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Divier Nelli è uno scrittore, editor, insegnante di narrazione e consulente editoriale. È nato a Viareggio nel 1974 e vive nel Chianti. Scoperto da Raffaele Crovi alla fine degli anni Novanta, ha esordito nel 2002 col romanzo La contessa, cui sono seguiti Falso Binario, Amore dispari, Coma, Il giorno degli orchi e la riscrittura del classico ottocentesco Il mio cadavere di Francesco Mastriani. Il suo ultimo libro tratta il tema scottante del bullismo infantile, affidato al racconto della giovane protagonista della storia. Il titolo è Posso cambiarti la vita, edito da Vallecchi-Firenze.
Gabriella Genisi è nata nel 1965. Dal 2010 al 2020, racconta le avventure di Lolita Lobosco. La protagonista è un’affascinante commissario donna. Nel 2020, il personaggio da lei creato, ovvero Lolita Lobosco, prende vita e si trasferisce dalla carta al piccolo schermo. In quell’anno iniziano infatti le riprese per la realizzazione di una serie tv che si ispira proprio al suo racconto, prodotta da Luca Zingaretti, che per anni ha vestito a sua volta proprio i panni del Commissario Montalbano. Ad interpretare Lolita, sarà invece l’attrice e moglie proprio di Zingaretti, Luisa Ranieri.
Grazia Verasani si diploma all'Accademia dell'arte drammatica all'età di vent'anni. Le sue prime esperienze avvengono col Teatro Stabile dell’Aquila e col Teatro Stabile di Torino. Dopo l'incontro con Tonino Guerra, che la incita a scrivere, nel 1987 pubblica alcuni dei suoi primi racconti grazie a Roberto Roversi, che definisce la sua scrittura "immaginifica". Il suo romanzo più conosciuto è "Quo vadis baby?" da cui è stato tratto il film omonimo, con la regia di Gabriele Salvadores. Nella sua ultima opera "Come la pioggia sul cellofan" continua a raccontare la storia di Giorgia Cantini.
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Dialoghi e Menzogne. Il passaggio dal cinema muto al sonoro ha cambiato la percezione di una scena. Se vi soffermate su questo antico concetto, vi ritroverete a paragonare un libro alla stessa forma determinante di comunicazione, ma vi renderete conto che non ha alcun senso imbavagliare i nostri personaggi. E ora vi domando: cosa sarebbe "Il Piccolo Principe" senza i dialoghi con la volpe?
"I have a dream", ripeteva Martin Luther King Jr. il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington. "Io ho un sogno" è parte integrante della speranza di ognuno di noi, perché senza sogni resteremmo schiavi delle convenzioni. E non importa quanto sia piccolo o grande un sogno, la questione basilare è non arrendersi mai.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
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Writer Officina
Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Indagini parallele
Genere Thriller
Lettori 214
Indagini parallele
Terzo episodio.

Il cameriere si muove tra i tavoli con compiacenza ed eleganza. L'omaccione, seduto in un angolo della sala, continua l'inarrestabile consumazione di vivande, quando giunge l'investigatore privato John Parker.
- Ciao Steve. -
- Siediti Parker - dice l'uomo, dopo aver rapidamente masticato e mandato giù il boccone.
- Mi dispiace non accettare il tuo invito, ma ho da fare - risponde il detective, rimasto in piedi.
- Che significa “ho da fare”, mica ti sto chiedendo di soggiornare in questo meraviglioso locale? -
- Cos'ha di tanto meraviglioso? -
- Le sue pietanze, naturalmente! -
- Già! -
- Un po' di vino? Ok, non insisto - dopo un'ulteriore prova del suo animo gentile, resa vana dall'ostinazione del detective, l'uomo tira fuori dalla tasca interna della giacca una busta per corrispondenza e la poggia sul tavolo.
- Dentro c'è quello che hai chiesto. Se sarai fortunato, la troverai a battere i marciapiedi, se la conclusione non sarà così lieta, ti aspetterà l'arduo compito di informare la famiglia che la loro adorata figlia non fa più parte di questo mondo. -
Parker tira fuori dalla tasca della sua giacca un mazzetto di banconote da cento dollari; ne conta quindici e le poggia sul tavolo.
- Questi sono per me, Parker; altri dieci bigliettoni per i miei informatori. Non è stato un lavoro facile come mi avevi assicurato - dice l'omaccione, senza perdere la compostezza.
- Le tue richieste si fanno sempre più pretenziose. -
- Colpa dell'inflazione. -
- Già! - il detective, con visibile disappunto, mette sul tavolo altri dieci biglietti da cento dollari.
L'omaccione, contento annuisce.
- Spero che le tue informazioni ne siano degne. -
- Ti ho mai deluso? - replica l'uomo, mentre prende i soldi e dà la busta a Parker.
- Non hai mai pensato di seguire una dieta? - dice il detective.
- Un'infinità di volte - risponde l'uomo.
- La tua mole mi fa pensare a un amico. -
- Immagino che si tratti di un piedipiatti. -
- Esatto! -
- È una loro caratteristica. -
- Be', ci vediamo, ti farò sapere - il detective gira le spalle per andarsene, quando la robusta voce dell'uomo seduto al tavolo lo inchioda per alcuni attimi sul pavimento.
- Parker, sei un ragazzo generoso; mi tocca il cuore... grazie per la cena. -
- Siete tutti uguali - commenta il detective.
- È una nostra caratteristica... stammi bene. -

