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Raul Montanari è autore di 17 libri di successo. Vive a Milano, dove tiene dal ‘99 corsi di scrittura creativa fra i più quotati a livello nazionale. Collabora con i principali editori italiani e ha pubblicato numerose traduzioni dalle lingue classiche e moderne. Dal 2008 al 2016 ha diretto il festival letterario Presente Prossimo. Nel 2012 ha ricevuto l'Ambrogino d'oro, il massimo riconoscimento istituzionale della città di Milano. Nel maggio del 2021 è uscito per Baldini+Castoldi la sua ultima opera: Il vizio della solitudine.
Patrizia Rinaldi si è laureata in Filosofia all'Università di Napoli Federico II e ha seguito un corso di specializzazione di scrittura teatrale. Vive a Napoli, dove scrive e si occupa della formazione dei ragazzi grazie ai laboratori di lettura e scrittura, insieme ad Associazioni Onlus operanti nei quartieri cosiddetti "a rischio". Dopo la pubblicazione dei romanzi "Ma già prima di giugno" e "La figlia maschio" è tornata a raccontare la storia di "Blanca", una poliziotta ipovedente da cui è stata tratta una fiction televisiva in sei puntate, che andrà in onda su RAI 1 alla fine di novembre.
Cinzia Tani è giornalista e scrittrice, autrice e conduttrice radiotelevisiva. Dopo la maturità classica consegue la laurea in Lettere Moderne e il diploma come interprete e traduttrice di lingua inglese, francese e spagnola. Debutta nel 1987 come scrittrice con il libro “Sognando California” con cui vince il Premio Scanno. Notata dalla RAI, entra nella tv di stato come inviata di Mixer. In seguito debutta come autrice e conduttrice di alcuni programmi tv: “Chi è di scena”, “L’occhio sul cinema”, “Il caffè”, “Italia mia benché” e “Delitti“. Il suo ultimo romanzo è "L'ultimo boia". .
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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
Promozione Letteraria. Il termine angloamericano "slogan" deriva dall'antica voce gaelica "sluagh-ghairm", che aveva la funzione primaria di reclutare i combattenti alle armi. Nei tempi moderni, questo termine è legato a una più banale propaganda commerciale e inglobato nel Marketing per definire una frase facilmente memorizzabile. Ma come possiamo creare una promozione letteraria per far meglio conoscere i nostri libri?
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Writer Officina
Autore: Monika Venusia
Titolo: Ritrovarsi, storia d'amore
Genere Romanzo
Lettori 550 1
Ritrovarsi, storia d'amore
Il corsivo per l'inglese.
Napoli 2010.
Sarah era contentissima, lei lavorava in un'azienda farmaceutica ed aveva vinto assieme a delle sue colleghe un viaggio in Polonia.Ovviamente, avrebbe dovuto lavorare, ma era contentissima di poter partire. Era di Napoli e in quel momento aveva la sua valigia, e stava salendo sull' aereo assieme alle sue colleghe e al suo capo, che avrebbe seguito tutte loro. Sarebbe stata una bellissima avventura, in una terra a lei sconosciuta. Sarebbero andate a Varsavia, e per quella sera avrebbero solo posato le valigie e mangiato per poi fare una riunione. Dal giorno dopo e per altri quattro sarebbero rimasti in città per lavorare. Ormai aveva ventidue anni ed era soddisfatta.

Il viaggio fu molto tranquillo, lei come al suo solito, appena l'aereo cominciò a partire e a prendere quota, vide come le case e tutto l'aeroporto si facesse sempre più piccolo, finché non
si ritrovarono sopra le nuvole. Era una sensazione meravigliosa. Dopo poco si appisolò. Il chiasso delle sue colleghe dopo un'oretta le fece aprire gli occhi, stavano passando le hostess con le bevande. Così lei prese un bicchiere di coca cola, poi prese un libro e cominciò a leggere.

Quando alla fine arrivarono, lei assieme alle altre si stiracchiarono e poi andarono a prendere le loro valigie, contente in quanto tra poco in taxi avrebbero visto la città di notte. Così fecero e dopo una ventina di minuti arrivarono in hotel. Era grandissimo, il Polonia Palace hotel.
Il loro capo parlò con la receptionist così tutte demmo i nostri documenti e tutte avemmo le nostre chiavi.
Così tutte salirono, ma prima il capo disse:
"Tra un'ora vi aspetto qui, così andiamo a cena e poi facciamo la riunione".
Alla fine salimmo.
La prima cosa fu guardare la camera. Era davvero carina, piena di tutti i confort, ma tanto la televisione non l'avrebbe vista. Così sfrattò la valigia e poi dopo poco scese giù. Si ritrovarono tutti alla reception e così andarono a cena. Fu deliziosa a base di verdure. Alla fine dopo un dolce molto saporito cominciarono a parlare del lavoro e di come sarebbe stato svolto, dal giorno dopo.
Il programma era semplice, ognuno di loro doveva andare per strade diverse e dare dei volantini. I prodotti che vendevano erano italiani, ma l'azienda si stava organizzando per l'estero, facendo molta pubblicità.

Così dopo aver chiacchierato un po', si alzarono. Ognuno di loro aveva la serata libera. Dopo il lungo viaggio, Sarah si sentiva stanca per cui salì in camera e si fece una doccia, poi mise la sveglia alle sette e dopo aver messo il pigiama, continuò la sua lettura. Nella sua valigia aveva portato due libri, della sua scrittrice preferita Danielle Steel.
La sveglia suonò e lei si alzò contentissima per quello che l'attendeva. Andò in bagno a lavarsi e poi si guardò allo specchio, beh era carina, bruna, con occhi nocciola verdini, un metro e sessanta circa, un po' formosa.
Si vestì velocemente con jeans e maglietta e si pettinò facendo una coda, poi mise le all star e scese giù. Assieme alle altre fece colazione e poi il capo, Marco , diede loro una sacca con dei volantini e la strada che dovevano percorrere.
Così uscirono. Per sua fortuna, visto che aveva poco senso dell' orientamento, la strada era semplice e vicina. Altrimenti si sarebbe persa. Rise tra sé e sé. Già di suo si perdeva nella sua città, figurarsi qui. Lei che a malapena conosceva un po' di inglese fatto alle superiori ma avrebbe rimediato.
Così cominciò a camminare e a dare volantini, e intanto guardava ciò che la circondava. Era davvero bellissimo. Intorno alle tredici, si fermò a mangiare un hot dog e poi continuò a lavorare.

Bryan si stava lamentando per aver fatto troppo tardi. Doveva andare a lavoro, così dopo aver fatto colazione e indossato la giacca jeans, scese e prese la macchina. Lui era ingegnere, aveva capelli rossi ed era canadese. Era un tipo amichevole con tutti. I suoi colleghi lo trattavano bene e spesso andavano a bere assieme. Aveva avuto una promozione e per cui era stato mandato per una settimana a Varsavia, per un lavoro. Era solo il suo secondo giorno e aveva fatto tardi. Era sempre il solito. Aprì lo sportello della macchina e salì, partendo. L'azienda dove lavorava era abbastanza vicina. Dopo una ventina di minuti arrivò, parcheggiò e corse per non fare ancora più tardi.
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Erano ormai le diciotto ed era molto stanca. I volantini erano quasi finiti, ma era lì dalla mattina. Tra un'oretta sarebbe tornata in albergo. Mentre dava l'ennesimo , vide da lontano un ragazzo, rimase scioccata. Era di certo straniero, aveva i capelli rossi, molto muscoloso ed era almeno un metro e novanta, forse anche un po' in più. Davvero bello, più si avvicinava e più lo vedeva da vicino. Gli occhi li aveva azzurri. Era fantastico, quella giacca jeans, era un po' stretta e modellava tutta la sua muscolatura, anche se coperta da una camicia. Non appena lui arrivò dove si trovava lei, gli porse un volantino. Di certo uno come lui non si sarebbe mai fermato per una come lei, così semplice.

