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Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Flavio Ferrari Zumbini
Titolo: Corea del Nord
Genere Non-fiction
Lettori 542 1 1
Corea del Nord
Una panoramica
È una nazione unica al mondo: si basa su uno dei più folli esperimenti di eugenetica mai fatto. Il tutto condito con una forma particolare di comunismo e sotto la direzione di un leader con poteri speciali.
Perché eugenetica? Perché la Corea, come il Giappone, è una delle poche nazioni dove la popolazione è davvero omogenea.
I Giapponesi si sentono superiori a chiunque altro (hanno tutti una goccia di sangue della Dea Amaterasu), per i Nordcoreani invece è più un lavorare su un “patrimonio genetico a favore o contro il regime” e con una forte dose di xenofobia. Del resto, dall'invasione mongola in poi, sono stati liberi raramente.
Ma per venire ad anni molto più vicini, la dominazione che ci interessa è proprio quella giapponese. Quando nel 1905 il Giappone sconfigge la Russia (prima volta nella storia di una potenza asiatica contro l'Europa) si prese l'intera Corea, che al tempo era unita, la divisione in Nord e Sud si avrà solo al termine della Seconda Guerra mondiale.
I Giapponesi colonizzatori fecero poche cose buone, tipo industrializzare Pyongyang, e tante davvero crudeli: fu imposto lo Shintoismo e ristretto l'uso della lingua, ma soprattutto tanti Coreani furono schiavizzati e tante Coreane diventarono donne di “ristoro” dell'esercito giapponese. Insomma, schiave sessuali.
La purezza della razza
Le origini della Corea del Nord vanno cercate proprio nell'odio verso lo straniero e verso il Giappone in particolare.
Memoriale per i caduti nella guerra contro l'invasore giapponese
Tutti devono essere Coreani puri, per cui raramente i Nordcoreani sono sessualmente attratti dagli Occidentali. Cosa in parte vera anche per i Giapponesi, ma certo non proibita. Forse avrete sentito che a Tokyo esistono aree dove notoriamente si recano i Giapponesi e le Giapponesi che invece sono alla ricerca del contatto con gli stranieri.
Il cavallo bianco, simbolo di razza pura, è molto presente. Il cavallo bianco (chollima) è anche simbolo di operosità e velocità nell'esecuzione.
Il cavallo bianco alato è anche sul mio visto. La Corea del Nord non timbra il passaporto del turista, salvo procedure speciali e su richiesta del turista stesso. La Corea del Nord non timbra proprio per evitare problemi al turista che dovesse poi viaggiare verso paesi che non vedono quel timbro con favore...
Ma tra Nordcoreani le differenze sono abissali e condizionano l'intera esistenza: il sistema di classificazione delle persone si chiama “Songbun”.
In sostanza si dividono le persone in tre grandi classi e tante sottoclassi (pare oltre 50). I “fedeli al regime”, gli “incerti” e i “nemici”. Le stime attuali indicano che circa il 25% della popolazione sia nella classe alta, ossia i fedeli.
A Pyongyang, la grande capitale, tutti i cittadini sono nella classe alta. Essere lì è un privilegio, anche se pulisci i bagni. Infatti, vivi in città, con l'elettricità per tante ore al giorno, scuole e assistenza medica.
Pyongyang al suo meglio. Alcuni quartieri sono anche detti PyongHattan (stile Manhattan), così è chiaro il privilegio del vivere qui

Altri regimi comunisti hanno sognato di creare luoghi perfetti, ma solitamente la purificazione – magnificazione dell'uomo – la si è tentata in campagna: in Cambogia e in Tanzania svuotarono le città. Qui la comunità migliore è nella capitale.
E soprattutto mangi: la distribuzione di generi alimentari è costante (come accadeva a Berlino Est, città specchietto per le allodole per far sembrare tutta la Germania Est allo stesso livello. Almeno in Germania Est il mangiare però non era un problema per nessuno). Quando un regime ha il controllo assoluto, paradossalmente si mangia più in città che in campagna: Stalin riuscì a far morire di fame milioni di Ucraini, una delle nazioni “granaio” del mondo.
Misurare la fedeltà al regime
La fedeltà si misura principalmente proprio con la genetica. Coloro che discendono da comunisti della prima ora, o da coloro che hanno servito il regime, sono in classe alta. Ma soprattutto sono i discendenti dei combattenti contro i Giapponesi a essere in classe alta.
I Russi in Germania al termine della Seconda Guerra mondiale, invece, cominciarono proprio con l'uccidere chi aveva combattuto contro Hitler e ora inneggiava ai Russi liberatori! E questo aveva una sua logica, perché chi era stato così coraggioso da opporsi ai nazisti si sarebbe opposto dopo anche ai comunisti, che pure volevano limitare la libertà.
Ma qui nella parte Nord della Corea era diverso, i Russi giocarono un ruolo insignificante, mentre a guidare la ribellione all'oppressione giapponese era stato il comunista Kim Il-sung, che di lì a poco divenne dittatore della neonata Corea del Nord.
Questo delle classi in Corea del Nord è un sistema “quasi” chiuso. Vi entri nella tarda adolescenza attraverso un esame fatto dal Partito Unico. In base allo scrutinio su di te e soprattutto sulla tua famiglia, ti viene assegnata una classe: tale esame condizionerà tutta la tua vita, altro che maturità. Se sei stato assegnato in classe bassa, non vai all'Università neanche se sei il primo della scuola. E da lì in poi la tua vita consiste nel servire il regime per scalare qualche sottoclasse e avere da mangiare.
Tutto ciò accade oggi, in questo momento. Ovviamente, se sei in alto non sposerai mai una donna di classe bassa o viceversa, perché condanni te stesso e i tuoi figli a un'esistenza di miseria.
Inoltre, se qualcuno fa qualcosa di contrario al regime, ne pagano le conseguenze le tre generazioni a venire. Senza eccezioni. Capite che il controllo reciproco, anche e soprattutto dentro le famiglie, è totale. La delazione è apprezzata.
Non puoi confidarti neanche con tuo padre, che magari ti denuncia, avendo timore che distruggi tutta la famiglia con un comportamento sconsiderato.
Verso l'alto qualche sistema di mobilità sociale esiste: per esempio diventare soldato ti fa salire.