***

La serata è ventosa. Il detective si avvia con la sua automobile; fermo a un incrocio con il semaforo rosso, l'uomo tira dalla tasca la busta con dentro le informazioni tanto attese per una sbirciatina, ma l'accendersi della luce verde lo costringe a poggiarla sul cruscotto e ripartire.
Giunto nelle vicinanze dell'ufficio, Parker parcheggia la sua macchina sotto il marciapiedi, apre lo sportello, si alza con in mano la busta quando, ad un tratto, viene colpito alla nuca col calcio di una pistola che lo fa stramazzare per terra. Stordito, il detective viene fatto bersaglio di violenti e ripetuti calci da un uomo alto e robusto, con grandi baffi e capelli ricci, il quale, smette e si allontana assieme a un suo complice solo dopo averlo ridotto ad uno strazio. Il vento che soffia a raffiche intermittenti, porta via con sé la preziosa busta.

***

Parker schiude lentamente gli occhi, la sua vista affonda nel biancore della stanza d'ospedale, poi punta lo sguardo al fianco del letto, dove stanno sedute su due sedie la mamma e la figlia Kate. In piedi, quasi in disparte, la bella segretaria Jennie e il suo collaboratore Ted gli accennano un simpatico e rassicurante sorriso.
- Che bella riunione di famiglia... - dice il detective con una piccola smorfia di dolore.
- Come stai papà? - chiede Kate.
- A parte un dolorino alle costole, non posso lamentarmi, piccola. -
- Ti hanno ridotto male figliolo; è stata Jennie a trasportati in ospedale - dice la mamma del detective visibilmente turbata
- Ero uscita dall'ufficio per far ritorno a casa, quando ho visto la tua macchina parcheggiata... - afferma la segretaria.
- Hai fatto da sola? -
- Sì. -
- Ti sarai affaticata. -
- Nulla di serio. -
- Sei una donna eccezionale... -
- Lascia stare, pensa a rimetterti. -
- Ho passato momenti peggiori, non ci penso minimamente a marcire per lungo tempo in una stanza d'ospedale; quindi preparatevi già per il mio ritorno - dice il detective John Parker, colorando di brioso ottimismo il freddo clima ospedaliero.
- Se fossi in te ci andrei cauto - interviene Ted col sorriso sulle labbra. - Hai un bel numero di ossa ammaccate e non credo proprio che riuscirai a rimetterti in piedi in breve tempo. -
- Scommessa? - replica il detective, con un'espressione che non lascia nessun dubbio di sorta sulle sue reali intenzioni. - Avevo una busta in mano che mi è caduta nel momento del pestaggio... -
- Non preoccuparti, l'ho raccolta io - risponde Jennie. - Il vento voleva portarsela via, ma il provvidenziale muro, raffigurato da una grossa ruota di una Jeep parcheggiata nelle vicinanze, ha frenato la sua corsa. -
- Il buon Dio pensa a tutto - afferma compiaciuto Parker.