Trafelatissimo Bryan era uscito dal lavoro ormai erano quasi le diciotto, stava correndo, desiderava arrivare alla macchina per non trovare eccessivo traffico, nel tornare all' albergo, quando improvvisamente vide una ragazza che dava dei volantini. Di norma non si fermava mai, aveva sempre da fare e pochissimo tempo, ma decise di osservarla, era davvero bella, bruna, con una coda, occhi sembravano nocciola, ma non riusciva a vederli da dove stava, aveva un bel corpo, vestiva molto semplicemente. A lui piaceva. Desiderava conoscerla. Quella sacca che aveva sulla spalla doveva essere pesante, vedeva l'impegno che ci stava mettendo. All' improvviso si trovò vicino a lei a guardarla. Si erano nocciola, ma c'era anche un po' di verde. Era davvero bella, piccolina rispetto a lui, ma continuava ad esserne affascinato. Di certo non era né polacca, né americana. Rimase a guardarla, aveva la pelle bianca ed era davvero delicata. Poi fece caso al fatto che lei gli stava porgendo un volantino, ma lui fece cenno di no con la testa e poi disse:

"Io parlo 6 lingue, quale preferisci?Francese, inglese, tedesco, cinese, giapponese, spagnolo".
Lei lo stava guardando, era davvero altissimo e bellissimo, davvero voleva conoscerla. Non gli interessavano i volantini. Così lo fissò e mormorò:
"Italian?"
Lui la fissò e le sorrise, poi negò e lei mormorò:
"English".
Così disse tutto contento:
"Ciao sono Bryan Michell, tu come ti chiami?"
"Sarah Abregal".
Brava Sarah, pensava lei, stai rispondendo, qualcosa ti ricordi.
"Io sono canadese e sono ingegnere".
Lei lo fissò capendo ma non sapendo rispondere, poi alla fine rispose aggrottando un po' le sopracciglia e pensandoci su.
"Io sono rappresentante farmaceutica e vengo dall'Italia".
"Quanti anni hai?Io 26" disse lui.
Questa volta proprio non ricordava, così incominciò a dire:
"22" poi cominciò ad aggrottare le sopracciglia e a pensare, quando lui disse:
"AAAHHHHHhh"
come a dire che aveva capito e lei nello stesso tempo disse finalmente
"anni"
"Che ne dici se ci vedessimo qui più tardi dopo il lavoro?" disse lui.

Quella ragazza era davvero simpatica, non solo bella. Cercava di parlare con lui, anche se si vedeva che non era pratica né a parlare con i ragazzi, doveva essere un tipo serio, né con le lingue. Beh si sarebbero arrangiati, ma a lui avrebbe fatto davvero molto piacere conoscerla. Non aveva mai avuto problemi con le donne, loro erano attratte da lui e lui non le disdegnava. Era un uomo e il sesso a lui piaceva molto e le donne a lui piacevano molto, ma quella ragazza nella sua semplicità lo aveva rapito. E non desiderava portarsela a letto, voleva conoscerla, anche se magari lei avrebbe avuto paura, senza sapere la lingua e in una terra diversa, con uno sconosciuto.

Stranamente aveva capito quello che lui le aveva chiesto, ma non rispose subito, uno perché non sapeva che dirgli, lei era sola in terra straniera, non sapeva nessuna lingua, e avrebbe dovuto uscire con un ragazzo straniero, appena conosciuto. Se si fosse persa?Se fosse stata violentata?Non avrebbe potuto chiamare nessuno, come avrebbe fatto?Però sarebbe stato bello se fossero stati insieme nel bar del suo albergo, protetta dalle sue colleghe e dal suo capo, ma come poteva dirglielo?Sarebbe stata capace di farglielo capire?Poi anche se si fossero conosciuti meglio, lui sarebbe tornato in Canada e lei a Napoli, che senso avrebbe avuto?Le amiche a Napoli, le dicevano sempre che era troppo seria e che doveva divertirsi un po', che male c'era se avesse accettato solo per quella sera?

La stava osservando e capiva quello che lei provava. Come se riuscisse a vedere le ruotelle dei suoi pensieri, rimase lì, anche se fino a qualche minuto prima desiderava solo tornare in camera e fare una doccia. Ora voleva invece una risposta affermativa da quella ragazza.

Alla fine decise di accettare, anche se era titubante così prese dalla tasca l'indirizzo dell' hotel dove dormiva e lo chiamò:
"Bryan" afferrandolo per la manica.
Lui si girò verso di lei e lei gli fece vedere un foglio dove c'era scritto l'indirizzo dell' hotel. Cercò di capire.
Lei rispose:
"Stasera al mio albergo, alle 21, fuori. Ok?"
Bryan era contentissimo, aveva detto di si, anche se davanti al suo albergo. Forse voleva sentirsi sicura. Lì lo era. Anche se lui voleva solo conoscerla meglio. Capiva che sarebbero tornati presto a vivere nelle loro città e capiva che lei aveva un fondo di paura.
Lui annuì e poi disse:
"Ok, alle 21".
Poi scappò, non vedeva l'ora di ritornare lì per le 21 e vederla ma desiderava fare una doccia.
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Stava tornando in albergo. Non poteva crederci, aveva detto di si. Che fine aveva fatto la vera Sarah?La timida e introversa Sarah?Quel giorno lei stessa aveva dato un calcio a quella se stessa. Si sarebbe divertita, o perlomeno rilassata.
Arrivata in albergo salì molto stancamente verso la sua camera. Si fece una doccia, poi si vestì normalmente, con un fuson nero e una camicetta verde acqua con un piccolo scollo a v. Non si vedeva nulla, mise su di essa una catenina con una farfalla, si mise un po' di matita agli occhi e un po' di gloss rosa ed era pronta. Non indossava mai tacchi alti, e lì non li aveva portati, ma mise un paio di stivaletti con zeppa, abbinati al fuson, che si allacciavano ai lati.
Scese giù dove trovò le altre ragazze che si stavano preparando per andare a cena. La videro e vollero chiacchierare con lei:
"Sarah, perché sei vestita così bene?Mica devi uscire con qualcuno?" disse Dafne, una ragazza della sua età molto simpatica e diretta.
Sarah arrossì e poi disse:
"In realtà sì, ho incontrato un ragazzo canadese, oggi mentre lavoravo. Pensavo volesse un volantino, ma poi sorridendo lui mi ha voluto conoscere e stasera ci vediamo qui".
Si toccò i capelli, annodandoli all' indice. Era un suo difetto, quando si sentiva nervosa.

