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La ballata dei mestieri
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o so, ci sono alcune regole imprescindibili: le persone, di base, sono tutte uguali, hanno tutte gli stessi problemi. Le persone sono egoiste, vogliono stare bene anche a scapito di altri. Le persone sono invidiose e vogliono vedere distrutti i loro avversari in qualsiasi campo. I pilastri della vita sono tre: amore, lavoro, salute. Su queste tre banali parole ruota tutta l'esistenza degli esseri umani di questo pianeta. Il pianeta se ne fotte altamente di loro e continua a girare indifferente. Io con lui. Lo so, la mia tana è una mansarda. Non ricordo come fosse in origine, non c'è millimetro quadro che non sia occupato da qualche oggetto. La confusione è il mio regno, lo so, ma ogni tanto sono costretto ad areare, pulire e mettere in ordine per non fare brutta figura con le mie zolle. Ah sì, dimenticavo, chiamo zolle i miei clienti. Loro sono un terreno fertile da arare, da trasformare in zolle, appunto, che puoi girare e rigirare come vuoi, frantumare e infine seminare. So che i semi sono di diversi tipi: il seme della paura è quello che spargo di più, poi c'è il seme dell'odio, dell'egoismo e quello dell'avidità. Io semino gramigna, lo so signori cari, non cose commestibili, ma rovi e sterpi aggrovigliati sapientemente per confondere e ingarbugliare gli animi. Sono un mago. Faccio le carte e leggo la sfera di cristallo. Soprattutto, parlo con gli angeli. Le zolle mi credono e mi foraggiano. Cinquanta euro a seduta, ma escono di qui soddisfatte, perché io so: so tutto di ognuna di loro! In fondo non sono un truffatore, sono un rasserenatore di anime. Dico loro quello che vogliono sentirsi dire e loro si comportano di conseguenza. Io so che la vita è un libro dove tutto è sempre molto chiaro e razionale, spesso e volentieri è deprimente e cinica e quando va a rotoli non c'è nulla che possa fermarla, a meno che... non la si prenda per i capelli e la si tiri fortemente su. Io so che non si vive onestamente, è impossibile. Per poter emergere o anche solo sopravvivere, devi ingannare il prossimo: io modestamente so farlo molto bene. Ho imparato senza maestri, ci sono nato con questa dannata sensibilità nel capire gli stati d'animo della gente, è impressionante. Per fare colpo su una ragazza mi bastava elencarle i suoi problemi: li azzeccavo sempre. Io so che gli occhi dicono molto. Ogni stato d'animo è calcolabile dall'angolo di direzione dello sguardo. Se è piatto e arriva dritto sui tuoi occhi significa che la persona è decisamente sofferente e dissimula, sotto una sfacciata sicurezza, dolori e paure inenarrabili. Se è a quarantacinque gradi verso l'alto significa che la persona è altamente piena di sé, ma sognatrice. Ha ben chiaro ciò che vuole ed è decisa a portarlo a termine, quindi, quello sguardo assumerà un aspetto molto riflessivo. Se lo sguardo è a novanta gradi, sempre verso l'alto, allora vuol dire che la zolla è completamente fuori dal mondo, romantica e idealista, non ha certo una vita facile, ma è una zolla fiera di sé. Se l'angolo è a trecentosessantacinque gradi, ovviamente verso l'alto, significa che ha una crisi epilettica. Quando invece lo sguardo è in basso, non c'è scampo per la zolla, è completamente rassegnata. Io lo so: gli uomini sono pagine bianche e puoi scriverci sopra ciò che ti pare».