***

La compagnia di due uomini e quattro belle donne, seduti sul grande divano e sulle poltrone del salotto a parlare fra loro con tono confidenziale e allegro, viene improvvisamente distratta dal suono del campanello d'ingresso.
- Salve! Sono Elsa, ho un appuntamento con il signor Faiman - dice la giovane.
- Certo! In questo momento è occupato, ma entri pure, non dovrà aspettare molto - risponde l'uomo dall'invidiabile carnagione bruna che ha aperto la porta. Elsa va a sedersi su una poltrona.
- Io sono Susan - dice una donna della comitiva.
- Salve! Io sono Elsa. -
- Già, ho sentito. Vuoi fare l'attrice? -
- Be', non lo so... -
- Per quale altro motivo allora ti trovi qui? -
- Sono stata invitata. -
- È naturale che sia così. -
- Le stai facendo il terzo grado - interviene con facile ironia l'uomo che poco prima aveva aperto l'uscio. - Potrebbe non avere tutta questa voglia di risponderti. -
- Non le sto dicendo nulla che non vorreste chiederle ognuno di voi. E poi, se le do fastidio, è abbastanza matura per dirmelo. -
- Non c'è nessun problema, ve lo garantisco - asserisce Elsa. - Il signor Faiman mi ha detto che il mio volto si presterebbe a un personaggio del suo prossimo film. -
- Ne ero certa. Vedi che Faiman è quello che tira i soldi e non il regista. Sì, è vero; il tuo viso è interessante, e sembra che il resto del tuo corpo non sia da meno. Non crearti troppe illusioni; l'inizio potrebbe non essere di tuo gradimento ma, se vuoi proseguire dritto, non devi voltarti indietro, anche a rischio di scendere a compromessi: è la legge del mondo dello spettacolo. -
Alla consigliatrice seduta accanto, Elsa risponde con un sorrisetto di circostanza.
- Grazie! -
- Figurati. -
- Puntuale e bellissima! Tengo molto alla puntualità, la ritengo la migliore forma di rispetto verso gli altri - dice il signor Faiman, apparso nel salotto con la carismatica personalità che lo contraddistingue. - Spero che con i vostri discorsi non l'abbiate persuasa ad abbandonare i suoi sogni - continua l'uomo rivolgendosi al gruppo di amici.
- Al contrario - risponde Susan. - Le stavo consigliando a metterci anima e corpo, a non mollare per nessun motivo al mondo. -
- Ottimo! Vieni, accomodiamoci nel mio ufficio. -
Elsa si alza dalla poltrona e segue l'uomo, accompagnata dal sorriso di conforto da parte di Susan.

***

L'uomo osserva il mobiletto basso scuotendo il capo.
- Purtroppo, non ci sono bevande analcoliche, potrei offrirti qualcosa di leggero, tipo un Martini. -
- Sì, per me va benissimo. -
- Bene - Faiman prende la bottiglia e versa il liquore nei due bicchieri poggiati sulla scrivania, porgendone uno alla sua ospite.
- Grazie. -
- Sei davvero incantevole - dice l'uomo, sedutosi.
- Grazie - risponde con leggero imbarazzo Elsa, accomodatasi davanti alla scrivania.
- Non ci crederai, nonostante il lavoro mi porti a conoscere tante bellissime donne, non è nel mio stile lasciarmi andare a simili affermazioni. Non ne sono pentito - Faiman beve tutto d'un sorso il suo Martini, invitando Elsa a sorseggiare la bevanda. - Tutto ok? -
- Sì. È buono; è da parecchio che non ne bevevo - ammette la donna.
- I piccoli piaceri della vita vanno gustati e mai rimandarli a domani... non ti sembra? -
- Bisognerebbe ricordarselo più spesso. -
- È proprio quello che voglio dire. -

***

- Non vorrai farmi credere che lei è totalmente all'oscuro del ruolo che dovrà recitare nel caso decidesse di intraprendere la carriera di attrice! -
- Cosa vuoi che ti risponda - dice Susan. - Non sono mica nel suo cervello. Non mi è sembrata la classica persona smaliziata... -
- Vuoi dire che non ci somiglia? - replica sornione l'amico.
- La cosa ti sorprende? -
- Diciamo che non mi faccio facilmente abbindolare dai falsi moralisti. -
- Tesoro, sei sulla cattiva strada. -
- Siamo sulla cattiva strada - tiene a precisare l'uomo. - Solo che io al contrario di te me ne sto lontano dal cercare l'ipotetica redenzione. -
- Ehi, ma cosa sono questi discorsi? - interviene l'altra amica del gruppo. - Piantatela, o finirete, continuando così, di guastarci la serata. -

