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Writer Officina
Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Liza
Genere Thriller
Lettori 161
Liza

La giornata è soleggiata, gradevole, di quelle che ti far venir voglia di andare a fare due passi fuori città. Ognuno è libero di sfruttarla come meglio crede, sembrerebbe pensare Parker, al cimitero, mentre depone dei fiori sulla tomba della moglie Cheryl. Il detective rimane assorto nei suoi pensieri, quando si avvicina Danny Golden.
- Ciao. –
- Ciao. –
- Era una gran bella donna – dice il tenente di polizia.
- Una donna speciale – afferma Parker.
- Se ne vanno sempre le migliori – replica l'amico. - È da un bel pezzo che non venivo qua; spero che parenti e amici non se la prendano a male. –
- Sapranno capire. –
- Sì, lo credo anch'io – annuisce Golden.
- Come va il lavoro? –
- Al solito. –
- Non si è mai soddisfatti. –
- Già. Il tuo? –
- Siamo sulla stessa linea d'onda – risponde il detective, mettendosi in cammino. - Vado a far visita ad una cara amica. –
I due uomini raggiungono una tomba poco distante nella quale riposa in pace la povera Elsa, vittima della ferocia dell'uomo.
- Immaginavo che parlassi di lei – dice Golden. - Ne eri innamorato? –
- Sì; credo che non abbia avuto nemmeno il tempo di dirglielo. –
- L'avrà capito. –
- Probabile. Avrei preferito che il rapporto fra noi non andasse oltre l'amicizia, che restasse tutto come prima. –
- Per quale motivo? –
- Mi sembra chiaro; le donne che mi si avvicinano non possono certo considerarsi fortunate. Per il loro bene dovrei avere il buon senso di tenerle lontane. –
- Non dirai sul serio? –
- Non mi rimangono alternative se non voglio che da queste parti aumentino le mie conoscenze femminili. –
- Tragica fatalità. –
- Qualsiasi cosa si tratti è meglio andarci cauti. –
- Cos'hai da rimproverarti? –
- Nulla. Ma evidentemente emano un flusso negativo... –
- Sciocchezze! –
- I numeri parlano chiaro. –
- Non seguo molto la matematica – replica Golden. - La verità è che il male intorno a noi si sta ampliando a macchia d'olio e questo lacera la nostra sensibilità. Non ho intenzione di deporre le armi, se proprio ci tieni a saperlo. –
- Gesto apprezzabile. –
- Non starai pensando di tirarti indietro? –
- Lasciarti da solo in mezzo a tante belve feroci? Non ci penso nemmeno! – risponde Parker.
- Sei un amico. –
- Avevi dubbi a riguardo? –
- No. Anche se a volte... –
- Cosa? –
- Ho l'impressione che tu mi faccia una sleale concorrenza. –
- La tua è solo un'impressione – commenta sornione Parker, incamminandosi. - Inseguiamo lo stesso scopo, o forse l'hai dimenticato? –
- Grazie per avermelo ricordato – risponde con velata ironia l'amico. - Peccato che usiamo metodi diversi. –
- Beh, non abbiamo una struttura importante come la vostra, ci muoviamo quasi a conduzione familiare, senza una vera copertura e, di conseguenza, i rischi per la nostra incolumità sono maggiori. –
- Dimentichi che sono io a coprirti il culo. –
- Tutte le volte che è successo, ti ho ripagato. –
- Sì, offrendomi da bere. –
- È il pensiero che conta. –
- Già. –
- Ci stai pensando su? –
- Sei perspicace. –
- Non è una brutta idea – dice Parker, ammiccando ad un sorriso.