La mattina era scarsa, il sole si nascondeva dietro una coltre finissima di zucchero a velo e questo al mago non piaceva proprio. Preferiva le giornate bigie: quelle abbondanti, dove le nuvole non sono a velo, ma blocchi pesanti di pioggia grigia. Erano i giorni in cui le persone arrivavano numerose nel suo studio a cercare rimedi per i loro problemi. I giorni soleggiati erano i peggiori, li chiamava i “giorni vuoti”. La gente impazziva, si metteva la maschera della felicità e usciva di casa convinta che il sole cancellasse le pene. Il mago pensava che gli uomini fossero solo degli idioti perché lui sapeva che il sole, le pene, le trattiene per poi restituirle ancora più vivide al tramonto. Lei era seduta davanti a lui. Il tavolo pieno di colori. Carte sparse ovunque. Le usava di rado, ma facevano scena. Non ce n'era alcun bisogno da quando si era inventato la storia del contatto con gli angeli. La zolla si strofinava in continuazione le mani. Sulla cinquantina, ma aveva ancora capelli fluenti e tinti di nero e il corpo rotondo e armonico la rendeva attraente. Lui però non sentiva alcuna attrazione per lei, aveva altro su cui concentrarsi. La donna porse la mano sudata al mago. Il suo problema giaceva nel sottobosco delle illusioni. Le labbra, carnose e rosa, erano serrate dietro un rivolo lacrimoso che ne seguiva i contorni. Il problema si chiamava amore o meglio, tradimento. Al contatto delle mani lei ebbe un sussulto. Questo era quello che il mago definiva un blitz! Cioè una reazione causata dalla sua laida presenza e dalla sgradevole sensazione della mano abbandonata in quella del cliente. I blitz erano pericolosi, meglio metterli da parte, potevano contaminare la scena del delitto, l'assassino non era il blitz e nemmeno il maggiordomo, ma l'amore. Il mago l'aveva individuato, ora andava isolato da tutto il resto, come quando si isola un virus per trovarne il vaccino. Via la paura, la rabbia, via l'odio, la delusione, scremare, scremare... Alla fine lo trovò ed ebbe una grande sorpresa! Il virus non era nemmeno l'amore, come pensava all'inizio. Era normale, la prima analisi poteva portare fuori strada, lo stato d'animo è un uragano di emozioni, trovare la causa del delitto è dura. Lui però era bravo, il migliore. Meglio di uno psicologo. La donna non amava il suo compagno, che non era il marito. La signora era sicuramente divorziata e adesso aveva un'altra relazione. Lo aveva capito dal ter- rore che le si leggeva negli occhi. È così quando, dopo un matrimonio fallito, vivi una nuova storia e ti rendi conto che anche questa non funziona. Il mago cominciò a far parlare la mente così da catalogare tutte le manovre necessarie per imbrogliare la zolla. Un dialogo interno, un batti e ribatti tra le reazioni del cliente e le sue intuizioni. Un'interazione muta: consapevole solo dalla parte del ciarlatano, ma non da quella della zolla. Io so... ho fatto canestro! Centrato in pieno. Il campo da basket può sembrare l'amore, in realtà è la salute: ansia, paranoia. «Come ti chiami, cara?». Bene, mi piace com'è venuta fuori la domanda, con questa voce melliflua, ambigua. Io so che la zolla deve rimanere confusa, avere fiducia in me, ma anche temermi, non deve essere troppo a proprio agio altrimenti ha spazio per pensare e riflettere, no... devo metterla all'angolo e lì deve restare. Io so. «Maria», le trema la voce. Io so, è nelle mie mani, ormai ho pieno potere su di lei. «Maria, ora mi metto in contatto con gli angeli. Io so che mi ascolteranno e parleranno a me, per te». Io so cosa devo fare adesso. Fingo una specie di attacco epilettico. Lo “stramazzo”, è fondamentale. Se fatto bene, la zolla crederà veramente che stia contattando telepaticamente un'entità divina. Io so che però non devo esagera re troppo. Ci vuole poco a passare dal dramma al comico. È un lavoro delicato, ci vuole equilibrio, misura. Qualche lieve tremolio: importante è inarcare la schiena mentre gli occhi devono risultare del tutto bianchi. Ora, è il momento! Maledizione fa sempre male. Gli occhi... mi ci è voluto tanto esercizio per poterlo fare così bene. Ore e ore di prove e anche una congiuntivite che mi ha lasciato quasi strabico, ma il dolore lo sento sempre, forse in futuro dovrò inventarmi un'altra pantomima. «Maria, io so che qui con me c'è l'angelo della salute». «Mastro Mago, ma io non sono mica qui per la mia salute!». Sciocca zolla, non hai capito niente di te! Ora c'è il colpo di scena. Impongo le mani in avanti. Alzo la voce, sì. Io so che è il momento di pontificare come un