"Ero indecisa, sai siamo in un luogo che non consociamo, dove non sappiamo la lingua, dove io non conosco tanto l'inglese. Avevo paura, ma alla fine ho pensato che qui potevo vederlo. Ci siete tutti voi. Mi sento più sicura così".
"Stai tranquilla, sii te stessa, tu sei molto simpatica e vedrai, tutto andrà bene. Non essere nervosa. Magari ogni tanto verrò a vedere come va. Se ti fa sentire meglio vi spio da fuori".
Lei arrossì e poi annuì.
"Magari un paio di volte, così sarò ancora più sicura. Grazie".
"Di che?Le amiche a che servono?Almeno avrai un bel ricordo di questo viaggio".
Poi le diede una pacca sulle spalle e andò via.
Così lei si appoggiò tranquilla su una poltrona vicino alla porta, aspettando le 21.Mancavano solo una manciata di minuti ormai.
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Bryan stava guardando l'orologio, era in perfetto orario. Aveva parcheggiato lì vicino, quella sera si era vestito con pantaloni classici ed una camicia, aveva lasciato un paio di bottoni sul collo aperti e una giacca. Sotto aveva indossato le scarpe classiche per un appuntamento. Si sentiva contento davvero.
Mentre stava per arrivare vide una ragazza che si avvicinava alla porta scorrevole e che si appoggiava giusto all' uscita. Era lei...dio ma era bellissima. Stava benissimo, quei capelli lasciati sciolti, erano come una cascata nera, sulle sue spalle, quel viso leggermente truccato, quelle labbra così delicate e allo stesso tempo, tentatrici e quel corpo, era così voluttuoso e formoso. Era davvero bellissima. Era stupito. Appena l'aveva intravista quel pomeriggio le era piaciuta, ma ora la desiderava. Era incredibile. La desiderava follemente. Desiderava conoscerla meglio al più presto possibile.
Mentre si avvicinava a lei, lei lo vide e si avvicinò anche lei a lui salutandolo con la mano.
Lui le sorrise e si abbassò, dandole un bacio sulla guancia. Quando si staccò vide che era arrossita. Lui sorrise, non vedeva ragazze che arrossivano da anni, forse da quando aveva dodici anni. Poi incominciarono a chiacchierare stesso lì fuori.
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Sarah appena si era fatta l'ora, era uscita fuori dall' albergo per aspettarlo. Neanche qualche minuto dopo lo aveva visto arrivare. Era rimasta affascinata. Era fantastico, più bello del pomeriggio. Era l'emblema del maschio, quei capelli rossi lievemente lunghi sul collo, quello sguardo così profondo, così sexy, quei muscoli che lei immaginava, visto come su di lui, la camicia e la giacca andava stretta. Era elegantissimo e nello stesso tempo casual. Quegli occhi azzurri poi erano così profondi e allegri. Avrebbe potuto annegare in quello sguardo. Non appena si avvicinò di più lei gli andò incontro salutandolo allegramente. Era contenta che non l'avesse bidonata.

Quando le si era avvicinata aveva notato l'allegria nel suo gesto di saluto e il sollievo per il fatto che lui fosse andato. Aveva ragione, di norma gli appuntamenti così, organizzati all' ultimo momento, non si realizzavano quasi mai, erano buche quasi al cento per cento, ma a lui davvero piaceva molto quella ragazza.
La fissò contento e le chiese:
"Come stai?Sei bellissima".
"Bene...e tu?"
Poi la vide arrossire di nuovo e sorrise. Notò che con l'indice si arrotolava una ciocca di capelli. Era nervosa?Incredibilmente lo era anche lui.
"Sto bene anche io, non essere nervosa".
Avrebbe voluto tranquillizzarla con una carezza sulla guancia, ma loro non si conoscevano, per cui la prese per mano e disse:
"Vieni, andiamo a cena".
"Ok."

Per fortuna alcune cose le ricordava. Se le cose si fossero approfondite durante la cena,come avrebbe fatto a rispondergli?Lei era stata presa per mano da quel ragazzo, era incredibile. Quella mano così grande e lunga avvolgeva completamente la sua più piccola e pallida. Improvvisamente sentì la pelle d'oca ed una sensazione di brividi in tutto il corpo. Sapeva di essere una ragazza, con poca esperienza. Aveva avuto solo due ragazzi e non capiva quasi niente, ma si rendeva conto che il contatto con il giovane, la faceva emozionare ed eccitare. I suoi capezzoli si erano inturgiditi. Era rimasta stupefatta a fissare le loro mani unite e meno male che aveva una camicia a maniche lunghe, così non se ne sarebbe accorto.

La stava fissando e aveva notato che lei guardava le loro mani unite stupefatta e poi aveva un po' di pelle d'oca sui polsi. Sorrise, anche lui era emozionato ed eccitato. Era contento che l'attrazione era da entrambe le parti. Non si era sbagliato. Si era accorto di questo quando l'aveva incontrata, con un semplice scambio di sguardi. Lui aveva parecchia esperienza.
Si andarono a sedere e arrivò il cameriere che portò loro il menù. Invece di parlare lei gli fece cenno di avvicinarsi e gli indicò i piatti che voleva. Poi disse :
"1 coca cola"
"Uguale anche per me, ma una birra da bere".
"Ok, arriva tra un po'" disse il cameriere.
"Da che parte dell' Italia arrivi?"
"Napoli e tu?"
"Ottawa, Canada".
"Qual' è il tuo piatto preferito?"
"Pasta alla siciliana e il tuo?"
"Pizza".
Il cameriere dopo un po' arrivò con le bevande, così lei aprì la sua lattina e cominciò a bere.

La stava fissando. Quelle labbra che si posavano sulla lattina, sentiva una grande eccitazione e per un secondo guardò verso il basso. I pantaloni andavano stretti. Era possibile che quella ragazza non si accorgesse di nulla?Non si rendeva conto di quanto fosse bella e sexy?L'avrebbe voluta adesso, invece doveva trattenersi. Era incredibile.
"Che cos'è la pasta alla siciliana?"
Lei corrugò la fronte, cercando di capire, se era davvero quella la domanda che lui le aveva fatto.
Lei rispose:
"Pasta con melanzane, mozzarella, pomodoro, formaggio, al forno. Ottima".
"Buona, mai provata".
Poco dopo il cameriere portò loro una minestra a base di patate, molto saporita.
Così cominciarono a mangiare.
Quando lui le disse:
"Che canzone preferisci?"
"Ritorno da te di Laura Pausini. E tu?"
"To be loved di Michael Buble".
"Michael Buble?Bellissimo, adoro le sue canzoni di Natale".
Poco dopo arrivarono le prime portate, due Pierogi molto grandi, con un ripieno di patate e formaggio. Dovevano essere ottimi.
Mentre assaporavano quella gustosa pietanza fu lei a chiedergli cercando di farsi capire alla meglio:
"Hai fratelli e sorelle?"
"Sì, ho due fratelli e una sorella".
Avrebbe voluto chiedergli tante cose, tipo se loro gli somigliavano, se i suoi genitori era alti come lui, se aveva preso dalla madre o dal padre, ma non sapeva dirlo, ma mentre pensava lui le chiese:
"E tu?"
"Sì, un fratello e una sorella".
"Come si chiamano?"
"Marina e Roberto e i tuoi?"
"Max, Robin,Jennifer"
Nel mentre che parlavano, assorti a guardarsi negli occhi, Bryan notò che vicino all' ingresso stava per entrare un'altra ragazza, che li osservò per un minuto, sorrise e andò via. Poi dopo poco le arrivò un messaggio.
Sarah mentre stava chiacchierando con lui, sentì un bip al suo cellulare, così arrossì e lo guardò come a chiedergli il permesso di rispondere. Annuì così lei guardò sul suo cellulare e notò che era Dafne, che le diceva che loro erano davvero teneri e che lui era un figone. La ragazza si mise a ridere, e la tensione calò, poi le rispose dicendo che fino a quel momento era stata emozionata, ma era contenta.
Il ragazzo l'aveva osservata, aveva visto che dopo quel messaggio si era rilassata e aveva capito che quella che le aveva scritto doveva essere la ragazza che era venuta a guardarli prima. La vedeva più serena, e per di più, la sua risata era stata cristallina e bellissima, come un trillo di campanelle. Tutto di lei lo affascinava. Lo eccitava. Sentiva il suo membro ingrossarsi ancora di più. E anche se parlavano, o cercavano di parlare, notava che si sforzava di capire e di rispondere, che era già tanto. Avrebbe voluto sapere anche l'italiano, per farla sentire a suo agio completamente.
Mentre arrivava il dessert, aveva notato che all' ingresso avevano fatto capolino, quattro ragazze, che erano rimaste nuovamente a guardarli e una le aveva fatto un ok con la mano.

