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Autore: Domenico Vasile
Titolo: Springletown 1980
Genere Poliziesco/pulp
Lettori 190
Springletown 1980
Romanzo on the road

Il colpo al ristorante

Lunedì, ore 12:00 a.m.

- Bastardo, te l'avevo detto che sarebbe andato tutto storto - , con voce roca Pinky sputò fuori quelle parole uscendo dal retro del locale mentre si reggeva il ventre impregnato di sangue.
- Non preoccuparti Piccola, andrà tutto bene. Dammi la mano, andiamo! - , la rassicurò Jim.
La prese per mano e la trascinò via da lì, perché a breve avrebbero avuto guai seri con la polizia.
Il distributore di benzina sul retro del ristorante non aveva clienti al momento, solo qualche vecchio bestione a tre assi rimaneva parcheggiato silenziosamente al fresco dell' officina.
Il vento faceva sbattere l'insegna "gasoline" contro il lampione centrale, emettendo un cigolio ritmato.
C'era uno strano silenzio intorno ai due fuggiaschi, rotto solo dal respiro ansimante di Pinky che non riusciva a camminare, bloccata dal dolore lancinante allo stomaco.
- Dai, ancora un po' Piccola, va tutto bene fidati di me, ma non fermarti proprio ora! - .
Doveva stringere i denti ed arrivare fino all'auto che era parcheggiata dietro la siepe la "Piccola".
Si....era così che la chiamava Jim, soprattutto quando quest'ultima cominciava a fare l'isterica.

E fu cosi che la chiamò anche la prima volta che la vide servire ai tavoli di quel losco locale notturno, ai bei tempi, quando gli affari giravano bene e tutti gli portavano rispetto.
La giovane donna era pazza di lui, avrebbe fatto qualsiasi cosa, anche la sua complice in un colpo malriuscito come quello. Così strinse i denti e, con una mano stretta a quella del suo uomo e l'altra sulla camicetta che bianca più non era, si trascinò avanti fino all'auto.
Jim la fece sedere in tutta fretta sui sedili posteriori, poi cercò di mettere in moto sperando di centrare la chiave nel quadro di accensione, dopo alcuni tremolanti tentativi ci riuscì e partì spedito.
Slittando sullo sterrato alzò un gran polverone prima di immettersi sulla strada, l'impatto con l'asfalto fece sobbalzare i vecchi ammortizzatori.

Jim diede un fulmineo sguardo allo specchietto retrovisore controllando di non essere seguito, poi ingranò la terza marcia e portò il motore al massimo dei giri verso quel rettilineo che sembrava infinito.
Spinse quel V8 fino a spremerlo, raggiunse la velocità di circa 90 miglia orarie e cercò di tenere quell'andatura fino alla prossima curva che si preannunciava alquanto lontana al momento.

Anche lui era spaventato, non aveva più quello sprezzo del pericolo e quella follia che lo avevano accompagnato nelle scorribande di gioventù.
Ora voleva smetterla con quella vita, voleva mettersi a riposo e portare via Pinky, magari su una spiaggia lontana. Già si immaginava loro due sdraiati a godersi la leggera brezza marina e bere succo da una noce di cocco gigante, come le aveva sempre promesso.

- Perché hai sparato Jim....? - , mentre parlava la bocca di Pinky diventava sempre più amara e secca, il proiettile l'aveva centrata in pieno ventre ed il sedile posteriore in similpelle della vecchia Buick era ormai tutto zuppo di sangue.
- Stà zitta. Non sprecare energie, ormai non posso più tornare indietro - .
La strada per uscire dalla contea di Springle era ancora lunga per quella vecchia carretta a quattro ruote.
Dopo una smorfia di dolore, la giovane continuò singhiozzando.
- Hai fatto fuori quei due .....!! E guarda come sono conciata - .
Jim innervosito dalla precaria situazione replicò.
- Dovevamo solo saccheggiare il locale, lo so. Solo uscire con quei fottutissimi spiccioli dell'incasso, niente di più, ma ora non posso più fare nulla, possiamo solo scappare fino al confine per poterti medicare, perciò stà zitta! - .
Lei scoppiò in un pianto lamentoso mentre si dimenava nel tamponare la ferita con le mani insanguinate.
Jim cercò di calmarla e di farle poggiare la testa all'indietro per stare più rilassata.
Si girò a guardarla, era bella con gli occhi semichiusi. Sembrava che dormisse, i lisci capelli cadevano sul sedile mentre si mordeva le labbra per il dolore.
Con la mano ancora calda e sudata le sfiorò il ginocchio scoperto. Portava una minigonna di jeans e delle scarpe col mezzo tacco.
Ai piedi aveva un paio di calzini di nylon rossi che le arrivavano alle caviglie.
Jim pensò per una frazione di secondo:
"Odio quei calzini Piccola!".
Poi si voltò in avanti con lo sguardo fisso sull'asfalto e l'animo in subbuglio pensando che forse avrebbe dovuto dirle tutta la verità.
Forse quel proiettile se lo sarebbe meritato il suo di stomaco e non quello della povera Pinky.

La strada per uscire fuori dalla contea era ancora lunga e sicuramente di lì a poco avrebbero trovato pattuglie e posti di blocco da superare in qualche maniera.
Fortunatamente le scorciatoie erano il suo forte, conosceva quei posti come le sue tasche e sapeva bene come sfuggire alla polizia.
Era cresciuto in quella contea.

