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Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Writer Officina
Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Week end da sogno
Genere Narrativa
Lettori 270
Week end da sogno
L'interno di un bar nel centro della città è strapieno di clienti che si muovono con palese impaccio, come se fossero in una festa, ognuno pronto ad accaparrarsi il dolce più squisito.
I due baristi, difesi dal solido e robusto bancone, svolgono con apparente calma il loro lavoro; nell'altra parte della sala, un'attraente donna è addetta al servizio tavola calda.
- Avevo chiesto un caffè macchiato - dice con garbo un cliente.
- Ci scusi; provvedo subito - risponde Arturo, giovane barista, stimato dai clienti e dal suo datore di lavoro non solo per i suoi meriti professionali, ma soprattutto per la sua affabilità.
- Il suo caffè. –
- Grazie. –
L'afflusso dei clienti continua fino all'inevitabile momento di relativa tranquillità.
- Come va la schiena? – domanda Arturo al collega.
- La forza di volontà mi fa stare in piedi senza nemmeno sentire dolore, ma credo che i problemi si presenteranno più tardi a casa quando dovrei godermi il meritato riposo. –
- Stai prendendo qualcosa? –
- No, non so neanche di cosa si tratta. –
- Be', se vedi che persiste il dolore, vai dal dottore. –
- Ci puoi giurare; ho trascorso una notte da cani. –
- Non è nulla di importante; avrai fatto un movimento brusco, o semplicemente è dovuto a una cattiva postura. –
- Già. –
- Questo fine settimana ti sarà di grande aiuto... a meno che, tu non avevi pensato di darti alla pazza gioia – dice con un sorriso Arturo.
- In effetti ci avevo fatto un pensierino, ma i buoni propositi non sempre hanno vita facile; vuol dire che mi accontenterò di farmi massaggiare la schiena dalla mia cara mogliettina. –
- Ottimo! –

***

Alle quindici di sabato la città vuota respira a pieni polmoni, rinfrancata dal sempre atteso amico week-end.
Arturo, uscito dal lavoro visibilmente affaticato, entra nella sua macchina color grigio topo e si accinge a partire quando dal parabrezza vede dinanzi a sé, immobile, una simpatica donna di circa sessantacinque anni. La donna si avvicina e si accosta allo sportello della macchina.
- Salve! -
- Salve! Ci conosciamo? - risponde perplesso Arturo.
- Non proprio. -
-... posso fare qualcosa per lei? -
- Veramente sono io che volevo fare qualcosa per te - risponde la donna con un'espressione sorridente. - Posso darti del tu? Sei così giovane... –
- Certo! –
- Puoi fare la stessa cosa con me. –
-... ok. –
- Mi piacerebbe regalarti un sorriso. -
- Davvero! Be', c'è riuscita! – risponde Arturo, mostrandosi compiaciuto. - Lei... tu possiedi un bel dono – dice il giovane, riprendendo il tono confidenziale chiestogli dalla donna.
- Non ho fatto nulla. –
- Il tuo buon umore è contagioso. –
- Sono contenta di rendermi utile; posso garantirti che riesco a fare di più. –
- Tipo? -
- Esprimi un desiderio, qualunque cosa desideri fortemente ti sarà esaudito. -
Arturo scuote la testa, scherzandoci sopra.
- Mi sarei aspettato di tutto, ma questa proprio no. Non so proprio cosa dire... -
- Esprimi il tuo desiderio... non devi dire nient'altro. -
-... va bene! Non vorrei apparire troppo pretenzioso, quindi, mi limiterò a un desiderio forse un po' banale, ma sicuramente poco impegnativo per te. -
- Sarebbe? -
- È da parecchio tempo che non mi capita più di sognare... ecco, vorrei sognare, fare un bel sogno. -
- Lo immaginavo! Un sogno talmente bello da sembrare reale, è questo che vuoi, non è vero? –
- È il sogno di tutti. –
- Già! Dammi le mani. -
Il giovane ha un attimo di titubanza, poi si lascia andare porgendo le mani alla donna che le stringe fra le sue.
- Sei un bravo ragazzo, ritroverai il piacere perduto, la noia sarà un brutto ricordo che dimenticherai in fretta... te lo prometto! –
- Non ho detto di essere un caso disperato, ma va bene lo stesso. –
- Lo meriti. -
- Ok! Ora devo proprio andare... è stato un piacere conoscerti; se abiti distante, ti do un passaggio. -
- No, grazie! Alla mia età fare due passi a piedi fa bene. -
- Be', allora, buon week-end. -
- Anche a te! –
- Speriamo di incontrarci – dice il giovane.
- È possibile - risponde la donna. L'auto si mette lentamente in marcia; Arturo accenna un sorriso mentre guarda nello specchietto retrovisore e vede la simpatica donna allontanarsi sempre di più.

