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Autore: Sandro Pinello
Titolo: Le vele dello sciamano
Genere Fantascientifico
Lettori 132
Le vele dello sciamano

Il parco era deserto, avvolto da un manto di malinconica tristezza. La foschia, poi, avvolgeva il paesaggio in una cornice indefinita e sfumata, dai contorni evanescenti e tremanti. Il tempo sembrava essersi improvvisamente fermato e anche il vento smise di soffiare, lasciando inanimate e silenziose le cime degli alberi e le foglie secche ammucchiate alla rinfusa. Nessun rumore, solo silenzio e freddo.
Eppure, qualcosa sembrava muoversi poco lontano, a un centinaio di metri dalla panchina e dal suo solitario ospite, qualcuno che camminava nascosto nella nebbia. Ora, man mano che si avvicinava, si incominciava a intravvederne più distintamente la figura.
Avanzava percorrendo la stradina di ghiaia e sabbia, con passo lento e al tempo stesso leggero e deciso. Poco avanti, lasciato il vialetto che menava a destra, si avviò più speditamente nella direzione di Jimmy, camminando sul prato bagnato e scivoloso. Sembrava sfiorare l'erba umida, dando la sensazione di non calpestarla affatto. Jimmy, che lo scrutava da lontano e con crescente curiosità, fu colpito dalla sua figura dritta e snella, quasi filiforme, avvolta in un mantello a ruota in finissimo raso bianco, che ne copriva tutta la persona. L'uomo si fece ancora più vicino e il suo aspetto si palesò con maggiore precisione. Era un vecchio dall'aspetto fiero e dal portamento solenne. II suo viso, in parte nascosto dalla lunga barba bianca, era contornato da una capigliatura altrettanto lunga e canuta, che s'intravvedeva sotto l'ampio cappuccio.
Dalla sua panchina, Jimmy inclinò il capo da una parte, con atteggiamento indagatore, e lo osservò con maggiore attenzione, ponendosi le domande più spontanee. Chi sarà mai quel vecchio? E come va vestito? Accidenti, ma quanto è alto? Che strano, sembra avvolto da una luce innaturale. Si direbbe qualche strano riflesso ... forse questo sole smunto e spento, filtrato dalla nebbia ...
Il vecchio lo raggiunse e si fermò a un metro da lui, impassibile e inespressivo. Il suo volto era asciutto e scavato, ma non patito, e privo di colore. Con i suoi occhi a mandorla, scuri come la pece, lo fissò dandogli la sgradevole sensazione di poterlo scandagliare fino a leggere nei suoi pensieri più intimi e segreti. Ebbe un moto di disappunto e di fastidio, e si sentì tremare. L'altro si portò le mani al ventre, e le appoggiò l'una sull'altra. Prima che Jimmy lo interrogasse, fece sentire la sua voce pacata, decisamente profonda e gutturale:
- Che stai facendo, Jimmy? -
Sorpreso, forse turbato da quello che stava accadendo, rispose con imbarazzo e si mise sulla difensiva: - Come dici? Che cosa sto facendo? Niente, non sto facendo proprio niente! - Ancor più a disagio e quasi impaurito, cercò di sostenere lo sguardo freddo del vecchio.
Ci mise qualche attimo e infine, cercando di darsi un contegno, apostrofò l'altro con tono spavaldo: - Chi sei? Che vuoi? E come sai il mio nome? -
L'uomo si avvicinò ancora di un passo, si piegò sulle ginocchia, gli appoggiò le mani sulle spalle e con voce persino più roca e più bassa di prima, quasi un sussurro, rispose ignorando le sue domande: - Ti dirò io cosa stai facendo, amico mio, stai buttando via la tua esistenza, la tua vita, il tuo futuro. -
Non sembrava un rimprovero, bensì la manifestazione di una convinta e grave preoccupazione.
