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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: L'ispiratrice
Genere Narrativa Contemporanea
Lettori 116
L'ispiratrice
La galleria “Arte” espone le opere del pittore Guido Camerini, affermato paesaggista e figurista.
All'interno delle due sale illuminate con efficacia da moderne lampade, il raf-finato pubblico si muove con charme, soffermandosi sui quadri con apparen-te competenza.
- È stupendo! Non vorrei sembrare invadente, ma scommetto di riconoscere nel personaggio femminile del tuo quadro la mia migliore amica di qualche anno fa... senza con questo sminuire la sua intramontabile bellezza - dice Angela con velato sorriso, accanto al marito Renato, mentre osserva il qua-dro, seguito da un significativo sguardo ammiccante rivolto alla sua amica Monica.
- Beh, in effetti, è un lavoro che ho realizzato tanti anni fa, ma che solo ora ho deciso di esporre - risponde l'artista Guido Camerini, riferendosi al suo dipinto a olio dal titolo “L'ispiratrice”, raffigurante una donna intenta a to-gliersi la vestaglia color rosa pallido in piedi vicino al letto, sopra il quale un uomo semicoperto da un lenzuolo bianco osserva ammaliato il suo seducente nudo corpo riflesso nello specchio del comò. - Diciamo che la tua osserva-zione non è puramente casuale - il pittore riceve la compiaciuta conferma di Monica.
- Un peccato disfarsene. – replica l'amica
- Non ci penso nemmeno. –
- Sei sadico nel voler conturbare le nostre povere menti. –
- Perché? – interviene Renato. - Lo trovo interessante. Potrebbe rivelarsi un invito per le coppie in crisi. –
- Spero che non riguardi noi, mio caro – dice con leggerezza la moglie Ange-la. - Mi sentirei profondamente in colpa. –
- Mi sembra di assistere a un dibattito di sessuologia – Guido tenta di ripor-tare i suoi amici sulla retta via. - Ci troviamo in una galleria d'arte. Un po' di riguardo. Cosa ne direste di andare a vedere il resto dei miei lavori? Magari lasciarsi andare, s'è possibile, a critiche dal punto di vista strettamente arti-stico. –
Il gruppo prosegue la visita all'interno della sala, avendo in Guido un'eccezionale guida. La maggior parte dei dipinti esposti raffigurano nudi di donne belle e disinvoltamente seducenti, non troppo lontani dal tema de “L'ispiratrice.”
-... divinamente incantevoli! – esclama Angela. - E come se ognuno di loro esprimesse con raffinata sensualità l'intimo piacere di sentirsi donna. Come rappresentante del gentil sesso, te ne sono enormemente grata – le parole scivolano in una sorta di amichevole complicità.
-... concordo con il tuo giudizio. – replica Guido

***

La tenue luce diffusa nella stanza dall'abat-jour sopra il comodino crea un'atmosfera di magica intimità. Monica, in piedi accanto al letto, lentamen-te, con grazia e sensualità, si toglie la vestaglia color rosa pallido e la pog-gia sulla poltroncina; la donna alza il lenzuolo bianco e sotto lo stesso vi en-tra il suo nudo corpo, caldo, desideroso di attenzione che la bramosia di Guido, sdraiato accanto, riesce a soddisfare in modo scrupoloso.
- Perché hai tenuto il quadro per lungo tempo quasi nascosto, e solo ora hai deciso di esporlo? - chiede Monica, in posizione supina sul letto, con espres-sione tranquilla e appagata dall'inevitabile rapporto sessuale.
- Non volevo, o forse non ero pronto all'idea di mettere in mostra un mo-mento particolare della nostra intimità a cui tengo molto - risponde Guido, mentre regala un tenero sorriso alla sua donna. - Lo so, può sembrarti stra-no, in fondo non sono raffigurati i nostri volti su quel dipinto. Ma per me è come se lo fossero. –
- Sei geloso? – Monica si gira di fianco rannicchiandosi stretta a Guido.
- Mi sento un privilegiato. Sono geloso, patologicamente geloso. –
-... fai paura –
Lui le accarezza la lunga, morbida c
apigliatura. - Mi piace quando mi sfiori con le tue mani, mi fa sentire i brividi addosso. –
-... è la stessa sensazione che provo anch'io. –

