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Autore: Patrizia Masci
Titolo: Il volo dell'aquila
Genere Thriller
Lettori 196
Il volo dell'aquila
Cancun.

Arrivati a Cancun, percorrono in taxi il boulevard Kukulkan fino alla zona degli hotel. È una lunga striscia di sabbia, con la spiaggia a est affiancata da bianchi alberghi, mentre a ovest si estende la laguna, dove il sole fa brillare le acque calme. Al di là si affaccia la città.
Arrivata nella sua stanza, Valentina per prima cosa si affaccia sul balcone che dà sulla spiaggia. Respira a pieni polmoni l'aria salmastra più profumata che abbia mai sentito. La superficie dell'acqua è di un azzurro intenso venato di verde che contrasta con il bianco della sabbia, accarezzata a riva da piccole onde che muoiono lente sul bagnasciuga.
Alle 19,30 Tamara la chiama per la cena, e insieme a Paul si recano in un ristorante del centro. Mangiano gamberi alla griglia con insalata mista e per dessert un dulce de leche che lascia a Vale un retrogusto molto dolce, quasi fastidioso.

Alle undici Paul riceve la telefonata dell'informatore che lo invita a incontrarlo. Spera in una notizia che lo aiuti nell'indagine. Percorre in taxi il boulevard Kukulkan verso sud e in uno spiazzo un po' buio prossimo alla spiaggia scende e si mette in attesa, visto che per la fretta è arrivato in anticipo. Chiede al tassista di aspettare. Nel frattempo si accende una sigaretta e ne offre una all'autista.
Dalla strada arriva una macchina che prosegue oltre. Mentre la guarda allontanarsi nel buio non si accorge di un'altra auto che viene a fari spenti dritta verso di lui.
È un attimo. Mentre la vede avvicinarsi troppo, gli viene spontaneo spostarsi quel tanto che gli permette di evitare un proiettile, che gli passa proprio vicino alle orecchie con un sibilo sinistro. Non sente l'esplosione, segno che hanno usato un silenziatore. Si butta a terra e guarda la macchina allontanarsi di corsa e perdersi nella notte.
“Tutto bene?”, gli chiede il tassista, che lo ha visto cadere.

Tamara è ancora sveglia. L'aria fresca è piacevole e se la sta godendo seduta al balcone della sua stanza, mentre cerca di mettere ordine alle idee per il nuovo libro. Dalla spiaggia proviene il suono leggero della risacca. Prova a guardare fuori ma la notte ha ingoiato sabbia e mare, lasciando uno spazio nero. In alto le stelle appaiono numerose, come del resto in tutti i Caraibi, ma le luci degli hotel cancellano dalla vista quelle più prossime a loro.
La telefonata di Paul la distoglie dai suoi pensieri in un piccolo sussulto.
“Salgo un attimo”, è tutto quello che le dice.
Entra trafelato nella stanza: “Mi hanno appena sparato addosso.”
Poi comincia a raccontare del mancato incontro con l'informatore.
“E che cosa vorresti fare? Se abbandoni questo affare potresti perdere tutto. Però la faccenda sta diventando pericolosa, è vero”, riflette la donna.
“Non so... si vede che sto sulla buona strada. Con quello che ho saputo a Città del Messico potrei in parte scrivere l'articolo, ma mi manca un pezzo fondamentale, cioè il collegamento con il traffico di valuta.”
“Dammi retta, prosegui. Arrivato a questo punto non ti puoi accontentare del solo traffico d'arte.”
Paul vuole fumarsi un'altra sigaretta, ma sa che Tamara odia il fumo, così l'invita a scendere al bar per bere qualcosa insieme.
“I contatti con l'Interpol di New York stanno andando bene. Potrei avere l'esclusiva all'arresto del ladro, visto che li ho aiutati nelle indagini”, fa una pausa e beve un sorso di whisky.
Sono seduti su due ampie poltrone. Paul parla piuttosto concitato, un po' per la paura, un po' per l'ebbrezza di poter scrivere un buon articolo.
“Il detective Snowden è un amico, posso fidarmi - prosegue - certo, trovare le prove del traffico di valuta sarebbe il massimo. Vedremo, mi accorderò con lui sul da farsi, sempre che decida di andare avanti. Tu che cosa farai domani?”.
“Pensavo di restare un paio di giorni, non di più, anche perché Valentina vorrebbe tornare a Roma. Ha lasciato il ragazzo senza notizie. Sai, hanno litigato.”
Paul rimane un attimo in silenzio. Le piace quella donna e ha provato anche a flirtare con lei, ma la vede assente nei suoi confronti.
“Chissà, forse pensa ancora al ragazzo”, gli esce una smorfia di rammarico.
Sente il bisogno di uscire per sgranchirsi le gambe e soprattutto per eliminare quel senso di timore che lo ha invaso. Camminare lo ha sempre aiutato a rilassarsi. Comincia a percorrere il boulevard continuando a pensare all'accaduto. Non sa se andare avanti o mollare tutto.
Da un taxi scendono due uomini, due statunitensi, e da come barcollano Paul capisce che hanno bevuto parecchio. Farfugliano qualcosa, ma biascicano le parole e quando si accorgono che lui non li capisce, gli chiedono: “Do you speak English?”.
L'inglese si mette a ridere e risponde di sì.
“E allora perché non mi capisci?”, continua l'uomo, tenendosi a stento in piedi.
L'altro turista si drizza meglio sulle gambe, lo fissa dritto negli occhi e gli chiede: “Hai una sigaretta? Anzi, due?” e barcolla leggermente.
Paul gli dà le sigarette e li osserva mentre si allontanano verso l'hotel, sempre incerti sulle loro gambe, poi se ne accende una anche lui e decide di tornare indietro.