***

Mai avrebbe immaginato che a distanza di due giorni finisse per ritornare al cimitero per dare l'ultimo saluto ad un'amica. Per la precisione, una cara amica di sua moglie. Il detective osserva il moscone ronzare e andare a posarsi sulla bara prima che la stessa viene calata nella fossa; la cosa gli fa storcere il naso. Al termine della sepoltura, una donna sulla sessantina si avvicina a Parker.
- Grazie per essere venuto. –
- La notizia mi ha scosso... sono addolorato. Di Liza mi rimarrà un bel ricordo. –
- Era mia figlia e so quanto valeva... non la rivedrò più. –
- Mi dispiace. –
- Lei sa cosa si prova. –
- Già. –
- Sua Moglie Cheryl avrà una visita inaspettata; si incontreranno lassù. Lei ci crede? –
- Non lo so... vorrei tanto. –
- Io ci credo – dice la donna, con un'espressione di speranza più che di convinzione.
- Avranno tante cose da raccontarsi – replica con un dolce sorriso il detective. - Com'è successo? –
- Sembrerebbe che si fosse stancata della vita – risponde la donna, incrociando lo sguardo attonito di Parker. - Non riesco a farmene una ragione. –
- Scusi, non sono stato informato... –
- Per telefono non ho voluto scendere nei particolari. –
- Capisco. –
Un momento di intimità interiore è utile alla donna per riprendere fiato da una situazione difficile quando, mentre sta per raccontare il triste episodio, le va incontro il marito insieme ad una giovane coppia.
- Mio marito; loro sono Nola e il suo fidanzato Red. –
Dopo le dovute presentazioni, Parker pensa bene di togliere il disturbo. - Rinnovo le mie condoglianze... ora vado... –
- Cheryl, sua moglie, era una grande amica di Liza – dice la donna al marito e ai due giovani, intrattenendo il detective.
- Sì, lo so; Liza mi parlava spesso di lei – dice Nola. - So del tragico evento. –
- Il destino le ha voltato le spalle – commenta Parker.
- Non possiamo dire la stessa cosa riguardo Liza... – replica la giovane. - Sì, insomma, il destino in questo caso non c'entra proprio... non riesco a perdonarla per quel che ha fatto – continua in lacrime Nola. - Il padre la conforta abbracciandola.
- Erano molto legate – dice la mamma di Liza.
- È comprensibile – osserva il detective. - Prendetevi cura di lei, ne avrà bisogno. –
- Uniti ci faremo forza – risponde la donna.
- Per qualsiasi cosa, anche una parola di conforto, sappiate che potete contare su di me. –
- È gentile. Ok. –
- Bene – replica il detective, salutando e andandosene via.

***

Sulla statale, lungo il tragitto che lo conduce a casa della madre, Parker avverte ogni volta una sensazione di beatitudine tanto forte da tenere distante i pensieri cattivi; ma, le ultime due visite al cimitero hanno incrinato il suo umore e a poco serve essere accolto dall'invitante percezione di una soave melodia.

***

La visione della sua bambina sullo sgabello gli strappa un tenero sorriso. Kate, non sembra accorgersi della presenza del padre e continua a pigiare i tasti del pianoforte deliziando l'inaspettato spettatore fino alla conclusione del pezzo musicale.
- Semplicemente incantevole! –
- Papà! Da quanto sei qui? –
- Non abbastanza per poter ammirare il mio piccolo genio. –
- Beh, se vuoi posso concederti un concerto tutto per te – replica con un'espressione birichina la ragazza.
- Ne sarei lusingato. –
- Fissa la data. –
- Ok. Lo farò. –
- Immagino che mi sarà difficile assistervi – interviene la mamma di Parker, entrando nel salone.
- C'è posto per tutta la famiglia – risponde il detective. - Non è così, Kate? –
- Sicuro! – risponde la ragazza alzandosi dallo sgabello.
- Se parli con il suo maestro ti dirà che il tempo di esibirsi dinanzi a un pubblico dai gusti raffinati non è poi così lontano – dice la donna. - Ma lei non sembra interessata più di tanto a diventare una star. –
- Davvero? – commenta il detective. - Credevo che facessi sul serio. –
- Sì, è così, ma... –
- Non vuoi addentrarti in programmi futuri. –
- Esatto! –
- Sono d'accordo; sei ancora molto giovane per prendere decisioni importanti... certo, vederti seduta a quel pianoforte è un piacere. –
- Per te e la nonna suonerò sempre. Promesso! –
- Grazie. –
- Ci onorerai stasera della tua presenza? – domanda la mamma al detective.
- Sì, dormirò qua. –
- Ricambierò con una cena all'altezza della situazione. –
- Non voglio che ciò ti impegni troppo – replica sornione Parker.
- È il mio momento di esaltazione – risponde con simpatica verve la donna, mentre si fa vedere il cagnolino Doll, abbracciato affettuosamente da Kate.

