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Luigi Romolo Carrino è uno scrittore che ha affrontato nel suo percorso letterario tematiche sociali molto profonde. Il suo romanzo "Acqua storta" racconta per la prima volta l'omosessualità repressa del sistema mafioso attraverso gli occhi di un carcerato che, fra allucinazioni e ricordi, rivive il suo passato negli ultimi tre giorni di vita. In "Pozzoromolo" e in "Esercizi sulla madre", selezionati entrambi per il Premio Strega, tratta il tema dei manicomi.. Il suo ultimo libro è "Non è di maggio" edito da Arkadia.
Riccardo Bruni, da un piccolo sito web negli anni 90, su cui pubblicava i primi racconti, fino ad arrivare alla presentazione del suo romanzo "La notte delle Falene" al Premio Strega. Ha partecipato a vari progetti collettivi, tra cui YouCrime di Rizzoli, in collaborazione con il Corriere della Sera. Scrive sul quotidiano La Nazione, su Giallorama.it, di cui è uno dei fondatori, e collabora con varie realtà del web, tra cui Toscanalibri.it. In questa intervista racconta la sua storia a Writer Officina.
Oriana Fallaci, l'intervista impossibile a una scrittrice mai morta. Prima di approdare al romanzo e al libro, Oriana Fallaci si dedicò prevalentemente alla scrittura giornalistica, quella che di fatto le ha poi regalato la fama internazionale. Una fama ben meritata, perché a lei si devono memorabili reportages e interviste, indispensabili analisi di alcuni eventi di momenti di storia contemporanea. La raccolta delle sue grandi interviste con i potenti della Terra venne poi inglobata nel libro "Intervista con la storia".
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Fabula, trama e chiacchiere davanti al fuoco. Perché non proviamo a raccontare una storia come lo faremmo di notte, con degli sconosciuti, attorno a un fuoco? Perché non dimentichiamo le tecniche della fabula e dell'intreccio per trasformare la trama in una storia tatuata sulla pelle di chi legge o ascolta? È davvero così importante seguire uno schema e incanalarci nel modus operandi corrente?
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
Promozione Letteraria. Il termine angloamericano "slogan" deriva dall'antica voce gaelica "sluagh-ghairm", che aveva la funzione primaria di reclutare i combattenti alle armi. Nei tempi moderni, questo termine è legato a una più banale propaganda commerciale e inglobato nel Marketing per definire una frase facilmente memorizzabile. Ma come possiamo creare una promozione letteraria per far meglio conoscere i nostri libri?
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Writer Officina
Autore: Chiara Zaccardi
Titolo: Il mio tutto
Genere Romanzo di formazione
Lettori 807 11 10
Il mio tutto
Davide
Romeo e Giulietta

Avverto il bruciore e vedo la pelle del braccio aprirsi. Il sangue inizia a sgorgare giù lungo la mia mano, corre verso la punta delle dita e sgocciola sul pavimento sporco. La sua vista mi rende improvvisamente calmo, mi fa sentire molto meglio dei graffi che mi procuro da solo.
Mauro Gatti invece scatta indietro e osserva incredulo il taglierino che ha appena usato su di me, neanche fosse una sciabola.
Siamo nei bagni di una scuola superiore di Parma, simile a tante altre, durante un giorno di marzo uguale a qualsiasi altro, dove i miei compagni di classe hanno deciso di rom
pere la monotonia con un nuovo gioco, uno dei tanti a cui mi sottopongono da un po' di tempo. Mi hanno accerchiato, mi hanno trascinato qui e mi hanno tenuto fermo mentre
mi incidevano la carne. La loro intenzione era di scrivermi addosso un'intera parola, ma Gatti ha calcato la mano e la prima linea è venuta troppo lunga e profonda.
- Che cosa hai fatto? - Gianluca Possenti guarda prima il mio braccio e poi Mauro, quasi lo avesse visto trasformarsi in un serial killer.
Lui e gli altri mi lasciano andare.
- Merda, fa senso - anche Ivan Lunardi si allontana da me.
Forse crede che abbia una malattia infettiva. Io invece sto bene. Il sangue esce e mi sembra una specie di purificazione. Come se insieme a quello mi stessi liberando del marcio che ho dentro.
Mi fissano tutti aspettandosi qualcosa. Una reazione, suppongo. Sulle loro facce c'è un misto di preoccupazione e shock che mi lascia indifferente.