***

- Che meravigliosa dormita, ragazzi – la donna con indosso la vestaglia co-lor rosa chiaro si stiracchia, per poi sedersi al tavolo della cucina. - Che buona questa colazione. Siete veramente cari. –
- E tu sei una vera dormigliona – dice il figlio diciottenne, mentre si spalma la marmellata sul pancarré. La stanza è rischiarata dalla luce del giorno. Mo-nica si versa nella tazza il caffelatte. - Tesoro, hai perfettamente ragione, e non posso farci proprio nulla – la donna osserva Guido. - Hai dormito bene? –
-... sì. –
- Partirai stamattina? –
- Sì. -
- Se tu lo vuoi, posso venire anch'io - chiede con tono riverente Monica.
- Hai letto anche tu la lettera, vuole vedere solo me. Non credo sia sul punto di morire, come ha scritto, ma sono curioso di sapere cos'ha di così impor-tante da dirmi - risponde Guido, mentre sorseggia il suo caffè.
- Papà, non ho mai conosciuto nonno Gaetano di persona, soltanto attra-verso le foto ho visto il suo volto. Mi piacerebbe incontrarlo, parlargli...- di-ce Luca, appena finito di bere il suo latte e posata la tazza sul tavolo.
- Beh, vuol dire che un giorno faremo una capatina dal nonno, tutti insieme, ok? –
- Ci andrai con la macchina? –
- Sì. –
- C'è parecchia strada. – sostiene Monica
- Mica tanta. Farò una passeggiata. Mi servirà per provare la macchina nuova –
L'uomo finisce di bere il suo caffè. - Sarò di ritorno in tarda serata. –
- Salutamelo – Guido annuisce.
Luca si alza dal tavolo. - Beh, io vado via. Ciao mamma. Un bacio al nonno da parte mia, papà. –
- Sei pensieroso – dice la donna.
-... questa notizia mi ha colto di sorpresa. Non mi aspettavo che si facesse vivo. Tutto qui. –
- Se è per questo, nemmeno tu ti sei fatto vivo. Non lo so chi fra voi due ha avuto per primo la brillante idea di scomparire – dice Monica. - Tuo padre, che io sappia, è rimasto ad abitare nella vecchia casa di famiglia. –
-... Dopo la morte della mamma tante cose sono cambiate – replica cauto l'uomo. - Non saprei aggiungere altro, e non credo di riuscirci in sua presen-za. –
- È una persona vecchia e malata, che vuole rivedere l'unico figlio dopo un lungo esilio – Monica assapora un croissant ripieno di cioccolata. - Non esse-re troppo severo nei suoi confronti. –
- Pensi che in me ci sia un sordo rancore? –
- Sì. È quello che penso. Non ho mai voluto affrontare questo argomento per non turbare la nostra serenità. Che idiozia! – alla donna non sfugge un accenno di sorriso da parte di Guido. - Quanto meno lo trovi divertente. –
-... sei tinta di dolcissima cioccolata. –
-... ahm – Monica si strofina le labbra pulendosele con la punta della lingua. - Già, di dolcissima cioccolata – movimenti che penetrano nella psiche di Guido come un'ondata di sensualità da raggiungere con un appassionato ba-cio.
-... ne sono rimaste delle tracce? –
-... decisamente sì –

***

Sono trascorsi anni. Tanti anni, nei quali il pittore ha tentato, all'inizio con molta fatica, di sfuggire, allontanandosi da due grosse tenaglie che lo per-seguitavano fino a torturarlo, quando improvvisamente una lettera di quat-tro righe lo catapulta nel passato, apparentemente non più nocivo, ancora più veloce della sua automobile sulla lunga autostrada. Un percorso di cin-quecento chilometri. Uno spazio tempo che sembrava dissolto nel nulla.