La ragazza arrossì così tanto, che lui si intenerì e si mise a ridere. Era vero, con il suo gruppo di amiche si sentiva sicura e quella sera stava passando davvero in maniera spensierata e veloce. Loro uscirono dall' ingresso nuovamente e lui disse:
"Quelle ragazze erano tue colleghe?"
"Sì, e una è mia amica da parecchio tempo".
Arrossì di nuovo, voleva parlarne ma non sapeva come spiegarsi, così lui disse:
"Non preoccuparti, la serata tra noi è andata benissimo. Anzi domani che ne dici di rivederci?Sempre qui e sempre alle 21?"
"Va bene, sono davvero contenta di rivederti".
Lo disse arrossendo di nuovo e attorcigliandosi il ciuffo con il dito.
"Buono questo dolce".
"Si davvero buono".
Intanto lui la stava guardando con ammirazione, come se fosse lei ad essere buona, sembrava davvero una ragazza deliziosa, simpatica, dolce e bella e non abituata agli uomini. Doveva controllarsi. Era di base un uomo passionale e davvero la voleva, però desiderava anche conoscerla meglio.

Afferrò la mano che con nervosismo si toccava i capelli e la strinse nella sua. Poi disse:
"Non essere nervosa, con me puoi stare tranquilla".
Dopo aver finito la cena, lui chiese il conto e pagò, poi la prese per mano e si avviarono fuori dall' albergo. Successivamente si guardò attorno, individuando una panchina poco distante. Si avviarono lì e si sedettero.
Il cielo quella sera era pieno di stelle e bellissimo. C'era un bel venticello fresco, e con tutta la camicia lei ebbe un brivido di freddo. Lui se ne accorse, così si tolse la giacca e la avvolse sulle sue spalle, facendola arrossire di nuovo. Continuò a guardarla con dolcezza e lei se la strinse un po' in più per coprirsi meglio, venendo avvolta dal suo profumo, un profumo da uomo, era intenso e amaro allo stesso tempo. Pochi minuti dopo le alzò il viso verso il suo e disse:
"Meglio?"
"Sì"
Il ragazzo sentiva un'attrazione fortissima dentro di lui e quelle labbra lo stavano calamitando sempre di più. Da quando l'aveva vista bere, l'aveva desiderata, avrebbe voluto che le sue labbra si potessero abbeverare dalle proprie, così arrivò vicinissimo e la guardò negli occhi, come a chiederle il permesso, ma lei stava fissando le sue labbra intensamente, come in preda ad una brama famelica. Così la baciò direttamente. Fu un bacio profondo, ma non tanto, perché lui desiderava conoscerla meglio e non voleva che lo giudicasse un cattivo ragazzo, sapeva che le italiane erano più come dire pudiche rispetto alle Canadesi, o alle Americane e lui voleva andarci piano. Si staccò e si fissarono negli occhi, poi sorrisero e lui la strinse a sé, abbracciandola. Lei si appoggiò e continuarono a stare così per un po'.

Era tremendamente emozionata. L'aveva baciata. Proprio a lei, Sarah, una ragazza come tante. Non era stato un bacio da niente, a stampo, ma un vero bacio, aveva sentito le farfalle nello stomaco, era stato fantastico.
Senza accorgersene, con le dita si stava toccando le labbra, che ancora erano calde del suo calore. Un enorme sorriso comparve sul volto.
Quelle dita che toccavano nervosamente le labbra lo calamitarono nuovamente a guardarle. Poi un sorriso le illuminò e così la baciò di nuovo, stringendo con il palmo della mano la sua testa, assaporando le sue labbra e la sua bocca così infinitamente dolce , allacciando la sua lingua a quella di lei, continuando per qualche minuto. Non avrebbe mai voluto staccarsi. Sentiva una perfezione che non aveva mai provato prima. Però dovette staccarsi seppur con malinconia e con affanno da parte di entrambi. Alla fine lui le carezzò una guancia, accaldata e poi alzandosi la riaccompagnò stretta a sé nuovamente all' albergo, ricordandole di nuovo l'appuntamento per il giorno dopo alla stessa ora.
La baciò nuovamente e poi andò via, pensando che si sarebbe dovuto fare una sega, cosa che non gli succedeva da molto tempo, sorridendo.

Il giorno dopo ore undici del mattino:
Una telefonata urgente, sua sorella aveva avuto un incidente, era stata portata in ospedale. Doveva partire. Così dovette preparare le valigie velocemente e si malediva per il fatto di avere così poco tempo a disposizione. Provò a chiamarla, ma il telefono risultava isolato. Provò di nuovo, ma non ci furono cambiamenti. Avrebbe riprovato più tardi. Era da tempo che non provava sentimenti così forti e adesso doveva partire e non avrebbe avuto il tempo per andare da lei ad avvertirla. Chiuse la mano a pugno. Non c'era nulla da fare. Immaginava la delusione che avrebbe avuto la sera, la sua ara triste e mogia, ma la sorella aveva la priorità. Non l'avrebbe dimenticata facilmente, sarebbe potuta diventare una storia seria.
Una volta in aeroporto riprovò nuovamente, ma il suo cellulare risultava sempre isolato. E se avesse segnato male qualche numero?Si malediva, non l'avrebbe mai voluta lasciare, per nessun motivo.

Roma 2016
Sarah ormai aveva ventotto anni, si era laureata anche se in ritardo in farmacia e continuava a fare la rappresentante nella stessa azienda da quando aveva cominciato, la bellezza di sei anni prima. Aveva appuntamento con degli amici tra meno di mezzora al pub Maron's, non vedeva l'ora. Era stanca, dopo aver lavorato tutto il giorno. Adesso dopo aver parcheggiato la macchina si stava dirigendo a quel locale. Fuori c'erano i suoi amici che stavano facendo la fila, così lei li salutò, abbracciando di slancio Dafne, che ormai conosceva da tanto tempo. Entrarono tutti insieme e il cameriere li portò ad un tavolo, dove si sedettero tutti. Ognuno di loro ordinò e lei si prese un panino con una coca cola. Nel pub c'era un gruppo che suonava e cantava. Lei li adorava, veniva lì perché desiderava rilassarsi, dopo le ore di stress e di lavoro. Mentre chiacchierava piacevolmente con Dafne e con Marica, rimase allibita, aveva visto ad un tavolo vicino un uomo, non poteva essere, quello lì a lei sembrava Bryan, come era possibile?Cercò di guardarlo meglio, non voleva sbagliarsi. Quella storia appena iniziata l'aveva fatta soffrire moltissimo, e a Napoli si era ritirata con una grande cicatrice. Non poteva essere, forse gli somigliava soltanto. Eppure, i capelli che gli arrivavano al collo, l'ampiezza delle spalle, gli occhi che a lei sembravano azzurri. Quella mano enorme che manteneva la birra. Non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Quelle sensazioni bruciavano ancora in lei, quella mano che aveva stretto la sua, quella sicurezza che aveva provato e che non aveva più provato con nessuno. Abbassò lo sguardo sul suo panino, cercando di pensare e non fissandolo troppo, se non era lui che figura avrebbe fatto e se fosse stato lui?

