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Lisa Ginzburg, figlia di Carlo Ginzburg e Anna Rossi-Doria, si è laureata in Filosofia presso la Sapienza di Roma e perfezionata alla Normale di Pisa. Nipote d'arte, tra i suoi lavori come traduttrice emerge L'imperatore Giuliano e l'arte della scrittura di Alexandre Kojève, e Pene d'amor perdute di William Shakespeare. Ha collaborato a giornali e riviste quali "Il Messaggero" e "Domus". Ha curato, con Cesare Garboli È difficile parlare di sé, conversazione a più voci condotta da Marino Sinibaldi. Il suo ultimo libro è Cara pace ed è tra i 12 finalisti del Premio Strega 2021.
Divier Nelli è uno scrittore, editor, insegnante di narrazione e consulente editoriale. È nato a Viareggio nel 1974 e vive nel Chianti. Scoperto da Raffaele Crovi alla fine degli anni Novanta, ha esordito nel 2002 col romanzo La contessa, cui sono seguiti Falso Binario, Amore dispari, Coma, Il giorno degli orchi e la riscrittura del classico ottocentesco Il mio cadavere di Francesco Mastriani. Il suo ultimo libro tratta il tema scottante del bullismo infantile, affidato al racconto della giovane protagonista della storia. Il titolo è Posso cambiarti la vita, edito da Vallecchi-Firenze.
Gabriella Genisi è nata nel 1965. Dal 2010 al 2020, racconta le avventure di Lolita Lobosco. La protagonista è un’affascinante commissario donna. Nel 2020, il personaggio da lei creato, ovvero Lolita Lobosco, prende vita e si trasferisce dalla carta al piccolo schermo. In quell’anno iniziano infatti le riprese per la realizzazione di una serie tv che si ispira proprio al suo racconto, prodotta da Luca Zingaretti, che per anni ha vestito a sua volta proprio i panni del Commissario Montalbano. Ad interpretare Lolita, sarà invece l’attrice e moglie proprio di Zingaretti, Luisa Ranieri.
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Dialoghi e Menzogne. Il passaggio dal cinema muto al sonoro ha cambiato la percezione di una scena. Se vi soffermate su questo antico concetto, vi ritroverete a paragonare un libro alla stessa forma determinante di comunicazione, ma vi renderete conto che non ha alcun senso imbavagliare i nostri personaggi. E ora vi domando: cosa sarebbe "Il Piccolo Principe" senza i dialoghi con la volpe?
"I have a dream", ripeteva Martin Luther King Jr. il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington. "Io ho un sogno" è parte integrante della speranza di ognuno di noi, perché senza sogni resteremmo schiavi delle convenzioni. E non importa quanto sia piccolo o grande un sogno, la questione basilare è non arrendersi mai.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
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Writer Officina
Autore: Giampiero Daniello
Titolo: Il bosco dei suicidi
Genere Horror
Lettori 218
Il bosco dei suicidi
Mitch e Selin sono due videoperatori che lavorano per un'emittente nazionale. Si sono conosciuti sul lavoro e si sono innamorati. Decidono quindi di convivere, la loro vita scorre tranquilla tra un viaggio e l' altro, progettano il futuro ma senza correre troppo; sono giovani ed il tempo non gli manca. Sono a casa ora, nella loro casa, di ritorno da un viaggio in Germania per riprese nella foresta nera. Mitch è alla finestra a contemplare le ultime immagini di quella esperienza, a ricordare il fantastico posto che hanno avuto la fortuna di visitare. Osserva assorto nei suoi pensieri la neve nel loro giardino, ricordando le meraviglie appena visitate e filmate. E' assorto nei suoi pensieri mentre la neve scende copiosa sulle case della città. Tutto è bianco, candido e silenzioso. Il cielo terso e carico di neve sembra voler accompagnare i suoi pensieri con una lenta ed assonnata ninna nanna. Il fuoco vivo ed ardente del camino riscalda l'ambiente e la legna scoppietta allegra. Il tepore della loro casa rende quei momenti di relax sereni e gratificanti. Selin è al computer, con indosso la sua felpa preferita a sbirciare su internet possibili altre mete. La cena è quasi