È bello vedere in Corea del Nord tutte quelle persone che volontariamente fanno qualcosa di buono per la comunità!
I milioni di “volontari” che si hanno per ogni attività sono legati al funzionamento del sistema, dunque sono davvero volontari. Certo...
Ragazze "volontarie" per le strade per i motivi più diversi, dal sistemare i giardini a fare propaganda...


In Corea ho incontrato dei “volontari” che scandivano slogan che invitavano la popolazione ad andare a votare. L'invito è accolto da tutti i Coreani, al punto che le elezioni si trasformano in veri e propri censimenti. Nessuno mai evita di votare, perché quello sarebbe proprio il segno della rivolta. Non solo, devono anche mostrare entusiasmo per il voto e dunque poter dare sostegno al leader: come? Andando tutti a votare appena aprono i seggi! Si creano lunghe code, volontariamente, per far vedere che l'entusiasmo è tale che non hanno potuto aspettare.
Se non ti offri volontario, scendi di classe, perdi l'appartamento, non puoi andare in quella scuola o ospedale, mangi meno e peggio.
In alcune regioni vengono poi raggruppati i “nemici” del regime (l'ultima classe del sistema), in zone desolate, dove sopravvivere è dura.
I campi di concentramento veri e propri (Kwalliso) sono poi un'altra cosa ancora e riguardano gli aperti oppositori e i prigionieri politici. Il più noto è il famigerato "campo 14".
Pare che circa 200.000 persone vivano oggi in campi di concentramento in Corea del Nord. Alcune zone del Paese sono completamente off limits per tutti, talvolta per nascondere questi campi di concentramento o la povertà estrema, più spesso perché le zone militari sono tantissime.
Juche e Mass Games
La Corea del Nord è comunista. Certo. Ma in maniera speciale. La falce e il martello si uniscono a un pennello, simbolo di cultura e studio.
Monumento Juche. C'è proprio una torre per il Juche che si può visitare, ha anche un osservatorio
Questa dottrina si chiama Juche e predica l'autosufficienza della nazione (cioè niente stranieri, come sappiamo) e il patriottismo (prima i Coreani). Tanti testi del regime hanno provato a definire tale idea nel tempo a seconda del vento che tirava, ma è oggi una infinita supercazzola che vuole dire una cosa sola: i militari vengono prima di tutti. E in effetti, come spesso nelle dittature, sono i militari quelli che permettono il controllo delle masse all'interno; sono i militari che si possono giustificare agli occhi del popolo perché c'è bisogno di difesa contro un nemico esterno. La Corea del Nord ha uno degli eserciti più numerosi in assoluto al mondo, nonostante sia una piccola nazione. Il numero di soldati in Corea del Nord è molto vicino a quello degli Stati Uniti!
Se nella retorica di regime non ci fosse un nemico sempre pronto a invadere, i militari si trasformerebbero in burocrazia e di solito è l'inizio della fine dei regimi. Se c'è sempre un nemico immaginario in agguato, solitamente si è sotto una dittatura.

Da noi, in democrazia, non ci sono nemici immaginari che minacciano di invadere, però c'è sempre un'emergenza!
Vero, Marco PoLLo, anche i governi democratici tendono a sentirsi indispensabili e si presentano come fondamentali per il paese in quel determinato momento. Ma per fortuna, fino a che si tratta di chiamare “emergenze” situazioni che magari non lo sono, solitamente si è in democrazia.
Gli anni in Corea si contano a partire da questa grande idea di Juche. Lo fece anche il fascismo e tante altre dittature, non è proprio una novità.
E il modo di gran lunga più efficace e affascinante per mostrare il Juche al mondo sono i famosi Mass Games che vanno addirittura nel Guinness dei primati. Oltre centomila persone performano insieme e sono il simbolo della piena realizzazione del singolo grazie alla società e solo attraverso di essa.
Foto di Wikimedia Commons: Mass Games. Gli stranieri possono assistere e i biglietti sono molto costosi
Dunque, comunisti o quasi, però di statue di Lenin e Marx se ne trovano poche, mentre i Kim sono ovunque.
Flavio Ferrari Zumbini
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