***

Giunto in casa del padre, Guido saluta e s'intrattiene in piedi nel soggiorno con il vecchio amico di famiglia, Aldo.
- Non gli rimane molto tempo da vivere, è quanto affermano i medici, anche se a volte, a vederlo, sembrerebbe il contrario. È stato un uomo battagliero, ma buono; aveva accettato la vecchiaia serenamente, purtroppo non è riu-scito a sconfiggere la brutta malattia che l'ha colpito un anno fa. Gli sei mancato molto, te lo posso assicurare – i due uomini si scrutano negli occhi in silenzio. - Io quando ho potuto gli sono stato vicino; il nostro rapporto di amicizia da qualche anno è venuto lentamente a scemare. Ma non me la so-no sentita di lasciarlo da solo proprio in questo triste momento. Viene una donna che si prende cura di lui, soprattutto durante la notte; è andata via stamattina presto, fra poco ritornerà e rimarrà eccezionalmente l'intera giornata – dice Aldo. - Tuo padre ha sofferto molto la solitudine. Non lo so se sia stata una sua scelta... -
Dopo aver ascoltato in silenzio le parole dell'amico di famiglia, Guido entra da solo nella stanza da letto, illuminata dalla tenue luce del giorno accolta dalle due vetrate della portafinestra.
L'uomo con espressione imperturbabile si avvicina lentamente al letto, dove giace il triste corpo, abbandonato a sé stesso, di suo padre.
- Ciao. -
-... ciao. Vedo che sei un po' ingrassato. Ti trovo bene. Come sta Monica? - domanda con voce debole il padre, visibilmente consumato dalla malattia.
-... bene. Sta bene. - risponde Guido dopo un improvviso ma temporaneo smarrimento.
- È una gran brava donna. So che hai un figlio già adulto. È stata una bella famiglia la nostra, almeno sino a quando siamo stati tutti uniti - replica il vecchio e malato uomo, mentre Guido si lascia prendere dai suoi pensieri, e impotente trasportare indietro nel tempo:

Nello spiazzo adiacente alla casa di campagna, dove i raggi del sole s'insinuano debolmente tra i folti rami ricchi di verdi foglie di un grosso albero, il barbecue emana fumo odorante di pesce.
- Bene, questo è l'ultimo. Guido, vai a vedere se la mamma ha bisogno d'aiuto – dice l'uomo accanto al barbecue come addetto all'arrostimento del pesce, al figlio dodicenne. Il ragazzo gioca a rincorrersi con un suo coetaneo dalla pelle color cioccolato, coinvolgendo indirettamente alcuni gatti, la cui presenza, in queste giornate di scampagnata, non viene mai a mancare. - Guido, hai sentito cosa ho detto? –
- Sì, papà, ci sto andando - varcato l'uscio della cucina, improvvisamente s'irrigidisce sulle gambe e assiste, visibilmente turbato, all'incomprensibile scena che vede come protagonista la mamma, intenta a condire l'insalata nell'apposito contenitore posto sul piano di marmo, mentre i suoi rotondeggianti e carnosi glutei coperti da un paio di jeans vengono palpati, dapprima con leggerezza poi con più decisione, dalla mano del nonno paterno, posto dietro le sue spalle. La donna si volta di scatto con un velato sorriso ammiccante.
-... credo che il pesce sia pronto, il suo odore è divenuto irresistibilmente invitante – dice la donna al suocero. - Oh, tesoro, dammi una mano a portare il vino in tavo-la -
Guido, ancora incredulo, aiuta la sua mamma, la quale, a sua volta porta via l'insalatiera di vetro e insieme escono dalla cucina seguiti dallo sguardo sornione del nonno sessantatreenne. Alla fine dell'attesa in cui il gusto subentra all'olfatto, nello spiazzo ventilato da un'aria piacevolmente fresca, la famiglia Camerini sedu-ta attorno alla tavola apparecchiata, insieme a una coppia con il loro figlioletto adottivo Roberto, originario del Sudamerica, e un altro amico di mezza età con i capelli brizzolati, mangia compiaciuta il saporito pesce. Il pranzo continua in un'atmosfera di contenuta allegria, con scambi di simpatiche battute e reiterati sorrisi tra il gioviale nonno e la mamma di Guido. Quest'ultimo ha un'espressione divertita, ma non riesce a non pensare a quella scena incomprensibile che ha visto in cucina.
- Ha preso tutto dal nonno – afferma la mamma. - Ha lo stesso sorriso, se osserva-te bene. –
- Spero non abbia la sua pigrizia. – interviene il papà
- Io pigro? Figliolo, il tuo è un chiodo fisso. Sei l'unica persona fra tutti quelli che conosco che la pensa in questa maniera. –
- È perché ti conosco bene, papà – dice l'uomo in tono leggero, fedele al clima di spensieratezza che si respira nel gruppo. - Ma in compenso sei un autentico ruba-cuori – aggiunge, mentre incrocia lo sguardo con quello della moglie. Guido e il suo amichetto di colore seduti a fianco si fanno piccoli dispetti con calcetti e spin-toni.
- Alla mia età, figuriamoci! –
- Non può nascondere di essere ugualmente un bell'uomo, signor Umberto – a so-stenere ciò è Aldo, il grande amico del figlio, attirandosi l'attenzione più o meno seria dei presenti, escluso i ragazzi che continuano a punzecchiarsi.
- Beh, detto da una bella donna non nascondo che riuscirei a provare un ragionevo-le piacere. –
- Capisco. Più che ragionevole – Aldo si guarda attorno come a voler scongiurare ogni possibile malinteso prima di lasciarsi andare ad un ammiccante sorriso. - Si tranquillizzi, il mio non voleva essere un corteggiamento. –
- Bene. Stavo quasi per crederci –
Un bel gatto paffuto dal mantello tigrato si aggira vicino al tavolo facendo sentire la sua presenza con un leggero miagolio.
- Mia cara, non starai qui a subire impotente sotto i tuoi occhi che i due piccioncini spicchino il volo – dice la mamma di Guido all'amica rimasta sino ad ora relegata in uno strano torpore. - Mi sembra un affronto quantomeno inopportuno da non sottovalutare. –
- Sono una donna di mentalità aperta – replica con altrettanta ironia la moglie di Aldo. - Di certo non bado a sottigliezze di questo genere. –
Il tigrato si strofina alla gamba di Roberto sperando che il ragazzo si mostri più sensibile degli adulti.
- Personalmente lo trovo un argomento interessante – interviene l'amico con i ca-pelli brizzolati. - Nel frattempo che decidiate cosa fare della vostra privacy, io con-tinuerò fiducioso ad aspettare il gran finale – la risposta che ne riceve è un imme-diato silenzio trattenuto a stento prima di sfociare in una corale risata.