***

Seduto a tavola nella cucina del sobrio appartamento dove vive da solo, Arturo mangia una frittata guardando un film alla televisione; dopodiché si sdraia sul divano per il solito pisolino pomeridiano, ma prima di lasciarsi prendere dal sonno, i suoi pensieri vanno alla simpatica donna conosciuta qualche ora prima e, in quel momento prova una strana sensazione di profondo piacere che il suo volto non riesce del tutto a mascherare, come di chi è consapevole che la propria vita sia in procinto di un improvviso cambiamento. Senza nemmeno accorgersene finisce tra le braccia di Morfeo.

***

Sul più bello, neanche a farlo apposta, un motivetto musicale apparentemente innocuo, spezza impietosamente la quiete del sonno. Mezzo intontito, Arturo allunga la mano ed afferra il cellulare posto sul tavolinetto.
-... sì? Ciao... indovinato! Stavo schiacciando un pisolino disteso sul mio comodo divano. Be', non pensarci, ormai è fatta; tanto dovevo pur svegliarmi... certo, non penserai che sarei rimasto a dormire fino a stasera. Cosa? Che ore sono? Le venti! Dio! Ho dormito quasi quattro ore di fila; allora, hai fatto bene a chiamarmi... scusami... è stato così piacevole che ho dimenticato totalmente l'appuntamento. Sicuro che ci vediamo, non ho intenzione di rimanere l'intera serata a casa. Cos'hai pensato di fare? Cinema, come al solito... non abbiamo molta fantasia; una pizza non sarebbe male se fossimo in dolce compagnia... no, non mi viene in mente nessuno che possa aggregarsi a noi. Tu? Ok, provarci non costa nulla, magari è la nostra serata fortunata... se dovessi credere a quella donna... poi ti racconto. Oggi pomeriggio ho conosciuto una strana persona... sì, una donna, un po' “sui generis”; una specie di maga, chiaroveggente, non so come definirla. Già, mi ha predetto il futuro e a crederci la mia vita dovrebbe da qui a poco cambiare, naturalmente in positivo. Certo, che non credo a queste cose; tranquillo, non le ho dato nemmeno un centesimo. Non ti nascondo, però, che mi ha messo di buonumore. Sì, può anche darsi che abbia qualche problema, e chi non ce l'ha in questo mondo! Se fosse stata giovane, probabilmente avrei fatto tutto il possibile per assicurarmi un week-end diverso. Sto scherzando! Mai e poi mai rinuncerei alle nostre uscite. Ok, tra un paio d'ore al massimo sarò a casa tua. _
Chiusa la conversazione, l'uomo pone il cellulare sul tavolinetto e rimane per qualche minuto sul divano in uno stato di contemplazione.
- Se Massimo riesce a convincere quelle due amiche a uscire con noi, be', questa volta, alla bella mora non le lascerò scampo – dice tra sé e sé Arturo. - Forse intendeva questo la donatrice di sogni; mi accontenterei! – il giovane si alza dal divano e va in cucina a bere un bicchiere di acqua. - La verità è che sono un incallito sognatore; non mi piace la vita reale, per questo motivo che cerco il riscatto nel mondo onirico. Con il gentil sesso non sono intraprendente, e questo non mi aiuta di sicuro ... quella donna, apparsami come un fantasma, sembrava che mi conoscesse bene – dice Arturo, andando nuovamente a distendersi sul divano. - Sarà un week-end eccezionale; lo sento! –

