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Autore: Hagar Lane
Titolo: Cavalier Hak
Genere Fantasy Storico Formazione
Lettori 228
Cavalier Hak

Sapere aude

Ogni anno Hak organizzava un torneo e sfidava un diverso regno: quella era l'unica occasione in cui vedeva un re della Terra dei Saggi.
Quell'anno lanciò la sfida al Regno delle Arti e delle Lettere, ma le fu comunicato che a presiedere il torneo sarebbe stata una nobildonna di nome Alexandra, che avrebbe schierato sul campo da gioco soltanto i cavalieri del suo casato e non quelli del regno.
Alexandra era la donna più ambita della contea dal giorno in cui il marito morì in un feroce agguato (un regolamento di conti fra potenti). La sua corte si era riempita di spasimanti, mentre lei, altrettanto rapidamente, si trasformò in una donna ricchissima. Il marito, morendo, le aveva donato le sue immense ricchezze, ma anche il suo blasone, e Alexandra imparò presto sia a far fruttare il denaro che a godere dell'esercizio del potere.
“Questa donna risponde alla mia sfida... lanciandomene un'altra?”, rise sbigottita Hak dopo aver letto la risposta del Regno delle Arti e delle Lettere.
Era tanto tempo che Hak non rideva così di cuore – da quando aveva messo piede per la prima volta nel drasco – e, poiché a sfidarla era una donna, volle che quel torneo fosse ricordato come il più sfarzoso di tutti i tempi. Il cavaliere scelse per l'occasione una lizza assai vasta, ricca di pascoli e zone coltivate: sarebbero avvenute lì le cariche e le battaglie. Volle anche un vigneto, che consentisse le imboscate per accrescere l'emozione sui palchi, e fece allestire i rifugi per permettere ai cavalieri stanchi o feriti di ripararsi dai colpi del nemico, accentuando così, nell'attesa, il batticuore delle dame.
Il giorno del torneo arrivò.
Lo schieramento del Regno delle Arti e delle Lettere era quello dei ténants – quelli di fuori – che avevano lanciato la sfida e avrebbero tentato l'assedio alla “città”. I combattenti del Drasco delle Scienze erano i vénants – quelli di dentro – che avevano accettato la sfida e dovevano difendere la “città”.
Per la prima volta Hak non partecipò a un torneo organizzato dal suo drasco, ritenendo scortese che una dama fosse lasciata sola sul palco. Era così presa dal torneo che si limitò a baciare la mano di Alexandra senza dire una parola. Si sedette accanto a lei e per tutta la durata della gara restò in silenzio, con gli occhi fissi sul campo di battaglia. Dopo la prima serie di scontri i cavalieri della nobildonna si compattarono e si disposero frontalmente ai suoi, mentre quelli delle retrovie si spostavano lentamente ai lati. Hak scattò in piedi con gli occhi sbarrati. I cavalieri di Hak corsero subito a cercare l'ammirazione negli scontri diretti, non capendo per tempo la mossa tattica dell'avversario, sicché i rivali li strinsero ai fianchi e li obbligarono a entrare in piccoli gruppi nelle vigne, dove la squadra di Alexandra ebbe la meglio. Hak perse il primo torneo della sua vita e ascoltò incredula l'araldo decretare la vittoria di qualcuno che non era lei.
“Il torneo più sfarzoso di tutti i tempi... e dove io perdo?”, sorrise sconcertata Hak. Il cavaliere si voltò verso la nobildonna, che in quel momento parlava con un'altra dama seduta alla sua destra. Alexandra, alta, bruna e con due grandi occhi neri, era estremamente elegante in ogni suo gesto e parola, ma era anche il guerriero che l'aveva battuta, e Hak non riusciva a pensare che a quello mentre la guardava.
- È stato un onore perdere contro di voi, nobile Alexandra - sorrise Hak alla nobildonna. - La festa di fine torneo è magnifica, sono certa che vi piacerà. -
In quel momento salì sul palco, tutto trafelato, Ortensio, il funzionario di Hak.
- Mio signore, Giada sta malissimo - ansimò Ortensio.
Hak lo fissò scura in volto, poi si girò di scatto verso la sua ospite: - Perdonatemi, nobile Alexandra, devo correre al castello. -
- Mi spiace molto, Re Hak - si alzò Alexandra. - Giada è.... - chiese con sentito interesse.
- MIA FIGLIA! - urlò il re già di spalle.
Hak e Ortensio cavalcarono insieme in direzione del castello, e lungo il tragitto si parlarono.
- Aggiungete un premio al bottino dei vincitori. Voglio i guanti più preziosi dell'intera contea - ordinò Hak al funzionario. - Siano donati alla nobile Alexandra. -
- Illustrissimo Re Hak, i guanti che mi chiedete li crea solo il Regno del Pellame, e noi non abbiamo scambi commerciali coi regni da tantissimo tempo ormai. -
- Dite a Re Flavio che vi manda Cavalier Hak. Non tornate senza quei guanti, Ortensio - gli intimò Hak prima di saltare un fossato.
Il re scosse le redini e si diede al galoppo, mentre Ortensio tirava a sé le sue per fermarsi. Il funzionario imboccò il sentiero alla sua sinistra, che conduceva al Regno del Pellame, e dopo poco si diede anche lui al galoppo.