***

Elsa è una grande appassionata di cinema, ma al momento quell'uomo non le dice nulla; magari le sfugge qualcosa.
- Non conosco i suoi film... -
- È possibile - risponde Faiman. - Anche se ti dicessi qualche titolo, probabilmente non ne verresti ugualmente a capo. -
Elsa ha un'espressione di sorpresa.
- Be', voglio dire, di sicuro non sarà il genere di film da te preferito ma, posso garantirti che questo ha poca importanza. Almeno lo spero. -
La donna sorseggia il Martini. - Rischio di sembrare invadente se le dico di che genere si tratta? - domanda con un simpatico sorriso.
- No di certo. -

***

- Appena finirò di girare le ultime scene, ho deciso che mi prenderò una bella vacanza. -
- Da trascorrere, immagino, in una bellissima isola tropicale. -
- Hai letto benissimo il mio pensiero. -
- Non direi proprio - replica Susan. - Non fai altro che ripeterlo da quando abbiamo iniziato le riprese. -
- Già; hai ragione - afferma l'amica. - Be', significa che il desiderio è forte, non credi? -
- Sì, è plausibile. -
- Non ci andrai da sola, scommetto? interviene l'uomo dal colorito scuro, seduto sulla poltrona dinanzi.
- Vorresti farmi compagnia? -
- Considerando il nostro infuocato rapporto di questi giorni, pensavo fosse scontato. -
- Mio caro, se per caso hai dimenticato il copione, ti ricordo che l'infuocato rapporto è all'epilogo e che, una volta esaurito, è difficile che ci possa essere una continuità. -
- Non ti rimane che concederti una pausa, almeno per quanto riguarda Dora - dice l'altro amico del gruppo. -
- Non devi prendertela - rimarca col sorriso sulle labbra la donna. - Mi sei stato talmente appiccicato in questi giorni che ho voglia di stare da sola, almeno per un po'. -

***

Lo sguardo della giovane donna sa di sbigottimento.
- È comprensibile la tua reazione ma, vedrai, una volta che ci sei dentro, ti sembrerà di sognare come una grande star del cinema. -
- Perché non me l'ha detto prima? - dice Elsa.
- Non sarebbe stato comodo parlarne al supermercato, nel tuo posto di lavoro. Per me è sufficiente averti conosciuto, tutto il resto viene dopo. Non sei d'accordo? - risponde Faiman.
- Non lo so. -
- Mi spiace se questo malinteso ti ha messo di malumore. -
- Forse esagero un po'. -
- Sono certo che non sia nulla di irreparabile. Allora, ti va di fare l'attrice? -
- Non sono sicura di potercela fare... -
- Cosa ti succede, hai smesso di sognare? -
Elsa accenna un sorriso. - Non è proprio il prototipo del mio sogno. -
- Capisco. Peccato, mi ero illuso di vedere in te l'ideale protagonista della mia prossima produzione - l'uomo versa due dita di Martini nel suo bicchiere, offrendosi di fare altrettanto in quello della donna.
- No, grazie. -
- Mi riferisco a qualcosa di nuovo, che avrebbe sicuramente stimolato il tuo interesse. -
Elsa lo osserva incuriosita, pretendendo maggiore chiarezza.
- Già, sto parlando di cinema serio, nulla a che vedere con i film fatti finora - afferma Faiman. - Senza con questo, voler rinnegare il passato. -
- Cinema serio? -
- Esatto! -
- Nulla di erotico? -
- Be', qualche scena ci può sempre stare, come in tutte le storie ma, nulla di gratuito, voglio dire, che sia fine a sé stesso. -
- Sta cercando di convincermi? -
- Col dovuto rispetto, ne prendo atto. Ma Nessun bluff. -
La donna naviga in un mare di confusione. - Cosa dovrei fare? -
- Non smettere di sognare. -
- Ci proverò. -