***

La sera è scesa da alcune ore, quando la macchina color grigio topo percorre una strada nella periferia della città; Arturo, stimolato dalla musica rock trasmessa in stereofonia dall'autoradio, sente aumentare l'adrenalina e si lascia andare un po' più del solito sul pedale dell'acceleratore. A questo stato di eccitazione consegue che a un incrocio l'euforia del giovane svanisce paurosamente appena investe la fiancata posteriore di una macchina di grossa cilindrata, dalla quale scendono fulmineamente due uomini, i quali, pistole in pugno e guardandosi intorno, si avvicinano al giovane barista. Contemporaneamente sopraggiunge un'altra macchina, anch'essa di grossa cilindrata, scendono quattro uomini armati di pistola e mitraglietta.
Ad Arturo, superata la paura dell'incidente, sembra di svegliarsi da un incubo.
- Ehi, state attenti con quei giocattoli... non credo proprio di aver fatto niente di tanto grave nella mia giovane vita da meritare una fine così atroce. -
- Fai meno lo spiritoso e scendi lentamente dalla macchina con le mani alzate - dice uno dei sei uomini armati, vestito così elegantemente da sembrare un bel “figurino”, mentre un altro perquisisce Arturo sceso nel frattempo dall'autovettura.
- La vostra macchina ha riportato pochi danni, mentre la mia... comunque, è regolarmente assicurata. - dice con espressione candida Arturo, mentre si abbassa il finestrino fumé dello sportello posteriore della macchina investita, al cui interno appare una giovane e bella donna.
- Hai creato un po' di scompiglio - dice la donna con un dolce sorriso sulle labbra.
- Già! Mi dispiace! - risponde Arturo piacevolmente sorpreso da tanta bellezza.
Il giovane barista si accinge a compilare il modulo assicurativo, quando gli viene chiesto di lasciar perdere. Alla fine ognuno riprende il suo posto nella rispettiva macchina per continuare il percorso interrotto. Penosi vari tentativi dell'autovettura color grigio topo, che non vuole saperne di ripartire, mentre le altre due auto sembrano deridere, ostentando la potenza dei loro cavalli. Il figurino seduto sul sedile anteriore accanto a quello di guida all'interno della macchina investita, volge lo sguardo dietro di sé e, con un'espressione significativa, esprime in modo lapidario la sua opinione.
- Quella ormai solo un ricovero dal meccanico la può far tornare in vita. -
- Cosa ne pensi? - chiede la donna seduta comodamente sul sedile posteriore della macchina.
- Sembra innocuo... non starai pensando? - risponde perplesso il “figurino”.
L'auto investita si accosta alla vettura di Arturo.
- Dov'eri diretto? - domanda la donna.
- Stavo andando da un amico... si pensava di trascorrere una serata insieme. –
- Al cinema, e magari a prendere una pizza. –
- Indovinato! –
- Da soli, senza donne. –
- Probabile. –
- È molto triste. –
- Ammetto che non è un periodo di massimo splendore, ma arriveranno momenti migliori; di solito queste cose vanno così. –
- Ti faccio i miei migliori auguri. –
- Grazie! Mi dispiace davvero per quello che è successo, ero distratto stavo ascoltando della musica ad alto volume... –
- È bello sentirsi l'adrenalina addosso, non è così? –
- Lo ammetto! –
- Improbabile che tu possa andare all'appuntamento con la tua macchina. –
- Già. –
- Sali, ti diamo uno strappo. –
-... grazie! –
Parcheggiata l'autovettura color grigio topo in modo tale da non intralciare la viabilità, Arturo sale sulla macchina investita.
- Per dove? – domanda l'uomo al volante.
- Diritto da questa parte – risponde Arturo.
- Se fossi stato libero di impegni ti saresti potuto unire a noi – dice la donna con un'espressione birichina. - Ci sarà da divertirsi! –
- Cioè? – replica perplesso Arturo.
- Emozioni! –
- Da come siete organizzati, ci avrei scommesso. –
- Non hai la pur minima idea di quello che ci riserva la serata. Hai avuto un imprevisto, può capitare a chiunque, il tuo amico capirà. –
- Intende dire... –
- Rinviare la vostra magica serata in altra data; non sarà la fine del mondo. –
- Non l'ho mai fatto... –
- Sarebbe un bell'inizio. –
Il giovane si ritrova spiazzato tanto da rimanere senza parole.
- Ok. Ci sto! Magari sarà un segnale del destino – dice il giovane, pensando alla donatrice di sogni.
- Certo. Se hai un cellulare farai bene a chiamare il tuo amico; non è bello aspettare invano senza ricevere notizie. –
- Sì – il giovane chiama al telefono Massimo dicendogli dell'imprevisto e che rientrava a casa tramite un passaggio.
- Una piccola ed innocua bugia non è in grado di causare danni – osserva la donna. - A volte è indispensabile. –
- Ho molto da imparare. –
- Hai tutto il tempo a tua disposizione per poterlo fare. –
- È sicuro che non sto sognando? –
- Perché? Tutto questo ti sembra irreale? –
- Non lo so...
- Vorresti una prova tangibile che dimostri che sei perfettamente sveglio? –
- Be', dipende... –
- Hai paura? –
- Un po' di tensione, lo ammetto! –
- In questi casi è quello che ci vuole; eri in cerca di situazioni forti, o sbaglio? -
- Qualcosa del genere... vi prego, non fraintendetemi, non mi è facile spiegare... -
- Tranquillo, è tutto chiaro; se sei in cerca di forti emozioni, oggi è il tuo giorno fortunato - replica con il solito dolce sorriso la giovane donna.
- Spero solo di poterlo raccontare. –
- Potresti perfino scriverci un libro, se ci tieni. –