pronta e l'imbrunire inizia ad avvolgere i tetti delle case. Selin chiama Mitch dallo studio ridestandolo dai suoi ovattati pensieri. Sembra agitata, euforica. Chiede di essere raggiunta con la massima celerità, sembra aver scoperto qualcosa di davvero interessante. Mitch corre da lei quasi preoccupato. La raggiunge, sul monitor le immagini di una foresta davvero meravigliosa e sconosciuta. La foresta di Aokigahara in Giappone, ai piedi del monte Fuji. Misteriosa e selvaggia riempiva lo schermo con i suoi colori accesi. Tetra, ombrosa sembrava aprirsi con le sue chiome sullo schermo quasi volesse uscire dal monitor. La didascalia in basso menzionava eventi assolutamente drammatici e misteriosi. Le persone, si recavano nella foresta per uccidersi, impiccandosi. Una strana leggenda narrava di persone che accompagnavano i loro familiari vecchi o malati a morire in quella foresta. Lasciati soli al freddo e sconfitti dal morso della fame, venivano lasciati li a morire. Una crudeltà unica nel suo genere se fosse stata vera. La leggenda continuava a sostenere che le anime dei defunti, una volta morti, si trasformavano in spiriti malvagi e richiamavano in quel luogo le persone per vendicarsi di quanto accaduto a loro. Una volta nella foresta, gli ignari malcapitati non avevano scampo., perseguitati fino alla morte, tra realtà ed incubi senza fine. “ Mitch, non ti sembra incredibile tutto ciò ?? “ Chiese Selin euforica... Mitch sulle prime rimase senza parole, gli sembrava tutto così assurdo. “ Se ciò fosse vero, sarebbe pazzesco.. “. furono le ultime parole di Selin. “ Andiamoci... “, esordì. In quell'istante Mitch fu pervaso da un'ondata di emozioni contrastanti. Anche lui amava l'avventura ma quello gli sembrava troppo. “ Turismo macabro “. pensò e subito dopo una sensazione scomoda come un maglione stretto gli pervase il corpo. Selin era entusiasta, convinta di aver trovato la loro prossima meta. Si accomodarono in tavola e l' argomento della intera serata fu quello. Mitch sembrava restio ad accontentare la sua fidanzata anche se conoscendola bene, sapeva che sarebbe stato piuttosto difficile. Alla fine, lei gli strappò un si. Sarebbero partiti entro un paio di giorni, sfruttando le vacanze di Natale per passare il Capodanno in Giappone. Dopo cena Selin prenotò immediatamente i biglietti aerei, era fatta.....sarebbero partiti per quella fantastica quanto raccapricciante avventura. Quella notte, Mitch, dopo aver fatto l'amore, piacevole ricompensa per aver assecondato Selin, non riuscì a dormire. Strani presentimenti albergarono la sua mente. Ombre scure, evanescenti come fantasmi, popolarono i suoi sogni. I preparativi ed il viaggio furono talmente veloci da non rendersene quasi conto ed in un batter di ciglia si ritrovarono in Giappone. Nel lungo viaggio gli incubi di Mitch nel ricordo della sua infanzia infelice tornarono a galla quasi rinvigoriti da quel viaggio, chissà perché.....riuscirono a venir fuori dal cassetto in cui erano stati chiusi per graffiare la sua mente ancora una volta. L'aereoporto come tutto quell'affascinante paese era enorme e meravigliosamente luminoso e moderno. Raggiunsero l'albergo e vi pernottarono, l'indomani sarebbero partiti alla volta della foresta. Il giorno della partenza l'euforia di lei era alle stelle nonostante il cielo uggioso e carico di pioggia, non promettesse nulla di buono. Mitch non era proprio raggiante a differenza della sua ragazza. Gli incubi del viaggio in aereo tornavano minacciosi a schiaffeggiarlo continuamente durante il riposo, qualcosa di quell'avventura non gli quadrava ma non avrebbe saputo dire cosa. Semplici presentimenti o cosa ??. L'autobus attendeva in strada, avrebbe raccolto i turisti e li avrebbe condotti nella foresta. La pioggia batteva pesante sui vetri e confondeva la vista. Nonostante il cattivo tempo, la città splendeva delle luci Natalizie e Mitch rimase affascinato per ciò che stava ammirando. Una miriade di colori tempestavano le mura dei palazzi in un'esplosione di