***

- Ti porto qualcosa da bere? –
-... un caffè, grazie. –
Si guarda intorno con minuziosità. Nulla o poco è mutato all'interno della stanza. Dall'intonaco delle pareti ai piccoli soprammobili, al portaritratti con la foto della mamma poggiato sul comò, sino alle due poltrone su una delle quali vi si trova seduto.
- Se hai buona memoria noterai che qui dentro il tempo sembra essersi fer-mato venti anni fa – dice il padre. - Mi affeziono a tutto. Sono fatto così, dovresti saperlo. –
-... come stai? –
- Non mi guardo molto allo specchio, ma credo di stare peggio di come ap-paia. Tu come mi vedi? –
-... affaticato – risponde Guido, mentre prende la tazzina col caffè dal vas-soio prima che Aldo lo adagi sul comò.
- Gli ho messo un cucchiaino di zucchero –
- Va bene così. –
Il vecchio amico di famiglia si siede con la sua tazzina nell'altra poltrona. - Hai fatto parecchia strada, siamo orgogliosi di te – Guido ringrazia con un cenno del capo.
-... hai forse intenzione di accelerare la mia dipartita? – l'uomo disteso im-mobile nel letto si sente come defraudato. - Cosa aspetti a darmene un sor-so? –
Come si fa a non esaudire l'ultimo desiderio, sembrerebbe il pensiero comu-ne fra le tre persone.
Aldo lo aiuta ad alzarsi sul capezzale, poi gli porge la tazzina. - Da un giorno all'altro potrei non sentirne più l'aroma – ammette mentre sorseggia la be-vanda. - Sappi che d'ora in avanti non rinuncerò ai piccoli stimoli che ancora riesco a percepire. Se non sei d'accordo puoi non venire più. –
- Finirai col chiamarmi, come hai sempre fatto. Mi spiace ricordartelo –
-... hai fatto un buon caffè. –
Guido si alza dalla poltrona per posare la tazzina sul vassoio. - Lo porto in cucina. Ti lascio da solo con tuo padre, avrete tante cose da raccontarvi – dice Aldo. - Ti fermerai sino a tardi? –
- Non troppo tardi. –
È come se dopo parecchio tempo che non ci si vede lo accogliesse con un amorevole sorriso: “Hai gli occhi dolci di un cerbiatto”, Guido pensa alle pa-role della sua mamma, incorniciata nel portaritratti: “Ti voglio un gran be-ne... ”.