***

Terminata la deliziosa cena il detective e la signora Parker si ritrovano a rilassarsi nel salone, guardando uno spettacolo leggero alla televisione.
- Ho pensato di affittare la casa; se tu sei d'accordo, naturalmente. Non ha senso tenerla vuota – dice la donna, accomodata sul divano.
- Certo, perché non dovrei – risponde l'uomo seduto sulla poltrona.
- Ho voluto aspettare un po' di tempo prima di dirtelo... per via di Mary. –
- Già. La stessa cosa era successo con la scomparsa di Cheryl; l'abbiamo tenuta vuota per lungo periodo per poi, alla fine, decidere di darle un alito di vita, com'è giusto che sia. Magari non porta bene alle donne che vi abitano. –
- L'affitteremo a uomini. –
- Se credi che possa servire, fai pure. –
- Potresti abitarci tu, com'è giusto che sia. –
- Cosa c'è? Mi vuoi sfrattare da qui? – dice con tono ironico il detective.
- Non mi separerei mai dal mio grande amore, ma credo che un uomo abbia bisogno della sua libertà. –
- Sotto questo aspetto mi sento a posto. –
- Certo, fino a quando non condividerai la tua vita con una donna. –
- Ne ho già due, l'hai dimenticato! –
- No – risponde con un sorriso la donna. - Il lavoro? –
- Impegnativo come al solito. Oggi sono stato al funerale di un'amica di Cherly. –
- La conoscevo? –
- Diverse volte è stata a cena da noi; si chiamava Liza. –
- Sì, me la ricordo; una gran brava donna. Non è un bel periodo. –
- Già. –
- Com'è morta? –
- Se non ho capito male, si è suicidata. –
- Oh mio Dio! –
- Scusami, non so nemmeno perché te ne ho parlato... –
- Perché ti fa stare male, per sfogarti; è comprensibile. –
- Deve essere così – annuisce Parker.
- Doveva sentirsi molto sola per giungere ad un gesto così estremo. –
- Non lo so; mi sembrava una donna solare... faccio fatica a pensare che si sia lasciata andare ad una fine simile. –
- Per la famiglia è un grande dolore. –
- Sì. –
- Ti hanno assunto per fare chiarezza sulla triste vicenda? –
- No; non credo che ce ne sia bisogno, sono casi strettamente personali che di solito non necessitano nessun tipo di indagine investigativa.
- Era sposata, aveva figli? –
- Separata da alcuni anni; nessun figlio. –
- Beh, la vita continua; non è così John? –
- Già. –

***

La serata trascorsa in armonia insieme agli affetti più cari ha dato al detective il giusto ristoro per cui, l'indomani, si presenta al lavoro con un'aria rilassata.
- Ciao – gli dà il benvenuto Jennie.
- Ciao. –
- Dormito bene? –
- Sì, lo affermo con enorme piacere. –
- La famiglia è un buon rimedio allo stress quotidiano. –
- Nulla di più vero. –
- Ted è nel tuo ufficio. –
- Ci sono notizie? –
- Due. Una buona e una cattiva. –
- La giornata inizia alla grande – osserva il detective.
- Non prima di aver gustato dell'ottimo caffè – replica la bionda segretaria.
- Ben detto! –