2
Hak scese correndo le scale a chiocciola del mastio e aprì di scatto la porta della stanza di Mercuria. Giada era sdraiata su un grande tavolo rettangolare, e Ottilia, appollaiata accanto a lei, la fissava. Mercuria, avvolta nella sua solita toga verde dalle ampie maniche, stava sfogliando un grosso volume posto sul leggio a lato dell'altare dei riti magici. In quel momento la colomba vomitò. Hak chiuse nervosamente la porta alle sue spalle e corse da lei ad accarezzarla.
- Spostatevi Hak. Siete d'impiccio, voi e Ottilia! - intervenne Mercuria allontanandole come due mosche.
- La salverete? - sussurrò Hak.
- La sto curando. -
- E io vi ho chiesto se la salverete! - alzò la voce Hak.
- Se volete star qui rendetevi utili o andatevene. Hak, pestate finemente i legumi, ma mooolto finemente. -
Hak raggiunse veloce la testa del tavolo, afferrò decisa mortaio e pestello e iniziò a pestare.
- Tu, Ottilia, metti i vermi nel latte - ordinò la strega al falco avvicinandole un barattolo tracimante di grossi vermi bianchi e una ciotolina piena di latte. - Dieci vermi, non uno di meno, non uno di più. E non danneggiarli col becco, hai capito? - si raccomandò con tono burbero.
- Giada è malnutrita! - strillò arrabbiata Mercuria.
- Cosa? - sbarrò gli occhi Hak. - Ma se è grassissima! -
- Appunto. Malnutrita! Troppi semi e poche sostanze vitali - ribatté con forza la strega.
Mercuria aprì col pollice e l'indice di una mano un occhio di Giada e vi guardò dentro, poi lo richiuse e lanciò un'occhiataccia ad Hak a conferma della sua diagnosi. Hak abbassò lo sguardo e prese a pestare nel mortaio con più vigore.
- Ti mancano le sostanze vitali, vero piccolina? - disse con tono dolce la strega alla colomba; la accarezzò e poi s'incamminò verso la credenza alle spalle di Hak.
Sulle ante della dispensa era raffigurata Artemide – una Dea alta e snella, coi capelli raccolti e una mezza luna sul capo – intenta a scoccare una freccia dal suo arco, sotto lo sguardo ammirato di un cervo.
Mercuria fissò la Dea a lungo, immobile e silenziosa, con le gambe aperte sul pavimento, le mani stese con i palmi rivolti verso l'alto e i gomiti leggermente piegati. Quando Mercuria aprì la dispensa, Hak sentì lo scricchiolio delle ante e si voltò di scatto a guardare. Davanti ai suoi occhi si schiuse un mondo fantastico e a lei completamente sconosciuto fino a quel momento: il mondo delle erbe mediche. La dispensa era piena di contenitori di vetro di ogni forma e dimensione, ognuno contenente una diversa sostanza medica, e tutti erano finemente intagliati, colorati e decorati con smalti, filamenti, rame e sali d'argento. Mercuria afferrò un barattolo color rame e lo strinse sotto il braccio, poi prese un boccettino arancione e un'ampollina decorata con fili d'oro e d'argento, richiuse la dispensa e tornò da Giada.
In una ciotolina di legno di quercia la strega sbriciolò una manciata di vegetali a foglia verde essiccati, vi versò sopra un po' di succo di carota e, infine, due gocce d'olio denso e profumato. Con un bastoncino di betulla girò quella mistura magica, in un verso e poi nell'altro, e quando la pozione fu pronta guardò soddisfatta Hak e Ottilia. La strega prese delicatamente la ciotola con entrambe le mani, la sollevò e andò davanti all'altare dei riti magici. Hak lasciò il mortaio e si avvicinò veloce, e Ottilia, anche lei interruppe il suo lavoro e prese a guardare la strega con un verme penzoloni dal becco che si dimenava da tutte le parti.

