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Ilaria Tuti. Appassionata di pittura, nel tempo libero ha fatto l’illustratrice per una piccola casa editrice. Nel 2014 ha pubblicato il thriller Fiori sopra l’inferno. Il secondo romanzo, Ninfa dormiente, è del 2019. Entrambi vedono come protagonisti il commissario Teresa Battaglia. Con Fiore di roccia, e attraverso la voce di Agata Primus, Ilaria Tuti celebra un vero e proprio atto d’amore per le sue montagne, dando vita a una storia profonda e autentica, illuminata dalla sensibilità di un’autrice matura e generosa.
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Autore: Paolo Ninzatti
Titolo: Il sole all'orizzonte
Genere Romanzo Avventura
Lettori 99
Il sole all'orizzonte

Le origini - 325 Avanti Cristo.
– Il potere del simbolo del sole che spunta all'orizzonte viene da chi lo porta. La sua magia è in realtà la magia di chi ci crede. Esso non è altro che uno dei tanti simboli sacri a cui la gente attribuisce chissà quali proprietà. Un talismano. Per il diffidente, lo scettico, essi sono soltanto oggetti inutili.
Il vecchio parlava, e il giovane ascoltava con impaziente disinteresse.
– Potremmo in realtà anche farne a meno, visto che è lo spirito che conta. L'uomo che impara a nuotare può anche attraversare le acque pericolose dell'Indo. Prima o poi raggiunge l'altra sponda. Ma navigando con un traghetto si arriva prima e più facilmente. Quest'oggetto è uno dei tanti traghetti. Credici e percorrerai una scorciatoia nella lunga strada spirituale tra te e il tuo deva personale o, se sei fortunato, quello della tua stirpe, o addirittura il devaraja dell'Occidente a cui appartieni, Virupaksha.
Teofilo di Sparta studiò l'uomo magro vestito soltanto di un perizoma e un turbante, l'universo intorno al quale brillava il ciondolo rappresentante un mezzo sole con sette raggi.
Una luce proveniente da una finestra del tempietto si rifletteva nell'oggetto.
Una nuvola coprì il vero sole fuori. Il simbolo dell'astro all'orizzonte perdette la sua luminosità abbagliante e un embrione di scrupolo salì alla superficie della coscienza sporca del giovane greco.
Mandato a sedare una ribellione di reparti dell'esercito macedone in India, aveva colto l'occasione per far bottino nella piccola città ai piedi della grande catena montana.
L'uomo col turbante sedeva, quasi immobile, con le gambe incrociate. La bocca coperta dalla barba bianchissima si muoveva appena mentre parlava.
– Cosa vuoi, greco? Cosa credi di trovare in questo luogo sacro? Tesori inestimabili? L'unica cosa di valore è ciò che mi porto al collo. Oro puro. Puoi comprarti una casa e un campicello nella tua Sparta. O una barca. O l'amore di cento e passa prostitute. Di più non vale per lo schiavo della materia. Per l'uomo di spirito puro è invece il cavallo alato, il Pegaso per raggiungere il vostro Olimpo. Teofilo fissò la propria mano che stringeva la spada. Arroganza giovanile e bramosia d'oro. Era sorpreso, ma non volle darlo a vedere. Rispose brusco, cercando di apparire minaccioso.
– Tu parli la mia lingua, sai da che città vengo, conosci i miei dèi, vecchio ba...
Un senso di rispetto involontario al quale cercò disperatamente di resistere non gli consentì di finire la frase. Il vecchio riprese parola.
– Barbaro, stavi per dire, vero? Per la tua genia, chi non è greco è barbaro. Ma guardando nei tuoi occhi vedo che sei troppo intelligente per crederci veramente. Hai visto le nostre città, le nostre pagode, il nostro modo di vestire, la nostra cultura. Per arrivare fino a qui avete conquistato la Persia, siete stati testimoni anche della loro, seppur diversa, raffinatezza. Il vostro re Alessandro ne è rimasto abbagliato. I barbari vivono a Occidente, nell'Esperia, la terra al tramonto ai limiti del vostro effimero impero. Come ho imparato la vostra lingua? Sono due anni che siete qua. Sento i discorsi dei vostri soldati fuori dal santuario. Li sento conferire con gli interpreti. Ascolto gli stentati dialoghi tra greci e le nostre donne. Il tempo è dalla mia parte, la mente è aperta, le inibizioni che ci fanno credere che sia impossibile comunicare oltre la parola sono superate. Il greco, tra parentesi, è un idioma estremamente facile.
L'uomo tacque. Come aspettando una replica, Teofilo allungò la spada in avanti, finta protezione dell'ignorante nei confronti del saggio. Le sue parole assunsero il tono aggressivo di chi non aveva altri argomenti che non la forza fisica o la minaccia delle armi. – Alessandro sottometterà ben presto tutta l'India. Le sue armate arriveranno finalmente ai confini del mondo. Allora getterà tutte le sue forze alla conquista dell'Occidente e lo civilizzerà.
Teofilo si fermò. Non aveva più argomenti. Era giunto il momento di strappare il gioiello dal collo del vecchio. Senza capirne la ragione, esitò. L'anziano parlò di nuovo.
– Ne avrà di strada da fare. Sottomessa l'India dovrà conquistare i regni della Cina dove vivono gli uomini dagli occhi a spina. Poi dovrà allestire una robusta flotta per conquistare le isole del Regno Yamato di Nippon. E quand'anche dopo anni di guerre vi riuscisse, la conquista dell'Esperia non sarà facile. Laggiù i barbari si stanno raffinando, scopiazzando naturalmente voi greci, che ai loro occhi siete la quintessenza della sapienza e della civiltà.