***

Parker entra nel suo ufficio e dopo aver salutato il suo collaboratore, si siede dietro la sua scrivania.
- Hai un'ottima cera! –
- Già, si vede? –
- Dovresti andare più spesso a far visita ai tuoi – dice Ted, accomodatosi dinanzi. - Ci guadagneresti in salute. -
- Prenderò in seria considerazione il tuo consiglio. A cosa devo la tua calda accoglienza? –
- Ho due notizie da darti... –
- Sì, lo so; una buona e una cattiva. –
- Esatto! – annuisce Ted. - La buona riguarda il mondo intero. –
- Non mi dire. –
- È così. Una mela marcia è caduta dall'albero e finirà per fare da concime alla terra. Hanno tolto di mezzo Moss Butler. –
- Non starai parlando... –
- Proprio lui. –
- Credevo che fosse in villeggiatura in un ultramoderno penitenziario della California. –
- Vero; ma qualcuno di cui ancora si sconosce l'identità ha voluto porre fine al suo tormentato soggiorno tagliandogli la gola con un rudimentale coltello. –
- Davvero una brutta fine – commenta impassibile Parker.
- Evidentemente il carisma del suo cognome andava di traverso a chi si è reso responsabile dell'efferato delitto – dice Ted.
- Immagino già quale possa essere la brutta notizia. –
- Beh, siamo stati gli artefici della sua privata libertà. –
- Era il minimo che potesse aspettarsi dopo aver investito e ucciso con la sua macchina, saturo di cocaina, un povero ragazzo di appena quindici anni. –
- Forse se avesse avuto il buon senso di prestargli soccorso, il ragazzo si sarebbe potuto salvare. –
- Buon senso... non ti sembra di chiedere troppo a questa gente? –
Un delizioso odore di caffè interrompe la conversazione dei due uomini. Jennie poggia il vassoio sulla scrivania e si accomoda a fianco di Ted.
- Allora, siete giunti ad una conclusione? – domanda la donna.
- Eravamo lì ad un passo – risponde Parker.
- Beh, chiedo scusa dell'intrusione – replica con velato sorriso la bionda segretaria.
- Da parte mia hai la più totale ammirazione – replica il detective, sorseggiando il caffè.
- Sì, sono d'accordo – si associa Ted, avvicinando la tazza alla bocca.
- Le vostre lusinghe mi commuovono. Non sarete per caso preda dei sensi di colpa per l'imprevista e prematura scomparsa del giovane rampollo? –
- È quello che si starà chiedendo il padre – dice Ted.
- Già! Il noto penalista che ha salvato il culo a parecchi uomini del clan Torres – aggiunge Parker.
- Non quello del figlio – osserva la donna. - È stata la sua più atroce sconfitta professionale, anche se era riuscito a ridurre la pena; fra pochi mesi avrebbe ottenuto la libertà condizionale.
- Non placherà la sua ira se prima non ci vedrà vomitare sangue – dice il collega seduto a fianco.
- Mi sembri piuttosto pessimista – commenta il detective.
- Può darsi. A dire il vero aspettavo la sua visita appena dopo l'udienza della condanna del figlio. –
- Esporsi in questi termini sarebbe equivalso mettere a rischio l'intera organizzazione malavitosa alla quale presta il suo servizio; ammetto che l'ultimo evento potrebbe scombinare certi equilibri – replica Parker.
- Conseguenze che rientrano a pieno titolo nel nostro lavoro – tiene a ricordare Ted.
- Comunque, vi prego di stare all'erta – consiglia Jennie, poggiando la tazza vuota sul vassoio. - Se deciderà di muoversi non lo farà in prima persona, chiederà un aiuto all'amico Torres. –
- Questo è sicuro! Beh, a questo punto, occhio vigile anche da parte tua. –
- Che ne direste di giocare d'anticipo? – dice Ted.
- Intendi fargli le condoglianze? – risponde il detective.