luce. Giunti nel parcheggio antistante l'ingresso della foresta, il mondo sembrava essere improvvisamente cambiato. Le luci ed il mondo reale in genere sembrava averli abbandonati. La prevalenza del fitto verde aveva avvolto l'autobus ed i suoi ospiti. Una volta scesi l'aria sembrava essere cambiata, diventata selvaggia, ostile. Il tempo uggioso poi non aiutava. Scaricati i bagagli, conobbero le guide che li avrebbero portati al campo. Iniziarono a camminare e ad addentrarsi nel fitto della foresta. Un altro mondo li stava inghiottendo. Un assoluto silenzio regnava incontrastato all'interno della foresta. Selin era entusiasta, mentre Mitch perplesso osservava quel mondo nuovo e stranamente anomalo. Non era una semplice foresta, pensò tra se e se; un senso di inquietudine serpeggiava pesante su di loro. Incombeva sempre più minaccioso ad ogni passo che muovevano al suo interno. Cercò di scrollare dalla mente quei pensieri inquietanti e fuori luogo. Non era il momento di farsi prendere dal panico o dall'angoscia. Selin invece sembrava serena, completamente affascinata da quel posto, sembrava non avvertire quelle strane sensazioni che invece Mitch sentiva vibrare sotto pelle fastidiose come punture di zanzara. Giunti al campo iniziarono a montare le tende, si sarebbero riposati un po' per poi ripartire alla volta della caverne di ghiaccio. Punto di forza di quella foresta. Visitate da milioni di turisti l'anno, sembravano essere una meraviglia per gli occhi. Le guide nel tragitto avevano spiegato come comportarsi nella foresta e visto che era tristemente conosciuta più che per le sue bellezze naturali, per gli accadimenti macabri che al suo interno succedevano, si raccomandarono di non lasciare mai il sentiero e di stare sempre uniti. Era facile perdersi ed in una foresta così grande e fitta, sarebbe stato davvero difficile ritrovare la strada per chi non conosceva il posto. Dopo essersi riposati, si avviarono verso le caverne. Mitch continuava a percepire strane sensazioni mentre camminava, inspiegabili ed assurde, gli solleticavano la mente innervosendolo. Giunsero ad una delle caverne, la più grande e meravigliosa. Prima tappa della visita. Al suo interno si aprì uno spettacolo davvero incredibile. Intere pareti di ghiaccio coprivano le rocce, enormi forme morbide erano state create dal tempo e dall'acqua solidificandosi in enormi blocchi ghiacciati. Il rumore dell'acqua lungo una sorgente rendeva quasi magico ed ipnotico il posto. Si avvicinarono ad una “ statua “, sembrava una Madonna, era bellissima. Lo stupore di tutti era palpabile. L'eccitazione per la visita di quelle meraviglie nascoste trapelava da ogni poro. Selin era al settimo cielo. Si allontanò per seguire la corrente di quello che sembrava essere un fiumiciattolo sotterraneo, rapita completamente dal fascino che in lei quella grotta suscitava. Si accoccolò per toccare con le dita quell'acqua gelata e limpida proprio mentre una delle guide stava raccomandando a tutti di non avvicinarsi all'acqua. Correnti sottomarine inghiottivano velocemente chiunque finisse in acqua. Scivolò con un piede e perse l'equilibrio. Cadde in quella che sembrava solamente uno specchio d'acqua. In realtà, un vortice la tirò giù senza lasciarle quasi il tempo di chiedere aiuto. Mitch sentì la sua voce perdersi nelle gelide acque di quella sorgente. Corse da lei ma era troppo tardi. La vide scomparire in fondo ad un corridoio semi coperto dall'acqua urlante per lo spavento e per la sorpresa. La sua mano fuoriuscì tremante in cerca di aiuto. No perse un attimo ed in preda al panico, mentre chiamava il suo nome tra lo stupore del gruppo rimasto distante, si tuffò anche lui cercando di inseguire la sua compagna, ovunque fosse finita. La corrente era violenta e li trasportò lontano dagli altri. Trasportati dalla corrente oltrepassarono cunicoli e caverne di media grandezza per finire dopo alcuni minuti interminabili fuori all'aria aperta, molti metri al di sotto della caverna madre. Quello che era