***

Intanto nel salotto la comitiva onora il copione, non trascurando la pur minima sfaccettatura.
- Immagino a cosa stai pensando. -
- Davvero? -
- Non credere che sia così difficile - risponde Dora. - Il tuo pensiero è rivolto alla nostra futura collega, in questo momento in dolce colloquio con Faiman. -
- Perché dovrei pensarla? - replica l'amico dalla carnagione bruna seduto sulla poltrona dinanzi.
- Diciamo, che potrebbe essere la tua partner nel prossimo film, e la cosa stuzzica la tua fantasia. -
- Siamo dei professionisti, non ci abbassiamo a queste ridicole congetture, dovresti saperlo. -
- Se si esclude il fatto di conoscerti abbastanza bene, non posso che essere d'accordo. -
- Metti in dubbio la mia serietà sul lavoro? -
- Al contrario, prendi la cosa fin troppo sul serio - dice con tono ironico la donna.
- Non sarai gelosa? -
- Mi sarei aspettato di tutto, tranne una simile idiozia. -

***

- Perché non vieni a trovarci, stiamo girando un film, ti potrebbe servire per apprendere le prime nozioni... -
- Di sesso? –
Faiman, accoglie l'intervento della donna con un sorriso accattivante.
- Di tecnica recitativa e strumentale, qualsiasi cosa sia attinente a un set cinematografico. È un approccio e, successivamente, conoscenza di fondamentale importanza per chi vuol far parte di questo mondo. Vedrai che le scene di sesso, lo ammetto che sono tante, non ti sembreranno per nulla scabrose. -
- Non so cosa pensare ... - commenta Elsa.
- Lascio che il tuo giudizio avvenga al momento opportuno. -
- Devo pensarsi su. -
- Naturalmente! -
- In ogni caso, mi sento più predisposta alla tua nuova produzione - afferma Elsa. - Anche delle fugaci apparizioni, mi farebbero felice. -
- Mai accontentarsi di poco. Ok. Nel frattempo, spero che in questi giorni ci delizierai della tua presenza. -
- Non credo parli sul serio. -
- Su argomenti del genere non mi piace mentire. -
- Mi considero una donna normalissima perché possa suscitare tanta attenzione. -
- Be', ti dico, con una buona percentuale di presunzione, che difficilmente cado in simili errori; riesco a captare subito le “eccellenze.” -
- Ok, farò il possibile per assistere, almeno qualche volta, alle vostre riprese. -
- Ottima decisione. -

***

Sul rettilineo dell'autodromo le auto sfrecciano con continui e azzardati sorpassi, ad un tratto una di queste, dopo aver avuto la meglio sulla concorrente, sbanda paurosamente, si capovolge su sé stessa e finisce fuori pista. I soccorritori giungono con tempestività, spengono un inizio d'incendio e aiutano il pilota a uscire, miracolosamente indenne, dall'abitacolo della macchina. L'uomo, toltosi il casco, con il viso tirato, raggiunge il suo box.
- Se ha scelto di farla finita, io non mi sento ancora pronto a raggiungerla e, quindi, se possibile eviterei di correre inutili rischi - dice il detective John Parker.
- Smetterò di correre quando vedrò la mia Clare. -
- A prescindere dalla sua ragazza, penso che non abbia più l'età per gareggiare in simili competizioni. -
- Questo è l'unico modo che mi permette di scaricare la tensione. -
- Davvero un modo originale! -
- Quello che le è successo ha a che fare con lei? - replica l'uomo riferendosi al pestaggio di cui è stato vittima il detective.
- Credo di sì, anche se devo ammettere che non sono in pochi ad avere il desiderio di imitarli. -
- Mi spiace. -
- Non ci pensi. Non me ne faccio un problema, fa parte del mio lavoro. -
- Fra dieci giorni mia figlia compirà diciotto anni. Avevo poco più la sua età quando è nata. Ero troppo giovane per poterle dare quello di cui aveva bisogno. Quando è morta sua madre aveva appena nove anni... era una bambina dolcissima, ma abbastanza matura per capire che il mondo le era crollato sotto i piedi. Non si sarebbe mai allontanata di sua iniziativa, ne sono sicuro. -
- La sua ragazza è una donna. -
- Cosa intende dire? -
- Che la sua ragazza è una donna. Tutto qui! Una bella donna, da quello che ho visto dalla foto che mi ha dato. -
- Sì, è bellissima. Parker, rivoglio mia figlia, non riesco a pensare ad altro; la mia vita non ha più senso. Ha bisogno di denaro? - chiede l'uomo
- Per il momento no, credo di potermela cavare con una cena - risponde il detective, pensando all'omaccione e ai suoi irrefrenabili desideri culinari. - Se ci saranno novità, mi farò sentire io e spero che ciò avvenga in situazioni migliori. -
- La prego, me la riporti a casa! -
- È il mio unico pensiero, su questo può starne certo. -
L'uomo annuisce.
- Stia attento con quei bolidi - dice Parker, prima di andare via.