***

Sul tavolino a ridosso della parete vi sono adagiati alcuni strumenti per uso scola-stico. Pochi, come un libro, un quaderno e due penne per scrivere e un diario sulla cui copertina è raffigurato il mitico personaggio dell'uomo ragno, felice in questo momento di fare da modello per un ritratto. Il colore rosso del pastello dà vita all'eroe sul foglio da disegno. C'è da giurarci che non si tratta di un lavoro da pre-sentare a scuola, ma per il ragazzo non esiste gioia più immensa. Una mano fem-minile accarezza dolcemente la sua testolina.
- Sei bravissimo. –
- Ti piace? – chiede Guido
-... certo. – dice la mamma. - Hai gli occhi dolci di un cerbiatto. Ti voglio un gran bene. –
- Ho intenzione di darglielo a Monica. Ha un debole per lui. Ne è follemente inna-morata. –
- Lo trovo un bel pensiero. Pensavo che fosse la tua fidanzatina. –
Il ragazzo viene colto di sorpresa, non si aspettava che qualcuno potesse fare una simile affermazione, tanto meno la sua mamma. - Non ne abbiamo mai parlato. –
-... capisco. Sei follemente innamorato della pittura da non riuscire a pensare ad altro. –
-... mi piace – Guido continua a dipingere. - Papà è in casa? –
- No. Forse ritarderà – la donna si avvia a uscire dalla stanza. - C'è il nonno. Sta per andarsene via. Vuoi salutarlo? –
Istintivamente la mano col pastello si blocca. - Non sapevo che fosse qui. –
- È venuto a farci visita. Lo sai com'è il nonno, te lo trovi dinanzi senza che te lo aspetti. –
- Salutalo tu per me. Voglio finire il disegno. –

***

I suoi rotondeggianti glutei sono oggetto di bramoso desiderio.
- È rischioso – sussurra la donna. - Potrebbe passare da un momento all'altro. –
- Sì, hai ragione – ammette malvolentieri il nonno di Guido mentre la sua mano scivola all'interno dei pantaloni di lei. - Hai il dono di risvegliare in me la frenesia di un ragazzino – esce il bottone dall'occhiello dei jeans.
-... non ora. Non mi sento serena – le labbra si uniscono in un appassionato bacio. - Domani, domattina passerò da casa tua. –
-... è un'attesa troppo lunga. –
- Lo so. Baciami. – “

***

Il colore pastello assume un atteggiamento d'irritazione che lo porta a sbavare fuori dal disegno, contemporaneamente al rumore dell'uscio d'ingresso che si chiude. Dalla finestra Guido vede uscire il nonno dal palazzo salire in macchina e andare via.
- Un bacio da parte del nonno – dice la mamma sopraggiunta nella stanza. - Aveva una premura del diavolo. Non ho capito per che cosa. L'hai finito il disegno? –
-... quasi. –
- Cosa è successo? –
- Ero distratto – risponde il ragazzo in riferimento alla sbavatura del colore.
- Cosa pensavi? –
Il ragazzo ammicca un sorriso. - Niente. –