- So bene cosa ti è capitato, quali esperienze tristi, dure, drammatiche, hai vissuto in questi ultimi mesi. - Jimmy lo ascoltò incerto sul da farsi, cercò di replicare qualcosa, ma la bocca gli rimase aperta e vuota di parole. Il freddo sembrava ancora più pungente e penetrante. Il vecchio continuò con voce immutata: - Sento la sofferenza e la disperazione che ti accompagnano dal giorno della sparizione di Anna, così improvvisa, così ingiusta e del tutto inaccettabile. -
Seguì una lunga pausa, durante la quale Jimmy si rese conto della sua incapacità di comprendere che cosa stesse realmente accadendo e il senso di quella strana quanto misteriosa presenza. Si sentì impacciato, disorientato, interdetto. Rimase immobile e impietrito, scoprendosi stupito per le parole udite, alle quali non riusciva a dare una precisa collocazione e un'adeguata risposta, meravigliandosi, tuttavia, di avere ascoltato senza provare né turbamento, né fastidio. Anzi, le parole del vecchio, sembravano trasmettergli una sensazione non di amarezza, non di preoccupazione, ma di speranza.
L'altro, soggiogandolo con il suo sguardo profondo e fermo, e con le sue parole forti e autorevoli, continuò sicuro: - Sai Jimmy, ogni uomo, così come ogni donna, ha un percorso da compiere, un destino da realizzare, una felicità da raggiungere e, se vuoi, da conquistare. Oggi, se avrai coraggio e forza di volontà, potrai dare una significativa e importante svolta alla tua vita. Per sottrarla al vuoto, all'apatia e allo squallore nella quale è precipitata. - Così dicendo, alzò lentamente la mano destra, solennemente, dritta sopra il proprio capo, puntando il dito indice verso il cielo spento e nascosto dalla foschia. Come d'incanto, la nebbia svanì e si fece buio, ma solo per poco. Ben presto, infatti, il cielo cominciò ad accendersi di una miriade di punti luminosi, emersi misteriosamente, quasi con timidezza, dalle sue profondità. La luce, dapprima debole e lieve, poco a poco divenne più intensa, quasi abbagliante, finché le stelle raggiunsero il loro massimo splendore e la loro suprema bellezza.
Dai quattro angoli del cielo, quella stessa luce si mosse verso il centro del firmamento e si raccolse su sé stessa, assumendo la forma di un grande cono sfavillante, che si allungò a dismisura, arrivando sino a terra. Quando raggiunse i due uomini, li confinò nella sua cavità, dando loro la sensazione di trovarsi in una dimensione nuova, senza tempo e lontana da ogni sofferenza. Il vecchio sembrava totalmente a proprio agio e taceva sereno. Jimmy, da parte sua, continuava a non capire, frastornato e attonito, quasi annichilito per lo stupore. La voce dello sconosciuto, riecheggiò fra le pareti di luce: - Il tuo incontro con Anna, il vostro intenso e profondo amore, sono stati una straordinaria e irripetibile esperienza, grande e importante, che nessuno potrà mai sottrarre ai tuoi ricordi. Ma ormai, caro amico, quella vostra favola, così grande e unica, non fa parte del tuo percorso futuro. La tua strada si è interrotta, a causa del tuo grande dolore. Ora, però, è giunto il tempo di ricominciare, di aprire un nuovo cammino, diverso da quello che avevi immaginato, ma che vale la pena di vivere. Nessuna creatura può sottrarsi al proprio destino e quando ti avrò lasciato, dovrai riappropriarti della tua vita e decidere dove condurla. I tuoi ricordi, il tuo passato, sono un bagaglio prezioso, fatto di grandi gioie e di profondo dolore. Da essi potrai attingere linfa nuova, che ti aiuterà a crescere e a ricominciare. E' un raro patrimonio dal quale potrai attingere forza e volontà, caparbietà e determinazione. Ti tornerà utile, ogni volta che la vita ti metterà davanti a nuove prove e a nuove sfide. -
Jimmy continuava ad ascoltarlo ammutolito e incapace di replicare. Il suo viso era rigato dalle lacrime che scendevano spontanee e copiose, le mani sostenevano a fatica la testa pesante piegata su di esse.