Bryan era con gli amici di sempre, i suoi colleghi di lavoro e stava bevendo una birra, dopo aver mangiato un panino. Si sentiva contento, in quanto si rilassava dopo ore di stress. Dopo una decina di minuti che chiacchierava con gli amici, una ragazza che era seduta accanto a lui, Melissa lo chiamò:


"Bryan, quella ragazza brunetta in fondo a quel tavolo vicino al camino,ti sta fissando da un sacco di tempo".
Glielo disse a bassa voce, dandogli una pacca sulla spalla.

Lui si girò in direzione del tavolo che diceva l'amica e vide un gruppo di amici, un po' come il loro tavolo e in mezzo vide tre ragazze che corrispondevano a quello che lei gli aveva detto. Poi all' improvviso vide una ragazza che incominciò a fissare anche lui. I capelli castani lunghi, una camicetta rosa, molto carina, un dito che si arricciava un ciuffo di capelli, delle labbra con gloss rosa che lo attiravano terribilmente. Rimase spiazzato. Non era possibile che quella fosse Sarah.Era bellissima. Poteva essere così fortunato da incontrarla di nuovo dopo sei anni?Lasciarla per lui era stato un grande dolore, ma per fortuna sua sorella poi era guarita.

L'amica gli diede un' altra pacca e poi disse:
"Si proprio quella ragazza lì, ti stava mangiando con gli occhi fino a qualche minuto fa. Hai fatto colpo di nuovo!".
In quegli anni aveva avuto parecchie avventure e anche qualche ragazza, mal'attrazione e la simpatia immediata che aveva provato per quella ragazza, non l'aveva provata più per nessun' altra. In quel momento, vide che l'amica di Sarah la stava chiamando e si rese conto, che forse si, forse quella era la ragazza che era venuta a spiarli. Sorrise sotto i baffi. Gli anni erano passati, ma lei Sarah era bellissima. Era rimasta affascinante come la ricordava. L'aveva sognata per diverso tempo, pensando che quel giorno se avesse preso il suo numero di telefono in modo giusto le cose sarebbero potute andare diversamente.Aveva pensato a lei per un sacco di tempo e si era roso il fegato per non averla potuta contattare. Chissà ora se aveva un ragazzo, se era sposata, ma vicino a lei, c'erano delle ragazze. Forse era fortunato. Così si alzò e uscì dal suo posto per avvicinarsi al loro tavolo.

Si fermò lì di fronte a loro e disse in italiano:
"Scusa, posso offrirti qualche cosa da bere?"
Sarah non si era accorta di niente, stava bevendo svogliatamente la coca, pensando a Bryan. Quando la sua amica Dafne, le diede una gomitata che le fece alzare gli occhi e guardarlo. Rimase affascinata a guardarlo. Lo avrebbe guardato per ore, era rimasto bellissimo, l'emblema della mascolinità.
L'amica disse:
"Lo sta dicendo a te, vedi?"
Lei lo guardò di nuovo e lui sorrise e annuì. Così si alzò e lo seguì al bancone del pub. Si sedettero e lui iniziò a parlare.
"Non ti sei sbagliata, io sono Bryan, la persona che hai conosciuto sei anni fa".
Lei lo fissò a bocca aperta. L'unica cosa che riuscì a dire fu:
"Adesso conosci sette lingue. Hai davvero imparato anche l'italiano?"
Così rise, era davvero contento. Poi le rispose:
"Sì l'ho imparato bene, perché...tu..si vedeva che pur sentendoti a tuo agio, alla fine la lingua ti bloccava".
Lei lo fissò ancora più sconvolta.
"L'hai imparato per me?E perché poi non sei venuto all' appuntamento?Io tiho aspettato due ore".
Fu lui a rimanere spiazzato. Si mise la mano tra i capelli e disse:
"Io ero felicissimo di vederti il giorno dopo, ma la mattina ebbi una brutta notizia, mia sorella aveva fatto un incidente e quindi dovetti partire immediatamente, e non riuscii ad avvertirti. Mi dispiace che non riuscimmo a vederci. Sai provai a chiamarti un sacco di volte, ma il telefono risultava sempre isolato, 39 347522114".
Lei rimase a guardarlo stupita e ridendo disse:
"Te lo ricordi quasi tutto, al posto del due c'è il tre. Che memoria però.
Bryan Michell, ingegnere, canadese di Montreal, due fratelli e una sorella. Quella sera avrei voluto chiederti un mare di cose, ma la mia conoscenza era limitata.Cercavo di capire quello che mi dicevi e cercavo di porti le mie domande in modo che poi capissi le risposte".
"Ancora ti ricordi della nostra conversazione?"
La vide arrossire, e la vide di nuovo arricciare una ciocca di capelli con undito. Lui le afferrò la mano e disse:
"Anche io mi ricordo quello che mi dicesti allora: il tuo piatto preferito pasta alla siciliana, sei di Napoli e hai un fratello e una sorella".
Lei gli sorrise e continuò:
"Il mio colore preferito è il verde acqua, adoro disegnare e leggere. Preferisco i temi storici e fantasy".
Lui le rispose:
"Il mio colore preferito è il blu, amo anche io leggere e uscire con gli amici, e in più sono tifoso dei Giants".
Lei lo fissò e disse:
"Non seguo lo sport, quando vince l'Italia o il Napoli sono contenta, manon seguo lo sport".
"Che prendi Sarah?"
"Un bicchiere di vino"
"Ok due".
Poi si girò nuovamente verso di lei e disse:
"Dopo usciamo, così chiacchieriamo senza la musica di sottofondo. Ok?"
"Va bene".
Non appena il barista diede loro i calici di vino, loro fecero un brindisi. Fu lei a parlare:
"Alla nostra ritrovata amicizia".

