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Autore: Simone Volponi
Titolo: Urbe Ferox
Genere Horror Distopico
Lettori 157
Urbe Ferox

Così era sorta l'Urbe, conficcata tra i resti di una Roma sfinita, afferrata poi dall'unica forza in grado di raccogliere le lacrime e la rabbia della nuova popolazione post-umana: gli Elevati, l'ultima razza politica rimasta, salita al governo marciando sulle macerie e cavalcando la disperazione. Gli Elevati si erano arroccati nella fibra del mega portale Source, attraverso il quale legiferavano e vigilavano, ben lontani dalla miseria lasciata a vagare per le strade di una metropoli sempre più gonfia e pronta a esplodere.
Il Source aleggiava impalpabile nell'aria, scorreva liquido nella fibra delle connessioni, osservava con disgusto la sua creatura, e demandava il governo alla tecnologia e agli Affaristi, unicamente concentrati a ingrassare le proprie tasche insieme a quelle del Sistema Operativo.
Il che stava a dire: - Ok, gente, fate il cazzo che volete fin dove ve lo lasciamo fare. Niente di più. -
Democrazia diretta.
Marzia scese alla solita fermata dopo l'ennesimo viaggio in apnea nel chiuso dello Snaggletooth linea 916. Subito l'avvicinò un derelitto incurvato, gonfio di pustole sopra la pelle annerita dall'asfalto.
- Ce l'hai un po' de Overkill, bella? -
Aveva gli occhi gialli deformati dalla droga, il destro che puntava verso Marzia, mentre il sinistro guardava in basso con un tremolio continuo. Il volto contratto da una semi-paresi estatica e la lingua bagnata dalla schiuma giallastra spinsero Marzia a sbandare di lato mantenendo comunque il passo.
- E dai, mi serve una dose! - Il derelitto le zoppicò dietro per qualche metro. - Ce l'hai... ce l'hai un po' di millanti, te li ridò poi! -
Marzia infilò la mano in tasca verso il taser, anche se sapeva che non avrebbe dovuto far nulla in caso di molestie o pericolo.
Tutto era sempre sotto controllo.
Il derelitto cadde dietro di lei e si mise a rotolare sul marciapiede in preda a grida e risate folli.
Tossico terminale di Overkill.
Che fosse masticata nella sua forma gommosa, oppure sniffata come polverina, o iniettata liquida e calda in vena, prima o poi l'Overkill ti sodomizzava corpo e cervello. Se non ti scoppiava il cuore, finivi abbattuto come un maiale nel mattatoio e smaltito negli inceneritori.
Marzia se ne teneva alla larga. Finora aveva resistito, nel suo corpo non era mai calata nemmeno una sostanza psicotropa per alleviare il peso dell'esistere in quello sfacelo. Niente di niente. Restare pura, fuori e dentro, era fondamentale per tirare avanti.
Continuò a piedi verso Campo de' Fiori, passando per l'oscura Via del Pellegrino. Miasmi acri salivano dalle fogne gorgoglianti, era come se sotto ogni tombino respirasse un mostro. Lo stesso puzzo che si respirava dove viveva lei, e un po' ovunque. Marzia pensò che poteva anche andare peggio, come nel ghetto dell'Eur, ridotto a una palude melmosa dalle fognature esplose che sputavano continuamente liquami e pezzi di cadaveri.
Poteva sempre andare peggio.
Marzia tirò fuori dalla tasca la tessera-iphone, che era anche l'unico documento ufficiale di cittadinanza, e controllò il suo profilo su Sharing: milleduecentosei nuove richieste di contatto. I commenti sotto la foto postata quel giorno, un primo piano delle sue gambe accavallate e strette nelle calze a rete di seta nera – un vecchio cliché dell'epoca moderna, ma ancora funzionale per gli ormoni infetti dell'Urbe – si sommavano in una disperata corsa all'irraggiungibile. Tra le migliaia che la volevano, solo una manciata se la poteva permettere. La cosa non le suscitava alcuna sensazione: era così e basta.
Si accese la notifica di un messaggio in chat. La collega Clizia.
- Ma', sei arrivata? Dai che abbiamo il tutto esaurito! -
- Come tutte le notti! - digitò Marzia in risposta. - Ce ne sono sempre troppi... -
- E mai abbastanza! Dai, forza, sennò Il Bolo s'incazza. Le tue prenotazioni sono già in fila. -
- Come sono fortunata, vero? -
In quel momento il video messaggio automatico della Sindaca comparve in contemporanea su tutti gli schermi, interrompendo Sharing e qualsiasi altra trasmissione:
“Cittadini, insieme ai miei consiglieri il lavoro prosegue per restituire lo splendore e la bellezza che l'Urbe, la casa di tutti voi, merita. Il vento sta cambiando, signori, il vento sta cambiando. Ci siamo. Con senso del dovere, con umiltà e piena consapevolezza, lavoriamo per i cittadini, e anche per quanti ancora non lo sono. Vi chiediamo intanto di fare la vostra parte, e pensare all'ordinario, poi allo straordinario...”
Il video si ripeteva ogni mezz'ora, in un ciclo continuo. Di solito ogni giorno qualche parola cambiava, ma non sempre. Le pause tra una frase e l'altra avevano sempre la medesima durata. Durante il messaggio, Marzia distolse lo sguardo, preferiva mettere a fuoco il casino della piazza e prepararsi mentalmente; era sempre difficile abituare la vista a quell'inferno, nonostante la sua vita fosse tutta lì.