- Per tastare il suo umore. –
- Non ci penso nemmeno. Ma se proprio ci tieni, nessuno ti impedisce di compiere la tua bella azione. –
- Ok. Era solo un'idea.
- Brillante! – commenta con un sorrisetto Jennie.
- Bene, l'argomento è stato trattato più che a sufficienza, propongo di metterlo da parte e pensare alle cose urgenti da fare – dice Parker.
- Giusto! – esclama la bionda segretaria. - Io avrei un po' di riordino pratiche che non vedo l'ora di portare a termine; dopo mi concentrerò alla ricerca di notizie che, spero, ci permetteranno di rintracciare l'assicuratore lestofante; se non hai nulla in contrario. –
- Ok. –
- Io... vorrei prendermi un piccolo permesso – dice Ted. - Una mia cugina è ricoverata in ospedale e le ho detto che sarei andato a trovarla. –
- Nulla di serio, spero. –
- Sembra che sia caduta riportando varie fratture. –
- Da dove è caduta? – gli chiede Parker.
- Non è stata molto chiara. –
- Qualcosa non quadra? –
- Sì, è possibile. Da qualche anno ha una storia difficile con un nulla di buono che, oltretutto, reagisce alle sollecitazioni ad un normale confronto dialettico con uno spiccato senso di gratuita aggressività. –
- Questi individui hanno la fortuna, o la capacità, di accalappiare le povere anime – osserva Jennie. - Se la tua paura dovesse essere confermata, desidererei avere il piacere di conoscerlo. –
- Lo farò con piacere... se di lui rimarrà ancora qualcosa. –
- Speriamo non ce ne sia bisogno – commenta il detective. - Siamo pieni di impegni per pensare di farci carico di tutti i mali del mondo. –
- Fin quando avrò respiro non mi tirerò indietro – afferma Ted.
- Nulla da ridire. –
- Mi piace questa sintonia di pensiero – dice Jennie, aggregandosi ai due uomini. - Mette di buon umore. –
- Allora, buon lavoro – replica Parker, alzandosi dalla poltrona. - Sarà una dura giornata. Come sempre! –
- Dove vai? – chiede la donna.
- Stanotte è venuta a farmi visita nel sonno Cheryl. –
- Non capisco? La cosa ti ha turbato? –
- No. Gradisco che venga a trovarmi; negli ultimi tempi è successo così raramente. Beh, non so il perché, ma credo che questa volta ci sia sotto un motivo ben preciso. –
- Mi dispiace, non riesco a seguirti. –
- Ti stai dando al paranormale? – interviene Ted.
- Non ho mai voluto soffermarmi su questo argomento in quando sconfina dalla realtà facendomi viaggiare in mondi misteriosi e, lo ammetto, particolarmente affascinanti, ma lontani anni luce dal mio concetto sulla vita e sull'aldilà. Comunque, certi segnali ti invogliano a rifletterci su... –
- Vorresti provare a metterti in contatto con lei? – dice Jennie.
- Forse, in qualche modo, sta cercando di farlo lei con me. –
- Interessante! – esclama l'amico con un'espressione tutt'altro che convinta. - E quindi? Voglio dire, a cosa dovrebbe portare questa discussione? –
- Me lo domando anch'io – risponde il detective. - Nel sogno mi è apparsa Cheryl insieme ad un'amica, la stessa a cui ieri al cimitero ho dato l'estremo saluto. –
- Morta? –
- Suicida a quanto sembra. –
- Cristo! – Non ci vedo nulla di strano nel sogno, considerando il fatto accaduto; il tutto scaturisce da un meccanismo di ricordi che, come in questo caso, inevitabilmente affiorano. –
- Naturale! Cheryl, mi è apparsa come se volesse presentarmi Liza, la sua amica; ma io però la conoscevo bene. –
- Sì sa i sogni sono strani. –
- Fin troppo. –
- Cosa pensi di fare? – dice Ted.
- Riuscire a sapere di più sulla fine di quella donna; solo questo – risponde Parker.
- Perché lo fai? –
- Per Cheryl. –