prete in chiesa. I preti hanno successo, io più di loro. Lo so. «Taci, figlia mia! Io so. Osi contraddire gli angeli? Io so che tu non ami quell'uomo. Dopo il tuo matrimonio fallito hai cercato in lui un rifugio, ma subito hai capito che non era quello giusto. La paura di restare sola per sempre ti ha accecata e adesso lui ti ha anche tradita! E allora sei caduta in una profonda depressione, la tua salute è in pericolo, non il tuo amore. Io so». «Mastro Mago, ma... è vero! È vero! Come ha fatto?». Questa non ha capito un cazzo! «Ancora sfidi gli angeli? Donna senza fede! Io so che loro sono misericordiosi e nella loro enorme bontà hanno la soluzione per te». È esasperata. Ha un'espressione supplicante e le si inumidiscono gli occhi. «La prego, Mastro Mago, la prego, mi dia la soluzione!». «La soluzione, figlia mia, è che ora hai l'occasione di allontanare quell'uomo infido e traditore. Io so che così ti regalerà una nuova e vera possibilità. Però so anche che devi curare la tua depressione, altrimenti non avrai mai la forza necessaria per fare questo grande passo. Ci vuole un buon medico, mia cara Maria. Ora gli angeli ti salutano e ti chiedono di lasciare un obolo al Mago qui presente, perché possa ancora in futuro dare sollievo alle persone tormentate, contattando le divinità celesti». Fatto, è cotta al punto giusto. Io so che ho seminato tutti i germogli che dovevo e le piantine stanno già crescendo. Questa zolla adesso è una rendita fissa. Io so. Mi osserva inebetita. Ecco, prende la sua bruttissima borsetta rossa, con tutte quelle frange, che pacchiana! «Quanto devo, Mastro Mago?». «Mia cara Maria, bastano cinquanta euro, non chiedo altro. Io so che ci perderò in salute, invecchierò presto, lo so, è sempre una fatica enorme mettermi in contatto con le divinità celesti. Ma il mio destino è aiutare gli altri e non mi sottrarrò mai alla volontà di Dio! Questo obolo basterà a malapena a sostenere le spese per le cure che devo fare a causa del mio deperimento organico e mentale». Io so, la sua espressione è sempre più sconvolta: è difficile, per lei, accettare il fatto che io stia invecchiando. Si sente molto attratta da me. Due pezzi da cinquanta euro! Io so, avevo ragione! «Tenga anche questi, lei mi ha tolto un peso, ora sono libera e questo non ha prezzo». Devo fingere commozione, ma io so che non posso permettermi di perdere dignità e autorevolezza. Equilibrio, equilibrio, io so che è una fase delicata. Siamo al finale, ma è proprio qui che si rischia di fare passi falsi. «Maria... Maria, ascoltami. Io ti ringrazio per questa generosa offerta, ma non è così facile: ci tengo, devi vedere un medico bravo. Ho io quello che fa per te».
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Si è sempre qualcosa di diverso, da ciò che credi di essere, agli occhi degli altri. La prima cosa che mi viene in mente di dire, parlando di me, è che sono una persona piuttosto ingenua. Anche se ho dei principi fermi che non permetto a nessuno di calpestare, ma, in sostanza, sono mite e di sicuro soggetto a sbalzi di umore estremi: dalla tristezza più disperata all'entusiasmo più fanciullesco. Amo più che altro la solitudine del mio paesello di provincia, anche se, in alcune occasioni, non disdegno certo la buona compagnia e la festa. Adoro la musica e la lettura. Leggo anche tanti fumetti, sono una mia passione sin da quando ero bambino e mi piace molto il cinema, anche se non sono proprio ferrato in materia. Mi piacerebbe anche viaggiare, ma ormai il viaggio si è trasformato in vacanza e io odio la vacanza, quel non fare niente tutto il giorno frequentando solo zone turistiche. Il viaggio dovrebbe essere un cammino e nel cammino si dovrebbero incontrare persone diverse, anche se non sempre accomodanti con noi, ma vere, che ci guadino con sospetto e poi con curiosità, fino a conoscerci e scambiarci cose. Ecco, mi piacerebbe fare un viaggio come questo, ma ci vuole tempo e noi di tempo non ne abbiamo più, purtroppo.
Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?
Massimiliano Fusai : Ti sembrerà un controsenso, ma subito dopo aver finito la scuola superiore. Da ragazzo leggevo solo fumetti e quei libri che in classe mi annoiavano a morte, da Svevo a Pavese e Pirandello, cominciai ad avere l'impulso irrefrenabile di rileggermeli tutti e non smisi più. Con questo non voglio far passare un messaggio negativo sulla scuola, anzi, se non avessi studiato, molto probabilmente, non starei qui a fare questa intervista.
Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?