- Cosa cazzo sta succedendo?! - Cristian Montecchi irrompe nel cesso, scansa Ivan con una spallata e mi mette a fuoco.
Sbianca di colpo.
Montecchi, come il protagonista di Romeo e Giulietta, in versione assai poco romantica: il ragazzo più popolare dell'istituto, il più famoso per i suoi trofei di nuoto, il più corteggiato per il suo aspetto, il più ammirato per i suoi voti. Il ragazzo perfetto, che tutti vorrebbero frequentare. Il capo dei bulli, che mi odia.
Si volta verso Mauro, mentre quello lascia cadere a terra il taglierino come se scottasse, poi torna a guardare me.
- Ma cosa avete combinato? -
- Vo... volevamo spaventarlo... - balbetta Ivan indietreggiando.
Già. Invece adesso sono spaventati loro.
- Sì, era uno scherzo... - dice Ivan.
- Uno scherzo? Siete coglioni o cosa? Volevate squarciargli un braccio?! - Cristian è agitato.
Lo sono tutti tranne me. Curioso.
- Non credevo tagliasse così tanto! - fa Mauro.
- Si chiama taglierino, idiota! - precisa Gianluca.
Quante chiacchiere e riflessioni argute. I loro cervelli rischiano di esplodere.
Sulle mattonelle ai miei piedi si sta formando una piccola pozza. Ha una forma affascinante.
Tiro fuori dalla tasca posteriore dei jeans il pacchetto di sigarette, ne prendo una con la mano sporca di rosso e l'accendo, dando una lunga boccata.
I ragazzi, che hanno seguito le mie mosse con gli occhi, restano a osservarmi in un silenzio attonito per un paio di secondi.
- Io me ne vado! Questo è pazzo! - Gianluca raggiunge la porta e scappa fuori.
Mauro, dopo un attimo di indecisione, lo segue a ruota.
- Vado a chiamare l'infermiera! - anche Ivan si dilegua.
Do un altro tiro alla sigaretta. Il sangue scivola fuori verso il gomito, delicato, vivo, simile a una carezza.
Cristian mi lancia un'occhiata allucinata: - Vuoi morire dissanguato? -
- Sei troppo ottimista. -
- Okay, spero davvero che tu ti stia comportando così per colpa del trauma - mi strappa la sigaretta di mano e la getta nel lavandino.
- Anche i tuoi amici devono aver subito un bel trauma, da piccoli - commento, con lo sguardo puntato verso i raggi di sole che entrano dalle finestre alte.
- Devi andare in infermeria prima di svenire - continua Cristian ignorando le mie parole.
In quel momento entra Mattia Mazzari, il miglior amico di Montecchi: - Oh, mio Dio - esclama, nella mia direzione.
Dietro di lui arrivano la professoressa Ferretti, il professor Carli e metà della nostra classe. I gossip circolano in fretta.
Cercano di infilarsi in massa in bagno ma Carli contiene la folla. Qualche ragazza mi vede e si mette a strillare. Cominciano a parlare tutti insieme e la prima che mi si avvicina è la Ferretti.
Mi scruta, poi inquadra la scena, che comprende il taglierino per terra e Cristian a pochi passi da me.
- Montecchi sei stato tu? - domanda. Non c'è rabbia nella sua voce, credo stia solo cercando di capire la situazione.
- No! L'ho trovato così. -
Quello che vorrei è recuperare la mia sigaretta e finirla in santa pace, invece intorno si fa un gran baccano e alla fine vengo scortato al piano di sotto, nell'ambulatorio della
scuola.
L'infermiera mi medica e mi mette qualche punto.
Mentre mi fascia il braccio il preside fa capolino: - È arrivata tua madre - annuncia, con aria ansiosa. - Parleremo più tardi, se te la sentirai. -
- Ha chiamato mia mamma? - faccio, allibito.
Ora desidero che Mauro ci riprovi e stavolta punti alla giugulare.
- Sì, è venuta a prenderti. -
Perfetto.
- Così puoi passare all'ospedale per un controllo - aggiunge Linda, l'infermiera, sminuendo il suo lavoro.
Evito di rivelarle che mia madre deve essere appena uscita da lì, perché sto pensando a qualcosa di peggio. Sto pensando al casino che farà mio padre non appena lo saprà.
Chiara Zaccardi
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