***

In un'atmosfera dove la realtà sembra rasentare i sogni proibiti di Arturo, o viceversa, le due auto riprendono il loro viaggio addentrandosi nel buio della sera.
-... mi chiamo Arturo... non l'ho scelto io questo nome; per quel che ne so, mia madre ne andava matta... proprio così - dice il giovane barista, seduto sul sedile posteriore della macchina, invitato dagli sguardi curiosi a dare le dovute spiegazioni sul suo nome.
- Io sono Sonia, il pilota è Francesco; lui è Giovanni, più comunemente conosciuto come il “figurino”; puoi capire da solo il perché - gli risponde la donna sedutagli accanto.
- Una bella scorta; immagino sei un giudice, o qualcosa di simile – domanda Arturo, attento a non essere troppo invadente.
- Qualcosa di simile - risponde con simpatia Sonia. - Ti sembro così vecchia? –
- No di certo! –
- Allora dammi del tu!
- Ok. Dove siamo diretti? –
- Non sperare che uno di noi te lo dica. –
- Non intendiamo guastarti la serata – interviene con tono ironico, Francesco. - Ce l'hai un'arma? –
- Sta scherzando – chiarisce Sonia.
- Davvero? Pensavo parlasse sul serio – dice il giovane.
- Il ragazzo è sveglio – replica Francesco.
- Stai attento alla strada, non vorrei che si verificasse un replay, magari con la conseguenza di dover rimorchiare qualche sfortunato autista – dice la donna.
- Staremmo stretti – commenta Arturo.
- Oculata osservazione – risponde con un sorriso, Sonia.
Il “figurino” gira il capo dietro di sé e osserva con una certa freddezza l'abbigliamento casual indossato da Arturo.
- Vestito così pensavi forse di fare colpo sulle donne? –
- Mi sarei accontentato di ricevere una normale attenzione – risponde il giovane. - Non ho mai dato importanza al vestiario. –
- Spero per te un buon successo malgrado l'abbigliamento modesto. –
- Non mi sono mai lamentato... – non è il caso di sminuirsi, pensa Arturo.
- Ben detto! – lo rincuora Francesco. - Non dargli retta, è convinto che le donne, attratte dall'ostentata eleganza, cadano tutte ai suoi piedi. –
- È quello che loro desiderano vedere – replica l'amico.
- Ne sei sicuro? – interviene Sonia. - Magari frequenti una tipologia di persone che io sconosco. Provate a rallegrare l'ospite invece di mortificarlo con assurde argomentazioni. –
- No, va bene, nessun problema – intende precisare il giovane. - So stare allo scherzo, di qualsiasi genere. –
- Scherzo? Si parlava sul serio – replica Giovanni, mostrandosi molto sicuro.
- Cristo! – irritata, esclama la donna.

***

Circa un'ora dopo, il gruppo di strani personaggi giunge dinanzi a una casa di campagna, nel cui spiazzo, una mezza dozzina di uomini che vigilano il territorio circostante non sembrano minimamente turbati. Sonia, il figurino e Francesco scendono dalla macchina.
- Aspetta qui! - dice la donna ad Arturo. Sonia, insieme ai suoi compagni di viaggio, entra nella casa, fa un cenno di saluto ai due uomini seduti in altrettante poltrone, intenti a giocare a carte.
- Dov'è? - chiede la donna.
- È tutta la serata che se ne sta rintanato in cucina - risponde uno dei due giocatori.