Lui la fissò con stupore, poi con amarezza. Lei gli sorrise. Aveva molta paura,anche se per un giorno, le aveva lasciato una cicatrice immensa. Dafne le era stata vicina, per svariati mesi. Non aveva voglia di uscire, né di lavorare, si trascurava nell' abbigliamento. Lei le aveva dato la forza per continuare, la loro amicizia. L' aveva aiutata a rialzarsi e ritornare una ragazza in gamba. Non desiderava caderci di nuovo e se poi fosse sparito un'altra volta?L'attrazione,il dolore, forse l'amore, si l'amore, forse quello vero, l'aveva distrutta. Aveva sofferto di più per lui, che per il suo ultimo ragazzo un medico, che si erano lasciati poco tempo prima. Dopo si era come rassegnata, ma nel suo cuore, la cicatrice che prima era enorme, si era fatta sempre più piccola, ma non era mai sparita. Era lì, che l'avrebbe aiutata ad essere meno ingenua. Ora c'era Francesco nella sua vita. Stavano insieme da un anno. Quella sera non era con loro perché era ad un convegno. Era un ricercatore.
Dopo aver pagato, la prese per mano. Lei tornò a guardare le loro mani unite. Sentì dei brividi addosso e i capezzoli inturgidirsi. Cercò di toglierla da lì, ma lui la strinse più forte. Non desiderava lasciarla andare mai più. Lei desiderava un amico?Sarebbe andata bene, almeno per un po'.
Andarono al tavolo di lei che disse:
"Dafne, vado con lui".
La ragazza lo stava osservando. Lui le ricordava vagamente qualcuno, ma poi fissò l'amica e lei le fece segno che le avrebbe raccontato dopo.
Poi andarono verso il tavolo di lui che stava per avvisare gli altri che uscivano prima, ma Melissa la ragazza che aveva fatto quei commenti disse:
"Quindi ce l'hai fatta stallone!"
Lui le fece uno sguardo torvo. lei lo sapeva che a lui non piacevano questi commenti.
Poi abbassò lo sguardo sulla donna con lui e la vide arrossire così tanto, che rimase stupito. Poi lei rispose a Melissa:
"Lui è un mio amico, ci siamo conosciuti anni fa. Io non sono la sua giovenca. Lo osservavo per capire se era lui".
Gli altri al tavolo li stavano guardando. Delle volte esagerava e quella ragazza difatti si era arrabbiata.
Poi stesso Bryan disse:
"Melissa chiedile scusa. Lei non sa che tu giochi sempre".
"Scusami, comunque io sono Melissa e tu?"
"Sarah"
Che faccia tosta quella ragazza, comunque alla fine aveva chiesto scusa. Così le porse la mano.
A quel punto lui fissò gli amici e disse:
"Noi usciamo, ci vediamo domani ragazzi".
Poi prese dal portafoglio dei soldi e li diede proprio a lei, Melissa e disse:
"Questa è la mia parte".
Poi tornarono al tavolo di lei, e stesso lui cacciò quindici euro e li diede a Dafne e disse:
"Questa è da parte sua".
Lei lo fissò scioccata e poi disse:
"Perché li dai tu?Aspetta che li do io, riprenditi i soldi".
Lui la fissò e disse:
"Come amico non posso offrirti da bere e da mangiare?"
Così lei sbuffò e uscirono assieme.
Dopo qualche minuto arrivò nuovamente un messaggio. Così lei prese il suo cellulare e guardò su l'app whatsapp. Era un messaggio di Dafne che diceva...in bocca al lupo, questo è uno strafigo, ma che fine ha fatto Francesco?
Rise di nuovo, facendolo girare nuovamente verso di lei. La vide rilassata,come accadde anni prima.
Poi lei rispose:
" Lui è ad un convegno, torna domani. Comunque con questo ragazzo non farò nulla, è un amico".
Dopo poco arrivò un altro messaggio.
"Divertiti, quello che fai stasera non lo fai più domani. Non pensare a nulla. Fai come me, nessun impegno" .
A lei scappò un'altra risata. Non avrebbe mai tradito Francesco, anche se semplicemente toccare la mano di Bryan, le faceva un effetto incredibile. La mano di Francesco le trasmetteva sicurezza, ma un'attrazione simile?Mai.
Lei disse:
"Io sono in macchina. E tu?"
"Anche io, facciamo così, ti accompagno a casa, con due macchine e poi esci con me. Così ci conosciamo ancora meglio".
Lei annuì. Comunque voleva divertirsi, quella sera. Così partirono assieme.
Mentre arrivavano a casa sua, lei pensava a quello che era successo quella sera.

Varsavia 2010
Erano le 21 e tra qualche minuto sarebbe arrivato. Si sentiva contentissima, non solo il lavoro che a lei piaceva molto, ma quel ragazzo era fantastico. Seppur visto solo il giorno prima, a lei piaceva immensamente, avrebbe voluto che si potessero conoscere meglio non solo in Polonia, ma anche dopo. Quella sera avrebbe preso anima e coraggio e gli avrebbe chiesto di vedersi di nuovo. Forse avrebbe potuto mandargli un messaggio, era meglio. Aveva indossato l'unico vestito che aveva portato da Napoli, per una serata particolare, in valigia non poteva mancare. Lei di norma non amava i vestiti, ma per quella sera ci voleva proprio. Lo aveva indossato,era un vestito corto e nero, con le spalline sottili e il corpetto quadrato, con qualche decoro vicino. La parte di sotto era a tubino, con uno strascico attaccato alla cinta a forma di fiocco , che arrivava alle caviglie, di pizzo nero, con dei ghirigori. Si era fatta uno chignon si era messa gli stivaletti e una collana, un po' di profumo ed era scesa, contentissima.
Era innamorata e il cuore batteva a mille. Così si mise fuori alla porta scorrevole, appoggiata al muro e cominciò ad aspettare.
Guardava il suo cellulare, era passato una mezzora. Perché non arrivava?Forse era successo qualche cosa?Perché non arrivava?Avrebbe aspettato un altro po'. Se poi lei fosse salita sopra e lui l'avesse aspettata giù?Passò un'altra mezzora.Incominciò ad andare avanti e indietro come una stupida, con le braccia incrociate e la giacca che le copriva l'abito. Dopo un'ora e mezza, pensò che fosse stata una stupida. Non gli avrebbe dovuto credere. Lui era come gli altri. Perché lei aveva pensato che era diverso?E se avesse fatto un incidente?Maledizione, perché si preoccupava per lui?Cominciarono a scendere le prime lacrime. Abbassò lo sguardo verso terra, nessuno doveva vederla in questo stato. Così corse verso l'interno e si barricò in stanza, buttandosi sul letto a piangere. L'amica che l'aveva vista correre verso la camera, la seguì e la consolò, abbracciandola.

Parcheggiarono la macchina di lei e poi salì nella sua. Lui le disse:
" Mi dispiace che tu abbia sofferto, ma anche per me è stato difficile. Non solo per te ma anche per mia sorella. Non puoi immaginare i sensi di colpa che ho avuto, sono stato male per almeno sei mesi".
Lei lo stava fissando, interessata, ma cercava di non pensarci. Aveva la sua età, il suo bagaglio di esperienze, e preferiva averlo come amico.
"Ti capisco, non ne parliamo più. Per me è stato un ritorno molto triste, poi Dafne mi ha aiutata. Non credevo che un incontro di una sera, mi avrebbe fatto soffrite così tanto".
"Anche per me è stato così .Che ne dici di un gelato?"
Lui cercava di stemprare l'atmosfera. Non si era sfogato con nessuno, ma era stato male per parecchio tempo. Aveva portato con sé una cicatrice che si era attenuata col tempo.
"Ok va bene, ma scusa ora tu sei in vacanza qui a Roma?"
"No, ci vivo. Vado in Canada solo per le vacanze".
Lei lo stava fissando con stupore. Poi rispose:
"Anche io mi sono trasferita qui a Roma".
Parcheggiarono fermandosi ad una gelateria all' Eur. Scesero e lui le prese la mano. Poi insieme andarono all' interno della gelateria. Era incredibile. Lei non si sentiva a disagio. La sua mano le sprigionava una grossa attrazione, ma doveva stare molto attenta, Francesco era il suo ragazzo. Nessun altro. Con lui si sentiva a suo agio, era una persona profonda e dolce. Si sedettero ad un tavolino e lui le disse:
"Tu invece ora ne conosci due".
Lei gli sorrise e disse:
"Forse è per il tuo stesso motivo. L'inglese l'ho imparato un po' per te,sperando che...va beh, ma poi ho dovuto studiarlo per avanzare nel lavoro e per laurearmi".
"Che significa che...va beh?"
"All'epoca speravo di poterti incontrare di nuovo per caso".
Arrossì di nuovo e lui sorrise dicendo:
"Sarebbe stupido mentirti anche io lo speravo".
Dopo poco arrivò il cameriere e lei scelse crema caffè e fior di latte, con panna e cialda sopra. Per quella sera un gelato vero, e non la solita dieta e quindi il solito succo di arancia.
Lui le sorrise e disse:
"Anche per me".
Il cameriere andò via e poi lui le disse:
"Questi sono i tuoi gusti preferiti?"
Lei gli sorrise e annuì. E poi rispose:
"Anche i tuoi?"
"Sì adoro crema caffè e fior di latte, l'unica cosa che mi piace oltre questo è il cioccolato".
"Buono, adoro la nutella, ma non posso mangiarla".
"Perché mai?Sei così bella".
La vide arrossire e mettere il dito nei capelli intrecciando una ciocca.
Lui le sorrise, stava per prenderle la mano, ma in quel momento sentì nuovamente il cellulare suonare.
Si abbassò e lo prese dalla tasca vedendo che era la sua amica che le scriveva:

Allora?Come sta andando?