***

- Cosa pensi? –
-... niente. Niente di importante –
- Credevo che non venissi – dice il vecchio uomo malato disteso sul letto. - Anzi, ne ero proprio convinto. –
- Sono stato tentato – replica Guido accomodatosi nella poltrona. - Sola-mente tentato. Alla fine la ragione ha prevalso. Ti sta bene? –
- La ragione ... ha senso nominarla? –
-... non mi sembra una brutta parola. –
- Se non ti avessi scritto di accorrere al mio capezzale, probabilmente non saresti mai venuto a conoscenza del viaggio che mi condurrà alla mia ultima dimora. –
- Come hai fatto a sapere dove abitavo? –
- Non è stato molto difficile. Sei un pittore famoso. –
- Buongiorno – la donna entra nella stanza in modo disinvolto con un carrel-lo a rotelle con cui trasporta l'occorrente per pulire un degente. - Abbiamo visite, oggi. –
- Buongiorno signora Maria. È mio figlio. –
- Non c'era bisogno che me lo dicesse, gli somiglia molto. –
Dal viso smorto dell'uomo traspare un velo di compiacimento. - Cosa mi ha portato di buono oggi? –
La donna gli dà un bacio sulla fronte. - Provi a indovinare? –
- A parte il consueto dolce bacio, la solita dolorosa puntura, immagino. –
- Siamo perspicaci. Ma prima voglio profumare il suo corpo. Oggi è un gior-no importante, non è così? –
- Beh, io mi allontano un po'. – dice Guido
- No, rimani, non provo vergogna. –

***

Non gli era capitato di soffermarsi a guardarla con tanta attenzione, e sbirciare attraverso lo spiraglio della porta socchiusa sembra un modo piuttosto indiscreto per farlo. Eppure la figura sinuosa di spalle che corre a passo lento sul Tapis Rou-lant non è nuova a questo tipo di esercizio. La donna dalla specchiera scorge Gui-do.
- Cosa fai fermo lì? Entra! –
Il ragazzo ci è rimasto un po' male, ma questo non significa che debba arrendersi ingloriosamente. - Ho voluto vedere come te la cavi. –
- Pensavo mi stessi spiando – replica scherzosamente la mamma. Spegne il Tapis Roulant. - Per oggi ho corso abbastanza. È bene mantenersi in forma, soprattutto ad una certa età. –
- Non sei vecchia. –
- Sì, lo so, ma nemmeno una giovinetta. Gli anni scivolano via. -
- Sei bella. Hai un bel sedere. –
- Oh, Cristo! Osservavi il mio fondoschiena?
- Non l'ho fatto di proposito. È troppo appariscente. –
- Lo vedi troppo grosso? –
- No. –
- Vado a farmi una doccia – dice la donna. - L'esercizio fisico serve proprio per ras-sodare i muscoli. Guarda tocca. –
Per il ragazzo quei glutei rotondeggianti rappresentano il peccato. - Proprio lì? –
- Che fai, ti vergogni? Sono la tua mamma. –
La mano si allunga per posarsi sul frutto proibito coperto da pantaloni da ginnasti-ca aderenti e palparlo delicatamente. - È duro. –
-... ehi, ci hai preso gusto. Credo sia arrivato per te il momento di pensare seria-mente a farti la fidanzatina.
- Non ci penso. –
-... ok. Ogni cosa a suo tempo. Devo sbrigarmi si è fatto tardi. –
- Dove vai? –
- Ho un appuntamento dal dentista. Vuoi farmi compagnia? –
- No. Rimango a casa, ho iniziato un nuovo disegno. –
- I compiti? –
- Già fatti – risponde Guido, ricevendo dalla sua mamma come premio un bacio affettuoso sulla fronte.

***

Il ragazzo toglie la carta protettiva dell'adesivo raffigurante una simpaticissima foca e lo appiccica all'anta dell'armadietto in laminato bianco. Un foglio vuoto da disegno sopra il tavolino corrisponde a una piccola bugia pronunciata poco prima. Dopo qualche minuto d'indecisione la matita prende a scorrere per quell'inevitabile senso logico delle cose. Proprio nel momento della sua creatività, squilla il cellulare.
-... ciao Monica – Guido ascolta la sua amichetta per poi sconfessare quanto aveva detto alla mamma. - No, non ho ancora fatto i compiti. Sto disegnando un paesag-gio invernale. Ho appena iniziato. Te lo farò vedere – dice il ragazzo.
Chiusa la conversazione, la matita riprende indisturbata nel dare il chiaroscuro ai posteriori di un nudo di donna distesa sul sofà.