***

- Non sapevo di questa tua peculiarità - dice con una punta di ironia Sonia, appena entrata in cucina.
- Già! In effetti non mi sono mai espresso dietro i fornelli... forse non ho mai avuto il tempo di farlo, o forse per paura di fare brutta figura... ma è la mia vera passione e ti assicuro che tra poco si mangerà da Dio - risponde con una massiccia dose di convinzione un uomo di circa quarant'anni, barba incolta, un numero scarso di capelli sul capo, busto nudo con una fasciatura medica attorno alla spalla sinistra, indaffarato fra pentole e tegami.
- Come sta la ferita? - domanda la donna.
- Se non me lo ricorda qualcuno, rischio di dimenticarmela – risponde l'uomo.
- Passaporto, carta d'identità, patente, qui c'è tutto quello che ti occorre - dice Sonia mentre mostra i documenti al suo interlocutore. - Stai tranquillo, durante la tua assenza il tuo fidato cugino Gianni saprà cavarsela - continua la donna.
- E tu? –
- Il mio compito finisce qui. Ho fatto tutto quello che potevo; l'ho fatto con il cuore, ma non posso fare nient'altro. –
- Ti sei esposta fin troppo. –
- Pensi che potevo esimermi? – replica Sonia, accennando un sorriso.
- Grazie! – risponde l'uomo, baciandola sulla fronte. - Sei bellissima! –
- Sicuro di stare bene? Inizio ad avere forti dubbi. Non ricevevo un complimento del genere dai tempi del liceo. –
- La mente umana è difficile da comprendere, te lo assicuro! –
- In parte sono pienamente d'accordo. Quando è venuto l'ultima volta il dottore a visitarti la ferita? –
- L'altro ieri; mi ha detto che il decorso procede bene e che, se non sorgeranno problemi, potrò togliermi la fasciatura fra una ventina di giorni al massimo. –
- Questo significa che puoi permetterti di viaggiare? –
- Ha dato il suo assenso. –
- Se lo dice il dottore... –
- Non mi sembri molto convinta. –
- Conosci la mia opinione. –
- Già! Se fosse per te, dovrei starmene a risposo finché la spalla non ritorni perfetta. –
- Lo so; un desiderio non confortato dalle vicissitudini. Pregherò che il programma vada avanti sino alla fine senza intoppi di nessun genere. –
- Perché mai dovrebbero essercene? –
- In questi casi non si è mai sicuri. –
- Capisco la tua preoccupazione; ma ti assicuro che nessuno è al corrente di dove io mi trovi, a parte noi – afferma l'uomo.
- Intendi, tutti noi? – replica Sonia.
- Gli uomini sono a posto, su di loro ci scommetto la vita. –
- Sì, nulla da dire... –
- Sei diffidente. –
- In questo senso la vita è un gran maestro; dovresti saperlo. –
- La venderò cara, se necessario. –
- Come sempre. –
- Già. Non vorrei che tu venissi con noi – dice l'uomo.
- Ho già deciso; lo sai bene! –
- Sei una testa dura. -
- Può darsi - Sonia sta per uscire, quando ad un tratto ricorda di aver dimenticato qualcosa di importante da far sapere all'interlocutore.
- Spero che la cena sia ottima come dici... abbiamo un ospite! -
- Cos'è questa storia? - replica l'uomo mentre guarda il “figurino” entrare in cucina, il quale allarga le braccia come per dire: non rivolgerti a me!
- Non vorrai lasciare un povero giovane nella soffocante routine di tutti i giorni e negargli di trascorrere qualche ora in elettrizzante compagnia - risponde Sonia con la solita simpatica ironia. L'uomo con la fasciatura alla spalla, attonito, avvicina alla bocca, senza nessuna dovuta precauzione il cucchiaio con il sugo bollente per un rischioso assaggio, con il prevedibile risultato di una dolorosa scottatura.
- ... Cristo! Cosa tramate voi due! –
- Mai distrarsi dietro i fornelli – commenta la donna.
- Di quale giovane parlavi? –
- Durante il tragitto un imprevisto ci ha permesso di conoscere un giovane le cui difficoltà insorte gli hanno impedito di continuare il viaggio. –
- Bene, allora? –
- Gli ho proposto se voleva unirsi alla nostra comitiva. –
- Cosa? –
- Con la macchina fuori uso i suoi progetti serali erano pressoché andati in fumo; l'unica cosa rimastagli era di fare l'autostop sperando che un automobilista generoso lo riaccompagnasse a casa.
- La fortuna non l'ha abbandonato, mi sembra di aver capito; non è nemmeno dovuto rientrare a casa. –
- No. –
- Ci sarà da divertirsi – si sfoga con sarcasmo, l'uomo.
- È quello che gli ho detto. –
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