Da piccolo percorreva quelle strade impolverate a cavallo della sua bicicletta.
Proprio da quelle parti, un giorno di tanto tempo fa, dovette scappare insieme ai sui amici dal signor Preston dopo avergli rotto la vetrata del negozio con una pietra.
Ora il danno era più grave, non un vetro rotto ma un ferito a bordo che aveva bisogno di cure mediche, quindi doveva raggiungere al più presto qualche posto sicuro.
Così diede gas e sgranò gli occhi scrutando la strada davanti e dietro di sé sperando che tutto rimanesse tranquillo.
Il serbatoio della Buick si stava svuotando lungo quel rettilineo interminabile.
Ai lati dello stradone non c'era altro che deserto e qualche vecchio casolare in legno abbandonato o qualche ranch con cavalli liberi nei recinti.
La spia del carburante ormai indicava la necessità di un rifornimento immediato, così gli balzò alla mente una vecchia pompa di benzina sullo sterrato, a qualche chilometro dal confine.
Per arrivarci bisognava svoltare a destra al prossimo incrocio e addentrarsi su una strada dissestata nella vallata.
La valle era sovrastata dai River Mountains, grossi costoni di roccia che calavano a picco in lontananza ai lati della strada.
Chiamati così per via del fiume che nasceva dalle loro cime percorrendoli fino a valle, per poi sfociare dopo circa duecento chilometri nell' oceano atlantico.
L'oceano......quelle verdi acque che Pinky non aveva mai viste.
Non sembra vero eppure è così.
La ragazza era cresciuta nelle zone interne in una famiglia povera .
Vissuta in una fattoria della periferia fino all'età di diciotto anni, non aveva visto nient'altro che mucche da mungere o vitellini da allattare.
Fino a quando, dopo la morte del padre, sua madre disperata la mandò in città in cerca di un lavoro e di un po' di fortuna.
Così la giovane fece i bagagli e andò nella vicina città di Springletown.
Appena arrivata in città ne rimase quasi spaventata. Tutte quelle luci e quei colori, tutte quelle insegne luminose e lampeggianti.
Era segno che i tempi stavano cambiando, il progresso stava facendo il suo corso.
Riuscì a trovare lavoro come cameriera in un locale in voga ai tempi: "l' Esmeralda".
Era una sorta di night club di dimensioni gigantesche, costruito dal nulla in poche settimane.
Era il periodo in cui i locali come quello spuntavano come funghi.
Si vociferava che il proprietario dell' Esmeralda fosse immischiato in loschi giri.
Pinky però non lo conosceva, non si era mai fatto vedere al locale.
A gestire le serate c'era un certo signor Anthony, un tipo elegante che vestiva sempre con cravatte di seta.
Quando finì il periodo di prova, il signor Anthony la chiamò nel suo ufficio e le disse che poteva rimanere a lavorare.
Le spiegò che la paga era buona e stranamente la invitò ad essere a sua volta buona con i clienti.
- Niente di che ragazzina - , disse Anthony seduto alla scrivania , - se qualche signore vuole essere gentile con te non te la prendere, lascialo fare - .
Impaurita e con disperato bisogno di lavorare non obbiettò, ma poi col passare del tempo e l'esperienza acquisita, imparò ad evitare le proposte indecenti dei clienti ubriachi.















































Il Dakota Restaurant

Intanto, all'interno del vecchio ristorante che si erano lasciati alle spalle dopo la fuga, si presentava un macabro spettacolo.
C'era gente che urlava e piangeva intorno ai due corpi riversi al suolo ormai privi di vita.
Altri si portavano allo scoperto dai loro nascondigli di fortuna camminando tra i cocci di vetro che la folle coppietta, artefice dell'accaduto, aveva frantumato a colpi di pistola.
L'ampia sala aveva il pavimento in legno e l'arredamento stile country, tipico di quella zona. Aveva le sembianze di un vecchio saloon in perfetto stile western, con la luce fioca che entrava dalle grandi finestre e filtrava attraverso le grandi tende scure.


Sopra ad un soppalco di alcuni centimetri, accessibile con un gradino, si trovavano altri tavoli e sedie di legno scuro che nella confusione si erano capovolti insieme alle posate ed i bicchieri.
Nell'angolo vicino al muro vi era un pianoforte di mogano privo di coda, appartenuto al vecchio Chester che all'epoca lo suonava in quello storico locale che fu l'Esmeralda night club.
"Eh...che bei tempi allora, il vecchio Chester aveva delle mani d'oro !!!".
Al centro della sala i due cadaveri erano vicini tra loro a pancia in su, mentre un rigagnolo di sangue da sopra il petto scorreva fin dietro la schiena e poi giù sul pavimento, andando a finire tra le strisce di legno che componevano il parquet. Entrambi colpiti all'altezza del cuore con un colpo letale.
Mike, il vecchio gestore del ristorante, spiazzato dalla situazione ed in preda al panico, si catapultò alla cabina del telefono che aveva fatto installare vicino le toilettes .
Dopo aver inserito qualche spicciolo, con un filo di voce riuscì a chiamare la polizia balbettando in grandi linee ciò che era successo.
Mentre con lo straccio legato al suo fedele grembiule si asciugò la fronte dal freddo sudore.

Il sergente Zimmer arrivò con la sua scorta, munito come al solito di stecchino fra i denti, occhiali scuri, cappello da cowboy e profumo di colonia ad impregnare il suo collo abbronzato.
Domenico Vasile
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