- Perfezionatevi, siate migliori. La Orgasmatron prepara per voi le... bzzz... migliori App sul mercato. Provate le... bzzz... App Orgasmatron, innesti per... bzzz... ottimizzare la vostra vita... bzzz... state al passo con i tempi... -
Tra sbalzi di tensione e disturbi del segnale, la suadente voce femminile scivolava fuori da uno dei mega-schermi incastrati tra i locali, emessa dalle labbra di un bellissimo volto luminoso e gentile, il sorriso accomodante, gli occhi color arcobaleno. Promozione della Orgasmatron, l'azienda di App dell'Urbe. Protesi motorizzate, innesti trattati con DNA modificato, ottimizzazione post-umana. Un trattato commerciale con la Germania, i cui scarti tecnologici venivano venduti al Source. Era come vivere in un costante upgrade fallito.
Finito lo spam Orgasmatron, partirono le movenze sensuali di alcune delizie femminili proposte in sequenza. Marzia le osservò giusto un attimo, e pensò a quanto fosse inutile tutta quella sceneggiata di ammiccamenti, di lingue striscianti tra le labbra, di tette strizzate con le mani. A lei bastava spogliarsi e i clienti perdevano il senso del tempo e dello spazio. Le bastavano pochi gesti e quelli si godevano il loro pezzetto di estasi.
Spostò lo sguardo verso il Wi-Fi Point alimentato dai pannelli solari, dove già si accalcava una massa di disperati in attesa di sedersi per farsi un viaggio su Internet. Erano tutti senza tessera-iphone, non erano cittadini registrati, quindi potevano solo pagarsi un'ora ai PC pubblici per navigare sui pochi siti selezionati dal governo, tutti a sfondo sessuale e pieni di spam creati dagli Affaristi. Quei poveri sbroccati si accontentavano di sognare per sessanta minuti precisi davanti allo schermo, prima di andarsi a scatenare nei club.
Marzia tracciò nella mente il passaggio da percorrere per andare al lavoro, e le salì il solito brivido nauseante. Intanto il messaggio della Sindaca proseguiva, ricordando che quanti raggiungevano lo status di cittadino venivano registrati sul social governativo Sharing con un profilo pubblico che ne attestava l'esistenza e ne seguiva i passi nella società, godendo così del reddito di cittadinanza garantito ogni mese. Settecentomila afro-lire per cominciare, poi...
... poi. Il poi era una legge non scritta ma vigente, l'ignoto “poi” che la Sindaca e tutti gli Elevati rintanati nel portale Source predicavano. Elevati che erano delle entità astratte, percepite ormai come divine dalla massa senza cervello dell'Urbe. Pochi di loro si facevano vedere, o attraverso gli schermi, oppure attraverso bio-droidi che ne replicavano le fattezze.
“Il vento sta cambiando”...
Marzia aveva sentito quello slogan ogni giorno da quando aveva memoria, e come tutti, lo vedeva scorrere di continuo negli schermi piantati come alberi intorno alle strade e alle piazze, un loop di neon che non illudeva più nemmeno se stesso. Marzia avrebbe riso, se ci fosse stata ancora la spinta emotiva per farlo. Dentro di lei era tutto freddo, morto, era solo un organismo che continuava a esistere meccanicamente, finché il motore cardiaco funzionava, giorno dopo giorno. Un secondo alla volta.
Così funzionava nell'Urbe feroce, capitale di un vecchio paese del Sud Europa divenuto politicamente parte del Nord Africa. Il vecchio stivale tricolore era stato infilato nel cranio africano come fosse una bandiera sventolante detriti piantata nella sabbia di una Luna forgiata dalla miseria. Già da tempo i disperati africani e mediorientali si arrampicavano sul tacco e sulla punta dello stivale spellato, rosicchiando spazio vitale, insinuandosi tra le viscere sempre più calde del Mezzogiorno. Il Muro costruito dietro il culo dell'Urbe era stata la prima iniziativa del Source, una prevenzione per arginare la spinta delle nuove tribù insediate nei piccoli paesi avvizziti tra i monti e le campagne, e che si erano poi allargate a macchia avventandosi sulle città, dove si contendevano con i post-umani autoctoni ogni singolo metro di strada, ogni singolo centimetro cubo di rovine, ogni singola fogna stagnante.
A Nord dell'Urbe ci pensava la Frattura a separare geograficamente la mega-metropoli dal resto d'Europa. Lì dove la crosta terrestre, martoriata dai bombardamenti e dai terremoti, si era incazzata e aveva tirato giù a bestemmie strade e palazzi, risucchiando nelle viscere ogni struttura e ogni essere vivente per migliaia di chilometri. Erano stati montati dei ponti che attraversavano la Frattura per mantenere un flebile contatto commerciale con la Germania, da dove arrivavano gli scarti e le briciole del progresso. L'Urbe era il loro orinatoio, la loro discarica a cielo aperto.
Appena la voce della Sindaca cessò di risuonare in sottofondo, Marzia riaprì la chat e scrisse a Clizia: - Arrivo. -
Si disconnesse da Sharing e rimise via la tessera di cittadinanza. Adesso doveva pensare solo al lavoro.

Simone Volponi
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