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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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La ballata dei mestieri
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o so, ci sono alcune regole imprescindibili: le persone, di base, sono tutte uguali, hanno tutte gli stessi problemi. Le persone sono egoiste, vogliono stare bene anche a scapito di altri. Le persone sono invidiose e vogliono vedere distrutti i loro avversari in qualsiasi campo. I pilastri della vita sono tre: amore, lavoro, salute. Su queste tre banali parole ruota tutta l'esistenza degli esseri umani di questo pianeta. Il pianeta se ne fotte altamente di loro e continua a girare indifferente. Io con lui. Lo so, la mia tana è una mansarda. Non ricordo come fosse in origine, non c'è millimetro quadro che non sia occupato da qualche oggetto. La confusione è il mio regno, lo so, ma ogni tanto sono costretto ad areare, pulire e mettere in ordine per non fare brutta figura con le mie zolle. Ah sì, dimenticavo, chiamo zolle i miei clienti. Loro sono un terreno fertile da arare, da trasformare in zolle, appunto, che puoi girare e rigirare come vuoi, frantumare e infine seminare. So che i semi sono di diversi tipi: il seme della paura è quello che spargo di più, poi c'è il seme dell'odio, dell'egoismo e quello dell'avidità. Io semino gramigna, lo so signori cari, non cose commestibili, ma rovi e sterpi aggrovigliati sapientemente per confondere e ingarbugliare gli animi. Sono un mago. Faccio le carte e leggo la sfera di cristallo. Soprattutto, parlo con gli angeli. Le zolle mi credono e mi foraggiano. Cinquanta euro a seduta, ma escono di qui soddisfatte, perché io so: so tutto di ognuna di loro! In fondo non sono un truffatore, sono un rasserenatore di anime. Dico loro quello che vogliono sentirsi dire e loro si comportano di conseguenza. Io so che la vita è un libro dove tutto è sempre molto chiaro e razionale, spesso e volentieri è deprimente e cinica e quando va a rotoli non c'è nulla che possa fermarla, a meno che... non la si prenda per i capelli e la si tiri fortemente su. Io so che non si vive onestamente, è impossibile. Per poter emergere o anche solo sopravvivere, devi ingannare il prossimo: io modestamente so farlo molto bene. Ho imparato senza maestri, ci sono nato con questa dannata sensibilità nel capire gli stati d'animo della gente, è impressionante. Per fare colpo su una ragazza mi bastava elencarle i suoi problemi: li azzeccavo sempre. Io so che gli occhi dicono molto. Ogni stato d'animo è calcolabile dall'angolo di direzione dello sguardo. Se è piatto e arriva dritto sui tuoi occhi significa che la persona è decisamente sofferente e dissimula, sotto una sfacciata sicurezza, dolori e paure inenarrabili. Se è a quarantacinque gradi verso l'alto significa che la persona è altamente piena di sé, ma sognatrice. Ha ben chiaro ciò che vuole ed è decisa a portarlo a termine, quindi, quello sguardo assumerà un aspetto molto riflessivo. Se lo sguardo è a novanta gradi, sempre verso l'alto, allora vuol dire che la zolla è completamente fuori dal mondo, romantica e idealista, non ha certo una vita facile, ma è una zolla fiera di sé. Se l'angolo è a trecentosessantacinque gradi, ovviamente verso l'alto, significa che ha una crisi epilettica. Quando invece lo sguardo è in basso, non c'è scampo per la zolla, è completamente rassegnata. Io lo so: gli uomini sono pagine bianche e puoi scriverci sopra ciò che ti pare».
La mattina era scarsa, il sole si nascondeva dietro una coltre finissima di zucchero a velo e questo al mago non piaceva proprio. Preferiva le giornate bigie: quelle abbondanti, dove le nuvole non sono a velo, ma blocchi pesanti di pioggia grigia. Erano i giorni in cui le persone arrivavano numerose nel suo studio a cercare rimedi per i loro problemi. I giorni soleggiati erano i peggiori, li chiamava i “giorni vuoti”. La gente impazziva, si metteva la maschera della felicità e usciva di casa convinta che il sole cancellasse le pene. Il mago pensava che gli uomini fossero solo degli idioti perché lui sapeva che il sole, le pene, le trattiene per poi restituirle ancora più vivide al tramonto. Lei era seduta davanti a lui. Il tavolo pieno di colori. Carte sparse ovunque. Le usava di rado, ma facevano scena. Non ce n'era alcun bisogno da quando si era inventato la storia del contatto con gli angeli. La zolla si strofinava in continuazione le mani. Sulla cinquantina, ma aveva ancora capelli fluenti e tinti di nero e il corpo rotondo e armonico la rendeva attraente. Lui però non sentiva alcuna attrazione per lei, aveva altro su cui concentrarsi. La donna porse la mano sudata al mago. Il suo problema giaceva nel sottobosco delle illusioni. Le labbra, carnose e rosa, erano serrate dietro un rivolo lacrimoso che ne seguiva i contorni. Il problema si chiamava amore o meglio, tradimento. Al contatto delle mani lei ebbe un sussulto. Questo era quello che il mago definiva un blitz! Cioè una reazione causata dalla sua laida presenza e dalla sgradevole sensazione della mano abbandonata in quella del cliente. I blitz erano pericolosi, meglio metterli da parte, potevano contaminare la scena del delitto, l'assassino non era il blitz e nemmeno il maggiordomo, ma l'amore. Il mago l'aveva individuato, ora andava isolato da tutto il resto, come quando si isola un virus per