Con voce rotta dal pianto, diede sfogo al suo lamento: - Io non voglio, non posso, non riesco ... -
- Jimmy! - La voce era fresca, giovane, unica, cara.
In quel preciso istante le stelle persero come d'incanto il loro splendore e svanirono nel firmamento, oscurate dai raggi abbaglianti del sole che, radioso, aprì il centro della volta celeste, sprigionando la sua luce intensa e il suo calore tiepido e rasserenante. D'intorno, quasi una melodia malinconica e uguale, si udì un suono familiare, forse un lamento, o forse il lento andirivieni delle onde del mare che, sbattendo sulle rocce e poi riavvolgendosi su sé stesse, e ancora riprendendo il loro movimento e ripetendolo all'infinito, esprimevano il loro canto, sprigionando nell'aria e in ogni dove, l'essenza del mare e il suo profumo. Dolci e ingannevoli ricordi, di un passato gioioso e ormai perduto, invasero all'istante la mente di Jimmy, la cui persona fu percossa da una violenta e dolorosa sofferenza. Scattò in piedi come una molla, si girò verso colei che aveva sussurrato il suo nome, col viso contratto dallo stupore e dall'emozione.
L'urlo gli uscì a fatica dalla gola, rotto dallo sbalordimento e dall'incredulità: - Anna! -
La vide lì, in piedi davanti a lui, sorridente e radiosa, mentre con la mano destra spostava i neri capelli da una parte, ripetendo quel gesto a lei tanto usuale.
Jimmy sentì le gambe tremargli ed anche le mani. Cercò di avvicinarsi ad Anna, ma il suo corpo, fattosi di marmo, non obbedì. Non riuscì a muovere un solo muscolo. Anna lo guardò serena e quieta. Poco indietro il vecchio osservava in silenzio.
- Anna, - riprese Jimmy - sei proprio tu? -
- Si Jimmy, sono io e ci sono sempre stata. -
- Anna, mi manchi da morire. Dove sei? Puoi tornare da me? - Lo disse piangendo, con le braccia strette sullo stomaco, piegato in due da una morsa di dolore.
- Sai bene che non posso risponderti, non so dirti dove sono. -
- Ci potremo rivedere, riabbracciare? -
Le sue parole erano un gemito e un'implorazione disperata.
- Jimmy, amor mio, mi dispiace tanto, io non lo so! -
Il suo viso era pallido, ma quieto e sereno, la sua voce soave e dolce: - Ma sai anche che ti sarò sempre vicina, che mi potrai parlare e vedere ogni volta che vorrai. -
- Anna! - Questa volta urlò con tutto il fiato che aveva in corpo: - Lo sai che non mi basta! Io ti voglio. Ti voglio qui con me. Ti voglio abbracciare, ti voglio baciare, ti voglio amare. Anna! Perché? Perché? -
Il suo grido si smorzò in un lamento, in un'implorazione senza speranza.
- Vieni Jimmy. - Anna gli si fece vicino e lo prese per mano. Il vecchio li affiancò stringendo, a sua volta, l'altra mano di Jimmy nella sua. Poi, con quella rimasta libera, fece altrettanto nei confronti di Anna. Così, tenendosi tutti e tre per mano, tesero le braccia e cominciarono un lento girotondo che, via via, diventò sempre più spedito, più veloce, più rapido, sino all'inverosimile, oltre il limite della sopportazione. Furono spinti da una forza violenta, impietosa, inesauribile, da un gorgo irrefrenabile, travolgente, inarrestabile. A Jimmy girava forte la testa, le sue gambe faticavano a correre all'impazzata com'erano costrette a fare, l'intero suo corpo anelava cedere. Non resistette a lungo e gli sembrò di morire.
