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Divier Nelli è uno scrittore, editor, insegnante di narrazione e consulente editoriale. È nato a Viareggio nel 1974 e vive nel Chianti. Scoperto da Raffaele Crovi alla fine degli anni Novanta, ha esordito nel 2002 col romanzo La contessa, cui sono seguiti Falso Binario, Amore dispari, Coma, Il giorno degli orchi e la riscrittura del classico ottocentesco Il mio cadavere di Francesco Mastriani. Il suo ultimo libro tratta il tema scottante del bullismo infantile, affidato al racconto della giovane protagonista della storia. Il titolo è Posso cambiarti la vita, edito da Vallecchi-Firenze.
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Grazia Verasani si diploma all'Accademia dell'arte drammatica all'età di vent'anni. Le sue prime esperienze avvengono col Teatro Stabile dell’Aquila e col Teatro Stabile di Torino. Dopo l'incontro con Tonino Guerra, che la incita a scrivere, nel 1987 pubblica alcuni dei suoi primi racconti grazie a Roberto Roversi, che definisce la sua scrittura "immaginifica". Il suo romanzo più conosciuto è "Quo vadis baby?" da cui è stato tratto il film omonimo, con la regia di Gabriele Salvadores. Nella sua ultima opera "Come la pioggia sul cellofan" continua a raccontare la storia di Giorgia Cantini.
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Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
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Autore: Laura Bonetti
Titolo: Jordan Trail - Oltre il Deserto
Genere Romanzo di Viaggio
Lettori 426 7
Jordan Trail - Oltre il Deserto
Giorno 41.

Sono senza fiato. Le gocce di sudore cadono copiose dalla fronte e mi sembra di svenire. Ad ogni passo lo zaino diventa sempre più pesante e le gambe fanno fatica a muoversi ad un ritmo costante e coordinato. Vorrei fermarmi a riposare, chiudere gli occhi e dormire per giorni interi. Ma non è possibile. Dobbiamo continuare a camminare ed andarcene da qui, riuscire a raggiungere una strada. È la nostra unica via di uscita.
- Marco, siamo ancora molto lontani? - chiedo con voce esitante.
La domanda rimane senza risposta per alcuni minuti. Alzo lo sguardo, preoccupata e intimorita, e gli occhi iniziano a lacrimare. Un vento violento smuove la sabbia del deserto, facendola vorticare intorno a noi. Ovunque cerchi di guardare vedo solo sabbia, dune e rocce, un tutt'uno omogeneo per colore e desolazione. Sembra un mondo dove tutti i colori sono stati rubati, lasciando solo il marrone rossiccio della sabbia e il grigio delle nuvole in cielo, cariche di pioggia.
Stiamo risalendo l'ennesima duna di sabbia. I piedi sprofondano nella terra e scivolano all'indietro; cerco di far forza sui bastoncini da trekking per mantenere l'equilibrio ed impedire alle gambe di cedere.
Proprio mentre sto per ripetere la domanda, Marco sbotta: - Dovrebbe mancare poco. Il problema è che nella mappa non si vedono le dune. Cazzo! -

È il nostro quarantesimo giorno in questa terra desolata e arida. E per la seconda volta, da quando siamo partiti, percepisco piccoli brividi di paura.

La partenza

Quattro mesi prima

- Laura, guarda il link che ti ho mandato - esclamò Marco, mio marito e compagno di avventure e spedizioni in zone remote e poco visitate del pianeta. Il tono della sua voce, carico di entusiasmo, mi fece alzare gli occhi dal monitor e dalla relazione che stavo scrivendo, per prestargli immediata attenzione.
- Cos'hai trovato? -
- Guarda il link... e dimmi cosa ne pensi - mi rispose con un sorrisetto malizioso.

Aprii il link, scorsi velocemente le pagine del sito web, leggendo pezzi di frasi sparse qua e là, ma soprattutto soffermandomi a guardare le incredibili immagini di rovine, montagne rocciose e deserto. Pochi minuti furono sufficienti per farmi innamorare di ciò che vidi.
- Quando partiamo? - dissi, guardando Marco con occhi carichi di emozione e voglia di avventura.
- Calma. Vediamo prima di informarci un po'... -
- Sì, sì, certo, ovvio. Comunque, 650 chilometri, in un mesetto dovremmo farli senza problemi, non credi? Dobbiamo controllare se serve richiedere il visto e quali compagnie aeree volano su Amman, e poi... -
Venni bruscamente bloccata da Marco, che ridendo allegro mi disse: - Stop! Sei già partita! Vediamo di informarci un po' prima di iniziare a fantasticare. E soprattutto verifichiamo che sia possibile attraversare tutta la Giordania senza bisogno di una guida o di qualche permesso speciale - .
- Certo, certo... Però che meraviglia! Guarda! - risposi, iniziando a mostrargli le stesse immagini che lui stesso mi aveva poc'anzi segnalato.