improvvisamente diventato un fiume sotterraneo e con una violenza inaudita li aveva inghiottiti, trasportandoli lontano, si era misteriosamente trasformato man mano quasi in una pozzanghera, senza che neanche se ne rendessero conto. Erano fuori, salvi, acciaccati, doloranti, spaventati, ma vivi. Il problema più grande ora era quello di dover ritrovare il gruppo. Mitch riabbracciò Selin chiedendole se stesse bene, lo spavento era stato davvero grande. Avevano rischiato di morire. A parte qualche contusione e qualche graffio, stavano bene. Si abbracciarono in lacrime mentre ancora sotto shock si guardarono attorno. Urlarono a squarcia gola alla ricerca di una voce amica. Chiesero aiuto con tutto il fiato che ancora avevano in corpo. Nulla...La caduta li aveva spinti lontano dal gruppo in un mondo ancora più ostile e selvaggio. Si alzarono zuppi d'acqua e claudicanti. Ripresero fiato cercando la lucidità necessaria. Cercarono di capire come fosse stato possibile allontanarsi tanto, ma la corrente all'interno delle grotte li aveva spinti via, molto più in fondo rispetto a dove si trovavano le guide e non c'era verso di risalire da li, né di aggirare la montagna. I peggiori incubi di Mitch diventarono realtà. Si erano persi e non sarebbe stato facile tornare indietro. Ripresa la lucidità necessaria iniziano a vagare nella foresta alla ricerca di una via per ritornare all'ingresso. Il posto è davvero inquietante, il silenzio è assordante e cela mille misteri. Appesi a degli alberi scorgono vecchi vestiti laceri. Fanno davvero impressione, assomigliano a orribili guardiani simili a spaventapasseri a guardia della foresta. Sembrano osservare il loro cammino. In terra, di tanto in tanto scarpe vecchie consumate dal tempo accompagnano il loro cammino. Nella ricerca di un sentiero, trovano improvvisamente una tenda, appartenuta a chissà chi....Impauriti, stremati dalla fatica decidono di usarla come riparo per la notte. Rumori strani serpeggiano tra le fronde degli alberi. Sembrano voci lontane, lamenti. Selin si stringe a Mitch, i due si abbracciano cercando di trovare il coraggio necessario per affrontare quell'assurda situazione ed uscirne vivi. Cercano di riposare nonostante tutto, ne hanno bisogno. Nei sogni confusi di Mitch riaffiorano gli incubi che lo avevano accompagnato si dall'inizio di quel viaggio. Deve darsi forza, deve farlo per Selin. Deve portarla in salvo. Il giorno dopo si rimettono in cammino, nella speranza di ritrovare il sentiero. La giornata trascorre alla ricerca di una via di fuga. Non riescono a capire come si siano potuti allontanare tanto e non riescono a capire perchè non ci sia una traccia, un sentiero, un'indicazione che li riporti all'uscita. Sembra che la foresta li abbia davvero inghiottiti. Nulla di nulla, tace ombrosa e minacciosa sulle loro teste. Giunta la seconda notte, decisero che sarebbe stato saggio cercare riparo in quella tenda ormai di nessuno. Era l'unico riparo che erano riusciti a trovare e per fortuna. Le scorte nei loro zaini non sarebbero state infinite. All'interno del loro rifugio di fortuna, mentre una notte buia e senza stelle aveva imprigionato la foresta, di nuovo quegli strani ed inquietanti rumori. Mitch decide di cercare di capire da che cosa potessero essere generati ed esce. Selin lo segue. Con il fascio di luce delle loro torce, intravedono tra gli alberi una donna correre in lacrime nella sua veste bianca, spettrale ed evanescente come un fantasma. La chiamano, cercano di seguirla sperando in un aiuto. La perdono. Dopo alcuni minuti la sentono urlare disperatamente; mai urla così disumane e disperate, erano state ascoltate dalle loro orecchie. Dopo alcuni interminabili istanti, una volta ritrovata dalle loro torce tremolanti, la vedono appesa ad un albero senza vita. Fuggono per il terrore, cercano un riparo per non impazzire, rapiti ed inseguiti dal panico più totale. Ritrovano fortunosamente la tenda mentre lo shock li assale rigettandoli in un incubo senza fine. Chiusi all'interno del