Lui sorrise tra sé e sé pensando che lei non sarebbe cambiata mai. Stava per rispondere quando vide che anche Sarah stava rispondendo al suo cellulare. Chi poteva essere?
Rimase a fissare la ragazza che scriveva veloce sulla sua app, e quasi dimenticava di scrivere il suo messaggio. Rispose che stavano mangiando un gelato insieme. Poi alzò nuovamente lo sguardo verso di lei. Dopo poco smise di scrivere e lo fissò di nuovo. Lui notò che aveva uno sguardo dolce e disse:
"Buono il gelato?"
Avrebbe voluto sapere chi fosse al suo telefono, che le aveva fatto fare degli occhi così dolci, ma non glielo chiese. Non voleva subito esagerare.
"Sì buonissimo, la cialda poi è ottima. Ah, io di solito sono sempre a dieta, altrimenti ingrasso. Per questo non mangio quasi mai nulla di fritto e grasso, anche se adoro tutto questo".
Sorrideva mentre mangiava. Il suo buon umore era contagioso, ma lui continuava a pensare chi potesse essere che l'aveva fatta diventare improvvisamente così dolce. Era un pensiero che non voleva andare via. Così disse:
"Sai, forse tu non l'immagini, io quando partii per tornare in Canada per mia sorella, ho sofferto molto, e poi quando sono arrivato lì, ho scoperto che aveva fatto uno scontro frontale con un'altra macchina. Per cui dall' aeroporto mi sono fatto accompagnare direttamente col taxi all' ospedale dove era ricoverata. Avevo con me ancora la valigia ed ero stanco, ma ho avuto una grande paura. Pensavo che potesse essere morta, invece quando trafelato arrivai lì, seppi da mia madre che lei si era rotta un braccio ed una gamba. Per cui niente di gravissimo. Ero sollevato, ma da quel giorno,sono stato molto triste perché mi mancavi. Non potevo dirlo a nessuno, già c'erano altri problemi, così mi sfogavo facendo boxe, nella mia stanza col sacco. Pensando a come sono stato idiota".

Lui non le aveva detto che quando all' ospedale aveva saputo che la sorella non stava morendo, era quasi crollato dal sollievo e c'era mancato poco che piangesse.
Lei lo stava fissando e pensava che era molto contenta di averlo potuto incontrare di nuovo, di poter finalmente sapere il perché della sua assenza, ma quello che a lei aveva fatto felice era il messaggio di Francesco che scriveva che gli mancava e che non vedeva l'ora di poterla riabbracciare.
"Sono contenta che tu mi abbia raccontato il perché del fatto che non sei venuto. Io ho pensato a tante cose, soprattutto a cose brutte, ma alla fine sopratutto che fossi uno stronzo egoista come gli altri. Ed è per questo che non ti ho messaggiato per dirti quanto lo pensassi. Chissà poteva essere molto diverso se lo avessi fatto".

Non gli avrebbe raccontato dei mesi di digiuno, di stanchezza, di oblio che aveva dovuto sopportare, dei mesi di completa apatia, della voglia di farla finita. Il dolore era enorme e lei non voleva soffrire più. Se non fosse stato per l'amica a quest' ora avrebbe potuto essere morta. Meglio non pensarci.
Lui continuò a fissarla con dolcezza, anche se era amareggiato. Non poteva dire che non lo aveva pensato. Così disse:
"Mi dispiace molto. In quel caso ho pensato solo a mia sorella".
"Si lascia stare ormai sono passati tanti anni".
Lui la guardò e disse:
"Domani possiamo rivederci?Magari ti vengo a prendere a lavoro".
"Ok va bene. Dammi il tuo cellulare così ti faccio uno squillo".
Così dopo poco sorridendo, tornarono mano nella mano alla macchina.

Lei stava sorridendo, era contenta perché il giorno dopo si sarebbe accorto che ora non aveva più bisogno di lui, e sarebbe toccato a lui soffrire. Come mai si sentiva in colpa?La mano che la stringeva le dava ancora una grande attrazione e anche una grande protezione. E incredibilmente i capezzoli si erano inturgiditi di nuovo.
Arrivati a casa di lei, la baciò sulle guance, la vide arrossire di nuovo e poi frettolosamente scese avviandosi alla porta.



Francesco era appena arrivato in aeroporto, e dopo aver recuperato la valigia al check in, aveva mandato un messaggio a Sarah, dicendole che avrebbe fatto in tempo ad andarla a prendere al lavoro.

Dopo qualche minuto arrivò la risposta e lui sorrise con dolcezza. Quella ragazza l'amava moltissimo. Riguardò nuovamente la risposta e rise di nuovo, era uno smile che mandava tanti baci a forma di cuori. Così contento e con la valigia in spalla andò all' esterno e dopo aver aspettato una decina di minuti prese un taxi. Diede l'indirizzo di casa sua e poi si rilassò. Era abituato a viaggiare, ma era sempre contento di ritornare. Dopo poco pagò il taxi e salì in casa. Posò la sua valigia e scese nuovamente. Era inutile cambiarsi,Sarebbe andato così a prendere la sua ragazza. Sorrise ormai era un anno, tra poco ci sarebbe stato l'anniversario, mancavano dieci giorni. Così riscese, prese la sua macchina e andò al luogo di lavoro di Sarah.

Bryan aveva quasi finito di lavorare, aveva mandato un messaggio a Sarah, per sapere tra quanto tempo doveva passare. Lei le aveva detto le sedici. La ragazza riconfermò l'orario. Così contento come non mai, una ventina di minuti prima prese la sua macchina e partì per il luogo di lavoro della ragazza. Non avrebbe mai immaginato che tutto sarebbe andato così bene. Che fosse stato così fortunato.

Lei aveva appena finito di lavorare. Si sentiva molto contenta, avrebbe rivisto Francesco il suo ragazzo, ma si sentiva sempre più in colpa per quello che aveva organizzato. Non era la tipa che organizzava cattiverie, ma Bryan a suo tempo l'aveva fatta soffrire e ora toccava a lui, sempre se, se ne fosse importato qualcosa di lei. Magari le aveva raccontato solo balle, e alla fine lei era una persona conosciuta in vacanza, e quindi poteva benissimo essere lasciata. Magari avrebbe voluto solo una sveltina e lì in Canada magari aveva una ragazza che l'attendeva. E lei stupida che aveva sofferto così tanto. Mise il giaccone e poi dopo poco uscì dal laboratorio, per dirigersi all'uscita. Non appena mise piede fuori al portone, sorrise felice. Francesco era lì davanti a lei con le braccia aperte. Così lei dimentica di tutto, pensando solo alla sicurezza e al calore che le dava i suo ragazzo, corse verso di lui e l'abbracciò stringendolo al collo. Per fortuna era un uomo serio. L'amava e tra dieci giorni avrebbero fatto un anno insieme. La strinse in vita e la fece volteggiare, baciandola non appena si fermò sulle labbra, profondamente bisbigliandole:
"Mi sei mancata tanto amore".
Lei lo carezzò e disse:
"Anche tu, mi sei mancato. Senza di te non è la stessa cosa".
Lui la baciò di nuovo. E poi disse:
"Per me è lo stesso".
Poi la posò in terra.

