. Damiano, non voglio rubarle ancora dell'altro tempo prezioso. Voglio sapere se la sua prossima linea sarà disponibile per tutti, oppure per alcuni clienti eletti?
Damiano: Miss Irene, la mia nuova linea sarà per tutti e contemporaneamente per nessuno! Basta semplicemente volerla.

Giunta a questo punto, Irene salutò Damiano (l'ex Augusto), facendogli i complimenti del caso, e infine gli strinse la mano. Provò una strana sensazione, un misto di desiderio profumato dall'angosciante distacco. Non comprese perfettamente le sue emozioni. Lo guardò fisso negli occhi, salutandolo educatamente, come nulla fosse accaduto. Nel momento in cui l'uomo stava per aprire la porta, si voltò ancora verso di lei, facendole una domanda.
“Irene, grazie per la bella intervista, sei stata molto brava, non sono un osso facile da masticare. Pensi di essere la donna rimasta ancora in vita? Che fu in grado di colpirmi?... My Darling!
Damiano uscì, incrociandosi con James, i due uomini si salutarono, l'intervistato affermò che Irene era stata professionale e ineccepibile. Poi, non si scambiarono altre parole. Il gioielliere si allontanò velocemente, senza voltarsi indietro, tenendo la mano destra in tasca. Quando James rientrò nel suo stesso ufficio, vide Irene seduta con le gambe accavallate: era stranamente silenziosa e teneva stretta fra le mani una Montblanc blu scura. Il comportamento della donna colpì moltissimo l'amico/capo. Per un attimo, pure lui non si degnò di parlare, fino a quando le chiese se stava bene. Lei rimase immersa in quell'assordante mutismo. L'uomo si avvicinò a lei, tentò di scuoterla, ma Irene sembrava essersi trasformata in una statua di marmo bianco. Improvvisamente, fissò l'amico con i suoi profondi occhi verdi, aprì la bocca e diede fiato alle parole.
“James, leggi l'intervista e dimmi sinceramente cosa ne pensi.”
“Ok Ire, farò come vuoi tu.”
James prese il portatile dal grembo di Irene, si sedette comodamente e lesse ogni singola frase. Una volta terminato l'importantissimo compito, restò nuovamente muto, alzò la testa, fissò ancora negli occhi la bella collaboratrice e affermò con tono inequivocabile:
“Irene, Damiano della Giudecca è completamente pazzo!”
“James, con quel pazzo ci sono andata a letto, fu un'esperienza incredibile.”
Irene, sono le 13:49, oggi pranziamo in ufficio, ci faremo portare lo spezzatino di seitan con le melanzane. Ne ho terribilmente voglia, anche se provo per lui una sincera antipatia.

Un capitolo tratto dal mio romanzo : L'isola di Ortigia.
Elisabetta Mattioli.

Elisabetta Matttioli
Biblioteca
Acquista
Contatto