Rientrato in albergo, tira fuori dal frigo-bar una bottiglietta di whisky e la beve tutta d'un fiato. L'agguato lo ha frastornato. Sa che se continua a indagare potrà correre dei rischi, ma vedersi sparare addosso lo ha messo in una tale agitazione che tarda a riprendersi.
Si sdraia sul letto e ripassa con la mente l'accaduto, la telefonata, l'appuntamento, l'agguato. Qui gli si gela il sangue, si rialza, sente di nuovo il sibilo della pallottola che lo ha mancato e un rigagnolo di sudore comincia a scendergli lungo la schiena.
“Vale la pena continuare l'indagine?”, parla ad alta voce, cercando di chiarirsi le idee.
Gli tornano in mente i fatti di Londra e la risposta che si dà può solo essere negativa.
“In fondo, non sono un detective”, si gratta il mento e continua il soliloquio ad alta voce.
Di solito scrive articoli di cultura per il consolato e solo qualche volta gli è capitata l'occasione di redigerne alcuni su fatti di cronaca, che riguardano per lo più personaggi o avvenimenti legati al Regno Unito. Tutte cose tranquille.
Però, si sente attratto da questa indagine sul traffico di opere d'arte, anche se non sa spiegarsi il perché. Si è appassionato alla faccenda ed è volato fin lì sulle orme di Baumann. Forse spera in un salto di qualità nel suo lavoro, finalmente potrebbe scrivere un pezzo di valore.
“Ma sono in grado di gestire il pericolo che avvolge questi fatti?”, si chiede titubante.
L'ansia gli fa fare una smorfia.
“In fondo è tutto partito da Tamara, è un'idea sua, non mia. Mi sono lasciato trascinare”, cerca di convincersi, mentre scandisce le parole ad alta voce, quasi volesse dare più credibilità alla cosa.
Si lascia andare a questi e altri pensieri e torna a sdraiarsi sul letto. Fuori, dalla spiaggia, arriva il rumore della risacca. Si ode il motore di qualche auto che procede notturna sul boulevard e si perde poi nel silenzio della notte.
Decide che è meglio mettersi a dormire, all'indagine ci avrebbe pensato l'indomani.

Valentina si sveglia presto quella mattina, dopo un lungo sonno ristoratore che non faceva da tempo. Forse è il silenzio di quell'area della città. Il traffico non arriva su quella striscia di terra che è la zona degli hotel, lungo il boulevard Kukulkan passa solo qualche auto o taxi che prende e riporta i turisti, e in quella stagione non ce ne sono molti.
Si ode qualche motore, le voci qua e là degli ospiti dell'hotel, il tutto condito dal sottofondo leggero delle onde che si infrangono sulla spiaggia sottostante. Vale si rammenta solo allora di essere a Cancun e si alza di scatto dal letto.
“Accidenti, sono ai Caraibi, e la cosa migliore da fare stamattina è un salto in spiaggia!”, decide allegra.
Si compra un costume da bagno nel piccolo negozio dell'hotel.
Una volta pronta telefona agli amici: “Vi aspetto nella sala da pranzo.”
Tamara la raggiunge subito. Quella mattina ha fame. Chissà se è per l'aria di mare, fatto sta che mangia un frutto, qualche fetta di avocado con pomodori e tortillas, e accompagna il tutto con un caffè americano. -
Patrizia Masci
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