Bryan era arrivato da poco e stava parcheggiando per andarla a prendere al portone. Rimase molto amareggiato, quando vide un uomo, molto alto e muscoloso, da quella distanza a lui sembrava biondo, vestito casual, che abbracciava e baciava Sarah.Quindi lei lo aveva il ragazzo. Era stato un vero idiota a pensare che le cose potessero sistemarsi. Si passò la mano sui capelli, scompigliandoli. Poi li fissò ancora. Li avrebbe fatti separare .Lei era sua.

Mentre abbracciava entusiasta il suo ragazzo, aveva notato una macchina parcheggiata poco distante, si, e quella era la macchina di Bryan, sorrise, lui era venuto davvero. Un battito più forte nel cuore, ed un'emozione che la travolse. Abbassò gli occhi sul collo del suo ragazzo un attimo prima che lui scendesse, ma dopo poco vide che poi si rimetteva in auto e ripartiva.

Era incazzato nero, ma doveva controllarsi. Doveva solo organizzarsi. Avrebbe dovuto fare per un po' "l'amico" , e piano piano, farle provare nuovamente quello che avevano provato tempo prima. Sarebbe andato a casa di Marc, desiderava sfogarsi. Si andava bene. Avrebbero bevuto e chiacchierato.

Intanto Sarah felice come non mai chiese:
"Amore, come è andato il lavoro?"
"Bene piccola, adesso andiamo, con due macchine. Una la portiamo da te, e poi andiamo a mangiare qualcosa, mi mancavi terribilmente".

"Ok, anche tu".
Così si misero in macchina. Lei non era completamente sincera. Si le era mancato molto Francesco, ma appena aveva rivisto Bryan, aveva provato nuovamente eccitazione e brama, una cosa che non aveva mai provato, dopo di lui, con nessuno. La sua mano, l'aveva fatta sentire al caldo, e una scossa come elettrica le aveva attraversato il corpo, e quando era andato via in fretta e furia, aveva sentito una sensazione di trionfo oltre che senso di colpa.
Doveva lasciare perdere. Per lei Francesco era perfetto, lui l'amava, la proteggeva, la viziava. Era un tipo sempre gentile e romantico. Raramente si arrabbiava. Ricordava quando si erano incontrati la prima volta. Sorrise.
Era in un bar a prendere un caffè, seduta ad un tavolino. Quella mattina non aveva fatto in tempo a fare colazione, per cui qualche minuto prima di andare in laboratorio,si era fermata un attimo. Dopo aver pagato, mentre rimetteva i soldi nel borsellino, senza guardare avanti a sé, si scontrò contro un giovane. Il suo viso aveva sentito solo la durezza di un forte torace. Il braccio di quest' ultimo l'aveva mantenuta, in modo da non farla cadere. E dopo qualche minuto lei aveva alzato lo sguardo rimanendo stupefatta dalla sua altezza. Lui le sorrise e dopo le scuse, si presentarono. Neanche a farlo apposta anche lui andava nel suo laboratorio, per cui dopo qualche giorno, le chiese il telefono e successivamente un appuntamento. A pensare che era passato un anno da allora.
Parcheggiarono e lei scese dalla sua macchina per entrare subito in quella del fidanzato.
Non appena entrò, lui la strinse a sé e si baciarono. Poi una volta staccati, lui rimise in moto e lei gli disse:
"Dove andiamo?"
"Che ne dici di un gelato al centro e poi una passeggiata?Oggi desidero stare con te tutto il giorno. Il viaggio è andato bene, e anche il congresso , ma stare senza di te, mi ha fatto sentire malinconico".
"Ma non c'erano quei tuoi colleghi con te?Quella ragazza così simpatica e l'altro ragazzo?"
"Ah volevi dire, Sharon e Max. Sì c'erano, e difatti siamo stati assieme tutti e quattro giorni, ma trascorrere con te il mio tempo è tutt'altro. Avrei voluto vedere quello che ho visto, con te, vero ho sempre o quasi lavorato, ma senza di te non ha senso nulla".
"Sei così romantico".
Lui si girò e le sorrise, stringendole la mano e poggiandola sul cambio, coperta dalla sua.
Dopo poco arrivarono, si fermarono all' Eur.Lì era perfetto per fare una passeggiata romantica e mangiare qualcosa di dolce. La sua ragazza non sapeva quanto era romantico, non aveva idea di cosa stava organizzando per il loro primo anno insieme. Sarebbe stata una grande sorpresa.

Bryan era arrivato da Marc. Aveva bussato e lui l'aveva fatto salire. Non era il tipo che si sfogava, ma desiderava chiedere un consiglio all' amico, su come secondo lui doveva procedere.
Le cose cambiavano. Nella vita era sempre attorniato da donne, in qualsiasi momento, ma adesso che a lui interessava per davvero una di loro, lei preferiva un altro .Mentre saliva con l'ascensore, si passava la mano nei capelli, scompigliandoseli tutti.
Marc gli aprì la porta e così lui lo seguì in cucina, dove dal frigo prese due birre e poi andarono nel salotto, sedendosi sul divano.
"Ti vedo stravolto amico, cosa succede?"
Mentre entrambi bevevano dalla bottiglia, Bryan rispose:
"Ti ricordi, quella ragazza che abbiamo incontrato al pub l'altra sera?"
"Ah si, quella che diceva che non era la tua giovenca..."
si mise a ridere.
"Bravo esattamente lei, io non l'ho mai detto a nessuno, ma anni fa, per puro caso l'ho incontrata in Polonia, ti ricordi quando ebbi la promozione?Una sera tornando dal lavoro, la vidi sul marciapiede di fronte, rimasi colpito subito, così mi ci avvicinai e facemmo conoscenza. Lei non conosceva l'inglese, per cui riuscimmo comunque a capirci e le chiesi di uscire con me. Durante quel pomeriggio e quella serata, scoppiò tra di noi, una grande attrazione, una cosa fulminea, che ,sembra una cosa incredibile, se fosse continuata poteva trasformarsi in una storia seria".
L'amico l'ascoltava in poi proruppe:
"Tu una storia seria?"
Lui annuì e continuò.
"Quella ragazza mi piaceva molto, davvero, ma preso dall'euforia, e pensando di rivederla il giorno dopo, perché le chiesi di uscire di nuovo, presi il suo cellulare di fretta, senza controllarlo .Il giorno dopo, seppi da mia madre il fatto di mia sorella e per cui partii. Provai a chiamarla un sacco di volte ma il suo numero era sempre isolato. Per cui ho pensato che qualche numero era sbagliato. Quella sera del pub l'ho rivista dopo sei anni, e decisi visto la fortuna di rivederla, di conquistarla di nuovo".
"Io pensavo che aveste trascorso la sera assieme".
"Si, ma non abbiamo fatto nulla, ci siamo scambiati i telefoni e abbiamo mangiato un gelato. Io non avrei fatto nulla comunque, ci vuole tempo per queste cose, ma mi piace moltissimo, ancora. Prima, sono andato a prenderla al lavoro, perché lei mi aveva detto che potevo, e l'ho vista che si abbracciava con il fidanzato. Quindi ora che dovrei fare?Perché non me lo ha detto?Forse pensava che io soffrissi vedendola con lui?Voleva vendicarsi?Io penso di si, ma desidero lo stesso conquistarla. Vorrei farle provare nuovamente le sensazioni che abbiamo provato quella sera. Io non l'ho mai dimenticata, anzi non appena l'ho rivista mi sono sentito turbato ed eccitato".
Monika Venusia
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