Massimiliano Fusai : Non saprei, sin da bambino ho avuto questa passione di inventarmi e scrivere storie. Riempivo quaderni di racconti lunghissimi e tortuosi e i miei giocattoli erano gli attori che li interpretavano. Scrivevo sceneggiature per giochi solitari. Paradossalmente credo non sia stato un libro a darmi la spinta di scrivere, ma più il cinema e il fumetto. Poi di libri di cui mi sono innamorato ce ne sono a bizzeffe.
Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?
Massimiliano Fusai : questa domanda mi fa sorridere perché ho ricevuto proposte davvero indecenti da case editrici che nemmeno lo avevano letto il testo. Su Internet c'era una giungla di proposte da rimanerne inebriati, poi la risposta era sempre quella: - paga e ti pubblichiamo - . Io mi sono sempre rifiutato, non per presunzione, si intenda, ma perché volevo sapere se fossi stato degno di fare questo mestiere, se davvero i miei testi avessero avuto un valore artistico e potevo capirlo solo se qualcuno si fosse preso il rischio di investire sul mio lavoro credendoci. È successo con la Pluriversum edizioni di Ferrara. Sono stati loro a cercare me, mi hanno scovato su Facebook, hanno letto qualche testo scritto sul mio profilo e hanno pensato che, forse, avessi fatto al caso loro. Gli ho invitato quello che poi è diventato il mio primo romanzo: - Dove abita Dio - e con loro ho già pubblicato tre libri.
Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?
Massimiliano Fusai : Sicuramente ad - E - , perché è il primo libro di una trilogia a cui pensavo da anni. I personaggi erano nella mia mente da tanto tempo, ancor prima che cominciassi a scrivere, ed è stato fantastico dar loro vita con questo primo episodio. Si tratta di gialli surreali, ambientati nella provincia romagnola. Il secondo episodio è uscito proprio quest'estate: - La rosa, il folletto e il vecchio fucile - . Ho fatto in modo, però, che fossero libri indipendenti l'uno dagli altri, così da non costringere il lettore a leggerli tutti e tre. Non sono così presuntuoso.
Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?
Massimiliano Fusai : Non ho una tecnica particolare. Vado molto a istinto. L'unica caratteristica che contraddistingue il mio modo di scrivere è che parto sempre da un finale. Il finale, in una storia, secondo me, è la cosa più importante. Spesso storie bellissime sono rovinate da un finale scialbo. Io ho sempre in testa una scena, è visibile, come se guardassi un film e quella scena è il finale del romanzo. Non mi resta che inventarmi qualcosa per arrivare lì. A volte, dopo aver scritto qualche riga e aver definito i personaggi, la storia si scrive da sola, i personaggi prendono vita e fanno tutto loro, in modo indipendente. Mi capita spesso ed è magia pura.
Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?
Massimiliano Fusai : Adesso ho già pronto il terzo episodio della saga cominciata con - E - e proseguita con - La rosa, il folletto e il vecchio fucile - , ma sto scrivendo un altro romanzo, vi anticipo il titolo: - L'uomo sospeso - . È sempre una storia surreale, sul rapporto tra scrittore, lettore e personaggi. Di certo non è un tema originale, ma credo che, per come lo sto sviluppando, possa risultare piuttosto interessante e divertente. Poi ho in mente altri progetti che sono dentro il famoso cassetto, ma sono sicuro che verranno fuori. Uno su tutti un romanzo ambientato negli anni ottanta, ma non quelli che tutti noi siamo abituati a vedere nei film, diciamo che vado a raccontare l'aspetto più cupo e meno nostalgico di quegli anni, visti, tra l'altro, da un ragazzino che vive in un paesino sperduto, in mezzo alla campagna. Insomma, non mi fermo mai, scrivere e inventare per me è vitale.
Writer Officina: Che cos'è per te la scrittura?
Massimiliano Fusai : Credo che scrivere sia un po' come fare un gioco di prestigio. Lo scrittore deve ingannare il lettore, in modo piacevole, certo, ma deve far sì che chi legge una storia, per quanto questa sia assurda e improbabile, abbia la sensazione che sia vera e che magari stia capitando proprio a lui, in quel momento. L'ho capito quando due lettrici mi hanno chiesto se il mio romanzo era una storia vera. Ci sono uomini che parlano con i divani e che volano sui tetti, fate un po' voi? Eppure, loro, hanno avuto questa sensazione e per me è stata una grande soddisfazione. Non un punto di arrivo, si capisce, ma un punto da cui partire e non tornare indietro. |
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