Per giorni interi dedicammo tutto il nostro tempo libero alla ricerca di informazioni sul Jordan Trail - a long distance hiking trail - un sentiero che attraversa tutta la Giordania, da Um Qais -piccolo paesino al confine con la Siria - fino ad Aqaba sul Mar Rosso.
Le uniche informazioni utili che trovammo furono quelle del sito ufficiale della JTA - Jordan Trail Association - un'associazione giordana che da un paio d'anni si occupa dello sviluppo del percorso e della sua manutenzione, oltre a facilitarne l'accessibilità fornendo informazioni e mappe del tracciato.
- Non sembra un trail molto battuto - , dissi felice. - Online si trovano così poche informazioni e foto... -
- Infatti. O si contatta una guida locale che ti accompagna per tutto il percorso e si occupa della logistica, oppure bisogna andare in completa autonomia e autosufficienza. Tenda, acqua, cibo. Per la maggior parte del percorso saremo in zone remote della Giordania, fuori dai percorsi più battuti. -
- Scriviamo alla Jordan Trail Association? Che dici? -

Entrammo così in contatto con Bashir, il presidente della JTA, il quale ci fornì importanti dettagli sul percorso e sulle difficoltà che avremmo potuto incontrare. Si offrì anche di procurarci una lettera del Ministero del Turismo Giordano, un lasciapassare da mostrare in caso di difficoltà o problemi durante la nostra avventura.
- Appena comprate i biglietti aerei e avete le date esatte del vostro arrivo, inviatemeli, insieme alle copie dei vostri passaporti - ci disse.

Le settimane trascorsero veloci.
Preparare l'attrezzatura adatta non fu facile. Nonostante l'esperienza accumulata con numerosi viaggi e trekking di lunga distanza, ci trovammo indecisi e insicuri su come affrontare un'avventura in un clima così caldo e desertico, e fummo costretti a cambiare gran parte dell'equipaggiamento usato in passato nelle nostre spedizioni.
- Ma nel deserto troveremo legna per accendere fuoco e cucinare? - chiesi dubbiosa.
- Bella domanda. Sicuramente qualche piccolo arbusto lo troviamo, ma dubito che riusciremo a fare grossi fuochi. -
- E l'acqua? Possiamo anche portarci filtri e pastiglie per potabilizzarla, ma riusciremo a trovare acqua lungo il percorso? -
- Sono indecisa anche sul sacco a pelo, sai? Sembra che quasi tutto il trail sia oltre i 1.000 metri di altezza. Di giorno moriremo di caldo, ma la notte quanto freddo farà? -
- L'inReach per chiamare i soccorsi in caso di emergenza lo portiamo, vero? E il panello solare? -

I dubbi e le domande degli amici a cui iniziammo a raccontare di questa nostra nuova avventura furono invece completamente diversi.
- Ma non è pericoloso? -
- Attraversare la Giordania a piedi, da nord a sud? Ma voi siete scemi! Vi state andando a cacciare nei guai. Io fossi in voi non andrei. -
- Siete sicuri? Ma la Giordania non è un paese in guerra? -
- Andare da soli in zone remote di un paese mussulmano? Ragazzi... fate attenzione agli attentati! -
Queste le risposte più frequenti. Altri invece si limitarono a scuotere la testa e guardarci come se fossimo due incoscienti con i quali è inutile discutere.
Inutili i nostri tentativi di spiegare che la Giordania non è un paese in guerra, e che al momento è considerata un paese sicuro e stabile.

Furono pochi gli amici che invece riuscirono a cogliere questa nostra voglia di esplorazione e di avventura, la voglia di attraversare zone poco abitate del pianeta e vedere con i nostri occhi le meraviglie della natura, entrando in contatto con ambienti e culture diverse dalla nostra.
- Che figata! Grandi! -
- Spettacolo! Dev'essere una traversata magnifica! -
- Quasi quasi vengo con voi. -
In questi casi la conversazione decollò e iniziammo a parlare di tutti i dettagli e dubbi logistici che stavamo affrontando.