- Basta! - disse col poco fiato che ancora aveva in gola, si morse le labbra secche e ripeté a fatica: - Basta, non ce la faccio più! Ho capito, ho capito. Devo lasciare questo treno, devo scendere. Adesso! -
- Sì, Jimmy, per il tuo bene e per il bene di tutti. Devi riappropriarti della tua vita e rimetterla nelle tue mani.-
Finalmente il turbine si arrestò. Jimmy ansimava. Il vecchio lo guardò con pazienza, Anna gli si avvicinò con tenerezza, sorridendo, lo accarezzò su una guancia e lo baciò sull'altra.
- Addio Jimmy, abbi cura di te. -
La vide dissolversi nella fredda nebbia, ridiscesa tutt'intorno all'improvviso. Si girò a guardare nella direzione del vecchio e si accorse che anche lui non c'era più. Nascose il viso nelle mani aperte e preso da profondo sgomento scoppiò in lacrime. Singhiozzò, quasi disperato, sentì male alla gola, il respiro gli venne meno e si sentì soffocare. Gemette, poi urlò, e finalmente respirò forte. Strinse le dita sugli occhi con decisione, decidendo che era tempo di smettere, e cessò di piangere, mentre nelle parole cercò il coraggio e la determinazione che sinora erano mancati: - Basta, Jimmy, è ora di finirla. - e continuò persuaso: - Grazie Anna, grazie a te buon vecchio. Farò come dite voi: mi riprendo la vita. -
Si sentì strattonare con decisione, una prima volta e poi ancora, qualcuno gli strillò nelle orecchie, fino a svegliarlo del tutto.
- Ehi, ragazzo, ti senti male? - Aprì gli occhi di malavoglia, senza provare fastidio per la scarsa luce di un pomeriggio ormai avanzato. Uno sconosciuto, dal viso rosso e tondo, lo fissava con preoccupazione, incalzandolo da vicino: - Stai male amico? -
Jimmy si guardò intorno e riconobbe il parco dove poco prima era entrato. - Sei il custode? - gli chiese. - Sono mio nonno! - rispose brusco l'altro. - Non vedi che ho la ramazza in mano. Sono uno spazzino. Ti sembra questo il posto dove mettersi a dormire? Con questo freddo, poi! -
- Dici che dormivo? -
- A me sembravi morto, ma forse dormivi. Insomma va tutto bene? - Così dicendo, infilò una mano in tasca, tirò fuori qualcosa, e riprese: - Toh, bevi un goccetto, ti farà bene. - Aprì una bottiglietta monouso e gliela porse.
Jimmy non se lo fece dire due volte, allungò la mano e bevve d'un fiato. Il vacci piano dell'omone non arrivò in tempo. Lo vide boccheggiare, fare una smorfia e trattenere il fiato. Finalmente soffiò dalla bocca che gli sembrava in fiamme.
- E' la cosa più orrenda ... Volevi darmi fuoco? -
L'uomo torse la bocca spazientito, si piantò i pugni nei fianchi, limitandosi a sbuffare sonoramente. Jimmy si alzò leggero dalla panchina e gli sorrise. - Grazie, amico, - disse rigirandosi la bottiglietta fra le mani, - mi ci voleva proprio. Accidenti, mi è venuto un freddo ... -
Gli diede una pacca su un braccio e gli rese la bottiglietta vuota. - Ora che ci penso, non era davvero niente male. Non ne avresti un altro goccetto? -
- Sei proprio un ragazzaccio, e io che mi preoccupavo..., dovevo lasciarti su quella panchina tutta la notte. Ora vattene, che fra poco chiudono i cancelli. -
- Me ne vado, ma ti prometto che tornerò a trovarti. -
- Sicuro di stare bene? -
Jimmy lo abbracciò d'impeto.
- Sicuro, amico mio, mai stato meglio. -
Sorrise, si girò su sé stesso, gli diede le spalle e lo salutò alzando una mano, lasciandolo imbambolato e con gli occhi stralunati, mentre si allontanava verso il grande cancello metallico.

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