***

La luce del giorno che entra dalla finestra si affievolisce sempre più sino a diventa-re simile a un fondo scuro appena rischiarato dalla luna. Seduto nella sedia accan-to al tavolino con la carpetta aperta sulle ginocchia, l'uomo sfoglia i disegni sof-fermandosi su ognuno come se si trattasse di una preziosa opera d'arte. - Ragazzo mio, sei bravo! Un piccolo, grande artista. –
- Papà, nel cassetto dell'armadietto ce ne sono altri. –
- Sì, lo so, li ho già visti. E dico che sei migliorato di molto – le parole dell'uomo suscitano curiosità in Guido. - No, che non eri prima bravo, ma nel senso che sei più maturo. Più professionale. –
Il ragazzo accenna un sorriso mentre col pennello ritocca il paesaggio rurale ad acquerello. - La mamma? –
- È a letto. È tardi, dovremmo andarci anche noi – richiude la carpetta e si alza dal-la sedia per andarsene. - Cos'è quello lì sopra? – chiede, riferendosi a un foglio ca-povolto messo sul comodino.
-... un disegno. –
- Posso vederlo, o è un segreto? – il silenzio di Guido equivale per il suo papà a un consenso. Il nudo di donna schizzato a matita si rivela una meravigliosa sorpresa. - Non sapevo che ti cimentassi con la figura. –
- È la prima volta. –
- A mio parere dovresti continuare, dedicarti di più a questo genere di disegno. Fi-gliolo, hai del sicuro talento – sostiene l'uomo. - Non capisco proprio perché lo te-nevi girato come se non volessi farlo vedere. –
-... è capitato. –
- Beh, andiamo a dormire, sarai stanco immagino. Domattina dovrai svegliarti pre-sto per andare a scuola. –
- Ancora un minuto, papà, sto per finire – Guido riceve sulla guancia il bacio della buonanotte.
- Non mi hai ancora detto chi è stata l'ispiratrice del tuo capolavoro – dice l'uomo prima di lasciare la stanza. - Deve essere una donna eccezionale. –
Il ragazzo fa finta di non aver sentito, e continua col pennello a sfumare lo sfondo montuoso del paesaggio. In verità, appena rimasto solo nella stanza, il suo sguardo incorniciato da un sorriso birichino si posa sul sensuale nudo di donna restituito meritatamente alla luce.

***

La passione per il disegno e la pittura non ha fatto rischiare a Guido l'anno scola-stico, conclusosi positivamente.
- Non abbiamo avuto dubbi. Siamo stati tutti d'accordo che per la tua promozione fosse il regalo più azzeccato. – dice la sua mamma
-... lì desideravo! – replica il ragazzo, in piedi nella sua stanza con gli occhi pieni di gioia rivolti al cavalletto da pittore, alle tele in bianco e alla cassettina piatta in legno con dentro numerosi tubetti di colore a olio. - Non vedo l'ora di adoperarli. –
- Ragazzo, metticela tutta, il buon nome della famiglia è nelle tue mani. – intervie-ne compiaciuto il nonno.
- Direi di lasciarlo da solo. Il suo ardore creativo ci spinge ad andarcene – aggiun-ge il suo papà.
Sensazione alquanto veritiera. Guido sistema la tela sul cavalletto e, sedutosi di-nanzi prova a immaginarvi immortalata la sua prima opera a olio: una donna nuda dalla folta chioma scura distesa bocconi sul letto.