*****
Sento sulla pelle i brividi di eccitazione che precedono la partenza. Quei brividi di paura ed emozione che mi travolgono ogni volta che stiamo per lasciare il comfort e la sicurezza della nostra abitazione per andare ad affrontare una nuova avventura, con tutte le incognite e incertezze che comporta.
Abbiamo un itinerario di massima, ma non sappiamo con precisione dove dormiremo, dove troveremo acqua o cibo, e non sappiamo come sarà l'accoglienza delle persone che incontreremo durante il nostro cammino.
Abbandonare le certezze quotidiane per andare verso l'ignoto mette paura, ma è anche ciò che ci fa sentire pieni di energia e vita. La curiosità, la voglia di esplorare e il desiderio di vedere e scoprire qualcosa di nuovo sono, tutte emozioni difficili da contenere.
Ora che abbiamo i biglietti aerei, la voglia di avventura prende il sopravvento su tutto. Dubbi e paure vengono dimenticate. Voglio iniziare a camminare lungo il Jordan Trail e percorrere stretti canyon, attraversare immense vallate, montagne rocciose e deserti.
Voglio partire.

Sezione 1: Um Quais – Ajloun
Benvenuti in Giordania

Giorno 1
Questa nuova avventura è iniziata da poche ore e subito ci rendiamo conto che non sarà una passeggiata. Dopo intere settimane trascorse a documentarci e prepararci fisicamente, siamo ad Um Qais, un piccolo villaggio nel nord della Giordania, punto di inizio per il Jordan Trail.

Mi guardo intorno ed ho la sensazione di essere stata catapultata nel passato, in un mondo abbandonato. Antiche rovine romane da un lato e un piccolo villaggio di case dal tetto piatto dall'altro. Facciate di varie sfumature di bianco e grigio, scrostate e prive di vita. Un piano. Due piani. Tante scatole grigie con porte e finestre. Panni stesi ad asciugare, immobili. Non c'è un filo di vento a muovere l'aria. E poco più in là, colline. Colline rocciose dove i colori predominanti sono il marrone e il grigio. Non vedo nessun albero, solo qualche arbusto secco qua e là.
Siamo soli in mezzo alla strada, dove il pullman ci ha lasciato. Nessuno a cui chiedere informazioni.

- Ma dove sono le persone? - chiedo a Marco. - Qui non c'è nessuno. Siamo sicuri che il sentiero inizi proprio qui? -
Non so cosa mi aspettassi. Un cartello? Un segno sulle rocce? Una qualunque indicazione che questo è il punto ufficiale di partenza del Jordan Trail?
Qualunque cosa mi aspettassi, di certo non è qui.
- Sì. È qui - risponde Marco. - Il GPS indica questo come punto di partenza. Vedi quel sentiero che scende lì tra le rocce? Quella è la direzione. -
Lo vedo? Onestamente no. Io non vedo proprio niente.
Per quanto mi sforzi e cerchi di lasciare spazio alla fantasia, io non vedo nessun sentiero. Noto solamente tanti macigni; blocchi enormi di rocce circondate da sassi, sassolini, pietre, pietrucce, sabbia... ma il sentiero io proprio non lo vedo.
Mi giro per osservare Marco. Sta per rimettersi lo zaino in spalla, quello zaino che contiene tutto il necessario per i prossimi due mesi di trekking che ci porteranno ad attraversare a piedi tutta la Giordania, da nord a sud. Appeso il GPS allo spallaccio dello zaino, Marco alza lo sguardo, e con tono sicuro e deciso dà inizio a questa attraversata: - Andiamo! Mettiamoci in cammino e cerchiamo di non perderci - .

Fatti i primi passi inizio a intravvedere il sentiero sotto i miei piedi. Più che un sentiero sembra una linea immaginaria, dove di tanto in tanto si intravvedono i resti del passaggio di qualche capra e dei pastori. Sterco e plastica. E, sporadicamente, un segno bianco e rosso sulle rocce, ad indicare che stiamo seguendo quello che qualcuno ha definito sentiero.
Mi giro e resto sorpresa che il villaggio sia già sparito alla nostra vista. Ora abbiamo solo colline rocciose intorno a noi e una direzione: il sud.
Laura Bonetti
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