loro riparo di fortuna, respirano a mala pena, il cuore batte all'impazzata il panico è assoluto. L'alba accompagnò un nuovo ed assoluto silenzio intorno a loro. Usciti dalla tenda, ancora scossi per ciò che era accaduto la notte precedente, si affacciarono timorosi che qualcosa potesse ancora succedere. Impauriti decisero di tornare dove avevano lasciato il corpo senza vita della ragazza. Ciò che si presentò ai loro occhi fu ancora più brutale. Il corpo senza vita della giovane era stato martoriato, dilaniato, divorato, mangiato. Smontata la tenda un'altra giornata di cammino estenuante li attendeva. Ormai le loro menti sconvolte da tutto ciò che gli stava capitando, non più lucide riuscivano a comprendere solamente che dovevano andar via, riuscire ad uscire da li il prima possibile o sarebbero morti anche loro; di questo ormai ne erano convinti. Un'altra notte li attendeva minacciosa. Svegliati da urla lontane e lamenti sempre più vicini, portati da un vento innaturale, decidono di abbandonare la tenda, ormai quel posto non era più sicuro. Ma quale o era in realtà ?? . Quella orribile leggenda secondo cui gli spiriti inquieti della foresta durante la notte perseguitavano i malcapitati fino alla morte, era evidentemente vera. La tenda iniziò a sussultare come scossa da un terremoto. Tutti e quattro i lati sembravano essere percossi da una forza sovra umana. Scattarono fuori in preda al terrore, corsero all'impazzata senza capire dove. Le mani strette l'una all'altra ebbero l'energia per non lasciarsi. Il fascio di luce tremolante delle torce, vibrava all'impazzata ed illuminava solamente alberi. Rami, arbusti. Un groviglio inespugnabile di ombre minacciose, non li avrebbe mai più lasciati andare. Trovarono una grotta in cui rifugiarsi. Lo spazio era angusto, ma l'unico possibile in quella notte orribile. Crollarono su di una roccia stremati e vinti dalla paura e dal freddo. Selin si addormentò tra le braccia di Mitch. Lui invece non riusciva a dormire, il pensiero di non riuscire ad uscire mai più da quella foresta lo stava divorando. Il pensiero di non riuscire a portare in salvo la sua ragazza da quell'incubo diventato tragicamente realtà, gli stringeva lo stomaco in una morsa infernale. Poi, tra mille angoscianti pensieri la stanchezza vinse le preoccupazioni. Almeno così sembrava. Il sonno giunse pesante ma improvvisamente una voce quasi suadente risvegliò dal sonno Mitch.... Era una specie di richiamo, insistente, quasi ipnotico. Lasciò Selin a riposare su quella fredda roccia, giaciglio di fortuna per quella notte da incubo e corse fuori nella speranza di trovare un aiuto. Una nebbiolina bluastra sembrava indicargli la strada. Si avventurò oltre la radura antistante la caverna per essere inghiottito dalla fitta boscaglia. Quasi ipnotizzato da quel richiamo e da quella scia luminosa, seguì la via tracciata dagli spiriti. Si ritrovò davanti ad un albero enorme, gigantesco e completamente marcio. Immobile davanti ad esso, senza la possibilità di poter muovere un muscolo, aspettò..... Dai rami più bassi improvvisamente due figure minute sgusciarono allo scoperto. Due figure esili, due anziane signore si affacciarono dai rami. Capelli arruffati e bianchi, unti e disordinati, scendevano sulle loro esili braccia. Le ossa sottili, spuntavano da una sottoveste bianca. La pelle rugosa sembrava penzolare dalle gambe sottili. Il volto, il loro volto fu qualcosa che lasciò Mitch senza fiato. Al posto degli occhi due orbite nere piene di male. Il colore cadaverico dei loro corpi quasi brillava nella notte. La loro bocca innaturalmente aperta e spalancata ruggì di piacere alla vista dell'uomo. Finalmente avevano la loro preda. Strisciarono giù dai rami come serpenti avvinghiati all'albero per farsi vicini a Mitch. Iniziarono a leccare le sue gambe ed ad avvinghiarsi a lui come meduse avvelenate. Le loro braccia, le loro gambe si attaccarono al corpo di Mitch come tentacoli appiccicosi. Così piccole eppure così potenti; così anziane eppure così