***

Dopo averlo pulito e cambiato, la donna tira la coperta di lana sopra il corpo immobile, con indosso un largo pigiama che mette maggiormente in eviden-za il suo deperimento.
- È pesante non mi lascia respirare. Gli avevo detto di toglierla – dice l'uomo.
- Va bene, ho capito, domani la sostituiremo con una coperta di cotone. –
- Le darei un grosso bacio se lo facesse ora. –
-... beh, in questo caso non posso rifiutarmi – risponde la donna. - Signor Guido, le preparo qualcosa per il pranzo? –
- Non deve disturbarsi. –
- Figuriamoci, nessun disturbo. Mi ha fatto piacere conoscerla. Suo papà mi ha parlato parecchio di lei. –
- Ti farò compagnia – interviene Aldo, sopraggiunto nella stanza. - Natural-mente con il consenso della bella signora Maria.
- Oh, signor Aldo, le sue parole mi lusingano. Cercherò di non deludervi con il pranzo. –
- Sicuro che è brava in cucina, anche se non ho mai potuto apprezzare le sue magie. – confessa il vecchio uomo malato
- Farò una piccola eccezione. Solo per oggi. –
-... la ringrazio – istintivamente volge lo sguardo a Guido. - Dovresti venire più spesso a farmi visita considerato che la tua presenza ha la forza di sorti-re simili miracoli. –
La donna accenna un sorriso. - Vado a darmi da fare in cucina. Qualsiasi co-sa, chiamatemi. –
- Io esco una mezz'oretta – dice Aldo avvicinatosi al capezzale.
- Cosa stai facendo? –
- Ti abbasso la coperta. –
- Le mani anche se tremanti riesco a muoverle ancora. - Dove vai? –
- In farmacia. Ho una lista di medicinali che iniziano a scarseggiare. –
- Ci pensa Maria per questo. –
- Fa già tanto quella donna. Faccio una capatina al supermercato. Ho sentito che vuoi dare una svolta alla tua alimentazione. Comprerò delle braciole di maiale che a te piacciono tanto. –
-... siete di animo gentile. È davvero un giorno da ricordare – dice con sar-casmo l'uomo. - Non fartele tagliare troppo sottili le braciole. La carne la devo sentire in bocca, e non sciogliersi come un'ostia. –
- Non ti si chiede di esagerare. –
- Non preoccuparti. Solo per oggi. Sarò ubbidiente come un cagnolino. – le parole dell'uomo riescono a strappare un impercettibile sorriso al figlio. - Ti ricordi quelle innumerevoli grigliate nella nostra casa di campagna? –
- Sì. Sono state davvero tante. –
- Da quanto tempo non ci vai? –
-... anni. Parecchi anni. –
- Anch'io. Credo siano quattro anni che non rimetto piede in quella casa. Presto dovrai prendere una decisione. –
- Cosa vuoi dire? –
- Non ha senso tenerla chiusa. Abbandonata. Finché abiterai lontano ti si porrà il problema se non sia il caso di venderla – dice l'uomo. - Chissà, ma-gari una volta che andrò via ti verrà il desiderio di ritornare da queste parti. In fondo non è cambiato molto. Non si vive male, lo sai –
- Sì, è vero. Ma non credo che questo possa avverarsi. Ci troviamo bene do-ve stiamo. – replica Guido. - Parli come se stessi per emanare l'ultimo respi-ro. –
Il suo vecchio allunga la mano e prende dal comodino un bicchiere con dell'acqua, e la sorseggia. - Ho sempre la bocca secca. Non so dirti di preci-so quando verrà il mio giorno, ma ti assicuro che lo sento molto vicino. – la mano tremante ripone il bicchiere sul comodino. - Non mi mette paura. Non può riuscirvi in nessun uomo sorretto esclusivamente da un'inguaribile soffe-renza. Forse ti sto annoiando – le palpebre si chiudono come spinti da un'infinita stanchezza. - Come si chiama il tuo ragazzo? –
- Luca. –
- È un bel nome. Ti somiglia? –
- Dicono tutti di sì. Io penso che abbia preso molto dalla madre. –
-... è sempre così. Non ci si trova mai d'accordo. Ricordo che qualche mese dopo che nascesti, nessuno osava mettere in dubbio la tua somiglianza col nonno Umberto. Lui ne era immensamente orgoglioso. Ma ben presto do-vette rassegnarsi al crescente conflitto di opinioni – le palpebre si schiudo-no. - Ho sempre desiderato avere dei nipoti. Vederli crescere. –
- Luca ci tiene a conoscerti – dice Guido. - La prossima volta, potremmo ve-nire insieme a farti visita. –
- Sì – concorda il padre. - Anche Monica. Vorrei rivedere Monica – i loro sguardi si intersecano in un turbine di pensieri. - È una donna eccezionale. –
Salvatore Scalisi
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