Teofilo sentì la frustrazione invadere il corpo. Puntò la lama della spada alla gola dell'uomo. La sua voce aveva ora un tono furente.
– Adesso basta, vecchio! Mi stai raccontando un sacco di fandonie, facendomi credere che tu sia una sorta di oracolo per salvarti la pelle e per non cedere il tuo sole dorato. Ma esso mi appartiene di diritto. Il sole raggiante è il vessillo di Alessandro, sicuramente forgiato da qualche orafo greco e tagliato a metà da chissà chi. Dove l'hai rubato, vegliardo? Me lo sto soltanto riprendendo.
Ma il vecchio confutò con la calma di chi sente di aver ragione.
– Quest'oggetto è antichissimo. Me lo diede mio padre ed egli lo ebbe dal suo e così via. Mille anni, o forse di più. Forse prima che voi greci distruggeste Troia, forse ancora prima che sotto la guida di Doro e Ione vi stabiliste nella vostra terra. Forse forgiato da orafi di quell'isola citata dal vostro Platone, sprofondata nell'Oceano, Atlantide, sempre che sia esistita. Alessandro usa il simbolo del sole. Niente di nuovo. Anche il mikado di Nippon l'adotterà per questo. Il sole brilla su tutti i popoli.
Teofilo dovette ammettere che quell'uomo non mentiva Forse la storia degli uomini dagli occhi a spina era una favola locale, ma le leggende di Troia e Atlantide appartenevano alla cultura greca, ma la sfida era aperta. Riprese.
– Vecchio, voglio credere che tu sia un veggente capace di scrutare nel passato e nel presente. Sei in grado di leggere nel futuro come l'oracolo di Delfo?
Un sorriso sformò la bocca del veglio, prima che questo parlasse.
– Meglio ancora. Costui, da buon greco credente al Fato inamovibile, te ne può profetizzare uno e uno solo. Io posso mostrare almeno due alternative.
Teofilo ribatté, indignato.
– Il Fato è inamovibile! Ciò che è scritto accadrà e neppure gli dèi possono mutarlo.
La risposta del vecchio assunse un tono leggermente offensivo.
– Voi greci siete come i cavalli col paraocchi. La vostra scienza è fatta di angoli retti precisissimi. Cito il vostro Pitagora. Ma voglio metterti in crisi, proprio tirando fuori la matematica, della quale, ammetto, siete maestri. Quante soluzioni ha un'equazione di secondo grado?
– Due. E allora? – rispose prontamente il greco. L'indiano seguitò.
– E lo stesso ha il futuro. Anzi, molte di più, tante come le scelte che l'uomo fa. Ma restiamo a due per il momento, altrimenti il tuo giovane cervello rischia di andare in fiamme. Vuoi sapere le due soluzioni del tuo Fato personale? Tra non molto Alessandro abbandonerà l'India e tu te ne tornerai a Sparta. Il tuo re morirà di malattia tra due anni. Questo è scritto e non si può cambiare, purtroppo, non è l'incognita dettata dalle scelte umane, bensì qualcosa di veramente inevitabile come le catastrofi naturali, una costante. Ma veniamo a te: tra, diciamo, una ventina d'anni, sbarcherai in Esperia per depredare e saccheggiare, e morirai ucciso da un barbaro.
L'ira fa divampare Teofilo. Urla: – Come osi vegliardo! Dimmi che non è vero. Dimmi che non è vero. Io, che divento predone e vengo ucciso da un barbaro. Non me lo merito. Basta, altrimenti ti taglio la gola.
Il vecchio, calmo, rispose: – Non lo farai, perché so che vuoi sentire la seconda soluzione dell'equazione. Alfa: morirai perché sceglierai di tenerti ciò che mi sottrarrai tra poco. Beta: sopravviverai perché avrai l'umiltà di cedere il mezzo sole al barbaro, il quale, generosamente, ti risparmierà la vita. Tornerai a Sparta e finalmente metterai giudizio. Ricorderai ciò che ti sto dicendo e diventerai saggio.
Teofilo si sentì pervadere dalla curiosità, e anche da una latente umiltà, e domandò: – Vuoi dire che potrò sfidare e contrastare il Fato?
È il vecchio ora ad assumere un tono saccente nella risposta: – Ecco che già ti senti grande nella tua giovanile arroganza. Sì, puoi manipolare il Fato, ma non per la tua piccola e insignificante vita. Il protagonista della tragedia è questo talismano. Il destino è suo. Tu sei soltanto il mezzo di trasporto. Vedi, insistendo a tenere il medaglione nascosto sotto la tunica, il barbaro non lo vedrà. Tu morirai, e il tuo cadavere verrà bruciato in un rogo comune. L'oro si scioglierà e un mezzo per comunicare con gli dèi andrà irrimediabilmente perduto. Donando il sole al barbaro, invece, questo lo porterà tra i tanti trofei della vinta scaramuccia, le armi, le navi catturate della vostra sfortunata spedizione, nel tempio di una dea. E da lì, tra molti secoli, arriverà in possesso a un uomo che ha in mano una nuova doppia soluzione; un uomo saggio che ne capirà il valore al di sopra dell'oro e che ne farà buon uso mettendosi in contatto con il deva della sua stirpe. E la sua scelta avrà conseguenze sull'armonia di molte genie, ivi compresa anche la tua.

Paolo Ninzatti
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