***

L'unico modo per fare chiarezza sulla vicenda e rivedere la mamma di Liza, chiedendole la sua personale versione sul dramma vissuto dalla figlia. Un percorso per nulla facile nemmeno per Parker che si ritrova a rinverdire i ricordi con un velo di tristezza; la stessa sensazione che prova entrando nel ristorante, tappa di alcuni bei momenti della sua vita passata.
I camerieri preparano come ogni mattina la sala, quando uno di loro va incontro al detective.
- Desidera? –
- Salve. Vorrei vedere... –
- Buongiorno signor Parker – interviene la mamma di Liza, avvicinandosi. - È un piacere rivederla. –
- Buongiorno. Grazie. –
- Si trovava nella zona? – chiede la donna, mentre il cameriere si allontana.
- No. Sono venuto a trovarla di proposito. –
- Vorrebbe parlarmi? –
- Non le ruberò troppo tempo. –
- Riguardo Liza, immagino. –
- Sì. Sempre se lei sia d'accordo. –
- Prego. –
La donna e il detective si accomodano in un tavolo appartato del locale.
- Desidera qualcosa da bere? –
- No, grazie. –
- Bene, l'ascolto. –
- Ho pensato molto a Liza non riuscendo a dare una spiegazione a quanto è successo... –
- È comprensibile - annuisce la donna.
- L'ho persino sognata... lei insieme a Cheryl. –
- Ciò l'ha turbato? –
- Non esattamente. Mi ha fatto parecchio riflettere. –
- Sulla vita? –
- No, sulla sua morte. –
- Capisco. –
- In che modo... –
- Si è tolta la vita? –
- Sì. -
- Lasciandosi annegare buttandosi in mare. –
Immediatamente Parker viene sopraffatto dall'infausto ricordo della moglie che si allontana a lunghe bracciate nell'azzurro mare per poi, all'improvviso, scomparire negli abissi.
- Le sembrava ansiosa negli ultimi tempi? Qualcosa nell'atteggiamento di Liza che la preoccupava? –
- Me ne sarei accorta; no, tutto scorreva nella normalità, di questo sono sicura. –
- Certo, chi meglio di una madre può capire i propri figli. –
- Ho messo a fuoco le scene nelle quali siamo state insieme recentemente, provando con ostinazione di trovare quei segnali che magari mi fossero sfuggiti. Niente; continuo a farlo e chissà per quanto tempo ancora... –
- Vorrei aiutarla. –
- Crede di farcela? –
- Farò il possibile; qualunque sia l'esito. È bene che si sappia. –
- Non la seguo – dice perplessa la donna.
- Può darsi che il caso non sia stato sufficientemente approfondito ed io, prendendone in mano le redini, non lascerò nulla di intentato. Non guarderò in faccia a nessuno. –
- Fa parte del suo lavoro. –
- Già. –
- Dobbiamo parlare del suo onorario. –
- Mi sono presentato senza invito; sarebbe una pretesa inammissibile. –
- Potrei sapere il motivo... sì, del suo interesse sulla morte di Liza. –
- L'ho sognata; non mi capitava da un po' e poi, credo che ci sia sotto lo zampino di Cheryl.
- Se io non l'avessi informata... –
- Probabilmente non saremmo qui a parlarne; questo è vero. –
- Potrebbe rivelarsi una perdita di tempo. –
- Lei è la prima a non crederci. –
- Sì, ha ragione. –
- Vale la pena di provarci. –
- Cosa desidera che faccia? –
- Continui a pensarla. –
- Verrà coinvolta l'intera mia famiglia? –
- Con la massima discrezione se fosse necessario. –
- Immagino che lei sia a conoscenza che il mio secondo marito non è il padre naturale di Liza. –
- Sì; che Nola ne è la sorellastra. –
- Sua madre, l'ex compagna di Lance, è scomparsa per una malattia incurabile quando Nola aveva quindici anni. Si sono voluti bene come due vere sorelle. –
- Farò in modo che la mia presenza non risulti deleteria; glielo prometto! –
- Grazie. –
- Liza viveva da sola? –
- Sì, in un piccolo appartamento. –
- Me lo ricordo; tante volte ha invitato me e Cheryl a gustare i suoi piatti. –
- Dopo la separazione non credo che abbia avuto delle storie importanti. –
- Non è escluso che possano essere oggetto delle mie indagini. Che rapporti aveva con il suo compagno? -
- Non lo so; non ne abbiamo mai parlato, forse perché sapeva che non nutrivo simpatia nei suoi confronti – risponde la donna. - Faccio fatica a pensare che qualcuno si sia reso responsabile di un gesto così orribile... era una creatura dolcissima. –
- Al momento è solo un'ipotesi. Il suicidio le sembra più plausibile? –
- Non so più cosa dire. -
- In queste situazioni governa la confusione più totale. –
- È così – annuisce la donna.
- Che io ricordi, non sapeva nuotare. –
- Aveva da sempre paura del mare, per questo non si era mai decisa ad imparare. –
- Strano rinunciare alla propria vita affidandola ad un nemico; credo che in questi casi le soluzioni non manchino di certo. –
- Spesso veniva qua a mangiare... questo è il suo tavolo preferito; lo aveva fatto due giorni prima della sua scomparsa. Ricordo che mi rivolse il suo sguardo ammiccante mentre stavo seduta alla cassa. Da allora l'ho rivista solo all'interno dell'obitorio, priva di calore, fredda! –
- Mi dispiace. -
- Vada avanti; lo sosterrò per quanto mi sarà possibile. –
- Ok. –

***

Un calcio frontale all'addome lo spedisce per terra. Parker, con fatica si rialza per poi buttarsi a capofitto sul suo antagonista avvinghiandolo con le braccia in una morsa ferrea quando, con una mossa di judo, si vede scaraventato in aria e poi cadere pesantemente con le spalle al tappeto. Il detective non demorde e, rimettendosi in piedi, stringe i pugni avvicinandosi a Ted facendo partire un diretto che l'amico schiva, rispondendo con un gancio in pieno volto. Parker ritorna impietosamente disteso sulla pedana.
- Non si può sempre averla vinta – afferma con un sorrisetto, Ted. - Magari stai attraversando un periodo di stanchezza... –
- Finiscila! – replica Parker toccandosi la mascella. - Ci sei andato duro! –
- È nel nostro stile. –
- Già. È un miracolo che nessuno di noi due sia mai finito in ospedale con le ossa rotte. –
- Abbiamo la pellaccia dura. –
- Beh, questo è sicuro – ammette il detective, rialzandosi. - Complimenti per il tuo stato di forma. –
- Mi è andata bene, ho azzeccato i tempi giusti. –
- Mi sento mezzo intontito. –
- Ti offro da bere; ti rimetterà a posto. –

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