elastiche. Mitch non riusciva a gridare, non riusciva a respirare. Comprese in un attimo di lucidità che la sua fine era giunta. Ingorde, con le loro lingue biforcute, iniziarono a sbavare sul suo volto per poi iniziare in un impeto di famelica eccitazione a mordere il suo collo. Finalmente Mitch quasi come se risvegliato da un letargo, riuscì a gridare tutta la sua paura, tutta la sua rabbia. Il suo ultimo pensiero fu a Selin, sarebbe morta con lui ?? Abbandonata nella foresta ??. I suoi ultimi pensieri furono a lei, al dolore per non averla saputa proteggere, al dolore fisico che quelle due megere gli stavano provocando e con esso giunse la morte. Un incubo così non lo aveva mai vissuto. Mitch e Selin furono finalmente ritrovati in stato confusionale ma vivi e portati in ospedale. Dopo una lunga degenza poterono ritornare in America. Dopo oltre due mesi, Selin si era ripresa anche se le cicatrici psicologiche di quell'esperienza non l'avrebbero mai più abbandonata, ma Mitch ebbe più problemi con la ripresa. Furono seguiti per lungo tempo da psicologi e terapisti che molto fecero per loro ma Mitch in particolare non si era ancora ripreso del tutto. Una mattina, nella loro casa, nella sua camera da letto si risvegliò dolorante. Non trovò Selin per cui, preoccupato iniziò a chiamarla con insistenza. Dal bagno venne fuori lei, profumata e bella più che mai. Mitch si rasserenò nel guardarla e mentre fece per parlarle e manifestarle la sua preoccupazione nel non vederla, lei si mise a cavalcioni su di lui. I dolori alle gambe erano nuovamente comparsi a frustarlo. Quella mattina infatti si rese conto di non poterle muovere in nessun modo. Un netto peggioramento. A dispetto di quanto lui stesse cercando di dirle, Selin sembrava non preoccuparsi più di tanto ed iniziò anzi a strusciarsi su di lui affamata e libidinosa. Mitch cercò di scostarla, non comprendendo quell'atteggiamento del tutto fuori luogo. Lei fece finta di non sentire le sue suppliche e continuò a muoversi su di lui. La preoccupazione di Mitch aumentò nel momento in cui non riconobbe più la sua Selin su di lui, ma una delle due anziane signore che aveva visto l'ultima notte nella foresta. Improvvisamente infatti quella figura che pensava fosse Selin si era rivelata per quello che era realmente. Dal muro in alto all'angolo della stanza, una macchia nera iniziò a spandersi su tutta la parete. Come un morbo si stava allargando sul muro. Da qui ne uscì la seconda signora che aveva accompagnato i suoi ultimi istanti nella foresta. Più affamate che mai e più lussuriose che mai le anziane signore iniziarono a strusciarsi sul suo corpo vogliose e desiderose. Mitch urlò con quanto fiato aveva in gola, ma nessuno parve sentirlo. Chiamò Selin, urlo aiuto ma i due diabolici spiriti non scomparvero anzi, sempre più reali iniziarono a mordere il suo corpo. L'incubo era tornato, più vivo che mai. Mitch si dimenò nonostante non potesse muoversi con le gambe, cerco di scrollarsi di dosso quelle due figure. Tanto esili quanto pesanti su di lui iniziarono a banchettare fameliche della sua carne. La morte sopraggiunse dolorosa e miracolosa a far terminare le sue sofferenze. Selin uscì dal bagno poco dopo. Quando vide il corpo di Mitch dilaniato e ricoperto di sangue quasi svenne per lo spavento e per il dolore improvviso che le piombò nel petto come una cannonata. Fu allora che si rese conto, tra le lacrime e le urla, che nessun incubo era mai finito, ma che anzi; gli spiriti della foresta avevano saputo aspettare ma non li avevano mai dimenticati. Ora erano lì e li avevano raggiunti per completare ciò che non avevano potuto completare nella foresta. Ora Selin, sotto shock, in lacrime per la perdita del fidanzato, con il suo corpo martoriato e sanguinante tra le braccia si rese conto che anche per lei molto probabilmente quell'incubo non sarebbe mai finito e che il male prima o poi l'avrebbe raggiunta come aveva fatto con Mitch.
Giampiero Daniello
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