***

La giovane e bionda segretaria entra nell'ufficio e poggia il vassoio con tre tazze di caffè sulla scrivania.
- Aspettiamo qualcuno? - dice Parker.
- Perché? - risponde Jennie sedutasi dinanzi.
- Il numero delle tazze non mi sembra consono alle persone presenti. -
- Hai perfettamente ragione; solo che... -
Nemmeno il tempo di finire la frase, che fa il suo ingresso nella stanza Ted.
- Salve! - saluta con tono spigliato l'uomo. - Che bell'odorino. Grazie Jennie! -
- Figurati, è un piacere stare insieme a bere qualcosa di caldo. Sei stato puntuale, avevo paura che il caffè si potesse raffreddare. -
- Paura condivisa. Ho trovato un po' di casino in strada che ha rallentato la corsa della mia povera, anzianotta macchina. Ecco perché, il più delle volte preferisco muovermi in taxi o in pullman - replica Ted, accomodatosi.
- Rilassati! - dice Parker. - Cosa ci fai qui? -
- Che significa cosa ci faccio qui? -
- Ero sicuro che ti trovassi a duecento miglia di distanza. -
Ted, porta la tazza in bocca e sorseggia la bevanda. - Ottimo, mi ci voleva davvero. Ho semplicemente anticipato il mio rientro. -
- Qualche problema? - chiede Parker dopo aver gustato il caffè.
- Semmai il contrario. Dal simpatico professore ho ricavato più notizie di quanto mi aspettassi e in modo alquanto chiaro e sbrigativo. -
- C'era da aspettarselo - osserva Jennie poggiando la tazza sulla scrivania. - Non mi sembra il tipo che ama complicarsi la vita. -
- Già! - annuisce Parker.
- Né tanto meno vuole rinunciare alla sua eredità - continua Ted. - Ha ammesso di essersi avvicinato alla madre non per un riemerso amore ma, proprio in procinto della sua dipartita, per accaparrarsi le sue simpatie. -
- E da qui l'ira del fratellastro, che lo accusa di essere il responsabile materiale della morte dell'anziana donna. -
- È come arrampicarsi sui vetri. -
- C'è stata un'improvvisa assunzione smodata di medicinali che probabilmente ne hanno causato il decesso - dice Parker.
- La donna era fortemente malata e in chiaro stato di depressione. I medici che l'avevano in cura le davano uno, due anni al massimo di vita. -
- Medicinali che prendeva regolarmente lei, senza l'ausilio di nessuno. -
- È quello che sostiene il professore - dice Ted.
- Allora perché ne avrebbe assunto in quantità sproporzionata? Aveva voglia di farla finita? -
- Nelle condizioni di quella poveretta, qualsiasi ipotesi è probabile - interviene Jennie. - Mi ricorda un po' una mia zia. A lungo soffrì per una grave malattia, per poi decidere di accelerare la sua fine. -
- E in che modo? - domanda Ted.
- Supplicando la famiglia di aiutarla ad andarsene. È come se il suo desiderio fosse stato esaudito. Di lì a pochi giorni ci lasciò. -
- Be', al fratellastro glielo avevamo detto che non ci sarebbero state prove sufficienti per avvalorare le sue congetture. Una gran testa dura. -
- I soldi sono suoi e può spenderli come meglio ritiene opportuno, non ti sembra? - dice Parker.
- Non vorreste criticarlo? - replica Jennie. - Il suo compenso, se non sbaglio, è fra i più alti degli ultimi due anni, e questo ci ha permesso di rimpinguare le nostre casse. -
- Al fratellastro, quindi! - dice Parker alzando la tazza del caffè in un ideale brindisi.
- Una buona parte dell'eredità toccherà pure a lui e, se avrà un minimo di buon senso, potrà godersela - commenta Jennie, alzandosi dalla sedia. - Be', miei baldi uomini, vado nel mio angolino a sbrigare un po' di lavoro. Qualsiasi cosa abbiate bisogno, sapete dove rintracciarmi - dice la donna portandosi via il vassoio con le tazze.
- Ci puoi contare. Anzi, credo che fra non molto sarò da te, riguardo a quell'informazione sul caso Randall. - replica Ted.
- Ok, ti aspetto. -
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