Bella Dea dell'arco
della Luna e delle Stelle,
a te ricorriamo invocando aiuto.
Trattieni l'anima di Giada
un ultimo giro nella spirale della vita!
Morte! Risurrezione! Poi sia la perfezione.
E quando l'anima di Giada risorgerà
Hak un altare ti ergerà.

Hak sbarrò gli occhi, mentre la strega piegava lentamente i gomiti e ruotava il busto per guardarla in attesa di una risposta.
- Quei malefici dei Giusti chiedono di voi. Cercano proprio voi, Mercuria. Dicono che ho una strega nel drasco e devo consegnarla. Ma se costruisco l'altare che mi chiedete... come farò a sostenere che non è vero? - domandò ansiosa Hak.
La strega, impassibile, sollevò nuovamente la pozione magica e ripeté l'ultima parte del rito.

Morte! Risurrezione! Poi sia la perfezione.
E quando l'anima di Giada risorgerà
Hak un altare ti ergerà.

In quel momento il gozzo di Giada prese a gonfiarsi e svuotarsi convulsamente, e Hak capì che stava morendo. Quando la strega si voltò nuovamente a guardarla, Hak le fece cenno di sì con la testa.
Passò la notte e poi un giorno, un altro e un altro ancora. Quando fu di nuovo Luna nascente, Hak vide Giada svolazzare libera e felice con Ottilia, ringraziò in cuor suo Diana, andò nel mastio e fece chiamare il suo funzionario.

3
- Ortensio, manca un altare nel drasco, ve ne siete accorto anche voi? In fondo siamo il Drasco delle Scienze, perciò... manca un altare. -
- Grande re, abbiamo l'altare giusto, ebraico e musulmano. Non mi sembra vi siate fatta mancare nulla, anzi, se mi è concesso, vorrei ricordarvi che la Congrega dei Giusti vi pressa ogni giorno perché abbattiate tutti i simboli eretici di cui vi siete attorniata. Sapete che l'eresia è punita col... -
- Manca l'altare pagano, Ortensio! - lo interruppe bruscamente Hak. - Gli Dei son tutti belli e tutti fratelli - aggiunse con fermezza. - Manca una Dea - continuò con aria pensierosa. - Ecco, dovremmo costruire un altare che raffiguri una Dea bellissima. Ve ne viene in mente qualcuna per caso? -
- Forse... Afrodite - propose sottovoce Ortensio.
- Nooo, Venere no. Meglio Artemide. Esatto. Diana! - rilanciò contenta Hak. - Signora delle selve e degli animali senza regno - prese a elencare con enfasi. - Custode delle fonti e dei torrenti. Protettrice dei poveri, degli oppressi, dei perseguitati dalla Con... -
Hak si arrestò bruscamente. Ortensio si era portato le mani al petto, come in preda a un forte malore, e aveva sbarrato gli occhi e la bocca.
- Che vi succede, Ortensio? State male? - chiese Hak.
- Mio po... potentissimo re - , balbettò Ortensio, - Artemide è... è la Dea delle streghe! Come potete.... -
- Posso, Ortensio! - lo raggelò Hak. - Fra tre giorni voglio vedere Diana accanto agli altri Dei, con arco, frecce, cervo e tutto quello che le serve. E dopo costruiremo anche il mio Dio - continuò decisa. - Sono il signore del drasco e non ho un Dio al quale rendere omaggio? -
- Il vostro Dio, potentissimo re? - sussurrò Ortensio sempre più pallido e sudato.
- Il mio Dio è metà uomo e metà donna, con le zampe al posto dei piedi e le foglie al posto dei capelli. Ha una spada nella mano destra, un ramo di ciliegio nella sinistra e sulla testa porta una corona rossa d'alloro - gli spiegò velocemente Hak.
Si sentì un gran botto: Ortensio era caduto a terra svenuto. Hak corse ad aprire la porta.
- Ortensio sta male! - urlò Hak agli inservienti. - Portatelo da Mercuria - ordinò correndo giù per le scale.

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