trovarne il vaccino. Via la paura, la rabbia, via l'odio, la delusione, scremare, scremare... Alla fine lo trovò ed ebbe una grande sorpresa! Il virus non era nemmeno l'amore, come pensava all'inizio. Era normale, la prima analisi poteva portare fuori strada, lo stato d'animo è un uragano di emozioni, trovare la causa del delitto è dura. Lui però era bravo, il migliore. Meglio di uno psicologo. La donna non amava il suo compagno, che non era il marito. La signora era sicuramente divorziata e adesso aveva un'altra relazione. Lo aveva capito dal ter- rore che le si leggeva negli occhi. È così quando, dopo un matrimonio fallito, vivi una nuova storia e ti rendi conto che anche questa non funziona. Il mago cominciò a far parlare la mente così da catalogare tutte le manovre necessarie per imbrogliare la zolla. Un dialogo interno, un batti e ribatti tra le reazioni del cliente e le sue intuizioni. Un'interazione muta: consapevole solo dalla parte del ciarlatano, ma non da quella della zolla. Io so... ho fatto canestro! Centrato in pieno. Il campo da basket può sembrare l'amore, in realtà è la salute: ansia, paranoia. «Come ti chiami, cara?». Bene, mi piace com'è venuta fuori la domanda, con questa voce melliflua, ambigua. Io so che la zolla deve rimanere confusa, avere fiducia in me, ma anche temermi, non deve essere troppo a proprio agio altrimenti ha spazio per pensare e riflettere, no... devo metterla all'angolo e lì deve restare. Io so. «Maria», le trema la voce. Io so, è nelle mie mani, ormai ho pieno potere su di lei. «Maria, ora mi metto in contatto con gli angeli. Io so che mi ascolteranno e parleranno a me, per te». Io so cosa devo fare adesso. Fingo una specie di attacco epilettico. Lo “stramazzo”, è fondamentale. Se fatto bene, la zolla crederà veramente che stia contattando telepaticamente un'entità divina. Io so che però non devo esagera re troppo. Ci vuole poco a passare dal dramma al comico. È un lavoro delicato, ci vuole equilibrio, misura. Qualche lieve tremolio: importante è inarcare la schiena mentre gli occhi devono risultare del tutto bianchi. Ora, è il momento! Maledizione fa sempre male. Gli occhi... mi ci è voluto tanto esercizio per poterlo fare così bene. Ore e ore di prove e anche una congiuntivite che mi ha lasciato quasi strabico, ma il dolore lo sento sempre, forse in futuro dovrò inventarmi un'altra pantomima. «Maria, io so che qui con me c'è l'angelo della salute». «Mastro Mago, ma io non sono mica qui per la mia salute!». Sciocca zolla, non hai capito niente di te! Ora c'è il colpo di scena. Impongo le mani in avanti. Alzo la voce, sì. Io so che è il momento di pontificare come un prete in chiesa. I preti hanno successo, io più di loro. Lo so. «Taci, figlia mia! Io so. Osi contraddire gli angeli? Io so che tu non ami quell'uomo. Dopo il tuo matrimonio fallito hai cercato in lui un rifugio, ma subito hai capito che non era quello giusto. La paura di restare sola per sempre ti ha accecata e adesso lui ti ha anche tradita! E allora sei caduta in una profonda depressione, la tua salute è in pericolo, non il tuo amore. Io so». «Mastro Mago, ma... è vero! È vero! Come ha fatto?». Questa non ha capito un cazzo! «Ancora sfidi gli angeli? Donna senza fede! Io so che loro sono misericordiosi e nella loro enorme bontà hanno la soluzione per te». È esasperata. Ha un'espressione supplicante e le si inumidiscono gli occhi. «La prego, Mastro Mago, la prego, mi dia la soluzione!». «La soluzione, figlia mia, è che ora hai l'occasione di allontanare quell'uomo infido e traditore. Io so che così ti regalerà una nuova e vera possibilità. Però so anche che devi curare la tua depressione, altrimenti non avrai mai la forza necessaria per fare questo grande passo. Ci vuole un buon medico, mia cara Maria. Ora gli angeli ti salutano e ti chiedono di lasciare un obolo al Mago qui presente, perché possa ancora in futuro dare sollievo alle persone tormentate, contattando le divinità celesti». Fatto, è cotta al punto giusto. Io so che ho seminato tutti i germogli che dovevo e le piantine stanno già crescendo. Questa zolla adesso è una rendita fissa. Io so. Mi osserva inebetita. Ecco, prende la sua bruttissima borsetta rossa, con tutte quelle frange, che pacchiana! «Quanto devo, Mastro Mago?». «Mia cara Maria, bastano cinquanta euro, non chiedo altro. Io so che ci perderò in salute, invecchierò presto, lo so, è sempre una fatica enorme mettermi in contatto con le divinità celesti. Ma il mio destino è aiutare gli altri e non mi sottrarrò mai alla volontà di Dio! Questo obolo basterà a malapena a sostenere le spese per le cure che devo fare a causa del mio deperimento organico e mentale». Io so, la sua espressione è sempre più sconvolta: è difficile, per lei, accettare il fatto che io stia invecchiando. Si sente molto attratta da me. Due pezzi da cinquanta euro! Io so, avevo ragione! «Tenga anche questi, lei mi ha tolto un peso, ora sono libera e questo non ha prezzo». Devo fingere commozione, ma io so che non posso permettermi di perdere dignità e autorevolezza. Equilibrio, equilibrio, io so che è una fase delicata. Siamo al finale, ma è proprio qui che si rischia di fare passi falsi. «Maria... Maria, ascoltami. Io ti ringrazio per questa generosa offerta, ma non è così facile: ci tengo, devi vedere un medico bravo. Ho io quello che fa per te». |
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